Horror & Thriller

Titolo originale: Creature from the Black Lagoon, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Jack Arnold.

La storia del remake di Il mostro della Laguna Nera di John Carpenter mai realizzato

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Poco è mancato che il regista di La Cosa negli anni '90 girasse un rifacimento delle vicende del mostro classico della Universal. Perchè il progetto saltò?

Forse tra le scene più memorabili dalla filmografia horror degli anni ’50, tutti gli estimatori del genere – e non solo – ricorderanno una splendida bagnante, Julie Adams, nei panni della biologa marina Kay Lawrence, che fasciata da un’abbagliate costume bianco nuotava nelle acque melmose di un lago amazzonico, quando una creatura si materializzava dagli abissi e cercava di brandirne il piede tra le sue mani palmate … Indimenticabile vero?

Si tratta ovviamente di Il mostro della Laguna Nera (Creature From The Black Lagoon, 1954) di Jack Arnold, ovvero uno dei film più conosciuti tra i mostri classici della Universal (leggete le 15 Curiosità sull’universo dei Mostri classici della Universal), nonché il capostipite di una serie cinematografica sulla medesima creatura antropomorfa, che fu seguito da La vendetta del mostro, girato dal medesimo regista, e da Il terrore sul mondo di John Sherwood del 1956. Protagonisti della pellicola, erano la Adams, Richard Carlson e Richard Denning, nei panni di un gruppo di scienziati che si addentravano nella giungla amazzonica per studiare i fossili di un singolare ibrido tra uomo e pesce, solo per scoprire che in realtà ne esistevano ancora esemplari viventi.

Il film ebbe dunque un notevole successo al botteghino e un indiscutibile impatto sull’immagonario collettivo, tanto da essere citato perfino dalla biondissima Marilyn Monroe all’interno della commedia del 1955 Quando la moglie è in vacanza, diretta da Billy Wilder. La diva, difatti, riferendosi al già iconico mostro affermava, uscendo da un cinema in cui proiettavano l’opera di Arnold: “Voleva solo essere amato”. Come l’attrice aveva civettuolamente notato, l’uomo-branchia, seppure l’aspetto non fosse dei più accattivanti, non era invero malvagio. Al contrario, si trattava di un mostro dalla natura inizialmente non maligna, nell’ideare il quale il produttore William Alland aveva dichiarato essersi ispirato al mostriforme principe di La Bella e la Bestia. Ne nacque così una prototipica creatura che entrò a pieno titolo tra i celebri mostri della Universal (al fianco di Dracula, della Mummia, dell’Uomo Lupo e dell’Uomo Invisibile), protagonista ella stessa di una trilogia propria di film e poi citata in innumerevoli altri e serie TV.

Personaggio tra i più celebri di cui deteneva i diritti, la casa produttrice americana, quindi, non accantonò mai del tutto il suo beneamato anfibio: sin dal 1982 la major iniziò anzi a pianificare un remake, nell’ottica di rilanciare alcuni dei suoi franchise più noti e remunerativi (secondo una strategia assai simile a quella attuale del cosiddetto Dark Universe). Il progetto avrebbe in principio dovuto essere prodotto da John Landis, che si era tra l’altro dichiarato grande fan della saga e che auspicava il ritorno dietro alla macchina da presa di Arnold (che a quei tempi era però impegnato con lo show di grande successo Love Boat). In ultimo a sceneggiare il nuovo Il mostro della Laguna Nera avrebbe dovuto essere il leggendario Nigel Kneale (l’ideatore del celeberrimo professor Bernard Quatermass). La nuova versione avrebbe inoltre previsto ben due mostri, uno gentile e uno violento, nonché la presenza dell’esercito americano. Purtroppo il rifacimento non fu mai realizzato per incompatibilità di vedute: nella fattispecie, mentre Landis era determinato a farne un 3D come l’originale, la Universal era di tutt’altro avviso, non volendo che il film distraesse il suo pubblico da Lo Squalo 3-D, nelle sale in quello stesso periodo (1983). Poi l’interesse per il 3D scemò, così come era avvenuto negli anni ’50, e lo stesso valse per il progetto di rifacimento del classico, che nel tempo vide comunque alternarsi come possibili candidati alla regia anche Joe Dante e Mike Finnell (entrambi al lavoro su Gremlins).

In ogni caso, l’idea non venne del tutto abbandonata e a rinverdire la speranza fu, negli anni ’90, nientemeno che John Carpenter. Uno dei migliori registi della cinematografia di genere della propria generazione, il filmmaker a quei tempi si era già fatto un nome con Distretto 13: le brigate della morte (1976), Halloween – La notte delle streghe (1978), 1997: fuga da New York (1981) e soprattutto La cosa (1982), che era guarda caso era il rifacimento di un altro horror della Universal del 1951, La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World) di Christian Nyby e Howard Hawks (non accreditato e produttore della pellicola). Era l’inizio degli anni ’90, quando Chevy Chase impose alla Warner Bros. di ingaggiare per Avventure di un uomo invisibile (1992) proprio Carpenter, il quale si prestò, nonostante sapesse che si sarebbe potuta rivelare un’arma a doppio taglio. Si trattava infatti di un attore con cui era tutt’altro che facile lavorare, tanto che Ivan Reitman e Richard Donner avevano rinunciato al compito prima di lui; il copione inoltre era stato rimaneggiato già diverse volte. La casa di produzione, però, credeva parecchio nel film, tanto da investirvi ben 40 milioni di dollari (dieci volte il budget con cui Carpenter aveva realizzato Essi vivono nel 1988) e ingaggiare un cast di star quali Daryl Hannah e Sam Neill, che avrebbero dovuto renderlo innegabilmente attraente per il grande pubblico. La sua decisione di salire a bordo di un blockbuster si rivelò d’altronde fruttuosa, introducendo il regista ai fastosi ambienti hollywoodiani e fruttandogli l’offerta di script assai differenti da quelli di horror low budget cui era abituato.

Così, nel 1992, Carpenter incontrò il presidente della Universal (che intanto lo vedeva di nuovo di buon occhio dopo l’insuccesso commerciale di La Cosa dieci anni prima), Tom Pollock, che gli propose: “Guarda nel nostro archivio filmico e vedi se c’è qualcosa che vorresti girare” (come raccontò Carpenter stesso a Starlog nel 1992). In risposta il regista – che ancora sognava di poter dare una sua personale rilettura a Il Mostro Della Laguna Nera – raccontò a Pollock la sua idea di ambientarne il remake nell’Amazzonia contemporanea e di riproporre alcuni degli elementi più riusciti del classico di Arnold, tra cui la creatura e la fotografia subacquea, ma modernizzandoli. In tutto ciò, la vecchia sceneggiatura di Kneale dovette essere riscritta e sebbene a detta del regista fosse molto interessante, “era stata pensata per il 3D. Era inoltre stato stesa 10 anni prima, e le cose erano cambiate nel frattempo”, aggiungendo infine: “Cominciamo dall’inizio, ma possiamo usare alcuni aspetti del lavoro di Nigel. Ha scritto alcune scene piuttosto buone, ma le rifaremo”.

Carpenter aveva già lavorato con Kneale su Halloween III – Il signore della notte (1982), ma questi si era apparentemente irritato quando il primo aveva chiesto di cambiare alcuni elementi della sceneggiatura. Anni dopo, Carpenter avrebbe descritto Kneale come “irascibile” e “cattivo”, motivo per cui probabilmente non aveva alcuna fretta di lavorare di nuovo con lui, nonostante la chiara ammirazione per il lavoro dello sceneggiatore.

Invece, Carpenter assunse Timothy Harris e Herschel Weingrod, duo dietro a commedie come Una poltrona per due, Chi più spende… più guadagna! e I gemelli. Non erano certo una scelta ovvia per scrivere un film sui mostri dal tono tragico-orrorifico, ma Carpenter aveva chiaramente intenzione di inserire qualche sprazzo di ironia nel suo remake, tra cui una sottotrama sui creazionisti e i loro tentativi di far quadrare fatti scientifici desumibili dalla documentazione fossile con gli insegnamenti biblici. Come dichiarò nel 1992:

Ci sono diversi aspetti possibili della trama. Uno di questi riguarda il fatto che il mostro sia l’anello mancante tra uomo e pesce. Sarebbe interessante combinarlo con gli scienziati creazionisti, che stanno cercando di dimostrare che l’uomo abbia camminato con i dinosauri 10.000 anni fa: cercano di dimostrare l’origine letterale, biblica, della vita – in totale contraddizione con i fatti scientifici.

Non che Carpenter avesse dimenticato gli importantissimi elementi horror della storia. In realtà, voleva creare un lato abbastanza oscuro per il Mostro – anche attingendo alle idee dello scrittore del macabro H.P. Lovecraft, come rivelò a Starlog:

Mi piacerebbe anche lavorare con le sensazioni lovecraftiano. Sto pensando a La maschera di Innsmouth – il pesce che si accoppia con gli umani. C’è una leggenda su questo pesce / uomo, quindi forse c’era una razza nata dal loro incrocio, che viveva in Amazzonia. Presumibilmente, ci sono piramidi nascoste da quelle parti, quindi voglio provare a inserire questa cosa.

Piramidi in Amazzonia? Chiaramente, questa non sarebbe stata una produzione economica. Ma avrebbe avuto un look accattivante – non ultimo perché Carpenter aveva ingaggiato il genio degli effetti speciali Rick Baker per disegnare la nuova tuta. Il regista voleva mantenere l’aspetto classico del Gill-man [Uomo Branchia], ma con tratti meno ovvi e gommosi:

Non voglio renderlo irriconoscibile. Voglio che sia Il Mostro dalla Laguna Nera. Tuttavia, penso che potrebbe sembrare meno gommoso. I suoi artigli non devono rimbalzare come facevano [nel film originale]. Ma in sostanza, non è completamente inutilizzabile, quindi perché sistemarlo?

Baker avrebbe dovuto essere coinvolto anche nei precedenti tentativi di remake di Il Mostro un decennio prima, da Landis in poi, ma fu la versione di Carpenter ad essere la più vicina all’entrare in produzione, come disse lo stesso effettista a Ain’t It Cool:

Abbiamo davvero realizzato un sacco di disegni e maquette. I miei progetti per Il Mostro erano un po’ come i miei progetti per L’Uomo Lupo; era basato sull’amore per il materiale originale e avevo cercato di rimanere fedele a questo in molti modi. Penso che fossimo giunti a una creatura che era stata aggiornata, ma ancora in grado di dire da dove provenisse. 

Purtroppo, il frutto del lavoro combinato di Carpenter e Baker non arrivò mai arrivato sul grande schermo e il fallimento commerciale di Avventure di un uomo invisibile (14 milioni di incassi a fronte di un budget di 40 milioni) sicuramente giocò un ruolo importante in questo esito. Qualunque cosa sia accaduta davvero dietro le quinte, il progetto de Il Mostro sembrò essere in difficoltà già dal gennaio 1993, anche se il Reading Eagle riportava che non ogni speranza era perduta:

Il film, annunciato come parte dell’accordo di Carpenter e di sua moglie – la produttrice Sandy King – con la Universal lo scorso anno, è in stallo dopo mesi di preparazione, incluso il design del mostro e della produzione e la pianificazione degli effetti speciali. [È] in attesa di luce verde o della cancellazione da parte dello studio.

Come ora sappiamo bene, la Universal finì per non concedere l’ok al progetto. Con l’uscita di scena di Carpenter, numerosi altri registi hanno provato in seguito a cimentarsi in occasionali tentativi di far rivivere Il Mostro della Laguna Nera. Rick Baker ricorda in una intervista a Ain’t It Cool che Ivan Reitman (Ghostbusters) si era seduto sulla sedia da regista a un certo punto, ma che il punto di vista sulla premessa aveva lasciato Baker molto più che disilluso:

Il loro modo di pensare era così diverso dal mio che non volevo averci niente a che fare. Lo stavano facendo diventare parte dinosauro, parte ogni pesce del mondo. Non era il Gill-man.

Fin dalla fine degli anni ’90, una sequela di registi si è (ri)avvicinata al progetto: Gary Ross, Peter Jackson e Breck Eisner, solo per citarne solo alcuni. Recentemente, si era diffuso un rumor secondo cui a Scarlett Johansson era stato offerto il ruolo principale in una nuova versione, apparentemente intitolata solo The Black Lagoon, sparita nel nulla e non certo aiutata dal recente fallimento di La Mummia con Tom Cruise. E non dimentichiamoci dell’acclamatissimo pseudo-remake La forma dell’acqua / The shape of water di Guillermo del Toro (la nostra recensione).

In ogni caso, Il Mostro rimane come spesso si mostra nei suoi film originali: in agguato lontano, sotto la superficie, allettantemente fuori dalla portata di chiunque provi ad afferrarlo.

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