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Voto: 4/10 Titolo originale: Escape Plan 2: Hades , uscita: 05-06-2018. Budget: $20,000,000. Regista: Steven C. Miller.

Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno: la recensione del film d’evasione di Steven C. Miller

04/06/2020 recensione film di William Maga

Sylvester Stallone e Dave Bautista sono due comparse di lusso in un sequel 'made in China' scritto male e diretto peggio, che non valorizza nemmeno l'ambientazione futuristica

Sylvester Stallone, Jesse Metcalfe, and Dave Bautista in Escape Plan 2

Avrete certo presenti i cestoni contenenti DVD a 2,90€ che si trovano nelle videoteche ancora esistenti o in qualche grande magazzino, quelli che hanno una copertina che vi ricorda il film originale su cui sono (di solito molto vagamente) basati, quelli quasi sempre distribuiti da qualche marchio specializzato in rip-off selvaggio.

Bene, fate conto che Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno (Escape Plan 2: Hades) di Steven C. Miller (I predoni) sia quello che questa settimana campeggia in cima alla pila di nuovi arrivi, con la differenza – sostanziale e stupefacente – che ci troviamo di fronte non a un plagio low budget, bensì al reale sequel di una pellicola non certo esaltante, ma piuttosto divertente (se non altro per la presenza di nomi del calibro di Arnold Schwarzenegger, Jim Caviezel, Vincent D’Onofrio e Sam Neill), ovvero Escape Plan di Mikael Håfström del 2013, del quale peraltro qui ritroviamo anche parte del cast. Ed è quasi scioccante – visto il risultato – sapere che Sylvester Stallone abbia addirittura accettato di girare Escape Plan 2 e 3 back to back

Addentrandoci nei motivi di questa delusione – anche peggiore di quella recente di Black Water con Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren (la nostra recensione) – per prima cosa il film inizia con un lunghissimo prologo in cui vediamo solo personaggi (e attori) con cui lo spettatore non ha alcuna familiarità: una squadra intenta in una qualche sorta di missione di salvataggio da terroristi di qualche genere.

Già … Sylvester Stallone, che risulterà alla fine sostanzialmente una comparsa di lusso, entra in scena soltanto dopo oltre 10 minuti. Quello è il suo team e lui è il capo di una società per la sicurezza ad Atlanta ora. Ma, ribadiamolo, non è il personaggio principale. Ah.

Il personaggio principale è invece il cinese Xiaoming Huang, noto – forse – a chi ha visto Ip Man 2 o i The Crossing di John Woo. Ammesso – e non concesso – che il suo nome possa offrire un qualche tipo di richiamo in patria, e concedendogli una certa presenza scenica e delle indubbie capacità nelle arti marziali, il suo Shu è così scritto col piede sinistro dallo sceneggiatore Miles Chapman che sostanzialmente lo spettatore non è mai portato ad affezionarvisi, ma ci si limita ad assistere a quello che gli accade.

Ovvio che questo ‘cambio di prospettiva’ sia stato generato dal vasto apporto di capitali cinesi in produzione (il precedente film non era stato un grande successo al botteghino all’uscita nelle sale, ma aveva trovato proprio nella Repubblica popolare un terzo degli incassi globali), ma c’è modo e modo di impiegarli … E tra le co-star è presente anche Chen Tang (apparizioni ‘volanti’ in Agents of S.H.I.E.L.D. e Grey’s Anatomy), la cui voce è tuttavia quasi incomprensibile in circa metà delle scene in cui appare, colpa imputabile al regista e/o al montatore, che quasi sempre decidono di non inquadrarlo mentre parla, preferendo optare per movimenti di macchina senza senso.

In ogni caso. Shu si ritrova imprigionato in una nuova struttura ultra high-tech (i set sono illuminati coi ‘futuristici’ neon che nemmeno il primo Tron, ma ci sono nell’ordine: campi di forza, robot, raggi elettroshock e … manette magiche che scaturiscono letteralmente dal nulla e legano insieme due prigionieri!), dove per ottenere dei privilegi bisogna vincere dei duelli corpo a corpo con altri detenuti random – senza una ragione apparente. Già. Un cliché da B-Movie vecchio come il mondo, evidentemente usato solo per dare occasione a Huang di dimostrare il suo valore atletico.

Nel frattempo, all’esterno, Stallone recluta Dave Bautista – come lui, comparsa illustre – per aiutarlo a trovare Huang e un altro membro della squadra che è scomparso. A questo punto inizia a balenare in testa l’idea da fan che finalmente Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno stia per decollare. E invece no. Perché le due trame sono collegate che peggio non si potrebbe, tanto che spesso si capisce a malapena cosa si suppone stia succedendo. Non c’è una vera attenzione per il film mentre saltiamo avanti e indietro tra l’esterno e l’interno della prigione – di cui nessuno conosce l’ubicazione.

I dialoghi sovente si perdono per strada o vengono borbottati, soprattutto da Curtis ’50 Cent’ Jackson, talmente svogliato e ingessato che un suo cartonato con il voice-over avrebbe fatto una figura meno barbina. Difficile capire perché continuino ad affidargli delle parti al cinema. Dave Bautista è evidentemente sottoutilizzato, relegato al solito ruolo di gigante che picchia la gente.

Non c’è un personaggio dietro. Sylvester Stallone, come intuibile, sta negli ultimi anni provando a ritagliarsi delle parti che gli restituiscano riflessi dei film action di successo di cui è stato un tempo l’eroe. A 71 anni compiuti non può certo esagerare, però bisogna ammettere che il mestiere lo conosce bene.

E se c’è una buona sequenza d’azione in cui lui e Dave Bautista fanno fuori numerosi nemici, anche se non è chiaro il perché, visto che sembra solo un diversivo inserito per ridestare l’attenzione di chi guarda, un’altra scena è ai limiti dell’imbarazzante, visto che il nostro Rocky / Rambo affronta un avversario di almeno 30 anni più giovane di lui a pugni nudi …

Gli effetti speciali della pellicola sono poi esagerati, ma di qualità così bassa che ci si chiede come siano riusciti a usare una tecnologia degli anni ’90 e farli sembrare usciti dagli anni ’80, con la prigione inespugnabile che nemmeno per un secondo sembra qualcosa di diverso di un set cinematografico piuttosto scadente. L’intero Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno sembra un B-Movie a buon mercato, grazie anche alla CGI impiegata per le esplosioni e il sangue. E se la sceneggiatura non funziona per tutti i motivi sopra esposti, oltre che per la totale assenza di momenti più leggeri, una menzione speciale va al regista, Stephen C Miller, fermamente convinto che i movimenti di macchina irregolari e inappropriati siano il viatico per la buona riuscita di un’opera. No. Non lo sono.

È davvero un peccato vedere Sylvester Stallone in una produzione del genere. Comunque, in Escape Plan 3: Devil’s Station,  la regia passerà a John Herzfeld (15 minuti – Follia omicida a New York), uno che teoricamente sa come dirigere un lungometraggio degno di questo nome.

Di seguito trovate il full trailer italiano di Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno:

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