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Voto: 6/10 Titolo originale: Jackie , uscita: 02-12-2016. Budget: $9,000,000. Regista: Pablo Larraín.

Jackie (2016): la recensione del film diretto da Pablo Larraín

15/02/2017 recensione film di Teresa Scarale

La privatissima tempesta di Jacqueline Kennedy, la cui leggenda rivive nel magnifico perfezionismo di Natalie Portman

jackie portman

“Se pensa che le lascerò scrivere tutto quello che vuole senza averlo prima riletto si sbaglia”. Il 22 novembre 1963 il presidente John Fitzgerald Kennedy (Caspar Phillipson) venne assassinato a Dallas durante la campagna elettorale per il suo secondo mandato. L’eleganza ieratica della di lui moglie Jacqueline Lee Bouvier, che gli sedeva accanto, venne scomposta dal terrore improvviso e dagli schizzi di sangue inarrestabili del suo collo e del suo cranio perforati dal proiettile di Lee Harvey Oswald.

La compostissima e flautata Jackie (la splendida Natalie Portman), insozzò il suo tailleurino rosa e ne sgualcì il tessuto in preda alla disperazione di una donna che amava – nonostante tutto – il padre dei suoi quattro figli, due dei quali erano già morti.

jackie locandinaLa vicenda cinematografica descritta in Jackie si poggia sull’impiantito dell’intervista a Jacqueline da parte di un giornalista (Billy Crudup) pochissimo tempo dopo la tragedia. L’ex first lady, nutrita di sole sigarette, siede esangue, granitica e solitaria in una magione isolata dal mondo e dai rumori, il collo del suo dolcevita bianco unico a darle un po’ di calore.

Gli occhi fieri, i polsi sottili e il collo appena più spesso sostengono lo scontro con l’intervistatore ammesso al suo cospetto. “Sono una giornalista anch’io. So di cosa è in cerca: storie”. Quella che è stata definita “la donna famosa meno conosciuta dell’era moderna” è restituita dall’infaticabile attrice israeliana in tutta la sua gestualità, regalità, orgoglio.

Guardando la pellicola in originale si potrà apprezzare anche tutto il lavoro svolto sulla vocalità wasp e ariosa della first lady: è Jackie che parla, non Natalie. Il flusso di coscienza in cui il talentuoso regista Pablo Larraín (Neruda, Il club, No – I giorni dell’arcobaleno) fa nuotare Jackie si manifesta nel suo parlare calmo eppure tormentato, nelle inquadrature come sotto lente, a volte claustrofobiche, nell’andirivieni roteante dei pensieri della protagonista.

Jackie appare sempre vestita seppur nuda in mezzo al palcoscenico spietato del mondo. Il suo vestito macchiato e tenuto addosso come un vessillo fino alla fine di quel giorno infernale del 1963 è come il kimono di un samurai. Gli unici a cui è concesso di abitare la sua solitudine sono Bob Kennedy (l’ottimo Peter Sarsgaard) e l’amica d’infanzia e assistente personale Nancy Tuckerman (Greta Gerwig). Le due figure sono gestite da Larraín sapientemente: il tatto di Bob verso la cognata è maschile, caldo, avvolgente; si intuisce che Bob forse prenderà il posto di John, ma senza pruderie scandalistiche. La fedele Nancy “Tucky” non è una lamentosa moinomane malata di piaggeria.

Pablo Larrain ricostruisce maniacalmente le vicende di quei giorni, anche con immagini di repertorio ma sempre e comunque adoperando gli attori, mai i veri protagonisti. L’effetto sullo spettatore è curioso: si ha l’impressione di venire catapultati indietro nel tempo; solo, con le facce degli interpreti a sostituire quelle dei veri protagonisti della Storia.

Il lavoro martellante di Natalie Portman comunica all’inverosimile l’elettricità che scuote l’anima di questa donna ferma e fiammeggiante, che riesce ad avere in testa tutta la lucidità necessaria perché a suo marito sia tributata la dovuta memoria. Per questo ruolo è candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista. Dopo la delusione di Venezia73, in cui la Coppa Volpi per la Miglior interprete è andata a Emma Stone, sarebbe auspicabile che l’Academy volesse premiarla.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Jackie, nei cinema dal 23 febbraio:

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