Oscar, flop e sorprese: 9 anni di Venezia ci dicono cosa potrebbe succedere ai film premiati (e agli sconfitti) del 2026
13/09/2026 news di William Maga
Abbiamo incrociato i risultati di Venezia 83 con quelli delle nove edizioni precedenti: dai possibili Oscar ai flop, fino ai film ignorati dalla giuria che potrebbero diventare i veri vincitori dopo il Lido

Chi ha vinto davvero Venezia 2026? Per scoprirlo potrebbe essere necessario aspettare parecchi mesi. Perché un Leone d’Oro può trasformarsi nell’inizio di una corsa agli Oscar o rimanere soprattutto una consacrazione festivaliera; un film ignorato dalla giuria può diventare un successo commerciale; e un titolo accolto trionfalmente al Lido può incontrare un pubblico molto più freddo una volta arrivato nelle sale.
È già successo diverse volte. Analizzando le nove edizioni della Mostra dal 2017 al 2025 emerge infatti un rapporto tutt’altro che lineare tra il verdetto della giuria e quello che succede dopo: premi, distribuzione internazionale, box office, streaming e consenso del pubblico.
I numeri sono eloquenti. Dei 66 film premiati nel Concorso tra il 2017 e il 2025, 24 – il 36,4% – hanno successivamente ottenuto almeno una candidatura agli Oscar. Tra i 124 usciti dal Lido senza premi, la percentuale scende al 12,1%. Essere premiati a Venezia ha quindi significato avere circa tre volte più probabilità di arrivare agli Academy Awards.
Ma sono proprio gli sconfitti a rendere interessante la statistica. Quindici film ignorati dal palmarès sono comunque arrivati agli Oscar, raccogliendo almeno 43 nomination e 7 statuette: Storia di un matrimonio ottenne sei candidature, Maestro sette, mentre The Whale vinse due Oscar e trasformò un budget di circa 3 milioni di dollari in oltre 50 milioni worldwide.
Partendo da questi precedenti, e aggiungendo distributori, prime reazioni critiche, accessibilità e potenziale commerciale, proviamo allora a capire cosa potrebbe succedere ai protagonisti di Venezia 83.
Possible Love potrebbe essere il vero vincitore dopo Venezia
Il film su cui scommettere di più non è necessariamente il Leone d’Oro. Possible Love di Lee Chang-dong ha conquistato il Gran Premio e possiede quasi tutti gli elementi che storicamente hanno permesso a un titolo veneziano di continuare a crescere: autore prestigioso, forte consenso critico, premio importante e soprattutto una distribuzione internazionale già strutturata.
Netflix gli garantirà una circolazione mondiale che molti concorrenti non avranno. I 164 minuti e la natura fortemente autoriale ne limitano invece il potenziale theatrical presso il grande pubblico.
Lo scenario più plausibile è quindi quello di uno dei film più longevi criticamente dell’edizione, con una forte stagione dei premi e possibilità concrete agli Oscar, ma con un successo da misurare soprattutto attraverso pubblico globale e streaming piuttosto che attraverso il solo botteghino.
Wild Horse Nine ha forse la combinazione migliore
Se cerchiamo invece il film capace di mettere insieme premi, critica e pubblico, Wild Horse Nine parte in una posizione formidabile.
Martin McDonagh conosce già bene la strada dal Lido agli Oscar: Tre manifesti a Ebbing, Missouri arrivò a sette nomination e due statuette, mentre Gli spiriti dell’isola, premiato a Venezia nel 2022, ne raccolse nove.
Questa volta John Malkovich lascia il festival con la Coppa Volpi, mentre dietro al film c’è Searchlight Pictures e nel cast figurano Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey.
Rispetto a molti concorrenti ha inoltre un vantaggio fondamentale: è un prestige movie relativamente accessibile. Malkovich può diventare uno dei nomi della stagione, la sceneggiatura un’altra categoria naturale e, se il passaparola americano confermerà quello veneziano, il film potrebbe ottenere anche uno dei migliori risultati commerciali tra i premiati.
Woman Unknown: il Leone d’Oro parte favorito, ma non è una garanzia
La statistica è dalla parte di Woman Unknown. Tra il 2017 e il 2025, sei Leoni d’Oro su nove sono successivamente arrivati agli Oscar. Cinque sono stati candidati come miglior film e due, La forma dell’acqua e Nomadland, hanno addirittura conquistato la statuetta principale.
Il film di May el-Toukhy parte inoltre con un doppio riconoscimento: Leone d’Oro e Coppa Volpi a Mathilde Arcel.
Ma esiste una variabile industriale importante. TrustNordisk cura le vendite internazionali e Lucky Red ha già il film per l’Italia, ma manca per ora una macchina statunitense paragonabile a Searchlight o Netflix.
Per questo lo scenario più probabile è grande prestigio europeo, aumento delle vendite internazionali e una solida vita arthouse, ma un pubblico più ristretto. Un’acquisizione nordamericana importante potrebbe però cambiare rapidamente il pronostico.
NAZA può spezzare una statistica sorprendente
Il Premio Speciale della Giuria nasconde il dato più curioso della nostra analisi: NESSUNO dei nove film che lo hanno conquistato dal 2017 al 2025 è successivamente riuscito a ottenere una candidatura agli Oscar.
NAZA potrebbe essere l’eccezione. Yuval Abraham e Rachel Szor arrivano dall’esperienza di No Other Land e il film possiede un potenziale di discussione politica e culturale capace di prolungarne enormemente la vita oltre il festival.
Non ci aspettiamo grandi numeri theatrical. Ma sarebbe sbagliato confondere incassi modesti con scarso impatto: streaming, università, proiezioni-evento e circuito documentario possono portarlo davanti a un pubblico molto più ampio.
La previsione è quindi quasi paradossale: poco box office, enorme eco e una possibile corsa agli Oscar documentari.
DAU potrebbe essere importante senza diventare popolare
All’estremo opposto del mercato troviamo il Leone d’Argento per la regia. DAU dura 195 minuti, più un intervallo di 15, e appartiene a un progetto artistico dalla storia quasi ventennale.
Il riconoscimento veneziano ne consolida soprattutto il valore culturale: festival, cineteche, retrospettive, università e proiezioni speciali rappresentano un futuro molto più plausibile di una lunga permanenza nelle normali sale.
Potrebbe quindi diventare uno dei casi più estremi di Venezia 83: grande longevità critica e accademica, pubblico pagante molto limitato.
Ma il vero vincitore potrebbe non aver vinto niente
Ed eccoci al dato che rende più rischioso qualsiasi pronostico. Il 12,1% dei film non premiati tra 2017 e 2025 è comunque arrivato agli Oscar. Applicando semplicemente quella frequenza ai 14 titoli rimasti senza riconoscimenti quest’anno, dovremmo aspettarci uno o due “sconfitti” capaci di riemergere nei prossimi mesi.
Il candidato più evidente è Primetime.
Non ha ricevuto premi, ma possiede Robert Pattinson, un concept facilmente comunicabile e soprattutto A24 alle spalle. È esattamente il genere di configurazione industriale che spiega perché il verdetto della giuria non coincida necessariamente con quello del mercato o dell’Academy.
Storia di un matrimonio, The Whale e Maestro hanno già dimostrato che si può perdere Venezia e vincere la partita successiva.
Primetime è quindi il nostro principale candidato a sleeper dell’edizione: potenziale awards ancora aperto, forte curiosità del pubblico e possibilità commerciali superiori a quelle di diversi premiati.
Ink potrebbe essere visto da più persone di molti vincitori
Anche Danny Boyle è uscito dal palmarès a mani vuote con Ink, ma Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, insieme a una struttura distributiva che coinvolge StudioCanal e Netflix, gli garantiscono una visibilità che molti titoli premiati non possiedono.
Qui il risultato theatrical racconterà quindi soltanto metà della storia. La maggiore accessibilità del film e la futura disponibilità sulla piattaforma possono trasformarlo in uno dei titoli veneziani con l’audience complessiva più ampia, anche senza una grande corsa agli Oscar.
La previsione più realistica è una presenza awards più significativa nell’area BAFTA e nelle categorie tecniche, accompagnata da una vita commerciale e streaming decisamente superiore alla media dei film da festival.
Bunker è invece uno dei titoli più a rischio
Sulla carta possiede quasi tutto: Florian Zeller, Penélope Cruz, Javier Bardem, Paul Dano e Stephen Graham. Ma un cast da awards season non garantisce automaticamente una awards season.
L’accoglienza veneziana è stata più debole rispetto a quella dei principali contender e la giuria lo ha lasciato senza premi. Le star continueranno a renderlo vendibile e potranno garantire curiosità iniziale, ma qui il rischio è l’opposto rispetto a Primetime: aspettative alte, apertura discreta e successivo rallentamento se il pubblico confermerà le perplessità della critica.
Al momento appare quindi più probabile una buona circolazione internazionale e qualche riconoscimento nazionale che una vera esplosione agli Oscar o al box office.
Succederà questa notte potrebbe vincere una partita tutta italiana
Esiste infine un film che potrebbe avere poco peso nella stagione americana e contemporaneamente diventare uno dei risultati commerciali più interessanti del Concorso nel nostro Paese.
Succederà questa notte può contare su Nanni Moretti, Jasmine Trinca, Louis Garrel e una forte distribuzione italiana. Per giudicarlo, dunque, Oscar e box office mondiale potrebbero essere parametri quasi secondari.
I precedenti insegnano che Venezia può produrre fortissime anomalie territoriali. Joker rappresenta il caso estremo, con oltre un miliardo di dollari worldwide e circa 29 milioni di euro in Italia; ma anche un film molto più radicale come Povere creature! ha superato i 100 milioni di dollari globali trovando proprio nel mercato italiano uno dei risultati internazionali più importanti.
Per Moretti prevediamo quindi una performance italiana nettamente superiore a quella internazionale, con David di Donatello e Nastri molto più significativi di un’eventuale corsa Academy.
Il vero palmarès di Venezia 83 arriverà tra qualche mese
Se dovessimo scommettere oggi, Wild Horse Nine sembra quindi avere la migliore possibilità di combinare pubblico, critica, distribuzione e premi; Possible Love il maggiore potenziale di consacrazione internazionale; Woman Unknown un enorme capitale di prestigio che dovrà ancora essere convertito in pubblico; NAZA un impatto culturale potenzialmente molto superiore ai suoi incassi.
Tra gli sconfitti, Primetime è invece il candidato più credibile a ribaltare il verdetto della giuria, mentre Ink potrebbe semplicemente finire per essere visto da molte più persone di parecchi vincitori. Bunker è, al contrario, uno dei titoli sui quali pesano maggiormente le aspettative create dai nomi coinvolti.
I nove anni precedenti suggeriscono persino una previsione verificabile: dei sette film premiati a Venezia 83, due o tre dovrebbero ottenere almeno una candidatura agli Oscar; tra i quattordici usciti senza premi, uno o due potrebbero riuscirci comunque.
Ma Oscar e incassi racconteranno soltanto una parte della storia. Alcuni film diventeranno successi nazionali, altri troveranno milioni di spettatori sulle piattaforme, altri ancora resteranno confinati al circuito festivaliero nonostante un premio importante.
Il palmarès di Venezia 83 lo conosciamo già. Quello davvero interessante arriverà dopo: quando scopriremo quali film hanno vinto Venezia senza necessariamente aver vinto a Venezia.
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