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	<title>Horror &amp; Thriller - Il Cineocchio</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 18 Apr 2026 17:38:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Nuovo Night of the Living Dead: Vivica A. Fox nel remake, c&#8217;è il trailer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 17:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Vivica A. Fox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il classico zombie di George A. Romero torna ancora una volta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Notte dei Morti Viventi</strong>, classico immortale di <strong>George A. Romero</strong> torna ancora una volta sul grande schermo. È stato infatti diffuso il primo trailer ufficiale del nuovo <strong>Night of the Living Dead</strong>, ennesimo remake del capolavoro zombie del 1968.</p>
<p>A guidare il cast troviamo <strong>Vivica A. Fox</strong> (<em>Kill Bill</em>), protagonista di questa nuova poverissima versione <strong>diretta da Christopher Ray</strong> e prodotta da ITN Distribution.</p>
<p><strong>La trama resta fedele alle basi del film originale</strong>: un evento globale scatena il ritorno dei morti, che iniziano a vagare sulla Terra come zombie. Con la civiltà ormai al collasso, un gruppo di sopravvissuti deve lottare per restare in vita contro una minaccia sempre più incontrollabile.</p>
<p>Accanto a Vivica A. Fox, il cast include <strong>Brittany Underwood, Robert Carradine, Miko Hughes, Zack Ward, Rob Van Dam e Adam Huss</strong>.</p>
<p>Al momento non è stata ancora annunciata una data di uscita ufficiale.</p>
<p>Night of the Living Dead non è un titolo qualsiasi: il film originale del 1968 ha ridefinito il genere horror, influenzando intere generazioni di cineasti e dando forma all’immaginario moderno degli zombie.</p>
<p>Nel corso degli anni non sono mancati remake e reinterpretazioni. Tra i più noti, quello diretto da Tom Savini nel 1990, mentre più recentemente Festival of the Living Dead ha espanso lo stesso universo narrativo sotto la guida delle registe Jen Soska e Sylvia Soska.</p>
<p>Questo nuovo progetto si inserisce quindi in una lunga tradizione, con l’obiettivo di riportare ancora una volta in vita uno dei miti fondanti dell’horror.</p>
<p>Di seguito trovate il <strong>trailer internazionale</strong>:</p>
<p><iframe title="'NIGHT OF THE LIVING DEAD' (2026) Official Trailer | Zombie Horror Movie | @ITN Movies" src="https://www.youtube.com/embed/i4qWz5xDERU" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>The Dog Stars, il trailer: Ridley Scott racconta un post-apocalittico intimo tra sopravvivenza e speranza</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-dog-stars-trailer-ridley-scott-film-post-apocalittico-uscita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Jacob Elordi]]></category>
		<category><![CDATA[Josh Brolin]]></category>
		<category><![CDATA[Margaret Qualley]]></category>
		<category><![CDATA[Ridley Scott]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cast ci sono Jacob Elordi e Margaret Qualley</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivano le prime immagini ufficiali di <strong>The Dog Stars &#8211; Le stelle dopo la fine</strong>, il nuovo film diretto da <strong>Ridley Scott</strong>, accompagnate dal trailer internazionale che offre un primo sguardo concreto a questo racconto post-apocalittico dal budget stimato oltre i <strong>100 milioni di dollari</strong>.</p>
<p>Il film, tratto dal <strong>romanzo <em>Le stelle del cane</em> di Peter Heller</strong>, mette al centro non tanto la distruzione, quanto ciò che resta dopo: la ricerca di un senso quando il mondo sembra finito.</p>
<p>Secondo lo stesso Scott:</p>
<p>“The Dog Stars <strong>non è come gli altri film post-apocalittici: parla di speranza, di come dalla distruzione possa nascere qualcosa di nuovo</strong>.”</p>
<p>La storia segue Hig, interpretato da <strong>Jacob Elordi</strong>, un pilota sopravvissuto a una pandemia globale. Vive isolato in un hangar con il suo cane e un uomo armato e diffidente, Bangley (<strong>Josh Brolin</strong>), fino a quando un misterioso segnale radio riaccende la possibilità di qualcosa oltre quell’esistenza sospesa. Accanto a loro si inserisce Cima (<strong>Margaret Qualley</strong>), figura che rappresenta un possibile futuro. Nel cast anche <strong>Guy Pearce e Benedict Wong</strong>.</p>
<p>Il regista collega direttamente il film alla sua infanzia durante la Seconda guerra mondiale:</p>
<p>“Da bambino, durante i bombardamenti del Blitz, cantavo ‘<em>Old McDonald Had a Farm</em>’ nascosto sotto le scale.”</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-315293" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/04/the-dog-stars-elordi-film-2026-300x181.jpg" alt="the dog stars elordi film 2026" width="300" height="181" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/04/the-dog-stars-elordi-film-2026-300x181.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/04/the-dog-stars-elordi-film-2026-768x464.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/04/the-dog-stars-elordi-film-2026.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Un ricordo che diventa chiave narrativa:</p>
<p>“Quei piccoli gesti, quei rituali, sono ciò che ci permette di andare avanti anche quando tutto crolla.”</p>
<p>Il film è stato provato più volte negli ultimi mesi e ha cambiato data di uscita, ora fissata al <strong>26 agosto</strong>, una collocazione di fine estate che spesso segnala una fiducia moderata da parte dello studio.</p>
<p><strong>E le prime reazioni raccolte non sono incoraggianti</strong>:</p>
<p>“Ho visto ‘The Dog Stars’ di Ridley Scott e mi dispiace dirlo, ma è arrivato il momento che Sir Ridley vada in pensione. Non lo farà… ma dovrebbe.”</p>
<p>Al di là della provocazione, il problema principale sembra essere proprio quello che il trailer lascia intuire:</p>
<p>“È una storia dal <strong>tono quasi folk</strong> che scorre senza un vero senso di urgenza. Dopo un momento forte nel primo atto, succede poco, fino a un finale che arriva all’improvviso. Sembrava mancassero 20-30 minuti, e alla fine non era chiaro quale fosse il senso del film.”</p>
<p>Un giudizio che mette in discussione la capacità del film di sostenere la sua impostazione contemplativa senza perdere coinvolgimento.</p>
<p>Nonostante questo, il regista resta convinto del progetto: “Sono nato con un buon occhio.” E ha definito <em>The Dog Stars</em>: “<strong>Forse il mio miglior film</strong>.”</p>
<p>Il <strong>trailer doppiato in italiano</strong>:</p>
<p><iframe title="The Dog Stars - Le Stelle Dopo la Fine | Trailer Ufficiale | Dal 26 Agosto al cinema" src="https://www.youtube.com/embed/seTQSQ65n2E" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Paramount punta forte sul cinema: 30 film l’anno e finestra di 45 giorni “Ve lo prometto”</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/paramount-30-film-anno-finestra-45-giorni-ellison/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 22:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parola di David Ellison</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il futuro della distribuzione cinematografica passa ancora dalla sala, almeno secondo <strong>David Ellison</strong>. Dal palco del <strong>CinemaCon</strong> 2026, il CEO di <strong>Paramount/Skydance</strong> ha fatto una dichiarazione netta, destinata a pesare sull’intero settore.</p>
<p>Ellison ha ribadito con forza l’intenzione dello studio di riportare centralità al cinema, con numeri e impegni che non si vedevano da anni.</p>
<p>Il cuore del suo intervento è stato un messaggio diretto agli esercenti:</p>
<p>“Volevo guardare ognuno di voi negli occhi e darvi la mia parola. <strong>L’esperienza cinematografica non è solo importante, è anche un buon business</strong>. Non esiste altro luogo dove puoi lanciare un franchise multipiattaforma capace di crescere e durare per generazioni.”</p>
<p>Un’affermazione che va oltre la retorica e punta a ridefinire il rapporto tra sala e streaming, negli ultimi anni sempre più fragile.</p>
<p>Ellison ha poi chiarito un punto cruciale per l’intero settore: le finestre di distribuzione.</p>
<p>“La gente può speculare quanto vuole, ma io sono qui a dirvi personalmente che potete contare sul nostro impegno totale.”</p>
<p>Tutti i film Paramount avranno:</p>
<p><strong>&#8211; 45 giorni di esclusiva al cinema prima del PVOD</strong><br />
<strong>&#8211; 90 giorni prima dell’arrivo su Paramount+</strong></p>
<p>Una mossa che riallinea lo studio agli altri major come Universal, Warner Bros. e Disney, che negli ultimi mesi hanno già ristabilito una finestra simile.</p>
<p>Ma è soprattutto l’altro numero a far discutere: <strong>30 film all’anno destinati alle sale</strong>. Un obiettivo estremamente ambizioso, mai realmente raggiunto in modo stabile nell’industria moderna.</p>
<p>La promessa di Ellison arriva in un momento delicato, con il mercato ancora in fase di assestamento e il pubblico diviso tra sala e streaming.</p>
<p>Produrre e distribuire 30 film globali all’anno significa:</p>
<p><strong>&#8211; sostenere ritmi produttivi altissimi</strong><br />
<strong>&#8211; garantire qualità e appeal internazionale</strong><br />
<strong>&#8211; coordinare marketing e distribuzione su scala globale</strong></p>
<p>È una scommessa che potrebbe rafforzare il sistema… oppure metterne in luce i limiti.</p>
<p>L’intervento arriva inoltre mentre cresce il dibattito sull’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, operazione che ha già generato una forte reazione interna a Hollywood, con oltre 2.500 firme contro il progetto.</p>
<p>Un segnale di quanto il settore sia ancora instabile e sensibile a ogni cambiamento strutturale.</p>
<p>A supporto di questa strategia, Paramount Pictures ha presentato una line-up ampia e diversificata, che include titoli come <strong>Street Fighter, Scary Movie e The Angry Birds 3</strong>. Un mix tra franchise consolidati e nuove proprietà pensato proprio per sostenere l’obiettivo dei 30 film.</p>
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		<item>
		<title>The Terror: Devil in Silver, il trailer: Dan Stevens in un incubo tra follia e presenze oscure</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/the-terror-devil-in-silver-trailer-serie-amc/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 20:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Dan Stevens]]></category>
		<category><![CDATA[The Terror]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una lunga pausa la serie torna su AMC</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di silenzio, <strong>The Terror</strong> torna con un nuovo capitolo e lo fa cambiando completamente registro. Il primo trailer di <strong>The Terror: Devil in Silver</strong> mostra una stagione che abbandona il racconto storico per immergersi in un horror psicologico più claustrofobico e disturbante.</p>
<p>Ambientata in un inquietante ospedale psichiatrico, la nuova stagione segue <strong>Dan Stevens</strong> nei panni di Pepper, un uomo della classe lavoratrice la cui vita prende una piega improvvisa quando viene internato ingiustamente nel New Hyde Psychiatric Hospital. Quello che inizia come un errore si trasforma rapidamente in una discesa nella paranoia, tra medici ambigui, pazienti dimenticati e una presenza che sembra osservare ogni movimento.</p>
<p>Il trailer suggerisce un ambiente in cui nulla è davvero affidabile. Le dinamiche interne all’istituto oscillano tra abuso di potere e manipolazione, mentre cresce il sospetto che qualcosa di sovrannaturale si aggiri tra i corridoi. Forse qualcosa di molto più antico e maligno, forse addirittura il Diavolo.</p>
<p>La storia si sviluppa su un equilibrio instabile tra realtà e allucinazione, con Pepper costretto a mettere in discussione tutto ciò che lo circonda. Più cerca di capire cosa stia accadendo, più la situazione si fa pericolosa, fino a suggerire che la vera minaccia potrebbe non essere solo esterna, ma anche interna.</p>
<p>La serie è <strong>tratta dal romanzo <em>The Devil in Silver</em> di Victor LaValle</strong>, che ha anche co-creato l’adattamento insieme a Chris Cantwell. Alla regia troviamo <strong>Karyn Kusama e Craig William Macneill</strong>, mentre <strong>Ridley Scott</strong> figura tra i produttori esecutivi.</p>
<p>Accanto a Stevens, il cast include <strong>Judith Light, CCH Pounder, Aasif Mandvi, Stephen Root e John Benjamin Hickey</strong>, contribuendo a creare un ensemble che sembra perfettamente a suo agio in un contesto tanto disturbante.</p>
<p>Il tono che emerge dal trailer è denso, oppressivo, costruito su spazi chiusi e su una tensione costante che trasforma l’ospedale in una vera trappola mentale. Ogni stanza, ogni corridoio, sembra progettato per spingere chi lo abita verso il limite.</p>
<p>Dopo le prime due stagioni del 2018 e 2019, questa nuova incarnazione della serie sembra voler rilanciare il franchise puntando su un horror più intimo e psicologico, ma non per questo meno inquietante.</p>
<p>Di seguito trovate il <strong>trailer internazionale</strong> di The Terror: Devil in Silver, che debutterà <strong>il 7 maggio</strong> su Shudder e AMC+:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="The Terror: Devil in Silver Official Trailer | Feat. Dan Stevens | Coming to AMC+ &amp; Shudder May 7" src="https://www.youtube.com/embed/4pMW1Jw5wsY" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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			</item>
		<item>
		<title>World War Z 2 si farà: Paramount rilancia il sequel</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/world-war-z-2-sequel-paramount-trachtenberg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 19:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C'è già un nome per la regia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di oltre un decennio, <strong>World War Z 2</strong> torna ufficialmente in sviluppo. L’annuncio è arrivato durante il <strong>CinemaCon</strong> 2026, dove Paramount Pictures ha confermato che il progetto andrà avanti come vero sequel e non come reboot.</p>
<p>Una decisione che riapre una delle saghe più rimaste sospese degli ultimi anni.</p>
<p>Uscito nel 2013, <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/world-war-z-libro-vs-film-romanzo-max-brooks-adattamento/" target="_blank" rel="noopener">World War Z</a> con Brad Pitt aveva incassato circa 540 milioni di dollari nel mondo, diventando il maggior successo annuale dello studio. Nonostante questo, il seguito &#8211; più volte annunciato &#8211; non ha mai visto la luce.</p>
<p>Il sequel che doveva essere diretto da David Fincher è infatti saltato, lasciando il franchise in una sorta di limbo per anni.</p>
<p>A riaccendere il progetto potrebbe essere <strong>Dan Trachtenberg</strong>, reduce da un accordo pluriennale con Paramount che lo vedrà sviluppare e dirigere film ad alto budget per lo studio.</p>
<p>Il suo nome non è ancora ufficialmente legato al sequel, ma diversi segnali indicano che potrebbe essere lui a raccogliere l’eredità e rilanciare la saga, anche considerando il suo lavoro su titoli come <em>10 Cloverfield Lane</em> e <em>Prey</em>.</p>
<p>Resta invece incerta la presenza di <strong>Brad Pitt</strong>, elemento chiave del primo film.</p>
<p>Il primo capitolo seguiva un ex investigatore delle Nazioni Unite impegnato a viaggiare per il mondo alla ricerca dell’origine di un’epidemia zombie e di una possibile soluzione per salvare l’umanità.</p>
<p>Un concept globale, spettacolare e ancora oggi perfettamente attuale, soprattutto in un’industria sempre più dominata da franchise e proprietà riconoscibili.</p>
<p>Il ritorno di World War Z non è casuale. Negli ultimi anni Hollywood ha mostrato una forte tendenza a recuperare IP già consolidate, soprattutto quelle che in passato hanno funzionato ma non sono state pienamente sfruttate.</p>
<p>In questo senso, World War Z rappresenta un caso emblematico: un blockbuster di successo che, nonostante tutte le premesse, non ha mai avuto un vero seguito.</p>
<p>Oggi, con un mercato più orientato alla serialità e alla continuità narrativa, quella mancata occasione diventa improvvisamente un’opportunità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Amazon MGM punta sulle sale: “Non è un test o un esperimento”, 15 film l’anno</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/amazon-mgm-cinema-strategia-15-film-sale-hopkins-cinemacon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 11:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parola di Mike Hopkins</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/news/amazon-mgm-cinema-strategia-15-film-sale-hopkins-cinemacon/">Amazon MGM punta sulle sale: “Non è un test o un esperimento”, 15 film l’anno</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Amazon MGM Studios</strong> alza il tiro sul grande schermo e lo fa senza ambiguità. Dal palco del CinemaCon 2026, come riporta Deadline, il capo di Prime Video e dello studio Mike Hopkins ha chiarito la direzione strategica: il ritorno al cinema non è una prova, ma un impegno strutturale.</p>
<p>“Mentre alcuni dei nostri concorrenti entrano ed escono dalle acque del cinema, per noi questo non è un test o un esperimento. <strong>Il nostro impegno a distribuire almeno 15 film all’anno nelle sale è in linea con i tempi</strong>.”</p>
<p>Una dichiarazione che arriva in un momento delicato per l’industria, dove il rapporto tra streaming e sala resta ancora instabile.</p>
<p>Amazon MGM non si limita agli annunci. L’obiettivo è concreto: costruire una presenza stabile nelle sale, con un ritmo produttivo importante e una rete distributiva internazionale in espansione.</p>
<p>Hopkins non nasconde che siamo solo all’inizio:</p>
<p>“Come dico sempre al mio team, la nostra ambizione per il cinema è ancora nella prima metà del primo inning. <strong>‘Project Hail Mary’ è solo l’inizio</strong>.”</p>
<p>Il riferimento è a <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/project-hail-mary-l-ultima-missione-recensione-film-ryan-gosling/" target="_blank" rel="noopener">Project Hail Mary</a></em>, già indicato come primo grande successo della nuova fase cinematografica dello studio.</p>
<p>Parallelamente, Amazon MGM sta costruendo una struttura distributiva globale, con nuovi dirigenti in mercati chiave come Europa e America Latina, segnale evidente di un investimento a lungo termine.</p>
<p>A rafforzare il messaggio arriva anche il team marketing e distribuzione. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di uscite, ma costruire eventi cinematografici.</p>
<p>Sue Kroll, responsabile marketing globale, sottolinea:</p>
<p>“Quell’esperienza viene ora applicata con <strong>un obiettivo preciso: non solo distribuire film, ma sostenerli con la cura, il rigore e la creatività che meritano</strong>. E oggi possiamo unire tutto questo alla potenza e alla portata di Amazon.”</p>
<p>Kevin Wilson, a capo della distribuzione teatrale USA, entra ancora più nel dettaglio:</p>
<p>“<strong>Abbiamo costruito una line-up pensata per coinvolgere davvero il pubblico</strong>. Un mix di originali audaci e proprietà iconiche. È quello che siamo. E i risultati sono arrivati: quattro mesi, quattro film, oltre 670 milioni di dollari al box office. E altri nove sono in arrivo. Abbiamo detto 15 film entro il 2027 &#8211; e lo faremo. Ma non si tratta di quantità. Si tratta di impatto. Stiamo costruendo film che diano al pubblico un motivo per uscire di casa. Film con scala, ambizione, qualcosa da dire.”</p>
<p>Il messaggio di Amazon MGM arriva in un contesto in cui molti studi oscillano tra distribuzione tradizionale e streaming. Qui, invece, la posizione è netta: <strong>il cinema torna centrale, non come alternativa, ma come pilastro</strong>.</p>
<p>Per gli esercenti &#8211; in cerca di contenuti solidi e continui &#8211; è una notizia rilevante. Per il pubblico, potrebbe significare una maggiore offerta di film pensati davvero per il grande schermo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/news/amazon-mgm-cinema-strategia-15-film-sale-hopkins-cinemacon/">Amazon MGM punta sulle sale: “Non è un test o un esperimento”, 15 film l’anno</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Mummia di Lee Cronin, recensione: un horror derivativo tra L’Esorcista e La Casa</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/la-mummia-lee-cronin-recensione-horror-possessione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[William Maga]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 09:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[La Mummia]]></category>
		<category><![CDATA[Lee Cronin]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=315303</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un prodotto senza identità, un possession movie che usa il mostro classico come semplice pretesto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con <strong>La Mummia</strong>, Lee Cronin (già regista di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/la-casa-il-risveglio-del-male-la-recensione-del-film-horror-di-lee-cronin/" target="_blank" rel="noopener">La Casa: Il risveglio del Male</a>) affronta uno dei miti più iconici dell’horror, ma invece di reinventarlo lo riduce a un involucro vuoto. Più che una rilettura, il film è <strong>un <em>possession movie</em> travestito</strong>, che usa l’Egitto come semplice decorazione senza mai costruire un’identità propria.</p>
<p>La storia si apre al Cairo, dove la famiglia Cannon vive una quotidianità tranquilla destinata a spezzarsi bruscamente quando la piccola Katie scompare nel nulla. Anni dopo, ormai trasferiti negli Stati Uniti e segnati da una perdita mai elaborata, i genitori ricevono una notizia impossibile: la figlia è stata ritrovata viva, rinchiusa in un antico sarcofago. Un ritorno che già sulla carta appare poco credibile e costruito più per necessità narrative che per coerenza interna, e che infatti dà il via a <strong>una serie di sviluppi sempre più meccanici e prevedibili</strong>. L&#8217;inspiegabile rientro a casa, però, non è una salvezza ma l’inizio di una lenta disintegrazione. Katie non è più la stessa, e la sua presenza innesca una spirale di comportamenti disturbanti e violenti che trasformano la casa in un luogo ostile.</p>
<p>È qui che il film rivela la sua vera natura. Il riferimento principale non è La Mummia, bensì <strong><em>L’Esorcista </em></strong>di William Friedkin. La struttura è quella classica: un corpo innocente contaminato, una famiglia incapace di reagire, una presenza che si manifesta attraverso violenza, deformazione e perdita di controllo. A questo si aggiunge l’impronta dello stesso Cronin, che riprende senza troppi filtri dinamiche già viste nel suo capitolo di <em>La Casa / Evil Dead</em>, tra possessioni aggressive, corpi che si sfaldano e un uso insistito del disgusto fisico, <strong>tanto da far pensare che inizialmente questo avrebbe dovuto essere un sequel</strong>. Il problema è che questi elementi non vengono rielaborati, ma riproposti in modo schematico, dando la sensazione di un film che si limita a replicare formule già viste senza mai trovare una variazione significativa.</p>
<p>Il risultato è un prodotto (griffato dalle integerrime <strong>Blumhouse e Atomic Monster</strong>) che non rielabora queste influenze, ma le assembla. Più che una reinterpretazione, sembra <strong>un collage di elementi già codificati</strong>, in cui la componente egizia resta superficiale e intercambiabile. <strong>La mummia, di fatto, non esiste</strong>. Non è un personaggio, non è una presenza definita, non è nemmeno davvero necessaria. Potrebbe essere qualsiasi demone e il film non cambierebbe di una virgola. Il mito viene evocato solo per essere immediatamente svuotato, lasciando spazio a un racconto privo di specificità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-313381" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/la-mummia-lee-cronin-2026-300x175.jpg" alt="la mummia lee cronin 2026" width="339" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/la-mummia-lee-cronin-2026-300x175.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/la-mummia-lee-cronin-2026-768x448.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/la-mummia-lee-cronin-2026.jpg 1024w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" />In questo contesto, anche l’unico personaggio che avrebbe potuto dare spessore alla componente egizia &#8211; la poliziotta interpretata da <strong>May Calamawy</strong> &#8211; resta sorprendentemente ai margini. Introdotta come figura chiave nel mistero, finisce per essere poco più di un elemento funzionale (e ridicolo visto il contesto), incapace di incidere davvero sul racconto o di dare identità a un film che avrebbe avuto bisogno proprio di questo.</p>
<p>Sul piano formale, Cronin dimostra però ancora una certa efficacia. La regia punta su <strong>una vicinanza costante ai corpi e ai volti, su dettagli che disturbano e su un uso del suono che amplifica la sensazione di disagio</strong>. Ci sono momenti in cui il film riesce a funzionare, soprattutto quando si affida alla dimensione sensoriale e lascia respirare l’atmosfera. Ma sono episodi isolati all’interno di una struttura narrativa fragile, che ricorre spesso a soluzioni comode invece di costruire tensione in modo organico.</p>
<p>A pesare è anche una evidente <strong>povertà delle location (e della CGI)</strong>: dopo un incipit ambientato in Egitto (forse), il film si chiude rapidamente in ambienti domestici poco valorizzati, con set che a tratti risultano artificiali e contribuiscono a una sensazione generale di limitazione visiva. Considerando un budget intorno ai <strong>15 milioni di dollari</strong>, la scelta poteva essere comprensibile, ma resta il fatto che il risultato appare spesso più piccolo e meno ambizioso di quanto il soggetto richiederebbe.</p>
<p><strong>Il problema principale resta comunque la scrittura</strong>, che appiattisce tutto su spiegazioni esplicite e dialoghi ridondanti. L’allegoria del lutto viene ribadita fino allo sfinimento, togliendo forza a ogni possibile ambiguità e rendendo il film prevedibile ben prima del suo sviluppo. Invece di suggerire, il film insiste nel chiarire, svuotando progressivamente l’impatto emotivo.</p>
<p>Anche il tono si incrina con il passare dei minuti. Dopo aver costruito una tensione cupa e controllata, La Mummia perde definitivamente il controllo nel finale, scivolando in una deriva più spettacolare e a tratti grottesca, richiamando apertamente l’horror più eccessivo di <em>La Casa / Evil Dead</em>. Alcune sequenze risultano talmente sbilanciate da sfiorare involontariamente il ridicolo, più confuse che disturbanti. La durata, <strong>superiore alle due ore</strong>, non fa che accentuare il problema, con un epilogo che si prolunga senza reale necessità.</p>
<p>Nel cast, <strong>Laia Costa</strong> riesce a mantenere una certa credibilità emotiva, mentre <strong>Jack Reynor</strong> resta (non) sorprendentemente neutro. A emergere sono allora soprattutto le giovani interpreti, <strong>Natalie Grace e Billie Roy</strong>, che portano sullo schermo una presenza più incisiva e disturbante, sostenendo gran parte del film.</p>
<p>Alla fine, La Mummia di Lee Cronin è un’operazione fallita. Non solo non riesce a reinventare il mito che promette, ma non funziona nemmeno come horror autonomo. Rimane un prodotto derivativo, prevedibile e privo di personalità, che si limita a riassemblare elementi già visti senza mai trasformarli in qualcosa di davvero efficace.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer doppiato in italiano</strong> di Lee Cronin &#8211; La Mummia, nei cinema <strong>dal 16 aprile</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Lee Cronin - La Mummia | Trailer Ufficiale" src="https://www.youtube.com/embed/f47FMs62J8Q" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Longlegs 2: Nicolas Cage nel nuovo film di Perkins, ma non è un sequel</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/longlegs-nuovo-film-nicolas-cage-osgood-perkins-paramount/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:21:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Cage]]></category>
		<category><![CDATA[Osgood Perkins]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto poco preventivabile</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il successo a sorpresa del 2024, <strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/longlegs-la-recensione-del-film-satanico-di-osgood-perkins-con-cage-e-monroe/" target="_blank" rel="noopener">Longlegs</a></strong> è pronto a tornare. Secondo le ultime informazioni, <strong>Nicolas Cage</strong> sarà di nuovo protagonista in un nuovo film diretto da <strong>Osgood Perkins</strong>.</p>
<p>La novità più interessante? Non si tratterà di un sequel diretto, ma di una nuova storia ambientata nello stesso universo narrativo. Il progetto segna anche un cambio importante dietro le quinte: <strong>Neon</strong>, che aveva distribuito il primo film, non sarà coinvolta.</p>
<p>Al suo posto arriva <strong>Paramount Pictures</strong>, che ha deciso di puntare sul progetto nonostante un budget più alto rispetto agli standard del film originale.</p>
<p>Secondo le fonti:</p>
<p>“Neon si è fatta da parte quando ha scoperto portata e budget del nuovo progetto, fuori dalla sua fascia abituale.”</p>
<p>Uno degli aspetti più discussi riguarda la natura del film. Le informazioni parlano chiaro:</p>
<p>“<strong>Non è un sequel, ma qualcosa ambientato nell’universo di Longlegs</strong>.”</p>
<p>Questo apre diversi scenari: un prequel, una storia parallela oppure un’espansione del mondo narrativo.</p>
<p>Resta anche il dubbio principale: Nicolas Cage tornerà nello stesso ruolo? Il primo film è stato uno dei casi più interessanti degli ultimi anni. Con un budget di circa 10 milioni di dollari, Longlegs ha incassato 127 milioni nel mondo, grazie a una campagna marketing virale, un tono disturbante e ambiguo, un mistero costruito su indizi e simboli.</p>
<p>La storia seguiva un’agente dell’FBI, interpretata da <strong>Maika Monroe</strong>, alle prese con una serie di omicidi familiari apparentemente inspiegabili, che la portavano a confrontarsi con una figura oscura: Longlegs.</p>
<p>Il ritorno di Osgood Perkins è forse la sorpresa più grande.</p>
<p>Dopo Longlegs, il regista ha lavorato a ritmo serrato, dirigendo <em>The Monkey</em>, <em>Keeper</em> e <em>The Young People</em> (in uscita). Quattro film in tre anni. Eppure, finora aveva sempre evitato di trasformare i suoi lavori in franchise. Proprio per questo <strong>la scelta fa discutere</strong>: tornare su Longlegs significa aprire a una logica più seriale, cosa finora distante dal suo percorso.</p>
<p>Il ritorno di Longlegs segna un passaggio interessante: da successo isolato a possibile universo narrativo. La presenza di Nicolas Cage e il coinvolgimento di Paramount Pictures indicano un progetto più ambizioso. Resta però una domanda centrale: questa espansione riuscirà a mantenere l’atmosfera disturbante dell’originale, o finirà per snaturarla?</p>
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		<item>
		<title>Tom Rothman contro gli spot al cinema: “Basta pubblicità infinita prima dei film”</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/pubblicita-cinema-pre-show-30-minuti-tom-rothman/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 18:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il CEO di Sony Pictures attacca i pre-show da 30 minuti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il CinemaCon 2026, <strong>Tom Rothman</strong> ha lanciato un messaggio diretto agli esercenti cinematografici: ridurre drasticamente pubblicità e trailer prima dei film.</p>
<p>Un intervento netto, che riflette una crescente frustrazione all’interno dell’industria per pre-show sempre più lunghi, arrivati ormai anche a 30 minuti prima dell’inizio effettivo della proiezione.</p>
<p>Rothman non ha usato mezzi termini:</p>
<p>“Quello che sto per dire lo dico da sempre sostenitore delle sale cinematografiche. Ma vi esorto a fare scelte difficili pensando al lungo periodo, non solo ai guadagni immediati… <strong>Smettete con questa dipendenza dalla pubblicità</strong>. Gli spettatori occasionali arrivano all’orario indicato e odiano essere costretti a guardare spot infiniti, cosa che a casa non succede.”</p>
<p>Il riferimento è chiaro: mentre le piattaforme domestiche offrono contenuti immediati, l’esperienza in sala rischia di diventare sempre più dilatata e meno appetibile.</p>
<p>Secondo Rothman, il comportamento del pubblico sta già cambiando:</p>
<p>“<strong>Molti spettatori arrivano anche mezz’ora dopo l’orario di inizio proprio per evitare la pubblicità</strong>. E così non vedono nemmeno i trailer.”</p>
<p>Un problema non da poco per gli studios, che continuano a investire proprio nei trailer come principale strumento promozionale. Se nessuno li guarda, l’intero sistema perde efficacia.</p>
<p>Negli Stati Uniti, catene come AMC Theatres hanno ampliato sempre di più l’esperienza pre-film, arrivando a includere fino a 25-30 minuti tra spot e trailer.</p>
<p>Una scelta che punta a massimizzare i ricavi pubblicitari nel breve periodo, ma che rischia di compromettere la soddisfazione del pubblico nel lungo termine.</p>
<p>Alcuni studi interni citati durante l’evento confermano il problema: <strong>solo il 20% degli spettatori è presente all’orario indicato</strong>; servono altri 10-12 minuti per riempire la sala; il pubblico completo arriva solo poco prima dell’inizio reale del film.</p>
<p>In pratica, l’orario ufficiale ha perso significato.</p>
<p>Il punto sollevato da Rothman è semplice: spingere troppo sulla pubblicità rischia di danneggiare l’esperienza cinematografica. E se andare al cinema diventa percepito come un’attesa lunga e forzata, il pubblico potrebbe scegliere alternative più immediate.</p>
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		<item>
		<title>Bloodborne: film animato vietato ai minori, Sony porta al cinema l’incubo di Yharnam</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/bloodborne-film-animato-vietato-minori-sony-jacksepticeye/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coinvolto Jacksepticeye</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli annunci più sorprendenti del CinemaCon 2026, <strong>Sony Pictures</strong> ha confermato lo sviluppo di un film animato vietato ai minori ispirato a <strong>Bloodborne</strong>.</p>
<p>Un progetto che punta a mantenere intatta l’identità dell’originale, senza compromessi: tono oscuro, violenza esplicita e atmosfera disturbante.</p>
<p>Il film è ancora <strong>nelle prime fasi di sviluppo e non ha una data di uscita</strong>, ma alcuni dettagli sono già chiari: sarà <strong>R-rated</strong> e completamente animato.</p>
<p>Una scelta coerente con il materiale di partenza. Bloodborne non è un semplice action, ma un’esperienza costruita su orrore gotico, creature deformi, violenza brutale e tensione costante.</p>
<p>L’animazione, in questo senso, potrebbe essere il formato ideale per rendere la follia visiva di Yharnam senza limiti.</p>
<p>Il film <strong>dovrebbe seguire l’impianto del gioco</strong>: una città gotica in rovina, Yharnam, colpita da una misteriosa piaga che ha trasformato gli abitanti in bestie.</p>
<p>I cacciatori si muovono tra le strade alla ricerca di risposte, affrontando mostri sempre più disturbanti e scoprendo che dietro tutto si nasconde qualcosa di ancora più antico e incomprensibile.</p>
<p>Non è solo una storia di sopravvivenza, ma un viaggio nell’orrore cosmico e nella perdita di umanità.</p>
<p>Uno degli elementi più interessanti è il <strong>coinvolgimento di Jacksepticeye</strong> (Seán McLoughlin) come produttore.</p>
<p>È stato lui stesso ad annunciare il progetto, dichiarando:</p>
<p>“Farò tutto il possibile per rendere questo il miglior adattamento di Bloodborne. È il mio gioco preferito e so quanto i fan desiderino qualcosa del genere.”</p>
<p>Una presenza che potrebbe fare la differenza: non solo un nome noto, ma qualcuno che conosce davvero il materiale originale e la sua fanbase.</p>
<p><strong>L’animazione sarà curata da Lyrical Animation</strong>, con Lyrical Media coinvolta nel finanziamento insieme a Sony.</p>
<p>Il progetto si inserisce in una strategia più ampia della major, sempre più orientata agli adattamenti da videogiochi, tra cui il film di <em>The Legend of Zelda</em> previsto per il 2027, un nuovo <em>Resident Evil</em> in arrivo nel 2026.</p>
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		<item>
		<title>L’ululato: annunciato il remake del cult sui lupi mannari di Joe Dante</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/lululato-remake-annuncio-studiocanal-film-lupi-mannari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Dante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci pensa StudioCanal</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A oltre quarant’anni dalla sua uscita, <strong>L&#8217;ululato</strong> è pronto a tornare. Durante il CinemaCon, <strong>StudioCanal</strong> ha ufficialmente annunciato lo sviluppo di un remake del cult horror diretto da <strong>Joe Dante</strong>.</p>
<p>Un ritorno che arriva mentre il film originale festeggia il suo<strong> 45° anniversario</strong>, riportando al centro uno dei titoli più iconici del cinema sui lupi mannari.</p>
<p>Uscito nel 1981 e tratto dal <strong>romanzo di Gary Brandner</strong>, il film racconta la storia di una giornalista televisiva che, dopo un trauma, si rifugia in una località isolata per riprendersi. Quello che trova, però, non è tranquillità. Ma una comunità molto più inquietante: un gruppo di lupi mannari nascosti tra gli esseri umani.</p>
<p>Interpretato da <strong>Dee Wallace</strong>, il film è diventato celebre per l’atmosfera disturbante, il tono ambiguo tra horror e satira e soprattutto gli effetti speciali.</p>
<p>Le trasformazioni, realizzate da <strong>Rob Bottin</strong> (all’epoca appena 21enne), sono ancora oggi considerate tra le più impressionanti mai viste nel cinema horror.</p>
<p>Il successo al botteghino &#8211; circa 18 milioni di dollari &#8211; ha dato vita a <strong>numerosi sequel</strong>, nessuno dei quali è riuscito a eguagliare l’impatto dell’originale.</p>
<p>Questo rende il remake un’operazione particolare: più che rilanciare una saga, si tratta di <strong>tornare alla forza del primo film</strong>, ignorando di fatto tutto ciò che è venuto dopo.</p>
<p>Al momento, StudioCanal non ha annunciato né regista né cast. Il progetto è nelle prime fasi di sviluppo. Non è nemmeno la prima volta che si prova a riportare in vita il film: nel 2019 Andy Muschietti aveva già manifestato interesse per un remake. Ora però il progetto sembra concreto.</p>
<p>Rifare L’ululato non è semplice. Il film originale è ancora oggi legato a effetti pratici iconici, un’estetica anni ’80 molto riconoscibile e un equilibrio particolare tra horror e ironia. Un remake dovrà inevitabilmente aggiornare questi elementi senza perdere identità.</p>
<p>Il rischio è chiaro: trasformarlo in un horror generico. L’opportunità, invece, è rilanciare davvero il cinema sui lupi mannari, oggi quasi assente.</p>
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		<item>
		<title>Passenger, il trailer: Øvredal trasforma un viaggio on the road in un incubo senza ritorno</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/passenger-trailer-italiano-horror-on-the-road-uscita-21-maggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 14:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[André Øvredal]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=315264</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel cast del thriller c'è anche Melissa Leo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È online il trailer italiano ufficiale di <strong>Passenger</strong>, il nuovo horror diretto da <strong>André Øvredal </strong>(<em>Demeter &#8211; Il risveglio di Dracula</em>) che promette di trasformare uno scenario familiare come un viaggio in auto in qualcosa di molto più oscuro, le cui prime immagini puntano tutto su un’atmosfera tesa e progressivamente disturbante.</p>
<p>Già dalle prime sequenze, il trailer costruisce un senso di inquietudine crescente: strade deserte, silenzi sospesi e una presenza invisibile che sembra insinuarsi lentamente nella quotidianità dei protagonisti. Il punto di partenza è semplice, ma efficace: un incidente, uno shock, e poi la sensazione che qualcosa non sia finita davvero lì.</p>
<p>Il film è scritto da Zachary Donohue e T.W. Burgess, e vede nel cast <strong>Jacob Scipio, Lou Llobell e Melissa Leo</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La sinossi ufficiale</strong></span></p>
<p>Dopo aver assistito a un raccapricciante incidente sull&#8217;autostrada, una giovane coppia riparte convinta di essersi lasciata tutto alle spalle.<br />
Ma qualcosa è salito a bordo con loro. Una presenza demoniaca, si annida nell&#8217;ombra, silenziosa e inesorabile. Non si fermerà finché non li avrà presi entrambi, trasformando il loro viaggio on the road in una discesa senza ritorno nell&#8217;incubo.</p>
<p>Prodotto da Walter Hamada e Gary Dauberman, Passenger si inserisce nel filone horror contemporaneo che punta più sulla tensione psicologica e sull’atmosfera che sullo shock immediato. Il trailer lascia intuire un racconto costruito su paranoia e presenza invisibile, giocando su spazi chiusi e isolamento.</p>
<p>L’idea di fondo &#8211; qualcosa che “sale a bordo” e non se ne va più &#8211; è semplice ma efficace, e potrebbe trasformarsi in uno di quei concept capaci di reggere l’intero film.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer doppiato in italiano </strong>di Passenger, che arriverà al cinema <strong>dal 21 maggio</strong> con Eagle Pictures:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="PASSENGER | Trailer Ufficiale" src="https://www.youtube.com/embed/BgyX4LCLSt4" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Insidious: Fuori dall’Altrove, il trailer porta i demoni nel mondo reale</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/insidious-fuori-dall-altrove-trailer-film-2026/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/insidious-fuori-dall-altrove-trailer-film-2026/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Insidious]]></category>
		<category><![CDATA[Lin Shaye]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=315256</guid>

					<description><![CDATA[<p>Torna anche l'immancabile Lin Shaye</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/insidious-fuori-dall-altrove-trailer-film-2026/">Insidious: Fuori dall’Altrove, il trailer porta i demoni nel mondo reale</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva il primo trailer ufficiale di <strong>Insidious: Fuori dall’Altrove</strong>, nuovo capitolo della saga che negli anni ha costruito uno degli universi più riconoscibili del genere.</p>
<p>Il film è <strong>scritto e diretto da Jacob Chase</strong> e riporta al centro della scena l’Altrove, dimensione chiave del franchise creato da <strong>Leigh Whannell</strong>.</p>
<p>Dopo il successo globale della saga — oltre 740 milioni di dollari incassati — la serie Insidious torna ora con una nuova famiglia e una prospettiva diversa sul suo universo.</p>
<p>Il trailer punta subito sull’atmosfera: spazi domestici familiari che si trasformano lentamente in luoghi ostili, presenze che si insinuano nella realtà e una minaccia che non resta più confinata nell’Altrove.</p>
<p>Il film vede protagonisti Amelia Eve, Brandon Perea e <strong>Lin Shaye</strong>, che torna nel ruolo iconico di Elise Rainier. Alla produzione troviamo nomi storici del franchise come <strong>Jason Blum, Oren Peli, James Wan</strong> e lo stesso Whannell.</p>
<p>Il film è prodotto da Sony Pictures e distribuito in Italia da Eagle Pictures.</p>
<p>Questa <strong>la sinossi ufficiale</strong>:</p>
<p>Dopo aver incassato oltre 740 milioni di dollari in tutto il mondo, la saga di Insidious torna con una nuova famiglia e un orrore che ridefinisce i confini dell’Altrove.</p>
<p>In Insidious: Fuori dall’Altrove, Amelia Eve interpreta Gemma, una giovane madre che cresce la figlia nella casa in cui è nata e che scopre di poter viaggiare nell’Altrove, il regno-purgatorio delle anime perdute al centro dell’universo della saga.</p>
<p>Quando un’entità malvagia inizia a darle la caccia, Gemma scopre un’abilità che cambia ogni cosa: non si limita a entrare nell’Altrove, ma può portare ciò che vive lì nel mondo reale. Quando i demoni comprendono il suo potere, il nostro mondo diventa il loro terreno di gioco.</p>
<p>Di seguito trovate<strong> il trailer doppiato in italiano</strong> di Insidious: Fuori dall’Altrove, che arriverà nelle sale italiane <strong>dal 19 agosto</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Insidious: Fuori dall’Altrove | Trailer Ufficiale | Dal 19 agosto al cinema" src="https://www.youtube.com/embed/ovnITQDbjUA" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>1997: Fuga da New York, annunciato (di nuovo) il reboot del cult di John Carpenter</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/fuga-da-new-york-reboot-annuncio-studiocanal/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 23:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[John Carpenter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=news&#038;p=315254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chissà</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la prima volta, e probabilmente non sarà l’ultima. Il reboot di <strong>1997: Fuga da New York</strong> è stato annunciato ancora una volta, questa volta da <strong>Studiocanal</strong> durante il CinemaCon.</p>
<p>Un progetto che torna ciclicamente, senza mai riuscire davvero a concretizzarsi.</p>
<p>Diretto da <strong>John Carpenter</strong>, il film originale è uno dei titoli più iconici della fantascienza anni ’80. Un’idea semplice ma potentissima: Manhattan trasformata in una prigione a cielo aperto, dove viene mandato Snake / Jena Plissken per salvare il Presidente dopo un disastro aereo.</p>
<p>Il volto del personaggio è quello di <strong>Kurt Russell</strong>, diventato nel tempo inseparabile da quell’immaginario.</p>
<p>Atmosfera sporca, tono cinico, identità visiva fortissima: elementi che rendono il film ancora oggi difficile da replicare.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni, il remake è stato più volte vicino alla produzione, senza mai arrivare davvero sul set.</p>
<p>Il tentativo più concreto risale ai primi anni 2010, quando la New Line Cinema aveva avviato lo sviluppo del progetto. In quel periodo si era parlato anche di <strong>Gerard Butler</strong> come possibile nuovo Snake Plissken.</p>
<p>Da lì in poi, il progetto è passato attraverso numerose riscritture e cambi di direzione. L’idea iniziale era addirittura quella di costruire un franchise più ampio, ma ogni versione si è fermata per le solite “divergenze creative”.</p>
<p>Registi entrati e usciti</p>
<p>Nel corso degli anni, diversi nomi sono stati associati al reboot:</p>
<p>&#8211; Len Wiseman<br />
&#8211; Brett Ratner<br />
&#8211; Robert Rodriguez<br />
&#8211; Leigh Whannell<br />
&#8211; il collettivo Radio Silence</p>
<p>Nessuno, però, è mai arrivato fino alla produzione.</p>
<p>Anche nel nuovo tentativo annunciato da Studiocanal non c’è ancora un regista coinvolto. Il progetto è ufficialmente “in sviluppo”, ma senza elementi concreti.</p>
<p>Uno dei motivi per cui il reboot fatica a partire è strutturale. Fuga da New York è <strong>profondamente legato al contesto in cui è nato</strong>: anni ’80, tensioni politiche, immaginario urbano decadente.</p>
<p>Riprenderlo oggi significherebbe aggiornarlo senza snaturarlo, operazione tutt’altro che semplice.</p>
<p>Lo stesso Carpenter, negli anni, ha più volte espresso scetticismo verso i remake, mantenendosi di fatto distante da questi tentativi.</p>
<p>Nel 1996 arrivò il sequel, <strong><em>Fuga da Los Angeles</em></strong>, sempre diretto da Carpenter. Il film accentuava il lato satirico e grottesco, ma non riuscì a replicare l’impatto dell’originale.</p>
<p>Anzi, per molti ha contribuito a chiudere definitivamente la possibilità di espandere il franchise. Curiosamente, questo nuovo tentativo di reboot arriva esattamente trent’anni dopo quel sequel.</p>
<p>Al momento non ci sono dettagli su cast, trama o direzione creativa. Il progetto esiste, ma resta in una <strong>fase embrionale</strong>.</p>
<p>La storia recente insegna cautela: più che un vero rilancio, il reboot di Fuga da New York sembra essere diventato un’idea che ritorna ciclicamente senza mai trovare una forma definitiva. E forse non è un caso.</p>
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		<item>
		<title>Richard Kelly torna alla regia: “Un nuovo film molto presto”, dopo 17 anni</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/richard-kelly-nuovo-film-regia-dopo-17-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 23:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Kelly]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=news&#038;p=315252</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il regista di Donnie Darko rompe il silenzio: progetto in sviluppo, ma nessun dettaglio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di silenzio, <strong>Richard Kelly</strong> torna a farsi sentire. E lo fa con una dichiarazione che, pur senza dettagli concreti, riapre una possibilità che sembrava ormai remota: un nuovo film in arrivo.</p>
<p>Il regista non dirige un lungometraggio dal 2009, quando uscì <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-box-recensione-film-richard-kelly/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>The Box</strong></em></a>. Da allora, il suo nome è rimasto legato più a progetti mai realizzati che a opere concrete.</p>
<p>Ora, però, qualcosa sembra muoversi.</p>
<p>In una recente intervista, Kelly ha ammesso di essere vicino a tornare dietro la macchina da presa, anche se con grande cautela:</p>
<p>“Ho paura anche solo di parlare dei miei nuovi progetti, perché ho avuto così tanti falsi inizi, ostacoli e situazioni che hanno impedito ai film di andare avanti. <strong>Sono però molto fiducioso che uno di questi possa partire molto presto</strong>. Ma non posso dire nulla, sono troppo superstizioso a questo punto.”</p>
<p>Una dichiarazione che racconta bene la situazione: entusiasmo, ma anche diffidenza maturata dopo anni di tentativi falliti.</p>
<p>Nonostante l’assenza dalla regia, Kelly non ha mai smesso di scrivere. Anzi, negli anni ha più volte dichiarato di avere una quantità enorme di progetti pronti.</p>
<p>Secondo le sue stesse parole, avrebbe accumulato abbastanza sceneggiature da poter lavorare per il resto della vita senza fermarsi.</p>
<p>Il problema, semmai, è un altro: trovare qualcuno disposto a produrle.</p>
<p>Il caso di Kelly è emblematico. Dopo il successo di <strong><em>Donnie Darko</em></strong> e il progetto ambizioso di <strong><em>Southland Tales</em></strong>, il regista si è progressivamente allontanato dai circuiti produttivi principali.</p>
<p>Il suo cinema &#8211; complesso, visionario, spesso difficile da incasellare &#8211; si scontra con un’industria sempre più orientata verso franchise e prodotti ad alto rendimento immediato.</p>
<p>E questo rende complicato finanziare opere che non rientrano in modelli prevedibili.</p>
<p><strong>Al momento non esistono informazioni su titolo, cast o trama</strong>. Anche alcune indiscrezioni circolate nei mesi scorsi su una possibile produzione in arrivo non hanno trovato conferma concreta.</p>
<p>Resta quindi una situazione sospesa: un progetto esiste, ma non è ancora ufficialmente partito.</p>
<p>Dopo 17 anni senza film, l’eventuale ritorno di Kelly avrebbe un peso particolare, soprattutto per chi ha seguito il suo percorso fin dagli esordi.</p>
<p>Kelly resta una figura anomala nel panorama contemporaneo. In oltre vent’anni ha diretto solo tre film, ma è riuscito comunque a costruire un’identità riconoscibile.</p>
<p>Proprio questa coerenza, però, è diventata nel tempo un ostacolo. Il suo cinema non si è mai adattato alle logiche dell’industria — e oggi paga il prezzo di questa scelta.</p>
<p>Se il progetto dovesse davvero concretizzarsi, è lecito aspettarsi un film in linea con il suo stile: ambizioso, stratificato, probabilmente divisivo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ice Cream Man: teaser trailer del nuovo horror di Eli Roth tra bambini killer e incubi estivi</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/ice-cream-man-teaser-trailer-eli-roth-horror-2026/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/ice-cream-man-teaser-trailer-eli-roth-horror-2026/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Eli Roth]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=315249</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si torna dalle parti del cinema grindhouse </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo film di <strong>Eli Roth</strong> si presenta già come uno degli horror più fuori controllo dell’anno. <strong>Ice Cream Man</strong> ha appena mostrato il suo primo teaser trailer, e la direzione è chiara: un incubo estivo costruito su un’idea tanto semplice quanto disturbante.</p>
<p>La storia parte da un’immagine familiare &#8211; una cittadina perfetta, quasi da cartolina &#8211; e la ribalta in pochi minuti. L’arrivo di un misterioso venditore di gelati trasforma l’atmosfera: quello che distribuisce ai bambini non provoca solo euforia, ma effetti molto più pericolosi.</p>
<p>I ragazzini non diventano semplicemente iperattivi. Perdono il controllo. E iniziano a uccidere.</p>
<p><strong>Il concept è tipicamente <em>rothiano</em></strong>: prendere un elemento quotidiano e spingerlo verso l’eccesso. Qui il gelataio, figura innocua per definizione, diventa una presenza disturbante.</p>
<p>A interpretarlo è <strong>Ari Millen</strong>, che nel teaser appare già lontano da qualsiasi immaginario rassicurante. Il suo Ice Cream Man non è ambiguo: è apertamente inquietante, quasi una figura da incubo che attraversa le strade di periferia.</p>
<p>Attorno a lui si muove un cast corale che include lo stesso Eli Roth, insieme a Benjamin Byron Davis, Karen Cliche, Dylan Hawco, Sarah Abbott, Kiori Mirza Waldman, Charlie Zeltzer, Charlie Storey e Shiloh O’Reilly.</p>
<p>Chi conosce la filmografia di Roth &#8211; da <em>Cabin Fever</em> a <em>Hostel</em> fino a <em>Thanksgiving</em> &#8211; sa cosa aspettarsi: violenza esplicita, ironia nera e un gusto per l’eccesso che raramente cerca compromessi.</p>
<p>Ice Cream Man sembra inserirsi proprio in questa linea, ma con un tono ancora più caotico, quasi da exploitation moderna. Il teaser suggerisce un ritmo alto, immagini disturbanti e un approccio volutamente sopra le righe.</p>
<p>La sceneggiatura è firmata da Roth insieme a Noah Belson, partendo da un’idea originale dello stesso regista.</p>
<p>Un dettaglio interessante riguarda <strong>la colonna sonora</strong>. Il film include brani originali di <strong>Snoop Dogg</strong>, affiancati dalle musiche composte da Brandon Roberts.</p>
<p>La <strong>trama ufficiale</strong>:</p>
<p>La sinossi riassume bene il cuore del progetto: una tranquilla cittadina estiva precipita nel caos quando un venditore di gelati distribuisce dolci con effetti devastanti.</p>
<p>In attesa della controparte italiana, di seguito trovate <strong>il teaser trailer internazionale</strong> di Ice Cream Man, che arriverà nei cinema americani <strong>il 7 agosto</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Eli Roth's 'ICE CREAM MAN' - Official Trailer" src="https://www.youtube.com/embed/XV1uU9TX4vg" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/ice-cream-man-teaser-trailer-eli-roth-horror-2026/">Ice Cream Man: teaser trailer del nuovo horror di Eli Roth tra bambini killer e incubi estivi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>John Waters senza film da 22 anni: Liarmouth con Aubrey Plaza fermo per mancanza di fondi</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/john-waters-liarmouth-aubrey-plaza-film-fermo-senza-fondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Aubrey Plaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=news&#038;p=315244</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il regista non sa più come fare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A più di vent’anni dall’ultimo film, <strong>John Waters</strong> torna a parlare con Variety del suo possibile ritorno al cinema. Il progetto esiste, il cast anche, ma manca un elemento decisivo: i soldi.</p>
<p>Il film in questione è <strong>Liarmouth</strong>, adattamento del suo primo romanzo, con <strong>Aubrey Plaza</strong> scelta come protagonista. La sceneggiatura è stata completata e il progetto aveva già iniziato a muovere i primi passi in pre-produzione, prima di fermarsi bruscamente.</p>
<p>Waters ha spiegato senza giri di parole che il film è pronto, ma <strong>non trova investitori</strong>. Una situazione paradossale se si considera il suo status di autore iconico, capace di costruire negli anni un’identità unica nel cinema indipendente.</p>
<p>Il regista non è nuovo a questo tipo di difficoltà. Dopo <em>A Dirty Shame</em> &#8211; il suo ultimo lungometraggio &#8211; ha provato più volte a tornare dietro la macchina da presa, senza mai riuscire a concretizzare davvero un nuovo progetto. Già nel 2009 aveva sviluppato <em>Fruitcake</em>, una commedia natalizia mai realizzata.</p>
<p>La storia segue Marsha Sprinkle, una truffatrice fuori controllo: ladra di valigie, manipolatrice seriale e maestra del travestimento. È un personaggio volutamente sopra le righe, in perfetto stile Waters.</p>
<p>Marsha è odiata da tutti &#8211; perfino dalla sua famiglia &#8211; e vive in fuga continua, spinta da rabbia e istinto di sopravvivenza. Il suo soprannome, “Liarmouth”, deriva dalla sua <strong>incapacità cronica di dire la verità</strong>. Almeno fino a quando qualcuno non la costringe a farlo.</p>
<p>È un concept che richiama direttamente il cinema più estremo e provocatorio del regista, quello che lo ha reso celebre con titoli come <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-pink-flamingos-di-john-waters-quei-disgustosi-fenicotteri-rosa/" target="_blank" rel="noopener">Pink Flamingos</a></em>, <em>Polyester</em> e <em>La signora ammazzatutti</em>.</p>
<p>Il punto critico è economico. Liarmouth non richiederebbe un budget enorme &#8211; si parla di una produzione indipendente di fascia media &#8211; ma resta comunque difficile da piazzare sul mercato attuale.</p>
<p>Il cinema di Waters è sempre stato divisivo, provocatorio, spesso scomodo. E oggi, in un’industria sempre più orientata verso franchise e contenuti “sicuri”, un progetto del genere fatica a trovare spazio.</p>
<p>Paradossalmente, è proprio la sua identità forte a renderlo difficile da finanziare. Nonostante tutto, Waters non ha chiuso la porta. Il film esiste, la sceneggiatura è pronta e l’interesse creativo è ancora vivo.</p>
<p>Resta da capire se troverà un produttore disposto a scommettere su un autore che, pur essendo una figura di culto, lavora fuori da ogni logica commerciale standard.</p>
<p>In un panorama sempre più uniforme, Liarmouth rappresenterebbe un ritorno raro: quello di un cinema libero, irriverente e senza compromessi. E forse è proprio questo, oggi, il problema principale.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hollywood contro la fusione Paramount-Warner: oltre 1000 firme, da Fincher a Villeneuve</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/hollywood-contro-fusione-paramount-warner-lettera-fincher-villeneuve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[David Fincher]]></category>
		<category><![CDATA[Denis Villeneuve]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=news&#038;p=315240</guid>

					<description><![CDATA[<p>Registi e attori temono tagli e perdita di indipendenza: lettera pubblica contro il mega accordo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Hollywood si muove qualcosa di raro: una presa di posizione collettiva contro un grande accordo industriale. Oltre mille professionisti tra cinema e televisione hanno firmato una lettera aperta per opporsi alla fusione tra <strong>Paramount Global e Warner Bros. Discovery</strong>.</p>
<p>Tra i nomi coinvolti ci sono figure di primo piano come <strong>David Fincher, Denis Villeneuve, Joaquin Phoenix, J.J. Abrams e Yorgos Lanthimos</strong>. Un fronte ampio, che include anche <strong>Mark Ruffalo, Javier Bardem e Bryan Cranston</strong>.</p>
<p>Il nodo centrale della protesta è chiaro: le conseguenze occupazionali. Le grandi fusioni nel settore media portano quasi sempre a ristrutturazioni, e quindi a tagli. La lettera denuncia proprio questo rischio, sottolineando come operazioni di questo tipo tendano a favorire pochi grandi stakeholder a scapito della base lavorativa.</p>
<p>Ma la questione non è solo economica. Il testo insiste su un punto più ampio: <strong>la perdita di diversità e indipendenza nell’industria</strong>. Meno competizione significa meno spazio per progetti diversi, meno libertà creativa e una concentrazione crescente del potere decisionale.</p>
<p>In altre parole, non è solo una battaglia per i posti di lavoro, ma per il modello stesso di Hollywood.</p>
<p>Tra le voci più interessanti c’è quella di <strong>Damon Lindelof</strong>, creatore della serie <em>Watchmen</em>. Pur riconoscendo qualità e visione in alcuni dei dirigenti coinvolti, ha scelto comunque di firmare, mettendo al centro la tutela dei lavoratori meno visibili dell’industria, quelli che tengono in piedi la macchina produttiva.</p>
<p>È un passaggio significativo, perché mostra come la protesta non sia solo ideologica, ma anche interna al sistema.</p>
<p>Resta però il punto più pragmatico: <strong>quanto può incidere davvero una lettera del genere? Storicamente, poco</strong>. Operazioni di questa portata si giocano su equilibri finanziari e strategici difficilmente influenzabili da pressioni pubbliche, anche quando arrivano da nomi di peso.</p>
<p>Nel frattempo, i numeri raccontano un’altra storia. L’eventuale fusione porterebbe benefici economici enormi ai vertici coinvolti, alimentando ulteriormente il divario tra chi decide e chi lavora nell’industria.</p>
<p>Il risultato è una frattura sempre più evidente: da un lato la logica finanziaria delle grandi conglomerate, dall’altro chi teme che questa concentrazione finisca per impoverire il cinema e la televisione nel lungo periodo.</p>
<p>La lettera non fermerà l’accordo, ma segna comunque un momento preciso. Un punto in cui una parte consistente della comunità creativa decide di esporsi apertamente contro la direzione che sta prendendo l’industria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/news/hollywood-contro-fusione-paramount-warner-lettera-fincher-villeneuve/">Hollywood contro la fusione Paramount-Warner: oltre 1000 firme, da Fincher a Villeneuve</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chucky torna al cinema: Don Mancini scrive un nuovo film horror</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/news/chucky-nuovo-film-don-mancini-cinema-horror/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stella Delmattino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Don Mancini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=news&#038;p=315232</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo la serie, la bambola assassina punta a un ritorno più oscuro e collegato alla saga originale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la chiusura della serie, il futuro di <strong>Chucky</strong> non resta fermo a lungo. Il personaggio creato da <strong>Don Mancini</strong> è pronto a tornare, e questa volta l’obiettivo è chiaro: riportarlo al cinema con un approccio più vicino alle origini.</p>
<p>Secondo quanto riporta Bloody Disgusting, il nuovo progetto è già <strong>in fase di scrittura</strong> e, secondo quanto emerso, non sarà una semplice continuazione, ma <strong>un vero rilancio controllato</strong> della saga. Non un reboot totale, ma un ritorno a un tono più cupo e diretto, sulla scia di <em>La maledizione di Chucky</em>.</p>
<p>Due righe di contesto bastano per capire la direzione: la storia dovrebbe <strong>riprendere gli eventi recenti</strong>, mantenendo la continuità narrativa costruita negli anni, ma riportando il killer doll in una dimensione più horror, meno ironica, più concentrata sulla tensione.</p>
<p>Questo è il punto centrale. Dopo anni in cui il franchise ha oscillato tra horror e commedia &#8211; soprattutto con titoli come <em>La sposa di Chucky</em> e <em>Il figlio di Chucky</em> &#8211; e dopo la svolta più espansa della serie tv <em>Chucky</em>, il nuovo film punta a riequilibrare tutto.</p>
<p>L’idea è quella di <strong>recuperare l’atmosfera dei primi capitoli</strong>, in particolare <em>La bambola assassina</em> e il suo seguito, dove il personaggio funzionava soprattutto come presenza disturbante, più che come icona pop.</p>
<p>Non è un dettaglio secondario. Il successo recente del franchise deriva proprio dalla sua capacità di reinventarsi, ma questa volta Mancini sembra voler fare il percorso inverso: meno ironia, più tensione, meno spettacolo espanso, più controllo.</p>
<p>Un altro elemento importante riguarda la continuità. A differenza del remake del 2019 &#8211; rimasto isolato &#8211; questo nuovo film sarà <strong>pienamente collegato alla timeline principale</strong>. Film e serie resteranno parte dello stesso universo narrativo, una scelta coerente con l’approccio che Mancini ha sempre difeso.</p>
<p>In pratica, non si riparte da zero. Si va avanti, ma cambiando tono.</p>
<p>C’è poi la questione più interessante dal punto di vista produttivo: <strong>il ritorno in</strong> sala. L’intenzione è portare Chucky di nuovo al cinema, abbandonando per ora la distribuzione esclusivamente televisiva o streaming. Una mossa che indica una certa fiducia nel personaggio, ancora considerato forte abbastanza per sostenere un’uscita teatrale.</p>
<p>Non ci sono ancora dettagli su cast o trama completa, ma la direzione è già definita. Il nuovo film vuole essere più compatto, più teso e più vicino all’idea originale del personaggio.</p>
<p>Dopo anni di espansione e contaminazione, Chucky torna a fare quello che ha sempre funzionato meglio: essere inquietante.</p>
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		<title>Thrash &#8211; Furia dall’Oceano recensione: squali e uragano nel disaster movie Netflix di Tommy Wirkola</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/thrash-furia-dall-oceano-recensione-netflix/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[William Maga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 07:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Djimon Hounsou]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Tommy Wirkola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un film che spreca un’idea perfetta da B-movie acquatico in un ibrido confuso, poco teso e mai abbastanza folle da diventare davvero memorabile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono premesse che sembrano scritte apposta per funzionare. Squali e uragano, insieme, sono una di queste. Un’idea semplice, immediata, visiva, quasi irresistibile per il cinema di genere. <strong>Thrash &#8211; Furia dall’Oceano </strong>parte esattamente da qui, ma invece di costruire tensione e ritmo si perde in una gestione incerta di tono e racconto, trasformando un potenziale spettacolo in un esercizio confuso.</p>
<p>Il film di <strong>Tommy Wirkola</strong> (<em>Dead Snow</em>) finito dritto su <strong>Netflix</strong> sceglie subito una strada complicata: non quella dell’essenzialità, ma quella della dispersione. Più linee narrative si alternano senza trovare un vero equilibrio. C’è Lisa, donna incinta intrappolata durante l’alluvione; c’è Dakota, adolescente agorafobica isolata nella propria casa; c’è un gruppo di bambini lasciati a sé stessi; e poi il biologo marino Dale, che tenta di raggiungere la nipote mentre il disastro si intensifica. L’idea di un racconto corale potrebbe ampliare la percezione del pericolo, ma qui finisce per fare l’opposto.</p>
<p><strong>Il continuo passaggio tra le storie spezza la tensione invece di accumularla</strong>. Nessun arco narrativo ha il tempo di svilupparsi davvero, nessun personaggio riesce a imporsi come centro emotivo. La frammentazione indebolisce anche le sequenze più promettenti, che vengono interrotte proprio quando iniziano a funzionare.</p>
<p><strong>Phoebe Dynevor</strong> prova a dare consistenza al suo personaggio, lavorando sulla vulnerabilità fisica e sulla pressione crescente della situazione. La sua Lisa è la figura con il potenziale più forte, ma la scrittura non le costruisce attorno una traiettoria credibile. Le sue scelte sembrano spesso dettate dalla trama più che da una logica interna, e questo finisce per creare distanza.</p>
<p><strong>Whitney Peak</strong>, nei panni di Dakota, porta in scena un’idea interessante – quella della fragilità psicologica in un contesto estremo – ma anche qui tutto resta accennato. Il rapporto tra le due protagoniste, che dovrebbe sostenere il lato emotivo del film, rimane superficiale, fatto più di spiegazioni che di vera costruzione.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-314621" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/03/thrash-film-netflix-2026-300x166.jpg" alt="thrash film netflix 2026" width="333" height="184" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/03/thrash-film-netflix-2026-300x166.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/03/thrash-film-netflix-2026-768x426.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/03/thrash-film-netflix-2026.jpg 1024w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" />Djimon Hounsou</strong> garantisce presenza e solidità, ma il suo ruolo è appesantito da dialoghi esplicativi che rallentano il ritmo. Dovrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra competenza e tensione, ma finisce per essere soprattutto un veicolo di informazioni.</p>
<p>Il problema più evidente resta però la gestione della minaccia. <strong>Gli squali, che dovrebbero essere il motore della paura, diventano presto prevedibili</strong>. Non tanto per gli effetti visivi, quanto per l’assenza di costruzione. Gli attacchi arrivano senza preparazione, senza escalation, senza variazioni. Dopo le prime apparizioni, perdono rapidamente forza.</p>
<p>Anche il disastro naturale, teoricamente l’altro grande pilastro di Thrash &#8211; Furia dall’Oceano, non viene sfruttato fino in fondo. <strong>L’uragano resta una presenza più dichiarata che percepita</strong>. Le immagini di devastazione non costruiscono mai un vero senso di oppressione o pericolo continuo. Ha gli elementi per essere immersivo, ma non la regia per trasformarli in esperienza.</p>
<p>Il nodo centrale è il tono. <strong>Wirkola non decide mai se prendere sul serio la materia o abbracciare il lato più ludico</strong>. Inserisce battute e momenti ironici, ma senza spingersi davvero verso il grottesco. Allo stesso tempo, non costruisce una tensione abbastanza solida da sostenere un approccio realistico. Questo equilibrio instabile rende il film difficile da leggere: non abbastanza teso, non abbastanza folle.</p>
<p>Eppure, qua e là, <strong>emergono spunti interessanti</strong>. Alcune sequenze negli ambienti allagati funzionano quando il film smette di spiegare e lascia spazio all’azione pura. In quei momenti si intravede una dimensione più concreta, più fisica, che avrebbe potuto definire meglio l’intero progetto. Ma restano episodi isolati.</p>
<p>Il confronto con altri film di squali e <em>disaster</em> recenti rende i limiti ancora più evidenti. Da un lato la tensione chiusa e controllata di <strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/crawl-intrappolati-recensione-alexandre-aja-horror-alligatori/" target="_blank" rel="noopener"><em>Crawl &#8211; Intrappolati</em></a></strong>, dall’altro la follia dichiarata di <strong><em>Sharknado</em></strong>: due direzioni opposte ma entrambe coerenti. Thrash &#8211; Furia dall’Oceano resta nel mezzo e finisce per non appartenere davvero a nessuna delle due. <strong>Non ha la tensione di un survival compatto, né l’energia di un B-movie consapevole</strong>.</p>
<p>Alla fine resta la sensazione di un’occasione mancata. Il concept è forte, il cast è adeguato, e il regista conosce il genere. Ma qui tutto appare attenuato, indeciso, poco incisivo. Non è abbastanza brutale per lasciare il segno, né abbastanza controllato per funzionare davvero.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di Thrash &#8211; Furia dall’Oceano, su Netflix <strong>dal 10 aprile</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Thrash | Official Trailer | Netflix" src="https://www.youtube.com/embed/hzyOsNyDkbM" width="1054" height="593" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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