6 maggio 2017

[dossier] Tokusatsu 2006-2016 (parte V)

Si conclude il nostro approfondimento sugli ultimi 10 anni di un genere praticamente ‘invisibile’ dalle nostre parti, ancora assolutamente vivo e creativo

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6 maggio 2017
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Cap. 5 – Postilla e outsider

Questo speciale non ha pretesa di esaustività, praticamente impossibile per i motivi spiegati fin dal primo capitolo e crediamo intuibili nel corso di lettura. Però oltre a tutte le proposte citate all’interno di vincoli più o meno serrati ci sono stati esempi ed esperimenti degni di nota anche a livello mainstream che andiamo rapidamente a citare.
Nel 2006 si estingueva la trilogia televisiva Chouseishin (tre serie, ChouSeiShin GanSazers, GenSeiShin JustiRisers e ChouSeiKantai Sazer-X, due serie da 51 episodi e una da 38) prodotta nientemeno che dalla Toho, storica casa di produzione che oltre ad essere la madre di Godzilla (e di molti altri film e creature) spesso ha tentato la strada del supereroismo televisivo realizzando prodotti abbastanza incisivi e soprattutto ricchi e competitivi.

tokusatsu (4)Uno dei progetti più interessanti del decennio è paradossalmente un ritorno alla ricerca di un pubblico più giovane e il tentativo di un’azienda di attaccare frontalmente le grandi case di produzione già citate nel secondo e terzo capitolo in primis Tsuburaya e Toei. A farlo è una famosissima e storica azienda specializzata nella produzione di giocattoli, la Takara Tomy. E visto che principalmente la funzione primaria delle serie tokusatsu è proprio vendere giocattoli raffiguranti gli eroi, le creature e i veicoli delle rispettive serie, quale migliore azienda poteva tentare l’operazione? Così nel triennio che va proprio dal 2006 al 2009-2010 vengono messe in produzione tre serie televisive. L’elemento più interessante è il tentare di non seguire stili e mode della concorrenza ma di reinventare tutto l’apparato narrativo e -principalmente- visivo con dosi mastodontiche di effetti digitali. La prima è Madan Senki Ryukendo e non avendo vincoli o predecessori a cui fare riferimento poggia la sua forza su un elemento fondante, la libertà stilistica, fatta di invenzioni, modifiche in corso d’opera, character design folli e coloratissimi, e avanguardistici mostri combattuti da tre eroi in armatura. Come i migliori prodotti avvicenda citazioni, vaghi ammiccamenti sensuali, strizzate d’occhio ai genitori e ad un pubblico più maturo e uno spasso senza compromessi per i bambini, in un inno alla polisemia più stratificata.

tokuDopo il successo di Madan Senki Ryukendo, si cambiano di nuovo tutte le carte in tavola e iniziano delle serie il cui scopo è promuovere giocattoli preesistenti, ovvero i noti veicoli di soccorso e da lavoro della Takara Tomy. E ci si va ad incanalare in un altro sotto-sotto-genere, quello dei “Rescue Heroes” (come Super Rescue Solbrain e Special Rescue Police Winspector) in cui gli eroi formano un corpo di agenti atti a salvare le persone in situazioni a rischio e al contempo a combattere contro dei nemici con i mezzi di soccorso, avveniristici o meno, a loro disposizione. La prima serie, più tiepida, è Tomica Hero Rescue Force, in cui dei simil pompieri in armatura devono battersi contro degli androidi che vogliono “resettare” il pianeta provocando disastri “naturali”.
E’ con la serie successiva, Tomica Hero Rescue Fire che il tutto viene assestato e si raggiungono livelli esageratamente sopra la media. Qui dei super pompieri devono vedersela contro dei demoni del fuoco, tra sequenze catastrofiche, veicoli assemblabili e robot giganti in virtù di un senso del meraviglioso sorprendente che richiama tutta l’epica visiva delle grandi serie d’animazione con i robot giganti giapponesi.
Appena il tempo di annunciare la nuova serie, Tomica Hero Rescue Aqua, e di questa se ne perdono le tracce e così la serialità della Takara Tomy si interrompe. Sembra la sospensione sia dovuta alla indisponibilità dell’azienda realizzatrice degli effetti digitali, la Shirogumi, Inc., che in quel periodo era riuscita a mostrare il proprio talento e capacità di innovazione, arrivando in breve a collaborare a colossal del calibro di Space Battleship Yamato che deve aver occupato tutti i tempi e innalzato i propri preventivi.
In una manciata di anni ha iniziato ad essere protagonista dell’effettistica di grandi film, spot, serie televisive e videogiochi, da Metal Gear Solid V, alla realizzazione del Godzilla di Always: Sunset on Third Street 2 e Shin Godzilla, da Dark Souls III a Biohazard Revelation 2 e molti altri.

tokusatsu (5)Va ammesso comunque che senza il suo tocco, una nuova serie non avrebbe avuto un impatto convincente visto che è stata capace di mostrare un approccio totalmente innovativo e culturalmente rivoluzionario nella storia del digitale, tale da creare un precedente da contrapporre alle scuole di pensiero occidentali. Effetti speciali come in passato artificiosi e astratti, saturi di elementi antinaturalistici da interpretare percettibilmente facendo tesoro di tutti gli esperimenti espressivi dell’animazione.
Non abbiamo ancora parlato però di alcuni colpi inaspettati usciti dalle due maggiori fucine già citate. Nel 2016, la Toei, parallelamente alla solita serie di Kamen Rider votata ai più piccoli, Kamen Rider Ex-Aid, produce una miniserie di episodi più lunghi del solito (50 minuti anziché i classici circa 25 di tutti i tokusatsu per la televisione) e la mette in diretta concorrenza a Garo (v. capitolo 4). Si tratta di Kamen Rider Amazons, desiderio di alcuni produttori di riportare la saga ai fasti maturi di un tempo. Sorta di reboot molto libero della serie più violenta da loro prodotta, Amazon appunto del 1974, ideata per le messa in onda prima nel canale internet di video on demand di Amazon (si, sembra una battuta) poi nella TV satellitare e infine in quella tradizionale, è un florilegio di toni cupi, assenza totale di ironia e grande azione matura, gonfia di sequenze splatter. Una sorpresa refrigerante di cui è stata poi realizzata una seconda stagione.

tokusatsu (3)La Tsuburaya invece ha prodotto una nuova serie di Ultra Q, la cui prima del 1966 è stata una sorta di prove generali del tokusatsu moderno, fucina da cui poi nascerà anche Ultraman; oggetto leggermente meno ludico, sorta di Ai Confini della Realtà giapponese. Nel corso dei decenni la Tsuburaya ha prodotto tre serie di Ultra Q, la seconda nel 2004, Ultra Q: Dark Fantasy, e l’ultima nel 2013, Neo Ultra Q. Sono episodi svincolati l’uno dall’altro in cui avvengono fatti inusuali, monitorati molto liberamente da alcuni personaggi ricorrenti. Di tanto in tanto è garantita la presenza di mostri giganti ma il tono medio è più maturo, malinconico, pessimista, talvolta nichilista, agrodolce, a volte ai limiti dell’horror leggero.
Gli ultimi scampoli di riflessioni si muovono tra il grande e il piccolo ma con il rischio continuo di andare fuori tema e lasciare solo una lista di titoli e autori. Miike Takashi che dirige il live action di Yattaman e Terra Formars, Minoru Kawasaki che lavora agli “invisibili” Daikaiju Mono e Chikyû bôei mibôjin e Takao Nakano che continua a produrre le sue scemenze deliranti e a bassissimo budget come Wasp Woman in Tokyo. E tra una serie laterale come Kamen Teacher, oggettini come The Masked Girl e Iron Girl (entrambi film fatti di ragazzine, sensualità e azione), il live action Kekko Kamen Reborn, tratto dai manga di Go Nagai, i buffi e dignitosi Yoshizu e Unsung Hero e il mainstream Gatchaman tratto dall’omonimo anime, a farsi notare di più sono i due film di Hentai Kamen; tratto da un fortunato manga narra la storia del classico nerd che si trasforma in un supereroe muscoloso coperto solo da slip e calze a rete quando si infila in testa delle mutandine usate da studentesse. Userà il suo potere della perversione per battersi contro dei potenti nemici umani e non, a colpi di pene.

tokusatsuSia scriverne che leggerne è abbastanza traumatizzante; il prendere atto di quanto materiale, qualitativamente buono (o meno) venga precluso arbitrariamente al pubblico occidentale è preoccupante e demoralizzante. Affrontare adeguatamente questo genere necessita attualmente di tempo, ricerca, fortuna e la possibilità di saper leggere più lingue di sottotitoli spesso strampalati. A volte di farne a meno. Ma dona l’idea di quanto poco di tutto ciò che esca al mondo venga distribuito nelle sale, nelle TV e nei supporti in Italia e in occidente. Fortunatamente si riesce però anche ad avere una vaga idea di quanta varietà, qualità e possibilità espressive esistano oltre quelle briciole che ogni giorno fruiamo come fossero il tutto e l’unico cinema e televisione possibile.

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