13 aprile 2017

[recensione BIFFF 35] Eat Local di Jason Flemyng

L’attore inglese debutta alla regia con una horror comedy sui vampiri inedita e all’insegna dello humor nero

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13 aprile 2017
Eat Local 3

Peculiare vampire movie con quell’accattivante tocco di humor dark alla britannica, Eat Local di Jason Flemyng immagina un pirotecnico scontro tra i sovrumani succhiasangue e una squadra d’assalto che mira ad eliminarli. L’attore reso celebre dai film di Guy Ritchie ci mostra nel suo debutto alla regia uno spiccato senso dello spirito, connotato dall’irriverenza che già prima caratterizzava i personaggi da lui interpretati per il grande schermo.

Eat Local PosterÈ notte, come si conviene, e alcuni vampiri s’incontrano in una sperduta fattoria nella campagna inglese, come avviene ogni cinquant’anni, per ridefinire le questioni di controllo territoriale. È un variegato gruppo d’avventori che si siede dunque a una tavola rotonda, il vampiro “vegetariano” Henry (Charlie Cox in un ruolo ben diverso dal Daredevil che l’ha reso celebre) una dolce vecchina, Alice (Annette Crosbie), l’avvenente Angel (Freema Agyeman), il Duca (Vincent Regan), il glaciale Peter Boniface (Tony Curran), Chen (Lukaz Leong) infine Thomas (Jordan Long). Quest’ultimo è colpevole di aver trasgredito alle regole ed essersi nutrito troppo, i tempi sono difficili e la tecnologia comporta maggiori rischi di identificazione, inoltre si trattava di due infanti, Dopo una fulminea votazione il colpevole viene prontamente eliminato previo paletto ligneo e si chiude la questione. Dunque serve un sostituto per mantenere costante il numero e il fortunato, quanto inconsapevole prescelto sta per arrivare: si tratta di uno sprovveduto ragazzetto dell’Essex, Sebastian (Billy Cook), adescato da una fascinosa femme fatale vampiresca, Vanessa (Eve Myles) con la promessa di una notte di passione. Tuttavia se lui non ottiene certo ciò che si aspettava, anche i piani di lei non vanno a buon fine e il suo pupillo recalcitrante, trovato un po’ troppo frugale, viene presto declassato da membro della congrega a mera cena. Per sua fortuna, però, dei singolari ammazza vampiri in tute mimetiche ha deciso di sferrare quella sera un attacco al nemico immortale e un gruppo di soldati armati inizia a sparare proprio un attimo prima che lui venga prosciugato.

Inedito approccio sui discendenti di Dracula, molto è cambiato nella loro raffigurazione dall’originaria forma assai più orrorifica. Erano infatti gli anni venti quando il Conte Oleg terrorizzava con la sua inquietante ombra in Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) di Friedrich Wilhelm Murnau e altrettanto faceva il Principe delle Tenebre, creatura romantica e luciferina mostrata poi da Carl Theodor Dreyer nel suo Vampyr – Il vampiro (Vampyr – Der Traum des Allan Grey) e da Francis Ford Coppola nel suo Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker’s Dracula), con gli anni la trasformazione è avvenuta e gli immortali abitanti della notte sono divenuti assai meno terrificanti, seppur latamente minacciosi. In Eat Local al contrario non è la componente paranormale, ma quella più grottesca, ad essere ricercata, in una rilettura farsesca delle maligne creature notturne. Così si assiste ad uno sparuto gruppo di succhiasangue, piuttosto spaventati, che si barricano nella proprietà di due sconosciuti contadini, conservati in cantina, probabilmente quale spuntino. Fuori, tutt’altro che eroici, una squadra di soldati attacca a suon di mitragliatori, e cerca di sterminarli. Una situazione decisamente ribaltata rispetto alla convenzione…

Eat Local 1A ciò poi, a rincarare la dose di farsesco, si aggiungono scambi di battute e una serie di sequenze all’insegna della comicità scabrosamente britannica. La nonnina, personaggio con una notevole verve, con fare rissosissimo si palesa sull’uscio, munita di mitraglietta e al grido di “Mangiate questo, figli di buona donna!” inizia a sparare una raffica di pallottole sul nemico. Oppure sempre lei, poco dopo, avanza su una stampella mostrandosi malferma, alle grida dei mercenari si finge sorda e un po’ alzheimerata, uno di loro le si avvicina caritatevole rassicurandola e lei in tutta risposta trafigge il collo del samaritano da parte a parte con una lama. Certo è facile confondersi su chi siano i buoni e chi i cattivi, i vampiri arroccati che combattono per la loro sopravvivenza, i militari che peraltro patteggiano con un’azienda cosmetica per vendere una volta catturati il DNA di vampiro per farne una crema di bellezza, o il fattore (Dexter Fletcher) e la moglie (Ruth Jones), che nascondono nel frigo pezzi di cadaveri in contenitori di plastica etichettati. Infine ci sono gli inframezzi demenziali, quasi da slapstick, come la suddetta contadina che, nel tentavo di fuggire da una finestrella, rimane incastrata per il troppo voluminoso deretano, mentre Sebastian cerca di spingerla fuori dal basso; poi, finalmente uscita, è presa a schioppettate dai soldati che intanto la deridono.

Se cercate dunque un film del terrore dalle tinte fosche di sicuro Eat Local si rivelerà poco accattivante, mentre sarà invece una piacevolissima scoperta per chi è al contrario alla ricerca di una horror comedy che ci mostri una rivisitazione grottesca della millenaria stirpe vampirica.

Di seguito trovate il trailer originale:

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[recensione BIFFF 35]: Eat Local di Jason Flemyng
Descrizione
L'attore inglese debutta alla regia con una horror comedy sui vampiri inedita e all'insegna dello humor nero
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Il Cineocchio
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