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Riflessione | Vecchio e Nuovo nel 2018 al cinema: osserviamo inermi l’arrivo dell’Apocalisse

01/01/2019 news di Gianluigi Perrone

Un anno di visioni e di considerazioni sul futuro che ci attende dietro l'angolo

locandine film 2018 poster

Lo spettatore si evolve. In massa. Impara a fruire dell’intrattenimento in maniera diversa. Basti guardare al nuovo episodio di Black Mirror, Bandersnatch. E’ interattivo, quindi non si può vedere ovunque. Però Netflix sta iniziando a educare il pubblico all’interazione. Perchè il fine di Netflix non è più solo quello di avere il monopolio, ma soprattutto di debellare completamente la pirateria. Lo sta già facendo, con il prezzo abbordabile per il quale hai un malloppone di roba, ma anche questa nuova soluzione fa la differenza.

I P2P di tutto il mondo si staranno chiedendo come piratarlo. L’interazione si unirà all’audiovisivo, e all’immersione, e alle reti neurali e avremo un universo nuovo da esplorare, capiremo che i disegni sulle rocce altro non erano che la creazione del Mondo. Mentre oggi sia il successo di pubblico che di “casta” va al passato, rispettivamente a Bohemian Rhapsody di Bryan Singer, perchè i Queen sono comunque una delle cose che piacciono a tutti (come i Simpson) , e a Roma di Alfonso Cuarón che è semplicemente un vecchio film italiano in bianco e nero, che la stragrande maggioranza del pubblico schifa. Non ci è dato sapere dove, se non su orizzonti politici, possa portare il successo di critica di Roma, ma sappiamo che questo 2018 non ha avuto film eccezionali, ma tra quelli buoni ha avuto molti italiani.

Rinascita del cinema Italiano? No. Morte del resto del Mondo, e come sempre noi ne approfittiamo bene. Lo spettatore si evolve. Singolarmente. Si inizia a vedere i film per intrattenimento. Per meraviglia infantile. Poi si diventa esperti, ma su livelli diversi. Si fanno comparazioni con tante altre cose viste. Il cinefilo vede i film come su una grande rete che è il passato del cinema. Poi c’è lo scarto professionale, che trasforma la visione e la influenza. Quando stai vedendo il film ma stai anche pensando a quello che ne farai. Il critico pensa a quello che ne deve scrivere. A come deve titillare il proprio ego attraverso la storia che sta guardando oppure come deve far capire a un eventuale lettore perchè dovrebbe andarlo a vedere, oppure se gli autori hanno rispettato le loro intenzioni iniziali, riuscendo a intuirle. Oppure urlando schifezza o capolavoro per macinare consensi. Dire che Aquaman di James Wan è divertente, non smuove un muscolo. Dire che è il miglior cinecomic DC crea una piccola catena di commenti e condivisioni. Così come che l’ultimo Spider-Man animato, Un Nuovo Universo, che sarebbe il migliore. Non importa che non sia vero, basta che si suggerisca quel paradosso per cui un film di animazione possa essere unanimemente considerato meglio di quelli live action.

Quindi la strategia diventa diversa. Vuoi fare un bel film? Qualcuno ne parlerà. Se fai invece qualcosa di nuovo e vecchio allo stesso tempo (‘nuovo’ per come si presenta e ‘vecchio’ per via del misero desiderio di branding che hanno tutti) allora hai buone possibilità. Pensiamo a uno dei migliori dell’anno, il remake di Suspiria, che unisce il genio produttivo di Luca Guadagnino, che prende progetti importanti e rischiosi in ‘production hell’ e li produce indipendentemente con A lists. Il film ha tutto quello che serve per essere un buon film, e oltre a intrattenere è anche innovativo. Una art direction più di valore nel finale avrebbe fatto urlare al miracolo, ma siamo già ad altissimi livelli. Vecchio e nuovo insieme. Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson? PTA è il miglior regista vivente oggi, quindi tutto ciò che fa è bene, anche se non memorabile come un tempo. Guadagnino non omaggia direttamente Dario Argento, ma lo sfida, come Argento sfidava apertamente Alfred Hitchcock nei suoi anni d’oro, e PTA omaggia Hitchcock, come fece con Stanley Kubrick in The Master nel 2012. E Il Filo Nascosto è un film da tenere da parte perchè può sempre essere utile quando vuoi vedere un film buono. Il vecchio e il nuovo. Lo spettatore si evolve in un film-maker. In uno sceneggiatore che guarda la storia, in un produttore che guarda alla spesa di ogni singola parte, a un tecnico che guarda il linguaggio camera e le luci, a un montatore che guarda i tanti pezzettini, e persino a un sound designer che non capisce niente della storia.

Poi però bisogna tornare ad essere uno spettatore puro, un regista dell’orchestra che hai nella testa. Godersi il film, forte di nuova consapevolezza. Cercando di identificare i momenti di goduria di quest’anno, davanti a uno schermo, si fa un po’ fatica. Come si diceva, l’Italia ha fatto bene. Dogman di Matteo Garrone è tra i film migliori dell’anno, con questa metafora nascosta delle politiche del Mondo, e anche se non è vero come Primo Amore o L’Imbalsamatore, brilla per qualità a livello internazionale. Anche Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, come riportato da molti, e nella sua imperfezione tiene le redini del cavallo più difficile, oggi: lo storytelling. In più c’è Soldado, il sequel di Sicario, che avendo uno come Stefano Sollima alla regia e Taylor Sheridan come sceneggiatore, si può definire come il primo vero ‘spaghetti western moderno’. Stesso tipo di piacere lo dà Dragged Across Concrete di S. Craig Zahler, unendo anche questo vecchio e nuovo, ma con il pregio di sfidare il circuito indipendente. Secondo solo Jeremy Saulnier che con Hold the Dark evolve il suo stile narrativo in una direzione entusiasmante, dimostrandosi uno dei numeri uno mondiali.

Catalogandoli tutti come horror, si può dire che non ci sono stati film memorabili, ma val la pena citare Mandy di Panos Cosmatos per aver evoluto produttivamente ma involuto qualitativamente le ottime idee di Beyond the Black Rainbow del 2010, A Quite Place – Un Posto tranquillo di John Krasinski che è obiettivamente un ottimo esperimento, e stessa cosa dicasi per Hereditary – Le Radici del Male di Ari Aster, La Casa delle Bambole di Pascal Laugier e CAM di Daniel Goldhaber, senza però riuscire ad esaltarsi troppo. Non si sa dove piazzare Climax e Tully, ottimi film di due registi con una visione chiarissima ma molto diversi. Il primo è Gaspar Noé, che crea ancora una volta qualcosa di pazzesco. Quando si vede un film del franco-argentino si ha la sensazione che la sua esistenza abbia un senso e sia necessaria. Perchè quello che fa esista, in quanto espressione cognitiva. Jason Reitman è la stessa cosa, ma con i buoni sentimenti, tanto bravo a guardare lì dove ci dimentichiamo troppo spesso.

Il film dell’anno, per chi scrive, lo dirige un altro ‘figlio di papà’, ovvero Sam Levinson, e tocca il tema più caldo, probabilmente per puro caso o telepatia e veggenza. Il desiderio di Inquisizione che si è scatenato negli Stati Uniti non è altro che la forma americana per l’esplosione di intolleranza, fascismo e zolfo che serpeggia per il Mondo. Si è percepita l’anticamera di qualcosa di veramente brutto, che accadrà tra il 2019 e il 2020 e vedrà quante più nazioni del Mondo chiudersi e evitare di parlare con chiunque. La guerra nucleare non pare avere nesso con i Movimenti per le diversity, ma in realtà nascono entrambi dallo stesso capro espiatorio che le Corporation hanno scelto per far compiere atti criminali agli Stati Uniti nei prossimi anni, ovvero Donald Trump. Mentre lui lavora sodo per trasformare la corrente Terza Guerra Mondiale in atto, da un conflitto di mercato a un conflitto armato, forte di tecnologie che non vi immaginate neanche nei film di fantascienza, la gente affetta da demenza narcisista ha scaricato sui Social Media le proprie frustrazioni, contro i sostenitori del Partito Democratico che, avendo perso, non può più difendere nessuno. Quindi la vendetta personale di Mia Farrow ad opera del figlio si è riversata contro tutto il ‘sistema Cinema’ che, come si è sempre saputo, ha usato come merce di scambio moneta, ma anche sesso.

Le nuove tecnologie si basano su un livello di spionaggio implacabile, che permette di vedere ovunque. La distruzione dell’immagine di una persona può essere devastante, e la rivoluzione che ne deriva violentissima. Negli USA la gente ha le pistole dentro casa, quindi quello che si è visto nella serie di The Purge / La notte del giudizio – ma soprattutto nel bellissimo Assassination Nation – diventerà realtà. Assassination Nation unisce in immagini e narrazione cinematografica tutto quello che è successo, sta succedendo e succederà, divenendo una bomba come non se ne vedono dai tempi di Fight Club. Mai come oggi si cammina su un filo, e mentre si cerca l’equilibrio c’è il sentore forte che stavolta si spezzerà.

Di seguito il trailer originale di Assassination Nation:

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