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	<title>Sabrina Crivelli | Il Cineocchio</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 15 May 2026 15:41:14 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Visioni horror dal FEFF 2026 – Parte 2: wuxia visionari, meta-zombie e fantasy apocalittici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[FEFF]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal fantasy allucinato di A Writer’s Odyssey 2 al caos meta-horror di Blood Moon Rite 8, passando per l’epica marziale di Blades of the Guardians</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/visioni-horror-dal-feff-2026-parte-2-wuxia-visionari-meta-zombie-e-fantasy-apocalittici/">Visioni horror dal FEFF 2026 – Parte 2: wuxia visionari, meta-zombie e fantasy apocalittici</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/visioni-dal-feff-2026-parte-1-tra-ghost-story-esorcismi-e-incubi-urbani/" target="_blank" rel="noopener">ghost story carcerarie, possessioni thailandesi e noir paranoici</a>, il Far East Film Festival 2026 continua a spingere il proprio lato più visionario e spettacolare. I tre film di questa seconda parte sembrano appartenere a universi completamente diversi, ma condividono la stessa ambizione: trasformare il cinema di genere in qualcosa di instabile, eccessivo e continuamente in bilico tra intrattenimento puro e follia visiva.</p>
<p>Parliamo di <strong>A Writer’s Odyssey 2</strong> di Lu Yang, del delirante <strong>Blood Moon Rite 8</strong> di Phan Gia Nhat Linh e di <strong>Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert</strong>, kolossal action diretto dal leggendario Yuen Woo-ping.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>A Writer’s Odyssey 2</strong></span> &#8211; fantasy cinese tra caos digitale e malinconia</p>
<p>Con A Writer’s Odyssey 2, Lu Yang torna dentro il mondo fantasy che aveva già trasformato il primo film in un piccolo cult internazionale per gli amanti del wuxia digitale e del fantasy cinese ad alto budget. Ma se il capitolo precedente cercava ancora un equilibrio tra spettacolo e racconto, qui <strong>il regista sembra molto più interessato a lasciarsi trascinare completamente dal caos</strong>.</p>
<p>Il film continua a muoversi tra realtà parallele, guerrieri leggendari, creature mostruose e mondi che sembrano generati da un videogioco fantasy febbrile. Però, sotto tutta questa <strong>enorme massa di CGI, combattimenti e scenografie impossibili</strong>, rimane una strana vena malinconica che impedisce al film di ridursi a semplice esercizio di stile.</p>
<p>La sensazione, guardandolo al FEFF, è quella di un blockbuster che non abbia alcuna paura di risultare eccessivo. Lu Yang accumula immagini, colori, texture digitali e creature con un’aggressività quasi schizofrenica, ma riesce comunque a mantenere una sorprendente coerenza visiva.</p>
<p>Tecnicamente è impressionante. Alcune sequenze sembrano <strong>un incrocio tra wuxia classico, dark fantasy occidentale e videogame cinematografico</strong>, con movimenti di macchina che sfidano continuamente la fisica e battaglie costruite più come trance audiovisive che come semplice action.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-316352" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026-300x197.jpg" alt="A Writer's Odyssey 2 film 2026" width="300" height="197" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026-300x197.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026-1152x755.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026-768x503.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026-1536x1007.jpg 1536w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/A-Writers-Odyssey-2-film-2026.jpg 1559w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non tutto funziona: in alcuni momenti la narrazione rischia davvero di collassare sotto il peso dell’universo che il film continua ad aggiungere scena dopo scena. Però è anche questo a renderlo affascinante. A Writer’s Odyssey 2 non cerca mai il minimalismo o l’eleganza; vuole sommergere lo spettatore dentro un fantasy gigantesco, rumoroso e quasi tossico.</p>
<p>Ed è probabilmente proprio questa assenza totale di misura a renderlo uno dei blockbuster asiatici più interessanti passati dal FEFF 2026.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Blood Moon Rite 8</strong></span> &#8211; il meta-horror vietnamita che trasforma il caos in spettacolo</p>
<p>Tra i film più imprevedibili visti finora al festival c’è sicuramente Blood Moon Rite 8 di <strong>Phan Gia Nhat Linh</strong>, horror vietnamita che parte come una commedia meta-cinematografica per poi precipitare progressivamente nel delirio.</p>
<p>Il riferimento più immediato è inevitabilmente <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/zombie-contro-zombie-la-recensione-del-film-meta-horror-diretto-da-shinichiro-ueda/" target="_blank" rel="noopener">Zombie contro zombie &#8211; One Cut of the Dead</a>, ma Blood Moon Rite 8 prova ad andare oltre il semplice gioco meta-zombie costruendo un’esperienza sempre più anarchica e instabile.</p>
<p>Il film <strong>gioca continuamente con il linguaggio horror, con i cliché del cinema low-budget e con l’idea stessa di set cinematografico come luogo infestato</strong>. A tratti sembra quasi improvvisato, ma è evidente che dietro il caos apparente esista un controllo molto preciso del ritmo e delle escalation.</p>
<p>La cosa più interessante è che <strong>non ha paura di diventare volutamente stupido, sporco e rumoroso</strong>. Anzi, sembra quasi alimentarsi della propria natura disordinata. Il pubblico in sala al FEFF reagiva spesso ridendo, salvo poi ritrovarsi improvvisamente davanti a immagini disturbanti o momenti di violenza completamente fuori scala.</p>
<p>Tecnicamente non ha certo la precisione visiva di altri titoli passati dal festival, ma compensa con energia pura. La regia lavora continuamente sul senso di collasso, come se il film rischiasse di esplodere da un momento all’altro.</p>
<p>Più che spaventare davvero, Blood Moon Rite 8 punta a destabilizzare e a trascinare lo spettatore dentro una specie di giostra horror meta-cinematografica sempre più delirante. E proprio per questo potrebbe facilmente trasformarsi in uno dei titoli cult più discussi del circuito di genere asiatico nei prossimi mesi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-316353" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/blades-of-the-guardian-film-2026-hk-300x202.jpg" alt="blades of the guardian film 2026 hk" width="300" height="202" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/blades-of-the-guardian-film-2026-hk-300x202.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/blades-of-the-guardian-film-2026-hk-1152x775.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/blades-of-the-guardian-film-2026-hk-768x517.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/05/blades-of-the-guardian-film-2026-hk.jpg 1524w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert</strong></span> &#8211; Yuen Woo-ping e il ritorno dell’epica marziale</p>
<p>Tra i titoli più attesi del FEFF 2026 c’era inevitabilmente anche Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, nuovo film diretto da <strong>Yuen Woo-ping</strong>, leggenda assoluta del cinema action hongkonghese.</p>
<p>E infatti il film sembra quasi <strong>una dichiarazione d’amore verso il wuxia classico e il cinema marziale degli anni Novanta</strong>, ma filtrata attraverso una sensibilità visiva contemporanea molto più sporca e brutale.</p>
<p>Ambientato in paesaggi desertici attraversati da guerrieri, assassini e fazioni rivali, il film costruisce un mondo continuamente sospeso tra leggenda e violenza. L’intreccio a volte diventa secondario rispetto alla messa in scena dei combattimenti, ma è difficile lamentarsene quando Yuen Woo-ping mette in scena action di questo livello.</p>
<p>Le coreografie sono ovviamente il vero cuore del film. A differenza di molto action contemporaneo iper-frammentato, qui <strong>il combattimento torna ad avere peso fisico, spazialità e ritmo interno</strong>. Ogni scontro sembra raccontare qualcosa dei personaggi, non solo mostrare spettacolo.</p>
<p>Visivamente alterna grandi panoramiche desertiche a esplosioni improvvise di violenza ravvicinata. C’è una dimensione quasi crepuscolare che rende Blades of the Guardians meno leggero e romantico rispetto a certo wuxia classico.</p>
<p>Anche quando il film <strong>indulge nel gigantismo spettacolare</strong>, rimane sempre una forte componente materica: polvere, sudore, sangue e acciaio sembrano avere un peso reale dentro l’inquadratura.</p>
<p>Forse non è il titolo più innovativo visto al FEFF 2026, ma è sicuramente uno dei più solidi sul piano puramente cinematografico. Yuen Woo-ping dimostra ancora una volta di capire il linguaggio dell’action meglio di gran parte del cinema contemporaneo.</p>
<p>Dopo queste visioni, il FEFF 2026 continua a confermarsi come uno dei pochi festival capaci di mettere davvero in dialogo horror, fantasy, action e cinema popolare asiatico senza gerarchie rigide tra arthouse e intrattenimento.</p>
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		<item>
		<title>Wake Up: recensione dello slasher degli RKSS tra attivismo e caccia psicopatica</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/wake-up-recensione-slasher-rkss-sitges/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 17:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[RKSS]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno film creativo e teso, frenato da una scrittura che non sfrutta appieno le sue idee</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato in anteprima ormai da oltre due anni al Festival del Cinema Fantastico di Sitges, <strong>Wake Up</strong>, slasher diretto dagli <strong>RKSS</strong>, ruota intorno a <strong>un gruppo di giovani attivisti per l’ambiente</strong> che si introduce in un grande magazzino per sabotare una multinazionale.</p>
<p>Ma quella che doveva essere un’azione dimostrativa si trasforma rapidamente in un incubo: <strong>dopo un incidente, diventano le prede di un guardiano notturno psicopatico</strong>, deciso a trasformare la notte in una caccia all’uomo.</p>
<p>Dopo <strong><em>Turbo Kid</em></strong> e <strong><em>Summer of 84</em></strong>, il trio canadese torna con un <strong>survival movie diretto e sanguinoso</strong>, arricchito da <strong>trovate visive inventive</strong> e una buona dose di violenza, anche se <strong>i momenti più cruenti restano spesso fuori campo</strong> e la sceneggiatura presenta alcune semplificazioni.</p>
<p><strong>La premessa è solida, ma resta sullo sfondo.</strong> Il conflitto tra giovani attivisti e mondo adulto viene solo accennato, riducendosi a motore iniziale per la sequenza di omicidi.</p>
<p>La componente ambientale emerge in modo <strong>ambiguo e poco approfondito</strong>. La lotta contro il disboscamento — incarnata dalla multinazionale House Idea — è condivisibile, ma il film suggerisce un dubbio: <strong>quanto è autentico l’impegno dei protagonisti?</strong></p>
<p>Attraverso il personaggio di Jasmin, emerge una critica interna: <strong>l’attivismo sembra spesso una performance più che una convinzione</strong>. Questo contribuisce a rendere il gruppo meno idealizzato e più contraddittorio.</p>
<p>Ed è proprio questa ambiguità a innescare la violenza di Kevin, il villain. <strong>Un personaggio disturbato, grottesco e sorprendentemente ironico</strong>, che trasforma gli attivisti in animali da caccia.</p>
<p><strong>Il parallelismo è evidente:</strong> i ragazzi indossano maschere di animali per difendere la natura, mentre Kevin li tratta esattamente come prede. Un gioco crudele che definisce il cuore del film.</p>
<p>La sequenza iniziale &#8211; con un piccolo animale intrappolato e ucciso &#8211; anticipa chiaramente ciò che accadrà. <strong>Le vittime umane ne prenderanno il posto</strong> in una escalation di violenza.</p>
<p>Dal punto di vista creativo, Kevin è il vero punto di forza: <strong>trappole artigianali, armi improvvisate e un gusto perverso per la caccia</strong> rendono ogni omicidio potenzialmente interessante.</p>
<p>Tuttavia, il film non sfrutta fino in fondo questa inventiva: <strong>molte uccisioni sono suggerite più che mostrate</strong>, riducendo l’impatto visivo. A questo si aggiungono <strong>alcune incongruenze narrative</strong>, come guarigioni improbabili o reazioni fisiche poco credibili.</p>
<p>La parte centrale soffre di ritmo altalenante, con <strong>fughe ripetitive e poco incisive</strong>. Nonostante questo, <strong>la tensione resta generalmente alta</strong> e il film riesce a mantenere l’attenzione.</p>
<p><strong>Il risultato è uno slasher imperfetto ma divertente</strong>, che conferma la personalità registica degli RKSS senza però raggiungere la piena maturità narrativa.</p>
<p>Il <strong>trailer</strong>:</p>
<p><iframe title="WAKE UP | Official Trailer | STUDIOCANAL" src="https://www.youtube.com/embed/spMtApMBA8U" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Non fate infuriare l&#8217;elfo: la recensione dell&#8217;horror natalizio di Magnus Martens</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/non-fate-infuriare-lelfo-horror-comedy-recensione-film/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 16:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un film che rilegge il folklore scandinavo in chiave grottesca tra satira, creature feroci e violenza splatter</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/non-fate-infuriare-lelfo-horror-comedy-recensione-film/">Non fate infuriare l&#8217;elfo: la recensione dell&#8217;horror natalizio di Magnus Martens</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una famigliola americana sceglie di mollare tutto e tornare a una vita più tranquilla, dopo aver ereditato una fattoria dispersa tra le montagne della Norvegia da uno zio morto in circostanze poco chiare. Tuttavia, ad attenderli nel paesino innevato c’è una sorpresa: nel fienile accanto alla casa vive infatti un vero elfo del folklore locale, una creatura molto schiva e dal pessimo carattere. Quando la famiglia inizia a farlo infuriare non rispettando alcune semplici regole di convivenza pacifica, l&#8217;elfo scatena una violenta rappresaglia che si trasformerà in una cruda e sanguinosa lotta per la sopravvivenza.</p>
<p>Quando si tratta di horror comedy natalizie con mostri e creaturine bisbetiche varie, difficilmente il risultato è un flop. Ce lo insegnano classici come <strong><em>Gremlins</em> </strong>di Joe Dante del lontano 1984 o film riusciti come il più recente <em><strong>Krampus &#8211; Natale non è sempre Natale </strong></em>del 2015.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-296068" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-300x178.jpg" alt="There's Something in the Barn" width="300" height="178" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-300x178.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-1152x685.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-768x456.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-1536x913.jpg 1536w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/11/Theres-Something-in-the-Barn-2048x1217.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche <strong>Non fate infuriare l&#8217;elfo</strong> (<em>There&#8217;s Something in the Barn</em>) rielabora ora in chiave orrorifica le tradizioni e le credenze natalizie scandinave, inserendo <strong>una punta di dark humor</strong> propagata da queste buffe creature dal cappello rosso a punta, che sono dispettose, irascibili e soprattutto estremamente aggressive quando provocate.</p>
<p>Non si tratta di teneri <em>mogwai</em>, ma degli &#8216;elfi del fienile&#8217;, ed è meglio non farli arrabbiare!</p>
<p>Partendo da queste premesse, Non fate infuriare l&#8217;elfo può contare su diversi punti di forza. Anzitutto, la sua verve si estende a <strong>una parodia assai tagliente degli americani all’estero e della loro faciloneria e arroganza</strong>. L’adolescente Lucas (<strong>Townes Bunner</strong>) è il primo a scoprire e a provare a far amicizia col barbuto elfo, che inizialmente non è ostile, ma solo diffidente.</p>
<p>Dopo essersi imbattuto in un esperto di mitologia locale, il ragazzino apprende poi le regole da rispettare per una pacifica convivenza e cerca di renderne edotti il padre, la matrigna e la sorella, con risultati ovviamente nulli, visto che nessuno crede nell&#8217;effettiva esistenza di tali creature.</p>
<p>Al contrario, i genitori fanno l’esatto opposto: accendono luci abbaglianti, organizzano una grande e rumorosa festa e stravolgono il fienile. Il povero elfo non ha quindo tutti i torti ad arrabbiarsi con questo manipolo di umani chiassosi e irrispettosi, arrivando a chiamare altri elfi a dargli manforte.</p>
<p>L’epicentro dell’ilarità di Non fate infuriare l&#8217;elfo è proprio questo <strong>scontro tra culture, tra antico e moderno</strong>, tra tradizione norvegese e rozza americanità.</p>
<p>A ciò si aggiungono <strong>una lunga serie di scenette dall&#8217;effetto sia comico che horror</strong>: presto veniamo radunata infatti un’orda di elfi imbestialiti pronti per la guerra, armati di asce e forconi, che si ubriacano e iniziano a giocare pericolosamente con armi da fuoco prima sconosciute, che non esitano a uccidere nei peggiori modi chiunque trovino a tiro.</p>
<p>Certo, le creature di Non fate infuriare l&#8217;elfo hanno la stessa potenza esplosiva dei Gremlins, di cui sembrano la declinazione vernacolare scandinava, ma il film di <strong>Magnus Martens</strong> presenta <strong>una ben maggiore dose di sangue rispetto al cult del 1984</strong>, oltre che una satira più tagliente. Insomma, un piccolo film da tenere a mente per il prossimo Natale in famiglia.</p>
<p>Il <strong>trailer internazionale</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="There's Something in the Barn (2023) Exclusive Trailer - Christmas Horror Movie" src="https://www.youtube.com/embed/jb6D8AxeH9g" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/non-fate-infuriare-lelfo-horror-comedy-recensione-film/">Non fate infuriare l&#8217;elfo: la recensione dell&#8217;horror natalizio di Magnus Martens</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<item>
		<title>Shelby Oaks &#8211; Il Covo del Male: la recensione dell&#8217;horror di Chris Stuckmann</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/shelby-oaks-il-covo-del-male-recensione-chris-stuckmann-horror-film/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 11:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un debutto ambizioso ma disomogeneo che conferma la passione del regista per il genere, senza però riuscire a trasformarla in un vero incubo </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/shelby-oaks-il-covo-del-male-recensione-chris-stuckmann-horror-film/">Shelby Oaks &#8211; Il Covo del Male: la recensione dell&#8217;horror di Chris Stuckmann</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo YouTuber e recensore di film <strong>Chris Stuckmann</strong> debutta alla regia con <strong>Shelby Oaks &#8211; Il Covo del Male</strong>, il suo primo lungometraggio, prodotto da <strong>Mike Flanagan</strong> e lanciato da un sito andato virale negli USA fitto di video inquietanti e indizi criptici. La conoscenza delle dinamiche dell’investigazione del paranormale e dell&#8217;immaginario annesso emerge con forza in quest&#8217;opera che lui stesso, all’anteprima al Festival di Sitges 2025, ha definito “<strong>un progetto in sviluppo da nove anni</strong>”, con una sceneggiatura scritta a quattro mani con la moglie Sam e rimaneggiata nel corso di tre anni.</p>
<p>Il risultato, tuttavia, è <strong>un <em>indie</em> horror soprannaturale che gioca sul sicuro</strong>, spaziando tra <em>topos</em> del sottogenere e concept già rodati, rielaborandoli in <strong>una narrazione erratica</strong>, spesso derivativa e sicuramente troppo dispersiva.</p>
<p>Shelby Oaks si apre come un <em>true crime</em> irrisolto quanto inquietante. Nel breve preambolo costruito da filmati amatoriali e video sul loro canale, un gruppo di youtuber esperti di paranormale si avventura in una città fantasma nel cuore di Darke County, Ohio, per indagare sugli oscuri avvenimenti che si sono susseguiti. All’improvviso, s&#8217;interrompono gli aggiornamenti e i creator svaniscono nel nulla.</p>
<p>I corpi di tre di loro &#8211; Peter (<strong>Anthony Baldasare</strong>), David (<strong>Eric Francis Melaragni</strong>) e Laura (<strong>Caisey Cole</strong>) &#8211; vengono ritrovati poco dopo, fatti a pezzi in un morboso e cruento omicidio. Dettaglio ancora più sinistro, non c&#8217;è alcuna traccia di Riley (<strong>Sarah Durn</strong>), ultimo membro e volto dei Paranormal Paranoyds. Ovviamente la curiosità morbosa dei followers e del grande pubblico esplode in un caso mediatico. In molti esplorano ogni minimo dettaglio legato al truce caso di cronaca. La polizia esamina ogni pista. Le teorie complottistiche si susseguono, ma il mistero resta fitto attorno ai tragici eventi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-311411" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/shelby-oaks-film-horror-2025-300x177.jpg" alt="shelby oaks film horror 2025" width="334" height="197" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/shelby-oaks-film-horror-2025-300x177.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/shelby-oaks-film-horror-2025-768x452.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/shelby-oaks-film-horror-2025.jpg 1024w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" />A dodici anni di distanza, la scomparsa di Riley rimane ancora un mistero senza soluzione. L’interesse mediatico è scemato e solo la sorella Mia (<strong>Camille Sullivan</strong>) sembra voler investigare su un cold case dimenticato. Incapace di chiudere con il passato traumatico e andare avanti con la sua vita, e forte di nuovi elementi, la donna decide di ripercorrere gli ultimi passi dei Paranormal Paranoyds, seguendo una nuova pista che la riporterà a Shelby Oaks, aprendo le poste a una verità addirittura più oscura di quella da lei immaginata.</p>
<p>Negli anni si sono moltiplicate ma ora la sorella Mia decide di raccontare la vicenda a una troupe documentaristica, aprendo le porte a una verità molto più oscura. <strong>Passato e presente, analogico e digitale s’incontra</strong>. I dettagli si accumulano.</p>
<p>L&#8217;inizio di Shelby Oaks è promettente. La morbosità ossessiva del grande pubblico per delitti irrisolti e crimini scabrosi ci coinvolge. L&#8217;aura sinistra di una leggenda metropolitana catturata da immagini a bassa definizione emerge da dettagli appena intellegibili in immagini sgranate. Una silhouette che oscura incombe su Riley in uno dei filmati ritrovati. Un coro di voci nella notte mentre lei e i suoi amici pernottano in un luogo che si crede maledetto e infestato. Simboli scritti con il sangue sulla scena del crimine rimandano a un culto demoniaco, confermato dagli oscuri trascorsi di Shelby Oaks, resi concreti da un set reale: una vera cittadina abbandonata con i resti di un luna park ormai ridotti a sinistri relitti nel verde incombente nel bosco e una serie di palazzi ormai abbandonati all’incuria del tempo.</p>
<p><strong>L’atmosfera graffiante di indagine sull’occulto evapora però velocemente quando s’innestano gli elementi più smaccatamente soprannaturali</strong>, ed è qui che Shelby Oaks perde buona parte della sua tensione. Cani nella notte fissano Mia con occhi sfavillanti e demoni si palesano sulla scena con la loro presenza più ingombrante che inquietante. Mostrare troppo è disfunzionale alla creazione di un senso tangibile di orrore, soprattutto se le creature infere sono realizzate con <strong>una CGI invadente</strong>.</p>
<p>Più in generale, gli spunti e le influenze sono molteplici in Shelby Oaks, ma si ha la sensazione che Stuckmann non riesca a dare una coerenza ultima alle diverse direzioni intraprese. L’inserimento nella narrazione filmica di <strong>ruvido girato amatoriale</strong> rievoca le atmosfere graffianti di <strong><em>Sinister</em> </strong>di Scott Derrickson, ma non può che rimandare inevitabilmente ai <em>found footage</em> alla <strong><em>The Blair Witch Project </em></strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, il demoniaco assume diverse forme non sempre coerenti tra loro: da intrattenimento di massa inscenato in televisione in stile <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/late-night-with-the-devil-la-recensione-del-film-horror-di-cameron-e-colin-cairnes/" target="_blank" rel="noopener">Late Night with the Devil</a></em> a una storia di serial killer criptica alla <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/longlegs-la-recensione-del-film-satanico-di-osgood-perkins-con-cage-e-monroe/" target="_blank" rel="noopener">Longlegs</a> </em>di Oz Perkins.</p>
<p><strong>Troppe suggestioni si accavallano allora  in questo pastiche soprannaturale</strong>, che fatica a tenere insieme le sue molteplici direzioni pur cercando fino al finale di conservare la tensione attorno a un unico mistero insoluto. Gli indizi seminati con angosciante meticolosità nella prima parte pongono premesse forti. Purtroppo, man mano che la storia avanza, soprattutto dalla seconda metà del film, queste non sono portate a degno compimento.</p>
<p>Come debutto registico, Shelby Oaks non è osceno: dimostra <strong>una passione sincera per il genere</strong> e una conoscenza profonda delle sue dinamiche. Tuttavia, per passare con convinzione da YouTube al linguaggio cinematografico, Stuckmann deve ancora trovare una sua voce, un modo più personale capace di dare unità alle idee che certo non gli mancano, ma che senza una regia unificante restano per ora frammentarie suggestioni più promettenti che altro.</p>
<p>Il <strong>trailer italiano</strong> di Shelby Oaks &#8211; Il Covo del Male, nei cinema <strong>dal 19 novembre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Shelby Oaks - Il Covo del Male | Trailer Italiano Ufficiale" src="https://www.youtube.com/embed/Q5WvgDZV2V4" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/shelby-oaks-il-covo-del-male-recensione-chris-stuckmann-horror-film/">Shelby Oaks &#8211; Il Covo del Male: la recensione dell&#8217;horror di Chris Stuckmann</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Chien 51: la recensione del film sci-fi francese di Cédric Jimenez</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/chien-51-recensione-film-cedric-jimenez/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 19:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Adèle Exarchopoulos]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roschdy Zem e Adèle Exarchopoulos sono i protagonisti di una distopia crime ambientata in una Parigi futuristica, più promettente nei presupposti che soddisfacente nei risultati</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fantascienza e politica, quando si incontrano sul grande schermo, hanno spesso generato visioni potenti di mondi in crisi: distopie future dominate da sistemi di controllo onnipresenti, società in disgregazione e governi che regolano la vita dei cittadini attraverso la sorveglianza tecnologica. Dal <strong><em>Metropolis</em> </strong>di Lang al <strong><em>Minority Report</em></strong> di Spielberg, passando per <strong><em>Brazil</em> </strong>e <em><strong>Blade Runner</strong></em>, il cinema di fantascienza ha sempre raccontato il futuro per parlare del presente.</p>
<p>Su queste basi si muove anche <strong>Chien 51</strong> (<em>Dog 51</em>), film di fantascienza diretto da <strong>Cédric Jimenez</strong> e presentato in anteprima al Sitges Film Festival 2025, tratto dal <strong>romanzo <em>Cane 51</em> di Laurent Gaudé</strong> (2022). Un progetto ambizioso, visivamente curato e tematicamente attuale, che tuttavia finisce per rimanere intrappolato nella superficie delle proprie idee.</p>
<p>Siamo nella Parigi del 2045, una città spezzata in tre &#8220;Zone&#8221; rigidamente separate in base alla classe sociale: Zone 1, abitata dalle élite; Zone 2, la fascia intermedia; e Zone 3, dove vivono i reietti, confinati in quartieri ghetto dominati da povertà e criminalità. A mantenere l’ordine è ALMA, un’intelligenza artificiale che ricostruisce virtualmente le scene del crimine e calcola la percentuale di colpevolezza di ogni sospettato, riducendo il margine d’errore umano. Ma quando il suo creatore viene assassinato da un misterioso terrorista, due poliziotti di estrazione opposta &#8211; interpretati da <strong>Roschdy Zem e Adèle Exarchopoulos</strong> &#8211; vengono costretti a indagare insieme in un’indagine che li trascinerà nel cuore oscuro del sistema.</p>
<p>Le premesse sono affascinanti, soprattutto perché calate in un momento storico in cui la fiducia cieca nell’intelligenza artificiale e negli algoritmi di predizione è già realtà. Dal riconoscimento facciale nelle strade cinesi alla polizia predittiva americana, l’idea che le macchine possano stabilire chi è colpevole e chi innocente non appartiene più alla fantascienza ma alla cronaca. Chien 51 cerca di riflettere su questo, ma <strong>si ferma presto alla soglia del discorso, preferendo appoggiarsi a un immaginario estetico già ampiamente codificato</strong>.</p>
<p>Jimenez costruisce un futuro che sembra assemblato da frammenti di altri film: i neon di <em>Blade Runner</em>, le paranoie algoritmiche di <em>Minority Report</em>, la desolazione urbana di<strong><em> I Figli degli Uomini</em></strong>, le tensioni sociali di <strong><em>Elysium</em></strong>. Ma, invece di rielaborare queste influenze in modo originale, Chien 51 le riproduce in modo meccanico, privo di ironia o profondità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-311999" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/dog-51-film-2025-300x172.jpg" alt="dog 51 film 2025" width="300" height="172" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/dog-51-film-2025-300x172.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/dog-51-film-2025-768x440.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/10/dog-51-film-2025.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il risultato è <strong>una distopia dal look elegante ma dall’anima prevedibile</strong>, un noir futurista dove tutto &#8211; dai droni di sorveglianza ai grattacieli digitalizzati &#8211; sembra già visto. A tratti il film prova a scartare di lato, come nella scena del karaoke futuristico in cui i due protagonisti, dopo aver interrogato una prostituta, intonano &#8220;<strong>What’s Up</strong>&#8221; delle 4 Non Blondes. È un momento surreale e dissonante, <strong>quasi <em>bessoniano</em></strong>, che interrompe per un istante la cupa seriosità dell’insieme. Ma resta un lampo isolato, perché Jimenez, fedele al suo stile muscolare e iperrealista, tende a schiacciare tutto sotto il peso della gravità morale.</p>
<p>Sul piano produttivo, il film beneficia di <strong>un budget consistente</strong> (coprodotto da Canal+ e Netflix) e lo sfrutta bene: la Parigi del futuro, realizzata con un convincente mix di location reali e CGI, alterna quartieri degradati e torri iper-luminose, evocando quell&#8217;immaginario nutrito che <em>Blade Runner</em> a <strong><em>Ghost in the Shell</em></strong> arriva a <strong><em>Gattaca</em></strong>. Una sequenza subacquea nella Senna, in cui Zem tenta di infiltrarsi nella Zona 1, è girata con notevole impatto visivo &#8211; anche se resta una parentesi più estetica che drammatica.</p>
<p><strong>Dove il film funziona ancora meno è proprio nel rapporto tra i due protagonisti</strong>. Roschdy Zem e Adèle Exarchopoulos formano una coppia improbabile, la cui chimica sembra provenire più da esigenze di sceneggiatura che da una reale tensione narrativa. Il legame fra i due si fonda unicamente sulle loro origini comuni nella misera Zona 3 &#8211; un dettaglio che dovrebbe giustificare empatia e solidarietà, ma che resta un pretesto debole, mai davvero approfondito. <strong>I personaggi, più che vivi, appaiono abbozzati e prevedibili</strong>: da un lato il poliziotto disilluso ma onesto, amato dai reietti e tormentato dal peso della coscienza; dall’altro l’ufficiale inflessibile, apparentemente gelida ma segnata da un passato traumatico e da un bisogno inespresso di amore e riconoscimento.</p>
<p><strong>Archetipi visti e rivisti</strong>, Jimenez sembra interessato più all’idea di coppia simbolica &#8211; l’uomo del popolo e la donna del sistema &#8211; che ai loro moti interiori. Il risultato è che le loro interazioni mancano di intensità e sfumature: ogni battuta suona funzionale, ogni sguardo già scritto. Persino il loro progressivo avvicinamento, che dovrebbe incarnare la possibilità di redenzione in un mondo dominato dalle macchine, si consuma in un sentimentalismo meccanico, privo di reale peso emotivo.</p>
<p>Il resto del cast serve più da contorno che da sostanza: <strong>Louis Garrel</strong>, nei panni del leader ribelle dei Breakwalls, gruppo dissidente anti-tecnologico; <strong>Romain Duris</strong> è un ministro degli Interni che incarna la quintessenza del politico  viscido e maneggione; <strong>Valeria Bruni Tedeschi</strong> è una comparsa fugace nel ruolo di medico idealista dei bassifondi. <strong>Tutti ruotano intorno a un messaggio ripetuto più volte</strong>: quando è l&#8217;intelligenza artificiale a giudicare, la società perde la sua umanità, e l&#8217;individuo viene spersonalizzato a semplice ingranaggio sacrificabile; se il concetto è innegabilmente interessante, manca del tutto la profondità necessaria per scavare nelle sue implicazioni etiche o politiche.</p>
<p>In fondo, Chien 51 è <strong>un film prigioniero del suo stesso sistema</strong>: una riflessione sul controllo che finisce per controllare troppo la propria immaginazione. L’idea di un’intelligenza artificiale che misura la colpevolezza umana resta potente, ma Jimenez non la usa per indagare la responsabilità morale, l’ambiguità o la fallibilità dell’uomo. Tutto è superficialmente bianco o nero, buono o cattivo, con la complessità sacrificata in nome della spettacolarità.</p>
<p>Il risultato è una parabola dal potenziale enorme, sprecata in un racconto lineare, esteticamente impeccabile ma concettualmente sterile. Un noir sci-fi che osserva la disumanizzazione tecnologica con lo sguardo di chi teme il futuro, ma non lo comprende davvero.</p>
<p>Il <strong>trailer</strong> internazionale:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="DOG 51 | Official Teaser Trailer | STUDIOCANAL" src="https://www.youtube.com/embed/tx4lmZ_eurQ" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>The Seeding: la recensione dell&#8217;indie horror d&#8217;atmosfera di Barnaby Clay</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 19:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scott Haze e Kate Lyn Sheil sono gli ottimi protagonisti di un promettente debutto alla regia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-seeding-recensione-film-horror-barnaby-clay/">The Seeding: la recensione dell&#8217;indie horror d&#8217;atmosfera di Barnaby Clay</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barnaby Clay</strong> esordisce con <strong>The Seeding</strong>, indie horror d&#8217;atmosfera presentato in anteprima al Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya 2023, dimostrandoci che per creare la giusta suspence non servano né effetti pirotecnici, né grandi budget, ma sia sufficiente evocare ataviche paure con un uso manierista e avveduto dei mezzi filmici e del paesaggio.</p>
<p>The Seeding si apre con un fotografo amatoriale ed escursionista (<strong>Scott Haze</strong>), avventuratosi in una zona isolata degli Stati Uniti per catturare l’eclissi lunare in uno scenario unico. L&#8217;uomo incontra &#8211; all&#8217;apparenza per caso &#8211; un bambino che afferma di aver perso la strada e i suoi genitori. Inizialmente, lo segue per aiutarlo a cercarli, ma poi si accorge di essersi smarrito a sua volta. Intanto il sole è calato e scende un terribile freddo.</p>
<p>Il protagonista è stanco e disidratato quando sente dei rumori e scorge una scala che porta al centro di un profondo cratere naturale, dove si trova una piccola casa. Qui abita una donna misteriosa (<strong>Kate Lyn Sheil</strong>) che lo invita a fermarsi per riprendere le forze, ma il giorno successivo la scala &#8211; che è l&#8217;unica via di accesso &#8211; non c’è più e lui si ritrova imprigionato con lei, circondato da un gruppo di adolescenti sadici che ha piani sinistri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-295145" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/The-Seeding-2-300x169.jpg" alt="The Seeding 2 - recensione Sitges" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/The-Seeding-2-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/The-Seeding-2-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2023/10/The-Seeding-2.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />The Seeding parte da un presupposto piuttosto convenzionale, ossia il turista / escursionista che si avventura in luoghi remoti e nel tentativo di ritrovare la via del ritorno fa incontri poco raccomandabili con autoctoni malintenzionati. <strong>Il concept di base è però concretizzato in maniera intelligente</strong> a creare un film che gioca più sulle atmosfere e le suggestioni che sulla violenza concreta. Il senso di minaccia incombente è suggerito costantemente sin dai primi fotogrammi, ma di rado si concretizza vivido davanti ai nostri occhi. Ciò non toglie che sia percepibile ed estremamente coinvolgente.</p>
<p>Lo evoca anzitutto l’ostilità del clima di quella zona desertica, resa quasi tangibile dai panorami color terra bruciata resi tali da un sole instancabile, catturati da riprese aeree e campi lunghissimi.</p>
<p><strong>Condividiamo allora l’angoscia e la sensazione di calore soffocante con il protagonista</strong>, mentre erra per le lande aride disidratato e disorientato o quando, una volta prigioniero, cerca di arrampicarsi sulla parete rocciosa arroventata, sulla quale sono disegnate immagini inquietanti di donne rappresentate evocativamente nelle vesti di Medusa o di mantice religiosa.</p>
<p>E questo ambiente estremamente ostile anticipa e condivide la natura dei suoi truci abitanti: un gruppo di adolescenti che parlano una lingua incomprensibile e amano torturare gli sparuti turisti che si avventurano da quelle parti.</p>
<p>Vicini per caratterizzazione alle tipiche famiglie di psicopatici freak alla <strong><em>Wrong Turn</em></strong> o <strong><em>Le colline hanno gli occhi</em></strong>, in The Seeding i villain rimangono però solo in secondo piano, spettri lontani che sbeffeggiano l’uomo e impediscono ogni possibile via di fuga, incombono come predatori in attesa della preda, o come il sole spietato del deserto, che sembra osservare dall’alto con un ghigno divertito.</p>
<p>Più ambigua è la donna. Materna e remissiva, a tratti però quasi involontariamente sensuale, si trincera dietro lunghi silenzi che ne mantengono il mistero a lungo. Sono invece i piccoli indizi a parlare di lei e dei suoi veri obbiettivi.<strong> Lo sviluppo del suo personaggio è piuttosto ovvio</strong>: è già scritto, o meglio dipinto, sulle pareti di roccia che circondano la valle, un po&#8217; come accadeva in <strong><em>Midsommar</em> </strong>di Ari Aster.</p>
<p>Eppure, la parabola che la vede epicentro narrativo ed emotivo è ugualmente affascinante, fatta di attese e, ancora una volta di atmosfere coinvolgente. <strong>, e i ritmi lenti del racconto possono portare ad alcuni tempi morti, ma la tensione è comunque palpabile, grazie alla interpretazione sottotono, ma potente e intrigante di Kate Lyn Sheil e di Scott Haze, che reggono sulle loro spalle l’intera riuscita del film, la sua suspence.</strong></p>
<p>Decisamente da recuperare sul grande schermo per apprezzarne appieno la fotografia e le atmosfere, ci auguriamo che The Seeding trovi la sua via verso una distribuzione cinematografica dopo aver fatto il consueto giro dei festival di genere.</p>
<p>Il <strong>trailer</strong> internazionale:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="The Seeding - Official Trailer | Directed by Barnaby Clay | Starring Scott Haze, Kate Lyn Sheil" src="https://www.youtube.com/embed/cILLMZoXiCY" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-seeding-recensione-film-horror-barnaby-clay/">The Seeding: la recensione dell&#8217;indie horror d&#8217;atmosfera di Barnaby Clay</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Mother of Flies: la recensione del nuovo horror della Adams Family</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/mother-of-flies-recensione-analisi-adams-family/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il collettivo torna sulle scene con un'opera inquietante e viscerale, che scava nell'anima oscura della malattia e della guarigione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/mother-of-flies-recensione-analisi-adams-family/">Mother of Flies: la recensione del nuovo horror della Adams Family</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Adams Family</strong> ritorna a Sitges con un nuovo horror denso di atmosfera, tensione e cupo simbolismo, confermando che per realizzare un buon film non servono effetti speciali pirotecnici o grandi budget, ma soltanto idee solide e la sensibilità giusta per renderle davvero efficaci. Con <strong>Mother of Flies</strong>, siamo sprofondati in una foresta stregata, dove vita e morte, macabro e magico si fondono nelle mani sapienti di un’oscura incantatrice, Toby Poser, che davanti e dietro la macchina da presa ci avvolge nel suo sortilegio filmico.</p>
<p>Mother of Flies ruota intorno a un misterioso rituale. Mickey (<strong>Zelda Adams</strong>) è una studentessa universitaria affetta da un cancro terminale. Ha provato ogni cura convenzionale, ma senza successo: le restano soltanto pochi mesi di vita. Una notte, in sogno, le appare una donna enigmatica, Solveig (<strong>Toby Poser</strong>), una guaritrice dotata di poteri straordinari quanto sinistri. Mickey decide di contattarla e di recarsi da lei per sottoporsi a un rito di guarigione che durerà tre giorni. La casa di Solveig è una dimora surreale, incastonata nel tronco di un albero secolare e circondata da una foresta che sembra viva, quasi respirante. Ad accompagnare Mickey c’è il padre, Jake (<strong>John Adams</strong>), riluttante ma disposto a seguire la figlia in ogni suo tentativo, anche il più disperato.</p>
<p>Tuttavia, la medicina più efficace è spesso anche la più amara. Le pratiche a cui Mickey si sottopone sono tanto dolorose quanto perturbanti, al punto da farla dubitare &#8211; e con lei anche lo spettatore &#8211; delle reali capacità e intenzioni di Solveig. Ci vuole fede, ma nell’agonia la ragazza vacilla, e il padre ancora di più, quando la vede sprofondare in un dolore indicibile che la consuma e la sconvolge. Veleni dai poteri curativi, riti crudeli, cruenti e luciferini la conducono infine a spalancare la tenebra che li circonda — e che lentamente li divora entrambi.</p>
<p>Ne emergono <strong>visioni sinistre e allucinazioni vivide</strong>, intrise di un vocabolario misterico e stregonesco fatto di necromanzia, corpi in decomposizione e un serpente che penetra nella bocca della protagonista, evocando forze sovrannaturali e oscure. Non si tratta, però, di semplici jump scare o di effetti visivi esagerati e maldestri: <strong>ogni frammento di tenebra si insinua nella narrazione filmica e nel paesaggio crepuscolare</strong>, strisciando tra il verde umido di pioggia e le rocce coperte di muschio di un antico tumulo funerario. A incatenarli insieme è il montaggio morboso di John Adams che permea Mother of Flies e infondendogli un fascino sepolcrale e irresistibile.</p>
<p>Lo stile immediatamente riconoscibile della Adams Family, che già contraddistingueva <em>Where the Devil Roams</em> e <em>Hell Hole</em>, qui si manifesta in forma più ambigua e soffusa, ma non per questo meno disturbante.<strong> L’orrore nasce nei dettagli, nella fotografia cupa e nell’atmosfera che si insinua tra gli spazi</strong>, ma soprattutto nelle performance intense e fisiche dei protagonisti. Zelda Adams interpreta Mickey con una fragilità e un’ingenuità che la rendono la perfetta vittima sacrificale, aggiungendo un tocco di disperazione che ne approfondisce il ritratto.</p>
<p>Toby Poser è magnetica nel ruolo della strega, cui riesce a conferire contorni tanto sfumati da mantenerci nel dubbio fino all’ultimo, e insieme abbastanza foschi da inquietarci nel profondo. John Adams, nei panni del più marginale Jake, funge da cassa di risonanza emotiva per i sentimenti contraddittori e le tensioni sotterranee che animano il rapporto tra le due protagoniste.</p>
<p>Eppure, lentamente, nella narrazione prende forma la <em>backstory</em> di Solveig, che gradualmente ne delinea la figura e la psicologia, tra leggende vernacolari, capitoli oscuri della storia locale e folk horror sospeso in una dimensione spettrale e stridente. Più empatico ed ermetico rispetto ai precedenti lavori della Adams Family, Mother of Flies getta uno sguardo soffuso ma intenso sul dolore, sulla malattia, sull’emarginazione e sull’abbandono, offrendo nuova forma e funzione al luciferino. Non più soltanto demoniache, le immagini filmiche si caricano di <strong>una profondità inedita, che emancipa l’orrore dal suo tratto puramente viscerale</strong>.</p>
<p>Questo non significa che l’orrore venga purificato, ma piuttosto trasfigurato in un rito ancestrale di espiazione e rinascita, dove tortura e incubo diventano strumenti di purificazione del corpo. Sul dolore dell’anima, invece, resta <strong>una sospensione enigmatica e feconda</strong>, una ferita aperta che continua a pulsare anche dopo la fine del film.</p>
<p>In un panorama spesso dominato da effetti digitali e paura prefabbricata, la Adams Family continua a dimostrare che l’orrore più autentico nasce dall’essenziale &#8211; dallo sguardo, dal suono, dal ritmo, da ciò che resta fuori campo ma continua a pulsare nello spettatore. Il loro <strong>cinema artigianale e visionario</strong> inquieta perché dà concretezza alle più profonde ombre dell&#8217;animo nudo l’umano, costringendoci a guardare, anche solo per un attimo, l’abisso che portiamo dentro.</p>
<p>Il <strong>trailer</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Mother of Flies | Official Trailer | Shudder" src="https://www.youtube.com/embed/ZhbowAJxWfo" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/mother-of-flies-recensione-analisi-adams-family/">Mother of Flies: la recensione del nuovo horror della Adams Family</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Eye for an Eye: la recensione dell&#8217;horror con Mr. Sandman di Colin Tilley</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/eye-for-an-eye-colin-tilley-recensione-horror-mr-sandman/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 20:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista debutta con un'opera paranormale piena di spunti e suggestioni, ma che non riesce a portare a compimento le sue affascinanti premesse</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/eye-for-an-eye-colin-tilley-recensione-horror-mr-sandman/">Eye for an Eye: la recensione dell&#8217;horror con Mr. Sandman di Colin Tilley</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel variegato panorama dell’horror paranormale, ormai segnato da una certa ripetitività di temi, situazioni e presenze malevole, la produzione di film appartenenti al sottogenere non accenna a rallentare, sempre alla ricerca di nuovi incubi da esplorare &#8211; spesso, però, partendo da soggetti non originali.</p>
<p>Eppure, trasporre libri e fumetti sul grande schermo resta tutt’altro che semplice. Lo dimostra <strong>Eye for an Eye</strong>, esordio alla regia di <strong>Colin Tilley</strong> (presentato in anteprima al Festival di Sitges 2025), <strong>ispirato al graphic novel <em>Mr. Sandman</em> di Elisa Victoria</strong>, che firma anche la sceneggiatura dell’adattamento insieme a Michael Tully. Il film, tuttavia, si smarrisce in un insieme stroboscopico di suggestioni visive e spunti narrativi, incapace di dar loro una reale profondità o di rivestire i numerosi cliché con un tratto davvero originale.</p>
<p>Le premesse, però, restano cupe e affascinanti. Dopo la morte dei genitori in un tragico incidente d’auto, Anna si trasferisce in una cittadina di provincia in Florida dalla nonna, May (<strong>S. Epatha Merkerson</strong>), con cui non ha mai avuto alcun legame. Cieca da giovane in circostanze misteriose, la matriarca vive sola in una grande villa immersa tra alberi secolari. Poco dopo l’arrivo di Anna, una nuova ondata di violenza si abbatte sulla famiglia: la ragazza si ritrova braccata dalla stessa oscura presenza che, decenni prima, aveva colpito la sua anziana parente.</p>
<p>La componente soprannaturale di Eye for an Eye, incarnata dal demone dei sogni &#8211; il Mr. Sandman del fumetto originale &#8211; assume i tratti vernacolari delle leggende urbane, radicate in una piccola comunità liminale dove le credenze popolari conservano ancora un potere oscuro. L’epicentro horror si intreccia con dinamiche personali e sociali: il bullismo verso un ragazzo indifeso, il senso di colpa, il desiderio di redenzione dai propri peccati &#8211; anche solo quelli commessi per omissione o passività.</p>
<p>Colin Tilley, con un passato principalmente da videomaker nel campo dei videoclip musicali, <strong>riesce a catturare con efficacia il lato crepuscolare e inquietante dei boschi, delle torbide zone palustri e della desolata provincia americana</strong>. La fotografia, cupa e virata su toni freddi e spenti, trasmette un senso di vuoto che sembra irradiarsi dal paesaggio fino ai personaggi in scena &#8211; e infine alla creatura stessa. È proprio nel cuore pulsante delle sterminate distese di vegetazione secolare che affonda le radici la maledizione: da essa nasce un vendicativo “uomo dei sogni”, che trae la propria origine più dalla malevolenza del luogo che dal mito. <strong>La sopraffazione diventa un ciclo perpetuo</strong>, in cui i più deboli non solo subiscono, ma talvolta riescono a vendicarsi &#8211; anche indirettamente.</p>
<p>Tuttavia, né questo aspetto né la rappresentazione del soprannaturale riescono a emergere del tutto. Se in alcuni momenti le atmosfere riescono a fondersi con la realtà o a insinuarsi nel sogno, nei luoghi in cui l’entità agisce, in altri <strong>si ricorre a facili <em>jumpscare</em> o, peggio, a una materializzazione dell’incubo</strong> e del suo portatore dal tono grottesco, che finisce per spegnere ogni autentico brivido.</p>
<p>La parabola narrativa e la psicologia di Anna si fondano su un duplice percorso, familiare e collettivo, entrambi segnati da ferite mai del tutto risolte: da un lato l’eredità di un trauma domestico rimosso, dall’altro la memoria di una comunità intrisa di colpa e superstizione. Whitney Peak conferisce al suo personaggio la giusta consistenza, restituendo una ragazza problematica, sola e spaventata, che scivola lentamente nella tenebra, mentre sogni sempre più sinistri e allucinazioni a occhi aperti prendono il sopravvento.</p>
<p>Meno riusciti, invece, alcuni personaggi di contorno &#8211; a partire da Shawn, il bulletto di provincia interpretato da un taciturno <strong>Laken Giles</strong>, e dalla sua inseparabile compagna di scorribande Julie (<strong>Finn Bennett</strong>), la cui improvvisa presa di coscienza arriva troppo tardi per salvarla dalla maledizione che le cattive compagnie le hanno attirato addosso.</p>
<p>Il secondo filone narrativo, più promettente che davvero solido, ruota intorno alla sinistra nonna May, interpretata da S. Epatha Merkerson. capace di creare la giusta tensione, è misteriosa, imperiosa e a tratti aggressiva, mantenendo lo spettatore sospeso per buona parte di Eye for an Eye sulla sua reale natura e sul ruolo che gioca all’interno delle dinamiche del racconto.</p>
<p>Tuttavia, <strong>la risoluzione finale fa sprofondare il personaggio nel <em>nonsense</em></strong>, facendogli perdere ogni alone di ambiguità e fascino sinistro. La sorella Patti (<strong>Golda Rosheuvel</strong>), invece, resta confinata in uno spazio troppo marginale e poco approfondito per avere un peso reale, limitandosi a fungere da innesco di alcune tensioni chiave nello sviluppo della trama e nella sua conclusione.</p>
<p>Sebbene Eye for an Eye tocchi a tratti le giuste corde, non riesce a portare a compimento le molte suggestioni da cui attinge. L&#8217;opaco e isolato immaginario di provincia, già presente nel graphic novel, non viene sfruttato appieno, soffocato da una narrazione spesso confusa e da uno sviluppo tematico troppo superficiale.</p>
<p>Gli spunti di riflessione, che avrebbero meritato maggiore profondità, si perdono tra derive simboliche non sempre coerenti e una tensione che procede a scatti. Anche sul piano puramente horror, il film manca di misura: <strong>mostra troppo</strong>, affidandosi a effetti speciali in cgi posticci che finiscono per smorzare l’inquietudine invece di amplificarla. Rimane l’ambizione di un esordio visivamente curato e a tratti evocativo, ma Eye for an Eye non riesce a trasformare le sue buone intenzioni in un incubo davvero memorabile.</p>
<p>Il <strong>trailer internazionale</strong> di Eye for an Eye:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Eye for an Eye | Official Trailer (HD) | Vertical" src="https://www.youtube.com/embed/1Bhjt0G5pcY" width="1180" height="664" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>ARCO &#8211; Un&#8217;amicizia per salvare il futuro: la recensione del film d&#8217;animazione francese di Ugo Bienvenu</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/arco-ugo-bienvenu-recensione-film-animazione-futurista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 19:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista debutta con un'opera visionaria, ma derivativa e incapace di andare oltre ai modelli cui attinge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/arco-ugo-bienvenu-recensione-film-animazione-futurista/">ARCO &#8211; Un&#8217;amicizia per salvare il futuro: la recensione del film d&#8217;animazione francese di Ugo Bienvenu</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tecnologia e futuro nell&#8217;animazione hanno acquisito molte vesti, dalle distopie meccanicistiche inquietanti di <em>Ghost in the Shell</em> e <em>Blame!</em> alle forme più sognanti e inventive dei macchinari e mondi fluttuanti di <em>Laputa &#8211; Castello nel cielo</em> e <em>WALL•E</em>. Ogni microcosmo filmico, che sia futuristisco o fantastico, ridisegna  il proprio mondo e le avventure vissute dai protagonisti intorno a un immaginario scentifico originale; quando questo <em>world-building</em> funziona, si tratta di un&#8217;esperienza immersiva e imprevedibile che ci traghetta in universi di fantasia, e a volte d&#8217;incubo.</p>
<p><strong>ARCO &#8211; Un&#8217;amicizia per salvare il futuro</strong>, lungometraggio d&#8217;animazione di debutto del francese <strong>Ugo Bienvenu</strong> e presentato al Festival di Sitges 58, sembra nutrirsi della delicata poesia degli anime di Miyazaki, ma li epura di ogni attrito o sottotesto critico, lasciando solo una patinata superficie a dilettare lo sguardo, senza però toccare altre corde più profonde.</p>
<p>Il film ruota intorno all&#8217;omonimo protagonista, un ragazzino che vive con i genitori e la sorella su una piattaforma abitativa eco-futurista completamente autonoma su altissimi pilastri e sospesa in mezzo al cielo. I suoi familiari sono appena tornati da un viaggio nel tempo, grazie a speciali tute che li sospendono nel cielo creando un evocativo arcobaleno mentre attraversano le dimensioni temporali. Forse sono alla ricerca di nuove specie botaniche — ma non ci è dato sapere con certezza quale sia lo scopo più ampio delle loro missioni.</p>
<p>Il giovane protagonista vorrebbe seguirli e poter così vedere i dinosauri, ma è troppo giovane per i transiti temporali, così una mattina, mentre tutti stanno ancora dormendo, prende quella che si potrebbe definire una tuta crononautica e si invola verso il passato.<br />
Tuttavia, i piani di arco non vanno come si aspettava e atterra nell&#8217;epoca sbagliata, <strong>nel 2075</strong>, si schianta in mezzo a un bosco e perde i sensi.</p>
<p>A trovarlo è Iris, una sua coetanea, che lo porta a casa sua dove ne cura le ferite con l&#8217;aiuto del robot domestico Mikki. La situazione di Arco si complica quando scopre di aver perso il cristallo indispensabile per tornare nel futuro. Inoltre, sulle sue tracce ci sono tre misteriosi individui, anch’essi alla ricerca della tecnologia unica, di cui il bambino è in possesso e, poco dopo, anche le autorità allertate dal robot.</p>
<p><strong>Una moltitudine di personaggi ed eventi si sussegue in Arco per accumulo</strong>, lasciando poco spazio alla coesione narrativa e risultando controproducente per l’immedesimazione con i protagonisti. I tre inseguitori, i genitori dei due bambini, i professori meccanici, il compagno di classe di Iris &#8211; innamorato di lei &#8211; e perfino Mikki sono <strong>figure di contorno che danno varietà al racconto ma non riescono a suscitare una reale risposta emotiva nello spettatore</strong>. Al contrario, la confusione di queste presenze secondarie finisce per sottrarre spazio allo sviluppo interiore e alla costruzione psicologica dei personaggi principali e del loro rapporto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-313682" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/arco-film-2025-300x173.jpg" alt="arco film 2025" width="300" height="173" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/arco-film-2025-300x173.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/arco-film-2025-768x442.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2026/01/arco-film-2025.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La sensazione complessiva è quella di <strong>un clone dei film dello Studio Ghibli</strong>, in particolare di <em>Laputa &#8211; Castello nel cielo</em>, da cui riprende numerose idee visive e concettuali &#8211; dall’“aeropietra” che permette di volare alla stessa Laputa, la gigantesca piattaforma verde sospesa nei cieli. In Arco, tuttavia, non si tratta di una gravipietra, ma di piattaforme poggiate su colossali basamenti alti chilometri. All’originale, però, sembra essere stata <strong>sottratta la magia e quella delicata sensibilità</strong> nel tratteggiare le psicologie umane e i sentimenti, elementi che, in ultima analisi, costituiscono l’anima stessa della produzione di Hayao Miyazaki.</p>
<p>Arco non è del tutto privo di spunti meritevoli di approfondimento. <strong>Una nota latamente distopica</strong> emerge dai due futuri possibili rappresentati nel film, in particolare da quello più remoto, in cui un presunto disastro climatico ha costretto l’umanità ad abbandonare la Terra &#8211; ormai sommersa dalle acque &#8211; e a vivere su piattaforme artificiali composte da moduli monofamiliari.</p>
<p>Il senso di isolamento suggerito da questa disposizione abitativa nel 2075 è ulteriormente rafforzato dalla condizione familiare di Iris e del fratellino, lasciati soli dai genitori, assorbiti dal lavoro in città. I bambini vengono accuditi da un sostituto artificiale, mentre i genitori si limitano a comparire la sera sotto forma di ologrammi, in una sorta di videochiamata futuristica che sostituisce il contatto umano.</p>
<p><strong>L’impatto di questi temi più cupi viene però attenuato dai toni e dalla superficialità con cui sono affrontati</strong>: dal tema ambientale all’invadenza delle intelligenze artificiali &#8211; come Mikki e i robot-professori che sostituiscono gli esseri umani nelle aule.</p>
<p>Tutto viene alleggerito da <strong>un tono fanciullesco</strong> e stemperato dagli elementi visionari e fantastici che contraddistinguono l’animazione bidimensionale iper-stilizzata, ma indubbiamente affascinante, di Ugo Bienvenu. Con all’attivo numerosi cortometraggi e <em>graphic novel</em>, il regista può contare su una solida esperienza nella costruzione di mondi visivi originali e esteticamente accattivanti. La sua conoscenza del linguaggio dell’animazione emerge nelle molteplici influenze che attraversano i suoi universi futuristici e i personaggi che li popolano. Eppure, Arco si rivela incapace di andare oltre un semplice insieme di suggestioni, senza riuscire a dar loro una forma emotiva o narrativa davvero originale.</p>
<p>Il <strong>trailer italiano</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="ARCO - Un'amicizia per salvare il futuro | Trailer Italiano Ufficiale HD" src="https://www.youtube.com/embed/f_ezeM-FhFk" width="1204" height="677" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/arco-ugo-bienvenu-recensione-film-animazione-futurista/">ARCO &#8211; Un&#8217;amicizia per salvare il futuro: la recensione del film d&#8217;animazione francese di Ugo Bienvenu</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>The Furious: la recensione dell&#8217;action violentissimo di Kenji Tanigaki</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-furious-recensione-film-action-kenji-tanigaki/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 19:43:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un prodotto che unisce violenza e arte marziale pura, erede spirituale di The Raid e La notte su di noi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-furious-recensione-film-action-kenji-tanigaki/">The Furious: la recensione dell&#8217;action violentissimo di Kenji Tanigaki</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tot anni, ciclicamente, arriva dall&#8217;Oriente un film action feroce e brutale, tanto da sollazzare i cultori del genere e da lasciare il segno. È stato il caso di <em>The Raid</em>, in cui Gareth Evans dirigeva Iko Uwais – che si faceva strada attraverso un’anarchia di calci, pugni e proiettili all’interno di un edificio fatiscente dominato dalla malavita indonesiana. Sulle sue orme, oltre a un sequel, <em>The Raid 2</em>, si sono succeduti i violentissimi <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/la-notte-su-di-noi-la-recensione-del-film-action-diretto-da-timo-tjahjanto/" target="_blank" rel="noopener"><em>La notte su di noi</em></a>, sempre con Iko Uwais &#8211; stavolta diretto da Timo Tjahjanto e coinvolto in una sanguinaria guerriglia urbana per le vie di Manila &#8211; e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/kill-2023-la-recensione-del-film-action-indiano-sul-treno-di-nikhil-nagesh-bhat/" target="_blank" rel="noopener"><em>Kill</em></a> di Nikhil Bhat, che trasferiva l’arena dello scontro, a suon di machete, in un treno indiano affollato e claustrofobico.</p>
<p>Ora è il turno di <strong>The Furious di Kenji Tanigaki</strong> (presentato in anteprima al Festival di Sitges), i cui combattimenti, con ogni mezzo immaginabile e decisamente cruenti, sono coreografati fin nei minimi dettagli e non hanno nulla da invidiare ai predecessori citati.</p>
<p>Furious si apre con Wang Wei (<strong>Miao Xie</strong>): è un padre vedovo con disabilità verbale e un passato nebuloso, che, mentre lavora come tuttofare, si prende cura della figlioletta Rainy (<strong>Enyou Yang</strong>) per l’estate. In uno sfortunato susseguirsi di eventi, la bambina viene rapita da un gruppo di criminali coinvolti in un traffico di esseri umani.</p>
<p>Nella sua disperata ricerca, Wang Wei si imbatte in Navin (<strong>Joe Taslim</strong>), anche lui sulle tracce della moglie, una giornalista scomparsa mentre investigava sui molti rapimenti di bambini che si susseguivano nella città, nel silenzio complice delle autorità. La loro missione è tutt&#8217;altro che semplice: scovare il covo di un impero criminale &#8211; radicato nelle più alte sfere &#8211; dove vengono tenuti i bambini rapiti, e porre fine al turpe traffico, e sono disposti a rischiare ogni cosa per riuscire a portarla a termine.</p>
<p>L’evoluzione degli eventi è presto scritta: <strong>il concept, un po&#8217; alla <em>Commando</em>, è tendenzialmente basica e a tratti un po’ troppo improbabile</strong> (soprattutto nel finale del tutto sopra le righe). In fin dei conti, però, la trama non è poi così rilevante, purché sostenga la tensione e traghetti il racconto verso il successivo scontro ipercinetico.</p>
<p>Come per la sceneggiatura, tutti gli aspetti di The Furious dalla messa in scena alla fotografia, dal montaggio al sonoro, sono orchestrati intorno ai combattimento, epicentro pulsante di quasi ogni take tanto da propagarsi nello spazio come uno tsunami.<strong> Ogni calcio, ogni pugno, ogni schivata in Furious si incastra in una danza perfetta</strong>, arricchita dell&#8217;uso dei più disparati oggetti contundenti sulla scena, machete e martelli, catene, frecce, blocchi di ghiaccio, bancali e perfino biciclette.</p>
<p>La precisione con cui si inseriscono nell&#8217;intrecciarsi fulmineo del caos di movimenti è sorprendente: non c&#8217;è spazio per il minimo errore, mentre ogni mossa ne richiama un&#8217;altra nel violento gioco gravitazionale di colpi assestati con intento letale o oggetti branditi, scagliati, caduti ed evitati. Il risultato è <strong>un’esplosione di ferocia magistralmente controllato e accellerato dall&#8217;<em>editing</em></strong> che fornisce ancora più dinamismo al montato. Tuttavia non si tratta di una violenza puramente coreografica; il dolore è tangibile tra ossa che si spezzano e sangue che sgorga copioso dalle ferite mortali.</p>
<p>Anche l&#8217;ambientazione è funzionale, ma al contempo concreta, con un microcosmo criminale scabrosamente affascinante che rende tangibile la brutalità di The Furius nella sua messa in scena: è una città asiatica in cui corruzione e illegalità prendono forma in scenari decadenti, capannoni fatiscenti, edifici derelitti, i cui interni sono irrorati da un&#8217;illuminazioni crepuscolare, in un&#8217;estetica vicina a <em>The Raid</em> o a <em>La notte su di noi</em>.</p>
<p><strong>Il cinema di kung fu degli Shaw Brothers incontra la brutale frenesia di <em>The Raid </em>modernizzandosi nella <em>vision</em> di Kenji Tanigaki</strong>, che si avvale della sua lunga esperienza come coreografo di stunt &#8211; in film come <em>Hidden Man</em>, <em>Raging Fire</em>, <em>Twilight of the Warriors: Walled In</em> &#8211; e di Kensuke Sonomura (<em>Ghost Killer</em>, <em>Hydra</em> e <em>Bad City</em>) come suo action director. A reggere l&#8217;azione c&#8217;è poi il cast capace di performare scontri al cardiopalma: Miao Xie, star bambina nei classici <em>La leggenda del drago rosso </em>e<em> My Father is a Hero</em>, con una lunga esperienza nel kung fu, unisce le forze con il Joe Taslim protagonista di <em>The Night Comes For Us</em>. Le loro tecniche di combattimento sono contrapposte e complementari negli scontri concitati con un fiume dirompente di avversari assetati di colpi.</p>
<p>Nelle fila dei nemici emerge l&#8217;Yayan Ruhian di <em>The Raid</em>, questa volta nei panni di un inquietante e letale arciere al soldo della criminalità organizzata. A lui si affianca un mastodontico Brian Le (<em>Everything Everywhere All at Once</em>) che si getta letteralmente sull&#8217;avversario devastandolo con la sua forza bruta. Altro personaggio di contorno interessante, Joey Iwanaga (<em>Baby Assassins 2</em>) incarna il doppio ruolo di un boss da salotto e furioso combattente da strada.</p>
<p>In definitiva, The Furious è <strong>un concentrato di potenza fisica e rigore coreografico</strong>, in cui Kenji Tanigaki trasforma ogni corpo in un’arma, ogni combattimento in un dialogo di forze esplosive si scontrano. Il risultato è un film che, pur non reinventando il genere, ne riafferma la vitalità più pura, regalandoci <strong>114 minuti</strong> di adrenalina e spettacolo.</p>
<p>Il <strong>trailer internazionale</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="The Furious (2026) Official Trailer - Xie Miao, Joe Taslim" src="https://www.youtube.com/embed/Avky8dVaqAI" width="1039" height="584" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-furious-recensione-film-action-kenji-tanigaki/">The Furious: la recensione dell&#8217;action violentissimo di Kenji Tanigaki</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<item>
		<title>Incontro con Jamie Campbell Bower, da Stranger Things a Twilight, passando per Harry Potter</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/incontro-con-jamie-campbell-bower-da-stranger-things-a-twilight/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 15:55:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Comic-Con di Praga 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Potter]]></category>
		<category><![CDATA[Jamie Campbell Bower]]></category>
		<category><![CDATA[Stranger Things]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Comic-Con di Praga 2025 abbiamo fatto il punto della carriera con l'attore e cantante inglese</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" data-start="238" data-end="625">In occasione del <strong>Comic-Con di Praga 2025</strong>, <strong>Jamie Campbell Bower</strong> ha incontrato la stampa in un evento riservato, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera e anticipando alcune novità sui suoi prossimi progetti. Con la sua consueta eleganza e disponibilità, l’attore e cantante inglese ha condiviso aneddoti e riflessioni che hanno confermato il suo status di artista poliedrico.</p>
<p class="" data-start="627" data-end="1048">Nato a Londra, Bower ha coltivato sin da giovanissimo una forte passione per la musica e il mondo dello spettacolo. Dopo aver iniziato a suonare il violino durante l&#8217;infanzia, ha frequentato la Bedales School nell&#8217;Hampshire, una scuola indipendente nota per il suo approccio creativo. Ha inoltre preso parte al National Youth Music Theatre e al National Youth Theatre, realtà fondamentali per la sua formazione artistica.</p>
<p class="" data-start="1050" data-end="1771"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-308050" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/04/jamie-campbell-bower-vecna-make-up-300x216.jpg" alt="jamie campbell bower vecna make up" width="300" height="216" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/04/jamie-campbell-bower-vecna-make-up-300x216.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/04/jamie-campbell-bower-vecna-make-up-1152x829.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/04/jamie-campbell-bower-vecna-make-up-768x553.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/04/jamie-campbell-bower-vecna-make-up.jpg 1219w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;incontro ha offerto l’occasione per ripercorrere i momenti più significativi della sua carriera cinematografica. Il debutto è avvenuto nel 2007, quando ha interpretato Anthony Hope nel film di Tim Burton <em data-start="1256" data-end="1310">Sweeney Todd &#8211; Il diabolico barbiere di Fleet Street</em>. Nel 2009 è entrato nell&#8217;universo di <strong><em data-start="1348" data-end="1358">Twilight</em> </strong>vestendo i panni del vampiro Caius Volturi in <em data-start="1405" data-end="1434">The Twilight Saga: New Moon</em>, ruolo ripreso anche in <em data-start="1459" data-end="1493">The Twilight Saga: Breaking Dawn</em>.</p>
<p class="" data-start="1050" data-end="1771">Non meno importante la sua presenza nella saga di <strong><em data-start="1545" data-end="1559">Harry Potter</em></strong>, dove ha interpretato il giovane Gellert Grindelwald in <em data-start="1616" data-end="1661">Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1</em> (2010), per poi tornare a incarnare il personaggio in <em data-start="1716" data-end="1763">Animali Fantastici &#8211; I Crimini di Grindelwald</em> (2018).</p>
<p class="" data-start="1773" data-end="2048">Tra cinema e televisione, Bower ha anche dato prova della sua versatilità nei panni di Re Artù nella serie <strong><em data-start="1880" data-end="1889">Camelot</em> </strong>(2011) e come protagonista nel film <strong><em data-start="1926" data-end="1957">Shadowhunters &#8211; Città di ossa</em></strong> (2013), tratto dalla popolare saga letteraria <em data-start="2004" data-end="2028">The Mortal Instruments</em> di Cassandra Clare.</p>
<p class="" data-start="2050" data-end="2513">Grande attenzione durante l&#8217;incontro è stata dedicata al suo recente successo nella serie Netflix <strong><em data-start="2148" data-end="2165">Stranger Things</em></strong>. Nel 2022, infatti, Bower ha interpretato Henry Creel / Uno / Vecna nella quarta stagione dello show, un ruolo complesso che ha richiesto fino a otto ore di trucco al giorno. L&#8217;attore ha raccontato come questa esperienza, pur faticosa, gli abbia permesso di esplorare nuove sfumature interpretative, ricevendo ampi consensi da parte della critica.</p>
<p class="" data-start="2515" data-end="2928">Nel corso della conferenza stampa, Bower ha sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;integrazione tra musica, recitazione e lavoro teatrale nel suo percorso artistico. Pur mantenendo il riserbo sui dettagli, ha anticipato che sta lavorando a nuovi progetti sia nel campo della musica sia in quello cinematografico, promettendo di continuare a sorprendere pubblico e critica con la sua capacità di trasformarsi e rinnovarsi.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il video integrale</strong> dell&#8217;incontro con Jamie Campbell Bower al Comic-Con di Praga 2025:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Encounter with Jamie Campbell Bower (Stranger Things, Twilight) @ Comic-Con Prague 2025" src="https://www.youtube.com/embed/cy6HFNv_6Ek" width="1015" height="571" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Trailer per O&#8217;Dessa: Sadie Sink canta il rock in un mondo post-pocalittico</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/trailer-per-odessa-sadie-sink-canta-il-rock-in-un-mondo-post-pocalittico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 18:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Sadie Sink]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il film andrà in esclusiva su Disney+</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Disney+ ha appena diffuso il trailer e il poster di <strong>O&#8217;Dessa</strong>, fanta-musical della Searchlight Pictures che è stata scritta e diretta da <strong>Geremy Jasper</strong> (Patti Cake$).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-306712" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/02/ODESSA-film-poster-2025-300x375.jpg" alt="O'DESSA film poster 2025" width="177" height="221" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/02/ODESSA-film-poster-2025-300x375.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/02/ODESSA-film-poster-2025-768x960.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/02/ODESSA-film-poster-2025.jpg 800w" sizes="(max-width: 177px) 100vw, 177px" />Questa <strong>la trama ufficiale</strong>:</p>
<p><em>Ambientata in un futuro post-apocalittico, O&#8217;Dessa è un&#8217;opera rock originale che racconta di una contadina impegnata in un&#8217;epica ricerca per recuperare un caro cimelio di famiglia. </em></p>
<p><em>Il suo viaggio la conduce in una città strana e pericolosa dove incontra il suo unico vero amore, ma per salvare la sua anima deve mettere alla prova il potere del destino e del canto.</em></p>
<p>Nel cast del film ci sono anche <strong>Kelvin Harrison Jr.</strong> (<em>Il processo ai Chicago 7</em>, <em>Elvis</em>), il vincitore dell&#8217;Emmy Award <strong>Murray Bartlett</strong> (<em>The White Lotus</em>) e <strong>Regina Hall</strong> (<em>Il viaggio delle ragazze</em>).</p>
<p>In attesa di vederla a catalogo <strong>dal 30 marzo</strong>, di seguito trovate<strong> il trailer doppiato in italiano </strong>di O&#8217;Dessa, che ci dà un assaggio delle sue atmosfere:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="O'Dessa | Trailer Ufficiale | Disney+" src="https://www.youtube.com/embed/sY5ZWuCdlrY" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Agatha All Along: nessuna stagione 2 in vista; conferme da più parti</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/agatha-all-along-nessuna-stagione-2-in-vista-conferme-da-piu-parti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 22:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Aubrey Plaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma non è una novità nel mondo Disney</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2024 ha visto solo due serie live-action del Marvel Cinematic Universe su Disney+: <strong><em>Echo</em></strong>, spin-off di <em>Hawkeye</em>, e <strong>Agatha All Along</strong>, incentrata su Agatha Harkness, interpretata da <strong>Kathryn Hahn</strong> e introdotta in <em>WandaVision</em> del 2021.</p>
<p>Purtroppo per i fan di <em>Agatha All Along</em>, è stato confermato che <strong>non vedremo nuovi episodi</strong>.</p>
<p>La notizia giunge da <strong>Patti LuPone</strong>, che ha interpretato Lilia.</p>
<p>Durante un’intervista all&#8217;<em>Andy Cohen Live</em> su SiriusXM, l’attrice ha infatti dichiarato senza mezzi termini:</p>
<p><em>&#8220;<strong>Non ci sarà una seconda stagione</strong>.&#8221;</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-301077" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Agatha-All-Along-2024-serie-poster-300x429.jpg" alt="Agatha All Along (2024) serie poster" width="300" height="429" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Agatha-All-Along-2024-serie-poster-300x429.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Agatha-All-Along-2024-serie-poster-768x1097.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Agatha-All-Along-2024-serie-poster.jpg 770w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La LuPone ha anche raccontato come ha scoperto il destino del suo personaggio:</p>
<p><em>&#8220;Jac Schaeffer, la creatrice, è venuta nella mia roulotte e mi ha detto: ‘Patti, sono qui per dirti che Lilia morirà,’ e io ho risposto: ‘Ma io volevo una seconda stagione!’&#8221;</em></p>
<p>La trama di <em>Agatha All Along</em> segue Agatha Harkness privata dei suoi poteri magici dopo essere stata liberata da un incantesimo distorto. Un giovane stregone la implora di guidarlo lungo la Witches’ Road, una serie di prove magiche che possono restituire ciò che manca a una strega, ammesso che riesca a sopravvivere. La coppia mette insieme una congrega di streghe disperate e intraprende questo pericoloso viaggio.</p>
<p>Jac Schaeffer, showrunner della serie e già autrice di <em>WandaVision</em>, ha spiegato il suo approccio alle miniserie / limited series:</p>
<p><em>&#8220;<strong>Non faccio seconde stagioni</strong>. Mi avevano chiesto una seconda stagione di WandaVision, ma ho detto di no. C’è troppo da scrivere.&#8221;</em></p>
<p>Questo approccio riflette <strong>una decisione creativa personale</strong>, con la Schaeffer che preferisce concentrarsi su nuove storie anziché tornare su progetti già completati.</p>
<p>La notizia che la Marvel avrebbe voluto una seconda stagione di <em>WandaVision</em>, ma che Schaeffer abbia rifiutato, è interessante. Tuttavia, non sembra che lo studio sia stato disposto a coinvolgere un altro sceneggiatore per portare avanti quel progetto o quello di <em>Agatha All Along</em>.</p>
<p><strong>Questa decisione si allinea con la nuova strategia di Marvel Studios</strong>, che mira a ridurre il numero di produzioni televisive per privilegiare la qualità rispetto alla quantità. Ciò spiega anche perché serie come <em>Ironheart</em>, completata da oltre un anno, non verrà distribuita prima del 2025.</p>
<p>Nonostante <em>Agatha All Along</em> sia stata <strong>la terza serie più vista su Disney+ nel 2024</strong>, dietro solo a <em>The Acolyte</em> e <em>Percy Jackson and the Olympians</em>, Disney ha deciso che i costi di produzione non giustificano una seconda stagione.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il full trailer italiano </strong>di Agatha All Along:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Agatha All Along | Trailer Ufficiale | Disney+" src="https://www.youtube.com/embed/wfzdGqrBPeg" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Full trailer per Yellowjackets, stagione 3: nessuno è al sicuro dalla ferocia del passato</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/full-trailer-per-yellowjackets-stagione-3-nessuno-e-al-sicuro-dalla-ferocia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 09:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Christina Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[Ella Purnell]]></category>
		<category><![CDATA[Hilary Swank]]></category>
		<category><![CDATA[Joel McHale]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Nélisse]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Thatcher]]></category>
		<category><![CDATA[Yellowjackets]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hilary Swank e  Joel McHale sono tra le guest star dei nuovi episodi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A qualche settimana dal teaser, è stato nella notte svelato il full trailer della terza stagione di <strong><em>Yellowjackets</em></strong>. La serie horror survival, che mescola tematiche di crescita personale e sopravvivenza, tornerà in onda <strong>il 14 febbraio </strong>con una stagione che promette nuovi orrori, tensioni e misteri.</p>
<p>Creata da Ashley Lyle e Bart Nickerson, Yellowjackets racconta la storia di una squadra di calciatrici liceali che sopravvivono a un incidente aereo in una remota foresta del nord. La serie esplora la loro trasformazione da un gruppo complicato a clan selvaggi, seguendo anche le loro vite quasi 25 anni dopo, mentre tentano di ricostruirle.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-304953" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/12/yellowjackets-stagione-3-2025-300x170.jpg" alt="yellowjackets stagione 3 2025" width="300" height="170" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/12/yellowjackets-stagione-3-2025-300x170.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/12/yellowjackets-stagione-3-2025-768x434.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/12/yellowjackets-stagione-3-2025.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Questa <strong>la trama ufficiale</strong>:</p>
<p><em>Con l’arrivo dell’estate, le Yellowjackets affrontano una fragile vittoria: il brutale inverno che le aveva quasi annientate è finalmente alle spalle, ma la sfiducia nella leadership e le tensioni all’interno del gruppo mettono a rischio le loro possibilità di essere salvate. Nel presente, segreti sepolti da tempo iniziano a riaffiorare.</em></p>
<p><em>Mentre lottano per mantenere il controllo delle loro vite, le donne si trovano a dover affrontare una domanda inquietante: chi sono realmente e quali verità oscure stanno nascondendo l’una all’altra e a se stesse?</em></p>
<p>Il cast della terza stagione di Yellowjackets include la candidata agli Emmy Melanie Lynskey (Castle Rock), <strong>Ella Purnell</strong> (Fallout), <strong>Christina Ricci</strong> (Z: The Beginning of Everything), Tawny Cypress (Unforgettable), <strong>Lauren Ambrose</strong> (Servant), Sophie Nélisse (Storia di una ladra di libri), Jasmin Savoy Brown (The Leftovers), <strong>Sophie Thatcher</strong> (Heretic), Samantha Hanratty (Shameless), Courtney Eaton (Mad Max: Fury Road), Liv Hewson (Santa Clarita Diet), Steven Krueger (The Originals), Warren Kole (Shades of Blue), Kevin Alves (Locke &amp; Key), Sarah Desjardins (The Night Agent) e Simone Kessell (Obi-Wan Kenobi), con <strong>Elijah Wood</strong> (Il Signore degli Anelli) che ritorna in un ruolo ricorrente.</p>
<p>La due volte vincitrice del Premio Oscar <strong>Hilary Swank</strong> (Million Dollar Baby) sarà guest star in questa stagione, insieme a <strong>Joel McHale</strong> (Community).</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il full trailer internazionale</strong> della terza stagione Yellowjackets, sulle note di <em>Bodies</em> dei Drowning Pool:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Yellowjackets | Season 3 Official Trailer | Paramount+ with SHOWTIME" src="https://www.youtube.com/embed/x8FUUxj6yOA" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/full-trailer-per-yellowjackets-stagione-3-nessuno-e-al-sicuro-dalla-ferocia/">Full trailer per Yellowjackets, stagione 3: nessuno è al sicuro dalla ferocia del passato</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trailer per H.G.O. &#8211; L&#8217;ultimo viaggio, serie dedicata al creatore di L&#8217;Eternauta</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/trailer-per-h-g-o-lultimo-viaggio-serie-dedicata-al-creatore-di-leternauta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 16:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un biopic ambientato in uno dei periodi più bui della storia dell'Argentina</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CG Entertainment ha diffuso il poster e il trailer di <strong>H.G.O. &#8211; L&#8217;ultimo viaggio</strong>, serie inedita in Italia ispirata agli ultimi anni di vita del creatore del fumetto sci-fi cult <em>L&#8217;Eternauta</em>, <strong>Héctor Germán Oesterheld</strong>, <em>desaparecido</em> durante la dittatura argentina.</p>
<p>Scritta da Luciano Saracino e diretta da Cristian Bernard, Flavio Nardini, Federico Sosa &#8211; si compone di <strong>13 episodi</strong> della durata di circa 25 minuti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-305987" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster-300x454.jpg" alt="H.G.O. - L'ultimo viaggio (2025) serie poster" width="300" height="454" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster-300x454.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster-1152x1742.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster-768x1161.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster-1016x1536.jpg 1016w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/H.G.O.-Lultimo-viaggio-2025-serie-poster.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Questa <strong>la trama ufficiale</strong>:</p>
<p><em>Buenos Aires, 1970. Un uomo bussa alla porta di un ufficio: è Héctor Germán Oesterheld (<strong>Miguel Ángel Solá</strong>), prolifico sceneggiatore e autore de L&#8217;Eternauta, unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori del fumetto mondiale e icona del fumetto argentino. </em></p>
<p><em>Dopo la chiusura della sua casa editrice e alla ricerca di nuove opportunità per sostenere la famiglia, Germán cerca lavoro presso la casa editrice del cinico Santos, stringendo al contempo amicizia con il gruppo di giovani disegnatori e sceneggiatori che lavorano per lui. </em></p>
<p><em>Dopo il lavoro, il gruppo si ritrova spesso a bere in un bar, alternando momenti di allegria e scherzi a profonde riflessioni sull&#8217;attualità, mentre l&#8217;ammirazione dei giovani per il loro carismatico maestro cresce di giorno in giorno.</em></p>
<p><em> Ma l&#8217;Argentina si appresta a entrare in un&#8217;epoca buia, in cui i messaggi di fratellanza che animano le storie di Germán non sono ben visti dal nuovo regime.</em></p>
<p>Miguel Ángel Solá ha commentato:</p>
<p>&#8220;Oesterheld non era solo un narratore, era un visionario che sapeva guardare oltre il presente. Le sue storie erano anticipazioni di ciò che sarebbe accaduto, e questo le rende ancora oggi incredibilmente attuali. Interpretarlo è stata una grande responsabilità.&#8221;</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il teaser trailer internazionale </strong>di H.G.O. &#8211; L&#8217;ultimo viaggio, disponibile <strong>dal 20 gennaio</strong> sul canale CG COLLECTION di Prime Video (i nuovi iscritti usufruiscono del periodo di prova gratuito) coi primi 3 episodi (3 nuovi episodi a settimana):</p>
<p><iframe loading="lazy" title="H.G.O. L' ultimo viaggio - Trailer" src="https://www.youtube.com/embed/1JPQuuZ45xs" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/trailer-per-h-g-o-lultimo-viaggio-serie-dedicata-al-creatore-di-leternauta/">Trailer per H.G.O. &#8211; L&#8217;ultimo viaggio, serie dedicata al creatore di L&#8217;Eternauta</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Trailer per Daredevil &#8211; Rinascita (serie Disney+): Matt è pronto a spaccare ossa in giro per Hell&#8217;s Kitchen</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/trailer-per-daredevil-rinascita-serie-disney-matt-e-pronto-a-spaccare-ossa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 19:22:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Aaron Moorhead]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Cox]]></category>
		<category><![CDATA[Daredevil]]></category>
		<category><![CDATA[Justin Benson]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent D'Onofrio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo sette anni, Charlie Cox e Vincent D'Onofrio tornano sulle scene per nuove avventure</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/trailer-per-daredevil-rinascita-serie-disney-matt-e-pronto-a-spaccare-ossa/">Trailer per Daredevil &#8211; Rinascita (serie Disney+): Matt è pronto a spaccare ossa in giro per Hell&#8217;s Kitchen</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Marvel ha finalmente diffuso il poster e il primo trailer di <strong>Daredevil &#8211; Rinascita</strong> (<em>Daredevil: Born Again</em>), serie che è stata sviluppata dai registi <strong>Justin Benson e Aaron Moorhead </strong>(<em>Moon Knight</em>, <em>Loki</em>) dall&#8217;omonimo ciclo a fumetti di <strong>Frank Miller e David Mazzucchelli</strong> del 1986.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-305863" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster-300x450.jpg" alt="Daredevil - Rinascita (2025) serie poster" width="300" height="450" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster-300x450.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster-1152x1727.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster-768x1151.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster-1025x1536.jpg 1025w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2025/01/Daredevil-Rinascita-2025-serie-poster.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Questa <strong>la trama ufficiale</strong>:</p>
<p><em>Murdock, un avvocato non vedente con abilità potenziate, combatte per la giustizia attraverso il suo frenetico studio legale, mentre l&#8217;ex boss della mafia Wilson Fisk (<strong>Vincent D&#8217;Onofrio</strong>) persegue i suoi impegni politici a New York. </em></p>
<p><em>Quando le loro identità passate iniziano a emergere, i due uomini si trovano in un&#8217;inevitabile rotta di collisione.</em></p>
<p>La serie vede ovviamente il ritorno di <strong>Charlie Cox</strong> nel ruolo di Matt Murdock/Daredevil, <strong>Elden Henson</strong> come Foggy Nelson e <strong>Deborah Ann Woll</strong> nei panni di Karen Page.</p>
<p>Il produttore Brad Winderbaum ha anticipato alcune delle scene d&#8217;azione della serie, dichiarando:</p>
<p>“Vi posso dire che <strong>alcune delle sequenze d’azione più brutali</strong> che abbiamo mai portato sullo schermo arriveranno in Daredevil &#8211; Rinascita. Non è uno show horror, ma ha una grande forza e un’azione viscerale, per usare un eufemismo. Questi personaggi sono maturati, <strong>il loro universo è diverso da quello che era</strong>. Le cose sono cambiate, la società è cambiata. Matt e Wilson sono cambiati. E i loro personaggi si scontreranno in modi che non abbiamo mai visto prima. Non basta più cercare di uccidersi a vicenda. C’è tutto un <strong>gioco politico</strong> in corso.”</p>
<p>Nella serie troveremo anche <strong>Jon Bernthal</strong> nel ruolo di Frank Castle/Punisher, Wilson Bethel nei panni di Benjamin “Dex” Poindexter e Ayelet Zurer come Vanessa Marianna-Fisk.</p>
<p>Nel cast ci sono inoltre Margarita Levieva, <strong>Michael Gandolfini</strong>, Genneya Walton, Arty Froushan, Jeremy Earl e altri ancora.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer doppiato in italiano </strong>di Daredevil &#8211; Rinascita, che debutterà su Disney+<strong> il 5 marzo</strong>, che ci dà un assaggio delle sue atmosfere e anticipa la presenza dei cattivi <strong>White Tiger e Muse</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Daredevil: Rinascita | Trailer Ufficiale | Dal 5 Marzo su Disney+" src="https://www.youtube.com/embed/v-Q_ZvwFcik" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/trailer-per-daredevil-rinascita-serie-disney-matt-e-pronto-a-spaccare-ossa/">Trailer per Daredevil &#8211; Rinascita (serie Disney+): Matt è pronto a spaccare ossa in giro per Hell&#8217;s Kitchen</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Recensione libro: I segreti di Alien, gnosi, orrore cosmico, scienza e IA nella saga degli Xenomorfi</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-i-segreti-di-alien-gnosi-orrore-cosmico-scienza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Alien]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esplorando l'universo creato da Ridley Scott tra mito, paura e riflessioni sulla condizione umana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-i-segreti-di-alien-gnosi-orrore-cosmico-scienza/">Recensione libro: I segreti di Alien, gnosi, orrore cosmico, scienza e IA nella saga degli Xenomorfi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ignari membri dell’equipaggio della nave cargo <strong>Nostromo</strong> vengono svegliati nel mezzo del criosonno da <strong>MATER</strong>, il computer di bordo, per rispondere a quello che sembra un sinistro e incomprensibile messaggio di aiuto proveniente da un pianeta inospitale, <strong>LV-426</strong>. Ad attenderli c’è un parassita misterioso, celato da lungo tempo in un’astronave aliena, che presto si trasforma nel perfetto predatore: lo <strong>Xenomorfo</strong>.</p>
<p>Chi non ricorda la creatura aliena di <em>Alien</em> di <strong>Ridley Scott</strong> in tutte le sue iconiche metamorfosi? Visionario, profondamente ansiogeno e denso di tensione, questo capolavoro fanta-horror rivoluzionò, nel 1979, l’intera iconografia del genere, trasformando per sempre la fantascienza e il nostro immaginario sui viaggi e sulle creature aliene.</p>
<p>Seguirono numerosi sequel — <em>Aliens &#8211; Scontro finale</em> (1986), <em>Alien³</em> (1992) e <em>Alien &#8211; La clonazione</em> (1997) —, prequel come <em>Prometheus</em> (2012) e <em>Alien: Covenant</em> (2017), e crossover tra saghe, come <em>Alien vs. Predator</em> (2004) e <em>Aliens vs. Predator 2</em> (2007). Questi titoli contribuirono a nutrire e consolidare quello che è divenuto uno dei principali franchise sci-fi dei nostri tempi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-302093" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Cailee-Spaeny-in-Alien-Romulus-2024-300x202.jpg" alt="Cailee Spaeny in Alien Romulus (2024)" width="342" height="230" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Cailee-Spaeny-in-Alien-Romulus-2024-300x202.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Cailee-Spaeny-in-Alien-Romulus-2024-768x516.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/08/Cailee-Spaeny-in-Alien-Romulus-2024.jpg 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" />Con l’uscita, nell’agosto del 2024, di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/alien-romulus-la-recensione-del-film-di-raccordo-di-fede-alvarez/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alien: Romulus</strong></a>, lo Xenomorfo — nelle sue molteplici incarnazioni — riemerge dallo spazio profondo per terrorizzarci ancora una volta sul grande schermo.</p>
<p>Il mito oscuro di questa creatura riaffiora così nelle menti e sulle labbra dei fan, desiderosi di esplorarne ogni terrificante dettaglio e sfaccettatura. Giunge quindi più che opportuno<strong><em> I segreti di Alien. Gnosi, orrore cosmico, scienza e IA nella saga degli Xenomorfi</em></strong> (Mimesis, 250 pp., 20 €), un saggio scritto a quattro mani da <strong>Paolo Riberi</strong> e <strong>Giancarlo Genta</strong>, che offre molteplici livelli interpretativi per comprendere e apprezzare appieno il poliedrico immaginario della saga.</p>
<p>Nei suoi densi capitoli, <em>I segreti di Alien</em> si avventura in un’analisi puntuale e articolata della storia, dei retroscena e dei principali protagonisti del franchise. Il volume si apre con la genesi della saga, concentrandosi sugli sceneggiatori <strong>Dan O’Bannon</strong> e <strong>Ron Shusett</strong>, che hanno dato vita alla trama originale, e sull’artista visionario <strong>H.R. Giger</strong>, creatore dello Xenomorfo, il &#8220;predatore perfetto&#8221;. Il libro esplora poi le scelte di registi passati alla storia, come <strong>Ridley Scott</strong>, che ha stabilito il tono cupamente visionario della saga, e i suoi successori: <strong>James Cameron</strong>, <strong>David Fincher</strong>, <strong>Jean-Pierre Jeunet</strong> e ora <strong>Fede Álvarez</strong>, ciascuno dei quali ha lasciato un’impronta unica in questa epopea fanta-horror.</p>
<p>Tuttavia, <em>I segreti di Alien</em> non si limita a essere una cronistoria del franchise. Il saggio <strong>approfondisce</strong> anche le radici antropologiche, le influenze e le implicazioni filosofiche, sociali, religiose, politiche e tecnologiche che hanno plasmato la saga. Porta alla luce tematiche profonde legate alla gnosi, all’orrore cosmico e alle paure collettive.</p>
<p>Dal confronto con l’ignoto al rapporto uomo-macchina, dalla tecnologia aliena al terrore dell’annientamento, il libro offre chiavi di lettura che elevano lo Xenomorfo a qualcosa di più di un mostro: un simbolo delle paure e delle ossessioni umane. Strato dopo strato, <strong>vengono svelati i misteri di questo palinsesto filmico</strong> che cela, dietro al suo universo fantascientifico e orrorifico, incubi, rimosso e indicibili verità della società occidentale.</p>
<p><em>I segreti di Alien</em> è un saggio <strong>imperdibile</strong> per i fan della saga e per chiunque voglia comprendere i segreti nascosti dietro uno dei franchise più emblematici della storia della cinematografia sci-fi. Che siate cultori del genere o semplicemente curiosi, questo libro illumina con eleganza e maestria i misteri che rendono <em>Alien</em> molto più di un semplice capolavoro del cinema fanta-horror.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-i-segreti-di-alien-gnosi-orrore-cosmico-scienza/">Recensione libro: I segreti di Alien, gnosi, orrore cosmico, scienza e IA nella saga degli Xenomorfi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Recensione libro + intervista: Aaron Sorkin. Il potere della parola di Umberto Mentana</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-aaron-sorkin-il-potere-della-parola-di-umberto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 13:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro + intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un saggio che approfondisce la sfaccettata e pluridecennale carriera dello scrittore americano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-aaron-sorkin-il-potere-della-parola-di-umberto/">Recensione libro + intervista: Aaron Sorkin. Il potere della parola di Umberto Mentana</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poliedrico e geniale, <strong>Aaron Sorkin</strong> ha uno stile unico e inconfondibile. Dal grande al piccolo schermo, passando per il teatro, il suo storytellig audace e sfaccettato si poggia sul relativismo dei punti di vista, capace di affrontare la innegabile complessità del mondo contemporaneo senza preconcetti ideologici.</p>
<p>La scelta di temi spinosi è innegabile: lo confermano le questioni di discriminazione e giustizia esplorate, ad esempio, in <em><strong>Codice d&#8217;onore</strong></em> o <strong><em>Il processo ai Chicago 7</em></strong>, o la sagace riflessione politica in <strong><em>The West Wing</em></strong> o <strong><em>La guerra di Charlie Wilson</em></strong>, o ancora la disamina dei vecchi e nuovi media in <strong><em>The Newsroom</em>, <em>The Social Network</em> e <em>Steve Jobs</em></strong>.</p>
<p>Tuttavia, il variegato corpus delle sue opere rifugge ogni possibile accusa di ideologismo liberale. La vera forza di Aaron Sorkin sta infatti nel problematizzare ogni aspetto della società liquida in cui viviamo, svelandone la mancanza di riferimenti chiari e stabili. Per farlo, ogni sua storia, è illuminata attraverso <strong>una silloge di punti di vista opposti</strong>, ciascuno egualmente rispettato, il cui contrasto è reso attraverso un serrato scambi di dialoghi pungenti. Lungi dal fornire facili soluzioni, viene invece così suscitata una proficua riflessione nello spettatore.</p>
<p>La intrinseca trasversalità del suo approccio all&#8217;audiovisivo &#8211; e più in generale alla narrazione di grandi storie, e la sua capacità di farsi espressione dei dilemmi della contemporaneità, rendono questo poliedrico storyteller un affascinante soggetto di studio e di analisi. <strong>Aaron Sorkin. Il potere della parola di Umberto Mentana, edito da Falsopiano</strong> (€20,00, 233 pp.) si avventura nella non semplice esplorazione delle sue opere con un approccio tematico ed erratico, riflettendone così la natura ibrida.</p>
<p>Questo metodo ha altresì il pregio di tradurre e dar maggior rilievo al generale cambiamento in termini di contaminazione e fruizione che caratterizza il post-moderno. Allo stesso tempo, però, non manca in questo volume il necessario livello di approfondimento.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-302643" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-oscar-300x169.jpg" alt="sorkin oscar" width="351" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-oscar-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-oscar-1152x648.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-oscar-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-oscar.jpg 1280w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" />Difatti, nei diversi capitoli troviamo <strong>acute riflessioni teoriche e analisi dettagliate</strong> dei suoi principali lavori, e il testo è disseminato di intriganti parentesi aneddotiche, facendone un volume di estremo interesse, non solo per i cultori di Aaron Sorkin, ma anche per chiunque voglia meglio comprendere le nuove dinamiche vigenti nel cinema e nella serialità televisiva oggi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Come è nato &#8220;Aaron Sorkin. Il potere della parola&#8221; e che cosa ne ha ispirato la stesura?</strong></span></p>
<p><em>Il progetto ha preso il via addirittura quattro anni fa per Edizioni Falsopiano che immediatamente hanno aderito entusiasti alla mia proposta, dopo la pubblicazione del mio libro su Tom Ford!  (Nonostante nel frattempo ho pubblicato altri lavori per Edizioni Bietti, Weird Book e il/la graphic novel per La Ruota Edizioni). Non ho una risposta precisa su cosa nello specifico ha ispirato la stesura ma di sicuro sono sempre stato affascinato dal &#8220;rapid-fire&#8221;, del &#8220;walk-and-talk&#8221;, modi di fare e firme presentissime nei lavori di Aaron Sorkin.</em></p>
<p><em>Poi, sicuramente ha influito anche una riflessione a monte, ossia <strong>si dedica ancora troppo poco spazio alla figura e al lavoro degli sceneggiatori all&#8217;interno dell&#8217;editoria</strong>. Loro che sono i veri architetti delle storie che vediamo sullo schermo e credo che Sorkin sia il modello adatto per dar lustro e importanza ad un mestiere, quello del narratore, che oggi come mai è centralissimo.</em></p>
<p><em>Basti pensare al ruolo degli showrunner e delle writing room di una serie tv. Come dice il mio professore americano Neil Landau: &#8220;Television is a writer-driven medium&#8221; mentre il regista nella serialità è più un ospite che un vero e proprio &#8220;proprietario&#8221;. E in un universo mediatico dominato dalla serializzazione e dalla serialità delle storie perché non dedicare spazio nelle librerie a chi realmente queste storie le crea e le scrive? Naturalmente Sorkin è anche altro, è l&#8217;emblema dell&#8217;autore &#8220;multitasking&#8221;, come l&#8217;ho definito dell&#8217;introduzione, che passa molto facilmente dalla Televisione al Cinema, al Teatro, dalla sceneggiatura alla regia e così via.</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Come mai è importante approfondire il corpus di questo geniale sceneggiatore, produttore e regista?</span></strong></p>
<p>Innanzitutto perché viviamo in tempi bui e i film, le serie televisive, le opere teatrali di Aaron Sorkin sono nutrite da un&#8217;incrollabile fede<br />
<em>nell&#8217;umanità, una fede per un mondo ideale dove ognuno è portato e vuole fare la cosa giusta. Sì, molto probabilmente alcuni storceranno il naso e diranno che c&#8217;è troppa &#8220;fiaba&#8221; in questo ma c&#8217;è bisogno di ottimismo e di speranza.</em></p>
<p><em>Come ha ribadito in alcune interviste quando The West Wing era in programmazione:  &#8220;<strong>I&#8217;m not so much interested in the difference between good and evil, between bad and good. I&#8217;m for the difference between good and great</strong>.&#8221;, quindi da questa dichiarazione di intenti puoi trarne le dovute considerazioni.</em></p>
<p><em>Vale la pena di lottare per il bene che c&#8217;è in questo mondo, o almeno far comprendere tramite le opere di questo insuperabile storyteller che tutti noi possiamo fare una scelta democratica e giusta. Poi, ovviamente i suoi ritratti. Sorkin è sempre stato ed è ovviamente tuttora capace di cercare una voce indimenticabile e propria dei suoi numerosissimi personaggi, super intelligenti, capaci, istruiti al massimo grado e che sono sempre tormentati da dubbi: solitamente sono sempre di fronte alla scelta tra vita relazionale e vita professionale, ovviamente perderanno e conquisteranno qualcosa lasciando una delle due cose indietro rispetto all&#8217;altra. Pensiamo il suo Steve Jobs o il suo Mark Zuckerberg in The Social Network, tormentato dal rimpianto.</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-302641 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/Aaron-Sorkin-e-Jesse-Eisenberg-300x169.webp" alt="Aaron Sorkin e Jesse Eisenberg" width="353" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/Aaron-Sorkin-e-Jesse-Eisenberg-300x169.webp 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/Aaron-Sorkin-e-Jesse-Eisenberg-1152x649.webp 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/Aaron-Sorkin-e-Jesse-Eisenberg-768x433.webp 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/Aaron-Sorkin-e-Jesse-Eisenberg.webp 1500w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" />Da qui si innesta il motore dell&#8217;Intention and Obstacle, la dialettica base di ogni storia che Aaron Sorkin racconta. E la cosa più bella è che <strong>i suoi personaggi non sono nella maniera più assoluta dei super eroi</strong>, sono delle persone normalissime, forse ricoprono dei ruoli di prestigio, istituzionali o pubblici, ma solo perché hanno guadagnato quei ruoli con il sacrificio e con lo studio. I personaggi sorkiniani sono dei &#8220;workers&#8221;, nella maniera più ideale del termine. Potrei continuare ma vi consiglio di leggere il libro!</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Come si colloca questo volume nel panorama editoriale italiano e quali pensi possano essere i possibili lettori del tuo saggio?</strong></span></p>
<p><em>Voglio subito specificare che a parte questo mio saggio non ci sono altri libri pubblicati in Italia su Mr. Sorkin, quindi questo long-seller rimane ad oggi l&#8217;unica e sola pubblicazione sul corpus delle sue opere e sul viaggio della sua Arte e della sua vita.</em></p>
<p><em>Per chi ha amato The West Wing, il monumentale The Social Network ma anche le sue ultime opere per le quali Aaron Sorkin ha ricoperto non solo il ruolo di sceneggiatore ma anche di regista come Molly&#8217;s Game, The Trial of the Chicago 7, Being the Ricardos, è un libro che approfondisce numerosissimi aspetti – non solo tecnicismi – delle opere in questione.</em></p>
<p><em>Ci tengo a precisare, poi, che questo libro è sì un testo che parla di Aaron Sorkin ma come ho già evidenziato in altre sedi si muove non per Case Studies quindi analizzando film dopo film, serie televisiva dopo serie televisiva, ecc&#8230;ma prende un certo tema sorkiniano, come ad esempio l&#8217;importanza del Dialogo oppure il ruolo dell&#8217;Istruzione e va ad approfondire la questione. Ma da Sorkin si va a ritroso, nel libro si parla di Shakespeare, del Teatro Greco, di Sherlock Holmes, di Frank Capra, della Hollywood classica, di Robert Altman e tanta tanta altra carne al fuoco.</em></p>
<p><em>Inoltre, la cosa che mi fa più onore riguardo alla pubblicazione di questo testo è <strong>il contributo del mio docente americano Prof. Neil Landau</strong> (University of Georgia &#8211; UCLA TFT Los Angeles), nonché produttore, sceneggiatore, showrunner. La sua è una voce importante, per di più è una voce anch&#8217;essa americana e quale miglior prefazione può esserci per un libro su Aaron Sorkin?</em></p>
<p><em>La sua prefazione si intitola Aaron Sorkin Can Handle the Truth, il titolo è ovviamente un tributo alla battuta di dialogo forse più celebre scritta da Sorkin, ossia quella che pronuncia Jack Nicholson in A Few Good Men (Codice d&#8217;onore, 1992), e vi invito a leggere il testo del prof. Landau perché è davvero prezioso. Anche in queste vostre pagine non posso fare a meno di ringraziare per l&#8217;ennesima volta il prof. Neil Landau per questo contributo e per la sua amicizia nei miei confronti!</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-302642" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-kidman-set-film-300x225.jpg" alt="sorkin kidman set film" width="341" height="256" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-kidman-set-film-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-kidman-set-film-768x577.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/09/sorkin-kidman-set-film.jpg 1087w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" />Concludendo, in un panorama editoriale dominato quasi esclusivamente da monografie su registi/e e attori/attrici credo sia vitale che si dia rilievo a chi queste storie, prima che vengono messe in scena, le concretizza su carta e che arrivano da chissà dove; soprattutto in virtù anche degli ultimi, lunghissimi e tenaci scioperi dei sindacati degli sceneggiatori e dall&#8217;impegno anche in Italia da realtà come quella del WGI (Writing Guild Italia). </em></p>
<p><em><strong>Ho cercato di spiegare nel libro inoltre anche i meccanismi della scrittura per immagini</strong>, poiché essendo io sia docente che sceneggiatore, ho improntato il volume anche come una sorta di manuale di sceneggiatura secondo Aaron Sorkin e pertanto mi auguro che il libro arrivi non solo ai &#8216;soliti&#8217; lettori di saggi di settore ma pure a chi vuole imparare a raccontare delle storie, imparando da uno dei maestri più grandi!</em></p>
<p><em>Naturalmente Il Potere della Parola è l&#8217;importanza del comunicare, del sentirsi vivi, di istruire, di restituire valori, di come il dialogare democratico sia l&#8217;arma più convincente, anche più della spada.<strong> E perciò questo libro vuole essere speranza di ricostruzione, vuole essere una idea di come dovrebbe comportarsi anche e soprattutto la politica</strong>, perché Sorkin è un autore politico nel senso più alto del termine (a proposito: The West Wing ha appena compiuto i suoi primi venticinque anni e dovrebbe essere d&#8217;obbligo mostrarlo a tutti coloro che hanno a che fare con la Politica!), fare in modo che l&#8217;Educazione alla Cultura ci abbracci democraticamente utilizzando la fonte in assoluto più primordiale, ovvero la Parola.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-aaron-sorkin-il-potere-della-parola-di-umberto/">Recensione libro + intervista: Aaron Sorkin. Il potere della parola di Umberto Mentana</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>Recensione libro + intervista: Le strade furiose di Mad Max. Filosofia del mondo post-atomico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 13:59:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Mad Max]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro + intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal violento universo dieselpunk alla metafora socio-politica di una australianità distopica, dalle implicazioni marxiste e di genere, fino all'animazione giapponese, un saggio che offre una disamina completa e inedita della saga cult milleriana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-libro-intervista-le-strade-furiose-di-mad-max-filosofia/">Recensione libro + intervista: Le strade furiose di Mad Max. Filosofia del mondo post-atomico</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La saga cult di <strong>Mad Max</strong>, creata da <strong>George Miller</strong>, è tornata di recente al cinema con <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/furiosa-a-mad-max-saga-la-recensione-del-film-diretto-da-george-miller/" target="_blank" rel="noopener"><i>Furiosa: A Mad Max Saga</i></a>. Questo spin-off, che ruota intorno all&#8217;iconica imperatrice interpretata da Anya Taylor-Joy (e da Charlize Theron in <i>Fury Road</i>), ha riportato al centro dell&#8217;attenzione il celebre franchise post-apocalittico.</p>
<p>Il protagonista originale, interpretato da Mel Gibson, sia rimasto impresso nella mente degli appassionati di fantascienza, ma il valore della saga di Mad Max si estende ben oltre il semplice intrattenimento. Attraverso una lente estetica e narrativa unica, i film offrono una riflessione sociopolitica tutt&#8217;altro che banale.</p>
<p>Dal suo debutto con <i><strong>Interceptor</strong> </i>nel 1979, passando per <strong><i>Il guerriero della strada</i></strong> nel 1981 e <strong><i>Oltre la sfera del tuono</i></strong> nel 1985, fino agli ultimi capitoli della serie, l’universo di Mad Max ha profondamente influenzato l&#8217;immaginario distopico e sci-fi, permeando diverse forme di cultura popolare.</p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-301315 alignright" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-300x225.jpg" alt="Mad Max" width="350" height="262" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-768x576.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max.jpg 1128w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Le strade furiose di Mad Max. Filosofia del mondo post-atomico</b>, volume curato da <strong>Rudi Capra e Antonio Pettierre</strong> e pubblicato da <strong>Mimesis</strong> (€ 15,20, 188 pp.), raccoglie una silloge di contributi che esplorano a fondo la mitologia del franchise ideato da Miller.</p>
<p>Partendo da temi generali come l&#8217;attualità della distopia milleriana e la sua resa fantascientifica dell&#8217;australianità, il saggio approfondisce le molteplici implicazioni tematiche, estetiche, sociopolitiche e filosofiche della saga. L&#8217;analisi si spinge oltre, offrendo letture inedite che includono prospettive marxiste e di genere.</p>
<p>Inoltre, il saggio delinea l&#8217;impatto della saga sulla cultura giapponese, evidenziando il ruolo centrale del &#8220;guerriero della strada&#8221; nell&#8217;ispirare la creazione del leggendario Kenshiro.</p>
<p>&#8220;Le strade furiose di Mad Max&#8221; si presenta come <strong>un testo imperdibile per gli appassionati</strong> della serie cinematografica e dei film distopici in generale. È altresì una risorsa preziosa per chi desidera approcciare gli studi cinematografici in maniera poliedrica ed esaustiva, fornendo una comprensione più profonda delle molteplici dimensioni che hanno reso i film di Mad Max un cult del cinema contemporaneo.</p>
<p>Abbiamo colto l’occasione per porre alcune domande ai curatori, Rudi Capra e Antonio Pettierre:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Com&#8217;è nato Le strade furiose di Mad Max, che cosa ne ha ispirato la stesura e come si colloca all&#8217;interno del panorama italiano?</strong></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-301316 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-2.jpg" alt="Mad Max - 2" width="391" height="220" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-2.jpg 1280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-2-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-2-1152x648.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/07/Mad-Max-2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 391px) 100vw, 391px" /><em>Le strade furiose di Mad Max nasce da un dialogo tra la casa editrice Mimesis e in particolare Jonatan Peyronel Bonazzi, che sentivano l&#8217;esigenza di esplorare criticamente un universo complesso come quello milleriano, e noi curatori che abbiamo cercato di dare corpo e anima a questa idea assemblando saggio dopo saggio, esaminando un aspetto dopo l&#8217;altro.</em></p>
<p><em>E&#8217; il primo saggio in Italia dedicato al cosmo di Mad Max e <strong>siamo soprattutto orgogliosi della varietà di prospettive raccolte dal volume</strong>, tutte all&#8217;avanguardia. </em></p>
<p><em>Ad esempio Sansone rilegge la saga in ottica femminista, Bittanti lega petromascolinità e videoludico, Cavallotti contestualizza MM rispetto all&#8217;estetica Dieselpunk, poi si parla di economia, identità australiana, crisi dell&#8217;urbanità, ecocalissi, tutte tematiche attuali.</em></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Quali pensate possano essere i possibili lettori del vostro saggio?</span></strong></p>
<p><em>Non solo gli appassionati e i cultori dell&#8217;eroe interpretato da Gibson/Hardy, ma chiunque si appresti a leggere attraverso il cinema la contemporaneità. <strong>La nostra convinzione è che nessuna saga cinematografica più di Mad Max abbia colto, e continui a cogliere, gli aspetti fondanti e problematici del contemporaneo</strong> nel contesto di una critica latente ma molto acuta ai modelli del vivere e ai forti squilibri che caratterizzano la nostra epoca, tra neoliberismo feroce e crisi ecologica globale.</em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Da cultori della saga <em>milleriana</em> che cosa ne pensate di Furiosa: A Mad Max Saga e del limitato successo al botteghino dello spin-off?</strong></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-298655 alignright" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/03/furiosa-mad-max-film-2024-anya.jpg" alt="furiosa mad max film 2024 anya" width="351" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/03/furiosa-mad-max-film-2024-anya.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/03/furiosa-mad-max-film-2024-anya-300x155.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/03/furiosa-mad-max-film-2024-anya-768x398.jpg 768w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /><em>Già in Fury Road e senza grossi proclami ideologici, Miller aveva promosso a protagonista un&#8217;eroina disabile, di cui Max diventa, narratologicamente parlando, un semplice aiutante. Femminilità e disabilità sono due archetipi tradizionalmente schiacciati dalla dominanza di un modello eroico (e supereroico) tendenzialmente patriarcale: l&#8217;eroe maschio, giovane, bello, integro.</em></p>
<p><em><strong>La vera novità di Furiosa sta nell&#8217;adozione di un paradigma narrativo distante dalla tipica laconicità di Miller</strong>. Le sequenze più significative di Furiosa sono tutti dialoghi, tra Dementus, Immortan, Jack e la stessa Furiosa, che a fasi alterne discutono il loro ruolo in un mondo devastato e la devastazione irredimibile di quel mondo. </em></p>
<p><em>L&#8217;insuccesso di Furiosa secondo noi nasce da qui, dal tradimento della regola d&#8217;oro dello show, don&#8217;t tell in favore di un regime narrativo più esplicito, didattico, che forse risponde alle esigenze di portare in superficie quelle fini dinamiche di critica socio-politica che negli altri episodi rimangono sommerse sotto la patina action. </em></p>
<p><em>Una volontà di chiarezza che forse rende più facile il lavoro al critico, ma un po&#8217; più faticosa la visione. Fermo restando che, pur non raggiungendo i livelli eccezionali di secondo e quarto instalment, Furiosa non ci è dispiaciuto.</em></p>
<p>Il <strong>trailer</strong> di Furiosa:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="FURIOSA: A MAD MAX SAGA | TRAILER UFFICIALE #2" src="https://www.youtube.com/embed/y3A4WfztOTA" width="1030" height="579" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Vincent deve morire: la recensione del film tragicomico di Stéphan Castang</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/vincent-deve-morire-recensione-film-stephan-castang-dark-comedy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Crivelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 22:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Sitges 56]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista francese esordisce al lungometraggio con un'opera weird e inquietante, ma velate di malinconica e tetra poesia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/vincent-deve-morire-recensione-film-stephan-castang-dark-comedy/">Vincent deve morire: la recensione del film tragicomico di Stéphan Castang</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La fine del mondo può assumere infinite forme, almeno nella finzione cinematografica. A volte si è trattato di un morbo che minaccia l&#8217;umanità, come in <em>Virus letale </em>o <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-quanto-il-film-contagion-di-steven-soderbergh-e-vicino-alla-realta/" target="_blank" rel="noopener">Contagion</a>.</em> Altre, un&#8217;epidemia zombie ha decimato la popolazione e lasciato i sopravvissuti a combattere per la propria sopravvivenza, come in <em>28 Giorni dopo</em> o in <em>Resident Evil.</em></p>
<p>Oppure, una sindrome d&#8217;origine virale porta chiunque la contragga a perdere ogni inibizione diventando violenti psicotici come in <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-sadness-la-recensione-del-film-horror-taiwanese-di-robert-jabbaz/" target="_blank" rel="noopener">The Sadness</a>.</em> Sono stati esplorati insomma sul grande schermo molti possibili scenari catastrofisti, ma il repertorio non sembra ancora essersi esaurito del tutto: ce lo dimostra <strong>Vincent deve morire</strong> (<em>Vincent doit mourir</em>) del francese <strong>Stéphan Castang</strong>, ingegnosa dark comedy a tinte mistery che fonde lo spettro della degenerazione sociale nella violenza incontrollata con la verve umoristica francese.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film-poster.jpg" rel="lightbox" title="Vincent deve morire: la recensione del film tragicomico di Stéphan Castang"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-299460" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film-poster-300x428.jpg" alt="Vincent deve morire (2023) film poster" width="300" height="428" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film-poster-300x428.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film-poster.jpg 419w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La narrazione si apre con una premessa surreale, quanto inquietante. È un giorno come un altro quando il Vincent del titolo, incarnato da un cupamente comico Karim Leklou, viene assalito, apparentemente senza alcun motivo, da uno stagista nello studio di design dove lavora. Dopo averlo fissato per qualche minuto, il ragazzo lo colpisce con violenza con un computer portatile alla testa e sul volto</p>
<p>. E non si tratta di un caso isolato. Nei giorni a seguire, molti conoscenti o sconosciuti, apparentemente senza motivo, attaccano il povero Vincent con chiaro intento omicida. Una volta passata la foga, non ricordano più nulla.</p>
<p>Perché il povero Vincent viene aggredito senza aver fatto nulla di male? Il concetto alla base del <strong>notevole debutto alla regia</strong> di un lungometraggio di Stéphan Castang è intrigante.</p>
<p>Vincent deve morire <strong>materializza una delle peggiori paranoie, o manie di persecuzione</strong>: non solo tutti fissano in cagnesco l&#8217;uomo, ma dopo poco passano all’azione e si gettano contro di lui con il chiaro intento di uccidere. Cancelleria e dotazioni d&#8217;ufficio diventano armi letali in mano a stagisti e colleghi impazziti.</p>
<p>Un clochard occhieggia da lontano Vincent seduto in un locale, intento in un appuntamento romantico, per poi gettarsi in un farsesco assalto. I figli dei vicini in età scolare si buttano su di lui, parendo indemoniati, in un corpo a corpo tragicomico, e quando li getta via con una certa veemenza, viene accusato di violenza su minori.</p>
<p>In Vincent deve morire, <strong>diverse scene risultano angoscianti</strong>, almeno inizialmente, ricordando vagamente <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-it-follows-di-david-robert-mitchell-lorrore-atavico/" target="_blank" rel="noopener"><em>It Follows</em></a>, con sconosciuti che puntano la vittima da lontano e poi inesorabili lo inseguono con intenti omicidi. Il ritmo incalzante e sintetico della colonna sonora di John Kaced le rende frenetiche e acuisce il senso di concreto pericolo. Al contempo, però, con il crescendo della violenza, spesso i momenti più crudi si tingono di ridicolo, risolvendosi in lotte rocambolesche.</p>
<p>Il risultato finale perde allora, almeno in parte, il suo tono drammatico, o meramente orrorifico, e <strong>la tensione è stemperate e insieme, paradossalmente, acuita dall&#8217;effetto comico che assumono le sequenze</strong>.</p>
<p>A un livello più sottile, inoltre, l&#8217;assenza di un luogo sicuro che affligge sempre più il protagonista, e lo porta a una fuga nella remota casa di campagna di famiglia, sembra concretizzare quel senso di malessere generazionale che affligge i Millenial. Attraverso il registro e gli scenari assurdi che lo contraddistinguono, Vincent deve morire traduce la loro accettazione passiva delle avversità accompagnata da stati psicologici alterni, oscillanti tra paura del futuro e paranoia.</p>
<p>Ne emerge così la sensazione di <strong>una tetra impotenza contro la ciclica e indefinita sopraffazione</strong>, calata dall&#8217;alto e impossibile da fronteggiare, che nel caso del film prende la forma di aggressione fisica gratuita. Il tutto è collocato poi nei territori della satira che definisce la sagace sceneggiatura scritta a sei mani dal regista insieme a Mathieu Naert e Dominique Baumard: scambi di battute sapide e situazioni kafkiane rendono con cinica lucidità e ghigno divertito l’ipocrisia della società contemporanea.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia.jpg" rel="lightbox" title="Vincent deve morire: la recensione del film tragicomico di Stéphan Castang"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-299520 " src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia-1152x729.jpg" alt="" width="360" height="228" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia-1152x729.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia-300x190.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia-768x486.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia-1536x972.jpg 1536w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2024/04/Vincent-deve-morire-2023-film.png-copia.jpg 1659w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a>Tuttavia, Vincent deve morire esula dall&#8217;incubo individuale senza alcuna via di uscita. Anzitutto, nella sventura Vincent non è solo: lo strano fenomeno che lo vede tristemente protagonista ha già afflitto altri prima di lui.</p>
<p>Quando si rende conto della sua peculiare condizione e cerca online di che cosa si tratti, viene in contatto con un certo Joachim (<strong>Michaël Perez</strong>), un bizzarro individuo che vive da tempo ai limiti della società perché è oggetto di simili assalti immotivati.</p>
<p>Non solo, via via, <strong>l&#8217;epicentro della violenza si allarga esponenzialmente</strong>. Non si sa bene quale ne sia la causa o le dinamiche, ma il male si estende e diventa epidemico, quasi fosse un episodio depotenziato in termini di gore di <strong><em>Crossed</em> </strong>di Garth Ennis, o del suo già citato omologo cinematografico spurio <em>The Sadness</em>.</p>
<p>Se inoltre con il passaggio da estrinsecazione di un malessere personale a fatto sociale, l’epidemia di follia dilaga senza motivo peggiorando ulteriormente l&#8217;esistenza di Vincent, per lui non tutto è perduto: a mitigare la lotta contro un mondo ostile e la sua dolorosa solitudine c&#8217;è la presenza di un altro essere umano. Anche qui però Vincent deve morire mantiene alto il suo <em>dark humor</em>. Lungi dal mellifluo romanticismo della commedia rosa, o del dramma distopico, il rapporto con una cameriera incontrata per caso, Margaux (<strong>Vimalas Pons</strong>), <strong>è maldestro e disfunzionale, quanto tenero e divertente</strong>. Benché poi le parentesi ridicole siano molte, serpeggia una nota di disperata poesia malinconica.</p>
<p>Insomma, Vincent deve morire riesce a combinare in maniera armoniosa una sottotrama <em>weird </em>con elementi piuttosto inquietanti, un umorismo tagliente e una storia d’amore sullo sfondo di una civiltà in rapida degenerazione.</p>
<p>Di seguito trovate il trailer ufficiale di Vincent deve morire, in uscita nelle sale italiane <strong>il 30 maggio:</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" title="VINCENT DEVE MORIRE | Trailer italiano ufficiale HD" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/2rWrJu-iR3I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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