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6,5/10 su 10 voti. Titolo originale: Die letzte Party deines Lebens, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Dominik Hartl.

Recensione dal BIFFF 36 | Party Hard Die Young di Dominik Hartl

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Il regista di Attack of the Lederhosen Zombies dimostra di aver completamente perso il proprio tocco con un tedioso teen slasher, che risulta derivativo, pochissimo originale e per giunta privo di sangue

Teen slasher nostalgico anni ’90, Party Hard Die Young (Die letzte Party deines Lebens) dell’austriaco Dominik Hartl (Attack of the Lederhosen Zombies) indulge fin troppo nel dramma adolescenziale, mentre tralascia – grave colpa – di inserire il giusto, o almeno auspicabile, ammontare di sangue e nudità.

Le premesse sono piuttosto convenzionali e si addentrano nei piuttosto tediosi lidi del teen drama, una sottospecie di versione emotivamente impoverita di Che ne sarà di noi con l’aggiunta di un misterioso assassino mascherato. Julia (Elisabeth Wabitsch) e Jessica (Antonia Moretti) sono in vacanza in un villaggio per ragazzi teutonici in Croazia dopo la maturità con un gruppo di altri compagni di scuola. Tutto precede per il meglio tra rave e giornate trascorse sulle rocciose spiagge dalle acque cristalline, quando un’ombra offusca il divertimento notturno: ad uno degli sbadati amici di Julia scappa che lei non andrà a Vienna a studiare, bensì a Monaco di Baviera, causando le ire di Jessica che, dopo aver preso un non ben definito psicofarmaco rubato alla madre, si allontana da sola. Risultato? La ragazza la mattina dopo non fa ritorno in camera, anzi scompare senza lasciare traccia … Tuttavia, il suo cellulare è ancora acceso e un suo primo piano con una croce sopra appare sullo Snapchat di Julia. Subito dopo, in quello che sembra un terribile incidente, un altro membro della sua cerchia perde la vita tragicamente, lasciando tutti i compagni sconvolti. Da questo momento iniziano a succedersi sparizione inquietanti, che portano la protagonista a credere che lei e la sua classe siano in serio pericolo di vita, dacché un misterioso killer li ha presi di mira e li vuole eliminare uno ad uno per qualche ragione.

Piuttosto banale nella storia come nello sviluppo, Party Hard Die Young mette in scena il solito gruppo di adolescenti festaioli che viene puntato da uno spietato maniaco per un motivo oscuro e che iniziano ad essere eliminati uno alla volta. In un simile tipo di prodotto l’originalità difficilmente fa capolino tra un cliché e l’altro – e anche qui non siamo di fronte a un’eccezione -, ma quantomeno si spererebbe che un film indie a budget limitato – e perciò libero dalle incombenze e restrizioni determinate dalla censura -, venga almeno infarcito di sangue e budella tanto cari ai fan dello slasher. Ebbene, gli estimatori del sottogenere rimarranno completamente delusi anche in questi termini, poiché non c’è traccia di inventiva nel girare le varie uccisioni e vengono censurati gran parte dei dettagli succosi, facendo risultare il film solamente una congerie di immagini e idee già viste anni prima e ormai fuori tempo massimo, considerando poi che non si tratta neppure di un’opera prima.

Infelice derivazione di So cosa hai fatto (I Know What You Did Last Summer), citato peraltro apertamente, Party Hard Die Young prende a piè pari l’intreccio del suddetto e si limita a riproporlo un un ventennio dopo, non aggiungendo nulla di inedito o anche solo di vagamente interessate, e non riuscendo nemmeno a replicare la vaga coerenza narrativa originaria di quello. Si tratta dunque di uno slasher che non solo non contiene traccia importante di gore (fatto che già di per sé basterebbe a bocciarlo, e certo non abbiamo assistito a una proiezione censurata), ma che anche sul fronte della sceneggiatura risulta del tutto inadeguato. Lo sviluppo è difatti pieno di buchi, incongruenze lapalissiane, o di assurde coincidenze buttate lì solo per far avanzare la storia. Senza elargire troppi dettagli, primeggiano un cadavere che, guarda caso, emerge nottetempo nel porto – nessuno se n’era accorto prima … – durante un bagno notturno giusto per essere ritrovato da due dei protagonisti, una ex compagna di classe muore e nessuno dei personaggi (tra cui una sua amica di Facebook), che vivono immersi tra social media e selfie, si è accorto di nulla e infine il killer che cerca ovviamente vendetta segue un criterio nelle uccisioni che non denota logica alcuna alla luce delle motivazioni conclusive. A ciò si aggiungono il classico maniaco con maschera e scadentissimi colpi di scena e improbabili trucchetti per trarre in inganno lo spettatore sulla reale identità del colpevole, che portano a pensare all’ennesimo clone tardivo di Scream venuto male. Tralasciamo volutamente un commento sui risvolti drammatici o il vago commento sociale. Coloro quindi che hanno avuto occasione di guardare i precedenti lavori di Dominik Hartl (che peraltro è responsabile anche della sceneggiatura insieme a Armin Prediger) come Attack of the Lederhosen Zombies, senza dubbio avranno la sensazione che il regista abbia fatto un notevole passo indietro in estro creativo e visivo (che già non brillavano). Forse, il proposito finale è proprio qui quello di confezionare uno slasher ‘potabile’ per un audience adolescenziale da multisala, che potrebbe in qualche modo essere coinvolto dalle problematiche di Julia e compagni. Tuttavia, l’estrema superficialità con cui vengono caratterizzati i personaggi, accompagnata dalla pessima performance di Elisabeth Wabitsch e del resto del cast, rendono difficile l’immedesimazione perfino di un pubblico non particolarmente schizzinoso.

Dunque del tutto sconcertante nel copione come nella recitazione, Party Hard Die Young non si salva nemmeno in corner per la violenza (o per la colonna sonora dominata da L’Amour toujours del nostro Gigi D’Agostino), risultando più che altro una copia ben poco riuscita degli slasher dei tardi anni ’90. Il cinema di genere in Austria affronterà pure delle grandi difficoltà, ma non è certo questo il modo per incoraggiare a investirci di più.

Di seguito trovate il trailer ufficiale:

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