12 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Operation Mekong di Dante Lam

Il regista di Hong Kong dà fondo a tutto il suo talento per organizzare alcune delle scene d’azione più spettacolari della sua filmografia, aiutato dalle prove fisiche di Eddie Peng e Zhang Hanyu

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12 ottobre 2016
Operation Mekong

Spettacolare e pirotecnico, Dante Lam con il suo Operation Mekong (湄公河行动) usa il grande budget a disposizione fino all’ultimo Remimbi, mantenendosi in linea con i suoi precedenti blockbuster Fire Of Conscience e Stool Pigeon e riscattandosi dalle ultime debacle, quali That Demon Within (2014) e To The Fore (2015) .

Operation-Mekong-dante-lam-locandinaTratto da una storia vera, l’action si incentra su un’annosa problematica per i governi asiatici: la produzione di droga nel Triangolo d’Oro, seconda zona orientale per coltivazione di oppio compresa tra la Birmania, Laos, Thailandia e il Vietnam. Governata da un’organizzazione criminale parastatale, i narcotrafficanti in questa zona hanno potere assoluto, assoggettano e corrompono le comunità locali, comprano gli organi pubblici ed eliminano chiunque tenti di opporvisi. Ambientata in un territorio decisamente problematico, la narrazione parte da un fatto di cronaca, l’uccisione di 13 passeggeri di un’imbarcazione cinese mentre attraversava il delta del Mekong, in un avamposto gestito dal narcotraffico, e la conseguente missione congiunta tra Thailandia, Laos e Cina per cercare e catturare i colpevoli.

Protagonisti dell’operazione sono il capitano Gao Gang, incarnato dalla star cinese Zhang Hanyu (Back to 1942), e l’agente Fang Xinwu, cui dà volto l’iconico Eddie Peng (Unbeatable), che iniziano una pericolosissima caccia all’uomo, partendo alla ricerca del cinico e sanguinario boss del cartello, Naw Khar. In una successione di sequenze grandiose, inseguimenti letali e scontri a suon di pugni e calci volanti, il film ricorda per alcuni versi gli eccessi ipercinetici e le trovate narrative dell’occidentale Mission: Impossible, primo fra tutti l’uso da parte di Fang Xinwu di parrucche, barba e appendici varie per cambiare il proprio aspetto, confondere i suoi inseguitori e seminarli con astuzia. Sempre afferente allo spy movie, allo stesso modo la macchina diegetica risente visibilmente dell’esempio di Ocean’s Eleven (e dei sequel), di cui ricorda il macchinoso intreccio nel piano machiavellico per catturare i malviventi.

operation-mekongSenza dubbio magniloquente, a volte al limite del kitsch, viene dispiegato un nutrito armamentario militare e tecnologico, tra elicotteri, microchip di localizzazione ed equipaggiamenti di ogni tipo, in una apologia dell’efficienza tecnica e strategica delle forze dell’ordine cinesi, che rispondono prontamente all’assassinio di loro concittadini, chiaro segno di forza e grandezza della nazione. Se allora immediatamente traspare una glorificazione della Cina certo un po’ troppo visibilmente propagandistica, pegno necessario per ottenere i fondi per una produzione di tale portata, tuttavia il fatto non disturba troppo, dacché al contempo è fornito allo spettatore un mix riuscito di acrobazie al volante e su acqua, sparatorie ed esplosioni, con decine di comparse, lasciando i fan pienamente soddisfatti.

Se la resa dei buoni segue un po’ troppo le direttive ufficiali, lasciando poco spazio a una raffigurazione più vera delle psicologie, molto più interessante è lo sguardo sul narcotraffico, che appare strutturato in maniera meticolosa e diffusissimo. Ci vengono mostrati i laboratori in mezzo alla giungla, le coltivazioni da parte dei locali, l’imbustamento nei siti di stoccaggio e le pratiche barbare di un’orda di guerriglieri esaltati e tossicomani, infine un avamposto del vizio (in cui i nostri eroi compiono un’incursione) tra gioco d’azzardo, meretricio, eroina e decadenza assoluta, in una esagerazione espressionista che però non è probabilmente troppo lungi dal vero. La descrizione indulge su particolari estremamente scabrosi, sono addirittura ritratti narcotrafficanti soldato bambini mentre si drogano e giocano alla roulette russa, con il loro capo che addirittura scommette sulle loro vite. E’ rappresentata allora una realtà che rievoca in parte la serie Narcos, ma in una declinazione forse addirittura più truce e radicalizzata, per definire tale nemico come male assoluto, senza ombra di dubbio. Infine, menzionando possibili accordi tra industriali cinesi e cartelli, viene anche suggerita l’idea che il diffondersi del crimine arrivi a toccare anche la Repubblica Popolare…

Sorprendente al punto giusto sotto molteplici punti di vista, anzitutto per ciò che concerne gli stunt e le scene di gruppo, Dante Lam ci regala un ottimo prodotto di intrattenimento, che gli amanti del genere non potranno che apprezzare.

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[recensione da Sitges 49]: Operation Mekong di Dante Lam
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Il regista di Hong Kong dà fondo a tutto il suo talento per organizzare alcune delle scene d'azione più spettacolari della sua filmografia, aiutato dalle prove fisiche di Eddie Peng e Zhang Hanyu
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