Titolo originale: The Amazing Spider-Man 2 , uscita: 16-04-2014. Budget: $200,000,000. Regista: Marc Webb.
The Amazing Spider-Man 2: il blockbuster da 700 milioni che distrusse il franchise Sony
15/05/2026 news di Stella Delmattino
Andrew Garfield, il sogno dell’universo espanso e il film che cambiò per sempre i piani dello studio

“Abbiamo assolutamente l’ambizione di creare un universo molto più grande attorno a Spider-Man.” Quando Michael Lynton, allora CEO di Sony Pictures Entertainment, pronunciò questa frase nel 2013 durante un incontro con gli investitori, stava involontariamente anticipando il problema che avrebbe finito per travolgere l’intero franchise.
Col senno di poi, The Amazing Spider-Man 2 resta uno dei casi più assurdi nella storia dei blockbuster moderni: un film capace di incassare oltre 700 milioni di dollari nel mondo e allo stesso tempo distruggere completamente la saga che avrebbe dovuto espandere.
Ancora oggi i film con Andrew Garfield dividono il pubblico. Molti considerano il suo Peter Parker uno dei migliori mai visti al cinema, mentre altri non hanno mai digerito la direzione caotica presa dalla serie. Eppure il vero problema di The Amazing Spider-Man 2 andava ben oltre il film stesso.
Nel 2014 Hollywood era nel pieno della corsa agli universi condivisi. Marvel dominava il box office, il MCU sembrava irraggiungibile e ogni studio voleva costruire il proprio ecosistema cinematografico. Sony però aveva un solo vero asset: Spider-Man.
Dopo il collasso di Spider-Man 4 di Sam Raimi, lo studio riavviò tutto da zero con The Amazing Spider-Man di Marc Webb e Andrew Garfield. Il reboot incassò 758 milioni di dollari nel mondo, abbastanza da convincere Sony ad accelerare immediatamente sui sequel e sugli spin-off.
Il problema è che The Amazing Spider-Man 2 iniziò rapidamente a caricarsi di troppi elementi pensati più per il futuro del franchise che per il film stesso. Oltre al ritorno di Garfield ed Emma Stone, il sequel introdusse Electro, Goblin, Rhino e persino riferimenti a Black Cat. Parallelamente Sony stava già preparando film sui Sinistri Sei, Venom e altri spin-off collegati all’universo dell’Uomo Ragno.
Il risultato fu un blockbuster sovraccarico, dispersivo e continuamente diviso tra il bisogno di raccontare una storia e quello di preparare il terreno per i film successivi.
Persino la morte di Gwen Stacy, uno degli eventi più celebri dei fumetti Marvel, sembrava inserita più per costruire il futuro della saga che per dare forza emotiva al presente. Shailene Woodley aveva addirittura girato scene nei panni di Mary Jane Watson, poi eliminate completamente dal montaggio finale.
Nel frattempo il Marvel Cinematic Universe continuava a dominare. The Avengers aveva superato 1,5 miliardi di dollari, mentre Iron Man 3 aveva oltrepassato quota 1,2 miliardi. Sony voleva disperatamente replicare quel modello.
Pochi mesi prima dell’uscita del film, la produttrice Amy Pascal dichiarò apertamente: “Stiamo espandendo l’universo di Spider-Man con Sinistri Sei e Venom, così da avere film di Spider-Man ogni anno.”
Ed era proprio questo il problema. The Amazing Spider-Man 2 non doveva più essere soltanto un sequel. Doveva diventare il pilastro di un intero universo cinematografico.
Quando il film arrivò nei cinema nel maggio 2014, debuttò molto bene: 91,7 milioni di dollari negli Stati Uniti. Ma il passaparola negativo colpì rapidamente gli incassi e il film crollò già nel secondo weekend.
Alla fine chiuse la corsa con 708,9 milioni di dollari worldwide. Un risultato che per quasi qualsiasi altro franchise sarebbe stato considerato ottimo. Ma non per Sony.
Nel pieno della “gold rush” dei cinecomic, lo studio non cercava semplicemente un successo commerciale: voleva creare il proprio MCU. E rispetto ai colossi Marvel del periodo, The Amazing Spider-Man 2 sembrava improvvisamente troppo fragile per sostenere quel peso.
Poi arrivò il caos.
Nel novembre 2014 Sony subì il celebre attacco hacker che rese pubbliche migliaia di email interne. Tra quelle conversazioni emersero piani sempre più confusi per il futuro di Spider-Man: spin-off femminili, universi paralleli, film sui villain e persino un progetto dedicato a Zia May.
Alcune idee sarebbero sopravvissute, come Spider-Man: Into the Spider-Verse o i film di Venom. Molte altre invece si sarebbero trasformate in flop clamorosi come Morbius e Madame Web.
A quel punto Sony capì di aver bisogno di una soluzione diversa.
Dietro le quinte Kevin Feige e Amy Pascal iniziarono a discutere una collaborazione tra Marvel Studios e Sony. L’idea era semplice ma rivoluzionaria: integrare Spider-Man direttamente nel MCU.
L’accordo venne ufficializzato nel febbraio 2015. Andrew Garfield uscì di scena e Tom Holland diventò il nuovo Peter Parker.
La scelta si rivelò devastantemente efficace dal punto di vista commerciale. I primi tre film con Tom Holland hanno incassato oltre 3,9 miliardi di dollari complessivi, mentre Spider-Man: No Way Home ha sfiorato da solo quota 2 miliardi, diventando uno dei più grandi successi nella storia del cinema moderno.
Eppure il caso di The Amazing Spider-Man 2 resta ancora oggi unico. È raro vedere un film da oltre 700 milioni di dollari cancellare completamente il franchise che avrebbe dovuto rafforzare.
Il problema non era soltanto il film, ma la mentalità industriale che lo circondava. Sony cercò di costruire un universo condiviso prima ancora di avere basi narrative solide. È la stessa strategia che ha contribuito ai problemi del DCEU e al fallimento del Dark Universe della Universal.
La lezione lasciata da The Amazing Spider-Man 2 è ancora attualissima: anche un blockbuster di enorme successo può trasformarsi in un fallimento se viene caricato di aspettative troppo grandi per poterle sostenere davvero.
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