The Movie Db/10
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1 gennaio 2017

[recensione] Red Billabong di Luke Sparke

Il regista australiano debutta con un monster movie non banale e intriso di folclore locale

1 gennaio 2017

Le note della classica Sounds of Then (This Is Australia) dei GANGgajang, una delle tante canzoni pop locali che impreziosiscono la colonna sonora di Red Billabong, tolgono subito ogni dubbio sulla provenienza di questo film. I più esperti sanno bene che l’Australia ha trascorso la parte migliore degli ultimi dieci anni a creare pellicole dell’orrore innovative, che giustamente hanno fatto il giro del mondo. Wolf Creek e Babadook – giusto per citarne due – sono diventate hit internazionali (persino in Italia), mentre gemme come The Tunnel e Lake Mungo hanno impressionato per il loro stile documentaristico. Eppure, questa potrebbe essere la prima produzione nazionale horror ad abbracciare sia il folclore locale che l’uso di effetti speciali in CGI così pienamente.

red billabongIl film si concentra sui fratelli Nick (Dan Ewing) e Tristan (Tim Pocock), che si ritrovano per decidere il destino della proprietà del nonno. Con un testamento che impone che la proprietà finisca alla tribù aborigena del posto (l’anziano stava apparentemente cercando qualcosa di importante in quei luoghi), Tristan è tentato invece da un’offerta di venderla a un imprenditore, il Signor Richards (Felix Williamson). Al calar della notte però, un cupo rumore tra gli alberi nei dintorni può essere udito nitidamente, che fa capire come là fuori ci sia in agguato qualcosa di molto poco raccomandabile. Prima che i due possano decidere cosa fare, si presentano alla porta lo spacciatore – e ‘amico’ – di Tristan, BJ (Ben Chisolm) e la sua coorte di ragazze disinibite (Jessica Green, Sophie Don ed Emily Joy) per una festa.

Red Blliabong appare da subito come qualcosa di più grande di quanto ci si potrebbe aspettare. In superficie, è l’ennesima variante dell’archetipo della ‘baita nei boschi’ sotto assedio da parte del mostro di turno, sostituendo solo la tradizionale ambientazione americana in riva a un lago con la macchia e il billabong appunto (una pozza d’acqua stagnante formatasi della confluenza delle acque di un fiume) australiani. Più che al mero – e vago – cambiamento di ambientazione, il regista e sceneggiatore Luke Sparke infonde però di cultura e leggende autoctone ogni momento del suo film di debutto (Ewing sfoggia addirittura un tatuaggio con la Croce del Sud sul suo avambraccio), tralasciando anche l’aspetto più smaccatamente sessuale, onnipresente nel filone. Fin dalla sequenza di apertura, emerge concretamente la volontà di pianificare in modo attento questo mondo, e i soltanto vaghi suggerimenti alla ricerca del nonno o alle tribù locali non fanno che infittire l’aria di mistero che permea l’opera. Questo è Red Billabong: non solamente un horror, ma un enigma da risolvere nell’ambito di una tipica pellicola splatter.

red-billabongAnche così tuttavia, ci vuole un pò – un bel po’ – prima che questo puzzle si riveli, e siamo ormai a due terzi del minutaggio prima che l’orrore vero e proprio si scateni. Mentre si aspetta, la squadra di Sparke fa comunque di tutto per sottolineare la qualità della produzione. La fotografia di Andrew Conder enfatizza al massimo la cornice della Gold Coast del Queensland, e il cast – nonostante la scarsa esperienza – è sorprendentemente in parte. L’attesissima creatura, la prima in CGI mai creata e portata in scena in un film australiano, è dignitosa, ma senza strafare (ovviamente il budget incide molto in questi casi). Ottenuta attraverso una combinazione di immagini al computer ed effetti pratici, si tratta di una minaccia piuttosto convincente che tutto sommato non rovina mai il lavoro preparatorio (per la prima ora abbondante, saggiamente si sceglie di non mostrare mai il mostro, poi si opta invece per farlo vedere un po’ troppo). Gli unici peccati veniali riguardano alcuni piccoli dettagli, come l’apparentemente mutevole colore dei capelli di Pocock, che tradiscono la facciata da blockbuster.

Tirando le somme, nonostante alcuni topoi familiari, Sparke ne sfida apertamente un discreto numero con Red Blliabong. Dopotutto, dove altro pensate di vedere una cazzutissima squadra d’elite aborigena di combattenti (guidata da Gregory J. Fryer) pronta ad abbattere un mostro uscito dalla fiabe della buonanotte?? Ha il potenziale per diventare un successo anche all’estero (ricordate The Host di Bong Joon-ho?), e se avrete l’accortezza di soffermarvi sui titoli di coda, oltre a riconoscere il duro lavoro di tutti i soggetti coinvolti potreste anche intuire un suggerimento all’inizio di una possibile saga. Fatti in là Mick Taylor, l’Australia ha un nuovo incubo da cui scappare a gambe levate!

Di seguito il trailer originale di Red Billabong:

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[recensione] Red Billabong di Luke Sparke
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[recensione] Red Billabong di Luke Sparke
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Il regista australiano debutta con un monster movie non banale e intriso di folclore locale
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