26 gennaio 2017

[riflessione] Perché i blockbuster di Hollywood hanno smesso di sorprendere il pubblico?

Serialità pianifica e paura di osare stanno impedendo alle grandi produzioni di sacrificare un protagonista o vederlo almeno fallire ogni tanto. Ma è davvero la scelta migliore?

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26 gennaio 2017
cliffhanger

Di questi tempi, complici internet, gli spoiler, ma ancor di più la serializzazione dei blockbuster, è sempre più raro che una grossa produzione hollywoodiana sia in grado di tenerci sul filo del rasoio ed essere capace di creare una vera e propria suspense. Eccezion fatta per Rogue One: A Star Wars Story in cui, non essendo prevista alcuna diretta filiazione, le morti sono – come plausibile in una missione fondamentalmente kamikaze – copiose, forse vi sarete accorti che nell’ultimo periodo – o per meglio dire, anni – è oltremodo difficile che venga in noi suscitato anche il più superficiale sospetto che uno dei personaggi principali di un film ad alto budget, di cui sovente sono previsti sequel a oltranza, possa subire danni o perdite seri nell’affrontare l’avventura del momento, mai viene palesata una seria sconfitta, messa seriamente in dubbio l’onnipotenza dell’eroe di turno, o ancor più che la sua sopravvivenza per proseguire poi con l’ennesimo seguito; lo stesso vale per i personaggi principali che lo affiancano.

decisione-critica-morte-steven-seagalTuttavia non è stato sempre così! Un esempio? Gli appassionati di film adrenalinici anni ’90 certo ricorderanno Cliffhanger – L’ultima sfida (Cliffhanger, 1993) di Renny Harlin, in cui Sylvester Stallone incarnava Gabe, un operatore del soccorso alpino ed esperto scalatore, che si lasciava sfuggire dalle mani Sarah ed era perciò responsabile della sua caduta nel vuoto e successivo schianto a terra. Certo non infallibile… Ancor più, in Decisione critica (Executive Decision, 1996) di Stuart Baird, Steven Seagal, coprotagonista insieme a Kurt Russell, moriva compiendo un estremo sacrificio, inducendo in noi una buona dose di empatia e al contempo risultando del tutto imprevedibile. Il fatto che anche alcuni dei nerboruti beniamini action potessero fallire, addirittura perire nelle loro missioni, rendeva la narrazione decisamente più coinvolgente, fino all’ultimo permaneva l’incertezza che il protagonista, o coloro a lui molto vicini, potessero non farcela.

Se ci concentriamo al contrario su alcuni degli ultimi grossi titoli usciti al cinema, in pochissimi casi è valido lo stesso principio. E’ vero, nel sopracitato spin-off di Star Wars, come ha sottolineato Gareth Edwards, non v’era certezza alcuna per i ribelli partecipanti alla pericolosa missione di recupero dei piani della Morte Nera di riuscire a scappare incolumi e, stranamente per un capitolo di un franchise Disney / Lucas Film, il tono, così come l’epilogo, è decisamente più fosco del solito; ma è una sparuta eccezione nel panorama cinematografico americano del giorno d’oggi e dovuta solo, come detto, all’assenza di un qualunque spazio per possibili sviluppi, di conseguenza… nessun vincolo! Tornando invece ai casi contrari, immediatamente viene alla mente Star Trek Beyond di Justin Lin, dove, nonostante le terribili minacce e la situazione disperata, l’epilogo positivo è talmente scontato da non farci vacillare nemmeno per un attimo, tutti alla fine rimarranno illesi e l’unica vera ‘vittima’, la USS Enterprise, distrutta all’inizio del film verrà prontamente ricostruita in chiusura, una volta tornati al sicuro nella stazione spaziale USS Yorktown. Perfino lo spauracchio dell’abbandono dell’equipaggio da parte di Kirk viene accantonato, lui sceglie ovviamente di restare con gli amici e nemmeno una nuvola offusca il lieto finale del 13° capitolo della lunga saga stellare.

captainamericacivilwarLa medesima regola vale ovviamente nei cinecomic: anzitutto alla Marvel, patria indiscussa del politically correct, si fatica a sparare perfino contro i cattivi. Nello specifico, in Captain America: Civil War le battaglie paiono senza risparmio di pugni e calci, proiettili e non solo piovono da ogni dove, ma nessuno si fa mai più di qualche graffio, non sia mai che un Avenger possa morire in maniera definitiva, ancor meno Captain America poi (come invece paventato nei fumetti)! Neppure un membro più o meno minore come Occhio di Falco potrebbe essere mai eliminato davvero, impensabile. E se per sbaglio c’è una morte celebre nell’universo Marvel, ci aspettiamo un pirotecnico ritorno (magari non di Quicksilver, ma il nome di Crossbones è stato ventilato…) Non da meno è poi la ‘cugina’ DC, anzi è addirittura paradossale in tal senso: in Batman V Superman: Dawn Of Justice, che come è risaputo precede la formazione della Justice League, la breve e palesemente temporanea scomparsa dell’Uomo d’Acciaio è smentita ancora prima che la pellicola finisca, con uno scuotimento di zolla cimiteriale, chiaro presagio del suo imminente ritorno (o dovremmo forse paventare l’assalto di un supereroe zombie?!). Il fan del paladino di Metropolis non viene lasciato con l’intollerabile sospetto che questi non ricompaia nemmeno il tempo di un caffè per rivederlo nuovamente comparire trionfale nel prossimo capitolo. Meglio rassicurarlo prima, o potrebbe non dormirci la notte …

E’ indiscutibile, eliminare da una saga plurimilionaria un beniamino del pubblico si potrebbe rivelare una scelta economica e di marketing alquanto avventata o suicida, eppure il cinema dovrebbe essere anche capace di stupire e l’imprevedibilità di tanto in tanto potrebbe risultate una bella novità… o no?

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[riflessione] Perché i blockbuster di Hollywood hanno smesso di sorprendere il pubblico?
Descrizione
Serialità pianifica e paura di osare stanno impedendo alle grandi produzioni di sacrificare un protagonista o vederlo almeno fallire ogni tanto. Ma è davvero la scelta migliore?
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Il Cineocchio
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