Blade incontra Quentin Tarantino in questo horror dimenticato degli anni ’90
29/09/2026 news di Andrea Palazzolo
Il film che mescola Blade con lo stile esagerato e pulp di Quentin Tarantino. Ecco perché devi vederlo adesso.

La figura del vampiro al cinema ha attraversato innumerevoli metamorfosi. Dalle creature gotiche e aristocratiche dei primi decenni del Novecento ai mostri sensuali e tormentati della modernità, ogni epoca ha riscritto il mito secondo i propri codici culturali. Negli anni Novanta, mentre il cinema di genere cercava nuove strade per reinventarsi, due film in particolare hanno ridefinito cosa significasse portare i non-morti sullo schermo in chiave action: Blade del 1998, con Wesley Snipes nei panni del cacciatore di vampiri Marvel, e un titolo che lo ha preceduto di due anni, aprendo la strada a un’intera generazione di thriller soprannaturali intrisi di violenza stilizzata.
Quel film è Dal tramonto all’alba, uscito nel 1996. Diretto da Robert Rodriguez e scritto da Quentin Tarantino, il lungometraggio rappresenta un punto di svolta nel modo in cui l’horror incontra il crimine, mescolando registri apparentemente incompatibili con una disinvoltura che solo quei due registi potevano permettersi. I fratelli Seth e Richie Gecko, interpretati rispettivamente da George Clooney e dallo stesso Tarantino, sono due rapinatori in fuga dopo un colpo andato storto.
Per attraversare il confine messicano senza problemi, sequestrano un camper guidato dal pastore Jacob Fuller, affidato alle mani esperte di Harvey Keitel, e la sua famiglia. La loro destinazione è il Titty Twister, un locale di strip situato in mezzo al deserto, dove credono di trovare rifugio. Invece, si ritrovano intrappolati in un covo di vampiri assetati di sangue.
Quello che inizia come un crime thriller dalla tensione palpabile, con dialoghi taglienti e una fotografia sporca che ricorda i migliori lavori di Tarantino, esplode nella seconda metà in un delirio splatter che non lascia respiro. La violenza è eccessiva, quasi cartoonica nella sua esagerazione, ma proprio per questo funziona: Rodriguez non cerca realismo, cerca spettacolo puro.
Le creature vampiresche muoiono in modi creativi e disgustosi, il sangue scorre a fiumi, e le armi utilizzate diventano sempre più assurde. Jacob Fuller brandisce un fucile a forma di croce, mentre il personaggio di Tom Savini, soprannominato “Sex Machine”, nasconde una pistola in un punto del corpo che lascia tutti a bocca aperta.
Rodriguez e Tarantino avevano già lavorato insieme a Four Rooms, un film antologico del 1995 in cui ogni segmento era diretto da un regista diverso. Fu proprio sul set di quel progetto che decisero di coinvolgere Salma Hayek per il ruolo di Santánico Pandemonium, la ballerina vampira che nella scena più iconica del film esegue una danza ipnotica con un serpente albino. Quella sequenza, accompagnata dalla canzone “After Dark” dei Tito & Tarantula, è diventata una delle immagini più memorabili del cinema degli anni Novanta, un concentrato di erotismo, pericolo e fascinazione morbosa.
Oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla sua uscita, Dal tramonto all’alba rimane un esempio straordinario di cinema ibrido. È difficile pensare a un altro film che cambi genere a metà con tanta sfrontatezza e riesca comunque a mantenere coerenza narrativa ed emotiva. La trasformazione da thriller criminale a splatter soprannaturale è brusca, quasi violenta, ma è proprio questo shock a renderlo memorabile. Rodriguez e Tarantino non cercano di preparare lo spettatore: lo gettano a capofitto nel caos, costringendolo a ricalibrarsi in tempo reale.
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