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Visioni horror dal FEFF 2026 – Parte 2: wuxia visionari, meta-zombie e fantasy apocalittici

15/05/2026 recensione film di Sabrina Crivelli

Dal fantasy allucinato di A Writer’s Odyssey 2 al caos meta-horror di Blood Moon Rite 8, passando per l’epica marziale di Blades of the Guardians

Blood Moon Rite 8 film horror

Dopo ghost story carcerarie, possessioni thailandesi e noir paranoici, il Far East Film Festival 2026 continua a spingere il proprio lato più visionario e spettacolare. I tre film di questa seconda parte sembrano appartenere a universi completamente diversi, ma condividono la stessa ambizione: trasformare il cinema di genere in qualcosa di instabile, eccessivo e continuamente in bilico tra intrattenimento puro e follia visiva.

Parliamo di A Writer’s Odyssey 2 di Lu Yang, del delirante Blood Moon Rite 8 di Phan Gia Nhat Linh e di Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, kolossal action diretto dal leggendario Yuen Woo-ping.

A Writer’s Odyssey 2 – fantasy cinese tra caos digitale e malinconia

Con A Writer’s Odyssey 2, Lu Yang torna dentro il mondo fantasy che aveva già trasformato il primo film in un piccolo cult internazionale per gli amanti del wuxia digitale e del fantasy cinese ad alto budget. Ma se il capitolo precedente cercava ancora un equilibrio tra spettacolo e racconto, qui il regista sembra molto più interessato a lasciarsi trascinare completamente dal caos.

Il film continua a muoversi tra realtà parallele, guerrieri leggendari, creature mostruose e mondi che sembrano generati da un videogioco fantasy febbrile. Però, sotto tutta questa enorme massa di CGI, combattimenti e scenografie impossibili, rimane una strana vena malinconica che impedisce al film di ridursi a semplice esercizio di stile.

La sensazione, guardandolo al FEFF, è quella di un blockbuster che non abbia alcuna paura di risultare eccessivo. Lu Yang accumula immagini, colori, texture digitali e creature con un’aggressività quasi schizofrenica, ma riesce comunque a mantenere una sorprendente coerenza visiva.

Tecnicamente è impressionante. Alcune sequenze sembrano un incrocio tra wuxia classico, dark fantasy occidentale e videogame cinematografico, con movimenti di macchina che sfidano continuamente la fisica e battaglie costruite più come trance audiovisive che come semplice action.

A Writer's Odyssey 2 film 2026Non tutto funziona: in alcuni momenti la narrazione rischia davvero di collassare sotto il peso dell’universo che il film continua ad aggiungere scena dopo scena. Però è anche questo a renderlo affascinante. A Writer’s Odyssey 2 non cerca mai il minimalismo o l’eleganza; vuole sommergere lo spettatore dentro un fantasy gigantesco, rumoroso e quasi tossico.

Ed è probabilmente proprio questa assenza totale di misura a renderlo uno dei blockbuster asiatici più interessanti passati dal FEFF 2026.

Blood Moon Rite 8 – il meta-horror vietnamita che trasforma il caos in spettacolo

Tra i film più imprevedibili visti finora al festival c’è sicuramente Blood Moon Rite 8 di Phan Gia Nhat Linh, horror vietnamita che parte come una commedia meta-cinematografica per poi precipitare progressivamente nel delirio.

Il riferimento più immediato è inevitabilmente Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, ma Blood Moon Rite 8 prova ad andare oltre il semplice gioco meta-zombie costruendo un’esperienza sempre più anarchica e instabile.

Il film gioca continuamente con il linguaggio horror, con i cliché del cinema low-budget e con l’idea stessa di set cinematografico come luogo infestato. A tratti sembra quasi improvvisato, ma è evidente che dietro il caos apparente esista un controllo molto preciso del ritmo e delle escalation.

La cosa più interessante è che non ha paura di diventare volutamente stupido, sporco e rumoroso. Anzi, sembra quasi alimentarsi della propria natura disordinata. Il pubblico in sala al FEFF reagiva spesso ridendo, salvo poi ritrovarsi improvvisamente davanti a immagini disturbanti o momenti di violenza completamente fuori scala.

Tecnicamente non ha certo la precisione visiva di altri titoli passati dal festival, ma compensa con energia pura. La regia lavora continuamente sul senso di collasso, come se il film rischiasse di esplodere da un momento all’altro.

Più che spaventare davvero, Blood Moon Rite 8 punta a destabilizzare e a trascinare lo spettatore dentro una specie di giostra horror meta-cinematografica sempre più delirante. E proprio per questo potrebbe facilmente trasformarsi in uno dei titoli cult più discussi del circuito di genere asiatico nei prossimi mesi.

blades of the guardian film 2026 hkBlades of the Guardians: Wind Rises in the Desert – Yuen Woo-ping e il ritorno dell’epica marziale

Tra i titoli più attesi del FEFF 2026 c’era inevitabilmente anche Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, nuovo film diretto da Yuen Woo-ping, leggenda assoluta del cinema action hongkonghese.

E infatti il film sembra quasi una dichiarazione d’amore verso il wuxia classico e il cinema marziale degli anni Novanta, ma filtrata attraverso una sensibilità visiva contemporanea molto più sporca e brutale.

Ambientato in paesaggi desertici attraversati da guerrieri, assassini e fazioni rivali, il film costruisce un mondo continuamente sospeso tra leggenda e violenza. L’intreccio a volte diventa secondario rispetto alla messa in scena dei combattimenti, ma è difficile lamentarsene quando Yuen Woo-ping mette in scena action di questo livello.

Le coreografie sono ovviamente il vero cuore del film. A differenza di molto action contemporaneo iper-frammentato, qui il combattimento torna ad avere peso fisico, spazialità e ritmo interno. Ogni scontro sembra raccontare qualcosa dei personaggi, non solo mostrare spettacolo.

Visivamente alterna grandi panoramiche desertiche a esplosioni improvvise di violenza ravvicinata. C’è una dimensione quasi crepuscolare che rende Blades of the Guardians meno leggero e romantico rispetto a certo wuxia classico.

Anche quando il film indulge nel gigantismo spettacolare, rimane sempre una forte componente materica: polvere, sudore, sangue e acciaio sembrano avere un peso reale dentro l’inquadratura.

Forse non è il titolo più innovativo visto al FEFF 2026, ma è sicuramente uno dei più solidi sul piano puramente cinematografico. Yuen Woo-ping dimostra ancora una volta di capire il linguaggio dell’action meglio di gran parte del cinema contemporaneo.

Dopo queste visioni, il FEFF 2026 continua a confermarsi come uno dei pochi festival capaci di mettere davvero in dialogo horror, fantasy, action e cinema popolare asiatico senza gerarchie rigide tra arthouse e intrattenimento.

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