9 ottobre 2017

[recensione Sitges 50] Curvature di Diego Hallivis

Un film di fantascienza che intrattiene ma non stupisce, con una Linda Hamilton purtroppo poco sfruttata

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9 ottobre 2017
Curvature Diego Hallivis film

Riprendendo un già assai esplorato concept, Curvature di Diego Hallivis (The Duel) e scritto da Brian DeLeeuw, struttura un incastro piuttosto machiavellico di eventi dando vita a una storia che, se pur articolata con discreta abilità, si perde in eccessi di lacrimevolezza e una certa penuria di azione.

La narrazione si apre con Helen (Lyndsy Fonseca), un ingegnere fisico in lutto per la prematura morte del marito Wells (Noah Bean), anche lui impiegato nel medesimo settore. Dopo una breve incursione sul posto di lavoro, dove ci vengono presentati in maniera abbozzata due colleghi, Alex (un Zach Avery in versione hypster) e Florence (una Linda Hamilton decisamente sottotono), la donna fa ritorno a casa. Il giorno dopo si risveglia e si ritrova proiettata in avanti nel futuro di diversi giorni, senza averne alcuna memoria. A questo punto inizia una corsa contro il tempo per capire, un indizio alla volta, cosa sia successo nei momenti di cui la protagonista non ha memoria, tra chiamate misteriose che l’ammoniscono del pericolo di una voce che pare onnisciente, un po’ alla Morpheus di Matrix, un fosco inseguitore che le penetra in casa e intrighi di varia natura. In una caccia al tesoro lunga tutti gli 85 minuti, seguiamo allora Helen mentre cerca disperatamente indizi nella dispersa casa di campagna, tentando di ricostruire con l’aiuto di Alex ciò che è successo non solo a lei, ma anche al defunto consorte, per pervenire infine a un colpo di scena piuttosto prevedibile.

CURVATURE poster 2017 filmRielaborazione semplificata del loop temporale tanto caro al cinema sci-fi unita al già altrettanto esplorato tema dei viaggi nel tempo, Curvature rappresenta il secondo lungometraggio di Hallivis dopo l’action con un tocco romantico The Duel del 2011, sebbene avesse già in precedenza praticato la fantascienza in chiave distopica con il cortometraggio Shifter. Quivi tuttavia, non si tratta di una proiezione futura, di un inquietante avvenire dominato da una società oppressiva (come nel suddetto), ma la componente fantascientifica è ben meno visionaria, si limita anzi a ipotizzare, ambientando la vicenda nel presente o non molto lungi, l’invenzione di una macchina che permetta di poterci muovere indietro o avanti a livello cronologico (non vengono specificati bene i limiti). Ovvia è la connessione con problematiche etiche, la questione dei cambiamenti apportati al continuum spazio-temporale, nonché i possibili utilizzi, tutt’altro che leciti, di una simile tecnologia. D’altra parte queste istanze vengono suggerite, il principio di fondo potrebbe avvicinarsi a Looper – In fuga dal passato di Rian Johnson o a Terminator in certi termini, ma purtroppo tale aspetto è solo marginale, inserito senza troppo preoccuparsi di approfondirne il lato fosco ma soltanto come supporto alla trama.

Curvature Diego Hallivis linda hamiltonCurvature, al contrario, si concentra da una parte molto – forse troppo – sulla componente emotiva, sulla disperata accettazione da parte di Helen della morte del marito, suicidatosi, nonché sul tentativo di comprendere il tragico gesto, che si rivelerà nascondere un terribile segreto (piuttosto scontato per i più smaliziati, ma su cui è meglio soprassedere per evitare spoiler). Dunque la narrazione, che dovrebbe essere serrata, si ferma spesso per dilungarsi in pause dense di pathos, che d’altra parte è introdotto già in apertura, nell’ampia descrizione dello status psicologico di lei, una parentesi di cordoglio tradotta in un girato sospeso e rarefatto. A ciò si sommano alcuni eccessi recitativi nella performance della Fonseca nei momenti di tensione, che sgrana innaturalmente gli occhi in una mimica quasi espressionista e che non sembra particolarmente a suo agio quale action girl in fuga da sinistri agenti segreti. Inoltre, è purtroppo collocata in un ruolo fin troppo marginale la Hamilton (che presto rivedremo anche nel nuovo capitolo della saga che l’ha resa immortale). L’attrice che incarnato Sarah Connor con carisma indiscutibile avrebbe certo potuto dare un contributo differente, vista l’esperienza nel mondo del cinema sci-fi.  Per ciò che concerne infine i diversi passaggi in cui si dipanano gli eventi, seppur non esattamente innovativi, vero è che l’incastro tra i vari tasselli è ben riuscito, essendo capace di traghettare lo spettatore attraverso svariati twist che non lasciano stupefatti, ma che sono ben ponderati, fino a un epilogo che non brilla per originalità ma che è comunque ben costruito.

Quantunque con Curvature Hallivis non si sia arrischiato in eccessi di sperimentalismo o innovatività, né nella diegesi, ne a livello visivo, né nella rappresentazione della macchina del tempo e dei rischi che questa comporta – tutto già più volte visto altrove – mantiene una discreta suspense, rivelandosi un piacevole intrattenimento.

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[recensione Sitges 50] Curvature di Diego Hallivis
Descrizione
Un film di fantascienza che intrattiene ma non stupisce, con una Linda Hamilton purtroppo poco sfruttata
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Il Cineocchio
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