John Wick incontra Agatha Christie in questo film d’azione con Brad Pitt
28/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il film di David Leitch mescola azione alla John Wick e mistero alla Agatha Christie in un treno ad alta velocità.

Se pensate che il vostro tragitto casa-lavoro sia un incubo, dovreste provare a mettervi nei panni di Ladybug, il personaggio interpretato da Brad Pitt in Bullet Train. Uscito nell’estate del 2022, il film diretto da David Leitch va assolutamente recuperato per la sua capacità di essere un cocktail esplosivo di azione, commedia e mistero. Un mix che sulla carta potrebbe sembrare impossibile, ma che funziona proprio grazie alla sua natura ibrida: è come se qualcuno avesse preso l’adrenalina pura della saga di John Wick e l’avesse imbottigliata dentro un vagone ferroviario alla Assassinio sull’Orient Express.
Tratto dal romanzo del 2010 di Kōtarō Isaka, Bullet Train trasforma un treno ad alta velocità in partenza da Tokyo in un’arena mortale dove si incrociano le vite, e soprattutto le armi, di un gruppo variopinto di assassini. Ognuno ha una missione, ognuno ha un segreto, e tutti sono legati da una catena di eventi che solo gradualmente si svela allo spettatore. È una struttura narrativa che ricorda i classici del giallo, dove ogni personaggio potrebbe essere sia vittima che carnefice, ma iniettata con dosi massicce di violenza coreografica e autoironia.
Brad Pitt veste i panni di Ladybug, un killer professionista con la fama di portare sfortuna a chiunque gli capiti accanto. Chiamato all’ultimo momento dalla sua handler, interpretata da Sandra Bullock in un ruolo che vive prevalentemente fuori campo, Ladybug sale sul treno con un obiettivo apparentemente banale: recuperare una valigetta. Naturalmente, niente va come previsto.
Il convoglio è affollato di colleghi, ciascuno con un soprannome evocativo e una personalità ben definita. Ci sono gli inglesi Tangerine e Lemon, una coppia di sicari interpretati da Aaron Taylor-Johnson e Bryan Tyree Henry che sembrano usciti da una buddy comedy britannica. C’è Prince, una giovane assassina sotto mentite spoglie di studentessa innocente, magistralmente interpretata da Joey King. E poi Elder, il patriarca stoico di Hiroyuki Sanada, e The White Death, il boss criminale incarnato da un minaccioso Michael Shannon.
Quello che colpisce di Bullet Train è la varietà tonale che riesce a mantenere senza mai perdere coerenza. Ogni personaggio porta con sé un registro diverso: Taylor-Johnson e Henry costruiscono un’alchimia comica che fa da contrappunto perfetto alla tensione, mentre Joey King inietta una dose di ambiguità thriller che tiene lo spettatore sul filo del rasoio.
Sanada aggiunge gravitas e serietà, Shannon domina la scena come il burattinaio invisibile che muove i fili di tutti gli altri. È un ensemble che potrebbe risultare caotico, ma che invece funziona proprio grazie a questa polifonia di voci e stili. Il film si struttura quasi come un videogioco, con ogni carrozza che rappresenta un livello, ogni fermata che offre un checkpoint narrativo, ogni incontro che si configura come un boss fight da superare.
Al centro di tutto c’è Brad Pitt, in una delle sue performance più divertenti e sorprendentemente fisica degli ultimi anni. Ladybug è un assassino pacifista, un ossimoro vivente che affronta ogni scontro mortale come se fosse un fastidio burocratico. La sua riluttanza a uccidere, persino quando è questione di sopravvivenza, diventa uno dei motori comici del film. Pitt, che ha appena superato i sessant’anni, sembra essersi liberato definitivamente dall’etichetta di sex symbol hollywoodiano che lo ha accompagnato per decenni. Ora può permettersi di essere buffo, stanco, vulnerabile. E paradossalmente è proprio questa nuova libertà espressiva a renderlo ancora più carismatico.
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