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Michael Haneke si ritira: si chiude la carriera del regista di Funny Games e Amour

11/08/2026 news di Stella Delmattino

Markus Schleinzer, regista ed ex collaboratore del cineasta austriaco, conferma il suo ritiro: nessun nuovo progetto dopo Happy End, uscito nel 2017

michael haneke intervista

Michael Haneke si è ritirato dal cinema. Dopo quasi dieci anni senza un nuovo lungometraggio e diversi interrogativi sul futuro del regista di Funny Games, La pianista, Caché e Amour, arriva quella che sembra essere una conferma definitiva: Happy End, presentato a Cannes nel 2017, resterà il suo ultimo film. Il Festival di Cannes lo indica effettivamente come il più recente lungometraggio diretto e sceneggiato dal cineasta austriaco.

A parlarne è stato Markus Schleinzer, regista di Rose, per anni collaboratore di Haneke come casting director e oggi suo amico. Intervistato da IndieWire, Schleinzer ha spiegato senza troppi margini di ambiguità che Haneke ha deciso di ritirarsi.

«Si è ritirato. […] Ha fatto ciò che poteva fare e adesso è felice.»

Schleinzer lega la decisione anche all’ammirazione di Haneke per Robert Bresson, uno dei suoi grandi riferimenti cinematografici, raccontando come il regista consideri ormai concluso il proprio percorso creativo.

La notizia mette fine alle speculazioni nate dal lunghissimo silenzio seguito a Happy End. Haneke aveva infatti progettato successivamente Kelvin’s Book, ambiziosa serie distopica in lingua inglese ambientata in un futuro prossimo. Quando il progetto venne annunciato nel 2018, era stato presentato come il primo tentativo del regista di confrontarsi con una narrazione seriale di ampio respiro.

Il progetto, tuttavia, non è mai arrivato sullo schermo. Di conseguenza Happy End assume ora involontariamente il ruolo di testamento cinematografico: un film che già all’epoca sembrava raccogliere molte delle ossessioni che avevano attraversato la sua carriera, dalla famiglia borghese alla violenza nascosta dietro la normalità, fino al rapporto sempre più disturbante tra immagini e realtà.

È una conclusione particolarmente coerente per un autore che ha costruito il proprio cinema proprio sulla necessità di mettere lo spettatore in una posizione scomoda. Da Funny Games a Caché, Haneke ha continuamente interrogato il nostro rapporto con la violenza e con le immagini che la rappresentano, rifiutando spesso le gratificazioni narrative tradizionali e trasformando lo spettatore stesso in parte del dispositivo.

Nel mezzo c’è stata una delle carriere più premiate del cinema europeo contemporaneo. Haneke appartiene al ristretto gruppo di registi che hanno conquistato due Palme d’Oro: la prima nel 2009 con Il nastro bianco, la seconda nel 2012 con Amour. Quest’ultimo avrebbe poi vinto anche l’Oscar come miglior film straniero. Caché gli aveva già assicurato il premio per la regia a Cannes nel 2005, mentre La pianista conquistò il Grand Prix nel 2001.

Il ritiro non significa comunque che Haneke si sia completamente allontanato dal cinema. Schleinzer ha raccontato di averlo incontrato recentemente e lo descrive sereno e ancora molto vicino al lavoro degli amici. Haneke ha anche partecipato alla première austriaca di Rose, arrivando a definirlo un «capolavoro»: un complimento che, secondo Schleinzer, conoscendo la proverbiale severità del regista, ha un peso particolare.

Se davvero Happy End resterà l’ultima parola della sua filmografia, il titolo assume oggi anche una piccola e involontaria ironia. Michael Haneke ha trascorso gran parte della carriera negando allo spettatore qualsiasi rassicurante “lieto fine”. Alla fine, però, sembra essersene concesso uno tutto suo.

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