Un serial killer minaccia il mondo e nessuno sa chi sia: Death Note non è l’unico anime thriller, devi guardare questa serie incredibile
16/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Death Note è riconosciuto all'unanimità come l'anime thriller migliore di sempre. E se fosse solo il più famoso? Scopri questo altro anime.

Death Note ha segnato un’epoca. La storia di Light Yagami, studente liceale arrogante che entra in possesso di un quaderno soprannaturale capace di uccidere chiunque il cui nome venga scritto al suo interno, ha catturato milioni di spettatori in tutto il mondo. La tensione generata dal duello intellettuale tra Light e L, il detective geniale sulle sue tracce, ha trasformato questo anime in un fenomeno culturale che continua a essere citato come punto di riferimento assoluto nel genere thriller.
Eppure, per quanto Death Note sia indiscutibilmente un prodotto di qualità, non è il vertice assoluto di ciò che l’animazione giapponese ha da offrire in termini di suspense, complessità narrativa e profondità tematica. Esistono anime thriller che spingono l’acceleratore ancora più a fondo, che esplorano la psiche umana con maggiore audacia, che costruiscono atmosfere ancora più claustrofobiche. Titoli che, per ragioni diverse, non hanno ottenuto la stessa risonanza mainstream ma che, per chi li ha visti, rappresentano esperienze ancora più memorabili. Tra questi, il capostipite è senza dubbio Monster.
Monster incarna il thriller perfetto, quello che prende il tempo necessario per costruire una tensione insostenibile senza mai perdere il ritmo. Con i suoi 74 episodi, questa serie seinen diretta da Naoki Urasawa racconta la storia del dottor Kenzo Tenma, un neurochirurgo di fama mondiale la cui vita viene stravolta da una scelta morale. Anni prima, Tenma aveva salvato la vita di un bambino di nome Johan Liebert, rispettando il suo giuramento di Ippocrate anche quando le pressioni politiche lo spingevano a dare priorità a un paziente più importante. Quella decisione, apparentemente nobile, si rivela un incubo: Johan cresce diventando un serial killer dalle capacità manipolatorie sovrumane, e Tenma si sente in obbligo di fermarlo proprio perché è stato lui a renderlo possibile.

La dinamica tra Tenma e Liebert supera quella tra Light e L perché è radicata in una colpa esistenziale profonda, non solo in un gioco di scacchi intellettuale. Mentre Death Note si nutre di colpi di scena e stratagemmi sempre più elaborati, Monster costruisce la sua tensione attraverso la lentezza, il dettaglio, l’umanità dei suoi personaggi. Ogni episodio aggiunge un tassello a un mosaico che esplora la natura del male, il peso della responsabilità, la fragilità delle strutture morali che diamo per scontate. E lo fa mantenendo tutto ancorato a una realtà credibile, senza mai ricorrere al soprannaturale o agli eccessi tipici degli shonen.
Death Note condensa la sua storia in 37 episodi, una scelta che molti apprezzano per la sua economia narrativa. Monster ne richiede più del doppio, eppure non esiste un singolo episodio che sembri superfluo. È il tipo di thriller che ti tiene incollato allo schermo non con cliffhanger violenti, ma con una crescita costante della tensione, una costruzione paziente che esplode nei momenti giusti. Quando Monster decide di accelerare, lo fa con una precisione chirurgica che lascia senza fiato.
Menzione d’onore per un altro anime, uno aggiuntivo questa volta nel nostro consiglio per voi. Un anime di un vero maestro della tensione. Paranoia Agent rappresenta qualcosa di completamente diverso: un thriller che decostruisce il concetto stesso di verità oggettiva. Diretto da Satoshi Kon, maestro assoluto del psychological horror autore di capolavori come Perfect Blue e Paprika, questo anime di 13 episodi affronta il caso di Lil’ Slugger, un misterioso aggressore armato di mazza da baseball che colpisce vittime apparentemente casuali in una comunità sempre più terrorizzata.
Ciò che rende Paranoia Agent così straordinario è il suo approccio radicalmente anti-convenzionale. Mentre Death Note e Monster seguono una progressione narrativa lineare, seppur complessa, Paranoia Agent adotta una struttura episodica che esplora lo stesso fenomeno da prospettive multiple e spesso contraddittorie. Ogni episodio aggiunge un pezzo al puzzle, ma quel pezzo non si incastra mai nel modo atteso. Lil’ Slugger cambia, evolve, si trasforma in qualcosa di diverso a seconda di chi lo osserva, fino a quando diventa chiaro che non si tratta di un comune criminale ma di qualcosa di più profondo e inquietante.
L’interesse di Kon non è rivolto all’identificazione del colpevole, ma alle dinamiche psicologiche e sociali che rendono possibile la sua esistenza. Paranoia Agent è un’analisi spietata dell’isteria di massa, delle illusioni collettive, del bisogno umano di trovare capri espiatori su cui scaricare ansie e frustrazioni. Dove Death Note esplora la natura corruttiva del potere attraverso un protagonista che progressivamente perde ogni riferimento morale, Paranoia Agent analizza come intere comunità possano perdere il contatto con la realtà quando la paura prende il sopravvento.
Visivamente, Paranoia Agent è un’esperienza più disturbante e surreale di Death Note. Kon non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un’atmosfera onirica e claustrofobica dove il confine tra realtà e allucinazione sfuma continuamente. I suoi 13 episodi offrono anche una conclusione narrativa più soddisfacente rispetto al secondo arco di Death Note, spesso criticato per essere affrettato rispetto alla perfezione della prima metà della serie.
© Riproduzione riservata




