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Durata dei film fuori controllo: la direttrice di Picturehouse avverte i registi

20/01/2026 news di Stella Delmattino

Un richiamo netto e necessario che rimette al centro il pubblico in un cinema sempre più tentato dall’eccesso

film the clock

Nel cinema contemporaneo la durata dei film sta diventando un problema sempre più concreto, non solo per gli spettatori ma anche per le sale. A dirlo apertamente è Clare Binns, direttrice creativa del circuito britannico Picturehouse Cinemas, che ha lanciato un appello diretto ai registi affinché tornino a pensare prima di tutto al pubblico.

Intervenuta dopo l’annuncio del riconoscimento che riceverà ai BAFTA per il suo contributo al cinema britannico, come riporta Deadline, la Binns non ha usato mezzi termini:

«Parlo spesso con i produttori e dico loro: “Ditelo al regista, state facendo il film per un pubblico, non per voi stessi”. Ci sono sempre delle eccezioni, ma guardo molti film e penso: “Qui si potrebbero tranquillamente togliere venti minuti”. Non c’è davvero bisogno che i film siano così lunghi».

Secondo la Binns, le durate eccessive non sono solo una questione artistica, ma anche economica e strutturale. Film che superano abbondantemente le tre ore riducono drasticamente il numero di spettacoli giornalieri, con un impatto diretto sugli incassi delle sale:

the brutalist brody film«I film troppo lunghi significano che spesso possiamo programmare un solo spettacolo serale. È un campanello d’allarme per i registi. Se vogliono che i loro film escano al cinema, le persone devono sentirsi a proprio agio con ciò a cui si stanno impegnando».

Il riferimento più evidente è The Brutalist, premiato agli Oscar e costretto a inserire un intervallo per gestire una durata di 215 minuti. Un caso che, per la Binns, dimostra come il problema non sia più marginale ma sistemico.

La dirigente, che ha iniziato la sua carriera come maschera nei cinema londinesi negli anni Ottanta prima di diventare una delle figure chiave dell’esercizio cinematografico britannico, resta comunque ottimista sul futuro delle sale. Nonostante le difficoltà post-pandemia e la pressione dello streaming, il cinema ha già superato altre crisi epocali:

«La fine del cinema è stata annunciata molte volte: quando è arrivata la televisione, quando siamo passati al digitale. Eppure siamo ancora qui».

Il messaggio finale, però, è chiaro: l’autorialità non può trasformarsi in autoreferenzialità. In un’epoca in cui l’attenzione del pubblico è sempre più contesa, la durata di un film diventa una scelta narrativa ma anche etica, capace di determinare se un’opera verrà davvero vissuta in sala o respinta prima ancora di iniziare.

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