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Titolo originale: オーディション , uscita: 03-03-2000. Budget: $250,000. Regista: Takashi Miike.

Audition (1999): il film raccontato dalle parole di Takashi Miike

28/02/2019 news di Redazione Il Cineocchio

A vent'anni dalla sua uscita, riscopriamo il seminale e sconvolgente thriller tratto dall'omonimo romanzo di Ryū Murakami secondo l'interpretazione del suo stesso regista

audition 1999 film takashi miike

Considerato da registi come Quentin Tarantino e Rob Zombie uno dei film più raccapriccianti e memorabili degli ultimi 30 anni, Audition (Ōdishon) del giapponese Takashi Miike (la nostra intervista esclusiva) – ispirato all’omonimo romanzo di Ryū Murakami – difficilmente non ha lasciato un segno in chiunque l’abbia visto almeno una volta.

Proprio quest’anno ricorre il ventennale della sua uscita (ebbene si …), quindi ci sembra doveroso omaggiarlo. Non lo facciamo però attraverso un’analisi o una recensione, bensì ci affidiamo alle parole stesse del suo regista, prese da due interviste dell’epoca.

Partendo dalle dichiarazioni rilasciate al Guardian nel 2001, Takashi Miike rispondeva così al giornalista che suggeriva che Audition potesse essere interpretato come ‘un racconto morale‘:

Renji Ishibashi e Eihi Shiina in Audition (1999) filmVederlo così vorrebbe dire mancare un po’ il bersaglio. Aoyama (Ryō Ishibashi) ha già raggiunto i 40 anni; suo figlio è cresciuto; e ha messo in piedi la propria compagnia. L’unica cosa sbagliata è che è solo; ha bisogno di qualcuno che ammorbidisca il suo cuore. È quella piccola e ragionevole speranza che porta alla sua rovina.

La spinge sullo sfondo per rendere sicura la sua vita. A poco a poco però lo tormenta, finché non riesce più a resistere. Di questi tempi viviamo abbastanza vicini ai margini. Le persone pensano che le loro vite siano in equilibrio, ma abbiamo tutti ucciso le nostre vecchie speranze, e questo significa che al di sotto lo stress si sta accumulando.

Sempre nel 2001, ai microfoni di Midnighteye, Takashi Miike – che nel frattempo aveva girato gli altrettanto pazzeschi Dead or Alive, la miniserie MPD Psycho, Visitor Q e Ichi the Killer – spiegava che Audition non fosse affatto un film horror, come superficialmente potrebbe apparire:

Per me, Audition non è un horror. O almeno, non c’è un mostro, non è soprannaturale. È la storia di una ragazza che prova solamente delle emozioni leggermente strane, quindi non è impossibile capirla. Vuole solo che la persona che ama stia al suo fianco. Non commette un grosso crimine, si limita a tagliare il piede del tizio. Ma quando lessi il romanzo, rimasi davvero spaventato. Sentii che era così realistico … Tra i due personaggi non c’è conflitto. Si incontrano brevemente al provino, ma incidenti così piccoli possono cambiare completamente la vita di una persona.

Takashi Miike concludeva:

Ho accentuato un po’ di più l’aspetto orrorifico. Nei film del terrore, pensiamo che l’elemento horror sia una cosa speciale che non esiste nella vita reale ed è per questo che possiamo godercela. Ma ci sono anche cose terrificanti nella vita e sono tutte opera degli esseri umani. Ciascuno ha quelle cose dentro di sé.

Quindi, filmando degli esseri umani, diventa in modo naturale un film dell’orrore. In Audition, se l’attrice protagonista non fosse stata Eihi Shiina [interprete dell’algda Asami Yamazaki] il film sarebbe stato molto diverso. Sorride quando taglia il piede, e di conseguenza quel momento diventa puro orrore. Se un’altra attrice lo avesse fatto molto seriamente e brutalmente, allora non sarebbe diventato orrore.

Di seguito il trailer di Audition:

Fonte: YouTube

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