The Movie Db/10
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21 ottobre 2017

[recensione] Thor: Ragnarok di Taika Waititi

Lo ‘zio del tuono’ si ritrova ai confini dell’assurdo, in un bizzarro e incomprensibile bipolarismo tra surreale bromance con Hulk e Loki e blanda lotta per sventare la fine di Asgard

21 ottobre 2017

Per chi ben conosce la mitologia norrena, sarà difficile comprendere la visione alquanto pittoresca e decisamente assurda del Ragnarok descritto da Taika Waititi (What we do in the shadows) in Thor: Ragnarok appunto. Il titolo lascerebbe infatti presagire il crepuscolo del dio del tuono (che qui diventa grazie al disastrosamente simpatico doppiaggio italiano “zio del tuono“, che mette subito in chiaro il livello generale), ma il terzo capitolo delle avventure del biondo eroe Marvel finisce misteriosamente per deviare e non ricollegarsi minimamente ai due precedenti capitoli dall’anima più cupa e quasi shakespiriana.

Thor Ragnarok posterQuesta nuova versione fluo è infatti immensamente più leggera per stessa ammissione del regista, che ha dichiarato di aver voluto realizzare qualcosa di maggiormente comico – e in linea coi suoi precedenti lavori – che si alternasse a momenti drammatici, per meglio rappresentare la condizione umana. Nel concreto però ne risulta una comicità forzata, con battute al limite dell’assurdo e gag per lo più grottesche, che potrebbero – il condizionale è d’obbligo – far colpo solamente su un pubblico prepubere. A tratti sembra sfumare nei Guardiani della Galassia, ma tale schema demenziale si addice maggiormente a questi ultimi, risultando qui invece ripetitivo e forzato quando applicato a una divinità che deve salvare il suo popolo dall’Apocalisse incombente.

Sono passati due anni dalla sconfitta di Ultron e dalla spedizione in Sokovia (cosa che si evince da una discussione a metà film, visto che la timeline è alquanto confusa e lasciata abbastanza al caso) e ora Thor (Chris Hemsworth) deve vedersela con Surtur (Clancy Brown), la divinità che governa il regno delle fiamme, Múspell e che intende scatenare il Ragnarok. Per impedirlo, l’elmo cornuto del demone infuocato deve essere tenuto lontano dalla fiamma eterna situata nei sotterranei di Asgard. Per Thor sembra un’impresa fin troppo facile abbattere l’esercito di creature demoniache a colpi di Mjolnir rotante sulle note di Immigrant Song dei Led Zeppelin, a quanto pare divenuta la musica da battaglia per eccellenza (è stata usata anche nel recente Wonder Woman), ma che probabilmente strapperà più un sorriso ai fan di Shrek, che su quella identica melodia ricorderanno una Biancaneve incazzosa e picchiaduro. In ogni caso, il suo ritorno ad Asgard del biondo adone è però gravato dalla scomparsa di Heimdall (Idris Elba) e di Odino (Anthony Hopkins), rimpiazzati dall’egemonia di spettacolini e bivacchi del fratello ingannatore Loki (Tom Hiddleston), cui si prestano con un imbarazzante cameo Matt Damon e Sam Neill. Qui iniziano i veri problemi per Thor: Ragnarok, che inciampa in vuoti di sceneggiatura alla ricerca di Odino Sandiego affidandosi a inquadrature ampie e oniriche alla American Gods e che, guarda caso, si trova in esilio nel luogo più ovvio, forse a due passi proprio dalla scogliera erbosa dove abbiamo ritrovato Luke Skywalker alla fine di Il Risveglio della forza. Nel momento in cui Asgard è più vulnerabile, ecco quindi apparire Hela (Cate Blanchett), la fantomatica sorella maggiore di Thor e Loki, nonchè dea della Morte, la cui cupidigia infinita l’aveva fatta imprigionare dal padre e il cui unico scopo è la conquista di tutto l’universo, regno dopo regno. Grazie all’interpretazione dell’attrice australiana, ne emerge un villain finalmente convincente, pur con il poco spazio concessole nonostante le oltre due ore di film e nonostante la facilità con cui scateni il Ragnarok riarredando la sala del trono. La palma del personaggio più prevedibile – e più americano – la porta a casa l’Esecutore Skurge (Karl Urban), un lacchè che rivela le sue origini da redneck quando diventa un Texas Ranger spaccone e spara alla cieca con i suoi fucili M-16 al momento del bisogno. Senza rivelare troppo, mentre Hela fa il bello e il cattivo tempo a casa, l’azione si sposta sul pianeta Sakaar, dove Thor e Loki, finiti lì per caso, ritrovano il vecchio collega di lavoro Hulk (Mark Ruffalo), diventato nel frattempo assai loquace e ‘divertente’ almeno quanto il bluastro Drax.

thor ragnarok HulkVisivamente c’è un dualismo preponderante e un contrasto evidente anche come schema narrativo tra i due mondi. Sembra proprio di essere su due differenti set e probabilmente era questa l’intenzione: quando ad Asgard, siamo palesemente immersi nella Terra di Mezzo, lo stesso Surtur è stato ispirazione del Balrog ‘flagello di Durin’ tolkeniano, i combattimenti nel bosco con le creature demoniache ricordano molto gli Urukhai che inseguono gli hobbit nel loro viaggio verso il monte Fato, mentre il luogo dove si rifugia la popolazione inerme sembra l’ingresso delle miniere di Moria, con tanto di rune magiche. Se da un lato il riferimento a Il Signore degli Anelli funziona, su Sakaar regna al contrario letteralmente il caos completo, col ritorno alla discomusic anni ’70 e Thor che regredisce a Flash Gordon una volta al cospetto del Gran Maestro (Jeff Goldbrum), un imbarazzante ibrido kitch tra l’imperatore Ming e il Mugatu di Zoolander … D’altra parte non si può pretendere sobrietà da un posto che si raggiunge passando attraverso un portale chiamato l’ano del diavolo no? Waititi ha poi voluto introdurre tra i gladiatori anche l’alieno Korg (la cui voce originale appartiene al regista stesso), che parla come un buttafuori maori del K-Road di Auckland, una scelta alquanto infelice visto che l’effetto è lo stesso che fa lo ‘sketch della cadrega‘ di Aldo Giovanni e Giacomo, ovvero completo nonsense per chi non può coglierne il riferimento e soprattutto per chi lo guarda doppiato. Non aiuta il fatto che Korg sia praticamente La Cosa dei Fantastici 4 in versione cianotica che parla come Chien Po di Mulan.

thor ragnarokTra le scelte sbagliate spicca inoltre quella di Valchiria (Tessa Thompson), già soggetta a lamentele da parte del grande pubblico al momento del casting (un personaggio iconico del pantheon norreno non può essere impersonato da un’attrice di etnia contrapposta, senza dimenticare che il resto della popolazione locale è assai pallida …), trasformata in un’alcolista incallita per farla sembrare tosta (cliché ne abbiamo?) e provare a farne così dimenticare il colore della pelle, ma non la scadente e monotona interpretazione. Ancora una volta quindi la Marvel/Disney si inginocchia al politically correct, nonostante la vicina uscita di Black Panther. Sakaar d’altro canto è intriso di testosterone e machismo, con combattimenti al rallentatore, un Hemsworth che appare mezzonudo perché anche l’occhio vuole la sua parte (risate registrate) e un Hulk campione osannato che spacca un po’ meno e parla un bel po’ di più, in contrapposizione a un Bruce Banner irriconoscibilmente piangina e al limite del ritardo mentale nonostante i sette dottorati. A un certo punto, quando i problemoni di fiducia tra Thor, Loki, Valchiria e Hulk vengono superati, si forma infine l’improponibile squadra dei Revengers della Galassia, composta dal belloccio, dalla donna scontrosa, dal muscoloso irascibile e dal fratello doppiogiochista e rancoroso … Vi ricorda qualcosa? Mancano solo un procione e una piantina … Se sono ben pochi i legami diretti con gli altri film del MCU – il più evidente è sicuramente la fugace presenza del Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) -, i più attenti potranno scovare tuttavia un Easter Egg interessante per i lettori del fumetto: scolpite sui lati della Torre di Sakaar infatti troviamo le teste dei precedenti campioni al fianco di quella in costruzione di Hulk, tra cui sono riconoscibili Beta Ray Bill, Ares, Bi-Beast e Man-Thing. Avendo pazienza e possibilità di fare dei fermo immagine, ci si potrebbe poi sbizzarrire a cercare altri memorabilia tra gli oggetti finiti nella discarica.

thor ragnarok 2017In conclusione quindi, il Ragnarok piazzato nel titolo è decisamente fuorviante per chi si aspettava un film dalle atmosfere che converrebbero a un momento tanto solenne e tristemente atteso e, nonostante si provi a buttare nel calderone per ricordarcelo il fondamentale e disperato Fenrir, riciclato dal Mork della Storia Infinita, il risultato complessivo finisce per essere un’accozzaglia di colori e di battute a sfondo sessuale che hanno l’effetto di un pugno in un occhio, come quando si guarda un cappotto di Desigual. Il regista neozelandese va completamente fuori tema nel suo autoreferenzialismo e nel rendere Thor troppo fisico e poco introspettivo, togliendo il dramma e lo spessore psicologico che aveva in The Dark World (che certo non era privo di difetti …). Il Ragnarok sembrerebbe comunque segnare la fine del dio del tuono così come lo abbiamo conosciuto, visto che secondo alcuni rumor non smentiti dallo stesso Kevin Feige si starebbe pensando a una sua versione al femminile come nella controparte cartacea.

SPOILER – SCENE POST CREDIT

Nella prima scena troviamo gli asgardiani superstiti esuli nello spazio che parlano troppo presto quando pensano di averla scampata, visto che vengono sovrastati da un’astronave gigantesca che ha tutta l’aria di essere ostile. Se ricordate, nel trailer di Infinity War leakato allo scorso Comic-Con avevamo visto fugacemente Thor schiantarsi sulla Milano, quindi il tutto lascia presagire che l’astronave in cui si imbattono nei titoli di coda qui sia effettivamente di Thanos o di qualche suo scagnozzo. Il che collegherebbe gli eventi e legittimerebbe la scena post credit di Age of Ultron, in cui il titano dichiarava di voler intervenire in prima persona indossando il Guanto dell’Infinito.

Nella seconda scena, messa ad hoc per chiudere TR con l’ennesima risatona non richiesta, il Gran Maestro sconfitto si complimenta con i ribelli per la rivoluzione appena compiuta, contro di lui … Grasse risate!

Di seguito il trailer italiano e quello inglese di Thor: Ragnarok, nei nostri cinema dal 25 ottobre:

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