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[recensione serie TV] Taboo – Stagione 1 di Kristoffer Nyholm e Anders Engström

12/03/2017 news di Raffaele Picchio

Tom Hardy torna dal regno dei morti per seminare caos negli 8 sorprendenti episodi messi in onda da BBC One

Una sagoma spettrale è in piedi su una barchetta circondata dalle nebbie mentre si addentra verso un isola oscura e minacciosa: si, è “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin ma è anche l’immagine di apertura dell’ambiziosa e oscura serie made-in-Hardy Taboo e il parallelismo con il noto dipinto non è casuale perchè quella sagoma spettrale è il non-morto James Delaney (Tom Hardy) e la minacciosa isola su cui sta sbarcando è l’Inghilterra del 1800.

taboo hardy posterJames ritorna nella città nativa per reclamare l’eredità lasciatagli dello spregevole padre, ovvero una misera striscia di terra ottenuta con raggiri dagli indiani d’america autoctoni. Una striscia di terra che è posizionata strategicamente proprio nei confini che si stanno tracciando e spartendo America e Inghilterra alla fine della guerra, che li ha coinvolti fino ad ora e che quindi fa gola tanto alla Corona quanto all’America. In mezzo c’è anche la Compagnia delle Indie che è interessata al monopolio del commercio e che ben conosce James, perchè Delaney è un diavolo tornato dall’inferno con tanti segreti oscuri che lo legano alla Compagnia. Ciò mette James in una buona posizione di “potere” e, sopratutto, non ha più nulla da perdere. Il suo unico obbiettivo è generare il caos, distruggere, vendicare. E sopratutto l’uomo porta con sé dicerie che fanno paura a tutti e non tarderanno a trovare conferme: cannibalismo, voodoo, incesto, omicidi. Inizia così per Delaney il suo peregrinare avanti e indietro per una Londra agghiacciante popolata da grotteschi e disgustosi nobili da un lato e da orrendi e violentissimi derelitti dall’altro, minacciando, comprando e ricattando chiunque gli si pari davanti. E quell’esercito di derelitti e disperati (assassini, drogati, puttane, attrici fallite, froci) che si va, anche controvoglia, formando inizierà a fare seriamente paura a tutti.

Intricatissima e oscura, violenta e misantropa, Taboo è un “one man show” capace di azzardare continuamente. La presenza di Steven Knight nell’organico creativo della serie poteva trarre in inganno, ma per fortuna Taboo prende seriamente le distanze da un prodotto come Peaky Blinders e si crea prepotentemente un angolo tutto suo. Forte di una messa in scena meravigliosa e inedita, dipinge in modo inedito e decadente una Londra come mai si era vista prima: piena di fango, sporca e lercia brulicante di grottesche e meschine figure, sporche e unte come neanche il medioevo di Paul Verhoeven. Spesso sembra quasi di riuscire a sentire il puzzo di ogni singolo ambiente, ma anche qui nulla è casuale, visto che l’avidità umana che nient’altro è se non orrenda materia organica (che siano diamanti o il piscio di puttane misto alla merda di cavallo usato per creare polvere da sparo) è chiaramente una delle principali tematiche che emergono dalla serie. E immagini così oscure e potenti, spesso con tantissimi rimandi pittorici o iconici, vengono ulteriormente esaltate da un meraviglioso accompagnamento musicale ad opera dell’ottimo Max Richter, capace di passare dalla malinconica opening theme (che emotivamente cambia di puntata in puntata) a incalzanti cavalcate da togliere il fiato. Nonostante questo, però, ad adombrare tanto la figura del produttore Ridley Scott (mica l’ultimo degli stronzi) quanto quella del co-creatore Steven Knight è l’esplosiva combo Hardy padre/figlio.

taboo serie TV hardyIntanto applausi sinceri a Chips, mitico padre di Tom e penna principale dietro l’intero lavoro, che sfacciatamente non nasconde la sua provenienza teatrale, scrivendo una sceneggiatura complessissima e azzardata che, da una parte fa dell’implicito e del sottotesto un asse portante su cui sviluppare i personaggi, riempiendola di simbolismi e riferimenti difficilmente percettibili con una singola visione; dall’altra si lancia in un rischioso gioco all’accumulo dove situazioni, personaggi, linee narrative si moltiplicano quasi a dismisura per una serie di sole 8 puntate, ma, incredibilmente, ogni volta che sembra ci si stia per perdere, arriva sempre quel tassello che serve a riprendere le fila di tutto arrivando ad un finale in cui (quasi) tutto torna perfettamente e trova molteplici chiavi di lettura ambigue e misteriose, che speriamo non vengano svilite nella già annunciata seconda stagione. Infatti, tanti sono i piani su cui si muove l’intera vicenda e sia quello “storico” che quello “esoterico” si intrecciano perfettamente, riuscendo a tenere l’attenzione sempre alta. Inoltre la sua natura quasi autoconclusiva fa sì che alla fine della corsa ogni personaggio trovi un perfetto ruolo e attraversi un percorso personale coerente e quasi mai collaterale o inutile alla storia (il rapporto di Delaney con la sorella, la “matrigna”, il piccolo Robert, Brace il maggiordomo).

taboo serie TVE poi chiaramente c’è lui, Tom Hardy, ormai una garanzia di qualità indiscussa che è ovviamente l’intero cuore pulsante di tutto lo show. E’ lui a trovarsi perennemente in scena, a mettersi in gioco continuamente diventando inevitabilmente centro di gravità per tutte le azioni e i personaggi e quindi sua è la grandissima responsabilità di riuscita dell’intero lavoro, ed è davvero enorme e sorprendente il suo James Delaney: personaggio complessissimo e sfaccettato, misantropo e oscuro, un po’ bestia e un po’ uomo (ispirato tra i tanti anche dal Bill Skies di Oliver Twist che Hardy aveva già interpretato in una miniserie TV), sottomette inevitabilmente ogni altra figura e performance (di un cast tutto di ottimo livello tra l’altro, che vanta tra gli altri, Leo Bill, Jessie Buckley, Oona Chaplin e Mark Gatiss) consegnando a memoria un personaggio carismatico, inedito e veramente borderline. Non si tratta di un anti-eroe ma di una vera e propria mina vagante che non si ferma e non si piega davanti a niente e nessuno, che disintegra ogni rapporto umano che gli si para davanti e che è tanto moralmente abietto quanto affascinante. Alla fine delle corsa si rimane soddisfatti e con una gran voglia di vederne di più.

Taboo potrebbe vivere benissimo autonoma in queste 8 puntate (ma è notizia fresca il suo rinnovo) e i territori della serialità non è detto che siano necessariamente positivi, ma la qualità complessiva di quanto mostrato fino ad ora fa stare più che tranquilli. In ogni caso quanto sarà realizzato non potrà mai togliere il riconoscimento a questa Taboo / Season 1 di essere stata tra le sorprese TV più belle di questo inizio 2017.

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