Da un videogioco a rivale di Peaky Blinders e Slow Horses: la brutale serie crime che devi recuperare
14/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Come la serie tv Sky fonde l'estetica di Peaky Blinders con la complessità di Slow Horses. Il crime britannico che devi recuperare.

Nel panorama affollato delle serie crime, trovare un prodotto che riesca a distinguersi davvero è un’impresa. Eppure esiste una gemma che combina l’eleganza stilizzata di Peaky Blinders con l’approccio sovversivo di Slow Horses, creando qualcosa di completamente nuovo. Si chiama Gangs of London e, nonostante il successo di critica e pubblico, resta ancora sotto il radar di molti appassionati italiani del genere.
La capacità di Gangs of London di prendere il meglio da entrambi i mondi è incredibile. Da Peaky Blinders eredita l’estetica iperstilizzata, le dinamiche familiari tossiche e la rappresentazione cruda della violenza come strumento di potere. Da Slow Horses prende invece l’ambientazione contemporanea londinese, la complessità delle trame spionistiche e quella capacità di sovvertire le aspettative del genere sostituendo il glamour con il realismo sporco delle strade.
Un elemento che rafforza immediatamente il legame con Peaky Blinders è la presenza di Joe Cole. L’attore britannico, indimenticabile nei panni di John Shelby, il fratello più irruento della famiglia criminale di Birmingham, qui si trasforma in Sean Wallace, patriarca instabile di un impero criminale moderno. È come se Cole fosse cresciuto insieme al suo personaggio, passando dal ruolo del fratello impulsivo a quello del leader di famiglia, tormentato e pericolosamente imprevedibile.

Ma Gangs of London non è semplicemente Peaky Blinders trapiantato nel ventunesimo secolo. La serie ha radici sorprendentemente peculiari: nasce infatti dall’adattamento di un videogioco omonimo sviluppato dal London Studio di Sony. Il gioco originale era una sorta di Grand Theft Auto britannico, pieno di mini-giochi arcade e gang stilizzate, ma povero di narrazione profonda.
Evans e Flannery hanno preso quel concept minimale e lo hanno trasformato in una narrazione stratificata e complessa. Il risultato è una serie che appartiene alla categoria del prestige television, con una qualità produttiva e una cura della regia che la collocano tra le migliori produzioni crime contemporanee. In questo senso, Gangs of London può vantarsi di essere una delle più riuscite trasposizioni videoludiche mai realizzate, lontana anni luce dai tentativi maldestri che hanno afflitto il genere per decenni.
La trama si snoda attorno all’assassinio di un boss criminale che controlla Londra, evento che scatena una guerra sanguinosa tra i vari sindacati per il controllo della città. Quello che distingue la serie è l’approccio viscerale alla violenza. Non si tratta di sparatorie coreografate in stile hollywoodiano, ma di sequenze brutali, prolungate, quasi insostenibili, che portano la firma di Gareth Evans, il regista della saga di The Raid.
Ogni scontro è una danza mortale coreografata con precisione millimetrica. Le scene d’azione non sono semplici intermezzi spettacolari, ma diventano dispositivi narrativi che rivelano caratteri, alleanze e tradimenti. La violenza in Gangs of London non è mai gratuita: è il linguaggio attraverso cui i personaggi comunicano in un mondo dove la parola ha perso valore.
Questa brutalità visiva non è per tutti. Chi cerca un crime procedurale rilassante o un legal drama rassicurante dovrà cercare altrove. Ma per chi apprezza l’estetica cruda di The Departed, l’energia caotica di Snatch o l’intensità fisica di The Raid, questa serie rappresenta un’esperienza imperdibile.
Per chi si chiede se valga la pena investire tempo in un’altra serie crime, la risposta è semplice: se Peaky Blinders ha rappresentato il crime drama come opera d’arte stilizzata e Slow Horses come decostruzione intelligente del thriller spionistico, Gangs of London è la sintesi violenta e viscerale che fonde entrambe le anime, creando qualcosa che non avete ancora visto.
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