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Gen Z e film proiettati a velocità 1.5x: il festival canadese che divide il mondo del cinema

17/05/2026 news di Stella Delmattino

Un esperimento provocatorio per stimolare il dibattito

stranger things al cinema scena

La Gen Z guarda sempre più contenuti a velocità accelerata. Ora questa abitudine arriva anche al cinema.

In Canada, il festival Rendez-vous Québec Cinéma ha annunciato una proiezione speciale di Amour apocalypse di Anne Émond in versione “x1,5”, comprimendo il film da 1 ora e 40 minuti a circa 66 minuti. L’iniziativa, ribattezzata provocatoriamente “Les Moins Longs Métrages”, nasce dal tentativo di avvicinare il pubblico più giovane, abituato a consumare video su TikTok, YouTube e piattaforme streaming in modalità accelerata.

La notizia, pubblicata dal quotidiano canadese La Presse, ha acceso un forte dibattito nel mondo del cinema.

Secondo una ricerca citata nell’articolo, quasi la metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni preferisce guardare video e contenuti online a velocità aumentata. Una pratica ormai normalizzata nel digitale che, per la prima volta, entra ufficialmente anche in sala.

L’idea dei RVQC è sperimentare nuovi linguaggi e nuove modalità di fruizione per intercettare spettatori cresciuti tra scroll continui, video brevi e attenzione frammentata.

La scelta ha però diviso critica, pubblico e addetti ai lavori.

“Incoraggiare i giovani a scoprire il cinema chiedendo però di non guardare un film così come è stato concepito dai suoi autori sembra un controsenso”, scrive il giornalista Marc Cassivi su La Presse.

Il timore è che accelerare un film significhi alterarne profondamente ritmo, tensione narrativa, interpretazioni e intenzioni registiche. Soprattutto nel caso di un’opera d’autore come Amour apocalypse, presentata in anteprima al Festival di Cannes.

Anche la regista Anne Émond ammette di avere sentimenti contrastanti sull’esperimento.

“Mi spezza un po’ il cuore vedere il mio film accelerato”, racconta nell’intervista, pur riconoscendo che molti giovani guardano già film e serie in questo modo sui propri smartphone.

La regista ha accettato la proiezione soprattutto per stimolare una discussione sul rapporto tra nuove generazioni e cinema contemporaneo.

Il caso canadese riapre così una domanda sempre più centrale per l’industria audiovisiva: il cinema deve adattarsi alle abitudini digitali della Gen Z oppure difendere il proprio linguaggio originale?

Per alcuni si tratta di un’evoluzione inevitabile della fruizione audiovisiva. Per altri, invece, è una perdita culturale che rischia di trasformare i film in semplici contenuti da consumare più velocemente.

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