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7/10 su 3856 voti. Titolo originale: What Happened to Monday, uscita: 18-08-2017. Regista: Tommy Wirkola.

Recensione | Seven Sisters / What Happened To Monday di Tommy Wirkola

26/08/2017 recensione film di William Maga

La solida performance di Noomi Rapace non basta a nascondere le falle di una sceneggiatura raffazzonata e di un budget non adeguato alle ambizioni

Se avete familiarità con Orphan Black, siete tra quelli che, settimana dopo la settimana, hanno visto Tatiana Maslany interpretare Sarah Manning e un assortimento di suoi cloni in maniera sempre più convincente, all’interno peraltro di una serie TV dal livello tecnico notevole, che riusciva a funzionare bene perché focalizzata sulla necessità che le molteplici versioni della protagonista potessero essere amalgamate così da creare l’illusione che diverse persone interagissero per davvero le une con le altre nella stessa scena. Ancora più impressionante era però la mera performance, con l’attrice in grado di creare caratteri differenziati, ciascuno coi propri atteggiamenti, manierismi, tic facciali e linguaggio del corpo (tanto che alla fine si è portata a casa un Emmy).

What Happened To Monday netflixÈ quindi normale che, almeno per alcuni spettatori, questo sia il livello delle aspettative nei confronti del nuovo film distribuito in esclusiva da Netflix, Seven Sisters (o What Happened to Monday), un thriller distopico – che non può evidentemente ricordare lo show di cui sopra – ambientato in un futuro non così distante, dove Noomi Rapace (Prometheus) dà vita a sette sorelle gemelle, ciascuna con una diversa personalità e differenti qualità. A credito del film, va intanto detto che gli effetti visivi impiegati sono così precisi che il pubblico probabilmente non noterà il lavoro delle controfigure. Tuttavia, sappiamo che servono più che prove efficaci e un po’ di tecnologica per portare a casa il risultato e, se la premessa è sufficientemente interessante, lo svolgimento soffre di moltissimi punti deboli, tanto da poter tranquillamente affermare, a posteriori, che una serie televisiva – o miniserie, sullo stile dell’eccellente The Handmaid’s Tale -, sarebbe senz’altro stata la mossa più furba.

L’anno è il 2073 e la Terra è in crisi. Per combattere la sovrappopolazione, gli scienziati hanno creato colture geneticamente modificate per garantire più cibo per tutti, con l’effetto collaterale di un drastico aumento del numero di parti multipli. In risposta, un politico di nome Nicolette Cayman (Glenn Close) ha creato allora il “Child Allocation Act”, che costringe ogni famiglia ad avere non più di un figlio, e, qualora si verificassero nascite indesiderate, questi bambini verrebbero subito raccolti e sottoposti a crioconservazione – un’animazione sospesa a lungo termine, dove ognuno rimarrà finché non saranno risolti i problemi del pianeta. Questo è l’ambiente in cui le sette sorelle Settman (Rapace) si trovano a vivere. Al fine di preservarne la sicurezza, il loro nonno Terrence (Willem Dafoe) ha chiamato ciascuna di loro come un giorno della settimana, permettendogli di uscire di casa una alla volta e soltanto nel giorno omonimo. All’aperto, tutte adottano infatti la personalità condivisa di Karen Settman, uno stratagemma che funziona nonostante le ovvie limitazioni. Un giorno però, Monday non rincasa per la classica riunione di famiglia serale e presto le sorelle si rendono conto che la Cayman e il suo Ufficio sono sulle loro tracce.

La necessaria introduzione delle protagoniste in Seven Sisters, che deve coprire un arco di 30 anni di vita, viene risolta alla buona da WHTM in modo rapido – forse troppo, visto che Dafoe sparisce e non vengono mai approfondite le motivazioni del suo gesto iniziale … – grazie alla voce fuori campo. Il film diretto da Tommy Wirkola (Dead Snow) inizia quindi realmente solo quando entra in gioco la Rapace adulta, la quale riesce a costruire in modo convincente i suoi sette personaggi, un compito tutt’altro che semplice. A parte i costumi e le acconciature personalizzate, la sceneggiatura di Max Botkin e Kerry Williamson dà però sorprendentemente all’attrice ben poco su cui lavorare. Una è “la sorella secchiona”, l’altra è “la sorella sexy”, un’altra è “la sorella arrabbiata e ribelle”. Sono maschere tanto sottili che non risultano nemmeno degli archetipi – sono più simili a caricature da cartoni animati, applicate sopra uno sfondo live action. Come si diceva, la Rapace è tuttavia in grado di far emergere le differenze tra le ragazze con manierismo, con sguardi e piccoli gesti. La Maslany resta lontana, ma dà comunque un’idea di come un attore possa elevare con il proprio talento lo scarno materiale che gli è stato fornito.

SEVEN SISTERS noomiA deludere più di tutto è che la pellicola sostanzialmente si configura come un thriller cospirazionista pseudo-futuristico decisamente standard e soprattutto non c’è traccia dell’estro tipico dei precedenti lavori di Wirkola. Uno spot promozionale 3D in favore della criogenia nei primi minuti strizza l’occhio al RoboCop di Paul Verhoeven, mentre il persistente chiacchiericcio delle pubblicità all’esterno riporta inevitabilmente alla mente Blade Runner. Per fortuna, il regista non prova nemmeno a replicare l’estetica di nessuno dei due classici, optando invece per un look naturalistico e sottotono. In questo modo si finisce però col sentire che qualcosa non quadra, perché la tecnologia non è progredita affatto, congelando praticamente ogni cosa al nostro presente. Anche l’utilizzo di eventuali innovazioni è assai smorzato. Per essere oltre 50 anni nel futuro infatti, ci si aspetterebbero forse automobili volanti, intelligenze artificiali, pistole laser e computer all’avanguardia. Al contrario, abbiamo poco più dell’abusato – da quando è stato scoperto in Minority Report – schermo touch trasparente e braccialetti di metallo che si illuminano, usati come localizzatori e per garantire che nessuno violi il Child Allocation Act. Un po’ poco. Non si può quindi fare a meno di chiedersi se tali decisioni siano state dettate dal budget – anche se l’effetto è in definitiva quello di un pianeta bloccato – senza apparenti motivi – nel passato.

E non sarebbe nemmeno un problema insormontabile, se solo What Happened to Monday mirasse a costruire intenti o obiettivi più grandi per la sua storia. Una volta che il prevedibile gioco del gatto col topo tra la Cayman e le sorelle si fa a carte scoperte, il film innesca rapidamente il pilota automatico verso l’azione più scontata. Una strada che potrebbe percorrere se fosse Atomica Bionda o John Wick, ovvero quel tipo di pellicola impostata su cliché semplici proprio per poter arrivare quanto prima alle attese scariche di adrenalina. Il solo momento in cui Wirkola si avvicina a qualcosa del genere è però quando decide di far bere uno dei personaggi da un cartone del latte che finisce casualmente sulla traiettoria del proiettile che di lì a poco gli fa saltare la testa (e c’entra molto probabilmente anche la censura …).

What Happened to Monday netflixLa mancanza di un’anima e di investimento emotivo è un altro fattore determinante. Sin dal prologo, è palese che gli autori intendano battere sui tasti della famiglia e del sacrificio – e alcuni flashback tra Dafoe e le versioni più giovani delle sorelle Settman parrebbero indicare la via. E ci sarebbe poi anche l’enorme opportunità di esplorare temi come la ricerca di una identità, le dure politiche governative e le difficoltà di forgiare il proprio percorso personale e unico in un mondo che invece richiede la conformità. Fatto sta che alle versioni adulte di Monday, Sunday, Friday e le altre non viene offerta alcuna opportunità di esprimersi in tal senso. Il potenziale di WHTM è talmente obnubilato che persino il ‘clamoroso’ colpo di scena finale – senza dubbio inteso come ciliegina sulla torta, in grado di dare un senso ai 110′ minuti precedenti – viene gestito in modo tanto maldestro che bisogna rivedere la scena per capire quale fosse l’obiettivo degli sceneggiatori.

In definitiva, Seven Sisters / What Happened To Monday è la piena dimostrazione di come avere per le mani un cast di livello, un regista interessante e una sceneggiatura tra le più acclamate (nella Black List di quelle non prodotte nel 2010), non porti nella realtà a risultati per forza all’altezza. Sicuramente un altro passo falso per Netflix (in veste di distributore). Curiosamente, l’Italia è tra i pochissimi paesi del mondo dove uscirà al cinema (nel 2018 pare). L’oculatezza della distribuzione non finisce mai di sorprendere.

Di seguito il full trailer:

Noomi Rapace
Willem Dafoe
Glenn Close
Robert Wagner
Marwan Kenzari
Christian Rubeck
Pål Sverre Hagen
Tommy Edun
Lara Decaro
Jeppe Beck Laursen
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