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	<title>Martina Morini | Il Cineocchio</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 13:52:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Venom &#8211; La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 18:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Serkis]]></category>
		<category><![CDATA[Michelle Williams]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
		<category><![CDATA[Venom]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Harrelson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tom Hardy e Woody Harrelson sono i protagonisti di un sequel che continua sulla rotta del precedente, snaturando il personaggio dei fumetti in favore di una storia semplice e innocua</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/venom-la-furia-di-carnage-recensione-film/">Venom &#8211; La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se il primo film del 2018 sul simbionte amicone e mangiacervelli diretto da Ruben Fleischer non vi aveva &#8211; giustamente &#8211; tanto convinti (<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-venom-di-ruben-fleischer/" target="_blank" rel="noopener">la recensione</a>), non vi ricrederete molto probabilmente col suo sequel, <strong>Venom &#8211; La furia di Carnage</strong> (<i>Venom: Let There Be Carnage</i>). La carneficina che ci si aspetterebbe dall&#8217;avvento di un <em>villain</em> così spietato e sanguinario (nei fumetti) si è espressa in tutta la sua furia esplosiva sulla sceneggiatura, che ha rigurgitato una poltiglia informe che dovrebbe essere una trama, talmente sconnessa da emulare il simbionte quando si ritrova senza una struttura solida da cui trarre nutrimento.</p>
<p><strong>Risulta allora quasi commovente il messaggio del regista Andy Serkis</strong> (<em>Mowgli &#8211; Il figlio della giungla</em>) che, a inizio film, come a volersi giustificare e scusarsi con gli spettatori in anticipo, augura una buona visione e si prodiga nel sottolineare quanto impegno ci abbia messo nel realizzare questo <em>cinecomic</em>. Il suo tocco non aggiunge purtroppo nulla di particolarmente unico a Venom &#8211; La furia di Carnage, limitandosi a svolgere diligentemente il compito in maniera tutto sommato competente, ma nulla più.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-poster-2021-film.jpg" rel="lightbox" title="Venom - La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-277177" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-poster-2021-film-300x445.jpg" alt="venom 2 la furia di carnage poster 2021 film" width="236" height="350" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-poster-2021-film-300x445.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-poster-2021-film.jpg 673w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a>La CGI si integra adeguatamente con le scenografie e durante le scene di azione, compreso il combattimento finale (<strong>il budget è di 110 milioni di dollari</strong>), per un risultato &#8216;credibile&#8217; a differenza, per dire, dello scontro con Riot nel primo film. Il design di Carnage è più fedele alla controparte disegnata rispetto a quello di Venom, limitandosi a chiacchierare poco e attenendosi al ruolo di pluriomicida schizzato. <strong>Completamente &#8211; e fastidiosamente &#8211; assente è invece il lato più violento e adulto</strong>, che sarebbe stato auspicabile in un film che nel titolo presenta il termine &#8216;carneficina&#8217;.</p>
<p>Si intravede si qualche testa mozzata, che viene comunque camuffata da esplosioni nonsense di proporzioni nucleari alla<em> Fast &amp; Furious</em>. Nessuno pretendeva scene alla 88 pazzi di <em>Kill Bill</em>, ma nemmeno vedere Dominic Toretto che salta da un’auto in fiamme dopo aver ribaltato altri quattro veicoli &#8230;</p>
<p>Lo stesso <strong>Tom Hardy</strong>, che riprende i panni di Eddie Brock, ci mette del suo per cercare di giustificare i siparietti aberranti con il fastidioso &#8216;coinquilino&#8217;. Non si capisce perché una creatura aliena parassita si comporti come un moccioso viziato che mangia solo cioccolato, alimento concessogli per evitargli di ingurgitare cervelli umani, giustificato con un &#8216;colpo di genio medico&#8217; probabilmente suggerito dal Dott. Nick Riviera dei <em>Simpson</em>.</p>
<p>Tre quarti di Venom &#8211; La furia di Carnage sono incentrati sul rapporto conflittuale tra i due <em>buddies</em>, <strong>che litigano e finiscono poi per separarsi, senza alcuna giustificazione plausibile</strong>. A questo allegro siparietto fa da sfondo &#8211; quasi per sbaglio &#8211; un pluriomicida a piede libero, ma il problema più grande di Eddy (e del pubblico) rimane trovare il modo di disfarsi del petulante alieno nero.</p>
<p><strong>La sensazione di déjà vu emerge prepotentemente</strong> &#8211; e noiosamente &#8211; nel susseguirsi di espressioni facciali del protagonista, che spaziano dalla costipazione alla <em>badassaggine</em> alla Bane quando Eddie trova il coraggio. Ed è encomiabile lo sforzo di Tom Hardy di rendere <em>credibili</em> scenette inguardabili da sitcom con le risate registrare. Ci mette del suo pure la signora Cheng (<strong>Peggy Lu</strong>) nel dare un ulteriore guizzo alla vena comica di Venom &#8211; La furia di Carnage, salvo dissolversi nei cliché della donna asiatica che gestisce un negozietto di alimentari, risultando comunque più credibile &#8211; e temibile &#8211; del simbionte alieno.</p>
<p>Se tutto questo potrebbe essere sopportato pur storcendo il naso, ad affondare il colpo arriva inesorabile il climax di questi battibecchi sentimentali tra i due amici/nemici: a un certo punto, i due si separano. Venom, finalmente libero, potrebbe così iniziare a causare danni assurdi e cibarsi di cervelli, e invece lo ritroviamo (con tacco 12) in un locale LGBTQ+ a predicare amore e accettazione. <strong>A questo punto viene davvero voglia di strappare il biglietto insieme al copione</strong>. In sostanza, quindi, le dinamiche tra i due sono &#8211; e rimangono &#8211; quelle già viste nel primo film.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-2021-film.jpg" rel="lightbox" title="Venom - La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis"><img decoding="async" class=" wp-image-277173 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-2021-film-300x178.jpg" alt="venom 2 la furia di carnage 2021 film" width="349" height="207" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-2021-film-300x178.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-2021-film-768x455.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/05/venom-2-la-furia-di-carnage-2021-film.jpg 1024w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Ci saremmo augurati almeno di vedere il loro rapporto prendere una direzione differente, invece <strong>non trovano un nuovo arco narrativo durante il quale evolvere come personaggi</strong>. Quando poi Venom ed Eddie fanno naturalmente pace, il simbionte suggerisce un <em>nickname</em> per il duo : &#8220;Il protettore letale&#8221;, mutuato dalla nota miniserie a fumetti di sei numeri che segnò la transizione di Venom da cattivo ad antieroe.</p>
<p>Era proprio in questi albi che Eddie diventava il protagonista della sua saga e si trasferiva, lontano dall’eroe adolescente del Queens, a San Francisco, dove è ora ambientato Venom &#8211; La furia di Carnage. Come terza incomodo ritroviamo Anne Weiyng, interpretata sempre da <strong>Michelle Williams</strong>, l&#8217;ex fidanzata che lo ha lasciato spezzandogli il cuore. <strong>Anche lei ha lo spessore di un cartonato bidimensionale</strong>, non si capisce se sia pro o contro Venom, risultando poco utile e oltretutto incoerente. Finisce per essere la classica &#8216;damigella in difficoltà&#8217; che aiuta l’antieroe, in un&#8217;inspiegabile contraddizione con tutta la rivoluzionaria filosofia del <em>girl power</em> che sta permeando gli ultimi anni di personaggi femminili nei <em>cinecomic </em>hollywoodiani.</p>
<p>Potenzialmente ci si sarebbe potuti concentrare molto di più sul cattivo principale, Clatus Kassidy (il sempre bravissimo <strong>Woody Harlesson</strong>). <strong>Le atmosfere alla <em>Zodiac</em></strong> sembrano lasciare qualche speranza in tal senso allo spettatore, o almeno a quelli che ancora credevano di poter trovare un senso compiuto ai<strong> 90 minuti</strong> di Venom &#8211; La furia di Carnage. Ma un grande casting non può nulla contro una sceneggiatura degna di <em>Boris</em>.</p>
<p>Woody Harrelson<strong> sembra giocare a <em>jenga</em> con la struttura narrativa del film</strong>, tenendo in piedi con una buona interpretazione il personaggio di un serial killer che finisce per scadere nel solito buonismo americano. Il pazzoide dai capelli rossi, deviato mentalmente probabilmente a causa degli abusi subiti da parte dei famigliari, vuole raccontare la sua storia al giornalista Eddie Brock, costruendo un rapporto che <strong>farebbe pensare a quello tra i protagonisti de <em>Il Silenzio degli Innocenti</em></strong>. In una lettera che Cletus scrive a Brock, ad esempio, si legge: &#8220;Ogni eroe ha la sua <em>origin story</em>&#8221; ed appare un ragno sul foglio che poi lui uccide, un chiaro riferimento alle origini di Spider-Man.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/08/venom-la-furia-di-carnage-film-2021.jpg" rel="lightbox" title="Venom - La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis"><img decoding="async" class="alignright wp-image-279343" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/08/venom-la-furia-di-carnage-film-2021-300x163.jpg" alt="venom la furia di carnage film 2021" width="350" height="190" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/08/venom-la-furia-di-carnage-film-2021-300x163.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/08/venom-la-furia-di-carnage-film-2021-768x416.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/08/venom-la-furia-di-carnage-film-2021.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Potremmo addirittura trovare <strong>dei riferimenti in stile <em>Natural Born Killers</em></strong> nel suo rapporto con Shriek (<strong>Naomi Harris</strong>), suo amore ostacolato e altrettanto psicopatica, ma il sopracitato arco narrativo non lascia lo spazio necessario per vedere la loro relazione evolversi.</p>
<p>Nei fumetti (<em>The Amazing Spider-Man</em>, 1992) il personaggio della donna dall’urlo letale fa parte dell’universo Marvel ed è uno dei tanti malati di mente rinchiusi nel Ravencroft Institute (come vediamo anche nel film). Inoltre, l’attrice<strong> Sian Webber</strong> interpreta la Dott.ssa Camille Pazzo, psichiatra della struttura presente anche nei comics.</p>
<p>La natura mutante di Shriek però non è congenita come quella degli X-Men, ma si manifesta in seguito a un colpo di pistola alla testa e un viaggio nella dimensione oscura grazie a <em>Cloak</em>. Ci si potrebbe appunto chiedere se sia una premessa all’introduzione dei mutanti (un tempo in mano alla Fox) nel MCU &#8230; <strong>Molto differente dai fumetti &#8211; e sintomo di poco sforzo nella scrittura della sceneggiatura &#8211; è invece l’origine di Carnage</strong>, completamente avulsa dalla controparte cartacea. In questo caso basta infatti un morso di Kasady al dito di Brock per creare un nuovo simbionte colorato.</p>
<p>Lo stesso Venom se ne stupisce insieme ai lettori della saga di Spider-Man appena vede per la prima volta la sua progenie schizoide e ne è inspiegabilmente impaurito. Eddie ha potuto avvicinarsi allo spietato criminale per concessione del detective Mulligan (<strong>Stephen Graham</strong>), che vorrebbe apprendere il luogo segreto in cui Cletus ha nascosto i corpi delle sue vittime.</p>
<p>Anche quest’ultimo appare nei fumetti dell&#8217;Uomo Ragno, precisamente in <em>Venom vs Carnage</em> #1 del 2004, in cui era un poliziotto newyorkese e non californiano. Non prende però parte nella backstory di Shriek come si vede nel film, si trova piuttosto ad ospitare il simbionte Toxin, generato da Carnage, nel numero successivo. In una scena vediamo il poliziotto aprire gli occhi dopo lo scontro fatale con Shriek, che sia un <em>tease</em> in riferimento proprio alla sua possessione da parte di Toxin? Chissà.</p>
<p>Immancabile poi<strong> il cameo del compianto Stan Lee</strong>, la cui effige appare in uno dei giornali del negozio della signora Chen. La parte più succulenta e interessante di Venom &#8211; La furia di Carnage risulta così essere<strong> la scena post credits</strong>, goloso cliffhanger per dare un senso al minutaggio precedente.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/10/venom-la-furia-di-carnage-film-naomie-2021.jpg" rel="lightbox" title="Venom - La furia di Carnage: la recensione del film diretto da Andy Serkis"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-280989 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/10/venom-la-furia-di-carnage-film-naomie-2021-300x188.jpg" alt="venom la furia di carnage film naomie 2021" width="349" height="219" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/10/venom-la-furia-di-carnage-film-naomie-2021-300x188.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/10/venom-la-furia-di-carnage-film-naomie-2021-768x480.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/10/venom-la-furia-di-carnage-film-naomie-2021.jpg 1024w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>SPOILER</strong> </span>Questa scena sembra essere il &#8216;ponte&#8217; tra il franchise di Venom e lo <em>spiderverse</em>, introducendo finalmente il simbionte nel MCU. Mentre si ritrovano da fuggitivi su un’isola deserta, Venom parla ad Eddie degli &#8220;anni luce di conoscenza sperimentati dai simbionti alieni&#8221;. Mentre Eddie sta per avere un assaggio di tale saggezza, il duo si ritrova in quella che sembra una versione differente della stessa stanza di hotel. Alla TV stanno trasmettendo una versione straordinaria del TG informativo del Daily Bugle.</p>
<p>Il conduttore J. Jonah Jameson (J.K. Simmons), sta rivelando la vera identità dell’Uomo Ragno, proprio come si vedeva nella scena post credits di <em>Far From Home</em>. Potremmo così dedurne che Venom ed Eddie siano stati <em>sbalzati</em> nel multiverso, come si evince dalla scena col Dott. Strange nel trailer di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/teaser-per-spider-man-no-way-home-peter-e-strange/" target="_blank" rel="noopener"><em>No Way Home</em></a> e che presto li vedremo far parte del MCU, soluzione che potrebbe salvare le sorti della saga. <strong><span style="color: #ff0000;">FINE SPOILER</span></strong></p>
<p>Insomma, Venom &#8211; La furia di Carnage <strong>sembra voler (ulteriormente) virare verso i buoni sentimenti tipici di mamma Disney</strong>, evidentemente forieri di buoni risultati al botteghino e soddisfazione popolare. Il personaggio risulta poco credibile, almeno per chi lo conosce dai fumetti, non riuscendo ad assumere mai una precisa identità mentre si perde nel calderone di una comicità spicciola alla <em>Thor: Ragnarok</em>, che ne snatura irrimediabilmente la radice malvagia originaria. Come non bastasse, a farne le spese è un <em>villain</em> di spessore come Carnage, <strong>malamente impiegato e fondamentalmente sprecato</strong>.</p>
<p>Visto il &#8216;colpo di scena&#8217; conclusivo è difficile capire cosa aspettarsi ora, ma la speranza che venga trovato un buon sceneggiatore che sappia come impiegare Venom a dovere è l&#8217;ultima a morire.</p>
<p>Di seguito &#8211; sulle note di <em>One Is The Loneliest Number</em> dei Three Dog Night &#8211; trovate <strong>il trailer italiano</strong> di Venom: la furia di Carnage, nei nostri cinema <strong>dal 14 ottobre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/72fjFzUHWPc" width="1014" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 08:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Free State of Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Ross]]></category>
		<category><![CDATA[Mahershala Ali]]></category>
		<category><![CDATA[Matthew McConaughey]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mattew McConaughey è il protagonista assoluto di un racconto più attuale che mai della continua lotta per l’uguaglianza e i diritti civili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/free-state-of-jones-la-recensione-del-film-storico-di-gary-ross/">Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Libertà, dignità e uguaglianza. Queste parole sembrano squarciare <strong>Free State of Jones</strong> di <strong>Gary Ross</strong>. Sullo sfondo della guerra civile americana, uno dei periodi più bui e controversi di questa nazione, unita solo nominalmente ma dentro rabbiosa e razzista, si svolgono le vicende del soldato confederato Newton Knight (<strong>Mattew McConaughey</strong>).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Free-State-of-Jones-poster.jpg" rel="lightbox" title="Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-9374" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Free-State-of-Jones-poster-202x300.jpg" alt="Free State of Jones poster" width="246" height="366" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Free-State-of-Jones-poster-202x300.jpg 202w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Free-State-of-Jones-poster.jpg 612w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a>Disilluso dalle motivazioni di una guerra persa in partenza, combattuta dai poveri per l’uomo ricco, decide di disertare dopo la morte prematura in battaglia del nipote appena tredicenne. Tornato a casa nella contea di Jones in Mississipi, si deve scontrare contro gli ufficiali dell’esercito che depredano le fattorie, ormai presidiate solo dalle donne, di ben più del 10% della loro produzione come sarebbe stabilito dalla legge.</p>
<p>In un gesto eroico sfida apertamente il tenete Barbour, interpretato da <strong>Bill Tangradi</strong>, uomo spregevole e dalla dubbia moralità che non esita ad abusare del suo potere. Dopo questo episodio Newt diviene apertamente un ricercato ed è costretto a fuggire abbandonando il figlio infante e la moglie Serena, i cui occhi azzurri e malinconici appartengono ad una intensa <strong>Keri Russel</strong>.</p>
<p>Il fuggitivo si ritrova a nascondersi nelle paludi del profondo Sud, incontrando altri fuorilegge come lui capitanati dallo schiavo Moses Washington (<strong>Mahershala Ali</strong>). Ad aiutarli troviamo Rachel, la schiava di un ricco proprietario terriero che sogna a sua volta il riscatto, interpretata da <strong>Gugu Mbatha-Raw</strong>, che poi diventerà sua moglie.</p>
<p>Il tempo passa e la guerra ormai è al capolinea, la confederazione piegata dalle ingenti perdite, stringe maggiormente la morsa sulla popolazione ormai allo stremo. Il piccolo gruppo si espande divenendo un numero considerevole di disertori, bianchi e neri uniti, schierati ormai apertamente a favore dell’Unione sotto il nome della “banda di Knight”. Tra questi ultimi Newt ritrova il commilitone Jasper Collins, portato sullo schermo da un magistrale <strong>Christopher Berry</strong>, che lo appoggia e ammira da sempre.</p>
<p>Il colonnello Elias Hood, che ha il volto di <strong>Thomas Francis Murphy</strong>, contrasta in ogni modo questa ribellione quasi fosse <strong>lo Sceriffo di Nottingham contro la banda di Robin Hood</strong>. Il paragone sorge spontaneo perché Knight e i suoi paralizzano letteralmente la riscossione delle tasse della Confederazione dichiarandosi indipendenti sotto il nome di “Stato libero di Jones”.</p>
<p>Nella seconda parte del film, forse la più intensa e pragmatica, la resa del generale Lee segna la fine della guerra civile, la vittoria dell’Unione e l’inizio della Ricostruzione. Newt e la sua comunità si trovano a dover gestire la tanto agognata libertà, contro i sudisti incalliti che non si arrendono alla cessione delle terre ai neri, grazie alla nuova legge dei “40 acri e un mulo”.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/TheFreeStateofJones.jpg" rel="lightbox" title="Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9375 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/TheFreeStateofJones-300x187.jpg" alt="TheFreeStateofJones" width="342" height="213" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/TheFreeStateofJones-300x187.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/TheFreeStateofJones-768x480.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/TheFreeStateofJones.jpg 890w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a>Il diritto di voto ai neri è minacciato dalle azioni terroristiche del nascente <strong>Ku Klux Klan</strong> e dalla discriminazione dei politici democratici. L’eco degli sforzi di questo coraggioso protagonista che rimane nel Mississipi e si batte per i diritti di tutti e per una comunità mista senza odio razziale, rimbomba tutt’ora nella contea di Jones e in tutto il sud degli Stati Uniti.</p>
<p>Parallelamente, catapultati negli anni cinquanta, 85 anni dopo le vicende narrate, ritroviamo il pronipote Davis Knight (<strong>Brian Lee Franklin</strong>), imputato per aver sposato una donna bianca nonostante la sua discendenza nera per la presenza del DNA di Rachel. Anche lui ha lo sguardo fiero e si batte per i suoi diritti proprio come il suo antenato.</p>
<p>Ci troviamo davanti a <strong>una ricostruzione cruda dei fatti, senza perbenismi o prese di posizione</strong>, frutto di un impegno decennale del regista Gary Ross (<em>Pleasantville</em>, <em>Seabiscuit</em>), che si è minuziosamente documentato e appassionato alla vicenda di Newton Knight. «C’è un motivo per cui sono stati scritti più libri sulla Guerra civile che su qualsiasi altro periodo della storia americana. E c’è un motivo per cui Abramo Lincoln ha avuto più biografie di qualsiasi altro personaggio della storia, a parte Gesù. <strong>Quel periodo è una cesura profonda nella storia della coscienza americana</strong>.</p>
<p>È una ferita nella nostra storia dai danni incalcolabili. Morirono seicentomila persone. Ci sono volute varie generazioni e più di un secolo perché si potesse trovare un senso a tutto questo. Newton Knight restituisce l’essenza della Guerra civile, che è stata fondamentalmente uno scontro sul piano morale».</p>
<p>Queste le dichiarazioni del regista di Free State of Jones, che è anche studioso di storia e politica americana, e ha voluto raccontare soprattutto il dopoguerra, mostrando come non ci fosse una reale unione in tema di schiavitù tra gli stati Confederati, ma che al contrario molti sudisti si ribellassero moralmente ad essa.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/free-state-jones.jpg" rel="lightbox" title="Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-35310" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/free-state-jones-300x162.jpg" alt="free-state-jones" width="346" height="187" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/free-state-jones-300x162.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/free-state-jones-500x270.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/free-state-jones.jpg 794w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /></a>L’intento è quello di fornire un nuovo punto di vista sul periodo attraverso la lungimiranza di un uomo che combatte anche dopo la guerra per i diritti civili. Ad aiutarlo nel suo lavoro di ricostruzione, troviamo lo storico <strong>Jim Kelly</strong>, professore di storia americana presso il college della contea di Jones; <strong>David Blight</strong> che insegna Storia Americana a Yale e <strong>John Stauffler</strong>, professore di Studi Americani presso Harvard.</p>
<p>Lo stesso Kelly è stato contagiato dall’entusiasmo di Ross e ha voluto riscattare la figura rimasta in ombra di Newt esaminando archivi, leggendo corrispondenze e ascoltando registrazioni riguardanti la sua vita.</p>
<p>Con Stauffler è nata una vera e propria collaborazione anche fuori dal set di Free State of Jones, di propaganda nelle scuole sui temi trattati dal film. La visione dettagliata della guerra e del Sud passano dai testi ad una scenografia spettacolare. La Louisiana funge da sfondo all’accampamento medico confederale in cui ci troviamo all’inizio del film. Per rendere più realistiche le amputazioni hanno utilizzato anche <strong>veri chirurghi</strong>, impressionante la scena in cui segano una gamba ad un povero soldato ferito. Per le riprese della battaglia hanno chiesto l’aiuto al veterano <strong>Garrett Warren</strong>, noto stuntman di <em>Avatar</em> e <em>Transformers</em>, che ha utilizzato armamenti e tattiche militari dell’epoca.</p>
<p>Personalmente mi ha molto colpito la palude, le famose “swamps”, acquitrini verdeggianti tipici degli stati del Sud, non riesce difficile immaginare di potersi nascondere in luoghi così inospitali e difficili da percorrere. Gary Ross ha inoltre visitato le famiglie dei discendenti dei soldati, osservando <strong>foto e cimeli del periodo</strong>. Le caratteristiche divise grigie dei Confederati risultano molto dettagliate in Free State of Jones, manca forse la presenza della <em>Bonnie blue flag</em>, probabilmente per sottolineare la scarsa coesione ideologica degli stati del Sud che caratterizza tutto il film. Forse unica pecca è la lentezza e la lunghezza della pellicola, <strong>i tempi risultano troppo dilatati</strong>, quasi a voler riprendere la staticità dei pomeriggi assolati del Mississipi.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/free-state-jones-matthew.jpg" rel="lightbox" title="Free State of Jones: la recensione del film storico di Gary Ross"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-21751 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/free-state-jones-matthew-300x169.jpg" alt="free state jones matthew" width="351" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/free-state-jones-matthew-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/05/free-state-jones-matthew.jpg 750w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>Matthew McConaughey si è molto immedesimato nel ruolo ed il suo accento texano conferisce un realismo sublime al personaggio. <strong>Sicuramente col doppiaggio italiano si perderà l’intensità e la ruvidezza di questi personaggi</strong>. Newt impugna la terra per cui combatte con mani ferme e con ideali di uguaglianza molto lungimiranti per il suo tempo. La stessa terra di Tara impugnata da Rossella in <strong><em>Via col vento</em></strong> (1939), ma con la cocciutaggine di una ragazzina ricca e viziata che vuole tornare al glorioso Sud, guardando il tramonto e pensando al domani.</p>
<p>Lo stesso suolo sporco di sudore e sangue calpestato dal nero Solomon in <strong><em>12 anni schiavo</em></strong> (2013). Medesimo periodo storico differenti prospettive, questa senza dubbio interessante che tocca il tema sempre delicato e attuale dell’emancipazione razziale dal dopoguerra. Il lavoro di Gary Ross per Free State of Jones ci spinge ad andare oltre, ad attualizzare la tematica trattata, viene quasi da domandarsi se tutte queste lotte e questi sacrifici ci abbiano realmente portato all’uguaglianza.</p>
<p>Dal gesto coraggioso di <strong>Rosa Louise Parks</strong> del 1955, il mondo ma soprattutto l’America ha imparato ad essere veramente tollerante? Negli anni cinquanta troviamo il pronipote alle prese con le leggi razziali del Mississipi, quasi un secolo dopo le vicende di Newton Knight ancora si combatte. Anche ai giorni nostri assistiamo a episodi di violenza razziale, con l’insorgere della comunità afroamericana contro la polizia in seguito alle violenze subite.</p>
<p>Cito fra tutti la sparatoria di Dallas di luglio 2016, in cui sono rimasti uccisi 5 agenti di polizia, durante la veglia commemorativa contro l’uccisione da parte delle forze dell’ordine, di due ragazzi neri in Louisiana e Minnesota. <strong>Ban Ki-moon</strong> riguardo all’episodio ha ribadito l’urgenza di affrontare i temi della discriminazione razziale. <strong>La guerra civile è diventata una guerra fredda, combattuta a suon di dichiarazioni mediatiche e di sparatorie nelle strade</strong>. Dalle baionette alle pistole la bandiera americana si macchia ancora di sangue. La strada da Selma insomma è purtroppo ancora lunga e tortuosa.</p>
<p>Ultima prova dell’odio per il diverso, per tutto ciò che non è “americano” è la recente elezione di <strong>Donald Trump</strong> alla presidenza degli Stati Uniti, dichiaratamente razzista e misogino, pessimi ingredienti per il dichiarato e raccapricciante <strong><em>make America great again</em></strong>, con il quale distrugge anni di lotta per l’emancipazione e per i diritti di eguaglianza.</p>
<p>Di seguito<strong> il trailer ufficiale italiano</strong> di Free State of Jones:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/bnayUS1WigM" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Captain Fantastic: la recensione del film di Matt Ross con Viggo Mortensen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 08:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Viggo Mortensen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viggo Mortensen è l'eccentrico capofamiglia in un'opera che fallisce nel suo voler essere anticonvenzionale oltre ogni più che ragionevole dubbio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vecchio slogan flower power &#8216;<em>Stick it to the Man</em>&#8216; (traducibile più o meno con &#8216;Ribellati al sistema&#8217;) potrebbe essere considerato un po&#8217; il motto della famiglia isolata dal mondo al centro di <strong>Captain Fantastic</strong>, ma è altrettanto probabile che il <em>Man</em> / Sistema in questione non si senta particolarmente minacciato da una commedia drammatica dall&#8217;efficacia piuttosto scarsa e alla fine profondamente convenzionale. L&#8217;opera dello sceneggiatore e regista <strong>Matt Ross</strong>, seguito del suo esordio <em>28 Hotel Rooms</em> del 2012, parte in modo promettente, celebrando uno stile di vita alquanto differente che solitamente è bersaglio di battute o peggio da parte della cultura <em>mainstream</em>.</p>
<p>Fresca, persino radicale, è la sua simpatia verso personaggi che leggono per il piacere di farlo e tengono in grande considerazione un pensiero rigoroso. Purtroppo, alla fine si rivela melensa e ispida come una coperta di canapa fatta in casa. Il protagonista <strong>Viggo Mortensen</strong> è carismatico come sempre nei panni dell&#8217;erudito patriarca arruffato della famiglia, e i giovani attori che interpretano i suoi figli sono adorabili, soprattutto quando imprecano come adulti. Ma con i suoi drammatici difetti &#8211; e con la presenza di nudi frontali e di linguaggio scurrile, che gli sono valsi l&#8217;inimicizia della censura &#8211; è improbabile che quest&#8217;opera riesca ad avviare una qualsiasi rivoluzione al di fuori del circuito distributivo di nicchia in cui resterà confinata (in America così come in Italia).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/locandina-Captain-Fantastic-di-Matt-Ross.jpg" rel="lightbox" title="Captain Fantastic: la recensione del film di Matt Ross con Viggo Mortensen"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-34124" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/locandina-Captain-Fantastic-di-Matt-Ross-215x300.jpg" alt="locandina-captain-fantastic-di-matt-ross" width="251" height="350" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/locandina-Captain-Fantastic-di-Matt-Ross-215x300.jpg 215w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/locandina-Captain-Fantastic-di-Matt-Ross-286x400.jpg 286w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/locandina-Captain-Fantastic-di-Matt-Ross.jpg 420w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" /></a>In una zona isolata di una foresta da qualche parte nello Stato di Washington, Ben Cash (Mortensen) e sua moglie Leslie (<strong>Trin Miller</strong>) hanno allevato sei figli lontano dal mondo moderno, fornendo loro un&#8217;eccentrica educazione parentale fatta di teoria M, marxismo e arti marziali. Con Leslie lontana da diverse settimane, ricoverata in ospedale per quello che si scoprirà essere un disturbo bipolare, Ben rimane da solo a tenere occupati i bambini con lezioni di caccia al cervo col arco e coltello, suonando con strumenti fabbricati in casa e arrampicate su roccia in solitaria, tra le varie cose.</p>
<p>Forse grazie a un mix di duro lavoro e di genetica fortuita, ogni ragazzino sembra essere un piccolo genio. Il più grande, Bo (<strong>George Mackay</strong>) ha segretamente fatto domanda ed è stato accettato non solo da Harvard, ma anche da Yale, Stanford, Princeton e Brown. Purtroppo non è dato sapersi come lui abbia intenzione di conciliare i privilegi di un&#8217;istruzione nella Ivy League con la sua ritrovata filosofia maoista, ma questi sono i giovani, pieni di contraddizioni.</p>
<p>Poi, in ordine d&#8217;età, vengono le gemelle eterozigote Kielyr (<strong>Samantha Isler</strong>) e Vespyr (<strong>Annalise Basso</strong>), il dodicenne ribelle Rellian (l&#8217;australiano <strong>Nicholas Hamilton</strong>), la tassidermista dilettante di 8 anni Zaja (<strong>Shree Crooks</strong>) e il più piccolo, Naj (l&#8217;esordiente <strong>Charlie Shotwell</strong>), sempre a fare domande scomode del tipo &#8220;Cosa significa stuprare?&#8221;. Ben risponde a ogni quesito del genere con totale onestà e in cambio si aspetta che tutti i suoi figli siano in grado di discutere della costituzione americana, dei recenti sviluppi nel campo della fisica quantistica e soprattutto non utilizzino mai un termine banale come &#8220;interessante&#8221; quando parlano di opere letterarie come <em>Lolita</em>.</p>
<p>Improvvisamente, la famiglia viene sconvolta da uno shock. Leslie (che nel corso della pellicola appare solo nei sogni e nelle fantasie del capofamiglia) si toglie la vita. Il conservatore (leggi &#8216;responsabile&#8217;) padre della donna, Jack (<strong>Frank Langella</strong>), vieta a Ben al telefono di recarsi al funerale, e addirittura minaccia di farlo arrestare qualora lo facesse. Determinato ad assicurarsi che Leslie venga cremata, piuttosto che sepolta, per onorare le sue ultime volontà buddiste, Ben decide di fregarsene e di attraversare tutto il paese fino al New Mexico con i suoi figli dentro a uno <em>school bus</em> blu. Quando hanno bisogno di cibo, insegna loro a rubare in un supermercato (nell&#8217;operazione &#8216;liberate il cibo!&#8217;) e per tirarli su di morale organizza una festa di compleanno improvvisata in onore di <strong>Noam Chomsky</strong>, una versione personalizzata della sua famiglia del Santo Natale.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo.jpg" rel="lightbox" title="Captain Fantastic: la recensione del film di Matt Ross con Viggo Mortensen"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-34126 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-300x153.jpg" alt="captain-fantastic-ross-film-viggo" width="350" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-300x153.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-500x254.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo.jpg 694w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Piccola parentesi: per quanto l&#8217;avventuroso<em> road trip</em> dei sette riporti alla mente <em><strong>Little Miss Sunshine</strong></em>, Captain Fantastic può anche ricordare <em><strong>Paradiso Amaro</strong></em>, dramma di Alexander Payne di un uomo che cerca di fare la pace con la moglie mentre lei sta morendo. Se la sfortunata mancanza di voce delle donna là serviva il suo scopo drammatico, l&#8217;attenta rimozione di Leslie dal quadro in questo caso somiglia più a un pretesto &#8211; un gancio facilmente sfruttabile in un film che, come suggerisce il trattamento riservato alle figlie di Ben, preferisce tenere i suoi personaggi femminili non troppo ciarlieri o caparbi.</p>
<p>Altrettanto curiosa, visti gli standard che ormai sembrano all&#8217;ordine del giorno a Hollywood, è<strong> la completa assenza di personaggi di colore o appartenenti a qualsiasi altra minoranza etnica</strong> (per la religione invece gli esempi ci sono eccome), non solo nei ruoli principali ma pure in quelli secondari. Fine parentesi.</p>
<p>In un modo totalmente prevedibile, i bambini si ritrovano poi a sgranare gli occhi stupiti davanti al materialismo e agli sprechi della cultura americana contemporanea, rendendosi conto di quanto siano differenti dai loro coetanei. A casa della sorella generalmente comprensiva di Ben, Harper (<strong>Kathryn Hahn</strong>), e di suo marito (<strong>Steve Zahn</strong>), i Cash vengono scherniti dai loro due cugini adolescenti, che hanno costantemente in mano un cellulare o giocano a violentissimi videogame sul loro enorme televisore a schermo piatto. Ma quando Harper osa sfidare i metodi genitoriali di Ben, l&#8217;uomo utilizza la conoscenza della giovanissima Zaja del <em>Bill of Rights</em> per dimostrare la superiorità del suo programma pedagogico.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-frank.jpg" rel="lightbox" title="Captain Fantastic: la recensione del film di Matt Ross con Viggo Mortensen"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-34125" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-frank-300x165.jpg" alt="captain-fantastic-ross-film-viggo-frank" width="349" height="192" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-frank-300x165.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-frank-500x274.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/11/captain-fantastic-ross-film-viggo-frank.jpg 649w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Va bene, si tratta di una scenetta carina, un&#8217;emozionante vittoria per i disagiati alternativi nei confronti degli &#8216;allineati&#8217; di periferia. Ma è anche completamente finta, l&#8217;ultimo passo di Captain Fantastic in un mondo da sogno ad occhi aperti che è ridicolmente poco convincente (in realtà le parole della bambina suonano proprio come una ripetizione a pappagallo) e <strong>manipolatoriamente accumulatorio</strong> nel far sì che il pubblico faccia il tifo per i suoi hippie protagonisti.</p>
<p>Più tardi, c&#8217;è un tentativo simbolico di provare a mettere in discussione lo stile di vita e i metodi di Ben, quando l&#8217;uomo si confronta con i genitori &#8211; in fin dei conti decisamente cordiali &#8211; di Leslie. Ma tale conflitto è meccanico, soltanto per creare un po&#8217; di drammaticità nell&#8217;ultimo atto, anche se almeno per una volta qualcuno fa notare che l&#8217;insistenza di Ben nel mettere i suoi bambini in situazioni di estremo pericolo fisico non sia una cosa lodevole &#8211; ma piuttosto una forma di abuso.</p>
<p>Il finale di partita vede la famiglia siglare un inspiegabile e piuttosto incongruente (viste le premesse) compromesso con il mondo &#8216;normale&#8217;, che solleva la questione su a chi si rivolga davvero Captain Fantastic. La maggior parte degli anticonformisti e le famiglie che praticano l&#8217;istruzione domiciliare è improbabile che lo vedranno mai, mentre le persone più sveglie potrebbero essere portate a riconoscere che il tipo di risultati che Ben e la moglie Leslie hanno ottenuto con i loro bambini sono estremamente improbabili (quando non impossibili).</p>
<p><strong>I ragazzini sono idealizzati oltre che burattini poco plausibili</strong>, irrealistici quanto i piccoli prodigi delle opere di <strong>Wes Anderson</strong>, ma senza il fascino stilizzato che accompagna quelli e che contrassegna distintamente i film di quest&#8217;ultimo come mondi utopici ai limiti della favola in tutto e per tutto, senza questioni. Captain Fantastic è un lungometraggio che verrà sicuramente apprezzato da quegli hipster di ceto medio-alto che ai tempi dell&#8217;università ardevano di attivismo e sfidavano lo status quo ma che ora considerano estremi atti radicali comprare solo cibi biologici nei Bio c&#8217; Bon e non vaccinare i propri figli.</p>
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		<title>Cattivissimo me 3: la recensione del film animato di Balda e Coffin</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/cattivissimo-me-3-recensione-film-gru-minions-illumination-analisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2020 08:38:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terzo capitolo di una saga che diverte ancora grazie a un cattivo ben congegnato che ruba la scena a un Gru ormai troppo edulcorato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/cattivissimo-me-3-recensione-film-gru-minions-illumination-analisi/">Cattivissimo me 3: la recensione del film animato di Balda e Coffin</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa di produzione Illumination, in partnership con Universal Pictures, ha creato ormai una decina di anni fa un franchise vincente ed estremamente redditizio, con guadagni che superano ad oggi gli 1.5 miliardi di dollari in tutto il mondo. Quella che è ora una trilogia, segue le vicissitudini di Gru (doppiato da <strong>Max Giusti</strong>), il cattivo meno cattivo di sempre, che nel primo episodio (<em>Cattivissimo Me</em>, 2010) finisce per adottare le tre bambine orfane in cui si imbatte: Margo (<strong>Rossa Caputo</strong>), Edith (<strong>Veronica Benassi</strong>) e Agnes (<strong>Arianna Vignoli</strong>).</p>
<p>Nel sequel (<em>Cattivissimo me 2</em>, 2015) trovava una compagna, Lucy Wilde (<strong>Arisa</strong>) e abbandonava la sua carriera di super<em> villain</em> per mettersi dalla parte della giustizia. In questo terzo capitolo ritrova il fratello gemello Dru (sempre Giusti), da cui era stato separato alla nascita, desideroso di entrare nel giro dei cattivi per emularlo. Quello che nasce come antieroe cinico e asociale sfocia prevedibilmente nel sentimentale e zuccheroso padre di famiglia ormai diventato buono.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/locandina-cattivissimo-me-3.jpg" rel="lightbox" title="Cattivissimo me 3: la recensione del film animato di Balda e Coffin"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46416" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/locandina-cattivissimo-me-3-189x300.jpg" alt="locandina cattivissimo me 3" width="227" height="360" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/locandina-cattivissimo-me-3-189x300.jpg 189w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/locandina-cattivissimo-me-3-253x400.jpg 253w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/locandina-cattivissimo-me-3.jpg 420w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" /></a>La trama in sé sembrerebbe quella di una telenovela, ma in fondo bisogna ricordarsi che è un prodotto per bambini e quindi di fatto incentrato sui <strong>valori della famiglia</strong>. In qualche modo però il film risulta piacevole e riesce ancora a divertire con la sua serie di gag a raffica. Forse le mosse intelligenti degli sceneggiatori <strong>Ken Daurio</strong> e<strong> Cinco Paul</strong> sono state due: la lungimiranza, dopo uno spin-off di successo e secondo maggior incasso di sempre della Universal (<em>Minions</em> del 2016), di mettere da parte i Minions concentrandosi su Gru e famiglia, e la scelta azzeccata del cattivo.</p>
<p>Gli esserini gialli decidono di voltargli le spalle come conseguenza del suo definitivo abbandono del “lato oscuro”, trovandolo noioso &#8211; e qui lo spettatore può solo concordare con loro -, e di partire alla ricerca di un nuovo cattivo.</p>
<p><strong>La loro comicità a tratti è al limite di quella dei film dei fratelli Vanzina</strong>, con tre Minions che emettono peti prima che scompaia il logo della Illumination dai titoli di apertura. Comunque, nonostante il solito idioma incomprensibile e i vari &#8216;banana&#8217; alternati a pernacchie, riescono ancora a strappare qualche risata con siparietti divertenti, come quando finiscono in carcere o quando prendono in giro i talent show musicali.</p>
<p>Il Dottor Nefario invece si autoelimina da subito da Cattivissimo me 3, intrappolandosi nella carbonite, in piena citazione della sorte che tocca ad <strong>Han Solo</strong> in <em>L’Impero colpisce ancora</em>. I protagonisti indiscussi diventano quindi Gru e la sua nuova famiglia, che scopre di essere più unita che mai quando passa del tempo insieme sull’isola in cui abita Dru, con una serie di sentimentalismi a volte eccessivi ma per fortuna mai stucchevoli perché conditi con <strong>autoironia e gag assurde</strong>.</p>
<p><em><strong>Who’s bad?</strong>,</em> il motivetto ritmato di Michael Jackson lascia scappare qualche movimento a tempo del piede quando appare il nuovo <em>villain</em>: Balthazar Bratt (<strong>Paolo Ruffini</strong>), ex bambino prodigio ormai adulto rimasto però intrappolato negli anni’80, caduto nel dimenticatoio e in cerca di vendetta contro Hollywood che ha deciso di cancellare il suo show.</p>
<p>Nei primi fotogrammi lo vediamo intento a cercare di rubare un diamante gigante per completare il suo piano malvagio, Gru fallisce mentre cerca di fermarlo e per questo viene licenziato dalla Lega degli Anti Cattivi insieme alla moglie Lucy. Tenterà comunque di catturarlo e di consegnarlo alla giustizia con l’aiuto del fratello gemello ritrovato aspirante cattivo ma molto impacciato.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/cattivissimo-me-3-minions.jpg" rel="lightbox" title="Cattivissimo me 3: la recensione del film animato di Balda e Coffin"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-46418 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/cattivissimo-me-3-minions-300x153.jpg" alt="cattivissimo me 3 minions" width="347" height="177" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/cattivissimo-me-3-minions-300x153.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/cattivissimo-me-3-minions-500x255.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/cattivissimo-me-3-minions.jpg 698w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a>Tanta nostalgia per il penultimo decennio del secolo scorso, la formula del <em>revival</em> è vincente, basti pensare al divertente <em><strong>Pixel</strong></em>, ai <strong><em>Guardiani della Galassia Vol 1</em></strong> o a <strong><em>Stranger Things</em></strong>, e intelligente, perché coinvolge anche un pubblico che ormai è cresciuto. Questo incrocio tra Freddy Mercury e George Michael, tutto lustrini, spalline e <em>chewingum</em> rosa, nasce dalla mente di <strong>Trey Parker</strong> (<em>South Park</em>), anche suo doppiatore nella versione originale, e sfida Gru a colpi di ballo sulle note delle più famose hit degli anni’80.</p>
<p>In un’intervista, il produttore<strong> Chris Meledandri</strong>, a proposito di questo <em>smooth criminal</em>, ha dichiarato: “C’è un sacco di materiale degli anni’80 che è divertente da guardare, che sia un semplice yo yo o dei tipici passi di danza come il <em>moonwalk</em>, e ci sono riferimenti che sono nascosti e non così facili da cogliere in un primo momento. Penso senza ombra di dubbio che l’ associazione tra <strong>Michael Jackson</strong> e gli anni ’80 sia importante e il suo utilizzo fondamentale e necessario per la scena iniziale del film e l’introduzione di Bratt”.</p>
<p>La colonna sonora di Cattivissimo me 3, con tutti questi riferimenti musicali retrò, diventa così importante al pari della &#8216;awesome mix&#8217; ascoltata nel <em>walkman</em> da <strong>Peter Quill</strong>. Troviamo un buon connubio tra <em>vintage</em> e nuovo, con il contributo di ben cinque nuovi brani di <strong>Pharrell Williams</strong>, che è ormai artista consolidato della serie anche grazie al successo di &#8216;Happy&#8217; dell’episodio precedente. Nella versione nostrana e iberica sentiamo invece il nuovissimo brano di <strong>Alvaro Soler</strong> (<em>Sofia</em>) e dei <strong>Morat</strong>: &#8216;Yo Contigo, Tu Conmigo&#8217; che, come se ci fosse bisogno di ribadirlo, simboleggia l’armonia familiare ritrovata dai protagonisti.</p>
<p>Questo terzo capitolo <strong>riesce ancora a divertire nonostante la sottotrama al limite dell’iperglicemia</strong> e un finale che rimane molto aperto, lasciando presagire un probabile sequel (che infatti sta per arrivare). Non rimane molto da dire a questa saga di grande successo e Cattivissimo me 3 potrebbe essere un buon pensionamento per Gru &amp; Co. In ogni caso, la Illumination ha in già cantiere <em>Pets 2</em> e <em>Sing 2</em>, meglio sarebbe puntare sulle novità quando si sono sfruttate praticamente tutte le risorse possibili sui vecchi successi &#8230;</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer italiano</strong> di Cattivissimo me 3:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Yxq_RU-0pVU" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La Ragazza del Treno &#124; Recensione del film di Tate Taylor con Emily Blunt</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 20:25:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Blunt]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Tate Taylor]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista dirige un adattamento a tratti superiore al bestseller scritto da Paula Hawkins, merito non soltanto della protagonista </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Cosa succederebbe se scoprissimo che anche ciò su cui fantastichiamo nasconde un lato oscuro? </em></strong>“Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. Recita così l’incipit di <em>Anna Karenina</em> di Lev Tolstoj, frase che viene subito in mente leggendo <strong>La Ragazza del Treno</strong> (<em>The Girl On the Train</em>) di Paula Hawkins. Con la sua scorrevole narrazione, grazie anche ai capitoli brevi e al discorso diretto, l’autrice ci porta a togliere la patina di perfezione, che ricopre le vite di due delle tre donne protagoniste del libro. Il punto di vista principale è quello di Rachel, una donna con alle spalle un matrimonio fallito per l’impossibilità di concepire, trauma che l’ha colpita nel profondo tanto da portarla all’alcolismo. Si ritrova sola, intrappolata nei ricordi del suo passato, ossessionata da quella vita che avrebbe potuto avere ma che ora appartiene ad un’altra.</p>
<p>Tutte le mattine prende il treno per arrivare a Londra, lungo il tragitto passa davanti al viale in cui abitava con il marito Tom, ora felicemente sposato con Anna e padre di una bambina. La violenza psicologica che lei stessa si impone nel guardare la sua vecchia casa al di la dei binari è a tratti angosciante, guarda impassibile attraverso le finestre chiuse, oltre a vetri che sembrano confini invalicabili e proibiti. La sua attenzione però è rivolta soprattutto ad un’altra casa, qualche numero più in la, in cui abita una coppietta che lei ritiene perfetta e felice. Nella sua mente lei ha già tracciato un chiaro profilo delle loro vite e personalità. Questa sua malsana e disturbante quotidianità viene sconvolta quando un giorno vede una scena a cui non avrebbe dovuto assistere sulla veranda della casa di Jess e Jason, nomi fittizi che lei ha attribuito alla coppia, che infrange per sempre la sua idea di perfezione.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/Poster-La-ragazza-del-treno.jpg" rel="lightbox" title="La Ragazza del Treno | Recensione del film di Tate Taylor con Emily Blunt"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-33532" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/Poster-La-ragazza-del-treno-210x300.jpg" alt="poster-la-ragazza-del-treno" width="243" height="347" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/Poster-La-ragazza-del-treno-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/Poster-La-ragazza-del-treno-280x400.jpg 280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/10/Poster-La-ragazza-del-treno.jpg 420w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a>Rachel non riesce ad accettare il fatto, turbata si ubriaca e al ritorno commette un’avventatezza. Scende dal treno a quella stessa fermata da cui osserva le vite degli altri, per seguire un suo senso personale di giustizia. I suoi ricordi purtroppo si fermano al sottopassaggio buio, e mentre si sveglia nella sua stanza ricoperta di sangue, cerca senza successo di ricomporre i pezzi della sera prima. Leggendo il giornale scopre che la sua Jess in realtà si chiama Megan, ed è scomparsa proprio nelle ore che lei non riesce a ricordare. Da qui la tensione sale, con flashback raccontati dal punto di vista delle tre donne, mentre la detective Riley indaga sulla vicenda. Rachel si ritroverà coinvolta nei fatti, trovando finalmente uno scopo nella vita: salvare Megan per redimere anche un po’ se stessa.</p>
<p>Un thriller intenso che tocca punti molti forti come l’abuso fisico ed emotivo, la dipendenza e l’infedeltà. <strong>Nell’era dei social network, la realtà non potrebbe essere più lontana da come viene mostrata nelle foto sorridenti dei vari profili telematici</strong>. Questo voyerismo, questa violazione della privacy che tanto caratterizzano la società moderna, sono ben espressi dall’autrice, che ci spinge a riflettere sulla superficialità delle nostre interazioni sociali. Unica pecca è la semplicità della trama, i personaggi anche se tormentati, risultano come cristallizzati nei loro ruoli di stereotipi femminili. Il finale risulta quasi scontato e si evince abbastanza in fretta, mancando un vero colpo di scena.</p>
<p>Magistrale invece l’adattamento cinematografico, grazie ad una abilissima sceneggiatrice <strong>Erin Cressida Wilson</strong>. Ha fatto suo il concetto di dramma al femminile, riuscendo a rendere perfettamente le caratteristiche di ogni personaggio. Merito anche del regista <strong>Tate Taylor</strong>, già conosciuto per <em>The Help</em>, tutta la pellicola infatti è impregnata in una sorta di ebbrezza, come se avesse ubriacato la telecamera, per rendere al meglio il disagio della protagonista. L’interpretazione superlativa di <strong>Emily Blunt</strong> (Rachel) ci porta direttamente su quel treno, nonostante non sia un personaggio facile in cui immedesimarsi. La parte dell’ex marito Tom è stata affidata a <strong>Justine Theroux</strong>, già attore riconosciuto (<em>Mulholland Drive</em>, <em>The Leftovers</em>). A dare il volto alla moglie Anna è <strong>Rebecca Ferguson</strong>, lanciatissima attrice svedese azzeccata per la parte grazie al suo viso pulito e alla sua aria di innocenza.</p>
<p>La coppia “perfetta” è invece portata sullo schermo da <strong>Haley Bennet</strong> (Megan) e <strong>Luke Evans</strong> (Scott). Mentre esploriamo la vita di Megan, conosciamo il suo psichiatra il dott. Kamal Abdic, interpretato da <strong>Edgar Ramirez</strong>, che lei ama provocare sessualmente. La ragazza, per colpa di un passato traumatico, si relaziona agli uomini solo in senso superficiale e fisico, non riuscendo a creare un legame emotivo. La Bennet riesce ad essere molto sensuale e fragile al tempo stesso. <strong>Allison Janney</strong>, attrice dalla bravura indiscutibile e dalla versatilità impressionante, interpreta la detective Riley. A completare questo gineceo disturbante troviamo<strong> Laura Prepon</strong>, che veste i panni di Cathy, unica amica e padrona di casa di Rachel, e <strong>Lisa Kudrov</strong> (Martha) che interpreta la moglie dell’ex capo di Tom. La stessa <strong>Paula Hawkins</strong> appare in un cameo nel film.</p>
<p>Erin Cressida Wilson ha definito La Ragazza del Treno come &#8220;<strong>La Finestra sul Cortile in movimento</strong>”, paragone a mio avviso molto azzardato. Se si trascura il fatto che la pellicola è ambientata a New York lungo la Metro-North invece che a Londra, troviamo <strong>uno dei pochi casi ben riusciti di adattamenti cinematografici di best seller internazionali</strong>. Direi quasi che, con l’aggiunta del ritmo incalzante delle musiche di <strong>Danny Elfman</strong>, il film riesce anche a rendere quella crescente suspense che a tratti si perde nel manoscritto.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer ufficiale italiano</strong> di La Ragazza del Treno, nei cinema dal <strong>3 novembre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/E6e2bL-zDwo" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recensione &#124; Il Trono di Spade: 8&#215;02 &#8211; A Knight of the Seven Kingdoms</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 13:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Kit Harington]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conto alla rovescia verso l'imminente dipartita di molti protagonisti parte qui, tra pentimenti, assoluzioni, canzoni profetiche, bevute e ultimi momenti di intimità prima dello guerra finale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-8x02-a-knight-of-the-seven-kingdoms/">Recensione | Il Trono di Spade: 8&#215;02 &#8211; A Knight of the Seven Kingdoms</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Valar Morghulis</strong>, ovvero &#8216;Tutti gli uomini devono morire&#8217;. Il motto di Braavos sembra essere il filo conduttore di questo secondo episodio dell&#8217;ottava e ultima stagione di <strong>Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>), intitolato <em><strong>A Knight of the Seven Kingdoms / Cavaliere dei Sette Regni</strong></em>. Quasi fossimo in <strong><em>The Walking Dead</em></strong>, gli esseri umani si preparano a fronteggiare uno stuolo di non morti, con poche certezze e molti interrogativi.  “Che aspetto hanno?” chiede Arya a Gendry riferendosi all’esercito di &#8216;zombi&#8217; in arrivo. “<strong>Morte, sono la Morte. La fine di ogni cosa</strong>”. Le risponde lui con un’espressione di terrore stampata in volto.</p>
<p>L&#8217;inizio del &#8216;canto del cigno&#8217; dello show ha un sapore agrodolce per le pedine rimaste sul tavolo del &#8216;gioco del trono&#8217;. Tutti (eccetto Cersei e gli altri giù ad Approdo del Re, epurati da questi 55 minuti) ripensano a quanto forse sia stato puerile combattere per tutto questo tempo per l’egemonia dei Sette Regni quando l’unica vera minaccia è sempre stata la fredda Morte, scacco matto inevitabile e ormai arrivato a pochi passi dalle mura di Winterfell. Sospinti dalla nostalgia, seduti attorno al fuoco, i personaggi che ci hanno accompagnato nel corso di 8 anni riflettono a turno su quanta strada hanno fatto per arrivare a questo punto, in questo preciso momento. “È ironico”, dice Tyrion (<strong>Peter Dinklage</strong>) al fratello. “Se nostro padre ci vedesse ora insieme a difendere fino alla morte Grande Inverno, cosa direbbe?”. Nelle passate sette stagioni di Il Trono di Spade, ciascuno dei protagonisti ha affrontato un percorso differente, rompendo alleanze e formandone di nuove, chi un tempo era acerrimo nemico ora combatte fianco a fianco da amico. Tutto è cominciato nella capitale del Nord, ed è qui che tutto &#8211; probabilmente &#8211; finirà. Se la 8&#215;01 (<a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-8x01-winter-is-here/" target="_blank" rel="noopener">la nostra recensione</a>) era costellata di commoventi riunioni, A Knight of the Seven Kingdoms è invece gravato da <strong>un nefasto alone di commiato che non risparmia nessuno</strong>, in quella che per tutti potrebbe essere l’ultima notte &#8216;da vivi&#8217;.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-79307" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-300x190.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms" width="349" height="221" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-300x190.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-768x486.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms.jpg 1205w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Emblema del cambiamento di cui si parlava è allora Jamie Lannister (<strong>Nikolaj Coster-Waldau</strong>), ritornato a Grande Inverno con la coda tra le gambe perché sa bene di non essere esattamente il benvenuto da quelle parti. Con gli occhi da cane bastonato guarda Bran e spera &#8211; per non aggravare ulteriormente la sua posizione &#8211; che non riveli a nessuno il loro terribile segreto, ma lo &#8216;sterminatore di re&#8217; sembra comunque sinceramente pentito di avere spinto il ragazzino giù dalla torre per amore della sorella. Jamie viene sottoposto a un doveroso processo che deve decidere della sua sorte, con Daenerys (<strong>Emilia Clarke</strong>) prontissima a farlo giustiziare e Sansa (<strong>Sophie Turner</strong>) intenzionata a punirlo per aver attaccato a sorpresa suo padre Ned Stark nella prima stagione. Dalla parte di Jamie però si schiera &#8211; prevedibilmente &#8211; Brienne (<strong>Gwendoline Christie</strong>), la persona che più di tutte ha assistito al suo mutamento e all&#8217;esplosione del suo onore. Diciamocelo, all’inizio de Il Trono di Spade il &#8216;leone dorato&#8217; di casa Lannister era assolutamente superficiale, arrogante e spocchioso, ma col tempo le sue qualità e virtù sono emerse limpide. Forse è lui il personaggio che è maturato maggiormente nel corso di questi anni. Un aspetto molto importante, che ribadisce anche quando si confronta col saggio Bran Gallagher (<strong>Isaac Hempstead-Wright</strong>), è che rifarebbe tutto quello che ha fatto, perché in quei momenti credeva fossero le scelte migliori da compire per il bene dei suoi affetti.</p>
<p><strong>Ogni scelta, anche e soprattutto quelle sbagliate, è servita quindi a forgiare il carattere di ogni personaggio principale</strong> di Il Trono di Spade. Anche Theon Greyjoy (<strong>Alfie Allen</strong>), voltagabbana per antonomasia, vuole fare sentita ammenda e combattere per Grande Inverno dopo che qualche tempo prima aveva preso la città con la forza ai due piccoli Stark. In una sorta di <em>caritas</em> cristiana, forse un po’ troppo eccessiva e sommaria, <strong>tutto viene così perdonato a tutti</strong>, perché ora ogni mano che possa brandire una spada è fondamentale. Resta tuttavia la sensazione di profondo amaro in bocca per gli innumerevoli spargimenti di sangue, in fondo nati solamente da grandi equivoci e da terribili inganni, per questa <strong>metafora fantasy della vita</strong> creata dalla penna di <strong>George R.R. Martin</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-2.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-79302 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-2-300x191.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms (2)" width="349" height="222" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-2-300x191.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-2-768x489.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-2.jpg 1133w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>L’altro personaggio cardine dell’episodio è la già citata <strong>Brienne di Tarth</strong>, la quale non spicca di certo per bellezza o astuzia, ma prova una cieca lealtà verso quegli individui che lei ritiene degni e possiede una forza bruta sempre utile. Di fatto, l&#8217;algida donna ginormica è una perfetta guardia del corpo, ma non offre molto altro, se non qualche sparuto siparietto comico fatto di occhiatacce al <em>roscio</em> spasimante Tormund (<strong>Kristofer Hivju</strong>). La sua investitura a cavaliere, quale ultimo riconoscimento di una vita passata a svolgere un mestiere da uomini, può allora essere interpretato come <strong>un chiaro presagio di una morte imminente</strong>. Ci sta che si sacrifichi per proteggere Sansa.</p>
<p>Quest’ultima, finalmente incontra privatamente la Madre dei draghi. Nonostante la <em>Khaleesi</em> si dimostri superiore e si sforzi amorevolmente di porgere una mano amichevole alla cognata / nipote, quando la situazione sembra rasserenarsi Sansa le ricorda a bruciapelo che il Nord &#8211; dopo la guerra finale &#8211; non si inchinerà comunque davanti a nessun sovrano, simpatico o cavalcadraghi che sia. Daenerys, che ha incenerito uomini per molto meno, <strong>sembra invece negli ultimi tempi aver subìto una netta involuzione</strong>, che la sta riportando a un passo dall&#8217;essere la ragazzina ingenua con gli occhioni sgranati degli inizi di Il Trono di Spade. La motivazione per sterminare l’esercito del Re della Notte dovrebbe essere la mera morte di Viserion e non l’amore incondizionato e &#8216;inspiegabile&#8217; per Jon Snow (<strong>Kit Harington</strong>), sempre più un tronco alla deriva trascinato dalle correnti verso la cascata. Il &#8216;bastardo&#8217; è lo specchio preciso di Eddard Stark, ottenebrato dall’onore in maniera spesso controproducente, con in più il carico di ormoni impazziti di un ragazzino in piena pubertà. Imbarazzante il suo contributo nullo quando viene interpellato sul destino di Jamie.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-6.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-79306" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-6-300x194.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms (6)" width="351" height="227" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-6-300x194.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-6-768x496.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-6.jpg 995w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>Terzo protagonista di A Knight of the Seven Kingdoms in senso lato è così <strong>Tyrion</strong>, che rappresenta il “cervello” coi suoi saggi consigli, anche se ultimamente le sue capacità di giudizio &#8211; specie in riferimento a Cersei (<strong>Lena Headey</strong>) &#8211; sono finite nell&#8217;occhio del ciclone. Il nano amico del vino non è affatto infallibile ma, come fa notare giustamente Jorah Mormont (<strong>Iain Glen</strong>), impara spesso dai suoi errori, e sarà sempre una risorsa preziosa. Anche se ha perso il suo antico smalto, il leoncino di casa Lannister tornerà prevedibilmente presto a graffiare, e sicuramente si farà perdonare con qualche idea brillante nel corso dell&#8217;imminente battaglia. Circolano alcune teorie secondo cui Tyrion si salverà grazie al sacrificio dell&#8217;eunuco Varys (<strong>Conleth Hill</strong>), ovviamente per il bene supremo di Westeros.</p>
<p>Jorah Mormont si riconferma<strong> mesto zerbino</strong> di Daenerys. Da sempre divorato dai sensi di colpa, non riesce proprio a trovare pace e gioisce solo servendo scodinzolando la donna che ama senza essere ricambiato. Perfino la cuginetta Lyanna (<strong>Bella Ramsey</strong>) lo sbeffeggia quando lui le dice di rimanere nelle cripte con le altre donne e i bambini. Adesso, tuttavia, il nostro <em>friendzonato</em> preferito è pesantemente armato con vero e prezioso acciaio di Valyria, dopo che il pacioso Samwell Tarly (<strong>John Bradley</strong>) gli ha consegnato il suo spadone a due mani <em>heartsbane</em>, il che potrebbe significare un&#8217;imminente morte onorevole. Non prima di aver fatto un po&#8217; l&#8217;eroe.</p>
<p>Arya (<strong>Maisie Williams</strong>) cresce invece in tutti i sensi, regalando ora la sua verginità a Gendry (<strong>Joe Dempsie</strong>) nel più becero fan service della stagione (fin qui &#8230;). Il bastardo di casa Baratheon non deve comunque essere molto più esperto di lei in tali faccende, vista l’espressione non molto soddisfatta della ragazza nel letto dopo &#8230; Sicuramente una notte da non trascrivere nei tomi sacri della Cittadella. Sul destino della piccola di casa Stark c’è abbastanza incertezza, ma probabilmente arriverà viva alla quarta puntata (grazie alla nuova arma che il ragazzo le ha forgiato). Per quanto riguarda il fabbro, le sue azioni sono in netto ribasso, considerando il premio con quel &#8216;momento di gloria&#8217; carnale. Vale la pena ricordare però le sevizie infertegli dalla Sacerdotessa Rossa, un dettaglio che potrebbe lasciar spazio a un diverso destino.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-5.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-79305 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-5-300x185.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms (5)" width="350" height="216" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-5-300x185.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-5-768x475.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-5.jpg 1233w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Appiccicata giusto per far capire agli spettatori che ci sono anche loro in giro per Winterfell è invece la storia d’amore tra Verme Grigio (<strong>Jacob Anderson</strong>) e Missandei (<strong>Nathalie Emmanuel</strong>), di cui ben pochi probabilmente sentivano la mancanza. Loro stessi ammettono la propria &#8216;inutilità&#8217; dopo un&#8217;eventuale vittoria dei vivi, con<strong> le quote dei bookmakers inglesi al toto-morti</strong> che li danno ormai prossimi all&#8217;1:1. Nessuno li piangerà a lungo, in quanto divenuti entrambi utili come i testicoli del guerriero. Prepariamoci invece a salutare con dispiacere Beric (<strong>Richard Dormer</strong>), Davos (<strong>Liam Cunningham</strong>), Tormund, il Mastino (<strong>Rory McCann</strong>) e Edd (<strong>Ben Crompton</strong>), vecchie canaglie che ne han viste troppe e che sono ormai pronti a vivere l&#8217;ultima gloriosa impresa delle loro vite. Un&#8217;altra vittima quasi certa potrebbe essere la prode bambina &#8211; che ricorda la piccola Shireen &#8211; che viene spedita a difendere le catacombe.</p>
<p>Sarebbe interessante invece se il Re della Notte, una volta giunto tra le tombe, <strong>scegliesse di risvegliare gli antenati degli Stark</strong> e li aggiungesse alle sue schiere, spettri dal passato che tornano per tormentare gli ultimi &#8216;lupi del Nord&#8217; rimasti. A proposito di lupi, non si può non menzionare <strong>il povero Ghost</strong>, riapparso &#8216;magicamente&#8217; vista l’assenza in questo episodio dei draghi (ricordiamo che la coperta del budget è troppo corta per prevedere tutte le creature in CGI &#8230;). Che finisca male anche per lui, visto che gli showrunner ci han fatto la grazia di reinserirlo (anche se sembrava più un cucciolo di pastore maremmano)?</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-4.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-79304 alignright" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-4-300x176.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms (4)" width="351" height="206" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-4-300x176.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-4-768x450.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-4.jpg 1290w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a>Continuando a speculare sul futuro di Il Trono di Spade, non si può non tenere conto comunque della canzone che intona soavemente a un certo punto Podrick (<strong>Daniel Portman</strong>), dal titolo “<strong>Jenny of Oldstones</strong>”. Se a qualcuno potrebbe richiamare alla mente quella cantata da Pipino in <strong><em>Il Signore degli Anelli</em></strong>, è più facile invece che gli sceneggiatori abbiano guardato a <strong>William Shakespeare </strong>come fonte di ispirazione primaria. Similmente ai cori utilizzati nelle sue opere dal drammaturgo inglese infatti, tale canto (ricantato dai <strong>Florence+ The Machine</strong> lungo i titoli di coda dell&#8217;episodio) potrebbe fungere da profezia, prefigurando il fato di Jon e Daenerys Targaryen. Nei romanzi di George R.R. Martin, il nesso tra le canzoni e il destino dei personaggi è sempre stato molto forte e non improvvisato (esempio lampante è la tristemente impietosa <strong><em>Rains of Castamere</em></strong>). Nello specifico, il testo della canzone in questione parla di una ragazza del popolo che sposa il principe Duncan Targaryen, figlio maggiore di Aegon V ed erede del trono di ferro. Il giovane era già stato promesso a una Baratheon, ma rinuciò al trono per sposarsi per amore. Le parole si riferiscono alla tragedia di Summerhall, che era la residenza estiva dei Targaryen, distrutta dalle fiamme. Re Aegon V, Duncan, il fratello Aerys e altri erano là presenti per celebrare la nascita di Rhaegar Targaryen, ma si sospetta che il fuoco sia scaturito dal tentativo di riportare in vita i draghi da parte di Aegon. Quasi tutti i presenti morirono nell’incendio, inclusa Jenny, il cui fantasma è nominato proprio nella canzone. <em>Jenny of Oldstones</em> viene intonata subito dopo la scena in cui Jon rivela a Daenerys il loro legame fraterno e che il suo vero nome è Aegon Targaryen (una grande differenza rispetti ai libri, che lascia presagire un finale differente per la serie, <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/george-r-r-martin-sul-finale-di-il-trono-di-spade-alcune-differenze-tra-libri-e-serie-tv/" target="_blank" rel="noopener">come anticipato nelle scorse settimane da George R.R. Martin</a>). Per tutta risposta, Daenerys gli dice che lui sarebbe il legittimo erede al trono dei Sette Regni, non curandosi minimamente di menzionare la possibilità &#8211; non proprio latente &#8211; dell&#8217;eventuale incesto, da brava Targaryen.</p>
<p><strong>Se la canzone fosse davvero profetica</strong>, significherebbe che Jon potrebbe quindi scegliere di abdicare per amore in favore di Daenerys, anche se la decisione avrebbe poco senso, visto che potrebbe prenderla come sua sposa e regnare insieme a lei. La testardaggine circa la necessità dell’indipendenza del Nord ribadita da Sansa potrebbe però ribadire il concetto che Jon rimanga il protettore del Nord e che Daenerys regnerà sui Sette Regni, o almeno quello che ne rimarrà dopo lo scontro finale, sancendo così una separazione dei due innamorati. Il parallelismo palese tra Summerhall e Winterfell richiama allora il &#8216;gioco di ghiaccio e fuoco&#8217; dei romanzi, quel <strong>dualismo sempre presente</strong>, come la prima fu distrutta dal fuoco e forse Grande Inverno annientata dal ghiaccio.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-7.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-79308 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-7-300x208.jpg" alt="Il Trono di Spade 8x02 - A Knight of the Seven Kingdoms (7)" width="349" height="242" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-7-300x208.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-7-768x532.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/Il-Trono-di-Spade-8x02-A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms-7.jpg 1043w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>L’ultima scena, vista già molte alte volte, ci mostra il Re della Notte e i suoi comandanti ormai davvero alle porte. Segnale forte che il tempo per lasciarsi trasportare dalle emozioni e dai ricordi è finito e che ora i protagonisti &#8211; e gli spettatori &#8211; devono prepararsi a lacrime e sangue. Ricordiamo che gli Estranei sono stati creati dai Figli della Foresta per contrastare l’invasione dei primi uomini, tramite la magia e il vetro di drago che trasformò gli uomini uccisi in redivivi dagli occhi blu. Benjen (<strong>Joseph Mawle</strong>), zio di Bran, venne ferito oltre la Barriera da uno dei non morti e i Figli della Foresta lo salvarono inserendo nelle ferite lo stesso pugnale incantato di vetro di drago usato per creare gli Estranei. Benjen, divenuto &#8216;Mani fredde&#8217; (nei libri di Il Trono di Spade viene chiamato così, nella serie è il cavaliere che salva Bran e lo riporta a Grande Inverno nella stagione 7), ha sempre guidato Bran nel suo cammino di corvo a tre occhi, in collaborazione con il precedente veggente trioculare.</p>
<p>Se è vero che l&#8217;immarcescibile Bran sia <strong>la chiave per vincere la guerra</strong>, stando al piano ideato qui dovrebbe limitarsi ad attendere il Re della Notte vicino all’albero sacro, che rappresenta una sorta di crocefisso, acqua santa e aglio tutto insieme per la scheletrica creatura dalla pelle azzurra. Non ci resta che aspettare una settimana per vedere se questa strategia sarà vincente. Sicuramente, dopo una lunga premessa, si passerà all’azione.</p>
<p>Riuscirà il &#8216;fuoco di drago&#8217; a fare il suo dovere? Come si comporteranno <strong>Drogon e Rhaegal</strong> nei confronti del fu Viserion? La battaglia durerà un solo episodio oppure due? E soprattutto, cosa più spaventosa di tutte, moriranno soltanto gli attori anziani (che poi sono anche quelli che recitano ampiamente meglio) e resteremo così in balìa per gli ultimi 3 atti di Il Trono di Spade di faccine monoespressive e frontine corrucciatiane?</p>
<p>Di seguito <strong>il teaser trailer internazionale</strong> dell&#8217;episodio 8&#215;03:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/bt7GlyYGlxs" width="727" height="409" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recensione &#124; Il Trono di Spade: 8&#215;01 &#8211; Winterfell</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 10:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Kit Harington]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il percorso di commiato della serie parte col freno a mano inaspettatamente tirato, riproponendo strascichi della poco memorabile stagione precedente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-8x01-winter-is-here/">Recensione | Il Trono di Spade: 8&#215;01 &#8211; Winterfell</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove eravamo rimasti?  Le aspettative sono inevitabilmente alte, maturate lungo ben <strong>595 giorni di attesa</strong>. Questa ottava &#8211; e ultima &#8211; stagione di<strong> Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>) si preannuncia epica, l’Inverno è infine arrivato e si è pure preso un drago. La battaglia per la sopravvivenza si gioca in questi ultimi <strong>6 episodi</strong> rimasti. Vista la lunghezza del minutaggio (intorno ai 60 minuti), ci si aspetterebbe pure una trama &#8216;sensata&#8217; e non la deriva a volte ben poco credibile e affrettata che ha purtroppo preso la serie da quando ha perso la solida struttura narrativa cartacea del barbuto papà <strong>George R.R. Martin</strong>. Ma ormai, le speranze di ritornare in carreggiata sono probabilmente naufragate insieme a quelle di vedere la pubblicazione di <strong><em>The Winds of Winter</em> </strong>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/george-r-r-martin-sul-finale-di-il-trono-di-spade-alcune-differenze-tra-libri-e-serie-tv/" target="_blank" rel="noopener">le ultime dichiarazioni dello scrittore in merito</a>).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-bran.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x01 - Winterfell"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-79006" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-bran-300x156.jpg" alt="il trono di spade 8x01 bran" width="350" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-bran-300x156.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-bran-768x400.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-bran.jpg 799w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>In ogni caso, lunedì notte eravamo tutti comunque con il fiato sospeso, Viserion zombie due anni fa aveva sciolto l&#8217;insormontabile Barriera permettendo all’esercito di non morti / Estranei di penetrare nel settore Nord dei Sette Regni. Alla fine dell&#8217;oretta della 8&#215;01, <em>Winterfell / Grande Inverno</em>, <strong>non ti accorgi se sono passati due minuti o due settimane dall&#8217;evento</strong>, secondo l&#8217;ormai tipico <i>cortocircuito </i>temporale incoerente.</p>
<p>Il Re della Notte è arrivato soltanto a Ultimo Focolare perché ha ingoiato una moviola, mentre nello stesso lasso di tempo Daenerys (<strong>Emilia Clarke</strong>) e Jon Snow (<strong>Kit Harington</strong>) sono arrivati a Grande Inverno da Approdo del Re con tutto l’esercito di Immacolati. Ci arrivano anche Jamie (<strong>Nikolaj Coster-Waldau</strong>) che parte poco dopo e Tormund (<strong>Kristofer Hivju</strong>) con Edd l&#8217;addolorato (<strong>Ben Crompton</strong>), miracolosamente sopravvissuti al crollo della Barriera nonostante ne fossero in cima. Memori della scorsa improbabile stagione tuttavia, possiamo anche chiudere un occhio sui tempi narrativi e cedere alle necessità di copione.</p>
<p>Il vero dramma di questo primo episodio è che <strong>NON SUCCEDE ASSOLUTAMENTE NULLA</strong>. Passi che non possiamo avere sempre la concitazione e il fervore della battaglia e che gli <em>showrunner </em><strong>David Benioff e Dan Weiss</strong> volessero gettare le premesse per l&#8217;inevitabile scontro, ma era davvero necessario propinarci circa un’ora di vuoto cosmico in cui si usa <strong>il sempreverde &#8216;effetto nostalgia&#8217;</strong> (che arrivati alla terza stagione di <strong><em>Stranger Things</em> </strong>e all’ennesimo reboot / remake / live action ha anche ampiamente rotto le balle &#8230;) per rincicciare il primo episodio della nuova stagione? Possibile che con <strong>15 MILIONI DI DOLLARI PER EPISODIO</strong> a disposizione tutto quello che ci fanno vedere è il primo piano di un drago geloso / guardone paragonabile per imbarazzo solo al Velociraptor che piange di <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-jurassic-world-il-regno-distrutto-di-juan-antonio-bayona/" target="_blank" rel="noopener">Jurassic World &#8211; Il Regno distrutto</a></em>??? Viene da piangere solo a pensare che <strong>i metalupi</strong> siano stati tagliati per questo (e pure <strong>gli elefanti</strong> tanto cari a Cersei a quanto pare &#8230;).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-Daenerys.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x01 - Winterfell"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-79010 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-Daenerys-300x176.jpg" alt="il trono di spade 8x01 Daenerys" width="349" height="205" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-Daenerys-300x176.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-Daenerys-768x449.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-Daenerys.jpg 800w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Se si volesse fare un riassunto di quello che (non) succede in questa puntata di Il Trono di Spade, si può dire che sia <strong>un “omaggio” al primissimo episodio della serie</strong>. Come i Lannister entravano per la prima volta a Grande Inverno, così l’esercito di Immacolati con Dany e Jon in testa arriva alla roccaforte degli Stark sulle note della stessa partitura usata nel 2011. Arya (<strong>Maisie Williams</strong>) ancora una volta spia tutto e tutti mimetizzata tra la folla e stavolta è un bambino del Nord ad arrampicarsi per vedere meglio l’arrivo della Regina straniera, esattamente come aveva fatto Bran (<strong>Isaac Hempstead-Wright</strong>) ai tempi di Re Robert.</p>
<p>Come Catleyn (<strong>Michelle Fairley</strong>) disprezzava Cersei (<strong>Lena Headey</strong>), così anche Sansa (<strong>Sophie Turner</strong>) non vede di buon occhio la platinata cognata forestiera per cui il fratellastro si è completamente rincoglionito e non si tira certo indietro con occhiate truci tra primedonne. I due <em>lovebirds</em> (o &#8216;trigliaeye&#8217;?) incestuosi in effetti sono particolarmente irritanti come tutte le coppiette agli inizi di una relazione, e giustamente vengono messi al loro posto dalla bambina più cazzuta di Westeros, che gli ricorda che anche se un carro di buoi viene battuto dalla potenza tricotica femminile, lui &#8216;avrebbe&#8217; tecnicamente giurato fedeltà al Nord e NON alla Madre dei draghi &#8230;</p>
<p>Subito, grazie anche alle doti attoriali canine del suddetto Kit Harington, ci ricordiamo che il personaggio di Jon Snow<strong> è un nauseante <em>piangina</em> con la perenne espressione in volto di uno che soffre di colite cronica</strong>. È talmente coerente da sembrare un politico dopo la campagna elettorale, visto che ha rotto le scatole tutta la scorsa stagione di Il Trono di Spade sul fatto che non si sarebbe “inginocchiato” a Daenerys, cambiando idea subito dopo esserci andato a letto (ah, l&#8217;ammmore!). L&#8217;altro sconcertante siparietto del<strong> volo in groppa al Fortunadrago</strong> mentre gli Estranei avanzano inesorabili è talmente fanservice e inutilmente WTF?! che si commenta da solo, come i soliti commenti sulla mancanza di testicoli degli eunuchi, che hanno smesso di essere divertenti almeno cinque stagioni fa.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-winterfell-spirale.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x01 - Winterfell"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-79009" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-winterfell-spirale-258x300.jpg" alt="il trono di spade 8x01 winterfell spirale" width="270" height="314" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-winterfell-spirale-258x300.jpg 258w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-winterfell-spirale.jpg 657w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>Per accontentare <strong>i bramosi nostalgici di nudità e orgie</strong> c’è pure il siparietto di Bronn (<strong>Jerome Flynn</strong>) con tre prostitute adeguatamente nude, non sia mai che passi una puntata senza mostrare tette e culi al vento (anche se qui il coito è interrotto, letteralmente, sul nascere).</p>
<p>Perfino l&#8217;impassibile Cersei, che rimane l’unico personaggio coerente della serie nella sua escalation di follia dopo aver perso tutti i suoi affetti, cede inspiegabilmente &#8211; fuori campo &#8230; &#8211; allo smargiasso Euron Greyjoy (<strong>Johan Philip Asbæk</strong>), dopo avergli pure detto una manciata di secondi prima che il dolce nettare di una regina ce lo si deve sudare. Intanto Arya e Tyrion (<strong>Peter Dinklage</strong>) subiscono <strong>un appiattimento caratteriale drammatico</strong>, con quest’ultimo viene pure preso in giro dalla ex moglie Sansa, che al contrario invece sembra acquistare saggezza.</p>
<p>E a proposito di saggezza, ci eravamo dimenticati quanto fosse fastidioso Bran Gallagher con la sua simpatia da ragazzino prepubere e lo sguardo da consumatore “terapeutico” di cannabis del lungomare di Brighton. Prima che appaia in scena, <strong>anche i gatti neri fanno inequivocabili gesti scaramantici</strong>. La sua utilità come al solito è rivelare quello che ormai per lo spettatore è ovvio, ma si spera che dopo la &#8216;scioccante&#8217; scoperta dei suoi veri natali Jon Snow riacquisti dignità e ci risparmi ulteriori scene melense.</p>
<p>Analizzando le (poche) cose veramente interessanti di <em>Winterfell</em>, vediamo che Arya, quando rivede Gendry (<strong>Joe Dempsie</strong>) e rivivono il siparietto del secondo episodio della seconda stagione, gli commissiona <strong>un’arma a doppia punta</strong>. Il misterioso oggetto sembrerebbe scomponibile in due parti, una delle quali potrebbe essere composta da vetro di drago per uccidere gli Estranei. La seconda punta sembrerebbe invece una lama normale &#8230; Che voglia modificare Ago? Anche nel trailer dell&#8217;ottava stagione l&#8217;avevamo vista brevemente nei sotterranei mentre impugna una specie di lancia fatta di materiale che sembrerebbe proprio prezioso vetro di drago. Probabilmente anche lei si annoia a morte come lo spettatore e cerca di prepararsi adeguatamente alla minaccia che tutti sembrano non percepire adeguatamente.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-jon-snow.jpg" rel="lightbox" title="Recensione | Il Trono di Spade: 8x01 - Winterfell"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-79008 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-jon-snow-300x156.jpg" alt="il trono di spade 8x01 jon snow" width="350" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-jon-snow-300x156.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-jon-snow-768x400.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/04/il-trono-di-spade-8x01-jon-snow.jpg 800w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Quando gli Estranei arrivano a Ultimo Focolare, poco più a nord di Grande Inverno, lasciano <strong>un raccapricciante messaggio</strong> attraverso la mutilazione del piccolo Ned Umber (<strong>Harry Grasby</strong>). Le membra rianimate <em>post mortem</em> del bambino, alle quali Beric (<strong>Richard Dormer</strong>) dà prontamente fuoco, formano <strong>una spirale</strong>, simile a quella vista molte altre volte lungo Il Trono di Spade (nella terza stagione composta da cadaveri di Guardiani della Notte; nella quinta stagione quando i Figli della Foresta &#8216;creano&#8217; il Re della Notte; infine nei disegni nelle caverne di Roccia del drago).</p>
<p>Non si conosce bene il significato di tale simbolo ricorrente, ma<strong> potrebbe anche sembrare lo stemma dei Targaryen</strong> coi tre draghi disposti a spirale. Bran dice a Sam di stare aspettando &#8216;un vecchio amico&#8217; e nell’ultimo fotogramma si scopre che questi non è altro che Jamie Lannister, il quale, spingendolo giù dalla torre, lo ha reso quel simpatico paraplegico che è anni fa. Ovviamente, lo &#8216;sterminatore di re&#8217; non ha riflettuto molto sul fatto che avrebbe dovuto rivedere Bran e la figlia del re che ha ucciso a tradimento costringendola all’esilio. Interessante sarà vedere allora se Bronn asseconderà la follia di Cersei uccidendole i fratelli traditori con la balestra consegnatagli da Qyborn (<strong>Anton Lesser</strong>), la stessa arma usata da Tyrion proprio per uccidere il loro padre.</p>
<p>Quello che si evince da questo primo episodio in sordina è che sicuramente non è una formula molto vincente piazzare centinaia di migliaia di dollari di CGI per draghi in volo (nemmeno per i non morti, relegati ancora a cammei di pochi secondi &#8230;) per distogliere l’attenzione dai vuoti di una sceneggiatura e <strong>puntare solo sulla sete di risposte dei fan</strong>, disposti a bersi qualsiasi cosa giunti a questo punto (salvo poi lamentarsi).</p>
<p>In sostanza quindi, ci dovremo aspettare lo schema già collaudato (e per nulla convincente) della precedente stagione di Il Trono di Spade, a cui alterneranno episodi altamente adrenalinici al piattume statico delle sottotrame dei pochi personaggi superstiti (dovranno cominciare a far saltare qualche testa importante no?). Dei tanti finali girati per depistare ogni tipo di spoiler speriamo ne abbiano scelto uno sensato e coerente, anche se George R.R. Martin stesso ha dichiarato che <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/george-r-r-martin-sul-finale-di-il-trono-di-spade-alcune-differenze-tra-libri-e-serie-tv/" target="_blank" rel="noopener">sicuramente non sarà lo stesso di quello dei libri</a>, probabilmente perché se no nessuno lo comprerà. Sempre che decida di finire di scriverlo e pubblicarlo.</p>
<p>Di seguito <strong>il teaser trailer internazionale</strong> dell&#8217;episodio 8&#215;02 di Il Trono di Spade:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/R6YCfVe4eR0" width="1349" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 13:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Boden]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Mendelsohn]]></category>
		<category><![CDATA[Brie Larson]]></category>
		<category><![CDATA[Captain Marvel]]></category>
		<category><![CDATA[Djimon Hounsou]]></category>
		<category><![CDATA[Jude Law]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Fleck]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel L. Jackson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21° film del MCU celebra l'emancipazione e l'autodeterminazione delle figure femminili dopo anni di supereroi maschi, in un'insolita storia delle origini che valorizza le diversità e ci porta nostalgicamente negli anni '90</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di esaminare <strong>Captain Marvel </strong>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/cose-da-sapere-su-captain-marvel-cinecomic-brie-larson/" target="_blank" rel="noopener">le 20 curiosità sul film</a>), <em>origin story</em> tutta al femminile con cui Hollywood schioccando le dita cancella 11 anni di egemonia maschile nel MCU, urge una fondamentale premessa. La &#8216;catena di testosterone&#8217; era già stata spezzata dall&#8217;Amazzone <strong>Gal Gadot</strong> nel 2017 con la sua divina <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-wonder-woman-di-patty-jenkins/" target="_blank" rel="noopener">Wonder Woman</a>, divenuta immediatamente icona del <em>girl power</em> mondiale, emblema di emancipazione femminile capace addirittura di aiutare a vincere una guerra mondiale combattuta da uomini molto meno potenti di lei.</p>
<p>Sulla scia dell&#8217;esplosione del movimento <strong>#Metoo</strong> si è sentita sempre più l’esigenza &#8211; a volte fin troppo forzata &#8211; di dare voce a protagoniste femminili più complesse, che non hanno certo bisogno di essere salvate e che non cercano affatto l&#8217;aiuto dei maschi, ma sono alla costante ricerca di se stesse e del loro posto in un contesto che sta iniziando a valorizzarle, seppur sempre con fatica.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/captain-marvel-film-poster.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77192" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/captain-marvel-film-poster-210x300.jpg" alt="captain marvel film poster" width="252" height="360" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/captain-marvel-film-poster-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/captain-marvel-film-poster.jpg 672w" sizes="(max-width: 252px) 100vw, 252px" /></a>Nel mondo reale, le donne dello spettacolo protestano contro il divario salariale con i colleghi del sesso opposto, contro la mercificazione del corpo femminile, e cercano di prendersi più spazio anche alla regia (una su tutte proprio <strong>Patty Jenkins</strong>).</p>
<p>Così, il vento del cambiamento attraversa la cinepresa e proietta sullo schermo eroine foriere di un femminismo che non brucia più reggiseni in piazza o rivendica l’utilizzo personale dell’utero, ma proclama una nuova identità di donna come essere umano a tutti gli effetti, non inferiore ma nemmeno superiore, che non ha bisogno di essere moglie o madre ma si guarda dentro e afferma la propria identità con forza e determinazione.</p>
<p>La stessa Rey (<strong>Daisy Ridley</strong>) dei nuovi film di <strong><em>Star Wars</em></strong> incarna questo stesso messaggio: la Forza prima era solo per gli Jedi rigorosamente maschi (ok, c&#8217;era anche Leia, ma ci siamo capiti &#8230;), mentre adesso scorre potente anche in lei e la spinge a imparare a gestire questa nuova consapevolezza. Nasce così un messaggio positivo che si svincola dalla semplice identità di genere e abbraccia ogni minoranza, basti vedere la sempre maggiore diversità di razza, nazionalità e perfino di identità sessuale dei protagonisti di molti lungometraggi recentemente arrivati al cinema.</p>
<p>Anche nell&#8217;ultima decade di Universo Cinematografico Marvel (MCU) abbiamo assistito a dei cambiamenti nella raffigurazione della figura femminile, da <em>Iron Man 2</em> in cui Vedova Nera (<strong>Scarlett Johansson</strong>) era la sexy <em>sidekick</em> che faceva girare la testa a Tony Stark (<strong>Robert Downey Jr.</strong>), si è passati a Wanda Maximoff (<strong>Elizabeth Olsen</strong>) e Gamora (<strong>Zoe Saldana</strong>), più caratterizzate ma sempre sostanzialmente comprimarie di personaggi maschili, fino al Wakanda con le &#8216;fiere guerriere&#8217; Dora Milaje e Shuri (<strong>Letitia Wright</strong>), che per la prima volta dimostra che le donne possono essere più intelligenti degli uomini, per arrivare addirittura adesso nello spazio profondo con una nuova supereroina dai poteri straordinari.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Ben-Mendelsohn-in-Captain-Marvel-2019-film.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77081 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Ben-Mendelsohn-in-Captain-Marvel-2019-film-300x200.jpg" alt="Ben Mendelsohn in Captain Marvel (2019) film" width="336" height="224" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Ben-Mendelsohn-in-Captain-Marvel-2019-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Ben-Mendelsohn-in-Captain-Marvel-2019-film-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Ben-Mendelsohn-in-Captain-Marvel-2019-film.jpg 800w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /></a>Carol Danvers però, al pari della <em>collega</em> del DCEU Wonder Woman, nasce già negli anni ‘60 come portavoce di una nuova realtà femminile più potente,nonostante acquisisca i suoi poteri dal DNA di un uomo. Il suo nome originale, Ms. Marvel, era simbolo del movimento di emancipazione femminile che rivendicava lo stesso rispetto per le donne non sposate, in contrapposizione ai titoli di Mrs. o Mr.</p>
<p>Lo stesso costume è cambiato negli anni: prima consisteva in un mini body nero attillato che ne valorizzava le curve, ma con il tempo, oltre ad aver cambiato nome in Captain Marvel ha acquisito maggior spessore e certamente anche più vestiti. La <em>storyline</em> a fumetti di Carol Danvers ha subìto diversi aggiustamenti nel tempo, ma è sempre stata esempio di riscatto sociale al pari di quella razziale di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-black-panther-ryan-coogler/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Black Panther</em></strong></a>.</p>
<p>Il premio Oscar<strong> Brie Larson</strong> (<em>Kong: Skull Island</em>) porta sullo schermo la versione ispirata alle storie fumettistiche iniziate nel 2012 dalla penna di <strong>Kelly Sue DeConnick</strong>, che ha partecipato in prima persona alla realizzazione del film apparendo anche in un cameo. La sceneggiatrice, in un’intervista con Polygon sul suo personaggio cartaceo ha dichiarato: &#8220;Carol è due cose: da una parte vuole fuggire da tutto il suo dolore, dall’altra vuole provare al defunto padre che lei valeva quanto i ragazzi.</p>
<p>Questa però è una ferita che non si potrà mai rimarginare. Sapete, suo padre è morto &#8230; Non riceverà mai quell’approvazione tanto agognata, sarà alla costante ricerca e vorrà sempre dimostrare qualcosa al mondo”. Nei primi fumetti, Carol si batteva anche per l&#8217;equità nel lavoro e sul salario per le donne. La versione moderna di questa eroina ci mostra adesso una donna imperfetta, con anche problemi di alcolismo,però con doti da leader e una visione per il futuro.</p>
<p>Questa insolita <strong><em>origin story</em></strong> di <a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/captain-marvel-film-2019.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-73333" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/captain-marvel-film-2019-300x160.jpg" alt="captain marvel film 2019" width="341" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/captain-marvel-film-2019-300x160.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/captain-marvel-film-2019-768x409.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/captain-marvel-film-2019.jpg 1024w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /></a>scritta e diretta a quattro mani da <strong>Anna Boden</strong> e <strong>Ryan Flexcil</strong> (<em>Mississippi Grind</em>, <em>Half Nelson</em>), riprende i punti più salienti della nascita ed evoluzione del personaggio. Attraverso continui flashback del passato oscuro di Carol Danvers lo spettatore cerca di ricomporre i pezzi di una vita frammentata e confusa, per arrivare a un climax di consapevolezza e di inarrestabile potere, quando &#8211; non più trascinata dalla corrente degli eventi &#8211; Captain Marvel risplende letteralmente di luce propria e diventa padrona del suo destino.</p>
<p>All’inizio del film, Vers (Larson) è una ragazza introversa e sarcastica, tormentata dal un ignoto passato che non ricorda, membro di una élite militare della razza aliena Kree denominata Starforce attiva sul pianeta Hala. Suo mentore e leader del gruppo è Yon-Rogg (<strong>Jude Law</strong>), che dopo l’ennesimo duro addestramento la ritiene pronta per affrontare la sua prima importante missione. Prima però, la ragazza deve ottenere l’approvazione dell’Intelligenza Suprema, entità superiore che si manifesta visivamente nella persona più stimata da ciascun individuo.</p>
<p>Per Vers, assume le sembianze di una misteriosa donna dal suo passato, dallo sguardo penetrante e in qualche modo amico (<strong>Annette Bening</strong>). Superata la prova, si unisce alla colorita task force per una missione tesa a recuperare un compagno caduto prigioniero dell’esercito Skrull, razza con la quale i Kree sono in guerra da lungo tempo. Gli altri membri dell’equipaggio sono Korath (<strong>Djimon Hounsou</strong>), già conosciuto in <em>Guardiani della Galassia</em> accanto a Ronan e Nebula, Minn-Erva (<strong>Gemma Chan</strong>), Att-Lass (<strong>Algeniz Perez Soto</strong>) e Bron-Char (<strong>Rune Temte</strong>).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/brie-larson-captain-marvel-film.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77082 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/brie-larson-captain-marvel-film-300x150.jpg" alt="brie larson captain marvel film" width="364" height="182" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/brie-larson-captain-marvel-film-300x150.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/brie-larson-captain-marvel-film-768x385.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/brie-larson-captain-marvel-film.jpg 1024w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /></a>Durante la missione tuttavia, Vers cade vittima di un’imboscata Skrull, grazie all&#8217;abilità ingannatoria di questi di poter assumere facilmente le sembianze di tutto quello che vedono. Mentre i nemici le setacciano la mente in cerca di preziose informazioni, cominciano i flashback nel passato della ragazza. Questo personaggio dal passato tormentato e le continue &#8216;intrusioni&#8217; mentali ricordano molto <strong>Bucky Barnes</strong> (il Soldato di Inverno), con entrambi che lottano per capire chi siano davvero e per non farsi manipolare.</p>
<p>Vers naturalmente riesce infine a liberarsi grazie ai suoi poteri fotonici e mentre scappa dall&#8217;astronave nemica precipita letteralmente dentro un videostore Blockbuster della Los Angeles del 1995. <strong>L’effetto nostalgia</strong> già presente in <em>Guardiani della Galassia</em> e <em>Ralph Spaccatutto</em> (sempre di Disney stiamo parlando &#8230;) si materializza così nel cartonato di <strong><em>True Lies</em></strong>, nei telefoni a gettoni, nei modem dalla connessione ad Internet instabile e lentissima, dai graffiti sui muri in stile <em>Willy il principe di Bel Air</em>, nell’eccesso di flanella <em>grunge</em> e di t-shirt dei <strong>Nine Inch Nails</strong>, nei videogiochi Arcade come <strong>Street Fighter</strong> e in una scatola di latta per il pranzo a tema <strong><em>Happy Days</em></strong>.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Samuel-L.-Jackson-in-Captain-Marvel-2019.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77086" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Samuel-L.-Jackson-in-Captain-Marvel-2019-300x177.jpg" alt="Samuel L. Jackson in Captain Marvel (2019)" width="337" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Samuel-L.-Jackson-in-Captain-Marvel-2019-300x177.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Samuel-L.-Jackson-in-Captain-Marvel-2019-768x453.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Samuel-L.-Jackson-in-Captain-Marvel-2019.jpg 800w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a>Naturalmente, la tecnologia Kree non è nemmeno vagamente paragonabile a quella arretrata terrestre dello S.H.I.E.L.D. e un impressionato Nick Fury ne è la prova. Proprio quest’ultimo è il primo a cercare di capire da dove provenga la misteriosa ragazza in tutina verde che ha distrutto un Blockbuster e dichiara di essere un’aliena in missione per salvare la Terra dalla terribile minaccia Skrull.</p>
<p><strong>Samuel L. Jackson</strong> interpreta un ringiovanitissimo (grazie all&#8217;ausilio di una CGI impressionante, che non ne storpia la mimica facciale, a differenza della scena finale di <em>Rogue One</em> &#8230;), capellone e dotato di entrambi gli occhi agente segreto che si accompagna ad un altrettanto giovanile e alle prime armi agente Coulson (<strong>Clark Gregg</strong>). A quell’epoca stava giusto nascendo il progetto Avengers e i due &#8216;Men in Black&#8217; non avevano ancora appreso appieno le potenziali minacce proveniente dallo spazio &#8230; ma nemmeno intuito quali fossero i potenziali “vendicatori” capaci di contrastarle presenti intorno a loro.</p>
<p>In ogni caso, qualcosa del lavaggio del cervello Skrull risveglia la coscienza di Vers, che parte così con Nick Fury alla ricerca di un potente e avveniristico motore a propulsione, legato al misterioso <strong>progetto Pegasus</strong> (citato in altri film del MCU, ne parleremo più sotto) e quasi sicuramente altrettanto strettamente collegato al suo passato rimosso e alla donna di cui non ricorda nulla. I fan più attenti noteranno presto il collegamento a <strong>una Gemma dell’Infinito</strong>. Altro punto di collegamento diretto con gli altri film del MCU &#8211; e in particolare con <strong>Thanos </strong>&#8211; è la presenza di Ronan l’Accusatore (<strong>Lee Pace</strong>), che già in <em>Guardiani della Galassia</em> era apparso come massimo esponente e fanatico della razza Kree.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Captain-Marvel-2019-gatto-goose.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77084 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Captain-Marvel-2019-gatto-goose-300x155.jpg" alt="Captain Marvel (2019) gatto goose" width="346" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Captain-Marvel-2019-gatto-goose-300x155.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Captain-Marvel-2019-gatto-goose-768x396.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Captain-Marvel-2019-gatto-goose.jpg 800w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /></a>Comunque, col procedere dei minuti Vers riesce a ricomporre l&#8217;intricato puzzle della sua memoria, riportando a galla il passato nell&#8217;Air Force. Qui l&#8217;omaggio a <strong><em>Top Gun</em></strong> si fa piuttosto smaccato, tra voli al tramonto, inquadrature della base militare, divise decorate, nomi in codice dei piloti e pure un grave incidente di volo. Senza dimenticare l&#8217;imprevedibile <strong>gatta Goose</strong> (ricordate Anthony Edwards?), animaletto <em>puccioso</em> che incontra a sorpresa il favore del non ancora burbero Fury.</p>
<p>Ad aiutarla a ricostruire quegli anni c&#8217;è anche la sua migliore amica e collega Maria Rambeau (<strong>Lashana Lynch</strong>), nome in codice &#8211; non casuale &#8211; Photon. Maria è un madre single di colore, altro perfetto esempio della nuova visione di femminilità che Captain Marvel vuole trasmettere alla gente, una donna forte e indipendente, oltre che abile pilota di aerei da guerra.</p>
<p>Sul finale, scopriamo &#8211; grazie al capo degli Skrull, Talos (<strong>Ben Mendelsohn</strong>) &#8211; che nulla è in realtà quello che sembra e che ogni azione può mutare di prospettiva ed essere malamente fraintesa. <strong>Il messaggio di fondo</strong> del film diretto da Anna Boden e Ryan Flexcil è che il vero &#8216;Male&#8217; è spesso l’apparenza e quello che gli altri ci vogliono fare credere di essere. Quando Carol riesce a uscire dalla confusione mentale e a costruirsi un&#8217;identità comprende che l’unica vera persona che conta per lei è se stessa e allora nessuno può toglierle in alcun modo il potere che ha dentro.</p>
<p>A riprova di ciò, quando si libera finalmente dal controllo maschile afferma di avere sempre combattuto con le mani legate<strong>,</strong> ma che ora è finalmente inarrestabile, tanto che, in <strong>una conclusione eccessivamente autocelebrativa</strong>, l&#8217;eroina diventa sostanzialmente invincibile (un po&#8217; come quando Diana Prince percorreva quelli che sembravano pochi metri tra le trincee nemiche schivando proiettili e vincendo da sola la guerra in pochi secondi).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Lashana-Lynch-in-Captain-Marvel-2019.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77200" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Lashana-Lynch-in-Captain-Marvel-2019-300x200.jpg" alt="Lashana Lynch in Captain Marvel (2019)" width="317" height="211" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Lashana-Lynch-in-Captain-Marvel-2019-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Lashana-Lynch-in-Captain-Marvel-2019-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Lashana-Lynch-in-Captain-Marvel-2019.jpg 1500w" sizes="(max-width: 317px) 100vw, 317px" /></a>Similmente alla <strong>Sarah Connor</strong> della saga di <em>Terminator</em>, Captain Marvel combatte una battaglia esterna e interiore, e ne esce eroina portavoce di un messaggio di forza e speranza. <strong>Pur mancando una grande e immaginifica &#8216;scena madre&#8217;</strong>, l&#8217;azione e i combattimenti sono ben costruiti e pervasi del ritmo tipico delle opere collegate al MCU, mentre costumi e trucco sono al solito curatissimi e per niente posticci.</p>
<p>A coadiuvare il tutto c&#8217;è però<strong> la colonna sonora <em>rockeggiante</em> praticamente tutta al femminile</strong> (unica concessione ai Nirvana &#8230;), tra cui spiccano storici pezzi dei <em>No Doubt</em> di Gwen Stefani, delle <em>TLC</em>, di Des’ree e dei <em>Garbage</em> di Shirley Manson (ma il pezzo delle <em>Hole</em> di Courtney Love è del 1998 &#8230;), che, al pari dell&#8217;<strong>Awesome Mix</strong> di Star-Lord farà la gioia dei nostalgici pronti a cominciare a ripensare agli anni &#8217;90 come a un periodo felice (i 90s sono i nuovi 80s, prepariamoci!). <strong>Sul fronte umorismo e battute</strong>, la sceneggiatura tira fortunatamente un po&#8217; il freno rispetto a <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-thor-ragnarok-di-taika-waititi/" target="_blank" rel="noopener"><em>Thor: Ragnarok</em></a> e <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-ant-man-and-the-wasp-di-peyton-reed/" target="_blank" rel="noopener">Ant-Man and The Wasp</a></em>, limitandosi soprattutto ai siparietti tra gli insoliti compari Carol e Fury.</p>
<p>In ultima analisi dunque, nei suoi <strong>130 minuti</strong> Captain Marvel &#8211; che omaggia <strong>Stan Lee</strong> sui titoli di testa e col consueto cammeo &#8211; <strong>non è la classica storia delle origini</strong>, ma una necessaria presentazione del personaggio chiave che forse deciderà le sorti dell’intero universo in <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/trailer-italiano-avengers-4-endgame-film/" target="_blank" rel="noopener">Avengers: Endgame</a></em>, che ci porta a capire qualcosa in più sulla nascita dei Vendicatori e su come il capo dello S.H.I.E.L.D. abbia perso il suo occhio. O più semplicemente, serviva un <strong>potentissimo <em>deus ex machina</em></strong> per ribaltare i dieci anni di leadership maschile incontrastata del MCU, uno svecchiamento dei concetti di superuomo del dopoguerra che si adeguasse all&#8217;odierno cambiamento della società, sempre più multietnica e paritaria, capace di celebrare e valorizzare le diversità invece di ostracizzarle.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Jude-Law-in-Captain-Marvel-2019.jpg" rel="lightbox" title="Captain Marvel: la recensione del film con Brie Larson e Sam Jackson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77202 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Jude-Law-in-Captain-Marvel-2019-300x161.jpg" alt="Jude Law in Captain Marvel (2019)" width="347" height="186" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Jude-Law-in-Captain-Marvel-2019-300x161.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Jude-Law-in-Captain-Marvel-2019-768x411.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2019/03/Jude-Law-in-Captain-Marvel-2019.jpg 800w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a>Spazio SPOILER e scene Post Credits</strong></span></p>
<p>I più preparati danno che il Project Pegasus si ricollega automaticamente ad <em>Iron Man 2</em> e al primo film degli Avengers. Era infatti il nome in codice dell’iniziativa per rintracciare e studiare il Tesseract. Tony Stark ne parla e Loki chiede informazioni sui progetti Pegasus, Goliath ed Exodus mentre si infiltra in una base dello S.H.I.E.L.D. nel deserto del Mojave per impossessarsi del cubo energetico. Il Tesseract inoltre viene recuperato alla fine del primo <em>Captain America</em> da Howard Stark, che sarebbe stato ucciso poi nel 1991 dal Soldato d’Inverno, portando così gli eventi ad allinearsi temporalmente con quelli descritti ora in Captain Marvel. Si potrebbe pertanto ipotizzare un collegamento con la saga di Guerre Segrete, in cui gli Skrull sono proprio alla ricerca del Tesseract.</p>
<p>Troviamo infine <strong>2 immancabili scene post titoli di coda</strong>: la prima serve a collegare prevedibilmente Captain Marvel col clamoroso finale di Avengers: Infinity War e quindi con l&#8217;imminente Endgame. La seconda è semplicemente un siparietto comico con Goose senza particolari pretese.</p>
<p>Di seguito <strong>il full trailer italiano </strong>di Captain Marvel, nei nostri cinema dal<strong> 6 marzo</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/RPqT-lFQZHY" width="1014" height="421" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 13:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Kiernan Shipka]]></category>
		<category><![CDATA[Le terrificanti avventure di Sabrina]]></category>
		<category><![CDATA[Miranda Otto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kiernan Shipka è la streghetta mezza umana al centro dell'aggiornamento più tetro e meno scanzonato - e infarcito di omaggi - del fumetto fanta-horror della Archie Comics prodotto da Netflix, un discreto passatempo teen in vista di Halloween</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ci pensa <strong>Le terrificanti avventure di Sabrina </strong>(<em>The Chilling Adventures of Sabrina</em>) a riempire coi suoi <strong>10 episodi</strong> da un&#8217;ora il palinsesto <strong>Netflix</strong> di Halloween e soddisfare così i <em>binge watcher</em> dell&#8217;horror seriale rimasti orfani (almeno per qualche tempo), dopo due stagioni, delle vicissitudini legate al Sottosopra dei ragazzini di <em>Stranger Things</em>. Reboot decisamente più dark della popolare comedy pomeridiana <strong><em>Sabrina</em>, <em>vita da strega </em></strong>(<em>Sabrina, the Teenage Witch</em>) di fine anni &#8217;90, questa nuova versione <strong>attinge a piene mani dalla graphic novel della Archie Comics</strong>, ma la sua protagonista &#8211; <strong>Kiernan Shipka</strong> &#8211; non ha nulla in comune con la simpatica streghetta interpretata al tempo da Melissa Joan Hart, a partire dalla pesante mancanza degli scambi di battute con il sarcastico gatto <strong>Salem</strong>, qui completamente privo di eloquio.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-poster.jpg" rel="lightbox" title="Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-70408" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-poster-202x300.jpg" alt="" width="225" height="335" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-poster-202x300.jpg 202w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-poster.jpg 523w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>Lo show originale si reggeva sui toni da sitcom con uno sfondo di stregoneria ingenua e fondamentalmente benevola, quasi al limite del fantasy, che di intimidatorio aveva solo qualche sfumatura di circostanza. Nel nuovo adattamento, pur rimanendo circoscrivibile al <em>teen drama</em>, le streghe sono apertamente adoratrici del Diavolo e, passando attraverso omaggi ai più classici cult del cinema del terrore, non mancano scene macabre e al limite dello <em>splatter</em>, con la stessa Sabrina Spellman che abbraccia maggiormente il suo lato oscuro nel contesto dualistico di possibile connubio tra Bene e Male, luce e ombra, che costituisce il leitmotiv di entrambe le versioni.</p>
<p>Ben più evidenti invece sono <strong>le similitudini con <em>Riverdale</em></strong>, la recente serie di CW tratto sempre dai fumetti della Archie Comics, con cui Le terrificanti avventure di Sabrina condivide non a caso alcuni membri del team, tra cui proprio lo sceneggiatore <strong>Roberto Aguirre-Sacasa</strong> (già capo creativo della sopracitata casa fumettistica e che ha collaborato anche con la Marvel).</p>
<p>Greendale infatti è separata da Riverdale soltanto dal fiume Sweet Water, lo stesso che percorrono i gemelli Blossom all&#8217;inizio dello show della CW. Le due cittadine sono il teatro degli strani accadimenti che coinvolgono via via i protagonisti, i classici temi adolescenziali che potrebbero coinvolgere in misura minore un pubblico più adulto si tingono di così macabro e vengono ricoperti da un alone di mistero, in <strong>una sorta di <em>Twin Peaks</em> prepuberale</strong> (molto meno geniale) che non riesce naturalmente a scavare così a fondo nell&#8217;anima dei suoi personaggi, rimanendo confinato nella prevedibilità e linearità della sceneggiatura e senza offrire spunti umoristici degni di nota (ma non era quello l&#8217;obiettivo a quanto pare).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-70409 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-300x174.jpg" alt="" width="310" height="180" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-300x174.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix-768x445.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/09/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-netflix.jpg 800w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a>L&#8217;adolescente Sabrina Spellman (Kiernan Shipka, <em>Mad Men</em>), per metà strega (padre) e per metà mortale (madre), nell&#8217;imminente scoccare del suo sedicesimo compleanno deve scegliere tra il concedersi a Satana firmando con il sangue il Libro dei Dannati durante il rituale del suo &#8216;battesimo oscuro&#8217;, diventando in tal modo una strega completa a tutti gli effetti, o al contrario rinnegare la sua natura sovrannaturale e vivere per sempre come una semplice mortale.</p>
<p>A trattenerla dal seguire le orme del padre ci sono i suoi affetti terreni: il fidanzato Harvey Kinkle, interpretato da un monocorde <strong>Ross Lynch</strong> (scuola Disney e recentemente protagonista di <em>Il mio amico Dahmer</em>) e le amiche e compagne di scuola Roz Walker (<strong>Jaz Sinclair</strong>) e Susie Putnam (<strong>Lachlan Watson</strong>), la ragazza androgina che ricorda sotto certi aspetti la Bev dell&#8217;<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-it-di-andres-muschietti/" target="_blank" rel="noopener"><em>IT</em></a> di Andrés Muschietti.</p>
<p>Sabrina, nel mondo mortale, frequenta la Baxter High School e fino alla 1&#215;06 di questa prima stagione la vediamo ergersi a paladina della giustizia &#8211; anche molto petulante &#8230; &#8211; sfidando a più riprese il preside Hawthorne (<strong>Bronson Pinchot</strong>), mentre <strong>combatte stereotipi triti e ritriti</strong> che sembrano essere inseriti a forza per fare passare i soliti messaggi di solidarietà contro il bullismo, la discriminazione di genere e i diritti delle donne, la censura di alcuni libri considerati immorali ecc. ecc., fondando addirittura un Club il cui acronimo è, sarcasticamente, WICCA.</p>
<p>Se appunto la sua vita mortale sembra noiosa e scorre lenta tanto quanto i primi episodi di Le terrificanti avventure di Sabrina, tanto che ci si domanda perché non passi subito al &#8220;lato oscuro&#8221;, <strong>la controparte &#8216;magica&#8217; appare molto più interessante anche dal punto di vista narrativo</strong> e quando per la grande e prevedibile testardaggine riesce a tenere il piede in due mondi, la lotta tra Bene e Male per ottenere la sua anima dà vita ad una serie di complotti e sottotrame che incalzano il ritmo della serie in parallelo con la corruzione della sua anima, anche se la ragazza agisce sempre con nobili intenti, al punto da far riflettere su quanto sia labile il confine tra &#8216;buono&#8217; e &#8216;cattivo&#8217; e se sia così necessario scegliere l&#8217;uno o l&#8217;altro.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-71385" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix-300x200.jpg" alt="" width="320" height="213" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix-768x513.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix-1024x684.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-miranda-otto-netflix.jpg 1498w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a>A guidare Sabrina nella scelta &#8211; e sicuramente in favore del suo battesimo oscuro -, ritroviamo le immancabili zie e tutrici, la britannica e cicciottella Hilda (<strong>Lucy Davis</strong>) e la più severa Zelda (<strong>Miranda Otto</strong>), cui si affianca il cugino relegato agli arresti domiciliari Ambrose (interpretato da <strong>Chance Perdomo</strong>), che riceve in eredità la pungente ironia del gatto Salem del vecchio telefilm e proprio come quest&#8217;ultimo aiuta Sabrina a cacciarsi nei guai dispensando ogni volta dubbi consigli (come anticipato, il nero famiglio impertinente qui non parla &#8230; sicuramente una scelta discutibile, forse dovuta a esigenze di casting).</p>
<p>In ogni caso, a un certo punto l&#8217;adolescente dalla doppia identità inizia a frequentare l&#8217;Accademia delle Arti Occulte, una sorta di <strong>Hogwarts</strong> a sfondo satanico, dove proprio come Harry Potter viene bullizzata dalle Weird Sisters, che non ne accettano la natura di mezzosangue, capitanate dalla perfida Prudence (<strong>Tati Gabrielle</strong>). Il preside è l&#8217;infernale portavoce di Satana Padre Backwood (un convincente <strong>Richard Coyle</strong>) che fa di tutto per persuaderla a diventare adepta del Signore Oscuro, anche per non far perdere credibilità a tutta la congregazione di streghe e stregoni. Ruolo fondamentale e magistralmente interpretato da una malefica <strong>Michelle Gomez</strong> (<em>Doctor Who</em>), è poi quello di Ms. Wardwell, che sotto le spoglie di consigliera scolastica nel mondo degli umani mette Sabrina di fronte a delle scelte che faranno vacillare la sua integrità morale, corrompendo la sua anima.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-71386 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix-300x200.jpg" alt="" width="302" height="201" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix-1024x682.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-Tati-Gabrielle-Abigail-F.-Cowen-Adeline-Rudolph-netflix.jpg 1502w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></a>Come già accennato, il cupo e tetro &#8211; anche a livello di fotografia &#8211; sfondo delle vicende si materializza tra i boschi spettrali e le architetture coloniali e gotiche di Greendale, cittadina canadese realmente esistente, con parte delle riprese che si sono svolte nei pressi di Vancoover.</p>
<p>I set nascondono <strong>succulenti riferimenti alla cultura pop horror</strong>, la serie ricorda molto anche <strong><em>Buffy l&#8217;ammazzavampiri</em></strong> e Prudence sembra l&#8217;incarnazione di Nancy di <strong><em>Giovani streghe</em></strong>, mentre tutto è pervaso da un&#8217;atmosfera anni &#8217;60 e da tematiche che ricordano il celebre <strong><em>Rosemary&#8217;s Baby &#8211; Nastro rosso a New York</em></strong>. In questo calderone galleggiano fianco a fianco demoni, esorcismi, necromanzia, zombi e bambini fantasma, in una parata orrorifica che ricorda quella dei costumi indossati dai bambini che percorrono i viali delle case nella notte di Halloween per il caratteristico &#8220;dolcetto o scherzetto!&#8221;. Gli episodi, così come i ragazzini mascherati, esibiscono un susseguirsi di differenti riferimenti all&#8217;estetica macabra tipica della festività, che nell&#8217;insieme corale regalano eterogeneità e colore al preponderante tema della stregoneria.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-serie-netflix-salem-gatto.jpg" rel="lightbox" title="Le terrificanti avventure di Sabrina, stagione 1: la recensione dei 10 episodi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-71396 alignright" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-serie-netflix-salem-gatto-300x158.jpg" alt="" width="304" height="160" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-serie-netflix-salem-gatto-300x158.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/10/Le-terrificanti-avventure-di-Sabrina-serie-netflix-salem-gatto.jpg 721w" sizes="(max-width: 304px) 100vw, 304px" /></a>Passiamo piuttosto agli <strong>Easter Egg</strong>, o meglio gli <em>Halloween Candy</em>, disseminati in Le Terrificanti Avventure di Sabrina, sicuramente una degli aspetti più interessanti: il cottage della signora Wordwell, che vediamo <em>inlugubrirsi</em> con lei, presenta un arredamento ispirato a quello di <strong><em>Hellraiser</em></strong>. L&#8217;influenza di <strong>Clive Barker</strong>, amico della scenografa della serie <strong>Lisa Soper</strong>, si percepisce anche nell&#8217;arredamento della Accademia delle Arti Oscure, che vanta oltre <strong>150 opere d&#8217;arte</strong> realizzate e prestate per l&#8217;occasione dallo stesso scrittore e artista britannico.</p>
<p>Un altro collegamento diretto con il film del 1987 è l&#8217;incisione nascosta nella Chiesa della Notte, luogo di culto della setta satanica, che riporta una citazione di <strong>Pinhead</strong>. Altri riferimenti architettonici li possiamo ritrovare nel corridoio e nella porta di ingresso dell&#8217;ufficio del preside Blackwood all&#8217;interno della Accademia delle Arti Oscure, un chiaro riferimento alle porte della Tanz Dance Academy del <strong><em>Suspiria</em> </strong>di Dario Argento.</p>
<p>Lo stesso ingresso della casa/obitorio in cui vive Sabrina è sormontato da una vetrata colorata che ricorda molto la finestra del classico del 1977. Inoltre, tra gli oggetti presenti nell&#8217;abitazione ritroviamo un Seymour in miniatura da <strong><em>La Piccola Bottega degli Orrori</em></strong>. Il rivestimento laterale della porta di ingresso dell&#8217;attico dove vive Ambrose invece è stato preso dal set di<em><strong> Bates Motel</strong></em>, mentre l&#8217;esterno stesso della casa è un riferimento al romanzo gotico <em>La casa dei sette abbaini</em> di Nathaniel Hawthorne (la struttura esiste davvero e si trova a Salem, in Massachusetts). Infine, nei pressi del bosco, dove Sabrina si inoltra per evocare il famiglio, c&#8217;è un cimitero di animali che omaggia apertamente il <strong><em>Pet Sematary</em> </strong>del maestro Stephen King.</p>
<p>In definitiva quindi, Le Terrificanti Avventure di Sabrina si può considerare alla fine come un piacevole <em>binge watching</em> di Halloween per gli appassionati del genere e i nostalgici del vecchio telefilm, ammesso che si riesca a passare sopra ai primi sei &#8216;faticosi&#8217; episodi e a non farsi spaventare dall&#8217;aria tipica da <em>teen drama</em> che la ammanta. Ah, il &#8216;to be continued&#8217; alla fine della 1&#215;10 anticipa la messa in cantiere della <strong>stagione 2</strong>, le cui riprese sono iniziate proprio in questi giorni.</p>
<p>Di seguito trovate<strong> una scena</strong> della prima stagione di Le terrificanti avventure di Sabrina, nel catalogo Netflix dal <strong>26 ottobre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Le terrificanti avventure di Sabrina | L'incontro con Salem | Netflix Italia" src="https://www.youtube.com/embed/8ljdfF4IWVI" width="1488" height="691" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Riflessione: Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jun 2018 18:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Bryce Dallas Howard]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Pratt]]></category>
		<category><![CDATA[Jurassic World: Il Regno Distrutto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cerchiamo di capire perchè il film con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard diretto da J. A. Bayona è soltanto un coacervo di cose già viste e di momenti WTF</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-jurassic-world-il-regno-distrutto-quando-lo-script-e-un-mix-disincantato/">Riflessione: Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avete presente quella sensazione di déjà-vu che si prova ormai troppo spesso quando si va al cinema a vedere un film, specie se è l&#8217;ennesimo capitolo di una qualche fortunata saga? La sottile linea di confine tra citazione e scopiazzatura bella e buona è molto labile a volte &#8230;</p>
<p>Soffermandoci nello specifico su <strong>Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto </strong>(<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-jurassic-world-il-regno-distrutto-di-juan-antonio-bayona/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>) dello spagnolo <strong>Juan Antonio Bayona</strong> (<em>The Impossible</em>, <em>The Orphanage</em>), il produttore e sceneggiatore <strong>Colin Trevorrow</strong>, all&#8217;uscita del primo filmato promozionale alcuni mesi fa, aveva messo subito le mani avanti dichiarando: &#8220;<strong>Sembra simile a <em>Il Mondo Perduto</em>, perché anche qui si torna su un&#8217;isola con la nebbia e spaventosa dove ci sono i dinosauri sopravvissuti, ma in realtà prende un&#8217;altra direzione che nessuno si aspetta, il vero cuore del film è un altro e di certo non quello che si vede nei trailer</strong>&#8220;. Forse noi abbiamo visto un altro film, oppure pensava che nessuno si ricordasse dei primi due Jurassic Par<em>k</em> &#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/04/jurassic-world-regno-distrutto-poster.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-61346" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/04/jurassic-world-regno-distrutto-poster-189x300.jpg" alt="" width="260" height="413" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/04/jurassic-world-regno-distrutto-poster-189x300.jpg 189w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/04/jurassic-world-regno-distrutto-poster-252x400.jpg 252w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/04/jurassic-world-regno-distrutto-poster.jpg 560w" sizes="(max-width: 260px) 100vw, 260px" /></a>Sarebbe cosa buona e giusta fare chiarezza sul perché invece, a guardarlo bene, tutto questo cambio di rotta non c&#8217;è affatto, ma piuttosto siamo di fronte al riciclaggio stanco di idee travestite da &#8216;omaggi&#8217; che celano malamente solo pigrizia e totale assenza di originalità. Ancora più sorprendente se si pensa che lo stesso <strong>Steven Spielberg</strong> ha avuto il <em>final cut</em> &#8211; quindi l&#8217;ultima parola &#8211; sul montaggio finale. La trama di Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto pesca infatti a piene mani in particolare dal secondo film della saga, diretto proprio da Spielberg nel 1997. Owen (<strong>Chris Pratt</strong>), così come pure il Dott.</p>
<p>Ian Malcolm (<strong>Jeff Goldblum</strong>) allora, è riluttante a tornare nel parco e lo fa solo per proteggere la fidanzata, qui Claire (<strong>Bryce Dallas Howard</strong>) là Sarah (<strong>Julianne Moore</strong>), che si fanno abbindolare da una presunta missione di salvataggio dei dinosauri, copertura per il reale contrabbando dei rettili ideato ora dal leccapiedi di Benjamin Lockwood (<strong>James Cromwell</strong>), tale Eli Mills (<strong>Rafe Spall</strong>), che è perfetto corrispettivo del Peter Ludlow (<strong>Arliss Howard</strong>) di 20 anni fa.</p>
<p>La scena del T-Rex a San Diego che spia il bambino dalla finestra è poi molto simile a quella del terribile Indoraptor che cerca di entrare nella cameretta della piccola Maisie Lockwood (<strong>Isabella Sermon</strong>). Per non parlare delle scene precedenti relative alla cattura dei dinosauri e del loro trasporto sulle navi cargo, dopo la sedazione di rito (per stavolta teniamo fuori dall&#8217;equazione <strong>King Kong</strong>).</p>
<p><strong>E quanto è plausibile il trasporto di esseri mastodontici dal Costa Rica agli Stati Uniti senza dare per niente nell&#8217;occhio, come fossero messicani clandestini nascosti nei camion e soprattutto nel giro di una sola nottata?</strong> Non si spiega poi come il Tirannosauro, una volta mezzo sveglio, non riesca a distruggere la gabbia dentro cui è rinchiuso, peraltro senza &#8216;museruola&#8217;, solo per agevolare le simpatiche acrobazie tra le sue fauci del fortunato Owen, che ne esce naturalmente senza pantaloni bagnati.</p>
<p>Ok Ok, fa fatica a muoversi negli spazi stretti, va bene. Ma sono davvero tanti i momenti molto simili. E la colpa è sempre dell&#8217;avidità dell&#8217;uomo per l&#8217;incasso sulla pellaccia estinta dei dinosauri &#8230; No, non ci riferiamo ai produttori cinematografici che ormai pensano di attirare il grande pubblico semplicemente buttando sullo schermo gli esseri preistorici sperando basti a sviare l&#8217;attenzione del pubblico dalle incongruenze del film, ma alla compravendita degli animali da parte dei bracconieri e degli abbienti &#8211; e ovviamente loschissimi &#8211; compratori di un&#8217;asta, segretissima che manco i ritrovi dei Corleone con le altre famiglie mafiose.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-64330 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-300x142.jpg" alt="" width="383" height="181" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-300x142.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-768x364.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto.jpg 937w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a>Ci si sarebbe aspettati qualcosina di più originale dopo la già evidente carenza di idee del primo Jurassic World. Jurassic Park &#8211; che celebra i 25 anni &#8211; resta ancora oggi un capolavoro insuperato, capace di adattare al meglio l&#8217;idea dell&#8217;omonimo romanzo di<strong> Michael Crichton</strong> del 1977. Jurassic World dal canto suo sembrava proprio la sua ripetizione pedissequa, creata ad hoc per un pubblico di ragazzini che 20 anni fa non erano ancora nati e che non si sono preoccupati di vedere qualche classico nel frattempo.</p>
<p>Il quarto capitolo del 2015 per sequenze e trama è praticamente identico infatti a Jurassic Park, dall&#8217;entrata nel parco con l&#8217;iconico altissimo portone, al triceratopo malato che là diventava un brontosauro ferito, passando per il T-Rex che attaccava i bambini nella jeep prima e nella Girosfera poi, dal malfunzionamento nella chiusura delle recinzioni per finire con l&#8217;inseguimento tra T-Rex e un personaggio con una torcia in mano.</p>
<p><strong>Un sacco di &#8216;omaggi&#8217; vero?</strong> <strong><em>Jurassic Park III</em></strong> di Joe Johnston dal canto suo aveva gettato le basi già nel lontano 2001 per una focalizzazione sui Velociraptor, protagonisti non a caso di Jurassic World e aveva introdotto anche gli Pteranodonti, con le scene della voliera e le creature in volo riprese ossequiosamente nella pellicola del 2015.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-mare.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-64336" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-mare-300x160.jpg" alt="" width="379" height="202" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-mare-300x160.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-mare-768x410.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-mare.jpg 832w" sizes="(max-width: 379px) 100vw, 379px" /></a>Il meccanismo narrativo inoltre è reiterativo (ok, chiamiamolo &#8216;marchio di fabbrica della saga di Jurassic&#8217;): &#8220;<strong>Ti ricordi la prima volta che hai visto un dinosauro?</strong>&#8220;. Si inizia con i teneri erbivori, i brontosauri che pascolano felici, i triceratopi che giocano e tante altre specie che si rincorrono spensierate in grandi spazi verdi. Iniziano poi a vedersi alcuni carnivori, per poi degenerare verso la metà negli scontri diretti tra rettili mastodontici: Spinosauro contro T-Rex in JP3, T-Rex contro Indomitus in JW coadiuvato dai Velociraptor e T-Rex contro Indoraptor e Blue in JW2.</p>
<p>I Velociraptor, essendo i predatori perfetti per organizzazione venatoria, hanno sempre avuto il loro momento di gloria a parte: nel primo JP in cucina con i due ragazzini, in JW tra l&#8217;erba alta alleati con l&#8217;Indomitus e in Il Regno Distrutto con Blue che salva la situazione all&#8217;ultimo, da vera protagonista morale della vicenda.</p>
<p><strong>Gli  omaggi genuini (o almeno ai limiti del consentito) ai primi tre film della saga che possono considerarsi tali sono pochi</strong>: citiamo la povera capretta in pasto al T-Rex in JW2 e la presenza di Jeff Goldblum, che giustamente fa la Cassandra della situazione dichiarandosi favorevole all&#8217;estinzione dei dinosauri. Si può cogliere un rimando anche tra l&#8217;involucro contenente gli embrioni trafugati dal pacioccoso Dannis Nedry (<strong>Wayne Knight</strong>), divorato poi dopo gli sputazzi dall&#8217;amichevole Dilophosaurus di quartiere nel 1993 e la capsula contenente il midollo dell&#8217;Indomitus che Eli Mills cerca di portare in salvo alla fine di JW2. Entrambe le situazioni finiscono con un&#8217;immersione nel fango. La scena dopo i titoli di coda di JW2, prima volta nella saga, lascia invece presagire la piega che prenderà il terzo episodio, che verrà diretto nuovamente da Colin Trevorrow.</p>
<p>Quello che è chiaro e sembra essere il <em>leitmotiv</em> della nuova trilogia è che la vita (dei rettiloni) trova sempre un modo per andare avanti. La vera evoluzione sarà la surreale convivenza tra esseri preistorici e l&#8217;uomo moderno &#8230; Dopotutto &#8211; a essere ottimisti &#8211; soltanto un centinaio di esemplari, peraltro quasi tutti di specie diversa (e quindi senza possibilità di procreare), tra cui la preistorica balenottera azzurra, il Mosasauro, sono sopravvissuti e sono ora liberi di integrarsi (?) nella nostra società. <strong>Ma molto dipenderà dalle ONG</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-jeff-goldblum.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-64333 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-jeff-goldblum-300x170.jpg" alt="" width="358" height="203" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-jeff-goldblum-300x170.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-jeff-goldblum-768x435.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-jeff-goldblum.jpg 800w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" /></a>L&#8217;espediente trovato per la continuazione è l&#8217;apoteosi della carenza di sceneggiatura. Emblematica la scena finale di Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto, in cui Claire deve decidere se premere il fatidico bottone rosso e lasciare i rettiloni liberi (di sterminare la California &#8230;) o lasciarli al contrario morire insieme al franchising in un atto di eutanasia coerente per il bene comune.</p>
<p>Invece no, interviene la pseudo nipotina clone di Lockwood a prendersi la responsabilità di eseguire lo sconsiderato atto d&#8217;amore, perché anche lei frutto dell&#8217;ingegneria genetica e quindi per osmosi molto empatica con le creature. Invece di spaccarla di mazzate, i due protagonisti guardano verso l&#8217;orizzonte languidi, con il copione del prossimo capitolo in una mano e un bel mucchio di dollari nell&#8217;altra.</p>
<p>Si spera fino all&#8217;ultimo che la ragazzina abbia davvero qualche gene di dinosauro e che si trasformi in stile <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/prete-si-trasforma-in-dinosauro-per-combattere-i-ninja-nel-trailer-di-the-velocipastor/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Velocipastor</strong></a> </em>facendo una strage &#8211; che naturalmente sarebbe stata prontamente censurata dalla Universal nella versione per il cinema (rimandiamo al <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/jurassic-world-il-regno-distrutto-nei-cinema-censurato-le-scene-tagliate-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nostro approfondimento sulle scene tagliate di JW2</a>) &#8211; prima di saltare in groppa al T-Rex come Udo Kier / Hitler in <strong><em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/hitler-e-il-suo-t-rex-pronti-a-dominare-il-mondo-nel-trailer-di-iron-sky-the-coming-race/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Iron Sky The Coming Race</a></em></strong> e andare a conquistare il mondo, salvo trovarsi presto a un bivio se iniziare la nuova saga de <strong><em>Il Pianeta dei Dinosauri</em> </strong>o quella di <strong>Dino-Riders</strong>.</p>
<p>Non vi preoccupate, una volta liberati, non si estingueranno, perché qualcuno sarà sicuramente riuscito a trafugare campioni di DNA o magari risalterà fuori pure la vecchia storia dell&#8217;ermafroditismo degli esemplari &#8230; La formula vincente pare sia proprio questa per rincorrere il record di incassi di <em>Avatar</em>, ri-editare i filamenti di acido deossiribonucleico dei grandi classici ibridandoli con la più moderna CGI, creando però cloni senza un&#8217;anima.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-2.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-64332 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-2-300x138.jpg" alt="" width="389" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-2-300x138.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-2-768x353.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-2.jpg 966w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></a>Se si accantona la trama, perché siamo sempre noi i bacchettoni infondo, cosa potrebbe allora rendere interessante Jurassic World &#8211; Il Regno Distrutto? La sceneggiatura, forse. Si ritorna a Isla Nublar per obblighi di copione, sorvolando sulle leggi della fisica e atterrando rovinosamente su situazioni già viste, per poi precipitare in vuoti di copione che fanno rimpiangere perfino <a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-7x06-death-is-the-enemy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli <em>script</em> oltre la sfera dell&#8217;incredibile firmati da David Benioff e B. D. Weiss dell&#8217;ultima stagione di <strong><em>Il Trono di Spade</em></strong></a>.</p>
<p>Il Costa Rica evidentemente si trova nel magico regno quantico di <strong>Ant-Man</strong>: per il brontosauro le dimensioni non contano, passa dai circa 22 metri allo stato brado alla comoda versione portatile che entra in una cella di circa 5×3 metri.</p>
<p>Stessa sorte tocca ai suoi cugini, che vengono allegramente tutti stipati nella cantina di villa Lockwood, che ricordiamo abita nella Downton Abby del nord California (ma con una sola serva, la povera <strong>Geraldine Chaplin</strong> &#8230;). E la coerenza viene incenerita in un attimo, come il povero brontosauro lasciato a sé stesso sul molo dell&#8217;isola che sta sprofondando negli abissi. Anche il nostro amato <em>Raptor instructor</em> Owen (si, <strong>abbiamo esaurito i <em>facepalm</em> nel primo episodio</strong> quando corre in moto circondato dagli amici Velociraptor &#8230;) riesce a spernacchiare tutti i pompeiani troppo lenti non venendo carbonizzato all&#8217;istante dalle polveri incandescenti che sappiamo sfiorano i 600° all&#8217;ombra, ma lui da bravo protagonista<strong> evita agilmente la colata lavica grazie a un provvidenziale e indistruttibile tronco d&#8217;albero</strong>.</p>
<p>Un pensiero agli sfortunati abitanti del Guatemala e delle Hawaii &#8211; zone prive di alberi a quanto pare &#8211; per il <em>perfect timing</em> dell&#8217;uscita del film e pure a Pierce Brosnan, che ha senz&#8217;altro alzato un sopracciglio non capendo a questo punto il flop del suo <strong><em>Dante&#8217;s Peak</em></strong>. Il nostro eroe ignifugo si fa però anche un bel bagno in apnea da far invidia a Enzo Maiorca per salvare la pseudo fidanzata e il ragazzetto fifone intrappolati nella Girosfera, evitando rocce, zampilli di lava e l&#8217;embolia polmonare del ritorno in superficie. Ma Chris Pratt con la maglietta bagnata è sempre bello da vedere (la Howard no invece, perché appena riemerge è già asciutta e con la messa in piega della frangetta rossa perfetta).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-vulcano.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-64335 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-vulcano-300x160.jpg" alt="" width="345" height="184" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-vulcano-300x160.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-vulcano-768x411.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-vulcano.jpg 830w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></a>Ancora una volta è curiosa anche la velocità dei carnivori principali: epica la scena del primo Jurassic World dell&#8217;inseguimento tra il T-Rex e Claire. Si sa che il Tirannosauro viene inibito dalla vista dei tacchi e che per questo motivo, nonostante i suoi potenziali 27 km/h lanciato, <strong>non può proprio raggiungere una donna che corre agile come un tedoforo</strong>.</p>
<p>In JW2 abbiamo il terribile ibrido Indoraptor, una macchina perfetta progettata per uccidere a comando, con un olfatto che capta le prede a miglia di distanza, ma incapace di fiutare i protagonisti dentro il salone della casa/museo e capace di inciampare goffamente se deve inseguire una bambina, ma soprattutto quando, questa è ferma terrorizzata nel lettuccio lui si avvicina quatto quatto alla <strong>Freddy Krueger</strong> invece di avventarcisi sopra e squartarla.</p>
<p>Che la riconosca come sua &#8216;simile&#8217; e quindi tentenni? Per non parlare dell&#8217;espressione da Baby Birba del suddetto prodigio della genetica quando finge di essere sedato per trucidare l&#8217;espertissimo cacciatore &#8211; accreditato come &#8216;il demente&#8217; su IMDB &#8211; che entra nella sua gabbia con l&#8217;unico obiettivo di mandare avanti il film (e la sua morte con arto strappato manco la vediamo perchè <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/jurassic-world-il-regno-distrutto-nei-cinema-censurato-le-scene-tagliate-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">censurata nella versione italiana</a>). Meraviglioso anche il Pachycephalosaurus,<strong> imparentato con Zinedine Zidane per la precisione delle testate</strong>, che risponde al fischio come un pastore tedesco e riesce nell&#8217;impresa di sfondare le gabbie a differenza dei suoi simili ben più grossi, che tuttavia rimangono mansueti perchè in fondo le cantine polverose e umidicce gli piacciono.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-fiale.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-64334 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-fiale-300x145.jpg" alt="" width="337" height="163" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-fiale-300x145.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-fiale-768x371.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/Jurassic-World-–-Il-Regno-Distrutto-fiale.jpg 920w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a>&#8220;Ma dai, stai davvero cercando il pelo nell&#8217;uovo in un film fanta-preistorico???&#8221; Ok ok, allora perché Jurassic World – Il Regno Distrutto dovrebbe non farmi rimpiangere i soldi del biglietto? Ma per le imponenti scene d&#8217;azione, ovvio! Certo gli effetti speciali sono spettacolari, aiuta molto il <strong>budget di circa 170 milioni dollari</strong> e anche le scenografie e la fotografia sono eccezionali.</p>
<p>Ma allora rendile perlomeno credibili queste scene concitate compresse in quelle che dovrebbero essere circa 48 ore (già &#8230;)! Perché bisogna aspettare l&#8217;ultimo giorno disponibile in calendario &#8211; con tre anni di tempo a disposizione &#8211; e che la lava inghiotta completamente l&#8217;isola per portare via un tot di esemplari per specie in un&#8217;operazione lampo di cui sarebbe fiero il Russell Crowe di <strong><em>Noah</em></strong>?</p>
<p>Ormai i blockbuster hollywoodiani sono concepiti come i puzzle, adatti a un pubblico dai 3 ai 99 anni. Stando alle dichiarazioni del regista Juan Antonio Bayona, questo quinto capitolo sarebbe &#8220;<a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/j-a-bayona-su-jurassic-world-2-e-meno-racconto-morale-e-piu-fiaba-rispetto-ai-precedenti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>più fiaba e meno racconto morale dei precedenti</strong></a>&#8220;, ma sempre a guardarlo bene gira ancora una volta sul solito <em>pippotto</em> etico dell&#8217;uomo che gioca sconsideratamente a fare Dio, con un pizzico di animalismo moderno tipico degli attivisti che liberano i 38.000 visoni di Eden Valley solo per condannarli a morire nella natura visto che hanno sempre vissuto in cattività e non hanno idea di come si stia fuori &#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-world-regno-distrutto.jpg" rel="lightbox" title="Riflessione: Jurassic World - Il Regno Distrutto, quando lo script è un mix disincantato di omaggi, riciclaggi e buchi"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-64127 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-world-regno-distrutto-300x156.jpg" alt="" width="331" height="172" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-world-regno-distrutto-300x156.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-world-regno-distrutto-768x400.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/06/jurassic-world-regno-distrutto.jpg 800w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></a>L&#8217;aspetto più irritante di questa disperata ricerca di originalità è l&#8217;empatia di Blue, il Velociraptor cresciuto da Owen. Si fa accarezzare come un bernese, soffocando i suoi istinti di predatore vecchi di milioni di anni perché ha avuto una specie di imprinting sul suo allevatore. Potremmo anche accettare tutto questo, almeno fino a che il Velociraptor non attacca a piangere, letteralmente, <strong>come Paolo Brosio a cui appare la Madonna di Medjugorje</strong>. Probabilmente aveva letto da poco la sceneggiatura. Il dinosauro empatico non si può proprio tollerare.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, la cosa buffa è che, in pratica, Jurassic World – Il Regno Distrutto scaturisce dall&#8217;invio di Pratt e soci su Isola Nublar per recuperare Blue proprio per le sue caratteristiche uniche, fondamentali per rendere più mansueti i futuri ibridi a differenza del fallace prototipo di Indoraptor e quindi l&#8217;idea è di catturarla assolutamente viva. Peccato che una volta accerchiata le sparino con un proiettile vero con una freddezza disarmante e la lascino &#8211; controvoglia e solo dopo aver insistito! &#8211; alle cure di una veterinaria paleontologa che <strong>sembra uscita da una band <em>J-Pop</em></strong>.</p>
<p>Quest&#8217;ultima improvvisa addirittura una necessaria trasfusione per Blue morente gravemente ferita &#8211; che va tamponata ma che sanguina quanto un ginocchio sbucciato &#8211; con criteri rigorosamente scientifici secondo la dottoressa <em>kawai</em>: &#8220;Trovate un altro dinosauro carnivoro con tre artigli, mi raccomando, solo tre!&#8221; Non fa una piega. Non bastasse la crocerossina tatuata, abbiamo pure il <em>geek</em> informatico afroamericano, che sale a bordo solo per fare da debole e ben poco convinta linea comica.</p>
<p>Cosa ci potremmo aspettare quindi per il terzo capitolo di questa nuova trilogia? Sicuramente tanti effetti speciali, tanta azione ambientata forse a Las Vegas e magari i dinosauri che giocano alle slot machine. <strong>Ridateci la sitcom</strong> <strong><em>I dinosauri</em> di Brian Henson</strong> dei primi anni &#8217;90 &#8230; Ci si augura piuttosto che non salti fuori un &#8216;sito C&#8217; in cui  stavano continuando a creare dinosauri come con Isla Sorna, allungando ulteriormente un brodo primordiale che può a questo punto solo andare verso l&#8217;involuzione. In alternativa, lo <em>script</em> di <em>Jurassic Park III</em> offre ancora qualche spunto originale per Colin Trevorrow e amici. E&#8217; un po&#8217; che non vediamo il Dott. Grant (<strong>Sam Neill</strong>) in fondo!</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer italiano</strong> di Jurassic World – Il Regno Distrutto, nei nostri cinema dal <strong>7 giugno</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/d9s6TPrFzr8" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Black Panther: la recensione del film con Pantera Nera diretto da Ryan Coogler</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 20:03:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Black Panther]]></category>
		<category><![CDATA[Chadwick Boseman]]></category>
		<category><![CDATA[Michael B. Jordan]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Coogler]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chadwick Boseman è il supereroe dei diritti civili che dietro la maschera in Vibranio cela un messaggio universale e un’apertura progressista insolita per un film del MCU</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Strategica e vincente deviazione di rotta per il Marvel Cinematic Universe, che finalmente decide di <strong>mettere da parte lo humor demenziale</strong> portando sullo schermo la storia del più emblematico di tutti i supereroi, le cui radici sprofondano nei più bui episodi della storia afroamericana. Dietro la maschera della <strong>Pantera Nera / Black Panther</strong> ci sono infatti cinquant’anni di lotte per i diritti civili e chi la indossa incarna la voglia di giustizia e rivalsa di chi è sempre stato discriminato solo per il colore della pelle. Nel luglio del 1966 (in Fantastic 4 vol. 1 n°54) compare per la prima volta re <strong>T’Challa</strong> e con lui si scopre l’esistenza del <strong>Wakanda</strong>, uno stato immaginario nell’Africa subsahariana nascosto al resto del mondo dove vive un alquanto paradossale popolo di selvaggi molto avanzato tecnologicamente.</p>
<p>L’America in quel periodo era in tensione a causa delle lotte per i diritti civili, in un clima di scontri violenti tra il popolo afroamericano in protesta contro le leggi razziali e le forze dell’ordine. Con tali premesse <strong>Stan Lee</strong> e <strong>Jack Kirby</strong> hanno voluto creare un personaggio forte al pari dei suoi “colleghi” bianchi, forse anche più intelligente di <strong>Reed Richards</strong>, in cui ogni lettore afroamericano potesse identificarsi e prendere a esempio. Il fatto che il protagonista sia africano lo accomuna, ma nel contempo lo allontana politicamente, dai fratelli americani, permettendo alla Marvel di <strong><em>esoticizzare</em> l&#8217;eroe</strong> e trovare anche una <em>via di fuga</em>, oltre a un modo per commentare la dura realtà della loro situazione.</p>
<p>Nel corso degli anni le storie della Pantera Nera hanno rappresentato allegoricamente la situazione delle lotte razziali, arrivando addirittura a dover cambiare momentaneamente nome per non essere associata all’omonima organizzazione attivista, riferendosi a temi molto scottanti come l’apartheid e il <strong>KKK</strong> fino a richiamare i ben più recenti fatti di Baltimora e del Nord Carolina.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Black-Panther-poster.jpg" rel="lightbox" title="Black Panther: la recensione del film con Pantera Nera diretto da Ryan Coogler"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-57073" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Black-Panther-poster-211x300.jpg" alt="" width="247" height="351" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Black-Panther-poster-211x300.jpg 211w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Black-Panther-poster-281x400.jpg 281w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/01/Black-Panther-poster.jpg 450w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>La trasposizione cinematografica di un personaggio così iconico rappresentava una sfida che<strong> Ryan Coogler</strong> è stato ben lieto di accettare. Con <em>Prossima fermata Fruitvale Station</em> il regista nativo di Oakland aveva già chiarito la sua voglia di <strong>raccontare da dietro una cinepresa i pregiudizi e le ingiustizie subite dagli afroamericani</strong>. Coogler porta così sullo schermo uno T’Challa forte fisicamente ma dilaniato interiormente, combattuto tra tradizione rituale e sciovinista contrapposta ad innovazione e apertura verso il prossimo.</p>
<p>Il paradosso intrinseco dell’eroe <em>afrofuturista</em>, a capo di un ossimorico regno selvaggio ma tecnologicamente avanzato, si manifesta nella chiusura di un popolo quasi <em>eletto</em> che interviene solo per interesse personale in caso di estrema necessità. L’atipicità della Pantera Nera sta proprio nella <strong>duplice natura del suo ruolo</strong>, emblematico combattente del razzismo però individualista ed estremamente restio all’apertura verso l’Occidente.</p>
<p>L’importanza di questa pellicola di grande impatto, come dichiarato dallo stesso Coogler in un’intervista al Time, è <strong>il messaggio sociale che trasmette</strong>: in tempi di chiusura al diverso come quelli che vive l’America oggi con <strong>Donald Trump</strong>, con fatti di cronaca di violento razzismo generale, c’era la necessità di portare sullo schermo un supereroe nero con un cast tutto di colore per permettere agli afroamericani di identificarsi e celebrare le loro origini.</p>
<p>Il diciottesimo film del MCU è a tutti gli effetti “colorato” e il felino di Vibranio per la prima volta, dopo l’eredità importante di figure come<strong><em> Blade</em></strong> e <strong><em>Lando Carlissian</em></strong>, conquista prepotentemente uno spazio nel firmamento di Hollywood per dire la sua. Come cartina di tornasole del fenomeno generato è diventato virale il video degli studenti della Ron Clark Academy in Atlanta che ballano per festeggiare dopo aver saputo che li avrebbero portati a vedere il film.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film.jpg" rel="lightbox" title="Black Panther: la recensione del film con Pantera Nera diretto da Ryan Coogler"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57924 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film-300x200.jpg" alt="" width="320" height="213" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panter-dora-film.jpg 800w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a>La trama di Black Panther è <strong>un connubio eccessivamente cromatico tra il <em>Re Leone</em> e l&#8217;<em>Amleto</em>, con richiami a <em>James Bond</em> e al <em>Principe cerca moglie</em></strong>, nella piena rappresentazione della visione stereotipizzata delle varie tribù africane i cui diversi elementi distintivi vengono messi insieme nello stesso outfit come se fossero decorazioni natalizie collezionate negli anni.</p>
<p>Così possiamo vedere le Dora Milaje che ricordano vagamente i Masai kenioti accanto a uomini con disco labiale, reso anche sonoramente in modo imbarazzantemente comico, che in realtà è indossato principalmente dalle donne etiopi come simbolo di maturità sessuale.</p>
<p>D’altronde, come si evince dal prologo, il Wakanda è una terra di contraddizioni, a metà tra tradizione e innovazione grazie al dono del <strong>Vibranio</strong>, un metallo infinitamente duttile e resistente, e ai poteri di Pantera Nera che si trasmettono ai più forti guerrieri che vincono i duelli rituali per l’egemonia e possono diventare sovrani. Dopo le vicende di <a href="http://www.ilcineocchio.it/speciali/70-cose-da-sapere-prima-di-vedere-captain-america-civil-war/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Captain America: Civil War</em></a>, T’Challa (<strong>Chadwick Boseman</strong>) torna in patria per essere incoronato re in conseguenza della morte del padre T’Chaka (<strong>John Kani</strong>), in un momento così importante nella sua vita ha bisogno di avere accanto le persone a sé più care, che rappresentano anche la componente femminile in tre diverse sfaccettature.</p>
<p>Sempre al suo fianco c’è la fidata Okoye, capo delle guardie del corpo personali e fedeli servitrici della corona, le Dora Milaje, interpretata dalla ferocissima e agilissima <strong>Danai Gurira</strong> che aveva già dato prova delle sue abilità nelle arti marziali sul set di <em>The Walking Dead</em>. <strong>Lupita Nyong’O</strong> interpreta invece Nakia, una spia dell’intelligence wakandiana per cui T’Challa prova dei sentimenti, innovativa e accanita sostenitrice dell’utilizzo delle risorse del paese per aiutare i più bisognosi. Ramonda (<strong>Angela Basset</strong>) è la <em>leonessa madre</em> che agisce sempre per il bene del figlio e vorrebbe che diventasse un re saggio e magnanimo. Infine c’è la sorellina Shuri (<strong>Letitia Wright</strong>), la Tony Stark &#8211; o la <em>Q</em> &#8211; africana, piccolo genio tecnologico che si occupa dell’upgrade dell’armamentario del fratello e del progresso scientifico del paese, unica <strong><em>linea comica</em></strong>, a tratti eccessivamente entusiasta, che però alleggerisce i toni della pellicola.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther.jpg" rel="lightbox" title="Black Panther: la recensione del film con Pantera Nera diretto da Ryan Coogler"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-57927" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther-300x158.jpg" alt="" width="376" height="198" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther-300x158.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther-768x404.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther-500x263.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/jordan-balck-panther.jpg 800w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a>Importante è anche la figura di Zuri (<strong>Forest Whitaker</strong>), consigliere del re e amico stretto di T’Chaka, un incrocio tra Zazu e Rafiki del <em>disneyano</em> Re Leone. Tra i vari capi tribù troviamo W’Kabi (<strong>Daniel Kaluuya</strong>), leader della popolazione del confine, che si scontra ideologicamente con l’amico T’Challa per le sue ideologie di apertura all’Occidente simili a quelle di Nakia, e M’Baku (<strong>Winston Duke</strong>), che sarebbe l’<em>Ape Man</em> dei fumetti, ovvero il capo delle tribù delle montagne che cerca di rivendicare il diritto al trono del Wakanda e che non si vuole amalgamare al resto della popolazione.</p>
<p>La scenografia del posto in cui vive è a metà strada tra quella del recente <strong><em>Pianeta delle Scimmie</em> </strong>(ricorda infatti molto Cesare &#8230;) e quella di <strong><em>King Kong</em></strong>, essendo il più primitivo e selvaggio di tutta la nazione. L’equilibrio ritrovato si sfalda quando il contrabbandiere internazionale di Vibranio Ulysses Klaue (<strong>Andy Serkis</strong>), già visto in <em>Age of Ultron</em>, dove viene nominato per la prima volta il prezioso metallo, porta a termine un furto costringendo la CIA e l’agente Everett Ross (<strong>Martin Freeman</strong>) ad agire e rischiando di compromettere l’identità segreta del Wakanda, visto da tutti come un paese arretrato e povero del terzo mondo. Black Panther deve intervenire per la sicurezza del suo popolo in <strong>un susseguirsi di sequenze d&#8217;azione che rimandano a 007 e <em>Fast and Furious</em></strong>.</p>
<p>Il conflitto vero, che porterà anche a una sorta di guerra civile interna al paese e a una profonda crisi interiore per T’Challa dopo la rivelazione di uno sconcertante segreto di famiglia che riguarda lo zio N’Jobu (<strong>Sterling K. Brown</strong>), viene invece dalla nemesi per eccellenza, Eric Killmonger (<strong>Michael B. Jordan</strong>), afroamericano nativo wakandiano ormai apolide, orfano di due culture e con un desiderio profondo di vendetta. Lo scontro tra i due protagonisti, nonostante la scarsa espressività di Boseman, rappresenta <strong>il dualismo culturale delle persone di colore</strong>, la contrapposizione tra la realtà forte africana, in cui l’identità è chiara e sovrana e la controparte americana, che non trova invece conferma del proprio essere e si ritrova frustrata e colma di risentimento.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis.jpg" rel="lightbox" title="Black Panther: la recensione del film con Pantera Nera diretto da Ryan Coogler"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-57917 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis-300x155.jpg" alt="" width="343" height="177" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis-300x155.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis-768x396.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis-1024x528.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis-500x258.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/black-panther-film-2018-serkis.jpg 1091w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></a>Killmonger più volte dice: &#8220;<strong>Chiedimi chi sono</strong>&#8220;; mentre infatti T’Challa ha ben chiaro chi sia, Eric nel corso della sua vita ha assunto molti nomi e molte identità ed è determinato a riprendere possesso di ciò che sente suo di diritto ma che gli è stato brutalmente rubato, il paragone con la realtà fuori dallo schermo è evidente. <strong>Finalmente un <em>villain</em> ben caratterizzato che si comporta anche da cattivo</strong>, essendo spietato quando lo deve essere.</p>
<p>La particolarità di questi due personaggi sta proprio nella loro <strong>imperfetta umanità</strong>; Pantera Nera non è il risultato di una super invenzione tecnologica, di un morso di ragno radioattivo e soprattutto non è una divinità in sé, è una sorta di conoscenza tramandata di sovrano in sovrano che amplifica i poteri di chi la possiede nel bene e nel male. T’Challa, anche se indossa una maschera, non ha un alter ego, rimane sempre sé stesso. Scenograficamente i combattimenti nella parte finale del film ricordano molto quelli degli ultimi episodi di <em><strong>Star Wars</strong></em>, con effetti sonori delle navicelle (spaziali) e degli animali &#8216;modificati&#8217; simili a quelli degli alieni della LucasFilm.</p>
<p>A proposito di sonoro, la colonna sonora non poteva che essere guidata dal <em>sound</em> rap nero allo stato puro opera di <strong>Kendrick Lamar</strong>, che lo amalgama con i tamburi tribali che conferiscono concitazione ad alcune scene della pellicola. Forse anche troppo <em>impegnativa</em> per una pellicola Marvel, Black Panther riesce a trasmettere un forte messaggio di ritorno alle origini per i neri d’America e nel contempo di apertura al <em>diverso</em> per tutto il resto del mondo, in un utopistico clima di collaborazione universale.</p>
<p>A conferma di trovarsi davanti a un film di <i>secondo piano</i> e rivolto in particolare a una certa<em> audience</em> c&#8217;è anche il fatto che <strong>le ingerenze e i riferimenti agli altri supereroi del MCU sono praticamente nulle</strong>; basti pensare che<strong> le due scene post titoli di coda</strong> non anticipano nulla sul futuro del mondo all’alba di <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/supereroi-contro-thanos-trailer-italiano-avengers-infinity-war/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Avengers: Infinity War</em></a>, se non un assaggio negli ultimi fotogrammi, giusto per creare suspense.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer ufficiale italiano </strong>di Black Panther, nei nostri cinema dal <strong>14 febbraio</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Jd8rl7_u2As" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La genesi di Wonder Woman: la recensione del film diretto da Angela Robinson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 00:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Robinson]]></category>
		<category><![CDATA[Bella Heathcote]]></category>
		<category><![CDATA[La genesi di Wonder Woman]]></category>
		<category><![CDATA[Luke Evans]]></category>
		<category><![CDATA[Rebecca Hall]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote sono i protagonisti della curiosa storia vera delle origini della supereroina più iconica della DC Comics, che rimane però troppo legata alla 'perversione' del suo creatore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le origini dei supereroi sono da sempre oggetto di studio da parte di psicologi o filosofi interessati al fenomeno. Secondo la teoria di <strong>Carl Gustav Jung</strong> gli eroi dalle capacità straordinarie sarebbero la trasposizione del subconscio umano di archetipi mitologici di rivalsa contro gli insormontabili mali del mondo. Nell&#8217;America degli anni &#8217;30, <strong>Jerry Siegel</strong> e <strong>Joe Shuster</strong> crearono <em>Superman</em>, un modello di positività e forza contrapposta al crescente spettro del nazismo, dopo il crollo di Wall Street nell&#8217;era dei gangster e del proibizionismo. Se quindi l&#8217;<em>Uomo d&#8217;Acciaio</em> rappresenta la proiezione semidivina dell&#8217;umanissimo e imperfetto Klark Kent, cosa dovrebbe impersonare la sua controparte femminile Diana Prince, ovvero <strong>Wonder Woman</strong>?</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-poster.jpg" rel="lightbox" title="La genesi di Wonder Woman: la recensione del film diretto da Angela Robinson"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-57575" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-poster-194x300.jpg" alt="" width="203" height="314" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-poster-194x300.jpg 194w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-poster-259x400.jpg 259w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-poster.jpg 648w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Cerca di spiegarcelo <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/origini-piccanti-di-wonder-woman-nel-trailer-del-biopic-professor-marston-the-wonder-women/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Angela Robinson</strong></a>, la regista di <strong>Professor Marston and the Wonder Women &#8211; La Genesi di Wonder Woman</strong>, fornendoci una versione dei fatti forse troppo letterale senza riuscire a trasmettere il senso più psicologico delle origini dell&#8217;eroina più famosa di tutti i tempi.</p>
<p>Quello che avrebbe potuto risultare un prodotto che offre spunti di riflessione importanti come l&#8217;amore non convenzionale e la presa di posizione delle donne in una società maschilista, oltretutto in tempi delicati come quelli correnti, in cui Hollywood si batte per la parità dei sessi sulla scia dello <em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-hollywood-babilonia-weinstein-gate-parte-1/" target="_blank" rel="noopener"><strong>scandalo Weinstein</strong></a></em>, risulta invece troppo indulgente sui <em>ménage à trois</em> e rimane ingarbugliato negli stessi lacci che avrebbe voluto spezzare.</p>
<p>La storia è abbastanza nota e racconta le vita del professore di psicologia di Harvard William Moulton Marston (<strong>Luke Evans</strong>) e di come sia arrivato a creare Wonder Woman prendendo spunto dalle sue piccanti esperienze personali. Siamo nel 1943 ed il professore si trova a dover giustificare le critiche sull&#8217;eccessiva carica sessuale e a tratti perversa della sua eroina cartacea.</p>
<p>L&#8217;accusatrice è Josette Frank (<strong>Connie Britton</strong>) leader della Child Study Association e membro dell&#8217;organo consultivo dello stesso M.C. Gaines (<strong>Oliver Platt</strong>), che aveva consultato Marston anni prima per creare un personaggio positivo che riscattasse gli eroi dei fumetti considerati troppo violenti. Da quel momento si susseguono i flashback sugli anni in cui il professor Marston e la moglie Elizabeth (<strong>Rebecca Hall</strong>) ricercatori ad Harvard conoscono e si innamorano entrambi della giovane studentessa Olive Byrne (<strong>Bella Heathcote</strong>).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017.jpg" rel="lightbox" title="La genesi di Wonder Woman: la recensione del film diretto da Angela Robinson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-57577 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017-300x200.jpg" alt="" width="327" height="218" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017-768x512.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017-1024x683.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017-500x334.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-2017.jpg 1499w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /></a>Tutta la prima parte del film indugia fin troppo sugli sguardi languidi dei tre e le loro pratiche erotiche con sprazzi romantici in quello che sembra proprio un imbarazzante riferimento a <strong><em>Cinquanta sfumature di grigio</em></strong>, introducendo ben pochi collegamenti riguardanti la famosa supereroina. Unico aneddoto interessante sarebbe l&#8217;origine del <strong><em>Lazzo della verità</em></strong> di Wonder Woman, riferimento ovviamente alle pratiche del <em>bondage</em> e alla macchina della verità, che pare sia stata inventata dallo stesso Marston.</p>
<p>Nella seconda parte della pellicola viene invece narrata la vita poligama dei tre e il loro <strong>tentativo di inserirsi nel concetto di <em>famiglia tradizionale</em></strong>, inventando bugie per giustificare la convivenza e proteggere i figli dai sospetti dei vicini e dai pregiudizi della società americana bigotta e maschilista dell&#8217;epoca, come Marston cercava di difendere Wonder Woman dalle accuse di eccessiva sessualità e violenza.</p>
<p>Lo studio profondo dei comportamenti umani in risposta all&#8217;ambiente e la classificazione di questi in quattro gruppi secondo il modello DISC creato da Marston, sono la sua più importante eredità e lo spunto da cui parte l&#8217;idea della <strong>necessità di creare una donna forte che simboleggiasse il passaggio dal modello di sottomissione femminile di quegli anni a uno dominante e in piena coscienza di sé</strong>.</p>
<p>Il riferimento a lacci e catene troverebbe spunto anche dalle azioni di femministe dell&#8217;epoca che si incatenavano ai cancelli di Downing Street per protestare in favore dei diritti delle donne. Una su tutte era zia di Olive Byrne, <strong>Margaret Sanger</strong>, molto stimata dal professor Marston fondatrice di un giornale chiamato <em>Woman Rebel</em>, accusata di oscenità per un articolo in cui spiegava l&#8217;uso della pillola contraccettiva. Tutto questo però rimane sfumato in sottofondo, lasciando in primo piano la versione fisica sadomasochisticamente sessuale del rapporto dominante/dominato che impersonano le due donne con i loro caratteri opposti.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film.jpg" rel="lightbox" title="La genesi di Wonder Woman: la recensione del film diretto da Angela Robinson"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-57574 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film-300x200.jpg" alt="" width="346" height="230" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film-768x512.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film-1024x683.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2018/02/Professor-Marston-and-the-Wonder-Women-film.jpg 1500w" sizes="(max-width: 346px) 100vw, 346px" /></a>Nonostante la buona interpretazione e la chimica espressa dagli attori, il film rimane legato alla sua <strong>bidimensionalità erotica e a tratti melensa</strong> di una storia di amore proibito che ormai nel 2018 non suscita nemmeno più scalpore. Luke Evans si conferma interprete di personaggi mediocri, non riuscendo a elevarsi a ruoli più significativi.</p>
<p>Critiche al Professor Marston and the Wonder Women &#8211; La genesi di Wonder Woman sono state mosse anche dalla stessa nipote di Marston, Christie, che ha dichiarato di non essere stata interpellata per la creazione del film e che<strong> il rapporto tra il nonno e le due mogli sia stato molto romanzato</strong>.</p>
<p>La scena in cui Olive viene vestita da amazzone con un costume trovato da un rigattiere che sembrerebbe molto uguale a quello indossato da Wonder Woman, non corrisponderebbe in nessun modo a fatti realmente accaduti. Christie inoltre accusa il film di fare <strong>propaganda alla versione moderna della DC / Warner</strong>, utilizzando anche poster con pose molto simili a quelle di <strong>Gal Gadot</strong>.</p>
<p>In ultima analisi, Wonder Woman rimane la supereroina più iconica e longeva dell&#8217;universo fumettistico e cinematografico nonostante le controverse e perverse origini. Con gli anni da amazzone amante del <em>bondage</em> e della sottomissione dell&#8217;uomo, la sua immagine ha assunto un valore sempre più simbolico dei diritti delle donne, spogliandosi degli accessori erotici e indossando un gonnellino leggermente più casto e ritrovando più innocenza, in risposta alla continua e mutevole proiezione della psiche femminile che essa rappresenta.</p>
<p><strong>Rimane comunque immutato l&#8217;archetipo di potenza e dominanza che William Marston ha voluto conferirle quando l&#8217;ha creata</strong>. L&#8217;esempio che ne deriva ha contribuito a trasformare la figura della donna in letteratura e cinematografia, non più remissiva e sottomessa ma sempre più consapevole e indipendente.</p>
<p>Presentato qualche mese fa al <strong>Torino Film Festival</strong>, al momento non ha una data di distribuzione per i cinema italiani. Di seguito<strong> il full trailer </strong>di Professor Marston and the Wonder Women &#8211; La genesi di Wonder Woman:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/OILVviwLfUM" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/la-genesi-di-wonder-woman-la-recensione-del-film-diretto-da-angela-robinson/">La genesi di Wonder Woman: la recensione del film diretto da Angela Robinson</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics &#038; Games 2017: moda, evergreen ed estro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2017 17:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca Comics]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo fatto un giro per le strade della città toscana cercando di capire le tendenze dell'anno che sta per concludersi, tra ispirazioni a serie TV e film e 'colpi di genio' imprevisti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-cosplayer-lucca-comics-2017-moda-evergreen-estro/">[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics &#038; Games 2017: moda, evergreen ed estro</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per quest&#8217;anno si è conclusa con successo l&#8217;edizione del <strong>Lucca Comics &amp; Games</strong>, nonostante il tempo non particolarmente clemente, soprattutto nell&#8217;ultima giornata del 5 novembre. La pioggia comunque non ha scoraggiato i numerosissimi visitatori &#8211; si stima infatti siano passate per le vie della città complessivamente 240 mila persone -, cifra impressionante che comunque non batte il record dei 271 mila del 2016.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/alex-balassa.jpg" rel="lightbox" title="[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics & Games 2017: moda, evergreen ed estro"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52935 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/alex-balassa-300x169.jpg" alt="alex balassa" width="328" height="185" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/alex-balassa-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/alex-balassa-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/alex-balassa.jpg 960w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /></a>Cosplay bagnato cosplay fortunato</strong>, così per cinque giorni la camminata alta sul perimetro delle mura si è trasformata nel palco più colorato e variegato di sempre. La caccia all&#8217;originalità o alla fedeltà del proprio costume al personaggio scelto si apre su una folla di parrucche, armature, accessori vari e bizzarre lenti a contatto che quest&#8217;anno erano più sopportabili grazie alla provvidenziale fornitura di collirio da parte degli organizzatori. Sempre presenti e ormai noti sono<strong> i gruppi tematici</strong>: Marvel, DC, Star Wars (particolarmente originale quello vestito da <strong>Morte Nera</strong>), principesse Disney, Ghostbusters, Harry Potter, Il Signore degli Anelli (<a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/amazon-netflix-warner-lotta-serie-signore-degli-anelli/" target="_blank" rel="noopener">che presto potrebbe godere di una seconda giovinezza grazie alla serie TV</a>), Dragon ball, Naruto ecc. che possiedono stand propri o organizzano raduni fotografici. Quest&#8217;anno ha battuto il record quello di sabato 4 novembre alle 15.00 in piazza San Michele della <strong>Marvel Cosplay Italia</strong>, cui hanno partecipato ben 250 cosplayers. Sul versante DC Comics, <strong>Gotham Shadows </strong>ha sponsorizzato l&#8217;imminente uscita del film della <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/il-terzo-trailer-italiano-di-justice-league-ci-ricorda-che-serve-superman-per-vincere/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Justice League</strong></em></a> puntando su varie versioni dei protagonisti Wonder Woman, Batman e compagni.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/francesco-avolio.jpg" rel="lightbox" title="[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics & Games 2017: moda, evergreen ed estro"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52933 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/francesco-avolio-300x178.jpg" alt="francesco avolio" width="325" height="193" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/francesco-avolio-300x178.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/francesco-avolio-500x296.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/francesco-avolio.jpg 960w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a>Non solo i grandi blockbuster cinematografici della Disney e della WB forniscono però spunti per il costume. Anche serie TV di colossi come Netfix ed HBO fanno da muse ai temerari armati di ago filo e<em> worbla</em> [materiale termoplastico cioè è malleabile al calore]. Grandi protagoniste del momento sono state <strong><em>Stranger Things</em></strong>, di cui si poteva ammirare dal vivo il richiestissimo <em>Sottosopra</em> dopo &#8216;sole&#8217; 2 ore di attesa in coda,<strong><em> The Walking Dead</em></strong>, con il solito padiglione dedicato e zombie a piede libero per le strade di Lucca e l&#8217;immancabile <strong><em>Il Trono di Spade</em></strong>, con riferimenti in particolare all&#8217;ultima stagione e cosplayers di Danaerys e Jon Snow. Complice anche il meteo a rendere l&#8217;atmosfera perfetta, un&#8217;altra hit del botteghino ha riportato in auge lo spaventoso travestimento  da Pennywise del romanzo <em>IT</em> di Stephen King. Tra i vicoli umidi e bui della città toscana non è stato quindi difficile imbattersi in qualche impermeabile giallo &#8211; con immancabile palloncino rosso a corredo &#8211; e nel noto clown inquietante al seguito.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/annamaria-migliori.jpg" rel="lightbox" title="[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics & Games 2017: moda, evergreen ed estro"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52940 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/annamaria-migliori-300x225.jpg" alt="annamaria migliori" width="287" height="215" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/annamaria-migliori-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/annamaria-migliori-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/annamaria-migliori.jpg 960w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a>Meno pauroso ma sempre coerente con il meteo, è stato il cosplayer del sempreverde vicino <strong>Totoro</strong> con tanto di doveroso ombrellino &#8211; omaggio al genio del maestro Hayao Miyazaki e all&#8217;imminente <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/trailer-italiano-per-il-docufilm-never-ending-man-hayao-miyazaki/" target="_blank" rel="noopener">docufilm sulla sua vita</a> -, così come pure la strega Yubaba e al Senza Volto visti in <em>La città incantata</em>. Riferimento ben più scherzoso al famoso disegnatore nipponico è stato fatto dalla simpatica coppia di <strong>Heidi e Clara</strong>, che ha sponsorizzato tra il serio e il faceto le pensioni di invalidità! Slegati dall&#8217;animazione giapponese, ma comunque saldamente ancorati all&#8217;infanzia di molti e agli anni &#8217;80, tra i gruppi relativamente nuovi e indipendenti ha spiccato per accuratezza di dettagli e verosimiglianza quello dedicato a <strong>Masters of the Universe</strong>, che hanno portato un pezzo di Eternia a Lucca, con He-Man, la maga Sorceress, Evil Lyn, Skeletor e persino Battlecat!</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/gotham-shadows.jpg" rel="lightbox" title="[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics & Games 2017: moda, evergreen ed estro"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52936 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/gotham-shadows-300x194.jpg" alt="gotham shadows" width="302" height="195" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/gotham-shadows-300x194.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/gotham-shadows-500x324.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/gotham-shadows.jpg 960w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></a>Come potete bene immaginare, l&#8217;ispirazione può venire però da ogni tipo di fonte e non solo il grande schermo e i <em>serial</em> sono oggetto di spunti interpretativo e interpretazioni creative. <strong>Anche banali spot televisivi possono essere rivisitati in chiave comica</strong>. Vincitore del Gran Guinigi all&#8217;originalità di questa edizione è stato senza dubbio il &#8220;grande pennello per una grande parete!&#8221; con le setole realizzate usando canne di bambù, portato eroicamente in giro per Lucca da un cosplayer in bicicletta. Sicuramente geniale e divertente anche la <strong>Iva Zanicchi</strong> di <em>Ok il prezzo è giusto</em> che si aggirava tra le mura con una ruota gigante. Sempre sul tema dell&#8217;originalità e del divertimento si poteva vedere anche la simpatica coppia composta da <strong>Wile E. Coyote e Beep Beep</strong> che si è rincorsa senza sosta per tutti e cinque i giorni della manifestazione. Per i nostalgici della pasta e fagioli e delle scazzottate allegre nei <em>saloon</em> quest&#8217;anno ci si poteva fare due risate in compagnia di <strong>Bud Spencer e Terence Hill</strong>, quest&#8217;ultimo riproposto anche nella più recente versione clericale di un <strong>Don Matteo</strong> in evidente stato confusionale da <em>binge watching</em> della longeva serie appena approdata su Netflix.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/luciano-zorzan.jpg" rel="lightbox" title="[riflessione] I cosplayer di Lucca Comics & Games 2017: moda, evergreen ed estro"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-52937 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/luciano-zorzan-300x200.jpg" alt="luciano zorzan" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/luciano-zorzan-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/luciano-zorzan-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/11/luciano-zorzan.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Insomma ce n&#8217;è come sempre per tutti i gusti, ma se si è particolarmente creativi si può addirittura spingersi oltre e diventare un personaggio esistente nel mondo fantasy più amato ma che non è ancora stato visto al cinema, come il bellissimo Elfo oscuro ispirato ai Valar del <em><strong>Silmarillion</strong></em>. In un contesto in cui i <em>villain</em> vanno a braccetto con gli eroi e non è strano vedere il Dott. Strange mangiare ramen al fianco dei Cavalieri dello Zodiaco, è sempre interessante giocare a riconoscere i personaggi o farsi una foto con il proprio idolo virtuale, specie se il suo costume è particolarmente riuscito. Per fortuna quest&#8217;anno &#8211; come ampiamente pronosticabile &#8211; sono sensibilmente diminuite le <strong>Harley Queen</strong> che invece impazzavano lo scorso anno &#8230; Quale sarà invece la tendenza del 2018? Avete già pronto il cosplay? In fondo manca solo un anno, anzi, 364 giorni &#8230;</p>
<p>Nella <strong>gallery</strong> qui sotto trovate tutte le altre immagini dei cosplayer citati (si ringraziano per le foto Alex Balassa, Andrea Simonetti, Annamaria Migliori, Beatrice Rutkowski, Ettore Scanu, Federica Trionfetti, Francesco Avolio, Giulia Macor, Giulia Petri, Luciano Zorzan, Stefania Montoro, Virginia Granata, Marvel Cosplay Italia &amp; Comics Universe e Gotham Shadows).</p>
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		<title>Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/thor-ragnarok-la-recensione-del-film-diretto-da-taika-waititi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 12:19:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Hemsworth]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Ruffalo]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Taika Waititi]]></category>
		<category><![CDATA[Thor: Ragnarok]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hiddleston]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo 'zio del tuono' si ritrova ai confini dell'assurdo, in un bizzarro e incomprensibile bipolarismo tra surreale bromance con Hulk e Loki e blanda lotta per sventare la fine di Asgard</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/thor-ragnarok-la-recensione-del-film-diretto-da-taika-waititi/">Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi ben conosce la mitologia norrena, sarà difficile comprendere la visione alquanto pittoresca e decisamente assurda del Ragnarok descritto da <strong>Taika Waititi </strong>(<em>What we do in the shadows</em>) in <strong>Thor: Ragnarok </strong>appunto. Il titolo lascerebbe infatti presagire il crepuscolo del dio del tuono (che qui diventa grazie al disastrosamente simpatico doppiaggio italiano &#8220;<strong>zio del tuono</strong>&#8220;, che mette subito in chiaro il livello generale), ma il terzo capitolo delle avventure del biondo eroe Marvel finisce misteriosamente per deviare e non ricollegarsi minimamente ai due precedenti capitoli dall&#8217;anima più cupa e quasi <em>shakespiriana</em>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Thor-Ragnarok-poster.jpg" rel="lightbox" title="Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-48000 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Thor-Ragnarok-poster-202x300.jpg" alt="Thor Ragnarok poster" width="235" height="349" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Thor-Ragnarok-poster-202x300.jpg 202w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Thor-Ragnarok-poster-270x400.jpg 270w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Thor-Ragnarok-poster.jpg 524w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /></a>Questa nuova versione <em>fluo</em> è infatti immensamente più leggera per stessa ammissione del regista, che ha dichiarato di aver voluto realizzare qualcosa di maggiormente comico &#8211; e in linea coi suoi precedenti lavori &#8211; che si alternasse a momenti drammatici, per meglio rappresentare la condizione umana.</p>
<p>Nel concreto però ne risulta <strong>una comicità forzata, con battute al limite dell&#8217;assurdo e gag per lo più grottesche</strong>, che potrebbero &#8211; il condizionale è d&#8217;obbligo &#8211; far colpo solamente su un pubblico prepubere. A tratti sembra sfumare nei <strong><em>Guardiani della Galassia</em></strong>, ma tale schema demenziale si addice maggiormente a questi ultimi, risultando qui invece ripetitivo e forzato quando applicato a una divinità che deve salvare il suo popolo dall&#8217;Apocalisse incombente.</p>
<p>Sono passati due anni dalla sconfitta di Ultron e dalla spedizione in Sokovia (cosa che si evince da una discussione a metà film, visto che la <em>timeline</em> è alquanto confusa e lasciata abbastanza al caso) e ora Thor (<strong>Chris Hemsworth</strong>) deve vedersela con Surtur (<strong>Clancy Brown</strong>), la divinità che governa il regno delle fiamme, Múspell e che intende scatenare il Ragnarok. Per impedirlo, l&#8217;elmo cornuto del demone infuocato deve essere tenuto lontano dalla fiamma eterna situata nei sotterranei di Asgard.</p>
<p>Per Thor sembra un&#8217;impresa fin troppo facile abbattere l&#8217;esercito di creature demoniache a colpi di Mjolnir rotante sulle note di <em>Immigrant Song</em> dei <strong>Led Zeppelin</strong>, a quanto pare divenuta la musica da battaglia per eccellenza (è stata usata anche nel recente <a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-wonder-woman-di-patty-jenkins/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Wonder Woman</em></strong></a>), ma che probabilmente strapperà più un sorriso ai fan di <strong><em>Shrek</em></strong>, che su quella identica melodia ricorderanno una Biancaneve incazzosa e picchiaduro.</p>
<p>In ogni caso, il suo ritorno ad Asgard del biondo adone è però gravato dalla scomparsa di Heimdall (<strong>Idris Elba</strong>) e di Odino (<strong>Anthony Hopkins</strong>), rimpiazzati dall&#8217;egemonia di spettacolini e bivacchi del fratello ingannatore Loki (<strong>Tom Hiddleston</strong>), cui si prestano con un imbarazzante cameo <strong>Matt Damon </strong>e<strong> Sam Neill</strong>. Qui iniziano i veri problemi per Thor: Ragnarok, che inciampa in vuoti di sceneggiatura alla ricerca di <em>Odino Sandiego</em> affidandosi a inquadrature ampie e oniriche alla <strong><em>American Gods</em></strong> e che, guarda caso, si trova in esilio nel luogo più ovvio, forse a due passi proprio dalla scogliera erbosa dove abbiamo ritrovato Luke Skywalker alla fine di <strong><em>Il Risveglio della forza</em></strong>.</p>
<p>Nel momento in cui Asgard è più vulnerabile, ecco quindi apparire Hela (<strong>Cate Blanchett</strong>), la fantomatica sorella maggiore di Thor e Loki, nonchè dea della Morte, la cui cupidigia infinita l&#8217;aveva fatta imprigionare dal padre e il cui unico scopo è la conquista di tutto l&#8217;universo, regno dopo regno. Grazie all&#8217;interpretazione dell&#8217;attrice australiana, ne emerge <strong>un <em>villain</em> finalmente convincente</strong>, pur con il poco spazio concessole nonostante le oltre due ore di film e nonostante la facilità con cui scateni il Ragnarok <em>riarredando</em> la sala del trono.</p>
<p><strong>La palma del personaggio più prevedibile</strong> &#8211; e più americano &#8211; la porta a casa l&#8217;Esecutore Skurge (<strong>Karl Urban</strong>), un lacchè che rivela le sue origini da redneck quando diventa un Texas Ranger spaccone e spara alla cieca con i suoi fucili M-16 al momento del bisogno. Senza rivelare troppo, mentre Hela fa il bello e il cattivo tempo a casa, l&#8217;azione si sposta sul pianeta Sakaar, dove Thor e Loki, finiti lì per caso, ritrovano il vecchio collega di lavoro Hulk (<strong>Mark Ruffalo</strong>), diventato nel frattempo assai loquace e &#8216;divertente&#8217; almeno quanto il bluastro Drax.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-Hulk.jpg" rel="lightbox" title="Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-42380 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-Hulk-300x138.jpg" alt="thor ragnarok Hulk" width="352" height="162" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-Hulk-300x138.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-Hulk-500x231.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-Hulk.jpg 767w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /></a>Visivamente c&#8217;è <strong>un dualismo preponderante e un contrasto evidente anche come schema narrativo tra i due mondi</strong>. Sembra proprio di essere su due differenti set e probabilmente era questa l&#8217;intenzione: quando ad Asgard, siamo palesemente <strong>immersi nella</strong> <strong>Terra di Mezzo</strong>, lo stesso Surtur è stato ispirazione del Balrog &#8216;flagello di Durin&#8217; tolkeniano, i combattimenti nel bosco con le creature demoniache ricordano molto gli <em>Uruk</em>&#8211;<em>hai</em> che inseguono gli<em> hobbit</em> nel loro viaggio verso il monte Fato, mentre il luogo dove si rifugia la popolazione inerme sembra l&#8217;ingresso delle miniere di Moria, con tanto di rune magiche.</p>
<p>Se da un lato il riferimento a <strong><em>Il Signore degli Anelli</em></strong> funziona, su Sakaar regna al contrario letteralmente il caos completo, col ritorno alla discomusic anni &#8217;70 e Thor che regredisce a <strong>Flash Gordon</strong> una volta al cospetto del Gran Maestro (<strong>Jeff Goldbrum</strong>), un imbarazzante ibrido kitch tra l&#8217;imperatore Ming e il Mugatu di <strong><em>Zoolander </em></strong>&#8230;</p>
<p>D&#8217;altra parte non si può pretendere sobrietà da un posto che si raggiunge passando attraverso un portale chiamato l&#8217;<em>ano del diavolo </em>no? Waititi ha poi voluto introdurre tra i gladiatori anche l&#8217;alieno Korg (la cui voce originale appartiene al regista stesso), che parla come un buttafuori maori del K-Road di Auckland, una scelta alquanto infelice visto che l&#8217;effetto è lo stesso che fa lo &#8216;<strong>sketch della cadrega</strong>&#8216; di Aldo Giovanni e Giacomo, ovvero completo nonsense per chi non può coglierne il riferimento e soprattutto per chi lo guarda doppiato. Non aiuta il fatto che Korg sia praticamente <strong>La Cosa</strong> dei Fantastici 4 in versione cianotica che parla come Chien Po di <strong><em>Mulan</em></strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok.jpg" rel="lightbox" title="Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-42381 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-300x165.jpg" alt="thor ragnarok" width="349" height="192" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok-300x165.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/thor-ragnarok.jpg 643w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Tra le scelte sbagliate spicca inoltre quella di Valchiria (<strong>Tessa Thompson</strong>), già soggetta a lamentele da parte del grande pubblico al momento del casting (un personaggio iconico del pantheon norreno non può essere impersonato da un&#8217;attrice di etnia contrapposta, senza dimenticare che il resto della popolazione locale è assai pallida &#8230;), trasformata in un&#8217;alcolista incallita per farla sembrare tosta (cliché ne abbiamo?) e provare a farne così dimenticare il colore della pelle, ma non la <strong>scadente e monotona interpretazione</strong>.</p>
<p>Ancora una volta quindi la Marvel/Disney si inginocchia a<em>l politically correct</em>, nonostante la vicina uscita di <strong><em><a href="http://www.ilcineocchio.it/cinema/alla-scoperta-wakanda-con-tchalla-nel-teaser-trailer-italiano-di-black-panther/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Black Panther</a></em></strong>. Sakaar d&#8217;altro canto è intriso di testosterone e machismo, con combattimenti al rallentatore, un Hemsworth che appare mezzonudo perché anche l&#8217;occhio vuole la sua parte (risate registrate) e un Hulk campione osannato che spacca un po&#8217; meno e parla un bel po&#8217; di più, in contrapposizione a un Bruce Banner irriconoscibilmente<em> piangina</em> e al limite del ritardo mentale nonostante i sette dottorati.</p>
<p>A un certo punto, quando i problemoni di fiducia tra Thor, Loki, Valchiria e Hulk vengono superati, si forma infine l&#8217;improponibile squadra dei <strong>Revengers della Galassia</strong>, composta dal belloccio, dalla donna scontrosa, dal muscoloso irascibile e dal fratello doppiogiochista e rancoroso &#8230; Vi ricorda qualcosa? Mancano solo un procione e una piantina &#8230;</p>
<p>Se sono ben pochi i legami diretti con gli altri film del MCU &#8211; il più evidente è sicuramente la fugace presenza del Doctor Strange (<strong>Benedict Cumberbatch</strong>) -, i più attenti potranno scovare tuttavia un <strong>Easter Egg</strong> interessante per i lettori del fumetto: scolpite sui lati della Torre di Sakaar infatti troviamo le teste dei precedenti campioni al fianco di quella in costruzione di Hulk, tra cui sono riconoscibili <strong>Beta Ray Bill</strong>, <strong>Ares</strong>, <strong>Bi-Beast</strong> e <strong>Man-Thing</strong>. Avendo pazienza e possibilità di fare dei fermo immagine, ci si potrebbe poi sbizzarrire a cercare altri <em>memorabilia</em> tra gli oggetti finiti nella discarica.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/thor-ragnarok-2017.jpg" rel="lightbox" title="Thor: Ragnarok, la recensione del film diretto da Taika Waititi"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52280 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/thor-ragnarok-2017-300x152.jpg" alt="thor ragnarok 2017" width="348" height="176" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/thor-ragnarok-2017-300x152.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/thor-ragnarok-2017-500x253.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/10/thor-ragnarok-2017.jpg 697w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /></a>In conclusione quindi, il Ragnarok piazzato nel titolo è decisamente fuorviante per chi si aspettava un film dalle atmosfere che converrebbero a un momento tanto solenne e tristemente atteso e, nonostante si provi a buttare nel calderone per ricordarcelo il fondamentale e disperato Fenrir, <strong>riciclato dal Mork della <em>Storia Infinita</em></strong>, il risultato complessivo finisce per essere un&#8217;accozzaglia di colori e di battute a sfondo sessuale che hanno l&#8217;effetto di un pugno in un occhio, come quando si guarda un cappotto di Desigual.</p>
<p>Il regista neozelandese va completamente fuori tema nel suo autoreferenzialismo e nel rendere Thor troppo fisico e poco introspettivo, togliendo il dramma e lo spessore psicologico che aveva in <strong><em>The Dark World</em> </strong>(che certo non era privo di difetti &#8230;). Il Ragnarok sembrerebbe comunque segnare la fine del dio del tuono così come lo abbiamo conosciuto, visto che secondo alcuni<em> rumor</em> non smentiti dallo stesso <strong>Kevin Feige</strong> si starebbe pensando a una sua versione al femminile come nella controparte cartacea.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>SPOILER &#8211; SCENE POST CREDIT</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Nella prima scena</span> troviamo gli asgardiani superstiti esuli nello spazio che parlano troppo presto quando pensano di averla scampata, visto che vengono sovrastati da un&#8217;astronave gigantesca che ha tutta l&#8217;aria di essere ostile. Se ricordate, nel trailer di <em>Infinity War</em> leakato allo scorso Comic-Con avevamo visto fugacemente Thor schiantarsi sulla Milano, quindi il tutto lascia presagire che l&#8217;astronave in cui si imbattono nei titoli di coda qui sia effettivamente di Thanos o di qualche suo scagnozzo. Il che collegherebbe gli eventi e legittimerebbe la scena post credit di <em>Age of Ultron</em>, in cui il titano dichiarava di voler intervenire in prima persona indossando il Guanto dell&#8217;Infinito.</p>
<div dir="auto">
<p><span style="text-decoration: underline;">Nella seconda scena</span>, messa ad hoc per chiudere TR con l&#8217;ennesima risatona non richiesta, il Gran Maestro sconfitto si complimenta con i ribelli per la rivoluzione appena compiuta, contro di lui &#8230; Grasse risate!</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer italiano </strong>di Thor: Ragnarok, nei nostri cinema dal <strong>25 ottobre</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/D7UpZmPmwSo" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
</div>
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		<title>Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7&#215;07 &#8211; The Dragon and the Wolf</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-episodio-7x07-the-dragon-and-the-wolf/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 00:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione serie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ultimo episodio della stagione sistema diversi pezzi del puzzle dei Sette Regni e pone le basi per una chiusura dal potenziale importante</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-episodio-7x07-the-dragon-and-the-wolf/">Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7&#215;07 &#8211; The Dragon and the Wolf</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio </strong>Con gli 80&#8242; di <strong><em>The Dragon and the Wolf</em> </strong>cala il sipario su questa settima stagione <em>breve</em> di <strong>Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>) e lo spettatore spegnendo il televisore deve bene o male tirare le somme di ciò che ha visto.</p>
<p>Ma in effetti, cos&#8217;ha visto?</p>
<p>L&#8217;impressione che si ha dopo l&#8217;eccitante scena finale, con <del>il Nazgûl a dorso di un&#8217;ombra alata</del> <strong>Darth Viserion</strong> che scioglie la Barriera trovando finalmente uno scopo alla sua misera esistenza, è quella che in fondo non sia successo nulla di che. A guardar bene tra sbalzi temporali, <em>fan service</em> di draghi che bruciano cose piazzati macchinosamente dopo tempi morti o assurdità varie per salvare la situazione, improbabili intrighi che snaturano i personaggi per avere il colpo di scena nel gran finale, risultando quindi poco credibili, e storie d&#8217;amore incestuose (naturalmente) e stucchevoli, <strong>alla fin della fiera le potenze in gioco rimangono più o meno le stesse</strong>.</p>
<p>La stupida perdita di Alto Giardino e Dorne non si è neanche sentita per quanto li avevano resi inutili nello show, o meglio è servito soltanto a depotenziare <strong>Daenerys</strong>, che altrimenti avrebbe conquistato Westeros in tre minuti. Stratagemma che è stato applicato anche agli Immacolati, parcheggiati &#8211; con Verme Grigio -, a Castel Granito.</p>
<p>Lo spettatore potrebbe inoltre essere risentito per la mancanza delle nudità &#8211; spesso gratuite, ma mai disprezzate &#8211; a cui era stato abituato in passato e che ora si deve accontentare delle battutacce di <strong>Bronn</strong> su <em>magic cock</em> e mutilati &#8230; Una cosa rimane comunque certa, l&#8217;apparente rincoglionimento di alcuni protagonisti aveva lo scopo di renderli cazzutissimi nel finale. Missione fallita miseramente, perché rende a posteriori ancora più inutili tutti i discorsi psicologici che ci hanno propinato fin dalla 7&#215;01.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade2.jpg" rel="lightbox" title="Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7x07 - The Dragon and the Wolf"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49794" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade2-300x200.jpg" alt="trono di spade" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade2-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade2-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade2.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Proviamo a seguire il modello calcistico e questa volta stiliamo quindi<strong> le classiche pagelle </strong>di fine anno.</p>
<p>Il personaggio che vince la coppa del più assurdo è <strong>Theon McGregor</strong>, che <em>ritrova</em> <em>gli attributi</em> (!) nel momento peggiore che potesse scegliere per andare a salvare la sorella (Yara chi??), venendo giustamente deriso dai compatrioti, ma riuscendo perfino a ucciderne uno (da nuove comiche la ripetuta e inefficace ginocchiata negli zebedei), convincendo così gli altri quattro disperati a seguirlo nell&#8217;impresa &#8230;</p>
<p>Evidentemente nei Sette Regni la moda di quest&#8217;anno è quella di intraprendere a tutti i costi missioni suicide e soprattutto a caso. <span style="text-decoration: underline;">Voto 0 (zero)</span>, come quello che ha in mezzo alle gambe, il nulla cosmico. <strong>La khaleesi</strong>, tra un&#8217;occhiata coi cuoricini e l&#8217;altra, vanta sprazzi di lucidità e infatti fa notare a Jon &#8211; dopo che ha mandato all&#8217;aria in due parole l&#8217;incontro del secolo tra grandissime teste coronate &#8211; dove se lo può infilare il suo <em>onore</em>, per provare a ricucire lo strappo e ricavare qualcosa di buono dalla sua stupida missione che le è costata un drago.</p>
<p>L&#8217;abbiamo vista crescere e abbiamo imparato ad amarla, abbiamo aspettato più di un anno per vederla mettere piede a Westeros e fare il paiolo a Cersei, ma lei ci stupisce riuscendo a perdere una partita già stravinta in partenza. <strong>Il sud dei Sette Regni è il suo Vietnam</strong>. La storia d&#8217;amore con il Re del Nord è talmente forzata, melensa e finta che se mia nonna sbagliasse canale penserebbe di vedere la puntata di carnevale di <strong><em>Beautiful</em></strong>. <span style="text-decoration: underline;">Un tiepido 6.5</span> giusto perché ha bruciato padre e figlio Tarly e perchè qualche grazia la mostra ancora (con parsimonia).</p>
<p><strong>Snow l&#8217;ex bastardo</strong>, dal canto suo vince a mani basse il campionato delle decisioni stupide (in cui sorprendentemente non gioca da solo). Dal minuto 1 sembra un ambasciatore di Green Peace che raccoglie consensi per salvare il pianeta da una minaccia incombente, e avrebbe anche ragione poverino se non fosse che gli sceneggiatori hanno deciso di usarlo come capro espiatorio per giustificare più o meno credibilmente tutte le scene d&#8217;azione (e a questo punto anche quelle di sesso &#8230;).</p>
<p>Un applauso all&#8217;impassibile <strong>Kit Harington</strong>, che riesce a tenere sempre e in qualsiasi condizione atmosferica la stessa espressione sofferente di uno che ha appena preso a calci lo spigolo con il mignolo ma non può urlare, sia che guardi Dany, Cersei o perfino Ser Davos! Le buone intenzioni ci sono, ma nei fatti è un disastro, visto che riesce addirittura a peggiorare le cose e nel suo caso &#8216;onore&#8217; è sinonimo di &#8216;coglionaggine&#8217; (cercate sulla Treccani). Forse lo ricicleranno per le sfilate della moda uomo autunno / inverno grazie al corredo di pellicce, sempre che siano ecologiche, altrimenti per lui secchiate di vernice rossa. <span style="text-decoration: underline;">Voto 5</span>, miracolato.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-5.jpg" rel="lightbox" title="Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7x07 - The Dragon and the Wolf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-49796 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-5-300x199.jpg" alt="trono di spade (5)" width="300" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-5-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-5-500x332.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-5.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Rimanendo in casa Stark, <strong>Sansa</strong> sembra essere sul serio una che impara molto lentamente come lei stessa afferma, ma continuiamo a pensare che sia sempre una ragazzina superficiale che si lascia facilmente manipolare. Certo dalla prima stagione ha accumulato esperienza e sembra meno svampita, ma non l&#8217;abbiamo mai vista agire da sola o prendere una decisione in totale autonomia.</p>
<p>Non taglia nemmeno di persona la gola a <strong>Ditocorto</strong> nonostante il motto del padre reciti a chiare lettere che<strong> il boia dovrebbe essere colui che ha emanato la sentenza</strong>. Damigella in perenne affanno da salvare, <span style="text-decoration: underline;">voto 6-</span>.</p>
<p>La sorellina <strong>Arya</strong> può vantare uno degli archi migliori della serie, è sempre stata ribelle per natura e quindi riesce a cavarsela egregiamente in ogni situazione. In questa stagione però sembra venga messa da parte, fa sostanzialmente da soprammobile alle stanze di Grande Inverno e il suo<em> homecoming</em> è stato più gelido delle terre oltre la Barriera (sorvoliamo sugli scambi di complimenti e risatine con la sorellona &#8230;).</p>
<p>Meglio quando è inquietantemente silenziosa nella versione fantasy di Cristina Ricci nella parte di Mercoledì Addams. Talentino sprecato. <span style="text-decoration: underline;">Voto 7</span> per le scene di inizio e fine serie in cui sgozza due dei personaggi più odiosi e odiati dei Sette Regni. <strong>Bran Gallagher</strong> è quello che ha ricevuto l&#8217;intero copione di GoT ed è uno <em>spoiler alert</em> vivente a tutti gli effetti. Sembra perennemente sotto l&#8217;effetto di allucinogeni buoni e usa il dono della chiaroveggenza convenientemente nei punti di snodo che necessitano chiarimenti. E&#8217; praticamente una nota a margine che lega insieme i vari indizi.</p>
<p>Quando gli autori non sanno come spiegare una situazione inseriscono la monetina nella carrozzella di <strong>Zoltar Bran</strong> che lesto ti legge presente, passato e futuro, ungendoti la giacca e anche la cravatta. Grasse risate quando il ragazzo, dopo aver ribadito dieci secondi prima che lui tutto può vedere, chiede al pacioso Sam perché egli sia tornato a Grande Inverno &#8230; Frate Indovino (quando gli psicofarmaci non lo ottundono &#8230;). <span style="text-decoration: underline;">Voto 4</span> per il ruolo riduttivo a cui l&#8217;hanno relegato.</p>
<p>Grazie alla onniscenza del giovane Corvo con Tre Occhi, finalmente viene smascherato l&#8217;infingardo <strong>Ditocorto</strong>. Era anche ora che qualcuno ci arrivasse, anche se pure lui si incaglia nelle incongruenze della sceneggiatura. Per non far sembrare tre idioti i piccoli Stark, viene esposto a lapidazione pubblica mentre Sansa &#8211; che si è dimentica che senza di lui forse sarebbe ancora dai Bolton &#8211; gli elenca le nefandezze compiute: &#8220;<strong>Hai ucciso la zia, complottato contro nostro padre, hai fatto uccidere Lord Arryn, ma la cosa peggiore è che lasci sempre alzata la tavoletta del cesso!</strong>&#8220;.</p>
<p>Sembra che una puntata senza il morto illustre sarebbe stata più noiosa di quello che in fondo è stata comunque, quindi viene eliminato uno dei due principali e più astuti cospiratori di Westeros come se fosse un Viserys qualunque, peraltro sotto gli occhi di quelli che dovrebbero essere gli uomini a lui fedeli, che non fanno una piega. Tutti gli spettatori probabilmente lo volevano vedere morto, ma non in questo modo. <span style="text-decoration: underline;">Voto 7</span>, martire del <em>fan service</em>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-31.jpg" rel="lightbox" title="Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7x07 - The Dragon and the Wolf"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49792" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-31-300x169.jpg" alt="trono di spade (3)" width="300" height="169" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-31-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-31-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-31.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La famiglia Lannister paradossalmente è quella che ci ha regalato le emozioni maggiori. <strong>Tyrion</strong> dopo aver dispensato i peggiori consigli della storia in termini di strategia, cerca di rimediare all&#8217;ennesima trovata maldestra di Jon Snow affrontando coraggiosamente la sorella in privato.</p>
<p>Il loro discorso è molto toccante e per un attimo si intravede uno spiraglio di quello che era un tempo lo show, soprattutto grazie alla recitazione dei due protagonisti. Il nano si è sempre contraddistinto per l&#8217;astuzia e proprio quando rivede Cersei si capisce quanto in realtà voglia proteggere la sua famiglia. Figliol prodigo. <span style="text-decoration: underline;">Voto 7.5</span>, ma solo facendo finto che gli ultimi sei episodi non siano mai stati mandati in onda (o leakati).</p>
<p><strong> Cersei</strong> col tempo si è seduta sul trono dei preferiti. L&#8217;unica coerente con sé stessa e dannatamente folle, la sua pazzia cresce con le difficoltà che è costretta ad affrontare e nonostante l&#8217;odio per Tyrion non riesce a giustiziarlo. Si rivela un personaggio fondamentale, dal colpo di scena sempre in agguato, specie adesso che anche Jamie l&#8217;ha abbandonata e non ha più nessuno che la possa frenare. Il Folle dei tarocchi. <span style="text-decoration: underline;">Voto 8</span>.</p>
<p><strong>Jamie</strong> ha avuto per tutta la stagione la faccia che fa quando capisce che Cersei sarebbe disposta a ucciderlo piuttosto che farlo combattere fianco a fianco col nemico. In uno show fitto di eunuchi e Immacolati, lui si era virtualmente evirato da solo per proteggere l&#8217;amata sorella. Finalmente ora, mentre cavalca verso il Nord in solitaria, riacquista la sua dignità. Pensare che dopo la sconfitta contro Robb e la prigionia era diventato uno dei favoriti. Zerbino. <span style="text-decoration: underline;">Voto 5</span>.</p>
<p>Grande amarezza per <strong>Varys</strong> e <strong>Sam</strong>. Il primo fa da soprammobile a Roccia del Drago quanto Arya a Grande Inverno. Pensare che per lungo tempo è stato un prezioso cospiratore. <em>Desaparecido</em>. <span style="text-decoration: underline;">Voto 3</span>. Lo sterminatore di Estranei invece ha capito che alla Cittadella bisogna fare la gavetta e allora torna da Jon e, guarda caso, tra le centinaia aveva trascritto proprio il quadernino con la prova della legittimità dei suoi natali.</p>
<p>Non importa se era il suo più grande sogno diventare Maestro, ora deve andare a Nord a svelare il grande segreto perché, a quanto pare, Bran vede solo quello che vuole vedere. <em>College dropout</em>. <span style="text-decoration: underline;">Voto 5</span>. Chiudiamo con <strong>Missandei</strong>, <strong>Jorah</strong> e <strong>Davos </strong>(<strong>Brienne </strong>si salva per poco), passati dall&#8217;essere delle amichevoli spalle con del minutaggio importante a degli alter ego dell&#8217;effimera Gilly. <span style="text-decoration: underline;">Voto 2</span>. Servi muti.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-21.jpg" rel="lightbox" title="Recensione / Il Trono di Spade: episodio 7x07 - The Dragon and the Wolf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-49791 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-21-300x200.jpg" alt="trono di spade (2)" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-21-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-21-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-21.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In ogni caso, la 7&#215;07 resta indubbiamente la puntata migliore e quella vagamente più fedele alla vera natura di Il Trono di Spade. A Westeros è tempo di rivelazioni, ma una in particolare lascia perplessi: il vero nome di Jon, che sarebbe <strong>Aegon Targaryen</strong>. Facendo uno <strong>spoiler</strong> <strong>dai libri</strong> di papà <strong>George RR Martin</strong>, chi ha letto<span class="f"> </span><em>La Danza dei Draghi</em> sa benissimo che Aegon è il figlio sopravvissuto di Rhaegar ed Elia Martell, conosciuto ora come &#8216;Griff il giovane&#8217; della compagnia dorata di mercenari che si trova ad Est.</p>
<p>Daenerys aveva avuto una visione del fratello Rhaegar con il figlio in braccio, che sarebbe stato il &#8216;Principe che fu promesso&#8217;. A questo punto, come dice la profezia, il Drago a Tre Teste corrisponderebbe ai tre eredi Targaryen rimasti in vita (Jon, Aegon e Dany).</p>
<p>Anche nella serie si parla di tale vaticinio, ma a questo punto, visto che a quanto pare hanno condensato i due fratelli nella sola persona di Jon, forse il terzo potrebbe rivelarsi Tyrion, oppure, colpone di scena, potrebbe esserci un altro superstite tra i mercenari della <strong>Compagnia Dorata</strong> che Cersei vuole ingaggiare con l&#8217;appoggio della <strong>Banca di Ferro</strong>.</p>
<p>Sarebbe interessante vedere come proprio la Regina potrebbe inconsapevolmente portarsi in casa un altro legittimo erede al trono &#8230; Comunque ormai la neve è arrivata ad Approdo del Re (e scopriamo che ci vivono 1 milione di persone, ovvero chiunque respiri!!!) e l&#8217;esercito di non morti è senza troppi problemi riuscito ad aprirsi un varco nella barriera (ma la visione del Mastino nel fuoco a cosa è servita allora?) &#8211; e per la prossima e ultima stagione &#8211; che forse arriverà addirittura nel <strong>2019</strong> &#8230; &#8211; ci si aspettano quindi grandi scontri decisivi, da quello tra i fratelli Clegane a quello tra i fratelli draghi. Resta da capire cosa farà Cersei e che ruolo avrà Bran, senza contare il suo vociferato stretto rapporto con il Re della Notte.</p>
<p>Più importante di ogni cosa però, sarà far tesoro delle critiche ricevute nelle ultime settimane (visto che la voce dei fan a quanto pare è così ascoltata da <strong>David Benioff</strong> e soci). Nel frattempo, consoliamoci pensando che magari Martin avrà terminato <strong><em>The Winds of Winter</em></strong>.</p>
<p>Di seguito il<strong> momento finale </strong>con la breccia nella Barriera dell&#8217;esercito dei Morti:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/4QMQOJTYRBU" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;06 &#8211; Beyond the Wall / Death is the enemy</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-7x06-death-is-the-enemy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2017 08:11:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una missione suicida oltre la Barriera (dell'incredulità)</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio</strong></p>
<p>Li avevamo lasciati appena fuori dalla Barriera i nostri <em>sette samurai</em>, in una presumibile missione suicida che si rivela lo specchio di un episodio ai confini del <em>nonsense</em>, tanto da sembrare scritto dai tre sceneggiatori di <strong><em>Boris</em></strong>. Ormai <strong>David Benioff e B. D. Weiss vanno dove li porta l&#8217;audience</strong> e con Death is the enemy ci propinano così un mash-up clamoroso tra <strong><em>The Walking Dead </em></strong>e le romanticherie becere alla <strong><em>How I met your mother</em></strong>, in un&#8217;atmosfera degna di <strong>Bear Grylls</strong>. Lo spettatore potrebbe magari sentirsi leggerissimamente preso per i fondelli, visto che non bastano due o tre scene in cui i draghi salvano la situazione incenerendo tutto, quando manca la narrativa e l&#8217;intreccio di sottotrame tipico della penna di <strong>George RR Martin</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/trono-di-spade-7.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x06 - Beyond the Wall / Death is the enemy"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46263" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/trono-di-spade-7-300x166.jpg" alt="trono di spade 7" width="300" height="166" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/trono-di-spade-7-300x166.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/trono-di-spade-7-768x426.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/trono-di-spade-7.jpg 790w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Con l&#8217;assenza del supporto cartaceo sembra infatti crollare del tutto la struttura così faticosamente delineata nel corso delle sei stagioni precedenti di <strong>Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>). Se all&#8217;inizio di questa settima stagione si poteva sperare di arrivare ad un <em>quid</em> sensato, alla penultima puntata si possono mestamente fugare tutti i dubbi sulla credibilità degli avvenimenti in corso a Westeros. Confermata l&#8217;aberrante svolta dei protagonisti, anche se <a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x05-eastwatch/" target="_blank" rel="noopener">nella 7&#215;05</a> (almeno fino alla formazione della <em>Suicide Squad</em>) il lumicino della speranza si era per un attimo riacceso, ora l&#8217;istinto è quello di spingersi due dita in gola in ogni scena in cui compaiono insieme <strong>Jon</strong> e <strong>Daenerys</strong>, con quest&#8217;ultima che alterna sprazzi di lucidità a momenti in cui sembra una tredicenne in amore che riempie le pagine del diario con le iniziali del belloccio della scuola e cuoricini.</p>
<p><strong>La scena della barca non ha proprio ragione d&#8217;essere</strong>. Dopo cinque episodi in cui Jon si mostra leale solo alla sua gente e si rifiuta fieramente di inginocchiarsi a lei, adesso è a un passo dal cambiare il suo status di Facebook in &#8216;Sposato con Dany&#8217;. La Madre dei Draghi di contro, appena vede un accenno di addominali è pronta a sacrificare i due &#8216;figli&#8217; superstiti per il bel tenebroso del Nord. Poco importa se non ha versato una singola lacrima per la morte inutile e stupida avvenuta poco prima del povero <strong>Viserion</strong>, inghiottito da un vuoto di sceneggiatura. Ma sì, mica è colpa dell&#8217;idea idiota di Jon di catturare un non morto quello che è successo &#8230; Anzi, è servito ad aprirle gli occhi &#8230; e le gambe! Speriamo tutti nella pronta vendetta del <em>drago zombie</em>, servita molto fredda.</p>
<p>Resta da decifrare il comportamento di<strong> Arya</strong>, che sembra ormai rappresentare l&#8217;incazzatura e la sete omicida dello spettatore. Senza dubbio è interessante la sua progressiva perdita di umanità e il suo ritrovato odio per la sorellona <strong>Sansa</strong> (come biasimarla &#8230;), ma il fatto che si faccia ingannare così facilmente da <strong>Ditocorto</strong> (che purtroppo ormai è l&#8217;unico personaggio fedele a sé stesso) lascia perplessi. Che sia un astuto piano?</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-arya.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x06 - Beyond the Wall / Death is the enemy"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-49426 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-arya-300x168.jpg" alt="trono di spade arya" width="300" height="168" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-arya-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-arya-500x280.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-arya.jpg 780w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>Dulcis in fundo</em>, cerchiamo di analizzare meglio lo scontro con l&#8217;esercito di non morti al centro di Death is the enemy. <strong>Lasciate ogni speranza di logica voi che guardate</strong>, perché il segmento che segue da vicino la scampagnata oltre la Barriera dei sette <em>morituri</em> è talmente pieno di assurdità e coincidenze che Donald Trump presidente degli Stati Uniti da oggi diventa sinonimo di elezioni regolari e senza<em> aiutini</em> dei russi. Abbiamo <strong>Mo Farah Gendry</strong> che non solo non ha mai visto la neve, ma che quando non stringe il suo martello è l&#8217;uomo più veloce dei Sette Regni e abbatte il record di percorrenza &#8211; alla cieca e di corsa &#8211; della distanza che avevano coperto indietro fino alla Barriera. Probabilmente avevano lasciato delle mollichine, chissà.</p>
<p>Abbiamo l&#8217;attacco a sorpresa di un enorme orso polare morto, che casualmente si mangia l&#8217;unico sconosciuto dei sette, forse perchè portava la radio, boh. In tutto questo, il gruppo si è avventurato nel gelo alla<em> sperindio</em>, brancolando alla ricerca di una montagna a forma di freccia &#8230; Si imbattono fortunosamente in un&#8217;avanguardia e Jon uccide un Estraneo con <em><strong>Lungo Artiglio</strong></em> (e va bene perché è acciaio di Valyria). Passi pure che i non morti &#8220;normali&#8221; possano essere uccisi da armi comuni, ma da quando sbriciolando un Estraneo si uccidono nello stesso momento anche tutti quelli che ha trasformato? Perchè allora Jon non dice a Daenerys di concentrare l&#8217;alito infuocato subito sugli Estranei invece che perdere tempo con tutti i sottoposti a brandelli? E cosa dire del povero <strong>Thoros di Myr</strong>, tenuto in vita dal Signore della Luce per un disegno ben preciso a quanto si diceva, che alla fine muore congelato come una comparsa qualunque? Forse il Signore della HBO non voleva rinnovargli il contratto &#8230; <strong>Thormund</strong> invece ricorda il <strong>Glenn di <em>TWD</em></strong>, capace di sopravvivere anche quando viene sommerso da una moltitudine di zombie.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-jon.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x06 - Beyond the Wall / Death is the enemy"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49431" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-jon-300x183.jpg" alt="trono di spade jon" width="300" height="183" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-jon-300x183.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-jon-500x306.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-jon.jpg 705w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il gruppetto si rifugia nell&#8217;inevitabile isolotto <em>salvifico</em> al centro del lago gelato, passando la notte al freddo pur avendo al fianco spade in grado di prendere fuoco e senza pensare di usarle per scaldarsi un po&#8217; (ma forse avevano poca batteria), con i morti viventi tutt&#8217;intorno che aspettano pazientemente in cerchio invece di provare uno alla volta a raggiungerli. Infine la genialata &#8211; dettata evidentemente dalla necessità di chiudere la faccenda nei canonici 50&#8242; &#8211; del <strong>Mastino</strong>, che prova a prenderli a sassate, forse credendo che tra loro ci siano anche gli sceneggiatori. Sono tutti sul punto di morire dunque, ben poco gloriosamente, ma Daenerys &#8211; avvisata grazie alle gesta del maratoneta di cui sopra &#8211; si traveste come il suo personaggio Disney preferito, <strong>Elsa di <em>Frozen</em></strong>, attraversa uno dei molti varchi temporali sparsi per Westeros (arrivando nel punto esatto grazie al Tom Tom in dotazione) assieme ai suoi fortunadraghi e giunge in tempo per salvare gli Atreyu della situazione dalle paludi ghiacciate della disperazione in cui si erano impantanati.</p>
<p>Il <strong>Re della Notte</strong> e i suoi fidati scagnozzi, folgorati dalla scoperta del motore a curvatura con cui la biondissima viaggia, aspettano giustamente che venga arso metà del loro esercito prima di sparare un giavellotto con precisione chirurgica e abbattere uno degli sputafuoco. Naturalmente il secondo strale indirizzato a Drogon finisce in tribuna. In tutto questo, l&#8217;alito incendiario delle creature non riesce a sciogliere i 2 cm di ghiaccio ostinato che rivestono lo specchio d&#8217;acqua. <strong>Jon, eroe votato al sacrificio insulso</strong>, continua però a combattere a caso anche quando sono già tutti sul dorso del drago, invece di salire e svolazzare via con loro. E quando si comincia a credere che forse il Re del Nord finisca per lasciarci le penne davvero, ecco tuttavia che rispunta dalle acque, ma invece di fare finta di essere morto sul serio e/o rimanere nascosto, si mette a passeggiare attirando a sé l&#8217;esercito di nemici putrefatti che si stava già allontanando. Non contenti, sempre sul tema &#8216;riesumiamo i cadaveri&#8217;, sbuca allora fuori dal più assoluto nulla pure lo <strong>zio &#8216;deus ex machina&#8217; Benjen</strong>, che ha utilizzato un Garmin impostato sulle coordinate &#8220;trova nipote deficiente&#8221; e che decide di immolarsi per preservare il disorientato parente.</p>
<p>L&#8217;epilogo è la perfetta metafora di questa stagione propagandistica per quel fenomeno commerciale che ormai è Il Trono di Spade: i resti del povero drago ucciso dalla sete di <em>rating</em>, che viene riesumato e trasformato in qualcosa che contiene soltanto lo scheletro di quello che era in origine.</p>
<p>Di seguito il<strong> trailer dell&#8217;episodio 7&#215;07</strong> (il season finale) assieme alla <strong><em>featurette</em> su</strong><strong>l dietro le quinte</strong> di Beyond the Wall:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/-5xdTlgaaaw" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/qUMGGy8fsHg" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;05 &#8211; Eastwatch</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x05-eastwatch/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2017 16:46:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l'esercito di Estranei che procede lemme lemme, i Sette Regni si preparano ad affrontarlo con strategie assai ardite e nuove alleanze impensabili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x05-eastwatch/">[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;05 &#8211; Eastwatch</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio</strong></p>
<p>Finalmente tutto sembra avere un senso e ormai lo spettatore <em>disperato</em> si è messo il cuore in pace, accettando pindarici balzi temporali assurdi e l&#8217;assenza del metalupo di Jon, ormai diventato uno <em>spettro</em> a tutti gli effetti. Non divaghiamo però sull&#8217;ovvio attirandoci le ire di chi accetta e si spiega ogni incongruenza presente sullo schermo prendendola come dogma. Bisogna pur far convergere i nodi al pettine e il tempo è tiranno a Westeros, soprattutto per i <em>mortali</em>.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x05 - Eastwatch"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49159" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-300x203.jpg" alt="trono di spade" width="300" height="203" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-300x203.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-500x338.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Eastwatch</strong> riconcilia in ogni caso chi scrive con gli ultrà del <strong>Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>), perché finalmente la serie comincia a mostrare sottotrame coerenti e protagonisti di nuovo fedeli a sé stessi, tanto più che Jon Snow riesce a sfoderare quel minimo di attributi maschili per eccitare e addirittura convincere la Madre dei Draghi a lasciarlo perfino tornare a Nord. Il fiume più profondo dei Sette Regni &#8211; luogo del cliffhanger della 7&#215;04 &#8211; intanto si rivela essere il rigagnolo che è, e <strong>Jamie</strong>, con tanto di armatura e mano a 18 carati ne esce naturalmente illeso grazie a <strong>Bronn Buchannon</strong>. Ok, ho promesso di fare pace con i fedelissimi quindi non polemizzo oltre &#8230;</p>
<p>Pochi metri più in là, la regina Daenerys &#8211; dal cui fianco sparisce Missandei (unica che si preoccupa delle sorti del povero Verme Grigio, ancora <em>missing in action</em>) &#8211; gioca a &#8220;<strong>chi non si inginocchia bruciato vivo è!</strong>&#8220;, che è diventato un po&#8217; il suo nuovo passatempo preferito, un po&#8217; come ricordare ogni volta a tutti i suoi 50 nomi. <strong>Randyll Tarly Salvini</strong> ha tuttavia problemi con gli invasori stranieri e i centri di accoglienza di <strong>Dorne / Lampedusa</strong> pieni di Dothraki che vengono a rubare il lavoro ai bravi soldati di Westeros. Lui preferisce seguire una Regina nata nell&#8217;Ovest. Varrebbe la pena che il sempre prodigo di consigli non ascoltati Tyrion gli ricordasse che tecnicamente anche Daenerys è nata da quelle parti e che è stata costretta a fuggire, senza contare che è bionda e di purissima razza (targ)ariana &#8230; Nessuno comunque piangerà la sua morte o quella del figlio Dickon (nomen omen).</p>
<p>Il cuore del lettore disperato, che già dai primi capitoli del primo libro aveva capito che Jon è in realtà mezzo Targaryen, sussulta quando <strong>Drogon</strong> sembra riconoscerne l&#8217;aurea discendenza e si lascia da lui accarezzare in una sequenza per la quale la HBO avrà pagato profumati diritti alla Dreamworks Animation per <strong>Dragon Trainer</strong>. Tutto avviene sotto lo sguardo ormai languido di Daenerys, che vede che il suo animaletto scorbutico accettare il papabile nuovo fidanzatino/nipote. I natali del Re del Nord vengono anche legittimati da una frase buttata lì<strong> </strong>direttamente dalla Cittadella, in cui <strong>Gilly</strong> (finalmente si rende utile) scopre un testo in cui è scritto che il matrimonio di <strong>Rhaegar Targaryen</strong> con la legittima moglie dorniana era stato annullato e che si era risposato in gran segreto con quella che tutti presumiamo essere <strong>Lyanna Stark</strong>.</p>
<p>Questo rende quindi il bastardo a tutti gli effetti un Targaryen e legittimo erede al trono, in quanto figlio del principe ucciso. Daenerys sta facendo finalmente una <em>Turn Heel</em> per dirla col gergo della WWE e si dimostra una sovrana giusta, ma senza pietà. In guerra bisogna crearsi un po&#8217; di terra bruciata intorno, non ha senso mostrarsi sempre misericordiosi, in questo perciò lei è più simile ad Aegon il Conquistatore piuttosto che a suo padre, il Re Folle, che bruciava tutti senza una ragione. Tyrion per contro si sta invece sempre più pentendo ed esegue una <em>Turn Face</em> capendo il reale prezzo della guerra (aka si aspettava forse che finisse tutto con una strategia discutibile e senza troppi morti?).</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-3.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x05 - Eastwatch"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-49158 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-3-300x199.jpg" alt="trono di spade 3" width="300" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-3-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-3-500x332.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-3.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong>Varys e Ditocorto</strong> si dimostrano ancora una volta i veri giocatori di questo <em>gioco del trono</em>. Fin dal primo momento hanno pilotato le sorti del regno con le loro astuzie e gli intrighi. Petyr Baelish per quanto lo vorresti morto, non è diventato<em> protettore della Valle</em> a caso &#8230; Dopo aver sondato il terreno con Bran e averlo trovato ripidissimo, cerca di mettere zizzania tra le sorelle Stark, con una &#8220;trappola&#8221; per Arya sgamabile quanto la vera natura di un pagliaccio che ti offre un palloncino rosso da un tombino.</p>
<p>Evidentemente però la ninja tascabile di Grande Inverno ne ha ancora di gente da sgozzare per raggiungere i livelli del baffuto infingardo. Per chi non ricordasse, la pergamenina imboscatissima, quasi come gli indizi in <strong>Dora l&#8217;Esploratrice</strong>, è quella che aveva mandato Sansa alla madre e al fratello Robb costretta da Cersei, in cui le diceva di inginocchiarsi (il trend dell&#8217;estate!) a Jeoffry per aver salva la vita. Sebbene l&#8217;odio per Ditocorto sia profondo e radicato, bisogna ammettere che stavolta si merita un applauso e Arya tanti insulti.</p>
<p>Ancora gioie poi per i lettori dell&#8217;accantonato <strong>George RR Martin</strong>, che ritrovano <strong>Gendry</strong> che batte il ferro in un posto impensabilissimo, ossia la stessa identica fucina in cui l&#8217;aveva trovato Ned nella prima stagione! Non ci avevo proprio guardato lì, come quando non trovi una cosa e tua madre te la tira fuori da sotto il naso in mezzo secondo. Il giovane figlio di Robert riempirebbe sicuramente il genitore di orgoglio con la scelta di usare un pesante martello da guerra &#8211; a lui tanto caro &#8211; al posto della tradizionale spada. Bene per chi ha seguito i libri anche la breve sequenza in cui Bran dimostra le sue capacità di mutaforma, che sono sette libri che si <em>fonde</em> con le menti di metalupi e corvi vari, ma che in queste stagioni sembra sempre e solo sotto l&#8217;effetto del peyote &#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/il-trono-di-spade.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x05 - Eastwatch"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-49160" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/il-trono-di-spade-300x199.jpg" alt="il trono di spade" width="300" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/il-trono-di-spade-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/il-trono-di-spade-500x332.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/il-trono-di-spade.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Fin qui tutto bene dunque, ma è sul finale che dobbiamo tornare a sfidare i fanboy lassisti. Tralasciando la discutibile strategia di catturare e trascinare in qualche modo un Estraneo a Sud come prova dell&#8217;effetto serra e dello scioglimento dei ghiacciai inesorabile, <strong>Thoros </strong>e il resto della loro compagnia dei belli belli in modo assurdo come ha fatto esattamente a finire in una cella a Castello Nero? Seguendo la visione infuocata del <strong>Mastino</strong>? Elaborare in caso un po&#8217; meglio questa parte sembrava brutto? E soprattutto perché tutti quanti smaniano per avventurarsi alla speraindio nella gelata nebbia in Val Padana senza nemmeno un pezzo di vetro di drago nella bisaccia? &#8220;Ciao Thoros, sono Jon Fury, e sono qui per parlarvi del progetto <em>Avengers</em> &#8230;&#8221;. Parte così il <em>totomorto</em> per il primo a lasciarci la pelle oltre la Barriera.</p>
<p>Riflessione finale: se qualcuno arrivasse vivo ad Approdo del Re, anche con un Estraneo in catene, verrà sicuramente ammazzato da <strong>Cersei</strong>. Sam si è liberato dei parenti serpenti e ci auguriamo che prenda presto possesso dell&#8217;altopiano come Lord di Alto Giardino. Adesso che la Regina è incinta, difficilmente Jamie sparirà dal suo radar, soprattutto dopo quell&#8217;affettuoso: &#8220;Non mi tradire più&#8221;. Ma non li vendono i contraccettivi nelle farmacie di Westeros?</p>
<p>Di seguito il<strong> trailer dell&#8217;episodio 7&#215;06</strong> assieme alla <strong><em>featurette</em> su</strong><strong>l dietro le quinte</strong> di Eastwatch:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Stw6INIS570" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/aNDV1EEvGHc" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x05-eastwatch/">[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;05 &#8211; Eastwatch</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;04 &#8211; The Spoils of War</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 15:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Nord è tempo di sentimentali riunioni fraterne, mentre a Sud finalmente arriva il contrattacco con fanteria e aviazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x04-the-spoils-of-war/">[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;04 &#8211; The Spoils of War</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio</strong></p>
<p>Finalmente in lontananza si scorge una gioia, agognata da così tanto tempo ormai che quasi avevamo perso le speranze. No, non è la notizia del giorno della separazione tra <strong>Chris Pratt</strong> e <strong>Anna Faris</strong>, bensì che dopo oltre un anno e tre episodi di chiacchiere vediamo un drago in tutta la sua gloriosa azione! Come quando si corteggia una bella donna bisogna avere pazienza e perseveranza, così lo spettatore di <strong>Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>) se la deve sudare la scena di guerra come la vuole lui.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x04 - The Spoils of War"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48797" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got-300x171.jpg" alt="trono di spade got" width="300" height="171" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got-300x171.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got-500x285.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got.jpg 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dopo tre settimane di calma piatta, l&#8217;ECG del fan medio della serie HBO rileva così qualche extrasistole e una fibrillazione atriale negli ultimi quindici minuti dell&#8217;episodio 7&#215;04, <strong>The Spoils of War</strong>. Prima però va analizzata la sospirata <em>reunion</em> dei cuccioli di casa Stark: <strong>Arya</strong> torna a casa e mentre ci si aspetterebbe di commuoversi al punto di diventare azionisti di maggioranza della <em>kleenex</em>, ecco che lo show non più tratto dai libri di <strong>George RR Martin</strong> ci ricorda che dobbiamo soffrire. Non è più come nella prima puntata, tutti e tre &#8211; ad attenderla ci sono già Sansa e Bran &#8211; ne hanno viste troppe e sono pertanto inevitabilmente cambiati. Ritrovando la coerenza sopita, gli sceneggiatori ci ricordano che ognuno ha ormai preso la sua strada e per quanto quella si possa chiamare casa &#8211; e lo sia effettivamente stata in passato -, adesso è solo un cimitero di ricordi persi nel tempo. Non a caso la più piccola e <strong>Sansa</strong> si ritrovano nella cripta davanti alla statua del padre. I destini dei tre sono completamente differenti, ma rispecchiano le loro caratteristiche individuali.</p>
<p>Arya non è mai stata attratta dalla vita di donna sposata con figli, ha compiuto un viaggio in luoghi lontani per capire chi fosse veramente e si è lasciata forse troppo logorare dall&#8217;odio e dalla sete di vendetta. Non sembra a suo agio neanche tra le mura di <strong>Grande Inverno</strong> in compagnia dei suoi fratelli e dà subito prova delle sue qualità di piccola ninja assassina facendo la sborona addirittura con <strong>Brienne</strong>, affrontandola a duello nel cortile di casa per dimostrare che la valchiria bionda non è l&#8217;unica a portare i pantaloni a Westeros. Sansa invece desiderava solo essere una Lady e sposare un principe, tuttavia un promesso sposo psicopatico e due mariti improponibili dopo le hanno fatto capire che il karma a volte è davvero un gran bastardo. Anche la sorella infatti le ricorda beffardamente quanto fosse superficiale, chiedendole se adesso debba appellarsi a lei come &#8220;<strong>Lady Stark</strong>&#8220;. Come per dire, hai voluto la bicicletta e adesso &#8230; anche se trascinata dagli eventi, riesce a sopravvivere come avrebbe fatto una <strong>Rossella O&#8217;Hara</strong> in versione fantasy.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got1.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x04 - The Spoils of War"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48798 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got1-300x191.jpg" alt="trono di spade got" width="300" height="191" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got1-300x191.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got1-500x318.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/trono-di-spade-got1.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Bran</strong> invece, ha fatto cambio di posto con <strong>Jamie</strong>, diventando insensibile &#8211; altero ? &#8211; e distaccato, mentre il secondo ha ritrovato tutta la sua umanità. Tanto simpatico che vien quasi voglia di ributtarlo giù dalla torre &#8230; Torna in gioco anche <strong>il pugnale di acciaio<em> </em>valyriano</strong> che ha scatenato la guerra dei Sette Regni e che era stato usato per cercare di uccidere Bran. <strong>Ditocorto</strong> infatti glielo regala sondando in realtà cosa effettivamente il ragazzo sappia sulla verità dietro al suo attentato. Ricordate chi era il reale proprietario dell&#8217;arma? L&#8217;affilata lama inoltre viene <em>regalata</em> ad Arya e visto che l&#8217;acciaio di Valyria è in grado di annientare i non morti, sarebbe plausibile pensare che il fratello &#8211; in una sorta di chiaroveggenza &#8211; sappia che la sorella minore combatterà con Jon contro gli Estranei e avrà quindi bisogno dell&#8217;arma prima o poi. A Sud invece Jamie sta tornando vittorioso dalla difficilissima battaglia con cui ha conquistato <strong>Alto Giardino</strong>, quando improvvisamente viene attaccato dagli indiani &#8230; pardon, dai <strong>Dothraki</strong>.</p>
<p>Il paesaggio sembra quello delle praterie dello Utah e dell&#8217;Arizona e l&#8217;esercito dei Lannister una fila di cowboy e carovane che viene attaccata dai selvaggi nativi americani urlanti, in pieno stile western e con inquadrature alla <strong>Sergio Leone</strong>. Poco importa, visto che quando appare <strong>Daenerys</strong> in groppa al fidato Drogon l&#8217;<em>hype</em> vola talmente tanto che si perdonano anche i quattro minuti di pitali sudici della 7&#215;01. Sei euforico per quel <em>Dracarys</em>, come quando l&#8217;hai sentito pronunciare per la prima volta nei confronti dello schiavista che voleva comprare il giovane drago, che accendi contemporaneamente tutti i fornelli in cucina e gli accendini che trovi in giro per casa. Tralasciando i cavalieri Dothraki ignifughi, speri contemporaneamente che non muoiano né <strong>Bronn</strong> né Drogon, in un tripudio di sensazioni che culmina con Jamie che va a picco per salvarsi dal letale alito di fuoco vicino alla riva di quello che sembra un fiume (o un lago?) ma che a quanto pare è più profondo della fossa delle Marianne.</p>
<p>Il regista dell&#8217;episodio, <strong>Matt Shakman</strong>, regala inquadrature aeree di Drogon e Danaerys contrapposte a Bronn che schiva i Dothraki per arrivare alla balestra gigante, in modo simile a quando Jon veniva ripreso in mezzo ai cadaveri nella <em>Battaglia dei Bastardi</em>, così che lo spettatore si ritrova nel fulcro dell&#8217;azione e rendendo l&#8217;idea della confusione e della devastazione portate su campo di battaglia dallo scontro. Menzioni a margine vanno a Re del Nord, che ha la fissa di portare le donne che gli piacciono nelle caverne (con la bruta Ygritte gli era andata bene, quindi non si sa mai che <em>repetita</em> <em>iuvant</em>, magari con l&#8217;aiuto del luccichio del Vetro di Drago &#8230;), e a <strong>Theon</strong>, che vince a mani basse il titolo di più &#8220;amato&#8221; dei Sette Regni, anche se sappiamo che la vera piaga è in realtà il subdolo Ditocorto.</p>
<p>Dopo questo primo assaggio non vediamo l&#8217;ora di assistere allo scontro tra draghi ed Estranei, anticipato &#8211; forse &#8211; dal<strong> trailer dell&#8217;episodio 7&#215;05</strong>, <em>Eastwatch</em>, di seguito assieme alla <strong><em>featurette</em> </strong>sulla preparazione della battaglia e un <strong>video del dietro le quinte</strong> di <em>The Spoils of War</em>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/NNY73_YcZVY" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/pE2wcBeyNdk" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X17pjukf8rA" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x04-the-spoils-of-war/">[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;04 &#8211; The Spoils of War</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;03 &#8211; The Queen’s Justice</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x03-the-queens-justice/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 16:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua l'improbabile corsa contro il tempo - e soprattutto il budget - a disposizione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-trono-di-spade-7x03-the-queens-justice/">[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;03 &#8211; The Queen’s Justice</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio</strong></p>
<p>Arrivati ormai al terzo episodio, e quindi quasi a metà, è lampante quale sia il tema principale di questa stagione di <strong>Il Trono di Spade</strong> (<em>Game of Thrones</em>): <strong>il budget, o meglio, i tagli da fare</strong>. Quello che lascia perplessi è il continuo utilizzo di una coperta troppo corta per coprire i costi evidentemente troppo elevati per la realizzazione della battaglia finale dei Sette Regni, con un risultato fin troppo lacunoso. Per la visione di un minuto di draghi svolazzanti, seguono i cinque minuti finali in cui vengono magicamente conquistati due castelli, che in teoria dovrebbero essere le basi militari di due delle più grandi casate dell&#8217;intera Westeros. Un imbarazzante spreco di risorse con esiti improbabili, come il dramma per rimuovere digitalmente i baffi di <strong>Superman</strong> dalle scene in <strong><em>Justice League</em></strong>. Lo spettatore si aspetta (dopo due episodi in cui succede ben poco, col sacrificio finanziario dei metalupi) l&#8217;inizio di questa tanto attesa guerra e invece si ritrova con l&#8217;ennesimo piagnisteo di <strong>Jon Snow</strong>  &#8211; della cui pugnalata al cuore si torna a parlare &#8211; e un battibecco tra fratelli Lannister.</p>
<p>Il più piccolo in tutti i sensi,<strong> Tyrion</strong>, sembra soffrire di demenza precoce dispensando consigli fallimentari (per sua stessa ammissione), riuscendo in sole due mosse a perdere l&#8217;alleanza di Alto Giardino e Dorne e a bloccare l&#8217;intero esercito di Immacolati nel castello che voleva conquistare per rivalsa personale sul caro paparino. Ci si chiede come mai <strong>Daenerys</strong> si ostini ad ascoltarlo e non l&#8217;abbia ancora dato in pasto ai draghi &#8230; Riesce a ribaltare le sorti di una guerra che si sarebbe potuta vincere in una giornata, e pensare che nelle stagioni precedenti era famoso per la sua intelligenza &#8230; <strong>Da quando non può più seguire i libri di George RR Martin, la serie sta andando alla deriva</strong>, tra protagonisti che compiono gesti insensati buttando al vento anni di costruzione dei loro personaggi ed eventi teoricamente centrali risolti in quattro e quattr&#8217;otto.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-serie.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x03 - The Queen’s Justice"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48473" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-serie-300x187.jpg" alt="trono di spade serie" width="300" height="187" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-serie-300x187.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-serie-500x312.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-serie.jpg 692w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Al povero spettatore disperato non resta così che tifare per <strong>Cersei</strong>, che, per quanto folle, si rivela come sempre la più sveglia di tutti, l&#8217;unica che regali emozioni a chi si è stufato delle sottotrame psicologiche &#8211; peraltro inutili &#8211; e che passa all&#8217;azione (e che anche in The Queen’s Justice decide di deliziare il pubblico di fedelissimi con una veduta del seno e del lato b nudi). Certo gli sceneggiatori <strong>David</strong> <strong>Benioff</strong> e <strong>Daniel Brett Weiss</strong> la aiutano, creando <strong>una<em> timeline</em> alquanto discutibile</strong>: <strong>Euron</strong> con una sorta di chiaroveggenza inspiegabile riesce ad essere praticamente ubiquo, tendendo imboscate a ogni nave nemica in qualsiasi porto, comparendo nel frattempo ad Approdo del Re per omaggiare la regina con <strong>Yara </strong>ed<strong> Ellaria</strong>.</p>
<p>L&#8217;esercito dei Lannister riesce a lasciare Castel Granito senza viveri tendendo una trappola agli Immacolati e ad arrivare a Alto Giardino in un battito di ali di drago, riuscendo addirittura a conquistarla senza sforzo (lo deduciamo dal cadavere di tre soldati Tyrell all&#8217;ingresso del castello). Fa strano ripensare all&#8217;assedio del Pesce Nero a Delta delle Acque, in cui Jamie era stato tenuto in stallo con lo stesso esercito per alcune puntate. Ricordiamo anche che la forza militare dei Tyrell aveva aiutato i Lannister, facendo la differenza, a sconfiggere Stannis nella battaglia di Blackwater.</p>
<p>Ma come si dice, il tempo è denaro, e si spera che gli ultimi episodi valgano davvero tutti questi tagli. <strong>Unica gioia della puntata è la scena finale</strong> in cui <strong>Olenna</strong> prima di morire rivela a Jamie, che ha ormai meno attributi di Varys, di aver orchestrato la morte di Joffrey facendo ricadere la colpa su Tyrion. Se ne va così un altro elemento astuto e pungente, lasciandoci in una valle di incertezze e drammi psicologici. I due incontri tanto attesi lasciano ugualmente perplessi: Danaerys passa più tempo a ripetere il suo nome e la sua legittimità a regnare di quanto effettivamente faccia sul piano pratico e per tutta risposta Jon Show ripete come un mantra che ci sono i non morti brutti e cattivi in un dialogo tra sordi. <strong>Ghiaccio e fuoco che in questo caso si annullano a vicenda</strong>.</p>
<p>A Grande Inverno dopo i soliti <em>pipponi</em> ambiziosi di <strong>Ditocorto</strong> suona il citofono e chi é? <strong>Arya</strong>, come sarebbe logico se fossimo in un luogo governato da leggi della fisica normali? Invece no! E&#8217; arrivato <strong>Bran</strong> con il suo carretto e la faccia da uno che torna a casa dopo un Erasmus di alcol e droga. E giustamente cosa racconta alla sorella? I suoi viaggi mistici e la perdita di <strong>Hodor</strong> in una delle puntate più belle e commoventi della scorsa stagione? Certo che no, le ricorda le sue seconde nozze con uno dei peggiori mariti dei Dodici Mari o quanti sono &#8230; In quanto a uomini, <strong>Sansa</strong> è stata meno fortunata della moglie di <strong>Ted Bundy</strong> &#8230; Sarebbe stato meglio se avessero suonato i testimoni di Geova.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer dell&#8217;episodio 7&#215;04</strong>, <em>All my allies are gone</em>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/cqgi1IjDoU8" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[recensione / Il Trono di Spade] 7&#215;02 &#8211; Stormborn</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Morini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 16:33:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sci-Fi & Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[Il trono di spade]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il passato ricorda a tutti i protagonisti chi sono e per cosa combattono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SPOILER sull&#8217;episodio</strong></p>
<p>A <strong>Roccia del Drago</strong> infuria la tempesta e <strong>Tyrion</strong> ricorda a <strong>Danaerys</strong> che è nata proprio in una notte come quella, tra i fulmini e la pioggia, introducendo il tema cardine di questo secondo episodio: <strong>il passato</strong>. Se infatti <a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-7x01-dragonstone-tutto-pronto-per-lo-scontro-tra-regine/" target="_blank" rel="noopener">nella 7&#215;01</a> i personaggi avevano palesato i loro schieramenti, adesso ognuno agisce secondo un proprio preciso percorso, rivivendo la sua storia personale e il cammino fatto in sei stagioni per arrivare al presente. Daenerys ricorda a <strong>Varys</strong> che era partita dal nulla, venduta ad un Khal straniero per permettere al fratello di avere un esercito e riconquistare Westeros, e che se lui cercherà di tramare contro di lei verrà bruciato vivo. Seguendo i consigli di Tyrion manda <strong>gli eserciti dei Martell e dei Tyrell</strong> ad assediare Approdo del Re e i suoi Immacolati a conquistare Castel Granito. Ancora una volta le viene ricordato chi è veramente, la vecchia e saggia <strong>Olenna Tyrell</strong> le dice di fidarsi solo del suo istinto: &#8220;<strong>Sii un drago</strong>&#8220;. Tutti concordiamo con la vecchia, abbiamo aspettato sei anni per vederla su quel Trono di Spade e lei invece di scagliare contro i draghi la assedia come nelle più noiose guerre che finiscono in stallo&#8230; Riappare intanto <strong>Melisandre</strong>, la sacerdotessa rossa, che parla nuovamente della profezia del principe prescelto ammettendo di aver sbagliato a credere che fosse Stannis e che il termine ha valenza anche femminile (però si guarda bene dal dirle che è lei la prescelta per evitare altre figure di merda e soprattutto bruciare altre bambine innocenti. Chissà che bello quando Davos la rivedrà!)<b>. </b>Questa profezia viene spesso sovrapposta a quella di <strong>Azor Ahai</strong>, un guerriero vissuto molti anni prima,che brandendo la spada Portatrice di Luce ha sconfitto gli estranei.</p>
<p>Melisandre crede che<strong> il Principe Prescelto</strong> nato dal sale e dal fumo (come Danaerys quando fa nascere i draghi), che possiede il canto del ghiaccio e del fuoco possa essere la reincarnazione dell&#8217;antico guerriero delle<strong> profezie di Asshai</strong>. I Targaryen invece credono che sia un antico mito valyriano e lo stesso Rhaeghar pensava di essere quel Principe. La prima volta che viene menzionato è nella <strong>Casa degli Eterni</strong>,in cui Daenerys ha una visione del fratello che indica il figlio Aegon come il prescelto. <strong>Il drago ha sempre tre teste</strong> e se è vero che Daenerys potrebbe essere la Principessa predestinata a sconfiggere l&#8217;oscurità, le altre due teste potrebbero essere quella di Jon e di Tyrion, anche se chi ha letto <strong>la Danza dei Draghi</strong> è a conoscenza dell&#8217;esistenza di un personaggio fondamentale in questo scenario. Personalmente vedrei bene il trio Jon, Dany e questo <em>innominato</em>, che non posso rivelare per non rischiare il linciaggio. Ormai comunque lo show ha preso <strong>una sua piega completamente in autonomia dai libri</strong>, per cui nulla è certo.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-Danaerys-serie.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x02 - Stormborn"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48084" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-Danaerys-serie-300x179.jpg" alt="trono di spade Danaerys serie" width="300" height="179" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-Danaerys-serie-300x179.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-Danaerys-serie-500x298.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-Danaerys-serie.jpg 716w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come in ogni puntata di <a href="http://www.ilcineocchio.it/tv/recensione-il-trono-di-spade-7x01-dragonstone-tutto-pronto-per-lo-scontro-tra-regine/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Trono di Spade</strong></a> (<em>Game of Thrones</em>) che si rispetti, troviamo anche<strong> le nudità non necessarie</strong>, ma <strong>Verme Grigio</strong> in realtà si spoglia anche emotivamente: per quanto privato di tutto fin da bambino, si scopre vulnerabile per amore di <strong>Missandei </strong>(questa scena di sesso col mutilato mi ha ricordato molto quando giocavo a fare accoppiare Ken con la Barbie). Ad Approdo del Re invece, <strong>Qyburn</strong> mostra a<strong> Cersei</strong> la balestra gigante che vuole usare come arma contro i draghi, nuovamente si accenna al passato: nelle segrete della fortezza rossa i due ripercorrono la storia della sconfitta della dinastia Targaryen camminando tra <strong>i teschi dei draghi</strong>. I lettori ritornano con la mente al <strong>primo libro</strong>, in cui Arya era finita nelle stesse segrete e si era spaventata per il teschio di <strong>Balerion</strong>.<b> </b>L&#8217;arma prescelta sembra quasi uno sfregio al fratello nano, che ha ucciso il padre con una balestra. Si potrebbe fare un parallelismo tra Qyburn, cacciato dall&#8217;Ordine dei Maestri, che usa la sua conoscenza per scopi poco nobili, e Samwell che invece cerca di guarire Jorah dal morbo grigio.</p>
<p>Forse l&#8217;esiliato di casa Mormont potrebbe diventare la nuova <strong>Montagna</strong> a servizio di un&#8217;altra regina (sarebbe senz&#8217;altro interessante vedere lo scontro tra questi due <em>mostri di Frankenstein</em>). A <strong>Grande Inverno</strong>, Jon decide di andare a chiedere aiuto a Daenerys, ricordando a tutti che lui non ha mai voluto essere re del Nord ma che proteggerà le sue terre con ogni mezzo. Nella cripta di famiglia prega davanti alla statua di Ned e ha un diverbio con Ditocorto che gli rivela che ama la sorella Sansa come amava la madre Catelyn. <strong>Arya</strong> ricorda i vecchi tempi in cui fingeva di essere un ragazzo mentre cena alla locanda del suo vecchio amico frittella. <strong>Il suo è stato il cambiamento più drastico e sofferto di tutti</strong>, ha sempre agito da sola ed è sopravvissuta senza l&#8217;aiuto di nessuno, ma quando scopre che Jon si è ripreso grande inverno ha un attimo di esitazione, la sua furia omicida lascia spazio ai sentimenti e decide di tornare a casa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-jon-serie.jpg" rel="lightbox" title="[recensione / Il Trono di Spade] 7x02 - Stormborn"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48095 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-jon-serie-300x163.jpg" alt="trono di spade jon serie" width="300" height="163" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-jon-serie-300x163.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-jon-serie-500x272.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/trono-di-spade-jon-serie.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Sulla strada incontra un<strong> branco di metalupi</strong>, tra i quali potrebbe esserci<strong> Nymeria</strong>, il cucciolo affidato a lei che aveva fatto scappare per non essere abbattuta da Jeoffry. <strong>Credo di aver pianto tutte le mie lacrime</strong>, in uno show che taglia il budget dei metalupi per lasciare spazio ai draghi e ai giganti, vederne uno ti commuove, soprattutto se era il tuo preferito. Nei libri c&#8217;e una connessione particolare tra gli Stark e i loro animali, tanto che Bran è anche in grado di impossessarsi del corpo di Estate. Sempre sulle pagine scritte, Nymeria diventava il capo del suo branco e Arya sentiva tutte le sue sensazioni attraverso il loro legame. Togliere questa parte importante sottrae un po&#8217; di magia alla storia, come è stato per <strong>Ghost</strong>, che appare solo sporadicamente mentre dovrebbe essere l&#8217;ombra di Jon. &#8220;<strong>Non sei tu</strong>&#8221; dice all&#8217;animale che non la riconosce, riferendosi probabilmente a se stessa. Arya dopo tutto quello che ha passato fatica ancora a capire chi è veramente, forse lasciarsi guidare dall&#8217;odio non è la sua strada, forse tra le mura di grande inverno troverà se stessa.</p>
<p>L&#8217;episodio si chiude con <strong>la prima vera battaglia di questa stagione</strong> tra le acque vicino ad Approdo del Re, uno scontro troppo nebuloso e frettoloso: sembra che Euron attacchi i nipoti con una sola nave e il tutto è confuso da una fitta nebbia. Nel combattimento vengono uccise anche <strong>le Serpi delle Sabbie</strong>, che per i lettori è solo un sollievo vista la pessima resa televisiva delle figlie bastarde di Oberyn. <b>Sembra che Dorne sia stata</b> <b>vittima dello stesso taglio di budget subìto dai metalupi &#8230; </b> Theon fugge spaventato confermando di essere il vigliacco <em><strong>Reek</strong></em> creato da Ramsay. Cersei non potrà più negare l&#8217;alleanza all&#8217;<em>Uomo di Ferro</em> che le offre l&#8217;assassina della figlia in dono.</p>
<p>Il ritmo sta ingranando e ora c&#8217;è anche il <em>casus belli</em>, Daenerys forse adesso capirà di che pasta è fatta la sua rivale e non si risparmierà ulteriormente. E&#8217; ponderato supporre che ora il pubblico voglia uno scontro epico all&#8217;ultimo sangue tra regine come quello tra <em>i bastardi</em> della scorsa stagione.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer dell&#8217;episodio 7&#215;03</strong>, <em>The Queen&#8217;s Justice</em>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/z2pRLR6Ns5I" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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