Dimenticate gli zombie lenti di The Walking Dead: su Prime Video c’è una serie in cui i morti viventi sono soldati addestrati
18/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Su Prime Video la serie apocalittica che reinventa il genere con zombie militari intelligenti. Narcotrafficanti vs non-morti.

Mescolare la tensione claustrofobica di Prison Break con le distese desolate di The Walking Dead potrebbe sembrare un’impresa impossibile. Eppure Prime Video ci è riuscito nel 2021 con S.O.Z. Soldiers or Zombies, una serie che ha saputo rivitalizzare il genere zombie proprio quando sembrava aver esaurito ogni possibile variazione sul tema.
La premessa di S.O.Z. Soldiers or Zombies suona come il pitch di uno sceneggiatore particolarmente ispirato dopo una maratona di genere: un narcotrafficante evade dal carcere e si riunisce con il figlio, cercando rifugio in una clinica di riabilitazione. Fin qui, puro crime thriller al confine tra Stati Uniti e Messico. Ma la svolta arriva quando scopre che un esperimento medico dell’esercito americano è andato catastroficamente male, creando un’armata di zombie mutanti dotati di forza sovrumana e, dettaglio cruciale, dell’addestramento militare che possedevano da vivi.
Creata da Nicolas Entel, regista del documentario del 2009 Sins of My Father che esplorava la vita del figlio di Pablo Escobar, la serie porta nel DNA quella complessità morale che distingue i grandi racconti criminali. Sergio Peris-Mencheta interpreta Alonso Marroquín, il boss del narcotraffico protagonista, ma l’esperienza di Entel nel raccontare le sfumature grigie della criminalità organizzata impedisce che il personaggio scivoli nella caricatura del villain monodimensionale. È un uomo con una storia, motivazioni comprensibili, persino una certa dose di umanità che emerge proprio mentre il mondo attorno a lui collassa nell’orrore.
Ma parliamoci chiaro: nessuno si avvicina a una serie intitolata S.O.Z. Soldiers or Zombies per la profondità psicologica. Si viene per gli zombie, e su questo fronte la serie mantiene abbondantemente le promesse. Come in The Last of Us, l’intera architettura narrativa regge solo se i mostri rappresentano una minaccia credibile e tangibile. E qui la serie supera l’esame a pieni voti.
Gli attacchi zombie sono brutali, violenti, imprevedibili. Ma è la natura stessa di queste creature a cambiare le regole del gioco. Dimenticate le orde tentennanti di The Walking Dead o i corridori ferali e istintivi di 28 Days Later. Gli zombie di S.O.Z. conservano gran parte della loro intelligenza umana nonostante l’infezione. Possono comunicare tra loro, elaborare strategie, pianificare attacchi coordinati. Sono veloci, spietati, inarrestabili, e il loro addestramento militare li rende avversari in una categoria completamente diversa rispetto a qualsiasi altra incarnazione del non-morto vista sullo schermo.
Questa scelta narrativa risolve uno dei problemi più grandi del genere zombie nell’era post-apocalittica: dopo anni di The Walking Dead e derivati, il pubblico aveva imparato tutte le regole. Sapeva come funzionava la minaccia, come contrastarla, quali pattern aspettarsi. S.O.Z. ribalta il tavolo da gioco e costringe gli spettatori a ricalibrare completamente le aspettative.
Per chi ha amato la tensione di Prison Break, per chi continua a seguire l’universo di The Walking Dead nonostante tutto, per chi cerca semplicemente un buon horror che sappia ancora sorprendere, S.O.Z. Soldiers or Zombies rappresenta una scoperta che vale assolutamente la pena fare. Gli zombie intelligenti e addestrati che popolano la serie potrebbero benissimo rappresentare il futuro del genere, un’evoluzione necessaria per creature che, dopo decenni di cinema e televisione, avevano disperatamente bisogno di una nuova vita.
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