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Samurai e intrighi, se hai amato Shogun non puoi perderti questa nuova serie ancora più esagerata

18/05/2026 news di Andrea Palazzolo

Song of the Samurai su HBO porta il jidaigeki oltre Shogun: azione e coreografie spettacolari e la storia dello Shinsengumi nel periodo Edo.

Poster della serie tv Shogun

Il successo planetario di Shogun ha fatto più che intrattenere milioni di spettatori: ha spalancato le porte a un intero genere che, fino a poco tempo fa, faticava a trovare spazio nei palinsesti occidentali. Il jidaigeki, il dramma storico giapponese d’azione, è tornato prepotentemente sotto i riflettori, e HBO ha deciso di cavalcare l’onda con una proposta che promette di spingere l’acceleratore ancora più a fondo. Song of the Samurai prende quegli ingredienti e li amplifica, li contamina, li porta verso territori dove il realismo storico incontra l’estetica esagerata dei manga e degli anime.

Shogun, che ha debuttato nel 2024 con la forza di uno tsunami critico, ha conquistato un impressionante 99% su Rotten Tomatoes ed è diventata la prima serie in lingua giapponese a vincere l’Emmy per la miglior serie drammatica. Un traguardo storico che ha dimostrato come il pubblico occidentale sia pronto ad abbracciare narrazioni autentiche, complesse, immerse nella cultura del Sol Levante. La serie ha mescolato l’intensità politica di Game of Thrones con la fedeltà storica al periodo Sengoku, creando un prodotto che ha saputo essere insieme spettacolare e rispettoso delle sue radici culturali.

Ma se Shogun rappresenta l’eleganza controllata del dramma storico, Song of the Samurai è il suo fratello più spericolato, quello che non ha paura di esagerare, di alzare il volume fino a far vibrare i vetri. Anche questa serie HBO è ambientata nel periodo Edo, precisamente negli anni finali dello shogunato Tokugawa, quando il vecchio ordine feudale stava cominciando a sgretolarsi sotto la pressione dei cambiamenti politici e dell’apertura forzata al mondo esterno. Ma a differenza di Shogun, che attinge dalla tradizione del romanzo storico occidentale firmato James Clavell, Song of the Samurai nasce direttamente da un manga: Chiruran: Shinsengumi Requiem, opera di Umemura Shinya e Hashimoto Eiji.

Il manga e l’anime giapponesi hanno un linguaggio visivo ed emotivo riconoscibilissimo: personaggi archetipi fortemente caratterizzati, azione coreografica che sconfina nel fantastico, toni che oscillano dal drammatico al quasi parodistico, un senso del ritmo che privilegia i picchi di intensità. Song of the Samurai trasporta tutto questo nell’azione dal vivo, creando un ibrido affascinante che non ha molti precedenti nel panorama televisivo internazionale.

Le prime due puntate della serie hanno puntato tutto sull’azione frenetica e sullo sviluppo dei rapporti tra i personaggi, lasciando temporaneamente in secondo piano l’intrigo politico. Ma chi conosce la storia dello Shinsengumi sa che questo è solo il preludio. Lo Shinsengumi fu una forza di polizia speciale creata per difendere gli interessi dello shogunato Tokugawa e reprimere i movimenti filo-imperiali durante il periodo Bakumatsu, la fase terminale del governo militare che precedette la Restaurazione Meiji. I protagonisti della serie, come Hijikata Toshizo e Kondo Isami, sono figure storiche reali, samurai il cui codice d’onore si scontrò con un’epoca di trasformazioni radicali.

Una scena tratta da Song of the Samurai
Una scena tratta da Song of the Samurai, fonte: HBO Max

Il vero punto di forza della serie, almeno a giudicare dalle prime uscite, è la coreografia dei combattimenti. Qui si vede chiaramente l’influenza dell’animazione giapponese: i duelli sono costruiti come sequenze musicali, dove ogni movimento ha un ritmo, ogni colpo di spada è parte di una composizione più ampia. È uno stile che si colloca a metà strada tra il fantastico degli anime e la fisicità concreta dell’azione dal vivo. Il risultato è spettacolare, adrenalinico, costruito per lasciare a bocca aperta.

Mentre aspettiamo la seconda stagione di Shogun, prevista per il 2026, questa nuova serie HBO offre un modo diverso di vivere lo stesso periodo storico, la stessa cultura, lo stesso fascino dei samurai. Non è una sostituzione, ma un’alternativa complementare. Due facce dello stesso mondo, due modi di raccontare l’onore, il dovere e la spada. E se Shogun era la musica da camera di un quartetto d’archi, Song of the Samurai è il concerto rock con gli amplificatori al massimo.

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