Vampiri, licantropi e un amore impossibile: questo film fantasy gotico è il migliore del genere
21/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il film con Kate Beckinsale che superò Matrix creando un universo gotico unico con un'eroina rivoluzionaria.

Quando Underworld debuttò nelle sale, Kate Beckinsale non era certo conosciuta per spaccare mascelle o svuotare caricatori. La sua carriera l’aveva vista brillare in ruoli completamente diversi: drammi intimisti come The Last Days of Disco, thriller psicologici come Brokedown Palace, e il colossal bellico Pearl Harbor, dove incarnava l’archetipo della donna innamorata in tempo di guerra. Era considerata una romantic lead, elegante e raffinata, non certo il tipo da indossare un completo in latex e impugnare pistole argentate.
Eppure, fu proprio quella distanza dal genere a rendere Selene un personaggio così dirompente. Non era la classica eroina muscolosa degli anni ’90, né la figura ipersessualizzata che il cinema action spesso riservava alle donne. Selene era fredda, letale, consumata da un dolore antico e da una lealtà cieca verso i suoi superiori vampiri. Era una Death Dealer, un’assassina specializzata nella caccia ai Lycan, i licantropi con cui i vampiri combattevano una guerra sotterranea da secoli. Il suo mondo era gotico, claustrofobico, dominato da gerarchie millenarie e segreti sepolti. E quando tutto ciò che credeva si rivelò una menzogna, Selene non si limitò a cambiare alleanza: si trasformò.
La narrazione di Underworld si distaccava nettamente dai clichè del periodo. Invece di un Neo che scopre la verità su una simulazione digitale, qui c’era una guerriera che scopriva che la sua stessa esistenza era fondata su un inganno. La guerra tra vampiri e licantropi non era una questione di bene contro male, ma un conflitto alimentato da tradimenti, vendette personali e manovre di potere. Michael, il protagonista maschile interpretato da Scott Speedman, non era l’eroe destinato a salvare il mondo: era un umano inconsapevole, trascinato in una cospirazione più grande di lui, che si trasformava in un ibrido tra le due specie. Ma il focus emotivo, narrativo e visivo restava su Selene.
E qui sta il primo grande merito del film: non relegare la protagonista femminile a spalla del maschio alfa. In un’epoca in cui Trinity in The Matrix, per quanto iconica, restava comunque al servizio della missione di Neo, e in cui i film corali come X-Men distribuivano il carisma tra vari personaggi, Underworld fece una scelta radicale. Selene era il cuore pulsante della storia, la lente attraverso cui vivevamo quel mondo oscuro, ed era lei a compiere il percorso di trasformazione più significativo.
Il secondo capitolo, Underworld: Evolution del 2006, consolidò questa evoluzione. Selene non si limitava a reagire agli eventi: li dominava. Dopo essere entrata in contatto con il sangue di un antico vampiro, acquisiva poteri superiori, diventando una versione potenziata di se stessa. Non era più la soldatessa che obbediva agli ordini, ma una leader che seguiva la propria bussola morale.
Ma perché Underworld funzionò dove tanti altri film ispirati a Matrix fallirono? Perché non si limitò a copiare l’estetica o le coreografie. Prese l’idea di un mondo nascosto sotto la superficie della realtà e la declinò attraverso il filtro del gotico e dell’horror. I vampiri di Underworld non erano romantici seduttori né mostri assetati di sangue: erano una società stratificata, con regole ferree, tradizioni obsolete e conflitti interni. I licantropi non erano bestie irrazionali, ma guerrieri organizzati, oppressi e assetati di vendetta. La guerra tra le due specie non era semplice carneficina, ma un conflitto carico di storia, simbolismo e tragedia.
Visivamente, il film di Len Wiseman attingeva a piene mani dall’immaginario dark e industrial: palette cromatiche dominate da blu e neri, location urbane degradate, un mix tra cattedrali gotiche e tunnel metropolitani. Era un’estetica che parlava al pubblico europeo quanto a quello americano, ed è forse uno dei motivi per cui la saga ha resistito così bene al tempo, trovando oggi nuova vita su piattaforme di streaming.
Non è Matrix che ha fatto Underworld. È Underworld che ha preso l’energia di Matrix e l’ha trasformata in qualcosa di suo, di oscuro, di viscerale. E in quel processo, ha consegnato al cinema una delle più grandi eroine action di sempre. Selene non è mai stata una copia. È sempre stata un originale.
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