Voto: 6/10 Titolo originale: MobLand , uscita: 30-03-2025. Stagioni: 2.
MobLand 2, recensione: la guerra interna degli Harrigan cambia la serie con Tom Hardy
19/09/2026 recensione serie tv MobLand di Gioia Majuna
Più ambiziosa, feroce e popolata di personaggi, la seconda stagione sposta il conflitto dentro la famiglia criminale. Una svolta promettente che, nei primi quattro episodi, mostra anche i limiti del suo meccanismo narrativo

La prima stagione di MobLand funzionava come una miccia accesa: la scomparsa di un ragazzo aveva innescato una guerra tra famiglie criminali, e ogni tentativo di contenere il disastro finiva per provocarne uno ancora più grande. La seconda stagione cambia le regole: gli Harrigan hanno superato la guerra contro gli Stevenson, ma adesso rischiano di distruggersi da soli. È una svolta sensata, perché sposta l’attenzione dalla sopravvivenza del clan alla domanda che inevitabilmente segue ogni vittoria: chi comanda, adesso?
Conrad (Pierce Brosnan) non ha alcuna intenzione di rinunciare al potere, mentre il figlio Kevin (Paddy Considine) ha finalmente trovato il coraggio di sfidarlo. La rivelazione che Eddie (Anson Boon) è in realtà figlio di Conrad, e non suo nipote biologico, ha reso i rapporti familiari ancora più esplosivi. Maeve (Helen Mirren), intanto, continua a usare quelle fratture per orientare gli eventi a proprio vantaggio. Il clan che nella prima stagione riusciva almeno a presentarsi come un fronte comune è diventato un insieme di interessi incompatibili.
Il cambio di prospettiva è interessante perché rende gli Harrigan responsabili della propria rovina. Non serve più un nemico particolarmente brillante per metterli in difficoltà: bastano l’orgoglio di Conrad, le ambizioni di Kevin e le manipolazioni di Maeve. Brosnan e Mirren restano fondamentali proprio per questo contrasto. Lui trasforma ogni contrarietà in una prova di forza; lei preferisce spingere gli altri a compiere le mosse che le convengono. Il problema è che, quando tutti continuano a tramare, il racconto rischia di restare sospeso nell’attesa che qualcuno passi finalmente all’azione.
A pagarne il prezzo è soprattutto Harry Da Souza. Nella prima stagione, Tom Hardy era il centro operativo della serie: ogni nuova emergenza richiedeva una decisione, un intervento, spesso un omicidio. La sua impassibilità funzionava perché contrastava con il caos che era costretto a gestire. Ora Harry è stretto tra la fedeltà a Conrad e quella a Kevin, mentre il matrimonio con Jan (Joanne Froggatt) si disgrega e la figlia Gina (Teddie Allen) si avvicina sempre più al mondo criminale. Ha più problemi che mai, ma meno possibilità di incidere sugli eventi. È una differenza decisiva: osservare un uomo efficiente mentre perde il controllo può essere avvincente; vederlo aspettare che i suoi capi risolvano una disputa, molto meno.
La serie cerca di compensare allargando il campo. Kat McAllister (Janet McTeer) rappresenta una minaccia più potente dei vecchi rivali, mentre Frankie (Johnny Flynn), criminale eccentrico e imprevedibile, si propone come l’opposto di Harry: dove uno calcola, l’altro destabilizza. L’idea funziona sulla carta, ma nei primi quattro episodi la pericolosità di Frankie viene annunciata più rapidamente di quanto sia dimostrata. È il sintomo di un problema più generale: MobLand introduce nuovi conflitti con grande sicurezza, ma non sempre li sviluppa con altrettanta urgenza.
La violenza, comunque, non manca. Guy Ritchie dirige i primi due episodi e apre la stagione con una sequenza all’ippodromo che riporta immediatamente in scena il gusto della serie per le situazioni destinate a degenerare. Sparatorie, dialoghi feroci e improvvise esplosioni di brutalità restano parte del suo linguaggio. Ma aumentare i cadaveri non basta a ricreare il ritmo della prima stagione, soprattutto quando i personaggi compiono scelte poco credibili pur di alimentare il conflitto successivo.
La direzione più promettente emerge invece dai personaggi giovani. Eddie, Gina e Seraphina (Mandeep Dhillon) non sono più soltanto pedine nelle manovre degli adulti: cominciano a reclamare un ruolo. È qui che la serie può andare oltre il consueto spettacolo gangsteristico, mostrando una famiglia nella quale il potere si eredita insieme alla violenza e ogni nuova generazione riproduce, o esaspera, gli errori della precedente.
Nei primi quattro episodi, MobLand 2 appare dunque più ambiziosa che compatta. La guerra interna offre un conflitto potenzialmente più ricco di quella contro gli Stevenson, ma ne rallenta anche il passo, mentre l’allargamento del cast sottrae spazio al personaggio che teneva insieme il racconto. La stagione ha trovato una buona domanda – cosa succede a una famiglia criminale quando il suo peggior nemico diventa la famiglia stessa? – ma deve ancora dimostrare di saperla trasformare in una storia altrettanto travolgente. E per riuscirci, farebbe bene a rimettere Harry al centro del disastro.
Su Paramount+ dal 18 settembre.
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