Zack Snyder rompe il silenzio sull’addio alla DC: Justice League, Superman di James Gunn e il Batman che vorrebbe girare
16/09/2026 news di Stella Delmattino
Il regista racconta perché non ha mai visto la versione di Joss Whedon, svela cosa gli disse un ex dirigente Warner Bros. e spiega perché il nuovo universo DC è ancora una questione personale.

Zack Snyder non ha ancora visto il Superman di James Gunn. Non perché sia contrario al nuovo corso della DC, ma perché il rapporto con l’universo cinematografico che aveva contribuito a costruire resta, per lui, una questione personale. Eppure, nonostante tutto quello che è successo con Justice League, c’è ancora un film di Batman che vorrebbe realizzare.
In una lunga intervista concessa a Variety durante il Toronto International Film Festival, dove ha presentato The Last Photograph, il regista è tornato sull’addio al DCEU, sulle modifiche apportate da Joss Whedon al suo film del 2017 e sul rapporto con James Gunn. Ne emerge una storia nella quale il trauma familiare, le divergenze creative con Warner Bros. e il desiderio di completare un percorso artistico sono ancora strettamente intrecciati.
«Il mio nome era su un film che non avevo fatto»
Snyder lasciò Justice League durante la post-produzione, dopo la morte della figlia Autumn. Joss Whedon subentrò alla regia e intervenne sul progetto attraverso riscritture e riprese aggiuntive, realizzando la versione arrivata nelle sale nel 2017.
Ripensando a quel periodo, Snyder ha spiegato che le vicende del film erano inevitabilmente passate in secondo piano rispetto a quanto stava affrontando la sua famiglia:
«Le circostanze erano davvero particolari. È stata una cosa che mi è piombata addosso lentamente. Quello che stava succedendo a me e alla mia famiglia era talmente intenso».
Il regista ha poi raccontato di non aver seguito da vicino ciò che Warner Bros. stava facendo con il film. Fu sua moglie e produttrice, Deborah Snyder, a vedere la versione di Whedon e a riferirgli quanto fosse cambiata.
«Era tutto così assordante – quella parte della mia vita era così assordante – che, ripensandoci, chiedevo: “Come sta andando il film?”. E loro rispondevano: “Oh, tutto bene! Stanno facendo qualche ripresa aggiuntiva”. E io: “Ah, d’accordo. Fanculo”. Così Debbie è andata a vedere la versione del film di Joss [Whedon], ed è tornata da me dicendomi: “Non devi mai vedere quel film”. Poi ho scoperto che avevano riscritto 60 pagine della sceneggiatura… Non ho mai visto il film, quindi non lo so».
Snyder ha confermato di non aver mai guardato il montaggio cinematografico del 2017. Il momento dell’uscita, ha aggiunto, fu particolarmente difficile: dopo aver perso la figlia, si ritrovò associato pubblicamente a un’opera dalla quale non riconosceva più il proprio contributo creativo.
La situazione cambiò nel 2021, quando gli fu finalmente consentito di completare e distribuire Zack Snyder’s Justice League, la sua versione del film.
L’ex dirigente Warner Bros.: «Avevi ragione su tutto»
Nell’intervista, Snyder è tornato anche sulle divergenze con i precedenti vertici di Warner Bros. riguardo alla direzione dell’universo DC. Ha riconosciuto che lo studio aveva interesse a proteggere un franchise di enorme valore economico, ma ha sostenuto che la dirigenza dell’epoca volesse esercitare un controllo sempre maggiore sulla sua visione.
Il regista ha raccontato un incontro successivo con un ex dirigente della società, senza rivelarne il nome:
«C’è stato però un momento liberatorio: ho incontrato un dirigente della Warner Bros., che da allora se n’è andato – non dirò chi fosse – e mi ha detto: “Sai, Zack, devo dirti una cosa: avevi ragione su tutto”. E io ho risposto: “È gentile da parte tua”. E lui: “Ti abbiamo ostacolato e alla fine avevi ragione”».
Secondo Snyder, il contrasto riguardava l’intera impostazione dell’universo DC e il suo modo di realizzare i film. Ha inoltre espresso la convinzione che alcuni dirigenti avessero interpretato la sua uscita da Justice League come un’occasione per riprendere il controllo del progetto. Si tratta della ricostruzione del regista, non di una posizione confermata dallo studio.
Portare a termine la propria versione del film, ha spiegato, gli ha comunque permesso di chiudere almeno una parte di quella vicenda.
Perché non ha ancora visto il Superman di James Gunn
Oggi la DC cinematografica è guidata da James Gunn e Peter Safran, che hanno avviato un nuovo universo narrativo separato da quello sviluppato da Snyder. Il regista ha rivelato di non aver ancora visto né Superman né Supergirl, pur esprimendo apprezzamento per Gunn.
«Non ho visto i film. Per me è ancora una questione un po’ troppo personale. Troppo presto, si potrebbe dire. James [Gunn] mi piace. E apprezzo la sua visione».
Il rapporto fra i due, dunque, non sembra corrispondere alla contrapposizione che spesso viene costruita tra i rispettivi universi cinematografici. Gunn ha persino contattato Snyder durante la lavorazione di Superman per chiedergli un parere su un dettaglio del costume: i celebri mutandoni rossi.
Snyder, che li aveva eliminati dal costume di Henry Cavill in L’uomo d’acciaio, ha spiegato di considerare quell’elemento un’eredità dell’abbigliamento degli uomini forzuti dell’epoca vittoriana. Per lui, riproporlo oggi significa confrontarsi con un simbolo visivo che appartiene a un’altra concezione del corpo e della sua rappresentazione.
Gunn ha poi scelto di reinserire i mutandoni nel costume indossato da David Corenswet. Una differenza creativa, dunque, che non ha impedito ai due registi di confrontarsi.
Il film di Batman che potrebbe riportarlo alla DC
Se Snyder dovesse tornare a dirigere un cinecomic DC, il progetto che continua a interessargli è Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, la celebre storia pubblicata nel 1986 e già fonte d’ispirazione per alcuni elementi di Batman v Superman: Dawn of Justice.
Il regista vorrebbe però realizzarne un adattamento completo e, possibilmente, indipendente dalla continuità principale dell’universo DC. Il motivo è legato al rapporto che individua tra l’opera di Miller e Watchmen, da lui già portato al cinema nel 2009.
«Il motivo per cui sceglierei Il ritorno del Cavaliere Oscuro, se mai qualcuno mi permettesse di realizzarlo al di fuori dell’universo DC, visto che è un romanzo che per caso contiene dei supereroi, è che, se potessi fare Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, quei due libri, uno accanto all’altro, rappresenterebbero per me il ciclo completo del fumetto supereroistico. Non si può andare oltre quei due libri».
Secondo Snyder, il momento sarebbe particolarmente adatto perché il genere cinematografico dei supereroi ha ormai attraversato una lunga fase di espansione. Il ritorno del Cavaliere Oscuro, osserva, era stato concepito per lettori già affaticati dalle convenzioni dei fumetti supereroistici: oggi potrebbe rivolgersi a un pubblico che prova una stanchezza analoga nei confronti dei cinecomic.
Non esiste, al momento, alcun annuncio di un adattamento diretto da Snyder né un accordo con DC Studios. Il regista ha espresso un desiderio creativo, non anticipato un progetto in produzione.
Resta però significativo che, dopo le difficoltà di Justice League e la nascita del nuovo DCU, Snyder continui a immaginare un ultimo incontro con i supereroi. Non per riprendere necessariamente il proprio universo narrativo, ma per realizzare un film che considera il naturale completamento del percorso iniziato con Watchmen.
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