Hai finito la nuova stagione di The Walking Dead e vuoi altri zombie? Questo film fa al caso tuo
18/05/2026 news di Andrea Palazzolo
World War Z torna in vetta su Paramount Plus dopo 13 anni. Scopri perché il film con Brad Pitt ha un approccio opposto a The Walking Dead.

A tredici anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, World War Z sta vivendo una seconda giovinezza che nessuno avrebbe potuto prevedere. Il film con Brad Pitt ha detronizzato The Running Man di Glen Powell per diventare il contenuto più visto su Paramount Plus a livello mondiale, un risultato che dimostra come certe opere riescano a trovare nuovo pubblico anche a distanza di oltre un decennio. Ma c’è qualcosa di ancora più interessante in questa rinascita: World War Z rappresenta l’esatto opposto di The Walking Dead, la serie che per anni ha dominato incontrastata il genere zombie.
Uscito il 21 giugno 2013, World War Z incassò 540 milioni di dollari al botteghino mondiale, ha rappresentato un successo notevole per un film che racconta di Gerry Lane, ex investigatore delle Nazioni Unite interpretato da Brad Pitt, alle prese con un’apocalisse zombie su scala globale. Inoltre durante il CinemaCon 2026, Paramount ha ufficialmente annunciato che un nuovo film di World War Z è in sviluppo. Non è ancora chiaro se si tratterà di un sequel diretto con il ritorno di Brad Pitt nei panni di Gerry Lane o di un film autonomo ambientato nello stesso universo narrativo.
Ma cosa rende World War Z così diverso da The Walking Dead, la serie che ha definito il genere zombie per un’intera generazione? La risposta sta nell’approccio radicalmente opposto alla narrazione e alla rappresentazione stessa degli zombie. The Walking Dead ha costruito il suo impero narrativo su walker lenti, minacciosi quando raggruppati in orde ma gestibili singolarmente, creature che rappresentavano più uno sfondo post-apocalittico che una minaccia costante e immediata. La serie di AMC, andata in onda per 11 stagioni dal 2010 al 2022, ha portato sullo schermo personaggi iconici come Rick Grimes, Daryl Dixon, Glenn Rhee e Negan, costruendo una storia incentrata sulla sopravvivenza, sui conflitti umani e sulla domanda filosofica: cosa significa davvero vivere, e non solo sopravvivere?
World War Z rovescia completamente questo paradigma. Gli zombie del film sono incredibilmente veloci, aggressivi, capaci di arrampicarsi l’uno sull’altro formando vere e proprie piramidi umane per superare ostacoli apparentemente invalicabili. La sequenza in cui i non-morti invadono Gerusalemme, scalando le imponenti mura fortificate della città, è diventata una delle scene più iconiche del cinema zombie moderno proprio per la sua visceralità e l’innovazione visiva. Se i walker di The Walking Dead erano una presenza costante ma prevedibile, gli zombie di World War Z sono una forza della natura inarrestabile, un’ondata che travolge tutto ciò che incontra.
Queste differenze non rendono un approccio migliore dell’altro, ma dimostrano quanto sia versatile il genere zombie. The Walking Dead ha esplorato la psicologia della sopravvivenza a lungo termine, i dilemmi morali in assenza di legge e ordine, la trasformazione dei personaggi attraverso anni di trauma. World War Z, invece, ha offerto un thriller adrenalinico su scala globale, un disaster movie che non concede tregua, dove la posta in gioco è la sopravvivenza dell’intera specie umana e dove la soluzione richiede ingegno, coraggio e un pizzico di follia.

Il genere zombie ha attraversato diverse fasi nel corso dei decenni. Da George A. Romero che lo ha praticamente inventato con La notte dei morti viventi nel 1968, passando per capolavori come 28 giorni dopo che ha introdotto gli “infetti” veloci, fino a Train to Busan che ha portato una sensibilità coreana al genere, ogni epoca ha avuto la sua interpretazione. Zombieland ha aggiunto ironia e autoriflessività, mentre Shaun of the Dead ha dimostrato che si poteva ridere degli zombie senza perdere rispetto per il genere.
World War Z appartiene alla categoria dei film zombie che puntano all’epica, alla scala globale, alla visione apocalittica in senso stretto. Non è interessato ai piccoli gruppi che lottano per sopravvivere giorno per giorno, ma alla risposta organizzata dell’umanità di fronte alla possibile estinzione. È un film che si muove rapidamente tra continenti, che mostra il collasso simultaneo di molteplici nazioni, che ragiona in termini geopolitici e non solo personali. Un film decisamente da vedere e rivedere, ora più che mai.
© Riproduzione riservata




