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	<title>Alessandro Gamma | Il Cineocchio</title>
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		<title>Esclusivo: Robert Patrick ricorda Terminator 2, il provino, la scena più difficile, la frustrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2024 16:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Comic-Con Praga 2024]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Patrick]]></category>
		<category><![CDATA[Terminator 2 - Il giorno del giudizio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il co-protagonista del classico di James Cameron del 1991 ha ricordato i momenti chiave della sua esperienza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-robert-patrick-ricorda-terminator-2-il-provino-la-scena-piu-difficile/">Esclusivo: Robert Patrick ricorda Terminator 2, il provino, la scena più difficile, la frustrazione</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite d&#8217;onore al <strong>Comic-Con di Praga 2024</strong>, abbiamo avuto il piacere di incontrare da molto vicino <strong>Robert Patrick</strong>, storico interprete del freddissimo T-1000, l&#8217;androide composto da metallo liquido che dava del filo da torcere ad nel film <strong>Terminator 2 &#8211; Il Giorno del Giudizio</strong> di James Cameron, un ruolo che lanciò la sua carriera a Hollywood.</p>
<p>Abbiamo quindi colto al volo l&#8217;occasione per chiedere all&#8217;attore oggi 65enne i suoi ricordi del primo incontro col regista e le sue impressioni sulla lavorazione del film e sulle reazioni alla prima visione del montato finale.</p>
<p>Iniziando dalla prima audizione con James Cameron, Robert Patrick ha detto:</p>
<p><em>La prima audizione avvenne con la direttrice del casting, Mali Finn, e mi dissero di presentarmi con &#8220;<strong>una presenza intensa</strong>&#8220;. Arrivai quindi con indosso dei jeans neri, una maglietta nera e con una motocicletta nera. Iniziai a cercare un modo per creare una &#8216;presenza intensa&#8217; mentre ero seduto nel suo ufficio. Lei distolse lo sguardo. Quando mi guardò di nuovo, le piacque quello che stavo facendo. </em></p>
<p><em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo: Robert Patrick ricorda Terminator 2, il provino, la scena più difficile, la frustrazione"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-299408" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con-300x180.jpg" alt="robert patrick praga 2024 comic-con" width="350" height="210" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con-300x180.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con-1152x690.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con-768x460.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/robert-patrick-praga-2024-comic-con.jpg 1216w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Mi disse: &#8220;Qualunque cosa tu stia facendo in questo momento, mi piace. Andiamo a filmare.&#8221; Mi portarono con un assistente di nome Steve, che registrò quello che facevo. Poi mi chiesero di fare altre cose. Creai il personaggio sul momento e a loro piacque molto quello che stavo facendo. </em></p>
<p><em>Quella sera ricevetti poi una telefonata: &#8220;<strong>Sono Jim Cameron. Mi è piaciuto quello che hai fatto oggi in questo esercizio di improvvisazione, torneresti a rifarlo domani?</strong>&#8220;.</em></p>
<p><em>Tornai il giorno dopo e lo rifeci. E mi diedero un po&#8217; più di materiale su cui lavorare. <strong>Io tiravo fuori cose dal nulla per cercare di soddisfare quello che loro stavano cercando. Mi davano degli indizi, ma non mi dicevano mai quale fosse il personaggio</strong>. Ironia della sorte, la maggior parte delle cose che inventai erano esattamente quelle che cercavano, ed è quello che vedete nel film.</em></p>
<p>Venendo alla sua reazione quando ha visto, finalmente, Terminator 2 montato e con tutti gli effetti speciali al posto giusto, Robert Patrick ha ricordato:</p>
<p><em>Fu sbalorditivo. Fu un&#8217;esperienza sconvolgente entrare lì dentro e vedere che tutto funzionava. Avevano un compito ben preciso, che era quello di far sembrare tutto omogeneo con le acrobazie pratiche, gli stunt e poi la CGI. <strong>È la prima performance di motion capture nella storia del cinema</strong>. L&#8217;uomo che l&#8217;ha creata è <strong>Steve Spaz-Williams</strong>. C&#8217;è un documentario a riguardo, intitolato Jurassic Punk, che parla di quel periodo alla ILM, Industrial Light and Magic, in cui l&#8217;hanno creata per la prima volta. </em><em>Poi hanno deciso di applicarla a Jurassic Park. Fece la stessa cosa che fecero con me, ma col T-Rex. Gli diedero vita. </em></p>
<p><em>All&#8217;epoca, dipingevano quadratini sul mio corpo. Ora ti danno una tuta da indossare. <strong>A me fecero indossare un costume da bagno della Speedo e poi dipinsero dei quadratini di quattro pollici tutto intorno, a 360 gradi, sul sedere</strong>. Mi facevano correre e poi inserivano tutto questo nel computer. Dovemmo essere molto precisi per far sì che funzionasse. E ancora oggi, dopo oltre 30 anni, l&#8217;effetto regge benissimo.</em></p>
<p>Parlando della scena più difficile da interpretare in Terminator 2, Robert Patrick ha infine concluso:</p>
<p><em>Non riesco a ricordare quale sia stata la più difficile &#8230; Dovetti affrontare molte sfide. <strong>Forse &#8230;. la camminata fuori dalle fiamme, che poi è la prima volta in cui si vede davvero il T-1000 che non è più metallo liquido</strong>. Credo che questa scena abbia richiesto più tempo di altre e sia stata la più difficile da girare. </em></p>
<p><em><strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/11/cameron-arnold-set-terminator-2.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo: Robert Patrick ricorda Terminator 2, il provino, la scena più difficile, la frustrazione"><img decoding="async" class=" wp-image-290358 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/11/cameron-arnold-set-terminator-2-300x199.jpg" alt="cameron arnold set terminator 2" width="353" height="234" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/11/cameron-arnold-set-terminator-2-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/11/cameron-arnold-set-terminator-2-768x509.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2022/11/cameron-arnold-set-terminator-2.jpg 1024w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /></a>Nessuno di noi sapeva cosa stava facendo, tranne Jim Cameron e Steve Spaz-Williams, Mark Dippé e la Industrial Light And Magic</strong>. Tutti noi sapevamo concettualmente cosa stavamo facendo, naturalmente. Io però non avevo idea di cosa diavolo stessi facendo e mi sentivo frustrato nel cercare di ottenere ciò che loro volevano da me. </em></p>
<p><em>Era una passeggiata che dovevo fare appositamente in modo da far combaciare e da sovrapporre a quello che succedeva sul computer. <strong>Mi sentivo un po&#8217; frustrato perché non ci riuscivo. Stavo perdendo la pazienza</strong>. </em></p>
<p><em>Jim Cameron a un certo punto si avvicinò e mi disse: &#8220;Ehi, amico, sul serio, qui <strong>stiamo facendo la storia del cinema</strong>. È difficile. È difficile per tutti noi. Tieni duro. Sii paziente. Ce la faremo.&#8221; </em></p>
<p><em>Dal mio punto di vista, fu un po&#8217; frustrante. Era difficile immaginare quello che stavamo cercando di fare finché non vedemmo il film finito. Fu il momento in cui la gente vide Terminator 2 in sala e vide per la prima volta questo tizio comparire dalle fiamme e trasformarsi in un essere umano &#8230; Tutti quanti pensarono: &#8220;WTF???&#8221;.</em></p>
<p>Di seguito trovate <strong>la scena della morte del T-1000</strong> in Terminator 2:</p>
<p><iframe title="The Death of T-1000 | Terminator 2 [Remastered]" src="https://www.youtube.com/embed/yiBHj8Xs4sg" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Intervista (con video) a Tait Fletcher, parlando degli stunt in John Wick e The Equalizer (esclusivo)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-con-video-a-tait-fletcher-parlando-degli-stunt-in-john-wick-e-the-equalizer/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2024 14:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Comic-Con Praga 2024]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Insieme allo stuntman ed ex lottatore di MMA abbiamo ripercorso alcune tappe chiave della sua carriera a Hollywood</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-con-video-a-tait-fletcher-parlando-degli-stunt-in-john-wick-e-the-equalizer/">Intervista (con video) a Tait Fletcher, parlando degli stunt in John Wick e The Equalizer (esclusivo)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite d&#8217;onore al <strong>Comic-Con di Praga 2024</strong>, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con <strong>Tait Fletcher</strong>, attore, stuntman e artista marziale misto statunitense che ha partecipato a film d&#8217;azione come <strong>John Wick</strong> e <strong>The Equalizer</strong> e &#8211; più recentemente &#8211; alla serie <strong>The Mandalorian</strong>, dove interpreta un &#8216;Alpha Trawler&#8217;.</p>
<p>E proprio di queste opere (e di caffè &#8230;) abbiamo parlato con lui.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>l&#8217;intervista video completa</strong> a Tait Fletcher al Comic-Con di Praga:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Intervista a Tait Fletcher (John Wick, The Equalizer etc.) - Interview | Comic-Con Praga 2024" src="https://www.youtube.com/embed/Qmk8WAokBrQ" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-con-video-a-tait-fletcher-parlando-degli-stunt-in-john-wick-e-the-equalizer/">Intervista (con video) a Tait Fletcher, parlando degli stunt in John Wick e The Equalizer (esclusivo)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Recensione libro + Intervista: Colpo d&#8217;osceno di Davide Barzi</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-colpo-dosceno-di-davide-barzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 14:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro + intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un volume per ricordare, approfondire e (ri)scoprire autori e personaggi del fumetto horror erotico italiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-colpo-dosceno-di-davide-barzi/">Recensione libro + Intervista: Colpo d&#8217;osceno di Davide Barzi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia del fumetto di genere horror italiano tende a vedere la seminale rivista <strong><em>Horror</em> </strong>del 1969 come capostipite, a citare sbrigativamente quel che accade nel quindicennio successivo e a concentrarsi poi sui fasti della seconda metà degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta.</p>
<p>Eppure istanze, temi, archetipi e molti autori sono nati e cresciuti in quelle testate considerate sottoprodotti. <strong><em>Terror</em></strong>, <strong><em>Oltretomba</em> </strong>e diverse altre testate similari sono state terreno di sperimentazione dei più disparati temi, luoghi e personaggi dal gotico alle istanze più contemporanee della paura.</p>
<p>Personaggi come <strong>Zora</strong>, <strong>Lucifera</strong>, Sukia, Ulula, Wallestein e Yra, dal loro sottobosco hanno inserito nella narrazione diversi degli elementi che si sarebbero poi ritrovati nelle testate seguenti e considerate <em>mainstream</em>.</p>
<p>Autori come <strong>Leone Frollo</strong>, Giovanni Romanini e Ferdinando Tacconi, al servizio di un editore illuminato e coraggioso come<strong> Renzo Barbieri</strong>, hanno realizzato opere che solo ora riemergono “<strong>da un periodo di arbitrario oscuramento</strong>” dovuto ai contenuti sexy (peraltro inizialmente labili quando non inesistenti) che – più di quelli orrorifici – li hanno emarginati dalla storiografia ufficiale.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/biancaneve-frollo.jpg" rel="lightbox" title="Recensione libro + Intervista: Colpo d'osceno di Davide Barzi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-293695" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/biancaneve-frollo-300x429.jpg" alt="biancaneve frollo" width="300" height="429" /></a>Lo sceneggiatore e storico del fumetto <strong>Davide Barzi</strong> (Bonelli, ReNoir Comics, Editoriale Cosmo) ha deciso che era venuto il momento di fare chiarezza e di rendere il doveroso tributo a questo florido periodo dell&#8217;editoria &#8216;da edicola&#8217; italiana e grazie a <strong>Cut-Up Publishing</strong> ha dato alle stampe il volume <strong>Colpo d&#8217;osceno &#8211; Autori e personaggi del fumetto horror erotico italiano</strong> (324 pagg., 22,90 euro), un&#8217;opera fondamentale per chi quegli anni li ha vissuti e per chi vuole (ri)assaporare il profumo un po&#8217; proibito di un&#8217;epoca che non tornerà più.</p>
<p>Abbiamo fatto <strong>una chiacchierata</strong> con l&#8217;autore per parlare allora della genesi di Colpo d&#8217;osceno &#8211; Autori e personaggi del fumetto horror erotico italiano e di come &#8211; e perché &#8211; si è avvicinato a quelle pubblicazioni &#8216;proibite&#8217;.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Quando hai iniziato a lavorare su Colpo d&#8217;osceno, e perché hai pensato fosse &#8216;necessaria&#8217; una pubblicazione del genere in Italia?</strong></span></p>
<p><em>La ricerca prende avvio dalla scelta di Editoriale Cosmo, che ringrazio di cuore, di arricchire la sua collana da edicola &#8220;I classici dell&#8217;erotismo&#8221; (riproposte di una selezione di titoli dei celebri marchi Edifumetto e Ediperiodici) con un apparato redazionale, chiedendo a me di occuparsene. Questo mi ha portato a organizzare con continuità interviste ad autori, studi di materiali, acquisizione di immagini rare e preziose. </em></p>
<p><em>Di questa grande mole di materiale non tutto poteva trovare spazio nelle pagine in appendice agli albi, quindi cercavo una forma che &#8220;fermasse&#8221; tutto lo studio e lo rendesse sempre e facilmente disponibile. Con Cut-Up c&#8217;è un rapporto forte e duraturo e credo che la trattativa per realizzare con loro questo libro sia durata circa due minuti e mezzo, dopo, i quali avevamo già un accordo. I primi riscontri che ho dagli eventi di presentazione è che si tratti di <strong>un libro che mancava e serviva</strong>.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>A chi si rivolge Colpo d&#8217;osceno?</strong></span></p>
<p><em>A chi non ha pregiudizi o &#8211; se ne ha &#8211; ha almeno un po&#8217; di voglia di metterli in discussione. Ha chi ha il desiderio di conoscere una controstoria del fumetto parallela a quella mainstream più nota. <strong>A chi ha interesse ad approfondire le vicende umane e professionali di chi ha costruito un corpus editoriale enorme</strong> che è stato esportato con successo in diverse parti del mondo. E &#8211; da quel che percepisco dal primi riscontri &#8211; da chi all&#8217;epoca ne era fruitore magari occasionale ed è stupito nel conoscere l&#8217;enorme lavoro oscuro di fior di autori dietro quelle opere.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Parlami di come hai scelto il titolo e le illustrazioni per la copertina</strong></span></p>
<p><em>Sono un amante del calembour e vengo accreditato come ottimo titolista, tanto che amici che lavorano in ambito editoriale non di rado mi chiedono una mano in tal senso . Non è magari una skill particolarmente spendibile in ambito professionale, ma almeno in casi come questo danno soddisfazione. Riguardo alla copertina, come si capisce dalle cinquanta pagine interne che gli dedico, sono un devoto adoratore dall&#8217;arte di Ferdinando Tacconi, fiero tra le altre cose di avere lavorato con Alfredo Castelli alla prima e unica edizione integrale al mondo del loro capolavoro &#8220;Gli Aristocratici&#8221;. </em></p>
<p><em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/lucifera.jpg" rel="lightbox" title="Recensione libro + Intervista: Colpo d'osceno di Davide Barzi"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-293696 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/lucifera-300x415.jpg" alt="lucifera" width="300" height="415" /></a>E trovo ancora oggi modernissime e folgoranti le copertine che realizzò al tratto tra il 1973 e il 1974 per la Edifumetto, per testate come I Nobel del Fumetto e Fumetti Folk. Alla fine del 2022 Tacconi avrebbe compiuto cent&#8217;anni, e ridare centralità a quel momento del suo percorso non sempre adeguatamente valorizzato mi sembrava un buon modo per rendergli onore. La nipote Barbara ha avvallato la scelta e il grafico Alessio Stucci ha incastonato l&#8217;illustrazione in una struttura grafica che trovo straordinaria. <strong>Ne approfitto per dire che il ricchissimo apparato iconografico del libro è valorizzato dal lavoro superbo di Alessio</strong>: la sua competenza e creatività e lo scrupoloso lavoro di editor di Stefano Fantelli hanno portato a un risultato di cui sono davvero contento.</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Tu sei nato nel 1972 &#8230; Quando hai (ri)scoperto queste opere e autori?</span></strong></p>
<p><em>Nei miei anni formativi non ne sono stato un lettore. Ma non per la mia purezza d&#8217;animo: semplicemente preferivo fumetti d&#8217;altro genere e la mia pruderie adolescenziale nella seconda metà degli anni Ottanta aveva come riferimento le riviste fotografiche soft e le VHS, mentre questo tipo di fumetto aveva già intrapreso la sua china discendente. <strong>Li ho (ri)scoperti in età matura</strong>. Escludendo Magnus di cui ho letto tutto fin da ragazzino, compresa quindi la sua produzione per Renzo Barbieri.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Come hai fatto a ricostruire tutto quanto?</strong></span></p>
<p><em>Nei miei decenni di appassionato studio del fumetto in generale avevo raccolto anche materiale sul tema specifico, che non è tanto ma c&#8217;è, sparso tra volumi, riviste e testi on line. Sicuramente preziosa si è rivelate la collana &#8220;Immaginario Sexy&#8221; di Mencaroni Editore per l&#8217; attentissimo lavoro di mappatura del materiale. Partendo da lì, i cardini della ricostruzione sono stati due: il primo, fondamentale (tuttora in corso anche per ulteriori approfondimenti futuri) è rappresentato dalle <strong>interviste ai protagonisti di quel periodo d&#8217;oro</strong>: autori ma anche redattori e chiunque lavorasse nella filiera, non esclusi tipografi e distributori, per capire ogni aspetto creativo e produttivo, ma soprattutto &#8211; per me imprescindibile &#8211; umano. </em></p>
<p><em>Perché dal mio &#8220;Le Regine del Terrore&#8221;, il libro sulle sorelle Giussani, in avanti ho capito che se non emerge una vicenda personale dietro queste storie si racconta un fatto tecnico che ha i suoi motivi di interesse ma rimane nella cerchia degli appassionati del settore.</em></p>
<p><em>Salvo rari casi, hanno accettato tutti volentieri di far riemergere quella parte del loro percorso lavorativo che per decenni, consciamente o inconsciamente, è rimasta quantomeno un po&#8217; in penombra. Secondo cardine ovviamente i materiali. E qui il mio enorme ringraziamento va ai fratelli <strong>Loris e Silvio Costa</strong>, tra i più importanti collezionisti di fumetto in Italia, che mi hanno aperto i loro armadi permettendomi giornate di studio ricche e proficue.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non è un peccato che chi volesse oggi recuperare queste storie &#8211; magari dopo aver letto il volume &#8211; sia pressoché impossibilitato a riuscire nell&#8217;impresa?</strong></span></p>
<p><em>Devo dire che negli ultimi due anni nelle fiere dell&#8217;usato <strong>ho visto crescere progressivamente lo spazio dedicato ai pocket erotici</strong>. Credo ci sia un nesso con il lavoro di riscoperta fatto dal progetto Annexia/Vintagerotika, da Mencaroni Editore, da Editoriale Cosmo, da Cut-Up Publishing e da altri che probabilmente sto dimenticando. Certo questo porta purtroppo a una lievitazione dei prezzi di materiale che solo pochi anni fa nessuno voleva e cercava. Ma la riproposta di Cosmo tutto sommato ha portato una prima sventagliata di recuperi a prezzi abbordabili. E chissà mai che in futuro qualcos&#8217;altro possa tornare a succedere…</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/sukia.jpg" rel="lightbox" title="Recensione libro + Intervista: Colpo d'osceno di Davide Barzi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-293697" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/05/sukia-300x413.jpg" alt="sukia" width="300" height="413" /></a>Il tuo personaggio / pubblicazione preferito e perché</strong></span></p>
<p><em>Difficile. Ma forse, anche se borderline rispetto all&#8217;horror (genere comunque contenuto negli ingredienti della collana)<strong> la Biancaneve di Rubino Ventura e Leone Frollo</strong>. Un&#8217;idea geniale sviluppata con inventiva strabordante che crea un sottogenere che avrà successo per anni, quello delle fiabe e favole sexy, sia per i marchi di Renzo Barbieri che con Ventura ideò la progenitrice sla in numerosi emuli di altri editori che cavalcarono il successo con alterne fortune. Un lavoro leggero e brioso dove però i contenuti psicoanalitici, consapevoli o meno, abbondano.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Il tuo personaggio / pubblicazione meno riuscito e perché</strong></span></p>
<p><em>Preferirei non indicare un titolo specifico perché dietro ogni lavoro ci sono sempre delle persone che mettono Il massimo del loro impegno. <strong>Diciamo che in generale, più che una testata, c&#8217;è forse un periodo dove una concomitanza di motivi porta a una flessione qualitativa</strong>: dalla metà degli anni Ottanta la diffusione delle riviste fotografiche hard core e la facile reperibilità delle videocassette pornografiche rendono vetusti i pocket erotici in tempi drammaticamente brevi. </em></p>
<p><em>La strada consigliata da alcuni è provare a riciclarsi nel fumetto non erotico, a gli esperimenti in tal senso degli anni Settanta non hanno portato, risultati sperati. Se si esclude la geniale intuizione del Paninaro, dai risultati clamorosi ma dalla fiammata di breve durata, l&#8217;erotismo ormai è un ricordo, sostituito all&#8217;hard, e un redattore/narratore di razza come Giuseppe Pederiali ha ormai preso altre strade. Barbieri proverà tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta con una produzione più mainstream, ma i risultati saranno ampiamente deludenti e porteranno Barbieri verso un sensibile ridimensionamento delle sue produzioni.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Qual è il lascito più grande di questo piuttosto lungo e florido periodo dell&#8217;editoria italiana?</strong></span></p>
<p><em>La creatività selvaggia ai limiti dell&#8217;incoscienza che dominava nelle redazioni di editrice 66, Erregi Edizioni, Edifumetto, Ediperiodici e vari marchi correlati <strong>ha portato ad anticipare diverse istanze che negli anni a venire sarebbero state integrate dal fumetto che gli edicolanti non nascondevano negli angoli bui dei punti vendita</strong>: per dirne solo alcuni, il genere horror, considerato inopportuno alla stregua dell&#8217;erotico (il grande pubblico del fumetto si accorgerà del suo potenziale solo da Dylan Dog in avanti, diciassette anni dopo la testata Terror), la testata contenitore come laboratorio di ricerca e palestra per autori, le copertine pittoriche, i nomi degli autori in copertina, la trama orizzontale con un flusso narrativo degno del feuilleton ottocentesco, la grande continuità grafica data da singoli autori (certo spesso coadiuvati da uno staff da loro coordinato) a seguire per intero o quasi una testata.</em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer </strong>di <em>Zora la vampira</em> dei Manetti Bros.:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Zora la vampira (2001) - Trailer" src="https://www.youtube.com/embed/aAXOPOVLWTE" width="1014" height="562" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[Dunkirk]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Rylance]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un assalto frontale ai sensi dello spettatore, un film di guerra che cerca l'ordine in mezzo al caos capace di issarsi tra le pietre miliari del genere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la maggior parte della sua carriera, <strong>Christopher Nolan</strong> ha navigato con successo ai confini del reale, tra cavalieri oscuri, sogni profondi, maghi e impossibili missioni spaziali. È quindi intrigante vederlo ora tornare in qualche modo agli esordi con <strong>Dunkirk</strong>, progetto sul quale ha lavorato per 25 anni, per una narrazione immersa nel realismo e ancorata profondamente a un evento accaduto.</p>
<p>Considerata la pressione del progetto, il risultato è assolutamente all&#8217;altezza delle aspettative, forse oltre, perché il regista inglese riesce ad amalgamare la sua sensibilità creativa con la necessità di un film di guerra distintivo, privo di retorica e tutt&#8217;altro che accomodante (parla pur sempre di una sconfitta). Quando si pensa a questo filone, è ormai molto difficile non ripescare direttamente classici come <strong><em>Apocalypse Now</em></strong>, <strong><em>Platoon</em></strong>, <strong><em>La Sottile Linea Rossa</em></strong> o <em><strong>Salvate il Soldato Ryan</strong></em> e bisogna pertanto fare qualcosa di davvero speciale per meritare di essere citato in futuro nella stessa frase insieme a quelli.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-locandina.jpg" rel="lightbox" title="Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-49104" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-locandina-300x411.jpg" alt="dunkirk locandina" width="256" height="351" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-locandina-300x411.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-locandina.jpg 420w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></a>Fin dalla sequenza di apertura lo spettatore si ritrova in prima persona nel mezzo della cittadina francese sotto assedio e spettrale, costretto a vivere gli eventi come se fosse presente in quelle strade. Non ci saranno momenti in cui i personaggi si siedono intorno a un fuoco a raccontarsi i rispettivi trascorsi, i brutti ricordi o quant&#8217;altro.</p>
<p>Questi cliché vengono banditi da Dunkirk. Potrebbe risultare un problema, perché ciò impedisce di provare interesse o sentirsi connessi emozionalmente al tale protagonista, ma qui siamo davanti a un&#8217;esperienza diversa dalle altre, è giusto premetterlo. Innumerevoli sono i <em>war movie</em> con tali caratteristiche, ma <strong>Christopher Nolan non vuole trattare degli individui, vuole focalizzarsi completamente sull&#8217;evento</strong>. Racconta l&#8217;evacuazione e come sarebbe stato ritrovarsi al centro di questa terribile situazione.</p>
<p>E quando ci sei in mezzo, non ti fermi a presentarti e a chiedere informazioni sulla famiglia di quelli che incontri, pensando di fare una tranquilla e amichevole conversazione tra le bombe che piovono dal cielo e gli aerei che sparano costantemente tutt&#8217;intorno. Se vi aspettate grandi archi personali rimarrete quindi delusi, perché a volte in un conflitto le persone muoiono da sole senza nessuno a fianco che le conforti e dica loro che andrà tutto bene.</p>
<p>Un altro aspetto che rende Dunkirk tanto terrificante. Ogni cosa sullo schermo sembra autentica (il <strong>budget di oltre 100 milioni di dollari</strong> è servito), non è un mero resoconto hollywoodiano romanzato. La durata &#8216;esigua&#8217; di soli <strong>106 minuti</strong> non deve ingannare, è perfettamente calibrata e funzionale. <strong>È un film che viene raccontato dal centro</strong>, che si espande dall&#8217;interno fino ai margini, finchè lo spettacolo non è tanto immenso da spazzare via tutto il ticchettio del terrore che lo pervade.</p>
<p>In breve, il lungometraggio racconta le disperate fasi dell&#8217;evacuazione di Dunkerque durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale, quando, in seguito all&#8217;invasione della Francia da parte della Germania nazista, migliaia di soldati alleati si ritrovarono sulle spiagge della città costiera circondati dall&#8217;esercito tedesco, attendendo di essere &#8216;salvati&#8217;.</p>
<p>Dunkirk <strong>è strutturato lungo tre linee narrative</strong>, ciascuna ambientata in un determinato arco temporale e in un preciso &#8216;terreno di gioco&#8217;: la prima comincia sulla terraferma, tra i soldati della fanteria, e copre una settimana; la seconda è ambientata in mare e copre un giorno, seguendo i coraggiosi marinai civili giunti in loro soccorso dalla Gran Bretagna; la terza copre un&#8217;ora di tempo e ha luogo nei cieli, a bordo degli aerei Spitfire pilotati da alcuni volontari della RAF, inviati per garantire fuoco di copertura.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-nolan-2017.jpg" rel="lightbox" title="Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49329 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-nolan-2017-300x129.jpg" alt="dunkirk film nolan 2017" width="349" height="150" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-nolan-2017-300x129.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-nolan-2017.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-nolan-2017-500x214.jpg 500w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Queste tre linee narrative &#8211; fedeli all&#8217;ossessione di Christopher Nolan di <em>giocare</em> con lo spazio e il tempo &#8211; si intrecciano secondo <strong>uno sviluppo non classicamente lineare</strong>, generando inizialmente confusione, ma fondamentali per la riuscita dell&#8217;opera.</p>
<p>Inutile dire che l&#8217;evacuazione è un&#8217;esperienza molto diversa per tutti i soggetti coinvolti, ma l&#8217;aspetto più audace della sceneggiatura è come il montaggio del fedelissimo <strong>Lee Smith</strong> riesca a uniformarle in una soltanto, come se le vicende vissute da ciascuno stessero accadendo contemporaneamente. Brillante.</p>
<p>Altro aspetto da non tralasciare è che <strong>non si vedono mai i tedeschi</strong>. Quasi ogni fotogramma della pellicola in formato panoramico <strong>70 millimetri</strong> è ambientato nel centro pulsante di quel preciso momento storico della Seconda Guerra Mondiale, però i nazisti non vengono nemmeno menzionati, sebbene i loro sottomarini si nascondano invisibili sotto il pelo dell&#8217;acqua in mare aperto, i loro aeroplani si celino nelle nuvole e gli artiglieri restino fuori campo mentre si ammassano dall&#8217;altra parte delle dune aspettando l&#8217;ordine di attaccare. Questo non rende &#8216;il nemico&#8217;, come viene generalmente definito, meno pericoloso o letale, anzi. La sua presenza è costantemente palpabile e spaventosa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-kenneth.jpg" rel="lightbox" title="Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-49106" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-kenneth-300x160.jpg" alt="dunkirk film 2017 kenneth" width="349" height="186" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-kenneth-300x160.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-kenneth-500x267.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-kenneth.jpg 668w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Come ci si aspetta dai film di Christopher  Nolan, <strong>la presentazione visiva di Dunkirk ha pochi rivali</strong>, i set allestiti sono eccezionali, con l&#8217;utilizzo di immagini mozzafiato per evidenziare la consistenza e la dimensione effettiva dell&#8217;impresa. L&#8217;azione è presentata in modo mirato e pacato, senza stacchi epilettici ogni due secondi.</p>
<p>Ci sono sequenze multiple che ritraggono la paura pura, la claustrofobia e il disordine presenti nelle settimane finali dell&#8217;evacuazione ed è questa tensione sempre presente che tiene schiacciato lo spettatore alla poltroncina per l&#8217;intera durata.</p>
<p>&#8220;<strong>Realtà virtuale senza cuffie</strong>&#8220;. Così Christopher  Nolan ha definito l&#8217;esperienza di vedere Dunkirk così come l&#8217;ha pensato. E non stava scherzando. Dunkirk è IL film da prendere a esempio per capire quanto l&#8217;idea di <em>streaming</em> su un tablet sia folle. Il regista e il suo team &#8211; tra cui il direttore della fotografia olandese <strong>Hoyte Van Hoytema</strong> &#8211; <strong>sono arrivati a personalizzare un&#8217;attrezzatura IMAX</strong> in modo che la macchina da presa potesse entrare nell&#8217;angusta cabina di pilotaggio di un aereo da combattimento della seconda guerra mondiale, per un realismo e un trasporto mai visti.</p>
<p>Tuttavia, Dunkirk non è l&#8217;esperienza più sorprendente mai offerta dal formato IMAX per i suoi momenti di bravura registica, quanto piuttosto perché Christopher  Nolan sa approfittare della grandezza del formato scelto anche per i momenti più intimi, fiducioso nella resa. Provare per credere.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-riley.jpg" rel="lightbox" title="Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-49111 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-riley-300x147.jpg" alt="dunkirk film 2017 riley" width="347" height="170" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-riley-300x147.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-riley-500x245.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-riley.jpg 728w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a><strong>È il <em>sound design</em> comunque a fare davvero la differenza</strong> e a innalzare Dunkirk a un&#8217;esperienza con pochi procedenti, fornendo una delle rappresentazioni più realistiche mai udite in un cinema dei suoni terrificanti della Guerra (guardatelo in una sala dotata di <strong>Dolby Atmos</strong> se potete).</p>
<p>Esplosioni e spari hanno una consistenza decisamente diversa rispetto ad altri film, accompagnati da sibili affilati e bassi profondi, con la famosa &#8220;tromba di Gerico&#8221; generata dalla presenza degli Junkers Ju 87 / Stuka che dà costantemente forma al senso di impotenza generale.</p>
<p>A questo va aggiunta la nuova brillante collaborazione tra Christopher  Nolan e il compositore <strong>Hans Zimmer</strong>, che realizza una colonna sonora angosciante e insistente, che in pochi probabilmente vorranno riascoltare nel proprio lettore Mp3 a casa. È un lavoro sonoro che intreccia senza sosta le tre narrazioni e crea una fenomenale atmosfera di apprensione. Ci sono momenti in cui un passaggio orchestrale per due o tre minuti risuona continuamente mentre la storia si sposta dal suolo al mare e poi all&#8217;aria, con la musica che lega le immagini insieme. <strong>È una <em>soundtrack</em> che ricorda come mai il lavoro di Bernard Hermann</strong> fosse così vitale per costruire la suspense nella maggior parte dei lungometraggi di <strong>Alfred Hitchcock</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-hardy.jpg" rel="lightbox" title="Dunkirk: la recensione del film di guerra di Christopher Nolan"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-49105" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-hardy-300x144.jpg" alt="dunkirk film 2017 hardy" width="338" height="162" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-hardy-300x144.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-hardy-500x240.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/dunkirk-film-2017-hardy.jpg 739w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></a>E ora veniamo al cast. Christopher Nolan permette ai suoi personaggi di internalizzare la paura e le emozioni, consentendogli di esprimerle nel modo più aromatico e penetrante possibile. Nei panni di Tommy, <strong>Fionn Whitehead</strong> debutta al cinema in modo sorprendente. Non essendoci un vero e proprio protagonista, il suo punto di vista è spesso per il pubblico una stampella a cui appoggiarsi.</p>
<p>Il giovane è il primo a comparire in scena nei momenti di apertura, in cui vediamo alcuni militari abbattuti da cecchini invisibili nel mezzo della cittadina del titolo mentre dal cielo cade una pioggia di volantini propagandistici che annunciano alle truppe Alleate lì schierate che sono in trappola.</p>
<p>L&#8217;esperto <strong>Mark Rylance</strong> è un pacato e fiero civile che salpa verso Dunkirk con suo figlio &#8211; col quale comunica in maniera tranquilla attraverso lo sguardo -, mentre <strong>Cillian Murphy </strong>è un pilota della RAF tratto in salvo e sotto shock. Il suo collega d&#8217;aria <strong>Tom Hardy</strong> è invece intento in un difficile combattimento contro la Luftwaffe.</p>
<p>L&#8217;attore ha ancora meno linee di dialogo del resto del cast e tutte le sue parole sono così alterate dalla maschera ad ossigeno che sembra che Christopher Nolan abbia deciso di dargli qualche battuta solo per indispettire chi si era lamentato di <strong>Bane</strong>. Nonostante questo apparente limite, l&#8217;attore recita con gli occhi, contribuendo alla grandiosità delle sequenze che lo vedono al centro.</p>
<p><strong>Il cuore battente di una pellicola assai scarsamente sentimentale è invece George</strong> (<strong>Barry Keoghan</strong>), l&#8217;equivalente per Christopher Nolan della &#8216;ragazza con il cappotto rosso&#8217; di <strong><em>Schindler&#8217;s List</em></strong>, un faro di umanità in un mare di indifferenza, un personaggio essenziale per una storia determinata a internalizzare la casualità e l&#8217;entropia incontrollabile che la maggior parte dei film di guerra relega sullo sfondo. L&#8217;unico soggetto un po&#8217; sopra le righe resta quindi il comandante Bolton interpretato da <strong>Kenneth Branagh</strong>, le cui paventate conoscenze <em>top secret</em> della torbida situazione scatenatasi non sfociano mai in nulla di concreto.</p>
<p>In definitiva, Dunkirk è <strong>un&#8217;esperienza ai limiti dell&#8217;incredibile</strong> per il cinema del 2017, peraltro assolutamente da vivere in sala. Difficilmente qualcun altro in futuro potrà dire qualcosa di nuovo e/o di superiore. Il cast è sì composto da molti volti giovani e sconosciuti, ci sono sì pochissimi dialoghi e tutti sappiamo quello che è accaduto su quella spiaggia 70 anni fa, ma <em>la versione di Nolan</em> è una di quelle che vale la pena di approfondire senza remore.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer ufficiale italiano</strong> di Dunkirk:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/gYQ1d3Rgo5w" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recensione fumetto &#124; La Lega degli Straordinari Gentlemen: Century di A. Moore e K. O&#8217;Neill (nuova edizione)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-fumetto-la-lega-degli-straordinari-gentlemen-century-di-a-moore-e-k-oneill/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 16:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Moore]]></category>
		<category><![CDATA[Bao]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=91513</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per i suoi primi vent'anni, BAO propone ai lettori italiani il terzo volume della saga fanta-vittoriana in versione riveduta e corretta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-fumetto-la-lega-degli-straordinari-gentlemen-century-di-a-moore-e-k-oneill/">Recensione fumetto | La Lega degli Straordinari Gentlemen: Century di A. Moore e K. O&#8217;Neill (nuova edizione)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di qualche mese dai primi due volumi (la recensione: <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-fumetto-la-lega-degli-straordinari-gentlemen-vol-1-di-a-moore-e-k-oneill-ed-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vol. 1</a> e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-fumetto-la-lega-degli-straordinari-gentlemen-vol-2-di-a-moore-e-k-oneill-ed-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vol. 2</a>), BAO Publishing continua i festeggiamenti per i vent&#8217;anni della serie di <strong>Alan Moore e Kevin O&#8217;Neill</strong> con il terzo volume &#8211; <strong>Century</strong> (256 pagine, 23 euro) &#8211; della nuova edizione (in grande formato, riveduta e corretta) de <strong>La Lega degli Straordinari Gentlemen </strong>(<em>The League of Extraordinary Gentlemen</em>), che vede stavolta il gruppo di eroi vittoriani coinvolti in un&#8217;avventura che si dipana lungo tre episodi ambientati nella Londra del 1910, del 1969 e del 2009, dall&#8217;epoca vittoriana all&#8217;inizio del nuovo millennio, passando per la rivoluzione culturale degli anni Sessanta. È presente anche un racconto in prosa, situato temporalmente negli anni &#8217;60, che risponde alla domanda: &#8220;<strong>Chi vive, veramente, sulla Luna?</strong>&#8220;.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-1.jpg" rel="lightbox" title="Recensione fumetto | La Lega degli Straordinari Gentlemen: Century di A. Moore e K. O'Neill (nuova edizione)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-91520" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-1-300x225.jpg" alt="La lega degli straordinari Gentlemen - Century - Nuova edizione" width="392" height="294" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-1-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-1-768x576.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-1.jpg 800w" sizes="(max-width: 392px) 100vw, 392px" /></a>Questa <strong>la trama ufficiale</strong>:</p>
<p><em>In un mondo simile al nostro, ma popolato dalla controparte letteraria dei personaggi storici realmente esistiti, un manipolo di riluttanti eroi provenienti dalla letteratura di intrattenimento vittoriana tenta di impedire l&#8217;avvento di un anticristo destinato a cambiare il mondo per sempre. In tre capitoli, ambientati rispettivamente nel 1910, nel 1969 e nel 2009, gli eroi vittoriani Mina Murray, Allan Quatermain, Capitano Nemo, Griffin l&#8217;uomo invisibile e Mister Hyde, indagano questa volta sul tentativo di creazione di un essere destinato a distruggere l&#8217;ordine naturale delle cose da parte di un potente occultista: Oliver Haddo. Ma se Haddo è morto, chi sta portando avanti il suo folle piano?</em></p>
<p>Questa terza parte di La Lega degli Straordinari Gentlemen è più vicina a <strong><em>Black Dossier</em> </strong>rispetto alle prime due, il che significa che abbiamo per le mani <strong>un lavoro polarizzante</strong> che frustrerà la maggior parte delle persone, e soddisferà un numero sempre minore di fan <em>hardcore</em> di Alan Moore. Ognuno dei tre capitoli, 1910, 1969 e 2009, introduce riferimenti specifici al relativo periodo storico che diventano sempre più arcani, come se Century fosse stato concepito come <strong>una caccia al tesoro iper-contestuale</strong>, spedendo i lettori a frugare tra le pagine di Wikipedia per (rac)cogliere tutti gli oscuri indizi letterari e le Easter Egg occulte sparse nel testo.</p>
<p>Ci sono poche possibilità &#8211; per chiunque &#8211; di riuscire cogliere ogni minimo dettaglio concepito da Alan Moore e Kevin O&#8217;Neill, ma va detto che <strong>seguendo il sentiero che va &#8216;oltre&#8217; il volume si può arrivare a destinazioni affascinanti</strong>. Si tratta di una lettura che potrebbe davvero far arrabbiare una fetta di pubblico, e non c&#8217;è dubbio che Century non solo difetti di <em>accessibilità</em>, ma pure del ritmo spedito e del puro intrattenimento che contraddistinguevano i primi due volumi di La Lega degli Straordinari Gentlemen. <strong>È un lavoro complesso e articolato</strong> &#8230; e per alcuni un altro esasperante &#8216;esperimento di tolleranza&#8217; sui lettori da parte di Alan Moore, il cui hobby sembra esser diventato negli anni quello di alienare i fan dei fumetti.</p>
<p>Può piacere in modo &#8216;diverso&#8217;, sia chiaro, ma chi cerca la stessa quantità di divertimento, sagacia o memorabilità dimostrata in passato potrebbe rimanere molto deluso. Ogni volta che un testo ci rende nostalgici per le avventure precedenti mentre lo state leggendo &#8230; beh, non è un bel segno. <strong>È sconnesso e scoraggiante</strong>, e Alan Moore sa bene che la crescente densità di allusioni non può compensare una storia meno divertente, ma &#8211; ovviamente &#8211; non gliene frega niente. Spingendosi più in là, quelli che hanno detestato <em>Black Dossier</em> quasi certamente odieranno Century.</p>
<p>In attesa dell&#8217;uscita dell&#8217;ultimo capitolo inedito della serie, <strong><em>La tempesta</em></strong>, di seguito potete ammirare <strong>alcune pagine in alta definizione</strong> di La Lega degli Straordinari Gentlemen &#8211; Century:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-91518 size-full" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-ed..jpg" alt="La lega degli straordinari Gentlemen - Century - Nuova ed." width="888" height="1363" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-ed..jpg 888w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-ed.-300x460.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-ed.-768x1179.jpg 768w" sizes="(max-width: 888px) 100vw, 888px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-91519 size-full" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione.jpg" alt="La lega degli straordinari Gentlemen - Century - Nuova edizione" width="890" height="1368" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione.jpg 890w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-300x461.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/02/La-lega-degli-straordinari-Gentlemen-Century-Nuova-edizione-768x1180.jpg 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-fumetto-la-lega-degli-straordinari-gentlemen-century-di-a-moore-e-k-oneill/">Recensione fumetto | La Lega degli Straordinari Gentlemen: Century di A. Moore e K. O&#8217;Neill (nuova edizione)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Esclusivo &#124; Intervista a Marco Rosson su Shanda&#8217;s River, l&#8217;horror con loop che tinge di mistero l&#8217;Oltrepò</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-marco-rosson-shandas-river-horror-oltrepo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2017 09:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giovane regista pavese ci ha parlato della sua ultima fatica, tra le difficoltà del mercato italiano e le soddisfazioni internazionali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-marco-rosson-shandas-river-horror-oltrepo/">Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda&#8217;s River, l&#8217;horror con loop che tinge di mistero l&#8217;Oltrepò</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;ultimo Festival del cinema fantastico di Sitges, <strong>Dario Argento</strong>,<strong> Sergio Martino </strong>e<strong> Lamberto Bava</strong> hanno raccontato, nel corso di un&#8217;interessantissima tavola rotonda sui 50 anni del cinema horror italiano, come questo genere &#8211; di cui l&#8217;Italia era uno dei maggiori e più apprezzati produttore ed esportatori &#8211; siano lentamente scivolato in rovina per svariate cause (<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/video-tavola-rotonda-sullhorror-italiano-con-dario-argento-sergio-martino-lamberto-bava-e-guillermo-del-toro-3/" target="_blank" rel="noopener">il nostro video esclusivo e integrale dell&#8217;incontro</a>).</p>
<p>Se è vero che pochissime produzioni nostrane arrivano fino nelle sale &#8211; va già un po&#8217; meglio per quanto riguarda l&#8217;home video -, non è però altrettanto che questo clima venutosi a creare riesca a scoraggiare del tutto i giovani autori che intendono cimentarsi col <em>genere</em>. Ultimo esempio in tal senso è <strong>Shanda&#8217;s River</strong>, horror indipendente girato completamente in lingua inglese diretto da <strong>Marco Rosson</strong> (<em>New Order</em>) girato nella zona di Voghera (Pavia) che è stato capace negli ultimi mesi di aggiudicarsi diversi premi nei Festival &#8211; anche internazionali &#8211; nei quali è stato presentato in anteprima (Los Angeles Film Festival, New Jersey Horror Con and Film Festival, Upstate NY Horror Film Festival e gli italiani Mediterranean Film Festival e ToHorror Film Festival 2017).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/loandina-shandas-river-2.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda's River, l'horror con loop che tinge di mistero l'Oltrepò"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53392 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/loandina-shandas-river-2-212x300.jpg" alt="loandina shanda's river (2)" width="247" height="350" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/loandina-shandas-river-2-212x300.jpg 212w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/loandina-shandas-river-2-283x400.jpg 283w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/loandina-shandas-river-2.jpg 549w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>Il film, che vede protagonisti <strong>Margherita Remotti</strong>,<strong> Diego Runko</strong>,<strong> Claudia Marasca</strong>,<strong> Marcella Braga </strong>e<strong> Toni Pandolfo</strong> presenta la seguente <strong>sinossi ufficiale</strong>:</p>
<p><em>Una professoressa (Emma), si reca a Voghera per studiare la storia di Shanda, una strega uccisa ai primi dell&#8217;800 sulle rive del fiume che prese poi il suo nome. Emma si ritrova così incatenata a un sortilegio che la obbliga a rivivere lo stesso giorno ancora e ancora. Ogni volta assassinata, ricomincerà la giornata in loop.</em></p>
<p>Abbiamo colto l&#8217;occasione per fare due chiacchiere con Rosson, cercando di capire dove siano nate la passione per il cinema <em>di genere</em> e come sia arrivato a realizzare <em>Shanda&#8217;s River</em>, di cui potete vedere qui sotto anche <strong>alcune immagini esclusive</strong>:</p>
<p><strong>Puoi raccontarci brevemente qualcosa di te, di come sei diventato regista?</strong></p>
<p><em>Ho sempre avuto fin da ragazzo una grande passione per il cinema. Appena finite le superiori mi sono subito iscritto alla Scuola Civica di cinema e televisione di Milano. Dopo le civiche ho iniziato a lavorare sui primi set, ho fatto tutta la gavetta dal basso per quasi 10 anni. Ho iniziato come runner, portando in giro troupe e attori. Nel 2007 ho usato della pellicola scaduta che avevo recuperato sui vari set e ho girato il mio  cortometraggio <strong>Metastasi</strong>, con cui ho vinto qualche premio, tra cui uno come Miglior regista under 30. Ho continuato a portare avanti i miei progetti e nel frattempo, lavoravo sui set di TV, pubblicità e video musicali. Piano piano sono salito di livello, ho iniziato a fare l&#8217;assistente alla regia, fino a fare il primo aiuto. Sono rimasto qualche anno in Endemol Italia come aiuto e nel 2012 ho deciso di fare il passaggio alla regia, girando il mio primo lungometraggio, <strong>New Order</strong>, con l’attore <strong>Franco Nero</strong>.</em></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-set.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda's River, l'horror con loop che tinge di mistero l'Oltrepò"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53393 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-set-300x225.jpg" alt="shanda's river set" width="315" height="236" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-set-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-set-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-set.jpg 777w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /></a>New Order</em> del 2014 era sci-fi, con <em>Shanda&#8217;s River</em> passi invece all&#8217;horror. Dove nasce la passione per il &#8216;genere&#8217;?</strong></p>
<p><em>Sono sempre stato un appassionato di fantascienza e film dell&#8217;orrore. Con New Order ho provato a fare una fantascienza low budget mischiata con l’horror. Con Shanda ho preferito invece buttarmi totalmente sul genere horror, di cui sono molto appassionato. Ho cercato di prendere ispirazione da tutti i grandi maestri italiani del genere, come <strong>Dario Argento</strong>,<strong> Lucio Fulci </strong>e<strong> Mario Bava</strong>.</em></p>
<p><strong>Dicci qualcosa di <em>Shanda&#8217;s River</em>. C&#8217;è qualcosa di vero nella storia narrata? Pensi che Voghera e l&#8217;Oltrepò si prestino a questo tipo di racconti, magari sull&#8217;esempio di Pupi Avati con l&#8217;Emilia?</strong></p>
<p><em><strong>Shanda non ha niente di vero, è tutto inventato</strong>. Lo “Shanda’s River” è in realtà il torrente Staffora che attraversa Voghera. Ci piaceva l’idea di creare un falso mito. L’Oltrepò per me è una terra meravigliosa che si presta molto bene alle riprese cinematografiche in generale. Il territorio ha dei paesaggi molto belli che si prestano si molto bene per questi tipi di racconti.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda's River, l'horror con loop che tinge di mistero l'Oltrepò"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53395 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-300x169.jpg" alt="shanda's river esclusiva" width="341" height="192" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva.jpg 888w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /></a><strong>Dalle immagini e dal trailer sembra che nel film scorrerà del sangue &#8230; Come hai gestito questo aspetto? Ti sei ispirato a qualche scena che ti ha colpito di qualche film? Chi si è occupato del trucco e/o degli effetti speciali?</strong></strong></p>
<p><em>Gli effetti speciali e il trucco sono stati completamente gestiti da <strong>Eleonorita Acquaviva</strong>, che ha ricreato fiotti di sangue, gole tagliate e interiora varie. Grazie al suo know-how e alla sua esperienza nel campo siamo riusciti a creare effetti splatter come si faceva una volta:<strong> è tutto materiale reale ricostruito ad hoc</strong>. Come insegnava il maestro <strong>Sergio Stivaletti</strong> nei film cult degli anni &#8217;70 e &#8217;80. Anche le maschere degli adepti alla setta sono state studiate, disegnate e quindi realizzate con l’utilizzo di lattice da Eleonorita. </em><em>Una grande influenza per quanto riguarda la fase di realizzazione dell’effettistica puramente splatter ci è stata fornita riguardando i primi due film di <strong>La casa </strong>di Sam Raimi. Con i pochi mezzi, il pochissimo budget e il tempo che avevamo a disposizione, riguardare quel film e in particolare alcune delle scene più cruente è stata grande fonte di ispirazione per noi.</em></p>
<p><strong>Il <em>loop</em> temporale negli horror è già stato affrontato diverse volte (non ultimo in <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-sitges-50-auguri-per-tua-morte-di-christopher-landon/" target="_blank" rel="noopener"><em>Auguri per la tua morte</em></a>, proprio ora nei cinema). Come ti sei rapportato a queste pellicole precedenti e in cosa hai eventualmente voluto differire?</strong></p>
<p><em>Si abbiamo notato anche noi che sono usciti tanti film “simili a Shanda” con il loop temporale e una donna che muore e continua a risvegliarsi nel proprio letto, come ad esempio <strong>Auguri per la tua morte</strong>. Noi ovviamente nel 2016 quando siamo partiti con questo progetto non lo sapevamo e a dire il vero non c’è l’aspettavamo neanche. Diciamo che <strong>noi abbiamo preso spunto dal &#8216;giorno della marmotta&#8217; con Bill Murray</strong> [Ricomincio da Capo]. Il loop temporale era perfetto per un progetto low budget ci avrebbe aiutato ad abbassare le spese di produzione e i costi del film, riutilizzando molte scene in montaggio. Conta che Shanda è stato girato in <strong>soli 9 giorni di riprese</strong> (88 scene in 9 giorni). Volevamo però dare un senso alla storia e qui <strong>Nicola Pizzi</strong>, lo sceneggiatore del film, ha avuto l’idea dei simboli che imprigionano la nostra protagonista. <strong>Spesso nei film dei loop temporali non viene mai spiegato in vero motivo del loop, noi ci abbiamo provato a modo nostro</strong>.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-2.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda's River, l'horror con loop che tinge di mistero l'Oltrepò"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53396 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-2-300x169.jpg" alt="shanda's river esclusiva 2" width="339" height="191" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-2-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-2-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/shandas-river-esclusiva-2.jpg 888w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></a>Pensi che ci sia pubblico in Italia per questo tipo di cinema o meglio puntare direttamente all&#8217;America/Europa (visto che lo hai girato in inglese la risposta sembra scontata, ma &#8230;)? E in questo caso, dargli connotazioni troppo &#8216;locali&#8217; può essere un vantaggio oppure no?</strong></p>
<p><em>In Italia penso che ci sia un grandissimo pubblico per questo tipo di film, il problema grosso è trovare una distribuzione che ti possa fare uscire. La cosa più assurda che in Italia ci sono persone molto brave a fare questo genere, ma spesso sono relegate in produzioni indipendenti molto low budget. Praticamente in Italia non si produce più horror ad alti livelli &#8230; chi fa horror fa il vero cinema indipendente. <strong>Anche se sembra un po’ assurdo, è molto più facile vendere un film in America rispetto all’Italia</strong>. Conta che noi abbiamo girato e venduto due film fatti a Voghera in America. In Italia se non conosci le persone giuste puoi essere anche Steven Spielberg ma i tuoi film non usciranno mai. Purtroppo finché non riusciremo a cambiare questo tipo di mentalità non ci sarà mai spazio per gli autori emergenti.</em></p>
<p><strong>Che percorso seguirà ora <em>Shanda&#8217;s River</em>?</strong></p>
<p><em>Stiamo chiudendo il contratto di distribuzione per gli Stati Uniti e stiamo cercando contatti per l’Asia. Si sta muovendo anche qualcosa nell’home video qui in Italia e come già anticipato sarebbe bello poter vedere Shanda’s River in sala prima o poi!</em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer ufficiale</strong> di Shanda&#8217;s River:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/JwK4MlEFgRQ" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-marco-rosson-shandas-river-horror-oltrepo/">Esclusivo | Intervista a Marco Rosson su Shanda&#8217;s River, l&#8217;horror con loop che tinge di mistero l&#8217;Oltrepò</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Intervista esclusiva a Johnnie To su The Mission: &#8220;Molto difficile girare ora un film così in Cina&#8221;</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/johnnie-to-the-mission-intervista-sitges-cinema-hong-kong/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 11:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Johnnie To]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato il regista di Hong Kong al Festival di Sitges, riflettendo con lui sul noir del 1999 e sulla situazione del cinema locale 20 anni dopo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/johnnie-to-the-mission-intervista-sitges-cinema-hong-kong/">Intervista esclusiva a Johnnie To su The Mission: &#8220;Molto difficile girare ora un film così in Cina&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l&#8217;ultimo Festival del cinema fanta-horror di Sitges, abbiamo avuto il piacere di incontrare <strong>Johnnie To</strong>, regista e produttore cinese che ha fondato, insieme al socio <strong>Wai Ka-Fai</strong>, la <strong>Milkyway Image</strong>, casa di produzione che tra la fine degli anni &#8217;90 e la prima metà dei 2000 ha ridisegnato profondamente il cinema noir e poliziesco di Hong Kong, grazie a titoli come <em>A Hero Never Dies</em>, <em>The Longest Nite</em> e<em> Expect the Unexpected </em>ed<em> Election.</em></p>
<p>Tra questi film si incastona splendidamente anche <strong><em>The Mission </em></strong>(<em>Cheung foh</em>) firmato da To nel 1999, in cui un boss della Triade, Lung (<strong>Eddy Ko</strong>), appena sopravvissuto a un attentato, assume i killer Curtis (<strong>Anthony Wong</strong>), James (<strong>Lam Suet</strong>), Mike (<strong>Roy Cheung</strong>), Roy (<strong>Francis Ng</strong>) e Shin (<strong>Jackie Lui</strong>) per proteggerlo. La situazioni però cambia improvvisamente quando Shin inizia una storia d&#8217;amore con la moglie di Lung e il boss ordina così ai suoi quattro compagni di ucciderlo.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-to-poster-1999.jpg" rel="lightbox" title="Intervista esclusiva a Johnnie To su The Mission: "Molto difficile girare ora un film così in Cina""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53111" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-to-poster-1999-222x300.jpg" alt="the mission to poster 1999" width="222" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-to-poster-1999-222x300.jpg 222w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-to-poster-1999-296x400.jpg 296w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-to-poster-1999.jpg 739w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a>Inserito nella sezione <em>Sitges Clàssics &#8211; The Hong Kong Movie Experience</em>, il film ci ha così offerto uno spunto interessante per parlarne ora con il regista a quasi 20 anni dall&#8217;uscita, cercando di capire l&#8217;impatto che ha avuto sulla produzione locale successiva e anche come sia cambiato &#8211; nel bene o nel male &#8211; quel tipo di cinema.</p>
<p>Queste le parole di To:</p>
<p><em>All&#8217;epoca non pensai che avrebbe avuto un impatto tanto grande da rivederlo addirittura proiettato nuovamente in Festival del cinema come questo. Nel 1997/1998, quando girai The Mission, l&#8217;industria cinematografica di Hong Kong non se la passava molto bene &#8230; Nessuno aveva i soldi sufficienti a girare un film decente e anche io mi trovavo in difficoltà. Un mio amico di Taiwan però <strong>mi prestò 2.5 milioni di dollari di Hong Kong</strong> [circa 300 mila euro di oggi], così potei avviare la produzione, potendo contare su un gruppetto di attori, ma <strong>senza avere una sceneggiatura in mano</strong>. In pratica pensavo a come sarebbe proseguito il film giorno per giorno. </em></p>
<p><em>Mi dovetti fermare quando i soldi finirono e gli attori mi chiesero scioccati perché le riprese si fossero fermate, quindi spiegai loro il motivo. Questi problemi li puoi ricavare anche dalla durata non particolarmente elevata, circa 80 minuti, che normalmente non sono abbastanza per un film. Per questo motivo mi sembra così pazzesco che in giro per il mondo lo proiettino ancora oggi!</em></p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-johnnie-to.jpg" rel="lightbox" title="Intervista esclusiva a Johnnie To su The Mission: "Molto difficile girare ora un film così in Cina""><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53112 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-johnnie-to-300x149.jpg" alt="the mission johnnie to" width="344" height="171" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-johnnie-to-300x149.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-johnnie-to-500x248.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/the-mission-johnnie-to.jpg 724w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a>Alla domanda se, per le ragioni citate, abbia lasciato fuori dal film qualcosa che avesse in mente di mettere e alla possibilità di poterne parlare in un altro film, To ha risposto:</p>
<p><em>Sinceramente non ci ho mai pensato, perché credo che all&#8217;epoca la situazione per i filmmaker fosse molto particolare e anche io faccio fatico a ritornare col pensiero a quelle sensazioni. Ora i tempi sono molto cambiati e se &#8211; e sottolineo se &#8211; film come The Mission fossero ancora prodotti a Hong Kong sarebbero molto diversi da allora. A fine anni &#8217;90 per girare un film come quello dovevi avere almeno 10 milioni di HKD e io comunque riuscii a girarlo con un budget inferiore. </em></p>
<p><em>Credo che <strong>oggi sarebbe ancora possibile girare un&#8217;opera come The Mission, ma si deve avere bene in mente che la censura cinese</strong> <strong>è molto severa</strong> quando si tratta di esportare una pellicola nella Cina continentale. In The Mission si parlava di gangster e omicidi &#8230; ora non ti darebbero il visto censura per mostrarlo nelle sale cinesi. <strong>A Hong Kong potresti ancora girarlo</strong>, per il mercato locale ovviamente, dove la censura è meno pressante, ma i produttori ti garantirebbero un budget di gran lunga inferiore alle attuali produzioni cinesi, che si attestano sui 40 o 50 milioni di HKD e che però arrivano in ogni città cinese. </em></p>
<p><em>Se ti va bene puoi rastrellare 10 milioni per un noir con quelle tematiche, non di più. Io sono tra quelli che possono fare un film con quella cifra! [ride] <strong>Vorrei tornare a dedicarmi a un nuovo film del genere dopo aver terminato Baat Bou Bun</strong> [film antologico che racconterà la storia di Hong Kong dagli anni &#8217;40 a oggi, con ciascun decennio affidato alla regia di un grande personaggio locale, tra cui Ringo Lam, Sammo Hung, John Woo e Tsui Hark]. </em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale</strong> di The Mission:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/XoxrYestsFs" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/johnnie-to-the-mission-intervista-sitges-cinema-hong-kong/">Intervista esclusiva a Johnnie To su The Mission: &#8220;Molto difficile girare ora un film così in Cina&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-mazinga-z-infinity-di-junji-shimizu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Go Nagai]]></category>
		<category><![CDATA[Junji Shimizu]]></category>
		<category><![CDATA[Mazinga Z]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un film che celebra i 45 anni del robottone di Gō Nagai, fermissimo nella volontà di rimanere fedele a sé stesso e di non adeguarsi minimamente al cambiamento dei tempi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è vero che soltanto Hollywood è a corto di idee nuove, drenando ogni goccia di sangue dalle sue rape dalle uova d&#8217;oro del passato per rilanciare personaggi e titoli presi di peso dagli anni &#8217;80 per cercare di racimolare dollari al botteghino e riportare in sala i nostalgici. Anche in Giappone, terra dove ogni anno escono centinaia di nuovi manga e anime, da tempo è in voga l&#8217;usanza di ripescare serie <em>classiche</em> e spararle in sala dopo aver loro rifatto un po&#8217; il trucco, aggiornandole ai nostri giorni fatti di CGI e ricordi di quando si stava meglio. Senza scomodare le versioni live action (un vero e proprio fenomeno di massa, che ha coinvolto tra gli altri <em>Death Note</em>, <em>Full Metal Alchemist</em>, <em>Le avventure di JoJo</em>, <em>Tokyo Ghoul</em>, <em>L&#8217;Attacco dei Giganti</em> ecc. ecc.), o saghe infinite come <em>Dragon Ball</em>, <em>Neon Genesis Evangelion</em> o <em>One Piece </em>(avvezze ormai alle uscite al cinema), è successo ad esempio per <em>I Cavalieri dello Zodiaco</em> (il cui film è arrivato anche dalle nostre parti) e a <em>Cyborg 009</em>.</p>
<p>Non poteva quindi che essere solo questione di giri di lancette prima che si andasse a toccare anche un vero e proprio monumento nazionale, quel Mazinger Z uscito nel 1972 dalla fervida mente di <strong>Gō Nagai</strong>, primo <em>robottone</em> pilotato da un essere umano nella storia dei manga e del&#8217;animazione giapponese. Per il 45° anniversario della sua venuta sui nostri piccoli schermi televisivi è stato quindi approntato <strong>Mazinga Z Infinity</strong> (<em>Gekijōban Mazinger Z – Infinity</em>), lungometraggio per il cinema diretto da <strong>Junji Shimizu</strong> (<em>One Piece: Il miracolo dei ciliegi</em>) con l’assistenza di <strong>Yō Nakano </strong>e prodotto dalla storica Toei Animation.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/MAZINGA_Z-poster.jpg" rel="lightbox" title="[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50398 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/MAZINGA_Z-poster-210x300.jpg" alt="MAZINGA_Z poster" width="230" height="329" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/MAZINGA_Z-poster-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/MAZINGA_Z-poster-280x400.jpg 280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/MAZINGA_Z-poster.jpg 543w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a>Tutti ricordano il Dottor Inferno, lo scienziato pazzo dai baffoni bianchi e la pelle viola che aveva cercato di conquistare il mondo con l&#8217;aiuto dei suoi mostri meccanici. Mazinga Z e il suo pilota Koji Kabuto, insieme ai colleghi dell’Istituto di Ricerca di Energia Fotonica, lo avevano affrontato coraggiosamente, sventando la catastrofe e garantendo la pace nel mondo. Sono trascorsi 10 anni dalla battaglia e Koji Kabuto, svestiti i panni dell&#8217;eroe ha iniziato a lavorare come ricercatore. Un giorno, mentre sta effettuando degli scavi sul Monte Fuji, emergono delle gigantesche e misteriose rovine di quello che sembra un robot dormiente, l&#8217;Infinity. Quasi simultaneamente, le preziose centrali di energia fotonica di tutto il mondo vengono attaccate dal redivivo Dottor Inferno, sopravvissuto inspiegabilmente e pronto a prendersi la rivincita. Ancora una volta, l’umanità si trova di fronte a una gravissima minaccia, che rischia di cancellarla completamente dal pianeta. Tocca quindi a Koji Kabuto prendere la difficile decisione se “diventare un dio o un demone” e gettarsi a testa bassa contro il nemico al grido di Mazin, go!</p>
<p>Da dove partire per provare a parlare di un&#8217;operazione <del>commerciale</del> celebrativa che deve per forza di cose (?) rimanere in equilibrio tra la doverosa lettera d&#8217;amore verso gli amatissimi da intere generazioni manga e cartone animato e il tentativo di rilanciare il <em>brand</em> per provare ad adescare di nuove? Forse cominciando a dire che molto probabilmente Infinity non riuscirà a stuzzicare l&#8217;appetito dei bambini del 2017 e finirà per colpire davvero solo i più oltranzisti. Se infatti sul piano tecnico l&#8217;animazione tradizionale e la CGI riescono a infondere a Mazinga Z Infinity <strong>un aspetto e una fluidità tutto sommato soddisfacenti</strong>, regalandoci <em>robottoni</em> modernizzati ma non stravolti, allo stesso tempo il disegno al computer depaupera le immagini di quell&#8217;aspetto artigianale e caldo tipici della serie. Se questo potrebbe essere per alcuni un aspetto non secondario, Shimizu e lo sceneggiatore <strong>Takahiro Ozawa</strong> hanno provato però a infondere spessore al film cercando di riempire gli spazi tra un combattimento e l&#8217;altro di <strong>risvolti politici, di ecologia e di elementi da <em>coming of age</em></strong>. Ligia al suo obiettivo, la trama non risparmia i ritorni di nessuno degli eroi o dei cattivi del passato, coi secondi sempre testardi e monodimensionali e i primi alle prese con i dolori dell&#8217;età adulta e dalle difficili decisioni che questa comporta. Se Tetsuya, piuttosto defilato nell&#8217;intreccio, ha abbracciato l&#8217;idea della paternità, Koji al contrario è un novello Peter Pan, incapace di crescere e aprire il suo cuore a Sayaka, figlia del Primo Ministro giapponese e capo del nuovo Istituto di Ricerca di Energia Fotonica. Non aspettatevi nulla di particolarmente complesso, i battibecchi e le frecciatine tra i due sono talmente superficiali da fare tenerezza, così come la prevedibilissima presa di consapevolezza del protagonista.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/dott-inferno-mazinga.jpg" rel="lightbox" title="[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52764 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/dott-inferno-mazinga-300x169.jpg" alt="dott inferno mazinga" width="341" height="192" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/dott-inferno-mazinga-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/dott-inferno-mazinga-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/dott-inferno-mazinga.jpg 777w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /></a>La sensazione di essere fuori tempo massimo, congelati nelle ingenue dinamiche seriali per bambini degli anni &#8217;70 è un po&#8217; il grande difetto &#8211; o pregio &#8230; &#8211; che ammanta la pellicola</strong>. I 95 minuti di Infinity non sono altro che una sintesi dei <em>topoi</em> classici dei<em> cartoon</em> dei robottoni: proclami pacifisti e retorici spiccioli e nessuna sfumatura nei caratteri (c&#8217;è il Bene e c&#8217;è il Male, stop), che vengono stavolta affiancati da una critica appena accennata alla scarsa collaborazione dei governanti (<strong><em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-da-sitges-49-shin-godzilla-di-shinji-higuchi-e-hideaki-anno/" target="_blank" rel="noopener">Shin Godzilla</a></em></strong> avrebbe potuto insegnare qualcosa in merito) e al pericolo del ripetersi della Storia, il tutto innaffiato di terminologie pseudoscientifiche come &#8216;spazio sostanziale&#8217;, &#8216;dimensioni contigue&#8217; e &#8216;multiverso&#8217; che nemmeno il <strong>Christopher Nolan</strong> più fervido, inutilmente arzigogolate e stridenti con la linearità del contesto. Ma forse basta sentir urlare &#8216;lame croci del sud&#8217;, &#8216;scure atomica&#8217; o &#8216;raggio termico&#8217; per chiudere gli occhi e tornare bambini. Chissà. E ben presto si scopre che anche LISA, l&#8217;androide femmina ritrovato dentro alle rovine di Infinity e chiave della sua attivazione, potenziale personaggio interessantissimo e sfaccettato per la sua stessa natura, ricorda invece moltissimo la <strong>Rei Ayanami</strong> di <em>Evangelion</em> soltanto nel <em>character design</em>, non certo per la profondità. Così come pure il filosofeggiante piano del Dott. Inferno resta solo abbozzato nelle discrete potenzialità dell&#8217;intuizione. Insomma, Mazinga Z Infinity resta fedelissimo a sé stesso e <strong>gioca la carta della prevedibilità</strong>. Prendere o lasciare. Non importa se negli ultimi 45 anni l&#8217;animazione si sia evoluta, stratificata e abbia virato verso tematiche adulte e complesse.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/lisa-mazinga-infinity.jpg" rel="lightbox" title="[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52765 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/lisa-mazinga-infinity-300x169.jpg" alt="lisa mazinga infinity" width="332" height="187" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/lisa-mazinga-infinity-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/lisa-mazinga-infinity-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/lisa-mazinga-infinity.jpg 777w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></a>A conferma, nell&#8217;opera di Shimizu ritroviamo anche<strong> la medesima ironia e comicità infantile dell&#8217;originale</strong>, affidata quasi esclusivamente al terzetto composto da <strong>Boss, Mucha e Nuke </strong>(e il loro Boss Robot ovviamente), al cui fianco troviamo questa volta anche le procaci Mazin-Girls, un <strong>quartetto di <em>idol</em> tettone e seminude</strong> che alleggeriscono ulteriormente la già non certo pesante aria della narrazione entrando in scena decantando le lodi di Mazinga. Per chi si stia domandando dei combattimenti tra robottoni, naturalmente non mancano. Sulle note del principale brano della colonna sonora, li troviamo più o meno sparsi nel corso di tutta la durata, ma i principali sono chiaramente in apertura e in chiusura. Anche in questo campo, nulla di particolarmente innovativo, nè per epicità, nè per drammaticità. Sapendo fin troppo bene come finirà il film, Mazinga Z incassa qualche colpo prima di sterminare senza grossi sforzi le centinaia di <em>mecha</em> nemici che gli si parano davanti, sfoderando in rapida e stordente sequenza tutto il campionario di colpi, quasi a doverli per forza usare tutti pena lo scontento di qualche spettatore esigente.</p>
<p>In definitiva, quella di Shimizu è puramente l&#8217;occasione per ricordare l&#8217;importanza di Gō Nagai nel panorama mondiale dell&#8217;animazione, ma non certo un film capace di rilanciare &#8211; se questa voleva essere l&#8217;idea &#8211; un <em>franchise</em> che ha fatto il suo tempo.<strong> </strong>Attirerà quasi esclusivamente chi negli anni &#8217;80 era un ragazzino e oggi ha ancora voglia di riprovare in qualche modo le sensazioni assaporate all&#8217;epoca, tutti gli altri possono tranquillamente astenersi.</p>
<p>Di seguito trovate<strong> il trailer italiano</strong> di Mazinga Z Infinity, nei cinema dal<strong> 31 ottobre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/I1SLx7yF-Cs" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Esclusivo &#124; Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell&#8217;arte</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-intervista-enki-bilal/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 11:21:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Galleria Nuages]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con l'artista francese, spaziando dal fumetto alla politica, dal cinema al nuovo libro e al futuro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-intervista-enki-bilal/">Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nato nella ex-Jugoslavia ma naturalizzato francese nel 1967 e acclamato autore di fumetti fin dai primi anni&#8217;70 (ricordiamo soltanto i famosissimi <em>Fins de siècle</em> e la <em>Trilogia Nikopol</em>), <strong>Enki Bilal</strong> resta ancora oggi un corpo estraneo perfino in patria, lontano dall&#8217;<em>elite</em> culturale del paese d&#8217;oltralpe, nonostante il suo talento e la levatura sia stati consacrati addirittura da due recenti esposizioni personali al museo del Louvre di Parigi e al Musée des Arts et Métiers. Nato nel Belgrado durante il periodo comunista di Tito da una madre cattolica ceca e da un padre musulmano bosniaco, si può capire bene &#8211; visto quanto accaduto in seguito &#8211; come sia diventato un attento osservatore delle tensioni globali, anticipando di anni nei suoi immaginifici lavori la fine dell&#8217;Unione Sovietico e il terribile attacco al World Trade Center dell&#8217;11 settembre 2001.</p>
<p>Abbiamo avuto il piacere di incontrare Bilal alla <strong>Galleria Nuages</strong> di via Del Lauro a Milano, dove fino al 21 ottobre sono stati esposti alcuni dei suoi ultimi lavori.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52550 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro-300x169.jpg" alt="enki bilal sonno del mostro" width="344" height="194" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro-1024x576.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-sonno-del-mostro.jpg 1280w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a>Il regista <span style="color: #ff0000;">Denis Villeneuve</span> l&#8217;ha recentemente menzionata &#8211; nel corso della conferenza stampa di presentazione del suo <em>Blade Runner 2049</em> &#8211; tra gli artisti che leggeva da bambino e che probabilmente lo hanno in qualche modo ispirato.</strong></p>
<p><em>E’ stato molto molto ben ispirato. Ho apprezzato molto il suo lavoro come autore. Fa parte di quegli autori che hanno avuto la chance di poter esprimere questo tipo d’immaginario ambizioso nel cinema. E’ una generazione in Francia molto particolare, perché gli artisti non hanno la possibilità di fare lo stesso, poiché in Francia il cinema è basato sulla parola, sul reale, il cinema della realtà, sul realismo della società, ma c’è poca immaginazione. <strong>In Francia si ha paura dell’immaginazione</strong>. Questa è una parentesi: ci sono stati progetti di film che speravo di riuscire a realizzare, ma è davvero difficile in Francia. </em></p>
<p><em>Villeneuve, come me, come <strong>Ridley Scott</strong> e come buona parte dei disegnatori francesi, quelli di <strong>Métal Hurlant </strong>per esempio, hanno questa cultura dell’immaginario, e non solo un immaginario semplicemente visivo, ma un immaginario al servizio di svariati interessi, di un’analisi della prospettiva del mondo, della società, della politica, della geopolitica, qualcosa che pertiene a un reale potenziale, plausibile, un reale legato al futuro. <strong>Per me è questa la vera creatività nella pittura, come nel cinema, di parlare di noi nel prossimo futuro. E&#8217; una dimensione essenziale soprattutto oggigiorno, perché ci troveremo in un mondo in totale sfacelo.</strong></em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52551 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin-298x300.jpg" alt="valerian Pierre Christin" width="244" height="246" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin-298x300.jpg 298w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin-150x150.jpg 150w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin-397x400.jpg 397w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/valerian-Pierre-Christin.jpg 600w" sizes="(max-width: 244px) 100vw, 244px" /></a>Che cosa ne pensa di <em><span style="color: #ff0000;">Valerian e la città dei mille pianeti</span></em>, il film di Luc Besson tratto da un noto fumetto francese di Jean-Claude Mezieres e Pierre Christin? Lo ha già visto?</strong></p>
<p><em>No, purtroppo non sono ancora riuscito a vederlo, perché non mi trovavo a Parigi quando è uscito nelle sale, ma lo vedrò sicuramente presto. [I realizzatori del fumetto] mi hanno parlato molto del film e sono molto contento della maniera con cui Besson ha lavorato al film, è andata molto bene, poiché Luc ammira davvero la serie a fumetti da quando era bambino, e loro l&#8217;hanno lasciato fare, in modo tale che lui gli donasse la sua visione. </em></p>
<p><em>Parlando della pellicola, del risultato, so che è costato davvero molto e che Besson finanziandolo si è preso un grosso, grosso rischio. E <strong>la reazione, il blackout degli americani, ha rappresentato un rifiuto della nostra visione &#8230; in generale gli americani non accettano l’immaginario europeo nel mondo del cinema di fantascienza, non accettano altre visioni eccetto la propria</strong>. E penso che Luc Besson sapesse già di questo fatto, e sono un po’ sorpreso della sua ingenuità.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-pilote.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52552 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-pilote-233x300.jpg" alt="bilal pilote" width="226" height="291" /></a>Una curiosità: so che da ragazzino ha avuto un incontro folgorante con <span style="color: #ff0000;">René Goscinny</span>. Può raccontarci quel momento?</strong></p>
<p><em>La prima volta che l’ho incontrato avevo 15 anni, gli ho mostrato alcuni miei disegni e mi ha detto: &#8216;Sono molto buoni, continua, sono ottimi&#8217;. E così ho continuato a disegnare. L’ho poi rivisto cinque anni dopo, a un concorso dove ho vinto il primo premio e dove mi disse: &#8216;<strong>Sei bravo, continua, portami delle proposte delle storie, proponimi qualcosa e sarai il ben venuto</strong>&#8216;. </em></p>
<p><em>E&#8217; così ho fatto. In seguito l’ho incontrato ancora durante le riunioni della redazione della rivista <strong>Pilote</strong> tutte le settimane, quando veniva preparato il numero, in cui compariva una serie di pagine d’attualità, e Goscinny era colui che dirigeva il consiglio di redazione, con il suo spirito, la sua passione, Il suo humour. E’ un bellissimo ricordo ed è stato un periodo molto importante per me.</em></p>
<p><strong>Il suo lavoro nel cinema è iniziato nel 1989 con <span style="color: #ff0000;"><em>Bunker Palace Hôtel</em></span>, di cui ha curato la sceneggiatura e la regia personalmente. Quali sono i suoi ricordi dell&#8217;esperienza e come guarda a quello e ai suoi due film successivi, <em><span style="color: #ff0000;">Tykho Moon</span></em> del 1996 e <em><span style="color: #ff0000;">Immortal Ad Vitam</span></em> del 2004, dopo oltre vent&#8217;anni?</strong></p>
<p><em>No, Non li guardo. Ma li conosco. Però, è interessante. Alcuni anni fa ho lavorato per <strong>La Géod</strong> a Parigi, che è questo palazzo del cinema, simile a un Imax, e mi hanno commissionato un lavoro sui miei film e sulla musica e ho realizzato un montaggio dei miei tre film, ma non per intero, ne ho selezionate alcune parti. E ho creato un montaggio di un’ora e dieci minuti di questi tre film completamente intrecciati e integrati; e con <strong>Goran Vejvoda</strong>, un bravo musicista e mio amico, abbiamo fatto dei concerti alla Géod e abbiamo proiettato questo montaggio remix nelle sale cinema e nei teatri. </em></p>
<p><em>Goran interveniva con dei suoni originali, dando vita a un’improvvisazione sonora, mentre io mi trovavo dall’altro lato e avevo un apparecchio con cui intervenivo inserendovi delle immagini proiettate (VJ-ing). E lo show non si è fermato qui, ma è andato in giro per una cinquantina di date anche per l’Europa e per il mondo. Così sono arrivato a conoscere a memoria i tre film, facendo questo lavoro di montaggio mixato dei tre. <strong>Il mio ricordo di questi film li associa più alla pittura, al disegno, sono più una pratica artistica</strong>: più si fa pratica, più esiste un’evoluzione di detta pratica, più si impara, ma è anche vero che tre film sono insufficienti per manifestare il senso di evoluzione. <strong>Ecco perché vorrei girarne un quarto. </strong></em></p>
<p><em><strong>E’ un progetto molto ambizioso, spero di poter iniziare già l’anno prossimo</strong>. Il cinema per me è una forma di rottura che mi è necessaria, è una forma di rottura collettiva, nella mia quotidianità dedicata alla creazione solitaria legata al disegno, alla pittura, al disegno, alle altre arti, mentre il cinema è un lavoro collettivo. E ho bisogno di avere altri soggetti che mi migliorano; penso a nomi quali <strong>Denis Villeneuve, Ridley Scott e Micheal Mann</strong>, che ho conosciuto e con cui ho lavorato. Tutti sanno bene che un artista, da solo, è più libero rispetto a un autore che lavora nel cinema, mentre questo dipende da un lavoro basato su una macchina collettiva. La pittura e il disegno sono invece solitari, avendo una libertà che per forza di cose è maggiore, mentre un film dipende dal denaro, dal ritorno economico, dagli aspetti finanziari, dal pubblico. Per me invece sono due sfere complementari.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/il-nome-della-rosa-Bilal.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52549 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/il-nome-della-rosa-Bilal-300x184.jpg" alt="il nome della rosa Bilal" width="340" height="209" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/il-nome-della-rosa-Bilal-300x184.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/il-nome-della-rosa-Bilal-500x306.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/il-nome-della-rosa-Bilal.jpg 750w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></a>Il suo nome compare tra quelli non accreditati della trasposizione cinematografica di <span style="color: #ff0000;"><em>Il nome della rosa </em></span>del 1986 ad opera di Jean-Jacques Annaud. Può confermarci il suo coinvolgimento nel progetto?</strong></p>
<p><em>Non è proprio così. Ci sono cinque disegnatori, me incluso, a cui Jean-Jacques Annaud ha proposto di rappresentare dodici scene, o sequenze del film, e dovevamo sceglierne due a testa &#8211; quindi due io, due <strong>Moebius</strong>, due <strong>Jean-Michel Nicollet</strong> ecc. Ci ha detto di disegnarle come desideravamo, secondo la nostra ispirazione, e sarebbero poi state inserite in un dossier preparatorio per cercare i finanziamenti per il film.</em></p>
<p><em> Quindi abbiamo realizzato questo book davvero molto bello composto di disegni d’artista, che era parte del materiale che serviva per ottenere i fondi per la produzione. Era davvero un bell’oggetto e ci ha permesso di produrre il film. Quello che Annaud ha fatto è stato di <strong>scegliere un disegno per ciascuno</strong> tra quelli che avevamo fatto e basare quelle scene &#8211; inquadrature, composizione &#8211; sull’immagine disegnata nei bozzetti. Questo è stato il mio contributo.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-immortal-ad-vitam.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52553 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-immortal-ad-vitam-300x165.jpg" alt="bilal-immortal-ad-vitam" width="324" height="178" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-immortal-ad-vitam-300x165.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-immortal-ad-vitam-500x275.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-immortal-ad-vitam.jpg 777w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></a>Tornando alla sua attività di disegnatore e di pittore, questa sua duplice natura prevarica in qualche modo il suo lavorare in un <em>medium</em> differente come il cinema?</strong></p>
<p><em>La vita di pittore, di disegnatore, è troppo intensa, troppo emotivamente provante, ho bisogno di pause, di evasioni, come il cinema. Come in Italia, anche in Francia lo spirito è il medesimo, ci sono delle barriere, quando realizzo dei film per il cinema, lo faccio per me. Il mondo anglosassone è più aperto di quello francese o italiano, in Francia è molto chiuso, <strong>il cinema ha dei “guardiani del tempio”</strong> [chi pensa che il proprio bagaglio culturale costituisca una proprietà privata, da condividere unicamente con una cerchia ristretta di persone e considerata sacra al punto da decidere di escludere chi non ne reputano degno], è il Loro tempio. <strong>Ci sono certi media, certi giornali che non ti considerano, ed è come se non esistessi</strong>. Questa è l’assurdità del sistema. Da parte mia, io miro solamente a fare ciò che desidero fare.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51469 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3-300x180.jpg" alt="enki bilal nuages 2017 (3)" width="347" height="208" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3-300x180.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3-1024x614.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3-500x300.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-3.jpg 1165w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a>Guardando i quadri esposti qui intorno alla Nuages, è evidente che il blu e il rosso siano ancora molto importanti per lei, quasi una firma distintiva. Cosa significano questi due colori per lei?</strong></p>
<p><em>L’importanza è quella che lei, che chiunque guarda l&#8217;opera, gli conferisce, ciò che ciascuno percepisce come importante. Il mondo è costituito di colori infiniti. E’ possibile che il blu che io uso non corrisponda per nulla al blu che lei vede, che non sia il medesimo blu. Dunque <strong>il mio blu è un elemento strutturale, tanto quanto lo è il rosso, di una struttura chiara e netta</strong>. Ritengo che siano colori assimilabili alle forme e alle linee, che concretizzano l’idea del quadro, la filosofia della composizione artistica. Si tratta per me di mistero, non gli ho mai dato una spiegazione a parole e non ho mai dato una spiegazione alla natura e ai suoi colori.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-caccia.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52554 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-caccia-223x300.jpg" alt="bilal caccia" width="258" height="347" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-caccia-223x300.jpg 223w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-caccia-297x400.jpg 297w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-caccia.jpg 577w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a>Lei è certo celebre per la sua visione del futuro, ma la realtà potrebbe essere il peggiore incubo. Riesce a vedere qualcosa di peggio di ciò che accade ora?</strong></p>
<p><em>Si può certamente immaginare di peggio. Il peggio è ciò che sta preparando <strong>Kim Jong-un</strong>, che è un bambino, un bambino che gioca, come <strong>Donald Trump</strong>. Sono due bambini che dovremmo mettere in una vasca di sabbia, così che possano giocare con le loro bombe. Non mi interessa dire “so immaginare di peggio della realtà”, non è questo che mi motiva. Per esempio, nel 1997, quando è uscito <strong>Le Sommeil du Monstre</strong> [<strong>Il sonno del mostro</strong>] ho predetto e ho messo in scena un oscurantismo religioso che di quei tempi voleva dominare sul pianeta. </em></p>
<p><em>Dopo una riflessione di qualche anno ho realizzato che, ad esempio, riguardo ciò che stava accadendo in Yugoslavia. I media occidentali, americani ma anche europei, parlavano solo di nazionalismo e di una guerra di nazioni contro nazioni, ma si trattava invece già di una guerra tra religioni. Io questo lo sapevo, perché conoscevo bene la realtà di quei paesi, essendoci nato, perciò già consideravo tale oscurantismo religioso che si stava abbattendo sul pianeta qualcosa di assolutamente possibile, e plausibile. Dopo quattro anni purtroppo abbiamo visto cosa successe con le <strong>Torri Gemelle</strong> a New York, <strong>Al Qaeda</strong>, e gli eventi che hanno segnato l’inizio della graduale ascesa dell’islamismo radicale. Dunque io ho sempre creduto molto in questo tipo di previsioni, e <strong>adesso quello che mi interessa di più è la visione globale nel contesto del 21° secolo, cruciale per noi, e che determinerà la vita o la morte dell’umanità</strong>.</em></p>
<p><em> E’ semplice. Concerne tutti gli aspetti, da quello ambientale, a quello ecologico, a quello “planetologico” [ndt: forse un suo modo per includere una sfumatura più sociopolitica rispetto a quella puramente ambientale], e soprattutto l’ influenza del nostro comportamento nei confronti di queste questioni, e la nostra capacità di gestirle. Dovremo fare i conti con l’evoluzione incredibile del digitale, che ci separa in qualche modo dai riferimenti del passato, e ci costringe a ripartire da una “tabula rasa”; così ci troviamo di fronte un nuovo mondo in cui dovranno essere affrontati passaggi ineluttabili come il trans-umanesimo, l’intelligenza artificiale, tutti aspetti già ai blocchi di partenza, pronti a esplodere come in una gara dei 100 mt. </em></p>
<p><em>Dunque <strong>il mio prossimo libro</strong>, che uscirà a novembre, parla un po’ di ciò che potrebbe essere questo mondo se all’improvviso il digitale sparisse: tutto sarebbe paralizzato perché tutto dipende dal digitale, a cui noi abbiamo affidato la nostra vita. Nel 2040 sarà ancora più così e in quell&#8217;anno, all’inizio del libro, ci sarà un <strong>Bug</strong> [il probabile titolo] generale, non ci sarà più nulla da nessuna parte, non è una visione cupa e noir, ma è storia piuttosto verosimile e realistica, in qualche modo classica, e penso di farne una serie televisiva, poiché è un soggetto assolutamente incredibile.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-nathan-never.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52555 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-nathan-never-220x300.jpg" alt="bilal nathan never" width="189" height="257" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-nathan-never-220x300.jpg 220w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-nathan-never-294x400.jpg 294w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-nathan-never.jpg 571w" sizes="(max-width: 189px) 100vw, 189px" /></a>Lei è stato premiato a <span style="color: #ff0000;">Lucca</span> nel 1976, prima manifestazione ad aver riconosciuto l’importanza del suo lavoro. Segue ancora l’evento?</strong></p>
<p><em>Non mi reco quasi più ai festival, ho smesso. Ammiro la tradizione della scena italiana, perché a suo tempo era stata concepita da veri artisti, e veri autori, come <strong>Hugo Pratt</strong>, <strong>Guido Crepax</strong> e molti altri. E sono veri autori ed artisti prima che disegnatori. In Francia e in Belgio invece, gli artisti e gli autori sono arrivati tardi sulla scena del fumetto: prima erano solo disegnatori professionisti, appassionati amatori e artigiani. Solo dall’inizio degli anni ’70 alcuni artisti cominciarono ad arrivare sulla scena. </em></p>
<p><em><strong>Ciò che mi ha fatto piacere del premio di Lucca è stato che mi sia stato conferito da un paese la cui scena dell’arte del fumetto purtroppo non si è poi evoluta in epoche più recenti</strong>, ma che a suo tempo era stata creata su valori fondamentali vicini all’autore e artista, quindi con una prospettiva più viscerale rispetto ad altri paesi.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-6.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51472 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-6-168x300.jpg" alt="enki bilal nuages 2017 (6)" width="201" height="359" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-6-168x300.jpg 168w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-6.jpg 393w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a>La mostra organizzata dalla Galleria Nuages è piuttosto eterogenea nelle opere esposte. Può dirci qualcosa a riguardo?</strong></p>
<p><em>E’ effettivamente un ibrido, ma tutto è ben collegato. Prendiamo ad esempio <strong>la litografia</strong>, che è una tecnica molto antica e straordinaria in cui si lavorava direttamente sulla pietra e poi l’immagine veniva impressa sulla carta. E’ un procedimento utilizzato solo da veri artisti. In seguito la pietra viene pulita e lisciata nuovamente, i disegni che vi sono realizzati sopra svaniscono, per fare spazio ad altri che verranno. </em></p>
<p><em>La pietra che vede lì &#8211; l’ho lasciata per mostrarla al pubblico, poiché è il negativo dell’ultimo disegno che è collocato lì a fianco &#8211; viene dalla <strong>Biennale di Venezia</strong> dove avevo un’installazione, è la decostruzione di un’installazione. Questa pietra è stata al servizio del disegno per molto tempo. Potrebbe essere che <strong>Pablo Picasso</strong> abbia disegnato su questa pietra, perché Picasso ha lavorato nell’atelier dove io ho lavorato e tuttora lavoro, e dove attualmente lavora anche <strong>David Lynch</strong>. Quando io non ci sono, lui occupa l’atelier e viceversa. Dunque è piena di emozioni, poiché probabilmente da questa pietra, nel tempo, sono stati “grattati via” disegni di <strong>Marc</strong> <strong>Chagall</strong>, di Picasso, di tutti gli artisti che sono venuti prima. La base comune dell’arte è il disegno, il disegno sulla pietra. </em></p>
<p><em><strong>E’ necessario non dimenticarsi che le prime tracce di arte pittorica risiedono nelle grotte, sulla pietra</strong>. Questa invece è la bozza di un fumetto, quindi disegni monocromi. C’è poco colore. Sono narrativi, e sebbene decontestualizzati, sono parte di una storia. Per i dipinti, invece, provengono da una serie che mi è stata commissionata carta bianca per <strong>Chanel</strong> a Tokyo. Dunque ho realizzato 15 tele, di cui qui abbiamo solo 5 o 6 esemplari, che hanno poi hanno esposto in una location meravigliosa, la <strong>Nexus Hall di Tokyo</strong>, ed in seguito in luoghi ancora più grandi, sempre in Giappone. Mi era stata data carta bianca, allora ho ripreso il simbolo di Chanel &#8211; possiamo riconoscere le due C là in alto &#8211; e ho inserito quelle che sono alcune delle mie tematiche centrali, ossia l’umanità, la sensualità del corpo. Sono presenti alcuni dei miei personaggi, lì è presente il Monte Fuji, etc. Ci sono poi tavole in cui traspare il tema della sopravvivenza del pianeta nel 21° secolo, su come noi viviamo e interagiamo sul nostro pianeta sia tra uomini che nel nostro rapporto con il mondo animale.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-2.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51468 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/enki-bilal-nuages-2017-2-168x300.jpg" alt="enki bilal nuages 2017 (2)" width="236" height="422" /></a>Come vive le sue due anime di fumettista e pittore e l&#8217;essere considerato sul mercato come uno degli artisti più quotati d&#8217;Europa?</strong></p>
<p><em>Lo vivo in modo lucido e sereno. Sono stato sorpreso riguardo all’esplosione delle mie quotazioni nel 2007 e in seguito, nel 2012-13. Mi hanno detto che c’è solo un pittore francese vivente che le supera, <strong>Pierre Soulages</strong>, e io vengo subito dopo. Per me è qualcosa di astratto, però è una realtà che accetto, che mi fa piacere, mi rassicura, ma che mai mi ha impedito di continuare ad essere ciò che sono. </em></p>
<p><em>E piuttosto che essere forzato a continuare solo la pittura, mi dedico ad essa a periodi, nel frattempo seguo quelli che sono i miei interessi, come per esempio dedicarmi a questo album “Bug”, che tratta un argomento che come abbiamo detto mi interessava. Sto inoltre preparando un film, ma senz’altro è qualcosa che mi dà sollievo. Prima ero felice del riconoscimento critico e artistico, ma oltre a quello ho realizzato di avere anche un riconoscimento del mercato dell’arte. </em></p>
<p><em>Sono molto consapevole e lucido sul fatto che tale situazione possa essere fluttuante, sono fenomeni effimeri e incomprensibili. <strong>Jean-Michel</strong> <strong>Basquiat</strong> ora non c’è più, è stato un caso eclatante, il modo in cui le sue quotazioni sono esplose, ma è qualcosa che ancora per me può essere considerata “normale” nel mondo dell’arte. Sono più dubbioso su <strong>Jeff Koons</strong>, quello lo comprendo meno, anche se lo rispetto. Credo che l’arte oggi sia un po’ dappertutto, che non sia più quella dell’artista creatore, ma quella dell’uomo di marketing. <strong>Andy Warhol</strong> <strong>era un re del marketing</strong>, senz’altro un artista che ha segnato il suo tempo, ma soprattutto un grande uomo marketing.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-autoritratto.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista a Enki Bilal: da Goscinny a Besson, passando per Annaud, Lucca, il colore e il marketing nell'arte"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52556 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-autoritratto-239x300.jpg" alt="bilal autoritratto" width="248" height="311" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-autoritratto-239x300.jpg 239w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-autoritratto-319x400.jpg 319w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/bilal-autoritratto.jpg 455w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a>Il suo stile sta in qualche modo evolvendo e/o ha intenzione di sperimentare nuove tecniche in futuro?</strong></p>
<p><em>Potrei fare cose differenti, ho disegnato in modo molto realistico, ho disegnato diversi tipi di personaggi. Tecnicamente lo potrei tranquillamente fare, ma non mi interessa. I miei personaggi, sono realisti, ma non sono davvero realisti, le loro caratterizzazioni non lo sono del tutto. Così <strong>nella pittura cerco di evitare l’aneddotico, cerco di creare una rappresentazione di uomini e donne ibrida, c’è un po’ di ibridismo</strong>. </em></p>
<p><em>Lo stesso vale per le storie, in cui continuo a guardare a un futuro prossimo. Avrei potuto raccontare la mia vita, ho avuto una vita straordinaria, e adesso va di moda l’autobiograficità e si adatta bene al medium del fumetto, ma non mi interessa farlo. Credo sia anche una forma di pudore. Avrei potuto raccontare la guerra del ‘14 o il XX secolo, che mi appassiona per tutto ciò che è accaduto, la rivoluzione sovietica, la guerra, che è terribile, ma anche un argomento appassionante. </em></p>
<p><em>Non lo rappresento perché penso che il mio sguardo sia attirato verso il futuro, ma verso l’idea di un futuro plausibile. Non posso immaginare un’opera spaziale, come Valerian o <strong>La guerra dei mondi</strong> &#8211; che adoro, ma che non è la mia visione, che è proiettata a venti, trenta anni. Non è così lontano, ma abbastanza per poter continuare a essere uno specchio del contemporaneo.</em></p>
<p><strong>Visto che si è parlato di cinema e bei film, ultimamente è uscito <em><span style="color: #ff0000;">Dunkirk</span> </em>di Christopher Nolan, che è stato tra l&#8217;altro girato in Francia &#8230;</strong></p>
<p><em>Non sono riuscito a vederlo perché ero in Corsica a lavorare sul mio libro. Mi piace molto il cinema, anche le commedie francesi, il cinema d’autore francese. Mi piacciono tutti i generi, i film storici come <strong>Barry Lyndon</strong>, i film di guerra mi affascinano, come quello di <strong>Mel Gibson</strong> [La battaglia di Aksaw Ridge], che è un film affascinante, è un film di folli e Mel Gibson è folle. Ma il film, che in molti pochi conoscono e che è il mio favorito di guerra, è uno russo del 1985, e il titolo francese è <strong>Requiem pour un massacre</strong> [in italiano &#8216;Va&#8217; e vedi&#8217; di Elem Klimov], un film eccezionale.</em></p>
<p>Qui sotto un video del <em>Making Of</em> di <strong>Cinémonstre</strong> e più sotto una<strong> gallery</strong> con alcune delle altre opere esposte alla Galleria Nuages:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/qPbaEtsnI40" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;immortale &#8211; Blade of the Immortal: la recensione del film di Takashi Miike</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 11:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Blade of the Immortal]]></category>
		<category><![CDATA[l'immortale]]></category>
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		<category><![CDATA[Takashi Miike]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 100° film del regista giapponese è un adattamento live action del manga di Hiroaki Samura tanto affascinante nella ricostruzione visiva quanto anestetizzante nel reiterare le stesse dinamiche</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/limmortale-blade-of-the-immortal-la-recensione-del-film-di-takashi-miike/">L&#8217;immortale &#8211; Blade of the Immortal: la recensione del film di Takashi Miike</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prolifico regista giapponese <strong>Takashi Miike</strong> qualche anno fa era riuscito a spiazzare i suoi fan infilando nel suo curriculum due film drammatici sui samurai come <em>13 Assassini </em>e <em>Hara-Kiri: Death of a Samurai</em>, sorprendentemente più misurati e &#8216;autoriali&#8217; rispetto a opere che l&#8217;hanno reso celebre come <em>Ichi The Killer</em> o <em>Audition</em>. Ora, dopo essere passato dal Fantastic Fest, <strong>L&#8217;Immortale</strong> (<em>Blade of the Immortal</em> o <em>Mugen no jūnin</em>), 100° film di Miike e adattamento live action dell&#8217;omonimo manga di <strong>Hiroaki Samura</strong> (uscito in Italia come <em>L&#8217;Immortale </em>appunto) è passato pure da Sitges, lasciando però l&#8217;amaro in bocca.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-of-the-immortal-miike-poster.jpg" rel="lightbox" title="L'immortale - Blade of the Immortal: la recensione del film di Takashi Miike"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-52172" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-of-the-immortal-miike-poster-205x300.jpg" alt="blade of the immortal miike poster" width="242" height="355" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-of-the-immortal-miike-poster-205x300.jpg 205w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-of-the-immortal-miike-poster-273x400.jpg 273w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-of-the-immortal-miike-poster.jpg 600w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></a><strong>Takuya Kimura</strong> interpreta Manji, un samurai tormentato dal sangue che ha sulle mani, che tuttavia non può trovare la pace nella morte a causa di una stregoneria che guarisce ogni sua ferita e mantiene il suo cuore pulsante. Vive isolato dal mondo e si è lasciato le battaglie alle spalle.</p>
<p>Questo almeno fino a quando una ragazza di nome Rina (<strong>Hana Sugisaki</strong>) si presenta alla sua porta con una storia straziante e una grande sete di vendetta. Rina supplica Manji di aiutarla a uccidere la banda che ha assassinato i suoi genitori. Spronato dai rimpianti del suo passato, il samurai eterno decide quindi di impugnare la sua katana e utilizzarla per ammucchiare pile di cadaveri e far scorrere fiumi di sangue.</p>
<p>Per il pubblico occidentale &#8211; o comunque per quello poco avvezzo al materiale odi partenza -, il film potrebbe essere riassunto come un incrocio tra <strong><em>Logan</em> </strong>e <strong><em>Il Grinta</em></strong>. E proprio come Wolverine e Rooster Cogburn, Manji è un tipo burbero, che inizialmente rifiuta di farsi coinvolgere nel piano dell&#8217;indifesa ma determinata giovane, che gli offre una possibilità di riscatto e forse addirittura l&#8217;agognata morte.</p>
<p>Il volto e il corpo segnati da profonde cicatrici, la testa pesante e disillusa, Kimura appare immediatamente come <strong>una figura tragica subito riconoscibile</strong> e con la quale empatizzare malgrado le sue urla e gli sguardi torvi. A portar luce e speranza nella sua oscurità e disperazione è la Sugisaki, una visione di giovinezza che possiede una forza più dolorosa e ferma dei piccoli pugnali che Rina prova a utilizzare per difendersi.</p>
<p>Forse però, proprio perché questa strana coppia è un <strong>archetipo assai familiare</strong>, il fiato di L&#8217;Immortale si fa presto molto corto. <strong>Le pulsioni emotive sono prevedibili e ripetitive</strong>, con Rina che agisce impulsivamente, costringendo Manji a correre in suo aiuto. Al di là di questo, questa soluzione non sortisce altro effetto se non di farci prendere<em> quam primum</em> le distanze dal personaggio della ragazza, che non attraversa alcuna evoluzione, gettandosi sempre a capofitto nella mischia, senza però dimostrare la minima crescita personale, nè come guerriera nè intimamente. Invece, strilla per Manji, grida per la sua vendetta, alza i toni contro i nemici. In risposta, lo spettatore vuole solo abbassare il volume.</p>
<p>Con una relazione centrale tanto stagnante, si guarda pertanto ai personaggi di supporto per cercare eccitazione, specie per il cattivo principale, Anotsu Kagehisa<strong> </strong>(<span class="itemprop">Sôta Fukushi</span>). Miike <strong>ricrea con dedizione i costumi, le armi e le acconciature distintive del manga</strong>, soffiando vita in ogni presentazione con riprese sognanti e monologhi avvolgenti, che si incuneano imprevedibilmente all&#8217;interno di scontri violentissimi. I 50 anni passati da solo hanno apparentemente arrugginito un po&#8217; la mano di Manji.</p>
<p>Il guerriero che nella sequenza di apertura &#8211; girata in conturbante bianco e nero &#8211; fa strage di un&#8217;orda armata fino ai denti, viene ora seriamente sfregiato in ogni scontro, e spesso lasciato stordito o bloccato abbastanza a lungo perché l&#8217;avversario di turno abbia il tempo per declamare una storia strappalacrime. Non c&#8217;è alcuna eleganza però in questo. L&#8217;azione si blocca per una funesta <em>backstory</em>, poi i personaggi escono di scena all&#8217;improvviso, chiaro segnale che naturalmente li rivedremo più avanti, secondo modalità assolutamente artificiose.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-immortal-miike.jpg" rel="lightbox" title="L'immortale - Blade of the Immortal: la recensione del film di Takashi Miike"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-52173 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-immortal-miike-300x189.jpg" alt="blade immortal miike" width="330" height="208" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-immortal-miike-300x189.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-immortal-miike-500x315.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/blade-immortal-miike.jpg 640w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a>Un intreccio semplice che viene reso inutilmente elaborato da questa decisione è <strong>letale per il ritmo</strong>, dilatando all&#8217;infinito il film. Per provare a rinvigorire l&#8217;entusiasmo, è necessario quindi ignorare tale aspetto e lasciarsi cullare dal delirio visivo delle lunghe scene di combattimento ordite da Miike, che non sono certo poche.</p>
<p>Il loro montaggio è tuttavia erratico, scavalcando la linea dell&#8217;azione, confondendo smembramenti e colpi di vitale importanza. E con due ore e venti minuti di durata, <strong>Miike non sembra essere consapevole di quando sia il momento di darci un taglio</strong>. Al contrario, i duelli si trascinano ancora e ancora, anestetizzanti.</p>
<p>Il sangue viene versato a fiumi e i corpi si accumulano a decine, ma mentre Manji affetta chiunque gli si pari davanti uno dopo l&#8217;altro, <strong>l&#8217;esaltazione iniziale lascia il posto alla grossolana routine</strong>. Ogni colpo che penetra nel petto, ogni grugnito di dolore, ogni nuova guarigione di una ferita, è meno efficiente dei precedenti. E poi arrivano altri guerrieri ululanti e sbruffoni che chiaramente vengono abbattuti rapidamente come manichini. Ancora una volta Rini cerca di aiutare, ma sempre in modo sconsiderato, e così inevitabilmente fallisce di nuovo. E ancora una volta verrà salvata. Ancora una mugugnerà il soccorso della sua guardia del corpo a pagamento mentre lui è intento a scatenare geyser di sangue e sembrare stanco di questo mondo.</p>
<p>Alla fine non ci si può non chiedere come mai Takashi Miike non abbia dedicato la stessa attenzione riservata ai costumi anche ai risvolti della trama. Forse è per questo motivo che il film sembra un adattamento tanto dedicato quanto impreciso. Se da un lato è infatti impreziosito da scene d&#8217;azione in cui i costumi colorati e i movimenti sinuosi giocano un ruolo primario, Blade of the Immortal è però dall&#8217;altro tronfio e indulgente.</p>
<p>Magari la sua <strong>eccessivamente generosa attenzione per i monologhi</strong>, per i salvataggi e per gli scontri armati sarà apprezzata dagli appassionati del materiale primigenio, o anche da coloro che non ne hanno mai abbastanza di samurai e del regista giapponese. Tutti gli altri, quasi sicuramente passeranno da uno stato di curiosità alla noia, sentendosi soffocati e ansiosi di fuggire lontano dall&#8217;immortale Manji.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer integrale e senza censure</strong> (sottotitolato) di L&#8217;Immortale:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/6Pc5ikveEjA" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>The Villainess &#8211; Professione assassina &#124; La recensione del film di Jung Byung-gil</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 18:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Jung Byung-gil]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[The Villainess]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista coreano torna sulle scene con un action tecnicamente incredibile e con una Kim Ok-bin scatenata, che tuttavia vuole strafare imbastendoci sopra una trama da melò ben poco ispirata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-villainess-professione-assassina-la-recensione-del-film/">The Villainess &#8211; Professione assassina | La recensione del film di Jung Byung-gil</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo lungometraggio del coreano <strong>Jung Byung-gil</strong>, <strong>The Villainess &#8211; Professione assassina </strong>(<em>Ak-Nyeo</em>), inizia fortissimo. Utilizzando una telecamera in POV scaraventa lo spettatore nel corridoio sudicio di un edificio poco illuminato. Una silhouette si avvicina e <em>ci</em> chiede: &#8220;Chi sei?, Che cosa vuoi?&#8221;. La risposta è una pioggia di proiettili. Da tutte le parti si precipitano allora tizi armati di coltelli, asce e pistole e il misterioso personaggio (che saremmo noi, in prima persona, emulando più o meno un videogioco) se ne sbarazza uno alla volta a colpi di proiettile, rasoiate o calci, utilizzando in pratica tutto ciò che le capita sotto mano per uccidere tutti quelli che ci si scagliano contro. La carneficina continua poi sulle scale e in altri corridoi, fino ad arrivare a una palestra in cui una manciata di teppisti va incontro al proprio amaro destino. Uno di questi ci lancia contro uno specchio, facendo finalmente cambiare la prospettiva e facendoci rendere conto che per tutto questo tempo (<strong>oltre dieci minuti di finto piano-sequenza</strong>) non siamo stati altro che dietro agli occhi di una letale ragazza sui trent&#8217;anni.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-poster.jpg" rel="lightbox" title="The Villainess - Professione assassina | La recensione del film di Jung Byung-gil"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-52145" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-poster-202x300.jpg" alt="The Villainess poster" width="235" height="349" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-poster-202x300.jpg 202w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-poster-270x400.jpg 270w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-poster.jpg 674w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /></a>La nostra eroina è Sook-hee (<strong>Kim Ok-bin</strong>, che probabilmente in molti ricordano per <em>Thirst</em> di Park Chan-Wook) che, dopo questa sagra della violenza viene catturata e messo a disposizione del governo, che decide di costringerla a frequentare un programma segreto per agenti speciali sotto copertura. Così, Sook-hee subisce una chirurgia plastica e viene inviata a un corso professionale per imparare un mestiere che la aiuterà a passare inosservata, oltre a continuare l&#8217;addestramento nell&#8217;arte dell&#8217;omicidio.</p>
<p>Le cose però da qui si complicano per Sook-hee, visto che il regista &#8211; e sceneggiatore &#8211; ha deciso di spendere gran parte del potenziale a sua disposizione in quei fulminanti primi quindici minuti di riprese, restando senza altra scelta se non quella di imbastire una storia molto complicata per il suo personaggio principale per provare a mantenere alto l&#8217;interesse per le successive due ore. Si scopre così che quando la ragazza prova a fuggire dalla <em>fabbrica di assassini</em>, le viene rivelato che lei è incinta e che le converrebbe far crescere il bambino in quella sede, visto che il padre naturale è morto.</p>
<p>In questo modo, Sook-hee finisce per diventare un fantoccio nella mani del governo, il quale, pur consentendole di condurre una vita &#8220;normale&#8221; e perseguire la sua seconda passione dopo l&#8217;ammazzare le persone (ovvero l&#8217;attrice), deve essere sempre pronta per le missioni che le vengano assegnate in ogni momento. La buona notizia è che il suo nuovo vicino di casa inizia a farle gli occhi dolci, aiutandola così nella gestione della figlioletta quando lei deve assentarsi per qualche ora &#8230;</p>
<p>Jung Byung-gil ha affermato di aver scritto e diretto questo film senza aver in testa riferimenti precisi ad altri film, un&#8217;affermazione improbabile quanto le scene d&#8217;azione che ci passano davanti agli occhi. Anche lo spettatore meno attento, non potrà infatti non notare <strong>rimandi &#8211; anche tecnici &#8211; a</strong> <em><strong>Oldboy</strong>,<strong> Hardcore!</strong>,<strong> Kingsman</strong>,<strong> Nikita</strong>,<strong> John Wick </strong>o<strong> Atomica Bionda</strong></em>, con la stessa Kim Ok-bin che da oggi avrà un posto d&#8217;onore al tavolo delle <em>donne action</em> al fianco di Uma Thurman, Charlize Theron, Scarlett Johansson, Gina Carano e Cynthia Rothrock.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess.jpg" rel="lightbox" title="The Villainess - Professione assassina | La recensione del film di Jung Byung-gil"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-52146 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-300x200.jpg" alt="The Villainess" width="351" height="234" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess-500x334.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/The-Villainess.jpg 777w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>Anche se lo<em> script</em> sembra sforzarsi nel volerci far perdere interesse per la protagonista &#8211; è inutile dire che tutti si aspettano scene d&#8217;azione ogni pochi minuti, invece che oltre un&#8217;ora di tranquillità assoluta, infarcita di <em>romance</em> abbastanza banale -, riesce a rialzare la testa quando la donna, di slancio, ritorna in partita grazie a <strong>una sequela di altre sequenze <em>impossibili</em></strong>, raggiungendo uno status prossimo al leggendario attraverso la grande forza della sua performance, le sue capacità fisiche e il suo volto angelica imbrattato di sangue durante la battaglia.</p>
<p>Infine, una nota di plauso va <strong>al direttore della fotografia debuttante Park Jung-hun </strong>che, certamente aiutato dalla CGI, sembra in grado di catturare con il suo obiettivo qualsiasi cosa nel campo visivo, dal piano sequenza all&#8217;inizio, all&#8217;incredibile scontro a colpi di katana tra moto che corrono a tutta velocità, alla lotta finale su un autobus in movimento. In mezzo a tutto questo caos apparente, la mdp riesce persino a zoomare, cambiare prospettiva, ruotare a 360° e gestire spazi ristretti come poche altre nel campo del cinema d&#8217;azione, orientale e occidentale.</p>
<p><strong>Più vicino all&#8217;estetica di un videogioco o del fumetto che al cinema</strong>, The Villainess &#8211; Professione assassina avrebbe potuto essere un film davvero memorabile, se soltanto la sceneggiatura fosse stata all&#8217;altezza delle ambizioni. Se l&#8217;immaginario violento e ipercinetico è messo in scena alla perfezione, i dialoghi e la trama &#8211; tenuti in ben più alta considerazione dal regista di <em>Confession of Murder</em> &#8211; sono ben lontani invece dall&#8217;essere &#8216;potabili&#8217;.</p>
<p>Quel che resta è però uno show &#8211; a tratti esaltante &#8211; tenuto in piedi solamente dalla tenacia della protagonista e dalle insospettabili capacità tecniche dell&#8217;operatore della mdp. Non che sia poco.</p>
<p>Di seguito <strong>il full trailer </strong>(sottotitolato) di The Villainess &#8211; Professione assassina:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/H_mC5fdI7vI" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-villainess-professione-assassina-la-recensione-del-film/">The Villainess &#8211; Professione assassina | La recensione del film di Jung Byung-gil</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>William Friedkin: &#8220;Il cinema americano è morto. Solo supereroi. E pure la TV non sta benissimo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 20:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 50]]></category>
		<category><![CDATA[William Friedkin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista è parso invece piuttosto favorevole all'operato di Netflix e Amazon</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/william-friedkin-cinema-americano-morto-solo-supereroi/">William Friedkin: &#8220;Il cinema americano è morto. Solo supereroi. E pure la TV non sta benissimo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre nell&#8217;ambito dell&#8217;incontro con <strong>William Friedkin</strong> a Sitges, abbiamo chiesto al regista 82enne un &#8216;aggiornamento&#8217; su una sua dichiarazione che aveva rilasciato qualche tempo fa e che aveva fatto discutere.</p>
<p><strong>Venendo a un passato più recente, un paio di anni fa ha dichiarato che la televisione era il posto ideale per i registi dove potersi esprimere al meglio. La pensa ancora così?</strong></p>
<p><em><strong>Posso parlare solo per gli Stati Uniti, dove il cinema è pressoché morto</strong>. E&#8217; un cinema fatto per gli iPad, per gli iPhone.<strong> Il cinema americano è incentrato su uomini e donne che volano in giro mascherati e in calzamaglia e che salvano il mondo</strong> [ride]. Forse dovrebbero venire qui [a Sitges] e salvare il referendum! In America il cinema si concentra sui fumetti, è del tutto fantasy, con poche eccezioni. <strong>La televisione americana è come è sempre stata, sitcom, serie sugli avvocati, show sui detective &#8230;</strong> Società come <strong>Netflix e Amazon</strong> stanno invece correndo molti più rischi degli studi cinematografici, lo sapete bene, producendo diversi tipi di film. Le grosse case produttrici mirano ai profitti, e questo è tutto. Non so se sia lo stesso qui [in Spagna/Europa]. Non so come chiamate qualcosa che sia pensato per un iPhone, che potete fermare o mandare avanti e indietro in ogni momento per vedere cosa sta succedendo. Non so se si possa ancora chiamare Cinema, è di certo entertainment. Anche fischiettare una canzone è intrattenimento, ma non è certo Musica!</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/william-friedkin-cinema-americano-morto-solo-supereroi/">William Friedkin: &#8220;Il cinema americano è morto. Solo supereroi. E pure la TV non sta benissimo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[Diari dal 50° Festival di Sitges] Il Cineocchio in Catalogna &#8211; Giorno 1</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/diari-dal-50-festival-di-sitges-il-cineocchio-in-catalogna-giorno-1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 04:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=51612</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi fino al 15 ottobre saremo nella cittadina spagnola per seguire da vicinissimo la manifestazione dedicata al cinema horror e fantastico più importante d'Europa, tra ospiti molto speciali, decine di proiezioni ed eventi collaterali celebrativi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/diari-dal-50-festival-di-sitges-il-cineocchio-in-catalogna-giorno-1/">[Diari dal 50° Festival di Sitges] Il Cineocchio in Catalogna &#8211; Giorno 1</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per il 2017 vi terremo compagnia dal <strong>Festival Internacional de Cine Fantástico de Catalunya</strong>, che quest&#8217;anno celebra proprio i suoi primi 50 anni di vita. Dieci giorni &#8211; <strong>dal 5 al 15 ottobre</strong> &#8211; in cui vedremo transitare da queste parti (per citarne solo alcuni) personaggi del calibro di <strong>Guillermo del Toro</strong>, <strong>William Friedkin</strong>, <strong>Susan Sarandon</strong>, Frank Langella, Johnnie To, <strong>Dario Argento</strong>, Jaume Balagueró, Alex de la Iglesia, <strong>Vince Vaughn</strong> e <strong>Robert Englund</strong>, chi per ritirare premi alla carriera, chi per presentare l&#8217;ultimo film, chi per tenere delle masterclass e chi per fare tutte e tre le cose!</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster.jpg" rel="lightbox" title="[Diari dal 50° Festival di Sitges] Il Cineocchio in Catalogna - Giorno 1"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-51662" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster-212x300.jpg" alt="sitges 50 poster" width="212" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster-212x300.jpg 212w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster-724x1024.jpg 724w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster-283x400.jpg 283w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-poster.jpg 1024w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>Ma ovviamente non ci si limita alle scintillanti star e ai <em>red carpet</em>. Considerate soltanto che verranno presentati <strong>oltre 255</strong> film in totale (!!), tra cui alcuni &#8211; fortunatamente (per noi, vista l&#8217;impossibilità di essere ubiqui e dover per forza di cose fare delle difficili scelte) &#8211; già visti dalle nostre parti, sia al cinema, come <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-leatherface-di-alexandre-bustillo-e-julien-maury/" target="_blank"><strong>Leatherface</strong></a></em> di Alexandre Bustillo e Julien Maury, che alla recente &#8211; e scorsa &#8211; Mostra del Cinema di Venezia, come <strong><em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-brimstone-di-martin-koolhoven/" target="_blank">Brimstone</a></em></strong> di Martin Koolhoven, <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-the-shape-of-water-di-guillermo-del-toro/" target="_blank"><strong>The Shape of Water</strong></a></em> di del Toro (che ha vinto il Leone d&#8217;Oro) e <em><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-brawl-in-cell-block-99-di-s-craig-zahler/" target="_blank">Brawl in Cell Block 99</a></strong></em> di S. Craig Zahler, ma anche al BIFFF, come <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-bifff-35-meatball-machine-kodoku-di-yoshihiro-nishimura/" target="_blank"><strong><em>Meatball Machine Kodoku</em></strong></a> di Yoshihiro Nishimura o addirittura su Netflix, come <em><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-the-bad-batch-ana-lily-amirpour/" target="_blank">The Bad Batch</a></strong></em> di Ana Lily Amirpour.</p>
<p>Se inoltre lo scorso anno avevamo potuto contare su una discreta e inusuale rappresentanza italiana, con <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/nuovo-teaser-trailer-per-lo-chiamavano-jeeg-robot/">Lo Chiamavano Jeeg Robot</a></em> di Gabriele Mainetti, <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-intervista-a-fabio-guaglione-e-fabio-resinaro-su-mine/">Mine</a></em> di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro e <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/speciali/intervista-a-ruggero-deodato-su-ballad-in-blood-e-tanto-altro/">Ballad in Blood</a></em> di Ruggero Deodato, ora dovremo &#8216;accontentarci&#8217; dell&#8217;edizione restaurata in 4K di <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/suspiria-di-dario-argento-torna-per-3-giorni-al-cinema-in-versione-restaurata-in-4k/" target="_blank"><strong><em>Suspiria</em></strong></a>.</p>
<p>E non dimentichiamoci che per il suo 50° anniversario, Sitges renderà un grande omaggio a <strong>Dracula</strong>, personaggio simbolo del cinema del terrore celebrato anche dal manifesto ufficiale della manifestazione (qui a fianco/sopra). Verranno proposti quindi moltissimi film classici del noto Conte, a cominciare dal <em>Dracula</em> del 1931 di Tod Browning per arrivare a quello di Francis Ford Coppola.</p>
<p>Insomma, anche stavolta non avremo molto tempo libero per rifocillarci o riposare &#8230; Ma noi siamo qui per questo, per cercare di offrirvi la miglior copertura possibile dell&#8217;evento, quindi aspettatevi aggiornamenti quotidiani con tutto quello che succede! Nei prossimi diari vi parleremo anche dell&#8217;aria &#8216;politica&#8217; che si respira da queste parti ultimamente (situazione meno pesante di quanto si potrebbe immaginare, almeno all&#8217;apparenza) e del meteo, che stavolta ci ha accolto con molta clemenza (gente in spiaggia e bagni come se fosse agosto &#8230;).</p>
<p>Nel darvi appuntamento a domani, vi lasciamo con un&#8217;immagine simbolica scattata oggi fuori dall&#8217;Hotel Meliá, centro nevralgico del Festival.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-2017.jpg" rel="lightbox" title="[Diari dal 50° Festival di Sitges] Il Cineocchio in Catalogna - Giorno 1"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-51661 size-full" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-2017.jpg" alt="sitges 50 2017" width="777" height="551" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-2017.jpg 777w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-2017-300x213.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/sitges-50-2017-500x355.jpg 500w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/diari-dal-50-festival-di-sitges-il-cineocchio-in-catalogna-giorno-1/">[Diari dal 50° Festival di Sitges] Il Cineocchio in Catalogna &#8211; Giorno 1</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[rubrica estemporanea] Locandine e poster da Sitges 50 (vol. 1)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/rubrica-estemporanea-locandine-e-poster-da-sitges-50-vol-1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 04:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Poster e Locandine]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 50]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricominciano le nostre carrellate sugli artwork esposti in giro per il Festival catalano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/rubrica-estemporanea-locandine-e-poster-da-sitges-50-vol-1/">[rubrica estemporanea] Locandine e poster da Sitges 50 (vol. 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna anche per quest&#8217;anno l&#8217;appuntamento inaugurato nel 2016 con la nostra rubrica dedicata agli artwork (locandine, poster, cartoline ecc) esposti al Festival di Sitges.</p>
<p>Per questa prima giornata vi presentiamo <strong>4 locandine</strong>, che spaziano dall&#8217;horror, alla sci-fi all&#8217;animazione.</p>
<p>Come spesso vedrete, al fianco delle versioni internazionali troverete alcune versioni spagnole.</p>
<p>Si tratta di:</p>
<p><strong>Caronte</strong>, cortometraggio di Luis Tinoco</p>
<p><strong>Ancien and the magic tablet </strong>di Kenji Kamiyama</p>
<p><strong>A silent voice</strong> di Naoko Yamada</p>
<p><strong>Teddy Bears Picnic</strong>, cortometraggio di Thomas Hodge</p>
<p>Li trovate nella <strong>gallery</strong> qui sotto:</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/rubrica-estemporanea-locandine-e-poster-da-sitges-50-vol-1/">[rubrica estemporanea] Locandine e poster da Sitges 50 (vol. 1)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<item>
		<title>[esclusivo] Stefano Cardoselli ci parla del prequel a fumetti di Rose and Viktor: No Mercy della Troma</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-stefano-cardoselli-prequel-rose-and-viktor-troma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 14:14:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cardoselli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disegnatore toscano realizzerà anche la locandina per un crossover cinematografico con il Vendicatore Tossico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-stefano-cardoselli-prequel-rose-and-viktor-troma/">[esclusivo] Stefano Cardoselli ci parla del prequel a fumetti di Rose and Viktor: No Mercy della Troma</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Someone giving YOU a problem? CALL US, we&#8217;ll give THEM a problem!</em></p>
<p>Questa la <em>tagline</em> di <strong>Rose and Viktor: No Mercy</strong>, folle film <em>low budget</em> targato <strong>Troma</strong> uscito all&#8217;inizio dell&#8217;estate scritto e diretto dall&#8217;esordiente <span class="itemprop"><strong>Moses</strong> e che racconta di Rose, una ragazza scappata di casa, che un giorno incontra il più grande bassista del mondo, Viktor, col quale forma un duo di giustizieri fuori di testa.<br />
</span></p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/rose-viktor-poster-simon-bisley.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Stefano Cardoselli ci parla del prequel a fumetti di Rose and Viktor: No Mercy della Troma"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-51354" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/rose-viktor-poster-simon-bisley-240x300.jpg" alt="rose &amp; viktor poster simon bisley" width="240" height="300" /></a>Ebbene, se non ne avete mai sentito parlare nessuna paura, perchè presto ne verrà realizzato un fumetto prequel che vedrà coinvolto anche il nostro <strong>Stefano Cardoselli</strong>, disegnatore sempre più legato negli ultimi tempi al mondo del cinema dopo la sua collaborazione agli <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-stefano-cardoselli-ci-mostra-gli-sketch-realizzati-per-il-film-in-viaggio-con-adele/" target="_blank" rel="noopener"><em>storyboard</em> di <strong><em>In viaggio con Adele</em></strong> di Alessandro Capitani</a> (di prossima uscita).</p>
<p>Cardoselli ci ha anticipato in esclusiva qualcosa sul progetto e sul suo coinvolgimento:</p>
<p><em>Qualche tempo fa sono stato contattato direttamente da <strong>Mercedes The Muse</strong>, protagonista e produttrice di Rose &amp; Viktor, che mi ha chiesto se avrei voluto partecipare alla realizzazione di un fumetto <strong>one shot di 60 pagine</strong> che avrebbe fatto da prequel al film. In sostanza mostrerà il primo incontro tra i due personaggi e le loro prime missioni insieme. La copertina è stata</em><em> disegnata da <strong>Simon Bisley</strong> [la potete già vedere qui a lato, cliccate per ingrandire]. <strong>Io mi occuperò delle pagine interne</strong> e mi è stata lasciata totale carta bianca in quanto a violenza, nudità e sesso da mettere nei miei disegni &#8230; proprio in stile Troma! Inoltre, mi è stato commissionato anche <strong>il poster per un film appena entrato in lavorazione in cui al fianco di Rose e Viktor comparirà anche il Vendicatore Tossico [Toxic Avenger]</strong>, una sorta di crossover/sequel cinematografico con Toxie insomma. Ho sempre provato un certo affetto per i film della Troma, B-movies divertenti e ricchi di splatter ed è curioso come nel progetto sia stato coinvolto anche Bisley, un autore a cui devo molto. A volte le cose sono proprio strane! </em></p>
<p>Questa <strong>la sinossi del primo film</strong>:</p>
<p><em>Dopo la fine della sua band, il più grande bassista del mondo si mette in viaggio e diventa un sicario a pagamento. Lo chiamano Viktor (interpretato dal bassista <strong>Jim Schumacher</strong>). Con il fato in agguato, incrocia la strada con un&#8217;adolescente in fuga dalla duplice personalità, da un lato gattina smarrita, dall&#8217;altra Adolf Hitler. Il suo nome è Rose (interpretato dalla modella fetish Mercedes The Muse). Viktor la prende sotto la sua ala protettrice e insieme formano un duo di giustizieri completamente fuori di testa.</em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer originale </strong>di Rose and Viktor: No Mercy, come da tradizione ricco di sequenze esagerate:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/4l7Apr6tVrg" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-stefano-cardoselli-prequel-rose-and-viktor-troma/">[esclusivo] Stefano Cardoselli ci parla del prequel a fumetti di Rose and Viktor: No Mercy della Troma</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sguardo ravvicinato alle tavole originali di Jack Kirby allo Spazio WOW di Milano</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/sguardo-ravvicinato-tavole-originali-jack-kirby-spazio-wow-di-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 12:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[spazio Wow]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo visitato la mostra gratuita allestita per celebrare i 100 anni dalla nascita del grande fumettista e intervistato alcuni dei proprietari dei 25 pezzi esposti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/sguardo-ravvicinato-tavole-originali-jack-kirby-spazio-wow-di-milano/">Sguardo ravvicinato alle tavole originali di Jack Kirby allo Spazio WOW di Milano</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nato a New York il 28 agosto del 1917, <strong>Jack Kirby </strong>è considerato uno dei più grandi e influenti autori della storia del fumetto, prolifico e inconfondibile grazie al suo stile riconoscibile a prima vista, divenuto il modello per generazioni di autori, grazie al dinamismo dato ai suoi personaggi, alle prospettive portate all’eccesso, ai corpi massicci, al design di oggetti tecnologici, armi, computer, astronavi e creature aliene e all’uso sperimentale del collage per rappresentare altre dimensioni e mondi alieni (non a caso si è guadagnato il soprannome di <strong><em>The King of Comics</em></strong>). Insieme a <strong>Joe Simon</strong> inventò Capitan America nel 1941 prima di stringere un incredibile sodalizio con <strong>Stan Lee</strong> all’inizio degli anni Sessanta che avrebbe dato vita a quasi tutti i personaggi più famosi della casa editrice Marvel, come <strong>gli X-Men, Hulk, i Fantastici Quattro, Thor e Iron Man</strong>. Passato alla DC Comics, creò un intero nuovo universo narrativo nella mataserie<em> Quarto Mondo</em> e il post apocalittico <em>Kamandi</em>, per ritornare in seguito alla Casa delle Idee e su <strong>Capitan America</strong>,<strong> Pantera Nera</strong>,<strong> 2001: Odissea nello spazio </strong>e<strong> gli Eterni</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13.jpg" rel="lightbox" title="Sguardo ravvicinato alle tavole originali di Jack Kirby allo Spazio WOW di Milano"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50252 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13-300x169.jpg" alt="L’arte di Jack Kirby, the King of Comics wow (13)" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13-1024x575.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-13.jpg 1246w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong><em>L’arte di Jack Kirby, the King of Comics </em></strong>&#8211; allestita presso il <strong>WOW Spazio Fumetto </strong>di viale Campania 12 a Milano e realizzata in collaborazione con Panini Comics, RW Lion e Nestlé Health Science &#8211; è la prima mostra italiana interamente dedicata al<em> Re dei fumetti</em>. L’esposizione mostra ai visitatori l’evoluzione dello stile di Kirby attraverso una selezione di albi provenienti dall’archivio della Fondazione Franco Fossati e alcuni ingrandimenti scenografici, ma soprattutto grazie a <strong>25 tavole originali</strong> provenienti dalle più importanti collezioni private italiane, in cui è possibile trovare un elemento chiave del suo stile e/o un momento cardine della sua carriera. Ogni pezzo è commentato dai curatori della mostra, da critici del settore e dagli editor della Panini.</p>
<p>Abbiamo intervistato <strong>alcuni dei proprietari dei pezzi esposti</strong>, chiedendo cosa Jack Kirby rappresenti per loro e quando e perchè hanno deciso di collezionare uno &#8211; o più &#8211; dei suoi lavori. In rigoroso ordine alfabetico:</p>
<p><strong>Francesco Bazzana</strong></p>
<p><em>Jack Kirby è la dimostrazione che, solo a volte, “troppo è meglio”: esagerazioni anatomiche, architetture impossibili, esplosioni cataclismatiche e onomatopee improbabili hanno accompagnato la mia infanzia. </em><em>Possedere una tavola di Kirby in originale, oltre all’ovvio orgoglio &#8211; anche un po’ nerd &#8211; di avere in mano un pezzo di storia del fumetto, <strong>significa rendersi conto, grazie ai suoi appunti di sceneggiatura manoscritti sui bordi, di quanto fosse importante il King per le trame e non solo per i disegni</strong>. </em><em>La prima tavola di Kirby per me è stata una Fantastic Four a metà degli anni ’90, quando il milione e mezzo di lire (poco meno di uno stipendio) che ho speso mi sembrava una cifra apocalittica. </em><em>Il tempo mi ha contraddetto abbondantemente, ma per mia fortuna quello è stato solo l’inizio …</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-poster.jpg" rel="lightbox" title="Sguardo ravvicinato alle tavole originali di Jack Kirby allo Spazio WOW di Milano"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-50251" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-poster-212x300.jpg" alt="L’arte di Jack Kirby, the King of Comics wow poster" width="212" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-poster-212x300.jpg 212w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-poster-282x400.jpg 282w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-poster.jpg 494w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>Marco Martini</strong></p>
<p><em>Per me Kirby rappresenta la Storia. Il fumetto ha fatto compagnia a tutti durante la nostra crescita e quindi nei momenti più belli ma anche nei più difficili e le storie disegnate da Kirby hanno fatto compagnia a mio padre e poi a me. E&#8217; bello capire dai fumetti come viveva mio padre e compararlo a come vivo io e in questo Kirby è ed è stato sempre presente. Possedere un suo originale, un pezzo unico, ti riempie di orgoglio. Vorresti urlare al mondo che tu hai un pezzo di quella storia di cui accennavo prima! <strong>Tenere in mano la tavola che prima di te il RE ha disegnato e che poi magari hanno tenuto tra le mani anche Stan Lee e chissà quanti altri artisti &#8230; ma ora è tua &#8230;. il tuo nome appare vicino alla tavola esposta &#8230; e ora anche tu fai parte della storia del fumetto e della nona arte!</strong> Ho iniziato a collezionare tavole di Kirby nel 1996. Silvano Scotto aveva scambiato tavole di Milo Manara con Kirby e io gli acquistai una Kirby per la somma di 900.000 lire! Era <strong>una Silver Age di Thor</strong>, che mi servì per vari scambi &#8230;</em></p>
<p><strong>Claudio Morini</strong></p>
<p><em>Domanda difficile nella sua semplicità! Jack Kirby per me è stato il più grande innovatore e creatore grafico che il mondo del fumetto abbia mai conosciuto: ha creato universi, caratterizzato personaggi e ha gettato le fondamenta di quello che, per fortuna, possiamo ancora leggere tutt&#8217;oggi. Ovviamente per lo stesso motivo, <strong>poter possedere una sua tavola, o un suo disegno come nel mio caso, è una grande soddisfazione e un vero onore</strong>! Colleziono Kirby da un paio di anni, quando ho cominciato a trovare materiale del Re a prezzi ragionevoli, e ho cominciato con venditori italiani per poi passare a venditori statunitensi.</em></p>
<p><strong>Enrico Salvini</strong></p>
<p><em>Kirby per me è tuttora il picco della parte grafica dei fumetti. In una produzione sterminata &#8211; e a volte non d&#8217;eccellenza proprio per la quantità &#8211; ha raggiunto vette mai eguagliate di dinamismo ed epicità, creando più di chiunque altro. Basti comunque dire che mio figlio si chiama Kirby di secondo nome &#8230; Possedere &#8211; purtroppo poche, troppo poche &#8230; &#8211; tavole di Kirby per me come collezionista è una soddisfazione raramente eguagliata da altri autori. Anche l&#8217;ombra nera di grafite che ognuna ha nella parte posteriore ha una sua potenza. Ho cominciato abbastanza presto a collezionare tavole del Re: <strong>la prima che ho comprato credo sia stata una di Thor inchiostrata dal pessimo, almeno su Kirby, Vince Colletta</strong>. La presi a Lucca del 1996 se non erro, da Victor Nieves, uno degli americani che frequentavano la convention allora. C&#8217;è disegnato un Fandral da paura e ce l&#8217;ho tuttora.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2.jpg" rel="lightbox" title="Sguardo ravvicinato alle tavole originali di Jack Kirby allo Spazio WOW di Milano"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-50250 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2-300x169.jpg" alt="L’arte di Jack Kirby, the King of Comics wow (2)" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2-1024x575.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/L’arte-di-Jack-Kirby-the-King-of-Comics-wow-2.jpg 1246w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Francesco Vasè</strong></p>
<p><em>Possedere degli originali di Kirby (desiderio esaudito solo poco più di una decina di anni fa), per me significa non solo avere in mano dei pezzi della storia del fumetto mondiale, che incontrai sin dall&#8217;infanzia sulle edizioni Corno, ma <strong>opere con uno stile unico, nate dalle mani di un vero genio che grazie alla sua arte e alla sua esperienza, anche di vita, ha saputo creare uno stile, o meglio, un mondo, irripetibile e unico</strong>. Solo un Re poteva tanto. La prima tavola in realtà l&#8217;ebbi già negli anni &#8217;80 grazie a una dedica di Andrea Pazienza, poi però fino alla fine degli anni &#8217;90 / inizio 2000 non me ne occupai più di tanto. Acquistai una Kirby per la prima volta circa dieci o dodici anni fa e quella a cui sono più legato è la Kamandi, l&#8217;ultima title splash che ha disegnato.</em></p>
<p>La mostra, è stata inaugurata il l&#8217;1 settembre e <strong>resterà aperta e visitabile gratuitamente</strong> <strong>fino al 15 ottobre</strong>.</p>
<p>Intanto <strong>nella gallery</strong> qui sotto potete cominciare a farvi un&#8217;idea dei gioielli che potete ammirare al WOW (i riflessi nelle fotografie sono stati messi apposta così che siate obbligati ad andare a vederli dal vivo!)</p>
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		<title>Recensione story: Flash Gordon di Mike Hodges (1980)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 18:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Flash Gordon]]></category>
		<category><![CDATA[Max von Sydow]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cast clamoroso, i Queen alle musiche e un fumetto amatissimo da cui attingere: ingredienti perfetti per uno dei più grandi flop della storia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quella voluta da <strong>Dino De Laurentiis</strong> nel 1980 non era certo la prima trasposizione del celebre personaggio nato dalla matita di <strong>Alexander G. Raymond</strong> negli anni Trenta. <strong>Flash Gordon</strong> era già stato in precedenza portato infatti sullo schermo in tre serie della Universal, <em>Flash Gordon</em> (1936), <em>Flash Gordon&#8217;s Trip to Mars</em> (1938) e<em> Flash Gordon Conquers the Universe</em> (1940), e al cinema nel 1974, con la parodia erotico-demenziale <em>Flesh Gordon</em>. Di sicuro però, quella diretta da <strong>Mike Hodges</strong> è la più controversa.</p>
<p>La trama è ingenua, ma ricalca abbastanza fedelmente le prime storie del biondo giocatore di polo (qui divenuto un quarterback). La stella dei NY Jets e l’agente di viaggio Dale Arden (<strong>Melody Anderson</strong>) precipitano nei pressi del laboratorio del Dott. Zarro, scienziato che ha intuito che gli eventi catastrofici che stanno colpendo la Terra in quel momento non sono naturali.</p>
<p>Il malvagio Ming, imperatore di Mongo, ha infatti deciso di distruggere il nostro Pianeta, facendo precipitare la Luna. I tre, sparati nello spazio a bordo di un razzo, finiscono così per arrivare su Mongo, dove dovranno cercare di risolvere la situazione, incontrando per la strada i curiosi abitanti di quel mondo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-10434" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/SamJJones-Flash-Gordon-300x169.jpg" alt="SamJJones-Flash-Gordon" width="366" height="206" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/SamJJones-Flash-Gordon-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/SamJJones-Flash-Gordon-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/SamJJones-Flash-Gordon.jpg 900w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" />Sulla carta parrebbe esserci tutto ciò che si può desiderare: un budget sostanzioso (circa 30 milioni di dollari), un cast di grandi nomi &#8211; che comprende tra gli altri <strong>Max von Sidow</strong>, <strong>Mariangela Melato</strong>, <strong>Timothy Dalton</strong> e <strong>Topol</strong> -, una <em>soundtrack</em> psichedelica realizzata niente meno che dai <strong>Queen</strong> (chi non ricorda il celebre &#8220;Flash, ah ahhh!&#8221; del <em>main theme</em>?) ed un eroe ei fumetti molto amato dalla gente. Alcune scelte poco felici di De Laurentiis sono però alla base dei numerosi problemi del film.</p>
<p>Il produttore &#8211; probabilmente bramoso di cavalcare l’onda del successo del contemporaneo <strong><em>Guerre Stellari</em></strong> -, volle strafare, contribuendo così a dare <strong>una risposta affermativa a quel<em> the end?</em> finale</strong>. Decise di gestire in prima persona tutto il progetto imponendo molte scelte, a cominciare da una squadra tecnica mista italo-inglese che si trovò ad avere grossi problemi nel comunicare.</p>
<p>La mancanza di uno <em>storyboard</em> e di uno <em>script</em> completo costrinsero poi Hodges a improvvisare sul set scene e soprattutto battute (e come prevedibile i risultati sono buchi di sceneggiatura e una lista di dialoghi senza senso, resi ancor più ridicoli da alcune scelte dei doppiatori italiani che arrivarono a tirare in ballo persino <strong>Mike Bongiorno</strong>!).</p>
<p>Lo stesso regista &#8211; autore di un buon noir come <em>Get Carter</em> &#8211; fu scelto come ottavo al <em>draft</em> (prima di lui erano stati cercati addirittura <strong>Federico Fellini</strong>, <strong>Sergio Leone</strong> e <strong>Nicolas Roeg</strong>), e di certo non era il più indicato per gestire un kolossal ricco di azione ed effetti speciali (poi rivelatisi peraltro abbastanza risibili e grossolani), mentre il protagonista <strong>Sam J. Jones</strong> – voluto addirittura dalla suocera di Dino De Laurentiis dopo che lo aveva visto in un episodio di <em>Il gioco delle coppie</em> – è ricordato per essere l’attore (?) meno in parte di un cast già poco ispirato.</p>
<p>Chissà cosa sarebbe successo se al suo posto fosse stato preso quel <strong>Kurt Russell</strong> che si era presentato per il ruolo … Se si aggiunge che lo sceneggiatore <strong>Lorenzo Semple Jr.</strong> (già al fianco di De Laurentiis nel <em>King Kong</em> del 1976) aveva trascorsi in una serie TV come il <em>Batman</em> con <strong>Adam West</strong>, è facile capire come possa esserne uscita una pellicola dai toni fin troppo comici e dissacranti (nel fumetto c’è invece ben poco spazio per ironia e humor), del tutto inadatta a un pubblico che si stava ormai abituando a una fantascienza più seria e cupa (è di quegli anni l&#8217;<strong><em>Alien </em></strong>di Ridley Scott) e alla nuova generazione di effetti speciali creati da <strong>George Lucas</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/flash-gordon-ming.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story: Flash Gordon di Mike Hodges (1980)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-50046 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/flash-gordon-ming-300x178.jpg" alt="flash-gordon-ming" width="332" height="197" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/flash-gordon-ming-300x178.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/flash-gordon-ming-500x297.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/flash-gordon-ming.jpg 620w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></a>Eppure questo film contraddittorio e pasticciato non è brutto. <strong>Il suo essere involontariamente comico funziona bene</strong> e l’azione <em>cartoonesca</em> (come quando Flash sfugge rugbisticamente alle guardie o quando elude un incrociatore imperiale scomparendo dietro una coltre di nuvole rosse) finisce per divertire e non annoiare mai. L’aspetto estetico di Flash Gordon è inoltre determinante.</p>
<p>Le atmosfere sono meravigliosamente fantastiche e rievocano un’idea retrò di sci-fi (che ricorda vagamente anche il <strong><em>Barbarella </em></strong>di Roger Vadim), facendo avvertire nonostante tutto &#8211; e non solo per le tavole mostrate durante i titoli di testa &#8211; rispetto per le strisce di Raymond, grazie anche a <strong>Danilo Donati</strong>, che ideò le memorabili scenografie, imponenti e coloratissime, e i costumi dalle fogge estreme e improbabili.</p>
<p>Interessante notare infine come la vicenda sia permeata di <strong>riferimenti sessuali più o meno espliciti</strong> (la principessa Aura / <strong>Ornella Muti</strong> è un peccaminoso concentrato di erotismo, ma non mancano le scene dal gusto <em>bondage</em> tra maschere, fruste e indumenti di pelle).</p>
<p>Dopo anni di vana attesa, è stato infine editato in DVD anche nel nostro paese, andando a colmare una mancanza importante.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer </strong>di Flash Gordon:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/VzFwECV8Kkk" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L&#8217;Attacco dei Giganti</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-yoshihiro-nishimura-meatball-machine-kodoku-shin-godzilla-e-lattacco-dei-giganti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 08:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[BIFFF 2017]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato il regista ed effettista giapponese, che ci ha parlato dei suoi ultimi lavori, rivelandoci alcuni particolari sconosciuti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-yoshihiro-nishimura-meatball-machine-kodoku-shin-godzilla-e-lattacco-dei-giganti/">[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L&#8217;Attacco dei Giganti</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi lo conosce, sa bene che <strong>Yoshihiro Nishimura</strong>, quando prende in mano una videocamera, è solito girare film fuori di testa ed esagerati che non si prendono mai troppo sul serio. Basti pensare a titoli come <strong><em>Tokyo Gore Police</em></strong> (2008), <strong><i>Mutant Girls Squad</i> </strong>(2o10) ed <strong><em>Helldriver </em></strong>(2010). Il cinquantenne giapponese però, alla carriera di regista affianca da anni e con grande successo quella di esperto di effetti speciali e di make-up (ha partecipato in tale veste a quasi tutti i film di Sion Sono, oltre che al recente <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/shin-godzilla-recensione-del-film-di-hideaki-anno-e-shinji-higuchi/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Shin Godzilla</em></strong></a>) &#8211; oltre che di sceneggiatore &#8211; che gli è valsa l&#8217;appellativo di &#8220;Tom Savini del Giappone&#8221;.</p>
<p>Al BIFFF di Bruxelles siamo riusciti a intercettarlo, insieme al protagonista <strong>Yoji Tanaka</strong>, per parlare del suo ritorno dietro alla macchina da presa con il folle <em><strong>Meatball Machine Kodoku</strong></em> (<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-bifff-35-meatball-machine-kodoku-di-yoshihiro-nishimura/" target="_blank" rel="noopener">la nostra recensione</a>), sequel diretto di <em><strong>Meatball Machine</strong></em> di Yudai Yamaguchi del 2005 (al quale aveva lavorato per gli SFX). Ma non è tutto, perchè Nishimura ci ha anche raccontato della partecipazione all&#8217;adattamento live action di <strong><em>L&#8217;Attacco dei Giganti</em> </strong>e soprattutto ci ha svelato in esclusiva non solo <em><strong>il significato del misterioso finale di Shin Godzilla</strong></em>, ma ci ha anche descritto il finale alternativo tagliato dal montaggio!</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L'Attacco dei Giganti"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-42727" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-300x179.jpg" alt="meatball machine kodoku" width="300" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-300x179.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-768x457.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku.jpg 798w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>C&#8217;è un motivo particolare che ti ha portato a realizzare un sequel di <em>Meatball Machine</em> e come mai dopo 12 anni e non prima?</strong></p>
<p><em>Non c&#8217;è una ragione particolare. A dire la verità, già tre anni fa avevo proposto di girarlo alla King Records, ma all&#8217;epoca c&#8217;erano molti registi che stavano girando cose simili a Tokyo Gore Police e Machine Girl e quindi non si sono mostrati molto interessati a farlo. <strong>La situazione è cambiata però di recente con l&#8217;arrivo in Giappone di Netflix</strong> <strong>e Amazon TV</strong>, canali che vogliono film splatter o action o coi ninja e cose del genere.</em></p>
<p><strong>E come mai hai sentito l&#8217;esigenza di un sequel diretto in prima persona?</strong></p>
<p><em>Volevo realizzare qualcosa di nuovo, nel senso che volevo aver la possibilità di &#8216;sistemare&#8217; tutte quelle cose di cui non ero rimasto soddisfatto nel film del 2005. Il primo Meatball Machine è stato girato in qualcosa come 5 giorni, poi però ci sono voluti altri 10 mesi per girare materiale da aggiungere per completarlo. Da qui la mia volontà di realizzare qualcosa di più tranquillo e con una qualità maggiore. <strong>Ho avuto a disposizione ben 12 giorni!</strong> [ride]</em></p>
<p><strong>Per quanto riguarda gli effetti speciali, come sono cambiati in questi 12 anni, ora che hai molta più esperienza? Anche il budget più sostanzioso magari ha aiutato &#8230;</strong></p>
<p><em>La qualità superiore del prodotto finale è il risultato degli sforzi e dell&#8217;esperienza di tutti più che del budget, che è cambiato molto poco! [ride] </em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-film.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L'Attacco dei Giganti"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-42726 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-film-300x165.jpg" alt="meatball machine kodoku film" width="300" height="165" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-film-300x165.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-film-500x274.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/meatball-machine-kodoku-film.jpg 798w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Vedi quindi la diffusione di questi nuovi canali streaming come una cosa positiva per un regista o pensi che un film debba ancora essere visto al cinema?</strong></p>
<p><em>Se ci pensi, è una buona novità, un buono sviluppo, ma <strong>il rischio è che l&#8217;industria cinematografica giapponese vada a scomparire</strong>. Senza Netflix, gli unici film che produrranno nel mio paese saranno storie d&#8217;amore &#8230; Ed è quello che comincerò a fare anche io! [ride]</em></p>
<p><strong>Tanaka san, com&#8217;è stato lavorare su un set come quello di Kodoku? E&#8217; stato complicato lavorare con quel tipo di make-up addosso e tutti quegli elementi prostetici?</strong></p>
<p><em>Non posso negare che sia stata dura, ma è stato anche molto divertente, soprattutto perchè il regista è un tipo davvero divertente! Specialmente i primi giorni, quando dovevo indossare il costume, con tutti quei tubi che dovevano spruzzare sangue in giro, non capivo quali elementi avrei dovuto indossare prima. Poi per fortuna la situazione è migliorata!</em></p>
<p><strong>C&#8217;è una cosa più difficile da girare di altre in un film del genere, considerando i pochi soldi e l&#8217;esperienza pregressa?</strong></p>
<p><em>La cosa positiva dell&#8217;avere un budget piccolo è che puoi esprimere tutto quello che vuoi, nessuno viene a dirti niente. Provo molta ammirazione per <strong>John Carpenter</strong>, un regista che sia quando ha girato film con pochi dollari che quando ha avuto in mano grossi budget è sempre riuscito a girare i film che voleva, a modo suo, che è qualcosa che vorrei continuare a fare anche io.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/Godzilla-Resurgence-di-Hideaki-Anno.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L'Attacco dei Giganti"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-18831" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/Godzilla-Resurgence-di-Hideaki-Anno-300x126.jpg" alt="Godzilla Resurgence di Hideaki Anno" width="300" height="126" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/Godzilla-Resurgence-di-Hideaki-Anno-300x126.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/Godzilla-Resurgence-di-Hideaki-Anno-768x323.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/04/Godzilla-Resurgence-di-Hideaki-Anno.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come si riesce allora a girare il film che si ha in mente in così poco tempo e con così pochi soldi? Tutto deve funzionare perfettamente &#8230;</strong></p>
<p><em>Cerco di lavorare moltissimo prima di iniziare le riprese, fondamentalmente realizzando <strong>moltissimi storyboard</strong>. Naturalmente l&#8217;imprevisto può sempre capitare sul set, ma sostanzialmente tutto finisce per andare secondo i piani.</em></p>
<p><strong>Passando ora ad altri tuoi progetti, puoi dirmi qualcosa di più sul tuo &#8216;misterioso&#8217; ruolo in <em>Shin Godzilla</em>?</strong></p>
<p><em>Ufficialmente sono accreditato come Special Effects Producer, ma mi sono occupato anche di coordinare tutti quelli che hanno lavorati agli effetti speciali del film. <strong>Personalmente ho realizzato il modello prototipo di Godzilla ed ero all&#8217;interno del mostro per muoverlo direttamente</strong> [mostra una fotografia sul cellulare].</em></p>
<p><strong>A proposito del finale di <em>Shin Godzilla </em>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/shin-godzilla-sguardo-esercito-umanoide-film-di-shinji-higuchi-e-hideaki-anno/" target="_blank" rel="noopener">alcune immagini dettagliate delle creature sulla coda</a>), potresti spiegarmelo, perchè non è chiarissimo e si presta a molte interpretazioni &#8230;</strong></p>
<p><strong>SPOILER </strong><em>Godzilla vuole diventare umano. Questo è il significato.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/12/shin-godzilla-humanoid-9.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L'Attacco dei Giganti"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-37008 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/12/shin-godzilla-humanoid-9-300x159.jpg" alt="shin-godzilla-humanoid-9" width="300" height="159" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/12/shin-godzilla-humanoid-9-300x159.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/12/shin-godzilla-humanoid-9-768x408.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/12/shin-godzilla-humanoid-9.jpg 807w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>[Nishimura mostra una fotografia poco chiara, una sorta di macchia rosa &#8230;]</strong> Cos&#8217;è?</p>
<p><em>Si tratta del finale tagliato dal montaggio conclusivo. Godzilla avrebbe dovuto svilupparsi in diverse forme, l&#8217;idea era quella &#8230; C&#8217;erano tante idee che sono state girate ma non sono state inserite.</em></p>
<p><strong>E quei mostri più piccoli che si arrampicano sulla sua coda cosa sono? La sua progenie?</strong></p>
<p><em>Non sono esattamente dei cuccioli &#8230; </em></p>
<p><strong>Anno ha già ventilato l&#8217;idea di un sequel &#8230;</strong></p>
<p><em>Forse in America! Anno vive nel suo mondo, quindi non sa nemmeno lui con esattezza quale sarà il suo progetto successivo!</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/attacco-dei-giganti.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Yoshihiro Nishimura, da Meatball Machine Kodoku al finale alternativo di Shin Godzilla e L'Attacco dei Giganti"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48456" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/attacco-dei-giganti-300x152.jpg" alt="attacco dei giganti" width="300" height="152" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/attacco-dei-giganti-300x152.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/attacco-dei-giganti-500x253.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/attacco-dei-giganti.jpg 701w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Puoi dirmi qualcosa del tuo coinvolgimento nel live action di <em>L&#8217;Attacco dei Titani</em>? Com&#8217;è stato lavorare in un film dalla fanbase tanto grande ed esigente? Hai sentito pressione?</strong></p>
<p><em>Mi sono occupato di tutti gli aspetti riguardanti gli effetti speciali non in CGI del film. Come hai detto, ci sono molti lettori del manga che hanno visto anche l&#8217;anime e si sono fatti la loro idea di come avrebbe dovuto essere un live action. Questo preoccupa e rende nervoso soprattutto il regista [<strong>Shinji Higuchi</strong>], il cui operato viene valutato molto da vicino e costantemente.</em></p>
<p><strong>Quanto è stato complesso ricreare dal vivo i disegni su carta?</strong></p>
<p><em>Ci sono cose nel manga quasi impossibili da riprodurre sul set, non è esattamente un prodotto &#8216;esportabile&#8217; in un medium come un film dal vero.</em></p>
<p><strong>Dimmi qualcosa sui tuoi prossimi progetti, come regista o come effettista</strong></p>
<p><em>Come regista, mi occuperò di un film a basso budget che parla di <strong>un uomo invisibile che si scontra con la yakuza</strong>! C&#8217;è anche un altro progetto, <strong>una serie drammatica basata su un manga famoso</strong>, ma non posso ancora dire niente a proposito. Per quanto riguarda i soli effetti speciali, ho da poco finito di lavorare a <a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/sion-sono-si-da-ai-vampiri-con-il-trailer-della-serie-tokyo-vampire-hotel/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Tokyo Vampire Hotel</strong></a> di Sion Sono.</em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer ufficiale </strong>di Meatball Machine Kodoku:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/fdXSyeLN2WY" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Esclusivo &#124; Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-axelle-carolyn-brian-yuzna-neil-marshall/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 13:41:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo incontrato l'attrice e regista belga, per parlare dei suoi iconici camei e della sua nuova vita dietro la mdp </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/intervista-axelle-carolyn-brian-yuzna-neil-marshall/">Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nota agli appassionati del genere soprattutto per aver interpretato due personaggi decisamente iconici in <strong><em>Doomsday &#8211; Il giorno del giudizio</em> </strong>(2008) e <strong><em>Centurion</em></strong> (2010), la belga <strong>Axelle Carolyn </strong>ha in realtà un legame ben più stretto con il mondo dell&#8217;horror, avendo cominciato la sua carriera sotto la guida di <strong>Brian Yuzna</strong> ed essendo negli ultimi anni passata dietro la mdp per dirigere &#8211; tra gli altri &#8211; un segmento dell&#8217;antologico <strong>Tales of Halloween</strong>.</p>
<p>L&#8217;abbiamo incontrata all&#8217;ultimo <strong>BIFFF</strong> di Bruxelles, dove sedeva tra i membri della giuria, per parlare del suo curioso passato e del futuro prossimo.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre-poster.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46886" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre-poster-210x300.jpg" alt="beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre poster" width="210" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre-poster-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre-poster-279x400.jpg 279w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/beneath-still-waters-dal-profondo-delle-tenebre-poster.jpg 308w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a>Partiamo dal tuo primo ruolo, in <span style="color: #ff0000;"><em>Beneath Still Waters &#8211; Dal profondo delle tenebre</em></span> del 2005. Che ricordi hai?</strong></p>
<p><em>Da ragazzina ero solita andare da appassionata a Festival di settore come il BIFFF e avevo incontrato un paio di volta Brian [Yuzna], perché uno dei film che più mi avevano colpito durante l&#8217;adolescenza è stato <strong>Re-Animator</strong>. Poi Brian venne invitato al <strong>FrightFest</strong> di Londra. Poiché volevo parlargli, una sera mi sono avvicinata a lui dicendogli che il mio sogno era  sempre stato di prendere parte a un film e che non ero mai stata su un set per vedere come fosse.</em></p>
<p><em> Lui rispose che da lì a un mese, in settembre, avrebbe cominciato le riprese del suo nuovo film a Madrid e mi disse che avrei potuto raggiungerlo lì. Così volai fino in Spagna e gli telefonai dalla stanza del mio hotel e lui fu evidentemente sorpreso dal fatto che lo avessi fatto davvero [ride]. Così passai due giorni sul set di <strong>Beneath Still Waters</strong>, piuttosto freddo e noioso, ma ero comunque molto eccitata dall&#8217;esperienza. Brian il secondo giorno mi disse poi che se avessi voluto avrei potuto apparire nel film. Fu <strong>un piccolo cameo</strong> e non ho mai provato così tanto freddo in vita mia! </em></p>
<p><em>Abbiamo girato nelle campagne intorno a Madrid. Quando tornai a casa &#8211; all&#8217;epoca scrivevo brevi pezzi per siti web horror specializzati -, Brian mi disse che sarebbe stata una buon idea scrivere un report dell&#8217;esperienza per un sito come <strong>Fangoria</strong>. Lo feci e loro lo pubblicarono. Il passo successivo fu conoscere <strong>Eli Roth</strong> in Bruxelles, col quale mi tenni in contatto e così mi mandarono a fare un reportage di <strong>Hostel</strong> prima e poi in Marocco per il remake di <strong>Le Colline Hanno Gli Occhi</strong> e in Finlandia per un&#8217;altra pellicola. E&#8217; stato davvero figo fare la giornalista per qualche tempo. Tutto grazie a Brian.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-doomsday.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46885 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-doomsday-258x300.jpg" alt="axelle carolyn doomsday" width="258" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-doomsday-258x300.jpg 258w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-doomsday-344x400.jpg 344w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-doomsday.jpg 408w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a>Saltiamo poi sul set di <span style="color: #ff0000;"><em>Doomsday &#8211; Il giorno del giudizio</em></span><em> &#8230;</em></strong></p>
<p><em>Quello che successe con Doomsday fu che conobbi <strong>Neil Marshall</strong> e lui avrebbe voluto che scrivessi un libro sul making of del film. Quindi volai in Sudafrica e cominciammo a frequentarci allo stesso tempo. Io amo molto anche gli effetti speciali e lì conobbi <strong><span class="itemprop">Paul</span></strong><span class="itemprop"><strong> Hyett</strong>, che si occupava degli SFX e che ancora oggi è uno dei miei migliori amici, che mi chiesi se avessi voglia di aiutarlo, perché non aveva un vero e proprio team di truccatori. </span></em></p>
<p><em><span class="itemprop">Lui decise poi di truccare me un giorno, così venne fuori questo piccolo cameo. Girammo la scena e vennero scattate alcune belle foto, che a sorpresa finirono sulle copertine di alcuni giornali. Così da lì cominciarono ad arrivarmi richieste per recitare in cortometraggi, ma io rispondevo che non ero un&#8217;attrice e che non ero affatto in grado di recitare! </span></em></p>
<p><em><span class="itemprop">Cominciai comunque a partecipare ad alcuni corti visto che ne avevo l&#8217;occasione, ma io scrivevo sceneggiature e la mia idea era di passare prima o poi alla regia. Feci qualche parte e poi decisi che era giunta l&#8217;ora di concentrarmi su cosa volevo davvero fare, ovvero scrivere e dirigere. E&#8217; stato però il modo migliore per vivere il mondo della recitazione, perché sono state parti davvero divertenti.</span></em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-centurion.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46884" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-centurion-201x300.jpg" alt="axelle carolyn centurion" width="201" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-centurion-201x300.jpg 201w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-centurion-268x400.jpg 268w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-carolyn-centurion.jpg 335w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a>Cosa ricordi invece di <span style="color: #ff0000;"><em>Centurion</em></span>?</strong></p>
<p><em>In origine avrei dovuto interpretare uno dei personaggi romani. Neill aveva scritto la parte appositamente per me. Poi vide che non avrebbe funzionato molto, sebbene avessi fatto delle prove, optando per farmi diventare una guerriera. In un certo senso andai a sostituire uno degli stuntman, ma avendo in più alcune battute in gaelico.<strong> Ho dovuto imparare a tirare con l&#8217;arco, a cavalcare e a combattere</strong> in pochissimo tempo, ma è stata davvero divertente, nonostante il freddo e il fango e il risultato finale ha ripagato delle sofferenze! </em></p>
<p><em>La cosa buffa è che <strong>Olga Kurylenko</strong>, che doveva apparire selvaggia e feroce, doveva essere al contempo anche molto bella, perchè la produzione aveva puntato ovviamente sul suo nome per pubblicizzare il film, quindi i suoi capelli dovevano essere a posto. Io invece chiesi semplicemente di rendermi il più folle possibile, così mi fecero i denti gialli e l&#8217;aspetto da pazza, fantastico! </em></p>
<p><strong>Dopodiché hai cominciato a partecipare ad alcune pellicole horror, come <span style="color: #ff0000;"><em>Psychosis</em> </span>e<span style="color: #ff0000;"> <em>Blood + Roses</em></span></strong></p>
<p><em>Devo precisare che entrambi, pur essendo stati distribuiti dopo, sono stati girati prima di Centurion. Blood + Roses è stato diretto da <strong>Simon Aitken</strong>, un regista che ho incontrato al FrightFest. Lui era uno degli abitué del Festival e cercava qualcuno per un cameo all&#8217;inizio. Sono tutti ruoli che più o meno mi sono piovuti addosso, non ho dovuto davvero cercarli troppo. In ogni caso, quello in Centurion è stato il mio ultimo ruolo da attrice.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-set.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46892 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-set-300x198.jpg" alt="axelle set" width="300" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-set-300x198.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-set-500x330.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/axelle-set.jpg 846w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Passiamo allora alla carriera da regista, prima di cortometraggi e poi del lungo <span style="color: #ff0000;"><em>Soulmate</em> </span></strong></p>
<p><em>Si, quando ero ancora a scuola ho girato quattro corti, che probabilmente per il bene di tutti sono andati perduti. Quindi ho scritto quella che sarebbe stata la sceneggiatura di <strong>Soulmate</strong>. Avrei dovuto realizzarlo già nel 2010, ma a poche settimane dalle riprese, con tutto già pronto, la produzione &#8211; che era piuttosto grossa &#8211; si accorse che non aveva i fondi per girare. Quindi tutto crollò e ci rimasi malissimo. <strong>Per un mese non guardai più film nè ne parlai con nessuno dei miei amici del settore</strong>. </em></p>
<p><em>Quindi decisi di dedicarmi ai cortometraggi di nuovo. Girai nello stesso anno [2011] <strong>The Last Post</strong> e <strong>The Halloween Kid</strong>, che girarono anche per alcuni Festival interessanti. Contemporaneamente tornai sulla sceneggiatura di Soulmate e decisi di renderlo un film più piccolo, solo due persone in un cottage, qualcosa che avrei potuto realizzare con pochissimi soldi. Mi dissi che nella peggiore delle ipotesi lo avrei girato coi risparmi che avevo messo da parte. Fortunatamente, trovai degli investitori appena in tempo, così ho potuto filmarlo con un po&#8217; di budget in più, circa 200.000 dollari, sufficienti per quel tipo di film e per il modo in cui lo avevo riscritto.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/GRIM-GRINNING-GHOST-Axelle.png" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46891 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/GRIM-GRINNING-GHOST-Axelle-300x150.png" alt="GRIM-GRINNING-GHOST - Axelle" width="300" height="150" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/GRIM-GRINNING-GHOST-Axelle-300x150.png 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/GRIM-GRINNING-GHOST-Axelle-500x249.png 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/GRIM-GRINNING-GHOST-Axelle.png 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Quindi hai lavorato a un segmento di <span style="color: #ff0000;"><em>Tales of Halloween</em></span></strong></p>
<p><em>Appena finito Soulmate mi sono trasferita a Los Angeles, una città dove ero stata già molte volte prima e dove conoscevo tante persone, tra cui parecchie che lavoravano nel settore dell&#8217;horror. Così ho pensato che sarebbe stato fantastico poter fare qualcosa tutti insieme e metterci tutta questa passione ed energia che scaturiva ogni volta che si parlava di film ecc. Così si è pensato a un film antologico, ambientato nella stessa notte e nello stesso posto, con episodi collegati tra loro. </em></p>
<p><em>Così ho parlato con un gruppo di amici, tra cui <strong>Mike Mendez</strong>, e tutti ne sono stati entusiasti. <strong>E&#8217; stato tutto molto veloce</strong>, del tipo che il sabato ho spiegato la mia idea ai registi e il sabato successivo abbiamo incontrato i responsabili della <strong>Epic Pictures</strong> a colazione e ci hanno detto che l&#8217;avrebbero prodotto. Abbiamo quindi cominciato a parlarne meglio e ad elaborarlo, ma tutto è stato davvero veloce. Penso fosse aprile, le riprese sono iniziate a novembre e la primavera seguente era qui al BIFFF. E&#8217; stato molto bello poter lavorare con tutti questi amici a un progetto che ho co-ideato, co-prodotto e di cui ho diretto una parte [<strong>Grim Grinning Ghost</strong>].</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/halloween-kid.jpg" rel="lightbox" title="Esclusivo | Intervista ad Axelle Carolyn, dagli inizi con Brian Yuzna ai film di Neil Marshall e la prima regia"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46893 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/halloween-kid-300x169.jpg" alt="halloween kid" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/halloween-kid-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/halloween-kid-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/halloween-kid.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Quando nasce la tua passione per il fanta-horror?</strong></p>
<p><em>Se sei un fan di questo tipo di cinema, allora hai già la risposta. Sono appassionata di horror da quando ho memoria. Non necessariamente dei film facenti parte proprio di questo genere, ma ad esempio anche dei cartoni della <strong>Disney</strong> che mostravano scheletri e fantasmi. Crescendo, intorno agli 11/12 anni, mio padre non mi permetteva di vedere molti film, così cominciai a leggere ogni libro che capitasse. Ho letto ogni cosa di <strong>Stephen King</strong>, poi col tempo ho scoperto <strong>Clive Barker</strong> e <strong>James Herbert</strong>. </em></p>
<p><em>A 17 anni mi papà, che era piuttosto severo, mi permise di comprare una mia televisione e così, all&#8217;improvviso, si spalancò un mondo! Guardavo 4 o 5 videocassette al giorno, facevo copie e li rivedevo in continuazione. E&#8217; allora che ho scoperto <strong>Re-Animator</strong> o <strong>Il Ritorno dei Morti Viventi</strong>. Sapevo che avrei voluto fare qualcosa che aveva a che fare con la scrittura o il cinema. Volevo raccontare storie spaventose o comunque soprannaturali. Prima di cominciare davvero ho però frequentato l&#8217;Università, frequentando corsi che non c&#8217;entrano davvero nulla col cinema, ma in Belgio non esistono scuole attrezzate che possono guidare un ragazzo a girare film. Ho seguito le indicazioni dei miei genitori, studiando Legge, ma al momento di dover continuare con un Master ho detto basta. E&#8217; lì che ho incontrato Brian Yuzna.</em></p>
<p><strong>A questo proposito, come vedi la situazione per registi e sceneggiatori di cinema di genere qui in Belgio?</strong></p>
<p><em>A essere onesta, non conosco bene la situazione locale, perchè già durante gli studi mi sono spostata a Londra e col tempo ho interagito con personaggi internazionali e che facevano film in America come Brian o <strong>Stuart Gordon</strong>, un altro regista che ebbi il piacere di intervistare. Non ho quindi mai avuto esperienza diretta di girare cortometraggi qui a Bruxelles o di conoscere gente del settore di casa. Forse è stato meglio così, viste le molte più possibilità che con l&#8217;andare a Londra mi si sono aperte.</em></p>
<p>Di seguito <strong>il trailer </strong>di Centurion:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KOZs2_i_cDE" width="892" height="379" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-intervista-a-leo-ortolani-dalle-nuove-meraviglie-ad-alien-passando-per-i-fantastici-4-e-la-iss/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 11:04:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lunga chiacchierata con il papà di Rat-Man per parlare delle ultime cose viste al cinema, dell'attualità del passato e dei futuri progetti spaziali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/esclusivo-intervista-a-leo-ortolani-dalle-nuove-meraviglie-ad-alien-passando-per-i-fantastici-4-e-la-iss/">[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa abbiamo incontrato <strong>Leo Ortolani</strong> alla libreria Rizzoli della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, dove ha incontrato il pubblico per presentare la sua nuova/vecchia fatica, <strong>OH! Il libro delle Meraviglie</strong>, versione aggiornata e ampliata (244 pagg.) pubblicata recentemente dalla <strong>BAO</strong> del volume satirico ormai fuori catalogo da anni.</p>
<p>Abbiamo così colto l&#8217;occasione per fare una lunga chiacchierata con l&#8217;autore, parlando di cinema, serie TV, del passato che ritorna e dei futuri progetti che lo stanno tenendo chiuso in casa:</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/libro-meraviglie-ortolani.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46401" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/libro-meraviglie-ortolani-206x300.jpg" alt="libro meraviglie ortolani" width="206" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/libro-meraviglie-ortolani-206x300.jpg 206w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/libro-meraviglie-ortolani-275x400.jpg 275w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/libro-meraviglie-ortolani.jpg 654w" sizes="(max-width: 206px) 100vw, 206px" /></a>Partiamo dalle <em>Meraviglie</em> &#8216;aggiornate&#8217;. Come mai hai scelto proprio questi specifici inediti da inserire?</strong></p>
<p><em>Si, ne ho aggiunta solo qualcuna purtroppo, più che altro per mancanza di tempo. Nello specifico, di queste che sono state inserite avevo già scritto parecchia roba nel corso degli anni, quindi quando è venuto il momento le ho ritirate fuori dalla bustona dove finiscono le mie idee e ne ho scelte quattro su cui lavorare. Nonostante il tempo che è passato devo dire che queste &#8216;meraviglie&#8217; sono ancora decisamente attuali. Ce ne sarebbero moltissime altre, anche perchè crescendo cambiano il punto di vista e il modo in cui si guarda alle cose che ci circondano. E&#8217; successo di nuovo quanto avvenne la prima volta nel &#8217;93/94, quando aprii gli occhi subito dopo aver terminato il servizio militare, l&#8217;ultima delle cose che feci soprattutto per far piacere a mio padre. Le &#8216;meraviglie&#8217; nascono così, dal guardare in modo diverso situazioni che prima erano accettate e basta. Un esempio &#8211; che non è una &#8216;meraviglia&#8217;: <strong>Vasco Rossi</strong> a casa mia era considerato in modo negativo, lo sballato/drogato per eccellenza, quindi anche io lo consideravo tale. Il giorno che ascoltai per la prima volta le sue canzoni lo trovai invece assolutamente magnifico! Cerco di parlare quindi in maniera divertente &#8211; anche non troppo a volte &#8211; di tutti questi luoghi comuni che circondano certi personaggi, provando a mettere le persone di fronte ai loro pregiudizi e suggerire loro che forse potrebbero sbagliarsi e che quella è solamente la loro versione della realtà, uno dei tanti punti di vista. Adesso poi sono probabilmente nate anche delle &#8216;meraviglie&#8217; nuove &#8230;</em></p>
<p><strong>Proprio questo volevo sapere. Quando hai iniziato a scriverle, non esistevano Internet, i social media ecc &#8230;</strong></p>
<div>
<p><span style="color: #333333;"><em>Infatti &#8230; ora parlerei degli influencer, degli YouTuber, dei troll, della ragazza che mette il post su Instagram facendosi però una foto in cui si intravede il seno (una cosa che proprio non capisco a parte ovviamente il fatto che una foto del genere è probabilmente utile per acchiappare i click). Direi che c&#8217;è materiale per un libro solo sulla Rete!</em></span></p>
</div>
<p><strong>E invece, per quelle vecchie già pubblicate, hai ripensato di rimaneggiarle dopo averle rilette?</strong></p>
<p><em>No, le ho trovate ancora molto attuali anche a distanza di 20 anni, persino quella che probabilmente potrebbe sembrare la più localizzata a livello temporale, quella del comunista.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/spazio-per-tutti-ortolani.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46402 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/spazio-per-tutti-ortolani-208x300.jpg" alt="spazio per tutti ortolani" width="208" height="300" /></a>Hai pubblicato sul tuo profilo Facebook un&#8217;anticipazione del lavoro a cui ti stai dedicando in questi ultimi tempo, <em>C&#8217;è Spazio Per Tutti</em>. Cosa mi puoi dire di questa nuova avventura?</strong></p>
<div>
<p><em><span style="color: #333333;">Posso dirti che so di cosa si tratta ora che ho finito di scriverlo. Ed è un mostro di 250 pagine che dovrò finire di disegnare entro settembre &#8230; Si tratta una cosa incredibile, un&#8217;iniziativa nata grazie all&#8217;Agenzia Spaziale Italiana, che voleva accompagnare la partenza di <strong>Paolo Nespoli</strong> per la Stazione Spaziale con qualche iniziativa particolare, anche per far interessare un po&#8217; il pubblico più giovane. Nessuno sa bene cosa sia la Stazione e quale sia la sua funzione concreta. Il volume racconta una storia particolare, in cui Nespoli dovrà prendersi cura di <strong>Rat-Man a bordo della Stazione Internazionale</strong>. A fianco troverete tutta una serie di brevi documentari a fumetti, tipo quelli che realizzo per Comics &amp; Science, la rivista gestita dal CNR di Roma, dove racconterò con dati reali la storia dello spazio dal 1947 a oltre il presente. Si va dalla missione su Marte alla creazione di una base lunare, nuove invenzioni riguardo motori e astronavi, nuove agenzie che si stanno imponendo all&#8217;attenzione &#8230; E noi siamo sul ciglio di qualcosa che è in fermento e sta per accadere. Nella storia viene spiegato come e perché siamo arrivati alla situazione in cui siamo ora. C&#8217;è quindi un intento documentaristico, ma la storia che vede protagonista Rat-Man ne è slegata. </span></em></p>
<p><strong>Quali sono e/o sono state le cose più difficili nel portare avanti un fumetto &#8211; Rat-Man &#8211; per 20 anni?</strong></p>
<p><em>Trovare un equilibrio tra la vita reale e quella del fumettista. </em><em>Consegnare un intero numero ogni due mesi è stata una cosa che mi avvicina più al martirio di tante altre. E che spesso ha sacrificato anche la vita di chi mi sta vicino.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/ortolani-LANZIANO.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46431" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/ortolani-LANZIANO-206x300.jpg" alt="ortolani L'ANZIANO" width="206" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/ortolani-LANZIANO-206x300.jpg 206w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/ortolani-LANZIANO-275x400.jpg 275w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/ortolani-LANZIANO.jpg 534w" sizes="(max-width: 206px) 100vw, 206px" /></a>Negli ultimi anni, sono &#8216;esplosi&#8217; altri autori umoristici &#8211; pur non &#8216;leggeri&#8217; (Sio, Bevilaqua, Zerocalcare, giusto per fare qualche nome), che si sono affiancati a te, che sei riconosciuto <em>maestro</em> del settore da molto tempo. Pensi che il pubblico italiano sia maggiormente predisposto a questo tipo di letture rispetto ad altre più &#8216;drammatiche&#8217;?</strong></p>
<p><em>No, non direi. Semplicemente, se un autore è bravo, il pubblico lo segue. Potrebbe anche scrivere opere drammatiche, non vedo la differenza. E il bello di questi ultimi anni è che stiamo vivendo una sorta di Rinascimento del Fumetto in Italia. Per me sono anni belli, da vivere, come lettore e come autore.</em></p>
<p><strong>Mi racconti qualcosa delle tue storie scartate all&#8217;epoca per Dylan Dog?</strong></p>
<p><em>Non c’è molto da raccontare. Ho provato a proporre alcune cose, ma non sono state considerate del tutto adatte. Non ero pronto, come autore per <strong>Dylan Dog</strong>. E in Bonelli non avevano il tempo per seguirmi e farmi crescere in quella direzione, così sono andato a fare RAT-MAN e forse è stato meglio così! 😀</em></p>
<p><strong>Hai mai pensato di &#8216;stravolgere&#8217; il tuo tratto, ormai così distintivo, per una storia?</strong></p>
<p><em>Faccio spesso degli esperimenti, a livello grafico. Ma non stravolgo mai del tutto. E’ il tratto con cui lavoro e con cui sono stato letto per vent’anni, per quale motivo dovrei rinnegarlo? Tuttavia, non escludo che un giorno, con più calma, mi metta a imparare a disegnare.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/fantastici-4-ortolani.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46400 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/fantastici-4-ortolani-210x300.jpg" alt="fantastici 4 ortolani" width="210" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/fantastici-4-ortolani-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/fantastici-4-ortolani-280x400.jpg 280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/fantastici-4-ortolani.jpg 400w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a>Facciamo un passo indietro ai tuoi Fantastici Quattro. Hai mai pensato di tornare a lavorarci o giudichi &#8216;conclusa&#8217; quella conclusione? Segui ancora gli eventi del mondo Marvel? Cosa pensi dell&#8217; &#8216;oblio&#8217; imposto in qualche modo a F4 e X-Men negli USA in favore ad esempio degli Inumani (solo per questione di diritti cinematografici/televisivi)?</strong></p>
<p><em>No, è una storia chiusa. Anche se saprei come continuarla, ovviamente. Seguo ancora diverse serie della Marvel, mi è spiaciuto che i <strong>FANTASTICI QUATTRO</strong> siano stati trattati in quel modo dal mondo del cinema prima e dal mondo del fumetto, poi. Sono i primi, i più amati (da me) e quelli con il potenziale maggiore. Il problema è che nel mondo del cinema non ci sono scrittori abbastanza bravi, per portare la loro storia sul grande schermo.</em></p>
<p><strong>Restando sul cinema, chiudiamo una sorta di cerchio, cominciato con <em>Il Buio in Sala</em>: mi accennavi che <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-alien-covenant-di-ridley-scott/" target="_blank">Alien: Covenant</a></em> non ti è piaciuto, mentre <em>Prometheus</em> si (contro l&#8217;opinione comune). Cosa non ti ha convinto di questo film? E non ti ha convinto nemmeno <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-life-non-oltrepassare-il-limite-di-daniel-espinosa/" target="_blank"><em>Life: Non oltrepassare il limite</em></a>, una sorta di plagio di Alien &#8230;</strong></p>
<p><em><strong>COVENANT</strong> è per i fan di <strong>ALIEN</strong> più o meno quello che <strong>STAR WARS VII</strong> è per i fan di STAR WARS, un riassuntone di cose, musiche, suoni, impostazioni, alieni, che non funziona, scadendo spesso nell’imbarazzante, senza la grandiosità e la tensione di <strong>PROMETHEUS</strong>. COVENANT è un film piccolo, cucito su idee buone, ma girato con la sinistra. Alla fine, l’alieno fa la figura del solito squalo nei film di squali dell’estate: una comparsa scontata. </em><em>Su <strong>LIFE</strong> non ho molto da dire: inutile e soprattutto pieno di stupidaggini. Per sfortuna di questo film sto studiando proprio la ISS (International Space Station) e le sciocchezze tecnologiche presenti sfiorano l’assurdo. Tipo che l’alieno rientra sulla stazione passando attraverso gli ugelli dei motori che mantengono la ISS in orbita. Come a dire che un serpente può entrarti dentro l’auto, infilandosi dal tubo di scappamento. Avrebbe comunque più possibilità. </em><em>Sul finale telefonato dieci minuti prima, con ultima scena da film horror anni ’80, stendiamo velo pietoso.</em></p>
<p><strong>Mi dai qualche titolo che ti ha convinto uscito negli ultimi mesi e qualche altro che invece proprio non hai digerito?</strong></p>
<p><em>Ti lascio dei titoli che a me sono piaciuti, cosa che che non significa niente, perché i gusti sono gusti. <strong>LA LA LAND, THE ARRIVAL</strong>,<strong> LOGAN </strong>e<strong> FAST &amp; FURIOUS 8</strong>.</em></p>
<p><strong>Le serie TV: hai tempo per seguirle? Meglio quelle con episodi finiti oppure molte stagioni (tipo <em>The Walking Dead</em> &#8230; e <em>Fear The Walking Dead</em> &#8230;)?</strong></p>
<p><em>No, non ho proprio tempo, di seguirle. Seguivo <strong>TWD</strong>, ma l’ultima stagione mi ha fiaccato.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/buio-in-sala-ortolani.jpg" rel="lightbox" title="[esclusivo] Intervista a Leo Ortolani, dalle nuove Meraviglie ad Alien, passando per I Fantastici 4 e la ISS"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46399 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/buio-in-sala-ortolani-204x300.jpg" alt="buio in sala ortolani" width="204" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/buio-in-sala-ortolani-204x300.jpg 204w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/buio-in-sala-ortolani-273x400.jpg 273w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/buio-in-sala-ortolani.jpg 654w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></a><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-sala-cinematografica-vs-streaming-legale-i-pareri-della-nostra-redazione/" target="_blank">Polemica Cannes vs. Netflix</a>: ritieni giusta questa &#8216;discriminazione&#8217; per la piattaforma streaming? Sei abbonato?</strong></p>
<p><em>No, non la giudico giusta, un film è un film. In ogni modo, non sono abbonato, no.</em></p>
<p><strong>Disney/Marvel-MCU/Star Wars: reboot/remake/saghe infinite. Sei dell&#8217;idea che finchè si incassa hanno ragione loro?</strong></p>
<p><em>Ma certamente. Se poi si sforzano, qualcosa di buono esce, dai. Se.</em></p>
<p><strong>Cosa pensi della &#8216;povera&#8217; e martoriata DC/Warner Bros.? Sono così messi male?</strong></p>
<p><em>Devo ancora vedere <strong>Wonder Woman</strong>, ma in generale mi pare il compagno di banco che cerca di copiare le formule della Marvel, sforzandosi di azzeccare anche i passaggi, spesso senza riuscirci.</em></p>
<p><strong>E del nuovo universo di mostri della Universal? Sei un fan dei classici e del cinema horror?</strong></p>
<p><em>Sono sempre stato un fan dei <strong>mostri della UNIVERSAL</strong> … vediamo come ci lavoreranno su, con questo universo condiviso. A dire il vero, resto del parere che preferisco gli universi separati. Cioè preferisco andare al cinema senza essere obbligato ad avere visto tutti i film precedenti, altrimenti chiamateli con un altro nome: telefilmoni.</em></p>
</div>
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