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James Bond, il doppio progetto di Steven Soderbergh mai realizzato

13/04/2026 news di Stella Delmattino

Un’idea avanti sui tempi: troppo rischiosa allora, sorprendentemente attuale oggi

bond 007 daniel craig

Ci sono idee che restano sulla carta ma continuano a sembrare più interessanti di molti film realizzati. È il caso del doppio progetto su James Bond immaginato da Steven Soderbergh e raccontato a The Playlist, mai andato oltre la fase di proposta ma ancora oggi sorprendentemente attuale.

Nel 2008, il regista aveva presentato alla produttrice storica del franchise, Barbara Broccoli, non una ma due idee completamente diverse per reinventare 007.

La prima era anche la più radicale. Soderbergh immaginava una linea narrativa parallela, separata dalla saga principale. Un Bond ambientato negli anni ’60, più violento, più adulto, con un’impronta autoriale e un budget contenuto. Un progetto pensato per registi interessati a rileggere il personaggio fuori dalle logiche del blockbuster.

Non un reboot, ma un universo alternativo.

Due righe bastano per capire il potenziale: spy story d’epoca, classificazione vietata ai minori, libertà creativa totale. Una versione di Bond più vicina al cinema di genere europeo che alla macchina spettacolare hollywoodiana.

La seconda proposta andava invece nella direzione opposta. Qui Soderbergh pensava a un grande film contemporaneo con Daniel Craig ancora protagonista, una produzione ad alto budget pensata per inserirsi nella linea principale della saga. Una sorta di “evento” che avrebbe potuto sostituire Spectre.

Il punto, però, è che il regista non voleva scegliere. Voleva entrambi i film.

Un’operazione a due binari: da una parte un Bond autoriale e sperimentale, dall’altra il classico blockbuster globale. Una strategia che oggi non suona così strana, ma che all’epoca era decisamente fuori scala per un franchise così controllato.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il progetto non è mai andato avanti.

Chiedere a uno studio di approvare due film così diversi nello stesso momento, anche con un nome come Soderbergh, significava alzare troppo la posta. Il risultato è rimasto nel campo dei “what if”.

Eppure, l’idea resta interessante proprio perché anticipa dinamiche che oggi sono più diffuse. L’esistenza di universi paralleli, spin-off con identità autonome, produzioni più piccole accanto ai grandi titoli: elementi che nel 2008 erano rischiosi, oggi fanno parte del linguaggio industriale.

Nel frattempo, il franchise di James Bond continua su una linea più tradizionale. Un nuovo capitolo è in sviluppo, con Denis Villeneuve alla regia e Stephen Knight alla sceneggiatura, previsto indicativamente per il 2028.

Soderbergh, invece, resta fuori da questo universo, così come da altri progetti mai concretizzati legati a grandi franchise. Il suo Bond resta un’ipotesi, ma una di quelle che fanno capire quanto margine di sperimentazione esista, anche dentro proprietà apparentemente rigide.

Alla fine, è proprio questo il punto: non tanto ciò che è stato rifiutato, ma ciò che avrebbe potuto cambiare.

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