Home » Cinema » Horror & Thriller » Resident Evil: 30 anni, undici film e due serie TV. Com’è possibile che nessuno sia ancora riuscito a farci paura come il videogioco?

Resident Evil: 30 anni, undici film e due serie TV. Com’è possibile che nessuno sia ancora riuscito a farci paura come il videogioco?

16/09/2026 news di William Maga

Dal film mai realizzato di George A. Romero alla saga miliardaria con Milla Jovovich, passando per animazione e Netflix: storia di un franchise che continua a cercare la propria identità sullo schermo

resident evil videogame scena più spaventosa

Undici film, due serie televisive e un adattamento firmato da George A. Romero che non ha mai visto la luce. A trent’anni dall’uscita del primo videogioco, Resident Evil continua a cercare una formula cinematografica capace di mettere d’accordo successo commerciale, fedeltà all’originale e autentica paura.

Il nuovo film di Zach Cregger, nei cinema italiani dal 17 settembre, riapre una questione che accompagna il franchise dal 1998: perché una saga nata dall’amore per il cinema horror si è rivelata così difficile da adattare proprio per il cinema?

La risposta non è semplicemente che Hollywood abbia tradito i videogiochi. Alcuni adattamenti hanno funzionato benissimo al botteghino, altri hanno recuperato personaggi e ambientazioni originali. Ma quasi tutti hanno privilegiato qualcosa a scapito di un elemento fondamentale: la sensazione di essere vulnerabili, intrappolati e impreparati davanti all’ignoto.

1998: George A. Romero gira Resident Evil, ma soltanto per uno spot

Il primo incontro tra Resident Evil e il cinema avviene attraverso il suo riferimento più evidente. Nel 1998 Capcom affida a George A. Romero, regista di La notte dei morti viventi, uno spot giapponese per Resident Evil 2.

Brad Renfro interpreta Leon Kennedy e Adrienne Frantz è Claire Redfield. In pochi secondi, Romero trasferisce i personaggi e gli zombie del gioco in un universo live action.

George A. Romero's Resident Evil (2024)L’esperimento apre la strada a un possibile lungometraggio. Romero scrive una sceneggiatura ispirata al primo capitolo, con Chris Redfield, Jill Valentine e la villa Spencer al centro della storia. Il progetto viene però respinto e non raggiunge mai la produzione.

Il film mancato, ricostruito anche nel documentario George A. Romero’s Resident Evil del 2025, resta un passaggio decisivo: il padre degli zombie cinematografici era arrivato vicinissimo ad adattare un videogioco che doveva moltissimo al suo cinema.

2002-2016: Milla Jovovich conquista il botteghino, ma Resident Evil cambia natura

Nel 2002 Paul W. S. Anderson sceglie una direzione diversa. Invece di adattare direttamente le vicende dei protagonisti Capcom, inventa Alice, interpretata da Milla Jovovich, e la conduce nell’Alveare, laboratorio sotterraneo della Umbrella Corporation.

Il primo Resident Evil conserva una struttura vicina al survival horror: spazi chiusi, informazioni incomplete e una minaccia biologica che sfugge al controllo. Con i sequel, però, il baricentro si sposta progressivamente verso l’azione.

Apocalypse (2004) introduce Raccoon City, Jill Valentine e Nemesis; Extinction (2007) trasforma l’epidemia in un’apocalisse desertica. Afterlife (2010), Retribution (2012) e The Final Chapter (2016) accentuano combattimenti, superpoteri e spettacolarità.

La trasformazione funziona economicamente: l’esalogia supera complessivamente 1,2 miliardi di dollari al botteghino mondiale. Alice diventa il volto cinematografico del franchise, pur non esistendo nei videogiochi originali.

È il primo grande paradosso: l’adattamento di maggiore successo è anche quello che costruisce una mitologia sempre più autonoma. Il risultato non è necessariamente un fallimento artistico, ma un cambio di genere: dall’orrore della sopravvivenza all’action fantascientifico.

I film animati: più fedeli alla storia, non sempre alla paura

Parallelamente nasce un’altra linea di adattamenti, spesso trascurata quando si parla di Resident Evil: quella dei lungometraggi in computer grafica, legati più direttamente alla continuità dei videogiochi.

milla resident 2002Degeneration (2008) riunisce Leon e Claire durante un’emergenza biologica in aeroporto. Damnation (2012) porta Leon in un conflitto nell’Europa orientale. Vendetta (2017) coinvolge anche Chris e Rebecca Chambers, mentre Death Island (2023) riunisce numerosi protagonisti storici ad Alcatraz.

Nel 2021 Netflix distribuisce inoltre la miniserie animata Infinite Darkness, incentrata su Leon e Claire e su una cospirazione legata alla Casa Bianca (la recensione).

Queste produzioni dimostrano che mantenere personaggi, organizzazioni e continuità narrativa è possibile. Ma il loro linguaggio privilegia spesso l’azione e il thriller bioterroristico.

La distinzione è fondamentale: essere fedeli alla storia di Resident Evil non equivale necessariamente a ricreare l’esperienza di giocarlo. Un Leon capace di affrontare decine di nemici in spettacolari sequenze d’azione suscita emozioni diverse da quelle di un giocatore che deve decidere se consumare l’ultima munizione prima di aprire una porta.

2021-2022: il ritorno alle origini e il tentativo Netflix

Con Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021), Johannes Roberts abbandona Alice e recupera Claire, Chris, Leon, Jill, la villa Spencer e la stazione di polizia (la recensione).

Il film combina elementi dei primi due videogiochi, ma questa concentrazione diventa anche il suo limite: due storie ricche di personaggi, misteri e ambientazioni devono convivere in un unico lungometraggio. Il riconoscimento dei luoghi familiari non basta a restituire il ritmo dell’esplorazione.

Il reboot incassa circa 42 milioni di dollari nel mondo, senza avvicinarsi ai risultati complessivi della precedente saga. Non significa che il pubblico non voglia adattamenti fedeli: dimostra piuttosto che la fedeltà iconografica, da sola, non risolve i problemi di una trasposizione.

resident evil la serie netflix 2022Nel 2022 Netflix tenta un’altra strada con la serie live action Resident Evil, sviluppata da Andrew Dabb. Due linee temporali seguono le sorelle Jade e Billie Wesker e le conseguenze dell’epidemia su un mondo ormai devastato (la recensione).

Il formato seriale permette di espandere la mitologia della Umbrella, ma l’alternanza tra dramma familiare e scenario postapocalittico non trova una continuità abbastanza convincente. La serie viene cancellata dopo una sola stagione.

Ancora una volta, l’universo narrativo si allarga senza che questo garantisca il recupero della tensione originaria.

Il vero problema: come si adatta un’esperienza?

Il punto è che Resident Evil non è diventato celebre soltanto per gli zombie, la Umbrella Corporation o i suoi protagonisti. Il primo gioco del 1996 costruiva la paura attraverso l’esplorazione di uno spazio ostile, le risorse limitate e l’incertezza su ciò che attendeva dietro ogni porta.

Nel videogioco, il giocatore è responsabile delle proprie decisioni. Può sbagliare percorso, sprecare munizioni, restare senza cure. Il cinema elimina inevitabilmente questa partecipazione diretta: lo spettatore osserva qualcuno che affronta il pericolo, anziché doverlo affrontare personalmente.

Un adattamento non può quindi limitarsi a riprodurre mostri e ambientazioni. Deve trovare strumenti propri – regia, montaggio, suono, gestione dello spazio e del fuori campo – per generare una vulnerabilità equivalente.

La saga con Jovovich ha progressivamente sostituito quella vulnerabilità con il potere della protagonista. Il reboot ha recuperato luoghi e personaggi, comprimendone però l’esplorazione. Le produzioni animate hanno custodito la continuità narrativa, privilegiando spesso l’azione.

Resident Evil Infinite Darkness serie netflix 2021Ognuna ha adattato una parte di Resident Evil. Nessuna, finora, ha esaurito ciò che rende riconoscibile l’esperienza originale.

2026: Zach Cregger riparte da un uomo qualunque

Il nuovo Resident Evil di Zach Cregger, regista di Barbarian e Weapons, non ripropone Alice e non adatta direttamente la storia di Leon o Chris.

Il protagonista è Bryan, interpretato da Austin Abrams, un corriere medico che durante una consegna si ritrova coinvolto nel collasso di Raccoon City. La vicenda si concentra su una notte di sopravvivenza.

Cregger ha riconosciuto le perplessità dei fan che aspettavano una trasposizione dei personaggi storici. Ha inoltre raccontato di aver ridotto l’umorismo dopo che il pubblico delle proiezioni di prova aveva giudicato il film troppo comico.

La scelta di un protagonista inedito suggerisce un tentativo diverso: recuperare la vulnerabilità attraverso qualcuno che entra nell’incubo senza conoscerne le regole. Resta da vedere se il film riuscirà effettivamente a farlo.

Trent’anni dopo il primo videogioco, la questione è ancora aperta. Resident Evil ha dimostrato di poter funzionare come action, thriller, animazione e serie televisiva. La sfida più difficile rimane però quella che sembrava più semplice nel 1996: farci avere paura di aprire la porta successiva.

black sheeps film horror 2026
Horror & Thriller

Black Sheeps: le pecore assassine tornano dopo 20 anni e fanno esplodere teste nel trailer del sequel

di Stella Delmattino

Jonathan King torna alla regia del suo horror cult del 2006, insieme a Nathan Meister e agli specialisti degli effetti di Wētā Workshop. Prima mondiale a Sitges, poi l'uscita nei cinema neozelandesi

Bob Odenkirk in Normal (2025)
Horror & Thriller

Normal, recensione: Bob Odenkirk salva il caos di Ben Wheatley dalla routine

di William Maga

Ben Wheatley ritrova il gusto anarchico di Free Fire e consegna a Bob Odenkirk un altro antieroe action: sangue, humor nero e idee riuscite, ma l'eccesso finisce per anestetizzare

Jon Bernthal in Quelli che mi vogliono morto
Horror & Thriller

Angelina Jolie e Jon Bernthal nel thriller dimenticato che Netflix ha trasformato in un successo

di Andrea Palazzolo

Il film con Jon Bernthal e Angelina Jolie che devi assolutamente vedere su Netflix. Il ritorno dei thriller adulti senza supereroi.

Nessuno ti salverà
Horror & Thriller

Solo cinque parole in 93 minuti: il thriller horror sugli alieni che batte A Quiet Place

di Andrea Palazzolo

Il thriller alieno con solo 5 parole in 93 minuti. Kaitlyn Dever in un esperimento narrativo senza dialoghi che ha rivoluzionato il genere.