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6/10 su 247 voti. Titolo originale: El practicante , uscita: 16-09-2020. Regista: Carles Torras.

El Practicante | La recensione del film di Carles Torras (su Netflix)

17/09/2020 recensione film di Marco Tedesco

Mario Casas e Déborah François sono i protagonisti di un thriller di genere teso e angosciante, che esplora le turbe - e le conseguenze - di una mente instabile che esplode dopo un trauma

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Il regista catalano Carles Torras si è specializzato nella dissezione di personaggi disturbati che sembrano voler simboleggiare l’alienazione a cui è soggetta la società odierna. I suoi ultimi tre film, Open 24h (2011), Callback (2016) e, ora, El Practicante, distribuito a sorpresa da Netflix, formano un curioso trittico, coerente nell’estetica come nella tematica. Sono approcci al thriller psicologico, prendendo come riferimento un protagonista maschile la cui mente è incrinata.

el practicante film poster 2020Ángel (Mario Casas) lavora come tecnico nelle emergenze sanitarie a bordo di un’ambulanza. Dopo aver esser stato vittima di un grave incidente, la sua esistenza con Vane (Déborah François) inizia a sgretolarsi. Ossessionato dall’idea che lei gli sia infedele, trasformerà la vita della compagna in un inferno, da cui sarà difficile scappare.

Qui (ri)vediamo facilmente il guardiano notturno di Open 24h, per il quale la solitudine e la marginalità di una vita insoddisfacente hanno fabbricato dei mostri. O anche l’aspirante attore di Callback, un disadattato in un paese sconosciuto, incapace di sopportare i rifiuti costanti che si trova a subire. In El Practicante abbiamo un giovane possessivo e narcisista che si ritrova improvvisamente su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale, che fa emergere la sua vera natura di pericoloso sociopatico.

Ciò innesca in lui una sensazione di inferiorità che sminuisce la sua mascolinità, già ferita a monte da problemi di fertilità. Tutto ciò lo porterà ben presto all’ossessione verso la sua ragazza, fino a estremi insospettati, con una crescente sindrome di Otello in cui la gelosia sarà la scusa perfetta per infliggere abusi fisici e psicologici a Vane.

L’attore galiziano Mario Casas (Palme nella neve) incarna questo personaggio sgradevole calandosi completamente in esso, e la sua prova intensa non potrà che sorprendere chi già lo conosceva. El Practicante guida lo spettatore in angosciante viaggio nell’oscurità, una discesa negli inferi della follia umana.

El Practicante è, comunque, un film di genere puro. Inizia con un terribile incidente automobilistico in cui la telecamera ruota di 180 gradi per posizionare i feriti sottosopra. È un modo per introdurci a quello che accadrà più avanti con Ángel (un nome volutamente ironico, quasi un ossimoro), quando un incidente capovolgerà la sua vita e lo ribalterà completamente, tirando fuori il peggio che è dentro di lui.

Carles Torras, che ha scritto la sceneggiatura insieme a David Desola e Hèctor Hernández Vicens, si dimostra ancora una volta un regista di atmosfere. Le sue opere spesso soffocanti e inquietanti. Incedono a fuoco lento. Nei primi minuti di El Practicante vediamo il protagonista sul luogo di lavoro. A qualcuno, probabilmente, tornerà alla mente il Nicolas Cage di Al di là della vita di Martin Scorsese. E, in effetti, il modo in cui il 46enne catalano affronta la psicologia dei suoi personaggi è probabilmente in debito con il lavoro fatto dallo sceneggiatore Paul Schrader sul film del 1999.

el practicante film 2020Procedendo nei suoi 95 minuti, El Practicante si fa via via sempre più torbido. Con un ritmo tranquillo ma teso, la suspense hitchcockiana iniziale finisce per addentrarsi nel paludoso terreno dell’ossessione, del possesso e della mascolinità tossica, usando i codici tipici del cinema horror. C’è una messa in scena cruda e concisa che non lascia spazio al relax. La fotografia di Juan Sebastián Vasquez è la chiave per generare questa atmosfera opprimente, soprattutto nelle scene all’interno della casa. Una vera e propria prigione. Il finale sarebbe potuto degenerare in un’esagerazione, con le ultime sequenze che camminano pericolosamente sul filo sottile della credibilità, ma il tono perverso del colpo di scena finisce per chiudere a dovere il cerchio.

Tra l’altro, assistiamo a un curioso ‘duello musicale’ che vede la canzone L’Hymne à l’amour di Édith Piaf contrapporsi a Un sip of champagne dei Los Brincos, con quest’ultima che offre un’esperienza di ascolto impensabilmente inquietante.

Spingendosi oltre, a uno strato più profondo, troviamo invece una riflessione sull’esistenza di una mascolinità incompresa, nascosta sotto le spoglie dell’interazione sociale. Lo stile cupo e i dialoghi volgari di El Practicante, che aumentano con il progredire della trama fino a sfociare in un risultato che gioca con l’eccesso e l’ironia, sono solamente il coronamento di quella che, in definitiva, utilizzando i codici interni del cinema di genere e rimanendo fedele al percorso creativo di Carles Torras, risulta una visione poco confortevole e asfissiante, pur restando ‘appagante’ per chi è avvezzo a questo tipo di prodotto proveniente dalla Spagna (pensiamo anche a Bed Time di Jaume Balagueró).

Di seguito il trailer internazionale di El Practicante, nel catalogo di Netflix dal 16 settembre:

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