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6/10 su 4636 voti. Titolo originale: Rampage , uscita: 12-04-2018. Budget: $120,000,000. Regista: Brad Peyton.

Rampage – Furia Animale | La recensione del film di Brad Peyton con Dwayne Johnson

11/04/2018 recensione film di Luca Cristino

Nell'adattamento caciarone per il grande schermo del noto videogame anni '80, al fianco di Dwayne Johnson mancano solo i due leocorni

Dopo aver ponderato su cosa scrivere nella recensione in anteprima di Rampage – Furia Animale con Dwayne ‘The Rock’ Johnson, siamo arrivati a una semplice conclusione: siamo indignati! La rabbia non deriva dall’essere usciti nuovamente da un’ennesima trasposizione in pellicola di un videogioco, che come quasi sempre accade, ci fa impugnare il pesante martello della critica per punire cambiamenti astrusi (vi consigliamo il nostro speciale di qualche tempo fa a riguardo), ma piuttosto perché non troviamo giusto aver deciso di dipingere un quadro così pesantemente razzista nella pellicola!!!

Ma procediamo per gradi. Nella trama arricchita di seguito ci sono alcuni spoiler minori; utente avvisato, spoiler evitato!

L’amato The Rock ha deciso che una vita passata nei corpi speciali, a lavorare per enti governativi ufficiosi e per la Justice League, non faceva più per lui. Ha così deciso di dare un senso al suo amore per gli animali e di diventare il nemico naturale di ogni bracconiere sulla faccia della Terra: estinguendo il fenomeno criminale alla radice, senza – a detta sua – mancarne uno. Purtroppo, quando ci si diverte troppo, si rischia di perdere interesse in quello che si fa. Questo porta il nostro protagonista a tornare su i banchi di scuola e prendere un dottorato in Primatologia. La scelta della materia deriva anche da un incontro fortuito con un cucciolo di gorilla silverback albino che lo accompagnerà nel suo nuovo lavoro allo zoo. Dopo un incipit così lontano da una presentazione “fantascientifica” – abbiamo solo un ex-militare/ex-forze speciali/ex-Power Ranger anti-bracconieri e scienziato primatologo-filantropo-cinofilo-poco playboy -, troviamo più che concreto l’arrivo sulla Terra di un gas mutageno sviluppato da una non meglio definita multinazionale quotata in borsa.

La società, comandata da una bella svedesona alla quale piace sempre tingere i suoi capelli biondi (ndr Malin Akerman) e da una spalla comica degna di un film dei Vanzina, ha varato anni fa una stazione spaziale con il solo scopo di portare avanti delle ricerche nello spazio sul progetto Crips. Nato come nuova panacea di modifica genetica contro ogni male, è stato poi strumentalizzato per trasformarlo in un’arma … e quale modo migliore se non rimescolare il DNA di alcuni predatori dandogli caratteristiche aggiuntive prese da altre specie, dimensioni smisurate e un potente fattore rigenerativo? La stazione spaziale viene devastata da un esperimento fuggito, ma i suoi campioni riescono a cadere sul nostro pianeta e colpire alcune zone dell’America. Questo gas steroidale va così a infettare tre animali, che crescono a dismisura … Il problema è che uno di questi è l’amico gorilla di The Rock, George. Dato il suo animo da principessa Disney – confermato anche dalla sua bravura nel parlare con il primate -, l’uomo prova a nascondere quanto accaduto alle autorità, almeno finché George non decide di uscire per uno spuntino. La notizia di quanto sta accadendo scatena così la genialità dei fratelli a capo della malvagia multinazionale: attivare un richiamo per i mostri posizionato sopra la sede principale dell’azienda; come non essere d’accordo con loro!

Rampage – Furia Animale procede come il fantastico B-movie con budget (120 milioni di dollari) che ci aspettavamo. Senza fronzoli, con tante scene di combattimento tra mostri e con solo qualche minuto emotivamente utile a spiegare il rapporto tra il protagonista e il suo amico animale. Allora cosa ci ha indignato così tanto da gridare al razzismo in questa pellicola diretta da Brad Peyton? Un motivo molto semplice, al quale nessuno potrà ribattere e che verrà facilmente esemplificato. Da un lato abbiamo un ‘lupoiattolo volante’. Una creatura nata per saltare da un albero all’altro e divorare qualsiasi cosa, elicotteri, carri armati e cisterne, nel suo tragitto planante. L’altro avversario è uno ‘scrubbigator’, usando l’accezione inglese della creatura e chiamato in questo modo per la sua abilità nell’esfoliare i palazzi dall’interno e dall’esterno.

Una belva incrociata con la bocca di un ippopotamo e un verme di Dune, delle zanne da facocero, due pinne intorno alla testa atte a dimostrare la sua innata superiorità come i dinosaurini di Jurassic Park, una grattugia ossea sulla schiena e un calcificazione al termine della coda in stile Anchilosauro. La terza creatura è un gorilla neanche troppo gigante. Lupoiattolo volante mezzo istrice, Scrubbigator multi-uso e … Gorilla? Siamo ben consci che un gorilla gargantuesco abbia il suo carisma e fascino ben radicato in decenni di storie raccontate sul più famoso primate Re, ma non si poteva avere una qualche mutazione anche per questa minoranza? Poteva anche bastare un’innata abilità nel lancio di barili o qualsivoglia tratto distintivo che potesse farlo distinguere da un comune gorilla … Invece neanche un pochino di fiamme dalla bocca …

Questo, ci indigna e speriamo faccia gridare anche il vostro spirito anti-razzista! Forse è proprio questo il sentimento che ha mosso Uwe Boll ad accusare la Warner Bros. di plagio (il “regista” tedesco è invecchiato. Ai tempi d’oro avrebbe sfidato a un incontro di boxe tutto il CDA!).

Terminata la nostra invettiva, dobbiamo ammettere che ci aspettavamo poco dal nuovo film di Brad Peyton. A parte condividere con lui il feticismo nei confronti di The Rock, protagonista di quasi tutti i suoi progetti più recenti, il buon Brad non ha mai particolarmente brillato (ndr: se non addirittura spegnersi, lui e il cinema, con San Andreas del 2015). Ben poco ci ha impressionato di quanto sia riuscito a raccontare finora sul grande schermo e ci siamo recati al cinema con quella mestizia già provata all’uscita di altri titoli videoludici come il recente Assasin’s Creed e gli ultimi capitoli di Resident Evil. Con Rampage – Furia Animale sembra però aver trovato finalmente una sua dimensione; quella XXL.

Il film scorre via sereno e senza alcun colpo di scena, facendo sempre intuire cosa sta per arrivare. Il vero plauso va ai combattimenti contro le creature mostruose e al finale alla King of The Monsters (ndr. per coloro che non conoscono il titolo, vi consigliamo di vedere questa vecchia perla del S-Nes). Il videogioco da cui prende ispirazione la pellicola, altro non era che uno schermo fisso espandibile verticalmente dove comparivano, a destra e sinistra dello schermo, militari e veicoli dell’esercito. Scopo del gioco era distruggere i vari palazzi prima che finisse la vita e si tornasse dei semplici esseri umani. Apprezzatissimo il tentativo del regista di dare un contesto a questa facile iterazione ludica, anche se le idee iniziali riguardanti proprio la riproposizione delle mutazioni degli uomini sarebbero potute essere ugualmente interessanti.

Badilate di azione messe a schermo, sapendo di non doversi prendere mai sul serio e mantenendo una blanda coerenza visiva (ndr fate attenzione alla qualità della grafica usata per la prima fuga di George e a quella per la parte finale del film). Certo siamo lontani anni luce dalla qualità vista nel Godzilla di Gareth Edwards, ma la versione caciarona e chiassona di un kaiju movie viene promossa.

Da premiare con il nostro ‘Cineocchio d’Oro’ sono infine le scene con Joe Manganiello. Dopo aver letto il suo nome nei crediti, ci saremmo aspettati uno scontro con The Rock atto a rievocarci l’altra grande sfida tra lui e Vin Diesel in Fast & Furious … Invece siamo rimasti a bocca aperta! Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, ma il momento Predator / Alien che gli è stato concesso sul grande schermo sarebbe potuto essere un ottimo spunto per un intero film!

Di seguito il trailer italiano di Rampage – Furia Animale, nei nostri cinema dal 12 aprile:

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