Jorge Gutiérrez abbandona Punky Duck: minacce di morte e polemiche sull’IA per la serie Amazon
19/09/2026 news di Stella Delmattino
Il regista racconta di aver accettato il progetto per dare agli artisti voce in capitolo sull'uso dell'intelligenza artificiale. Dopo le minacce rivolte anche alla moglie, ha deciso di ritirarsi

Mercoledì viene annunciata la sua nuova serie Amazon. Venerdì mattina è già tutto finito. Nel mezzo, una valanga di critiche all’impiego dell’intelligenza artificiale generativa, minacce di morte rivolte a lui e alla moglie e la diffusione online del loro indirizzo di casa. È quanto racconta Jorge Gutiérrez, regista de Il libro della vita e creatore di Maya e i tre guerrieri, spiegando perché abbia deciso di abbandonare Punky Duck appena un giorno e mezzo dopo l’annuncio.
Il progetto era uno dei tre sviluppati nell’ambito del GenAI Creators’ Fund di Amazon MGM Studios, iniziativa dedicata a produzioni che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa. La partecipazione di Gutiérrez aveva immediatamente suscitato una reazione negativa in una parte della comunità dell’animazione, dove l’adozione di questi strumenti solleva interrogativi sul futuro del lavoro, sulla proprietà delle opere e sul ruolo degli artisti.
In un’intervista a Variety, il regista ha spiegato che la sua intenzione era intervenire dall’interno di un processo che riteneva già in corso. Voleva assicurarsi che le decisioni sull’impiego della tecnologia non venissero prese escludendo chi lavora nell’animazione.
«Pensavo: farò in modo che agli artisti sia garantito un posto al tavolo delle decisioni. Farò in modo che siano gli artisti a guidare tutto questo», ha dichiarato.
Per Gutiérrez, dunque, accettare Punky Duck non significava sostenere la sostituzione degli animatori con l’IA, ma cercare di influenzare il modo in cui sarebbe stata utilizzata. Una distinzione che, secondo il suo racconto, è scomparsa quasi subito nel dibattito seguito all’annuncio.
Dall’annuncio alla cancellazione in un giorno e mezzo
La contestazione non si è limitata alle critiche professionali. Gutiérrez riferisce che lui e sua moglie hanno ricevuto minacce di morte e che il loro indirizzo privato è stato pubblicato online, una pratica nota come doxxing. Di fronte al coinvolgimento della famiglia, il regista ha rivalutato rapidamente la propria partecipazione.
«Quello che ho capito molto in fretta è che questa è una questione in bianco e nero. O sei a favore o sei contro: in questo momento non esiste una via di mezzo», ha raccontato.
Gutiérrez ha quindi riassunto il motivo della sua decisione con un’amara constatazione: «La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Le mie intenzioni erano buone, ma facendo questo stavo trascinando la mia famiglia all’inferno».
La cronologia che fornisce è estremamente breve: «L’annuncio è arrivato mercoledì. Giovedì ho detto: “Sto ascoltando tutti”. Venerdì mattina ho staccato la spina».
Secondo il regista, Amazon MGM Studios ha compreso la scelta e gli ha risposto: «Fai quello che è meglio per la tua famiglia». Gutiérrez ha commentato con ironia amara: «Credo di essere il primo creatore a cancellare la propria serie un giorno e mezzo dopo averla annunciata».
Il suo ritiro non dimostra che Punky Duck fosse destinata a sostituire gli animatori, né risolve le questioni sollevate dal progetto. Le modalità concrete con cui l’IA sarebbe stata impiegata nella produzione restano un elemento essenziale per valutare l’iniziativa, distinto dalle intenzioni dichiarate dal regista.
Il confronto sull’IA che l’animazione non può evitare
Le preoccupazioni degli artisti non sono isolate. Travis Knight, amministratore delegato di Laika, studio noto per la sua animazione in stop-motion, ha sintetizzato così la propria posizione: «La stop-motion è una celebrazione dell’arte rispetto agli algoritmi. L’IA è quanto di più lontano ci sia dall’essere umano, quindi capisco perché le persone siano nervose. Lo sono anch’io».
Una prospettiva diversa emerge dalle parole di Pete Docter, direttore creativo della Pixar, secondo il quale gli strumenti tecnologici possono avere un’utilità purché restino gli artisti a prendere le decisioni creative. Delegare all’IA il lavoro espressivo, osserva, significa privare una persona della possibilità di comunicare qualcosa e il pubblico della possibilità di risponderle.
Anche Jared Bush, direttore creativo dei Walt Disney Animation Studios, riporta la discussione all’identità dell’autore: «Tutto si riduce alla tua voce. Non importa quale forma assuma, purché ciò che offri al mondo sia davvero tuo».
Le posizioni non sono identiche, ma individuano questioni concrete: chi controlla il processo creativo, quali mansioni vengono automatizzate, come vengono tutelati i lavoratori e a chi appartengono le immagini utilizzate per sviluppare questi sistemi. Sono interrogativi che la cancellazione di una singola serie non può chiudere.
Gutiérrez teme anzi che episodi come il suo producano l’effetto opposto a quello desiderato da chi contesta l’intelligenza artificiale. «Verranno prese molte decisioni sbagliate e gli artisti non parteciperanno a quelle discussioni», ha avvertito, aggiungendo che quando provano a intervenire vengono «crocifissi».
Il caso Punky Duck lascia così aperti due problemi distinti: la necessità di discutere e contestare concretamente l’impiego dell’IA nell’animazione e il rischio che minacce e intimidazioni allontanino proprio gli artisti dai luoghi in cui si decide come utilizzarla. Per Jorge Gutiérrez, la discussione si è interrotta quando la sicurezza della sua famiglia è diventata più importante di qualsiasi progetto.
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